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Rete dell’arte contemporanea della Tuscia

Rete dell’arte contemporanea della Tuscia

 

La Rete dell’arte contemporanea della Tuscia è costituita da una collezione di opere in continua implementazione, collocate fisicamente nelle varie sedi dell'Ateneo, di proprietà dell’Università o ad esso affidate (in prestito o in deposito temporaneo). Il costituirsi della collezione risale al 1995 con opere realizzate e donate in occasione del I Festival di arte e poesia, Incantesimi tenutosi a Bomarzo.  L’obiettivo è di renderle visibili, valorizzarle, attivarne la tutela attraverso la conoscenza, renderle vive al contatto con gli studenti, gli studiosi, i cittadini, come azione culturale di ricerca e di formazione di base e  allargata.

Attualmente il nucleo più consistente è quello presente presso gli spazi del complesso di Santa Maria in Gradi dove le opere d’arte contemporanea si inseriscono fuori e dentro gli antichi, austeri ambienti dell’ex convento domenicano stimolandone inedite riletture radicate nel presente: La pietra vi guarda, 1995, di Gianfranco Baruchello; Doppia 2, 1995, di Naoya Takahara; Genesi, 2003, di Felice Ludovisi; Area di volo, 2003, di Donatella Scalesse. Inoltre nel foyer del “nuovo” Auditorium sono collocate due sculture del grande artista siciliano Pietro Consagra, Ferro bifrontale arancione e Ferro bifrontale bianco, 1977 (in deposito temporaneo dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma). Si tratta di due delle quattro sculture in ferro create per la mostra all’aperto nella zona pedonale di Charleston, nel South Carolina, in occasione del Festival Spoleto-USA (1978). Si presentano come bidimensionali “muri” traforati in relazione con lo spazio circostante e in colloquio diretto e creativo con lo spettatore.

Alcune opere della Rete sono esposte presso gli spazi della Mostra permanente del SMA, accanto al chiostro medievale: Sulle scale, 2011, di Laura Palmieri (uno dei bozzetti per il grande dipinto murale dell’edificio ex DSBEC al Campus Riello); Formiche, 2015, di Stefano Di Maulo; la scultura sonora Xonarinox, e Donna, 1968, entrambe dell’artista Attilio Pierelli (in deposito temporaneo). Le due sculture in acciaio inox finemente lucidato sono fogli di lamine specchianti variamente piegate a formare superfici ondulate dalle quali si genera un campo di riflessi deformanti in continua mutazione, a seconda dei punti di vista e delle condizioni ambientali, che coinvolgono lo spettatore restituendolo ad uno spazio dell’immagine, irreale, estetico.

Un altro nucleo di opere, realizzate e donate dagli artisti invitati alla manifestazione Terra come Arte e alla mostra Horti d'artista del 2009, è dislocato presso gli spazi verdi dell’Orto Botanico della Tuscia. In un percorso che coniuga Arte e Natura e che “ri-costruisce” l’ambiente attraverso la creatività artistica, sono collocate alcune opere nate per stare all’aperto: Orto-I di Francesco Narduzzi; Chirone di Patrick Alò; Formica 2070 di Stefano Di Maulo; L’onda (1966) di Attilio Pierelli (in deposito temporaneo).

Al Campus Riello, presso l’edificio ex DISBEC (Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali) si trova un’altra installazione site-specific di Di Maulo del 2010 (Formiche): diciotto grandi formiche nere che s'inerpicano sul prospetto principale come ironico auspicio ad una vita operosa e solidale. All’interno dello stesso edificio Laura Palmieri ha dipinto Sulle scale (2011), un allegro e surreale “bestiario” che si srotola sulle pareti della tromba delle scale, dall’ultimo piano fino al seminterrato. Infine, all'interno dell’ex Facoltà di Agraria, l'opera Erba 2 del 2004 di Giovan Battista Ambrosini parla un linguaggio astrattizzante che evoca forme vitali appartenenti al mondo della natura.

 

(testo Elisabetta Cristallini)