Franco Berardi

Le potenzialità del multimedia specifico

Nel suo intervento, Franco Berardi ha presentato il progetto "Europa 2000", un progetto che può essere considerato un esempio di lavoro sul concetto di musei virtuali. Infatti per l’anno 2000 saranno collegate in
modo costante, attraverso una loro controparte "virtuale", nove grandi città europee: Avignone, Bergen, Bologna, Bruxelles, Cracovia, Helsinki, Praga, Reykjavik, Santiago de Compostela.
I nove luoghi distanti dovranno 'offrire' la loro proposta culturale agendo da 'capitali virtuali' e agendo anche come luoghi unitari dell’Unione Europea per approfondire un processo di superamento del "locale".

La forma più idonea e vicina sembra dunque quella del museo virtuale. Ma che cos’è un museo virtuale?
In senso generale, un museo virtuale è una creazione che permette di disporre, tramite tecnologie di rete, dei patrimoni che esistono in luoghi lontani. (per esempio il sito web degli Uffizi o il WebLouvre di Nicolas
Pioche, che non rappresenta solo il Louvre.)

Vi sono musei virtuali di puro trasferimento, che offrono la controparte in rete di un museo reale, e vi sono i cosiddetti musei virtuali impossibili. A quest'ultima categoria apparterrebbe, per esempio, un ipotetico museo antologico della scultura italiana o un museo su Giotto. Musei che sarebbero impossibili riuscire ad allestire nel mondo reale per obbiettive difficoltà fisiche.
Ma il progetto "Europa 2000" va anche oltre il tipo "museo virtuale". L’organismo culturale che si è formato per la realizzazione e la coordinazione del progetto - l'ARTCENET (Art and Culture European
Network) - mira a realizzare anche un luogo di creazione, un luogo virtuale dove avviene l’unificazione del patrimonio culturale europeo.
Per Bologna il comitato organizzatore è formato da tre tecnici: due professori della Facoltà di Ingegneria di Bologna e l’ingegnere Pizzani del Laboratorio Marconi. Franco Berardi cura i contenuti del progetto bolognese, che dovrebbero concretizzarsi nella creazione di un ipertesto di dimensione europea.

Per un collegamento rapido ed efficiente verrà utilizzata una rete in tecnologia ATM (Asyncronous Transfer Modulation) che permette il transito veloce di una grande quantità di informazioni. Questa rete
dedicata non sarà disponibile in tutte le città che partecipano al progetto, ma solo in quattro o cinque di esse che faranno da "centro stella". Tutte le altre saranno comunque collegate alle prime tramite reti
dedicate, sfruttando cosi comunque la potenza dell’ATM.

Questi collegamenti permetteranno di ricevere ed inviare immagini e materiali sonori anche contemporaneamente. Ogni museo della rete funzionerà come centro stella per le reti secondarie.
A Bologna il Museo Civico di Archeologia è stato scelto per la sua efficienza come centro stella. Il museo diventa così asintoticamente globale, ad alta definizione e ad alta velocità.
Il progetto prevede che ogni luogo virtuale di eventi si allarghi, in futuro, ad altri luoghi culturali. Saranno trasmesse mostre, televisite guidate, eventi di telediscussioni e teleconferenze, creazioni in compresenza
(Atelier Virtuali), teatro a distanza, etc...
L'idea è insomma quella di creare un luogo civile che faccia sentire partecipi sia nel luogo reale sia in quello virtuale, che non è altro che l’insieme degli altri luoghi messi insieme. Ogni partecipante del sistema
stella dovrà portare come contributo al progetto il proprio specifico locale, mettendolo in relazione con quello degli altri partecipanti europei non solo attraverso il puro e semplice trasferimento informativo del
materiale, ma soprattutto attraverso la condivisione dell’accesso ai luoghi virtuali globali.

