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Collezione di Invertebrati di acque correnti e del suolo

Grazie alla pluriennale attività scientifica e didattica di alcuni docenti dell’Ateneo, siamo in possesso di una piccola ma significativa collezione di invertebrati, in particolare di Artropodi del suolo e delle acque interne, che merita di essere conservata, incrementata e sistemata.

Tale materiale forma un significativo campione della diversità animale locale, in particolare degli ecosistemi forestali e d’acqua dolce, e rappresenta un importante supporto per studi futuri sulla qualità ambientale e sulla salvaguardia della biodiversità.

Riguardo gli artropodi del suolo le raccolte interessano aree di particolare pregio ed ecosistemi ad alta naturalità. Ad esempio, sono stati oggetto di raccolte specifiche ambienti della Riserva Naturale

Regionale dell’Arcionello, di recente istituzione. In quest’area sono state segnalate 23 specie di chilopodi, quasi 1/3 delle specie segnalate nell’Appennino centrale.

I Chilopodi sono una classe di Artropodi terrestri in genere ad areale poco esteso, talora ristretto, con discreti livelli di endemizzazione, legati ai primi strati del suolo ma anche endogei, predatori di piccoli invertebrati, frequenti soprattutto negli ecosistemi forestali dove in molti casi costituiscono comunità ricche e ben rappresentate.

Edafobi, sublapidicoli, subcorticicoli, sono diffusi dal livello del mare sino a oltre 4.000 m d’altitudine. Sono note circa 3.300 specie, di cui 480 in Europa e 160 in Italia. Nonostante le ancora frammentarie conoscenze su tassonomia, distribuzione e preferenze ambientali di alcune specie, questi miriapodi sono considerati utili indicatori ecologici e biogeografici.

Relativamente agli ambienti di acque interne il materiale proviene dal bacino del F. Fiora, dal reticolo idrografico minore ad Est nella Provincia di Viterbo, dai corsi d’acqua dei bacini del F. Marta e, a Sud della provincia, del F. Mignone. Nella R. N. R. dell’Arcionello, si segnala il rinvenimento di una popolazione di Austropotamobius italicus. Questo decapode, raro e localizzato, fortemente minacciato di estinzione, è specie d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (allegato B, legge 357/1997 in attuazione della direttiva 92/43/CEE “Habitat”).