#WEUNITUS

Quando la peste fece rinascere le foreste: il segreto degli alberi più antichi del Mediterraneo

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e coordinato dal Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche (DEB) dell’Università degli Studi della Tuscia, ha rivelato che alcune popolazioni di querce mediterranee vantano esemplari di età prossima al millennio e che le foreste più antiche del Mediterraneo conservano ancora oggi le tracce di un grande processo di rinaturalizzazione avvenuto dopo la pandemia di Peste Nera del XIV secolo.

Per ricostruire questa storia, i ricercatori hanno studiato due popolazioni di querce situate agli estremi del gradiente ecologico mediterraneo: il leccio (Quercus ilex) dell’isola di Montecristo e la rovere (Quercus petraea) del massiccio dell’Aspromonte. Nonostante le profonde differenze ambientali tra l’ambiente isolano e quello montano, entrambe le popolazioni mostrano una sorprendente sincronia nei processi di rinnovazione forestale. Le analisi hanno infatti evidenziato una fase di reclutamento degli alberi a partire dai primi decenni del Quattrocento, in concomitanza con le ricorrenti ondate di peste che colpirono l’Europa e il bacino del Mediterraneo.

La scoperta è stata resa possibile grazie alla datazione al radiocarbonio, una tecnica che consente di determinare l’età degli alberi anche quando il legno è degradato o gli anelli di accrescimento non sono più leggibili. Lo studio si è avvalso della collaborazione scientifica tra l’Università degli Studi della Tuscia, il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità del CUFAA, il Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, l’Università del Nevada, l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e il Xishuangbanna Tropical Botanical Garden (XTBG) in China.

I risultati hanno esteso in modo significativo le conoscenze sulla longevità delle latifoglie mediterranee. Le datzioni effettuate sui lecci di Montecristo raggiungono infatti età prossime ai mille anni, circa due secoli in più rispetto alle precedenti stime basate su metodi scientifici. La ricerca conferma anche che la dimensione di un albero non è necessariamente un indicatore affidabile della sua età: alcuni degli individui più antichi presentano infatti tassi di crescita molto lenti e dimensioni inferiori rispetto ad alberi più giovani.

Lo studio offre una nuova prospettiva sul concetto di rewilding, dimostrando come gli ecosistemi forestali possano recuperare spontaneamente quando la pressione antropica diminuisce. Le querce monumentali analizzate rappresentano autentici archivi viventi, capaci di conservare informazioni preziose sulla storia ambientale e sociale del Mediterraneo. I risultati evidenziano inoltre il ruolo fondamentale delle Riserve dello Stato, come Montecristo e Aspromonte, non solo per la conservazione della biodiversità ma anche come laboratori naturali in cui comprendere le relazioni tra uomo e ambiente nel corso dei secoli e sviluppare strategie efficaci di tutela e adattamento ai cambiamenti globali.

Consulta l’articolo completo