UNA VITA PER LA RICERCA

Rita Levi Montalcini nasce a Torino il 22 aprile 1909 da Adamo Levi, un ingegnere elettronico, ed Adele Montalcini, pittrice; all’età di venti anni Rita Levi Montalcini intraprese una carriera professionale: in otto mesi riuscì a terminare gli studi superiori e ad iscriversi alla facoltà di Medicina presso l’Università di Torino. Nel 1936 Rita Levi Montalcini si laurea con il massimo dei voti; subito dopo inizia a frequentare un corso di specializzazione in neurologia e psichiatria. Sempre nel ’36, Mussolini pubblica il "Manifesto per la difesa della razza", sottoscritto da dieci  lo sbarramento delle carriere accademiche e professionali ai cittadini italiani di "razza non ariana". Dopo un breve periodo passato a Bruxelles come ospite presso un istituto neurologico, la Montalcini torna a Torino durante l’invasione del Belgio da parte dell’esercito tedesco (primavera del 1940) e raggiunge la famiglia: le uniche alternative possibili erano emigrare negli Stati Uniti o dedicarsi ad attività che richiedessero la minima quantità di contatti con il "mondo ariano" nel quale vivevano. La famiglia Levi opta per la seconda alternativa, e Rita Levi Montalcini installa una piccola unità di ricerca nella sua stanza, ispirata da un articolo di Viktor Hamburger del 1934. Il suo progetto ha inizio quando Giuseppe Levi – anch’esso costretto a lasciare Bruxelles – torna a Torino.
Il pesante bombardamento della città da parte degli Alleati nel 1941, costringe la famiglia Levi ad abbandonare la città e trasferirsi in campagna.ùLa situazione precipita nel ’43, quando l’invasione dell’Italia da parte dell’esercito tedesco rende necessario nascondersi a Firenze, dove La montalcini stringe diversi contatti con i partigiani del Partito di Azione. Nel ’44 gli Alleati costringono i tedeschi a lasciare Firenze; la Montalcini diviene medico presso il Quartier Generale anglo-americano e viene assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia. Terminata la guerra, torna a Torino con la famiglia. Nel '47 viene invitata a St Louis dal professor Viktor Hamburger per ripetere gli esperimenti sugli embrioni di gallina iniziati molti anni prima. Nel '56 diviene professore associato nell'Università della città americana e, due anni dopo, professore ordinario (fino al 1977). Nel 1962 crea una équipe di ricerca a Roma e, dal '69 al '78, ricopre la carica di direttore presso l'Istituto di Biologia Cellulare del C.N.R. di Roma. Prima del ritiro, nel 1979, diventa Guest professor presso lo stesso istituto. Nel 1986 le viene assegnato il Premio Nobel per la Medicina insieme al biochimico americano Stanley Cohen (suo studente) per le ricerche volte alla comprensione dei fattori della crescita nello sviluppo umano. In particolare, Rita Levi Montalcini viene citata per la scoperta del fattore che promuove la crescita delle cellule nel sistema nervoso periferico.

IL NOBEL


Il Nobel viene assegnato a Rita Levi Montalcini e Stanley Cohen "per le loro scoperte sui fattori di crescita". Queste scoperte sono risultate di fondamentale importanza per la comprensione dei meccanismi che regolano la crescita di organi e cellule.

Le varie tappe della crescita cellulare erano note da tempo. La scoperta del nerve growth factor (NGF), ad opera di Rita Levi Montalcini e dell'epidermal growth factor (EGF), ad opera di Stanley Cohen, hanno mostrato il modo in cui la crescita e la differenziazione delle cellule sono regolate


La scoperta del NGF è un affascinante esempio di come un acuto osservatore possa estrapolare da un apparente caos una limpida teoria.
La Montalcini mostrò che tumori di topo trapiantati su embrioni di pollo inducevano una potente crescita dei nervi sensoriali e simpatici. Poiché questa crescita avveniva anche senza il contatto diretto dei due tessuti, la studiosa ipotizzò che il tumore producesse una sostanza che induceva una crescita selettiva di alcune cellule nervose.

Un ganglio sensoriale dissezionato da un embrione di pollo viene coltivato alla presenza di NGF. Nella foto a sinistra il ganglio di controllo. Nella foto a destra, il preparato dopo ventiquattro di coltura: si può notare un'enorme crescita delle fibre nervose.

In "Scientific American", 1979, p. 48.

Con una serie di esperimenti successivi mostrò la potenza di questa molecola: un solo milionesimo di grammo per ml di questa sostanza induceva in pochi minuti una incredibile crescita dei neuroni. Si arrivò infine nel 1958 alla caratterizzazione del NGF da parte di S. Cohen: era una piccola proteina di 118 aminoacidi. La chiarificazione dei meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare è di grandissima importanza per la ricerca scientifica di base. Diretta conseguenza della scoperta dei fattori di crescita è anche una migliore comprensione di molte malattie, dalla demenza senile al tumore, con l'auspicabile traguardo, in un prossimo futuro, di cure sempre più mirate ed efficaci. Un'importante applicazione clinica del NGF potrebbe essere poi la possibilità di riparare i danni subiti dal sistema nervoso.

Tra le sue opere ricordiamo: l’autobiografia Elogio dell'imperfezione ; NGF: apertura di una nuova frontiera nella neurobiologia , sulla scoperta del fattore di crescita cellulare; Il tuo futuro; L’asso nella mani Tra le sue opere: l’autobiografia Elogio dell'imperfezione ; NGF: apertura di una nuova frontiera nella neurobiologia , sulla scoperta del fattore di crescita cellulare; Il tuo futuro (1993); L’asso nella manica a brandelli , sui rapporti tra invecchiamento del corpo e invecchiamento della mente e cantico di una vita

Pungente la sua polemica nei riguardi del insufficiente stanziamento di fondi per   la   ricerca in Italia da qui la conseguenti "fuga di cervelli" verso altri paesi come l'America o altri paesi europei dove è lo stato in primo luogo a incoraggiare lo sviluppo della ricerca scientifica. a proposito si veda intervista fatta alla scienziata dal quotidiano repubblica.