Un maremoto può essere provocato da un terremoto con epicentro in corrispondenza del fondo marino o della costa, da eruzioni vulcaniche, dalla propagazione nel mare di onde elastiche formatesi in corrispondenza dei continenti. La velocità di propagazione delle onde di compressione dipende dalla lunghezza d'onda e dalla profondità del mare: è di circa 100 m/s per una profondità di 1.000 m. I maremoti non vengono avvertiti in mare aperto, ma in vicinanza della costa, dove il fondo si alza, danno origine a onde alte anche 20 o 30 m che invadendo la terraferma possono provocare gravi danni. Sulla costa possono abbattersi più onde separate da intervalli di qualche minuto, e talvolta possono essere precedute da un ritiro prolungato delle acque. Le onde provocate dai maremoti sono conosciute con il nome francese di raz de marée o col nome giapponese di tsunami. I più disastrosi maremoti furono quelli di Lisbona del 1755, con onde alte fino a 12 m, di Miyako (Giappone) nel 1896, con onde di 28 m, di Messina del 1908, con onde di 8 m, di Atami nella baia di Sagami (Giappone) nel 1923, con onde di 11 m.
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LO SCHEMA DI PROPAGAZIONE DI UNO TSUNAMI |
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LA FOTO SCATTATA DAL SATELLITE DELL'OCCHIO DI UN CICLONE |
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