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Giuseppe Gigliozzi

Nuova Forma di Organizzazione Testuale

Gli ipertesti sono una cosa nuova o esistono da sempre? Il poema omerico è ipertestuale, o un ipertesto deve essere per forza informatico?
Qualsiasi scrittore, nella preparazione del suo materiale, si organizza in maniera ipertestuale accomunando testi, sensazioni, pensieri in un unico prodotto; solo che del carattere ipertestuale di quest’organizzazione
non rimane una traccia diretta nel testo definitivo. Anche nella definizione di una forma di organizzazione dell'informazione apparentemente così nuova come è l'ipertesto, dobbiamo dunque rifarci al passato, alle nostre tradizioni culturali; del resto, lo stesso concetto di informatica altro non indica che il trattamento automatico dell’informazione.

Perché ci sia informazione c’è bisogno di un codice comune di riferimento, che nel caso del testo classico è rappresentato in primo luogo (ma non solo) dalla lingua utilizzata, che si presume comune a chi scrive e a chi legge; nell’informatica la novità sta nel trattamento automatico di questa informazione. Per automatico intendiamo un’operazione che possa essere compiuta senza intervento dell’uomo, tranne quello iniziale per avviare il processo. Perché ciò possa accadere, visto che tra l’uomo e la macchina il codice di riferimento è quello binario, è necessario che ogni operazione sia perfettamente definita
utilizzando il codice binario della macchina, che ogni operazione sia computabile - cioè effettivamente eseguibile - e che ogni operazione sia descritta completamente. Queste condizioni riassumono, per sommi
capi, il concetto di algoritmo.

Ciò che cambia nel caso dell'ipertesto rispetto ad un testo tradizionale è il supporto, oggi digitale. Nel momento in cui inserisco un testo tradizionale su supporto informatico, opero una traduzione, e qualcosa
va perso o in ogni caso modificato. Per ridurre al minimo i rischi che questa operazione comporta si utilizza un linguaggio di marcatura (soprattutto SGLM e, nel caso della scrittura di pagine Web, HTML
che ne è un’applicazione): si tratta sostanzialmente di un metalinguaggio, che istruisce il browser su come visualizzare il testo.

Ma lo specifico di un ipertesto, e l'aspetto in cui l'uso di strumenti informatici entra più direttamente, è l’interattività.

L’ipertesto ha come caratteristica particolare, rispetto al testo normale, quella di essere senza confini e senza centro.

Mettere un testo a disposizione di tutti attraverso Internet non significa solo farlo leggere, ma può anche significare dare l’accesso a tutti per modificarlo (Landow): in questo caso, tutti diventano editori e il testo
cambia continuamente.
Multiautorialità del testo, è questo l’aspetto più affascinante dell’ipertesto.


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Marco Calvo

I diversi tipi di immagine, la struttura di un sito, l'uso delle tabelle e

la mappatura delle immagini con Microsoft Frontpage

Le immagini GIF e JPEG
Il formato GIF è adatto per rappresentare un tipo di immagine dettagliata ma che non abbia troppe
sfumature di colore (non gestisce più di 256 colori). Al contrario, il formato JPEG salva il file,comprimendolo, in 16 milioni di colori, ma con la possibilità di una certa perdita informativa. La perdita di informazione aumenta ogni volta che si salva il file, per cui è preferibile usare questo tipo di formato solo nella fase finale di pubblicazione, e non in quelle intermedie di ritocco delle immagini.
Struttura fisica di un sito: una struttura ad albero molto dettagliata permette una gestione ottimale di immagini e testo.
Gestione dei siti con Microsoft FrontPage
È preferibile, almeno nella fase iniziale di creazione del sito, costruire la struttura logica del sito stesso a tavolino, individuandone l'albero senza l'ausilio di FrontPage Explorer; solo in un secondo momento questa
struttura logica sarà creata in pratica e fatta gestire in maniera automatica dal programma. Questo per evitare che le particolarità del programma influiscano sulla progettazione logica del sitoi.
Uso delle tabelle con Microsoft Frontpage.
Le tabelle sono molto utili per posizionare testo e immagini e possono sostituire anche i frame. Per evitare che il browser impieghi troppo tempo per caricare una tabella molto corposa, è preferibile spezzarla in
diverse sezioni; da notare che gli spazi tra una tabella e l'altra vanno curati artificialmente, in quanto Frontpage non li gestisce in maniera ottimale.
Mappatura delle immagini.
L'estensione *.map indica le coordinate geometriche dei vari puntini dell'immagine.

