Nel corso dei lavori la Commissione, dopo aver condotto un'indagine
sulle attività di orientamento e informazione svolte nelle Università
italiane, ha prodotto tre documenti (uno sulla scelta degli studi
universitari e sull'accesso alle facoltà, un secondo sul tutorato ed
un terzo sull'orientamento alla professione), che sono riportati di
seguito. Tali documenti rispecchiano le convinzioni e le esperienze
dei Delegati e sono frutto di un loro lavoro comune, coordinato dal
dott. Giorgio Allulli (Conferenza dei Rettori) e dal Prof. Andrea
Messeri (Università di Siena), i quali ne
hanno curato la redazione con la collaborazione più stretta di alcuni
delegati rettorali; i documenti sono stati ufficialmente approvati
dalla CRUI e costituiscono linee programmatiche di indirizzo per le
Università.
E' apparso opportuno presentare i tre documenti distinti, nella
formulazione approvata dai Rettori, sia per rispettare le fasi del
lavoro della Commissione, sia per sottolineare le tappe principali
del processo di orientamento. I tre documenti hanno, tuttavia,
un'ispirazione comune che deriva da alcuni princìpi; esporli
sinteticamente può servire a leggere unitariamente i prodotti del
lavoro della Commissione.
Il primo principio consiste nel riconoscimento della centralità
della condizione degli studenti, in particolare nell'attuale fase di
transizione in cui si trova tutto il sistema dell'istruzione
superiore; le Università dovrebbero, oltre a trasmettere sapere
specialistico, garantire il più possibile lo sviluppo delle capacità
necessarie per un'attiva partecipazione agli studi universitari
ponendo particolare attenzione al processo globale di maturazione
dello studente. Per questo motivo, le attività didattiche devono
essere parte integrante di un più ampio processo di formazione che
mira a potenziare nei giovani capacità per conoscere se stessi e
l'ambiente in cui vivono o lavorano, per comunicare con modalità
nuove, per partecipare attivamente in situazioni complesse e per
produrre innovazione. Ciò vale per l'Università e per la scuola
superiore di secondo grado che devono essere, quindi, fortemente
collegate per garantire la continuità e la globalità del processo
educativo.
Dall'ultima considerazione nasce il secondo principio, che
consiste nella necessità di un coordinamento sistematico fra le
diverse istituzioni che in una determinata area territoriale hanno il
compito di presiedere ai processi formativi: non solo, quindi, scuole
e università, ma anche enti locali (in particolare le Regioni),
agenzie private e soggetti economici.
In vista del ruolo che l'Università deve svolgere in questo
campo, è molto importante, infine, che ciascun Ateneo riesca a
produrre conoscenze sulle caratteristiche degli studenti e sulle
proprie attività istituzionali, per offrire ai propri interlocutori
interni ed esterni l'informazione di cui hanno necessità per
sviluppare un proficuo rapporto con l'istituzione universitaria.
In riferimento a questi princìpi il lavoro della Commissione ha
mirato ad individuare, valutando le esperienze più significative di
alcune Università, possibili modalità concrete per la creazione di
strutture, per la realizzazione di attività di orientamento
universitario e per lo svolgimento di funzioni di tutorato; per
queste ultime è stato anche predisposto un modello generale di
regolamento. Esistono, quindi, nel momento attuale, indicazioni
operative che è possibile adottare nelle situazioni specifiche,
tenendo ovviamente conto delle particolarità di ogni sistema locale
di istruzione superiore.
In un periodo in cui l'Università italiana e le attività
professionali di ogni tipo sono sottoposte a mutamenti profondi e
continui, la scelta del ruolo lavorativo e del percorso formativo ha
di fronte maggiori possibilità ma è resa d'altra parte più
problematica per il difficile rapporto fra qualificazione
professionale ed occupazione. Inoltre la scelta è resa ancora più
difficile dall'articolazione del sistema d'istruzione superiore. In
questa situazione sono necessarie attività istituzionali di
orientamento, concepito come un continuo processo formativo che ha
come obiettivo la creazione o il potenziamento nei giovani di
capacità per auto-orientarsi e per partecipare attivamente negli
ambienti di studio e di lavoro che essi scelgono. Carenze in questo
processo contribuiscono ad aumentare gli abbandoni degli studi e le
difficoltà d'inserimento nelle facoltà e nei luoghi di lavoro.
L'orientamento e forme corrette di diffusione delle informazioni
possono influire sulla scelta degli studi, dopo la Scuola media
obbligatoria, e sulle scelte del lavoro e sulla formazione
dell'identità individuale, per una migliore partecipazione attiva nei
vari ambienti e per un radicamento culturale nei giovani dei valori
che sono a fondamento di un autentica esperienza di qualificazione
professionale e di ricerca scientifica.
