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Istituto nazionale di statistica |
Università e lavorostatistiche per orientarsi
Le opportunità migliori si sono presentate ai giovani provenienti dai corsi di Odontoiatria ed Economia aziendale (con tassi di occupazione pari rispettivamente all’85% e all’84,9%), chimica industriale (76,8%), scienze dell’informazione (76,5%) e da tutti i corsi di ingegneria. Molto soddisfacenti sono anche i risultati dei laureati in medicina veterinaria e in scienze statistiche (73,6% e 72,1%). I laureati che hanno incontrato maggiori difficoltà sono, invece, quelli dei gruppi insegnamento, giuridico, geo-biologico e letterario: tra di essi coloro che svolgono un lavoro continuativo iniziato dopo la laurea sono pari rispettivamente al 30%, al 41,4%, al 41,9% e al 42,5%. I laureati in medicina, il cui percorso formativo prosegue in generale con i corsi di specializzazione anche dopo il conseguimento della laurea, rappresentano un caso a parte: a tre anni dal conseguimento del titolo, su 100 giovani medici 30 lavoravano e 36 dichiaravano di non cercare lavoro. Sebbene a un titolo di studio più elevato corrisponda una probabilità maggiore di trovare lavoro, quest'ultimo non è sempre adeguato all’investimento formativo effettuato. Ciò è vero in particolare per i laureati. Infatti, frequentemente, le aspettative di riuscita, sia economica sia professionale, vengono deluse. Il lavoro si rivela insoddisfacente in termini di trattamento economico, possibilità di carriera, stabilità del posto di lavoro e grado di utilizzo delle conoscenze acquisite. Anche la coerenza tra percorso di studio concluso e contenuti del lavoro non sembra soddisfacente. Il 67% dei laureati risulta occupato in attività per le quali è richiesta la laurea, mentre l'altro 33% circa svolge lavori per i quali la laurea non è un requisito necessario. Il grado di coerenza tra formazione ricevuta e lavoro svolto varia in relazione ai diversi indirizzi. I laureati del gruppo medico, chimico-farmaceutico e ingegneria hanno maggiori possibilità di trovare un’occupazione coerente con il titolo di studio posseduto. Al contrario, i laureati provenienti dai gruppi linguistico, insegnamento, politico-sociale e letterario trovano più spesso un’occupazione per la quale la laurea non è richiesta. |