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Fabio Ciotti

Testo Rappresentazione e Computer

Contributi per una teoria della decodifica informatica dei testi

Le tecnologie dell’informazione vanno vieppiù diffondendosi nell’ambito degli studi umanistici. Sempre più spesso si fa ricorso a metodologie ed applicazioni computazionali, sia della ricerca che della didattica.

Tra queste applicazioni, il trattamento informatico dei testi assume un ruolo senza dubbio centrale. I testi infatti costituiscono al contempo oggetto e strumento di studio fondamentali nel dominio umanistico, ed in particolare in quello letterario.

Naturalmente il trattamento informatico dei testi implica una adeguata rappresentazione dell’informazione testuale su supporto digitale. Questa rappresentazione, che assume un ruolo fondante, viene comunemente definita codifica informatica dei testi.
La codifica dei testi su supporto digitale, come ogni processo di rappresentazione che coinvolge il computer, è una rappresentazione mediata da appositi linguaggi formali. L’elaborazione infatti, come è
noto, è sostanzialmente un sistema simbolico automatico. I linguaggi dell’informatica dunque sono vincolati da rigide regole sintattiche che richiedono la risoluzione di ogni ambiguità.

Nel settore dell’elaborazione dei testi sono stati sviluppati nel corso degli anni diversi sistemi orientati alla codifica digitale di informazione testuale, che differiscono per complessità, per sintassi e capacità
rappresentazionale.

Il grado zero della codifica testuale è costituito dalla rappresentazione dei caratteri. Un testo da questo punto di vista è visto come un flusso di caratteri che corrispondono più o meno alla sequenza di grafemi e
simboli ortografici di un sistema di scrittura.

Per conseguire una adeguata rappresentazione delle caratteristiche di un testo sono stati sviluppati dei linguaggi orientati alla codifica testuale che consentono di rappresentare al computer la struttura editoriale o grafica di un testo.

Questi linguaggi vengono definiti markup language, linguaggi di marcatura o codifica del testo.
Fra di questi vi è SGML ( Standard Generalized Marcup Language ) sviluppato appositamente per rappresentare dati testuali su supporto digitale in modo indipendente da sistemi hardware e software e per
facilitare il trasferimento dei documenti testuali (e non solo ) attraverso reti telematiche. Il dato rilevante è che SGML in quanto tale non è un linguaggio di codifica, bensì un metalinguaggio. Infatti consiste di una
serie di norme sintattiche astratte, attraverso le quali è possibile definire infiniti linguaggi di codifica effettivi. Ognuno di questi ne eredita i caratteri di standardizzazione e generalità, ma al contempo prende
forma sotto la spinta di esigenze di rappresentazione e trattamento particolari e specifiche. La Text Encoding Initiative (TEI) rappresenta un primo tentativo di standardizzazione delle possibili applicazioni
di SGML all'analisi dei testi.

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Carlo Pernafelli

Il sito web dell'Università della Tuscia

Carlo Pernafelli ha svolto la sua relazione illustrandoci l'architettura del sito web dell'Universita degli studi di Viterbo. Ci ha mostrato le caratteristiche essenziali del sito ed alcune utilità.
Insieme abbiamo discusso le modalità di pubblicazione di un sito su un server universitario. L'incontro, proficuo soprattutto dal punto di vista pratico, si è sviluppato nella risoluzione dei problemi incontrati nella creazione delle nostre pagine web.


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Domenico Fiormonte.

