MASSACRO DI NANJING


(traduzione di un testo dell'epoca)

Nell'ambito della seconda guerra Cino-Giapponse, migliaia di uomini furono prelevati dalla Zona Internazionale di Sicurezza dello Nanjing, apparentemente per impegnarli in normali compiti lavorativi, e mandati al fronte o passati per le armi. Qualche volta, alcuni erano usati per esercitazioni alla baionetta. Quando i vincitori si annoiavano con questo mite sport legavano le loro vittime, spargevano del carosene sulle loro teste, e li bruciavano vivi. Altri erano condotti in fosse, e gli veniva ordinato di fingersi soldati cinesi. Gli ufficiali Giapponesi poi lanciavano l'assalto per catturare queste "posizioni nemiche" e passavano per le baionette i disarmati difensori delle fosse.

I prigionieri venivano bruciati vivi, dopo essere stati cosparsi di carosene
Alcuni prigionieri venivano usati come bersagli per le esercitazioni con la baioetta

Due ufficiali Giapponesi, Toshiaki Mukai e Iwa Noda, si contesero il primato del numero di decapitazioni di prigionieri Cinesi.Respinsero sempre le accuse come "invenzioni" ma furono messi a confronto con la verità pubblicata sul Nicinichi Shimbun di Tokyo. Furono condannati a morte nel 1947 a Nanjing. Ecco una loro foto:


Alcuni soldati Giapponesi, andavano fieri delle azioni che compivano, tanto da rimandare in patria come cartoline le foto che li ritraevano mentre compivano dei delitti. La stampa, peṛ, fu sempre colpita dalla censura, nel momento in cui tentava di pubblicare tali foto, dimostrando che i capi dell'esercito erano consci del sadismo delle azioni che i soldati compivano. Ecco due esempi:

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