LE RELIGIONI IN GIAPPONE:
Il Giappone possiede due grandi religioni nazionali: il buddhismo e lo shintoismo, di cui la maggior parte dei Giapponesi si considera contemporaneamente seguace. Il buddhismo, originario dell'India, giunse nell'arcipelago nel VIsec. dell'era volgare passando per la Cina e, soprattutto, per i centri cinesizzati della Corea. Con una dozzina di sette, con i suoi 72.000 templi, è praticato dal 73,9% della popolazione.
La sua importanza per lo sviluppo della cultura giapponese fu immensa e si può paragonare a quella avuta dal cristianesimo in Occidente. Anche il confucianesimo era conosciuto dai Giapponesi fin dall'inizio delle loro relazioni con la Cina, e si diffuse notevolmente soprattutto nelle classi colte sotto il patronato degli shogun Tokugawa (1600-1868), ma perdette ogni importanza con il riaffermarsi del potere imperiale.
La religione indigena, lo shintoismo, seguito dal 93,1% della popolazione, si rifà alle credenze del Giappone primitivo: si tratta di una religione priva di elementi dogmatici, tanto che per lungo tempo fu inglobata nel buddhismo. I buddhisti consideravano in effetti le divinità shintoiste, Amaterasu, Izanagi e Izanami, Susanoo, Ninigi no Mikoto, ecc. come bodhisattva e li veneravano come tali. Anche oggi, del resto, il buddhismo e lo shintoismo possono essere praticati contemporaneamente da una stessa persona, il che limita di molto il valore dei dati statistici sul numero dei fedeli delle religioni giapponesi. Lo shintoismo a partire dal 1868 fu ufficialmente protetto dal governo ("shintoismo di Stato"): l'imperatore era considerato discendente diretto della dea del Sole Amaterasu, credenza abbandonata, dietro pressioni americane, in una dichiarazione imperiale del 1946. Il culto popolare shintoista si rivolge a un gran numero di divinità locali ed è ricco di feste e pellegrinaggi.
Il cristianesimo arrivò in Giappone nel XVI sec., e fu perseguitato dalle autorità governative nei secc. XVII e XVIII, ma accolto favorevolmente dall'era Meiji (1868): attualmente i cristiani, dei quali due terzi sono protestanti, rappresentano l'1,4% della popolazione giapponese. A partire dalla prima metà del XIX sec., e poi con particolare rigoglio dopo la fine della seconda guerra mondiale, si sono sviluppate molte nuove religioni (più di cento), che sono in genere sviluppi del buddhismo e dello shintoismo, ma con spiccati caratteri eclettici e che raggruppano parecchi milioni di adepti.