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Articolo: LIBRI GRATIS, al Disucom... di Sara Balzerano

LIBRI GRATIS, al Disucom...
di Sara Balzerano

Il Disucom si è dotato di un punto bookcrossing. Una libreria a disposizione di tutti, dove i libri possono viaggiare di mano in mano e tracciare sulla strada dell’andare il proprio percorso. Ha senso tutto questo, vi chiederete voi? Ha senso, nell’epoca degli e-reader, del leggere “in formato puntoqualchecosa”, lasciare dei libri a disposizione di chi voglia goderne? Beppe Severgnini una volta ha detto che il vasetto e-book si ricicla, lo puoi svuotare della marmellata che non ti piace e riempirlo di quella che ti piace. 
Ecco. Se è vero che l'e-book è un bel vasetto per la marmellata, un libro è molto di più. E' svegliarsi presto la mattina, guardare fuori dalla finestra sperando che ci sia il sole; è uscire nel giardino, cambiarsi le scarpe, prendere un cesto; è trascinare una scala, poggiarla su un albero e salirci sopra; è raccogliere i frutti più maturi, ma non tutti: qualcuno lo si mangia, qualcuno lo si lascia agli uccelli. Un libro è scendere dalla scala e tornare in casa; cacciare con una carezza il gatto dalla sedia, poggiare il cesto stracolmo, svuotarlo, lavare la frutta; prendere una pentola, prendere lo zucchero; preparare la marmellata. Un libro è versare il composto nei barattoli, chiuderli e apporre tante etichette scritte a mano. Un libro è aprire mesi dopo quello stesso barattolo, ripensare a tutta la giornata di lavoro, sorridere e avere infine il piacere di fare dono di quella marmellata. 
E allora, questa libreria aperta (ma che orrore una libreria chiusa!), qui, al Disucom, è un po’ un forziere di mondi, una bottega di rigattiere, un’asta di esistenze che si scambiano e barattano, sciarada di anime, percorsi, esperienze. Tante valige pronte per chi vorrà partire. Perché i libri sono proprio questo: valige, vecchie, di cartone, tenute insieme da un nodo di spago, la vita che passa dentro e le cartoline che si vedono fuori. Apri, scorri, sfogli. E trovi. Sono un po' come una stazione. Storie che si toccano, si somigliano, che guardano ma non si guardano. E tanto basta a riconoscersi. Sono baule, soffitta e ricordi le pagine di un libro. Sono una scala, un gradino che fa rumore e un cono di luce pieno di pulviscolo. Sono foto in cui ti ritrovi, ma non sai perché. Sono foto in cui ci sei, ma il tempo, no, non è più il tuo. Sono atlanti sconfinati queste pagine di libro. Rotte, viaggi, percorsi. E non ci sono più muri o confini: nessuno è rimasto al di là. L’al di qua è ora, sempre, nostro. Di chiunque voglia andare. Un passato che diventa presente ogni volta che dita, sguardo e sensi si muovono tra colla, copertina e legatura. Ed io non sto parlando di trama o colpi di scena, personaggi, guerre, amori, avventure; ché autore e narratore sono pazienti, sanno aspettare. Una bancarella, un vagone, lo scaffale di una libreria. Una postazione di bookcrossing. Tutti questi i palcoscenici. Lo sconosciuto che sceglie quel titolo, quello lì, proprio quello. E tu che vorresti strapparglielo dalle mani, e no, dannazione! Posalo! Non puoi leggere una cosa così. Il vicino di posto con quella storia in mano e negli occhi. E lui non lo sa, ma siete amici, tanto che vorresti chiedergli cosa ne pensa, se ha già letto quel passo, se ha già incontrato quel nome. E lo invidi. Perché tu sai la velocità di cuore che lo attende al prossimo capitolo. La fila, i mucchi disordinati, le pagine ingiallite, la polvere. E la bellezza del tempo che trascorre a scavare, scartare, carezzare. Un tesoro che cercavi, un amore che hai conosciuto, vite che sono state tue e adesso sono di chi le vorrà conoscere. La tua scelta. L'arrivo a casa, l'emozione piccola e distratta della prima volta. Il legame con quel nome, con quella dedica, magari. Memorie, strade, giorni interi o solo poche ore che in un tratto diventano alchimia anche dei tuoi ricordi. Prendi, con il bookcrossing. Scegli e fai tuo. Ma lasci, anche. E, credetemi, c'è un che di magico nel donare un libro che, per noi, è stato importante. È come mettere un pezzetto di sé nelle mani di chi vorrà scoprirsi, con la speranza che ne abbia profonda cura. È avere in comune un sentiero, aspettare a una stazione di posta, fermare il treno per permettere a chi arriva dopo di salire. Donare un libro vuole dire abbracciare, presentarsi, sussurrare, attendere di essere raggiunti, far ascoltare la nostra voce anche quando pensiamo di stare in silenzio.
Perché se - come cantava Gaber - libertà significa partecipazione, la partecipazione è soprattutto voler e saper condividere ciò che ha segnato il nostro passo, per farci tutti altri, per farci tutti noi. Se dovessi figurarmi un’immagine che possa rappresentare il bookcrossing, sceglierei il disegno di Mehdi Mohammadi Rouzbahani, artista iraniano: i libri, che non hanno confini, sanno insegnare che i confini, in realtà, non esistono. 
Anche perché, per ogni libro che viaggia, c’è – da qualche parte – un’anima che si salva.