Scrittura, filologia e Varianti Digitali

Il dibattito teorico ha visto succedersi diverse teorie intorno all’alfabeto: tra queste l’ipotesi di Ignace Gelb (A Theory of Writing, 1952) che considera l’alfabeto una tecnologia, è stata quella che ha suggerito gli
sviluppi più originali. Ripresa da McLuhan, Ong e Goody e applicata successivamente in diversi contesti scientifici (dalla piscologia e dalla storia fino alla letteratura e alla linguistica), tale ipotesi è servita a
riproporre il tema della centralità del mezzo-scrittura nei processi di costruzione della coscienza.

Negli anni Ottanta lo studio della scrittura e dei suoi strumenti viene (o ritorna) a essere anche al centro delle questioni letterarie con l’introduzione del computer. Il confronto fra letteratura e informatica ha
indotto a un profondo ripensamento delle discipline che studiano il fenomeno letterario: la filologia e la critica. Lo studio presentato in questa relazione, iniziato dall’autore nel 1991, si propone appunto di
raccogliere dati sul rapporto fra scrittura letteraria e computer attraverso la comparazione di corpora pre e post adozione del computer. La ricerca ha tenuto naturalmente presenti gli studi di variantistica italiani e
francesi, recuperando da questi l’idea che a fondamento dell’analisi della evoluzione della scrittura c’è lo studio del maggior numero di varianti-testo a disposizione. Sono stati perciò raccolti materiali originali da diversi scrittori, inizialmente italiani (1991-94: Cerami, Sanvitale, Vacca) e poi anche stranieri (1992-97:Solnao, Rico, Puertolas, Savater). All’iniziale impostazione filologica della ricerca si sono aggiunte le
sperimentazioni, già condotte in alcuni paesi, della psicolinguistica e delle scienze cognitive.

Ogni scrittore interpellato ha risposto in maniera diversa, affidando al ricercatore materiali differenti: appunti, bozze, stampate da PC (a volte con correzioni manoscritte), dischetti. Qualche volta sono state
consegnate fino a otto varianti di un medesimo elaborato, oppure gli stessi scrittori hanno aiutato il ricercatore a scegliere, fra le opere già pubblicate, quelle adatte a una analisi comparativa. I risultati sono
diversi e di difficile generalizzazione; si può dire tuttavia che l’influenza del PC è rintracciabile in ogni autore: in certi casi a livello di pianificazione, in altri a quello del prodotto finito.

Una piccola parte del materiale è già disponibile sul sito web in costruzione presso il Dipartimento di Italiano dell’Università di Edimburgo. La creazione del sito ha quattro principali intenti: innanzitutto creare un data base degli autori (e sugli autori) selezionati accessibile a ogni studioso via Internet; verificare le potenzialità metodologiche di WWWeb per l’edizione critica dei testi con recensio complessa; raccogliere e analizzare informazioni sulla dinamica dei processi di scrittura (composition); sfruttare, infine, tutte le
informazioni per la didattica della Seconda Lingua. Viene ricordato a questo proposito che nel trimestre marzo-maggio 1997 insieme a Luana Babini, e sempre presso il Dipartimento di Italiano dell’Università di
Edimburgo, è stato organizzato un breve corso di analisi testuale utilizzando le risorse disponibili sul sito dipartimentale. I risultati sono in corso di elaborazione, ma un dato è già evidente: lo studio delle varianti in ambiente LS combinato con le risorse offerte in rete, ha mostrato di avere notevoli potenzialità per la didattica.

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Stefano Colonna

L'esperienza del Bollettino Telematico dell'Arte

Stefano Colonna ha svolto la sua relazione illustrandoci il progetto Arte on Line, progetto di costituzione di un network dedicato al mondo dell'arte.Ha inoltre relazionato sull'esperienza del bollettino telematico di arte (BTA) raggiungibile alla url www.bta.it.

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Luciano Giustini

L'esperienza di BETA - rivista ipertestuale tecnica

Luciano Giustini, fondatore del sito www.beta.it , una rivista ipertestuale tecnica ci ha relazionato sull'importanza e lo sviluppo dei banner nella rete e di quelle pratiche necessarie per consentire il successso di un sito web. Ci ha inoltre descritto la funzione della rivista beta e delle relative attivita' che ne scaturiscono.

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