Salvatore De Vincenzo
I rinvenimenti che attestano l’esistenza dell’insediamento di Sorrina sono costituiti da undici epigrafi datate tra l’età augustea e il II sec. d.C. e due frammenti di calendari romani. I testi forniscono poche indicazioni sull’ordinamento del centro, che probabilmente divenne municipium dopo la guerra sociale. L’area della città etrusca e romana, localizzata sul pianoro di Riello, non è stata fino ad oggi oggetto di indagini sistematiche.
Le iscrizioni documentano durante l’età imperiale l’esistenza di un macellum e di complessi termali. Una struttura termale è stata edificata da un C. Cafatius durante la prima età augustea. In questa stessa fase un altro personaggio, L. Valerius Tullius Tuscianus, donò alla comunità un macellum. L’iscrizione (CIL XI, 3014) che ricorda questo atto evergetico era posta alla base della sua statua, rinvenuta non lontano da Santa Maria in Gradi.
Molteplici e diversificate sono le ragioni che stanno alla base dell’intervento a Sorrina (Autorizzazione della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale). Queste coinvolgono sia l’ambito della ricerca scientifica, sia quello relativo alla valorizzazione e alla tutela dell’area interessata. Obiettivo di queste nuove indagini è in primo luogo quello di tentare di definire l’organizzazione topografica e alcuni aspetti urbanistici della città attraverso soprattutto analisi di superficie e prospezioni geofisiche. Le ricognizioni e la contestuale analisi dei materiali rinvenuti dovranno invece fornire elementi utili alla comprensione dello sviluppo diacronico di Sorrina. Tale indagine prevede in primo luogo la documentazione fotogrammetrica e georeferenziata di tutte le strutture in luce. Nel contempo si realizzeranno estese prospezioni geofisiche dell’area. L’intero apparato dei dati raccolti e prodotti, sia testuali sia grafici e fotografici, sarà gestito ed elaborato nell’ambito di una piattaforma GIS.