I soggetti istituzionali che devono avere di fatto una funzione
rilevante nell'orientamento concepito come processo formativo sono
soprattutto la Scuola e l'Università. I tradizionali obiettivi di
addestramento e di istruzione di base o superiore non sono più
raggiungibili se i giovani non posseggono alcune capacità che li
rendano in grado di conoscere se stessi e l'ambiente in cui vivono,
di progettare in modo flessibile di proprio futuro, di produrre e
fronteggiare le innovazioni, di organizzare la propria attività in
una situazione complessa, di comunicare nella società contemporanea e
di acquisire continuamente nuove conoscenze. Queste capacità, utili
per auto-orientarsi, sono funzionali anche all'apprendimento e sono
valutate positivamente nei luoghi di lavoro. Devono essere sviluppate
attraverso le modalità e le occasioni di apprendimento dei contenuti
disciplinari nelle scuole e nelle università.
Attualmente, nelle università le motivazioni e gli atteggiamenti
corrispondenti alle diverse figure professionali o gli elementi della
deontologia non sono indotti soltanto dalla specializzazione tecnica,
né sono recepiti in configurazioni consolidate attraverso le
attività didattiche. Deve avvenire allora una migliore
identificazione culturale degli studenti con l'ambiente accademico,
con un minore senso di estraneità nei confronti di un'esperienza che
dura diversi anni importanti nella vita di un giovane (da 19 a 25-26,
nella media) e con un impegno anche critico, ma non esclusivamente
strumentale. Il significato degli studi universitari, in una
dimensione più profonda di maturazione e di formazione della persona,
deve essere ben chiaro ai giovani anche nell'evoluzione verso
un'Università di massa, con la diversificazione dell'offerta di
percorsi formativi, l'aumento dei servizi per l'insegnamento a
distanza e la realizzazione dell'autonomia, che dovrebbe implicare
una più ampia programmazione delle strutture didattiche e del numero
degli studenti.
L'orientamento intra-universitario serve quindi non soltanto a
facilitare la partecipazione degli studenti, ma soprattutto a
svolgere quell'azione di "formazione culturale" che è prevista
dagli Ordinamenti Didattici (art. 11).
Infine, l'orientamento professionale è molto rilevante alla fine
dei percorsi formativi per coloro che scelgono di non proseguire gli
studi e per i laureati: non può esaurirsi nella diffusione di
informazioni sul mercato del lavoro, che peraltro talvolta non sono
attendibili o utilizzabili dal singolo individuo, ma deve far
conoscere le caratteristiche delle figure professionali e degli
ambienti di lavoro per favorire la scelta dei giovani ed un loro
eventuale inserimento.
L'orientamento professionale nelle università deve implicare un
collegamento qualificato con le imprese e con le istituzioni. Tale
collegamento può favorire l'occupazione dei laureati ma soprattutto
influenza positivamente la scelta delle attività didattiche e della
ricerca; può far svolgere un ruolo attivo alle Università nella
determinazione delle caratteristiche e delle condizioni dello
sviluppo. Le due posizioni, talvolta diffuse, quella che propone un
ruolo delle Università totalmente funzionale alla soddisfazione dei
bisogni del sistema economico, oppure l'altra che nega ogni rapporto
in base all'assoluta autonomia della ricerca e della didattica
appaiono entrambe ideologicamente condizionate e per di più
irrealizzabili.
Queste concezioni dell'orientamento sono ormai abbastanza
diffuse in Italia, hanno avuto molteplici formulazioni teoriche ed
hanno ispirato alcune normative. Sono, invece, molto meno presenti
attività efficaci e durature di orientamento o di diffusione di
informazioni e risultano del tutto assenti modalità e configurazioni
organizzative che rendano l'orientamento un'attività sistematica ed
istituzionale.
Si deve notare, inoltre, la grave carenza di scambio di
informazioni e di coordinamento; essa genera spesso uno spreco di
risorse, per la moltiplicazione di strumenti simili (quando esistono
delle iniziative); inoltre, coloro che s'impegnano ricominciano quasi
sempre dall'inizio un processo simile, senza conoscere le esperienze
di chi lo ha già realizzato.
Infine la realtà forse più grave è la mancanza di collegamento
fra Università, Scuola ed Enti che hanno una competenza istituzionale
relativa all'orientamento ed alla diffusione delle informazioni, o
svolgono di fatto attività di questo tipo.
Nelle università italiane la diffusione delle informazioni
avviene prevalentemente attraverso testi scritti (guide o notiziari
per gli studenti). Le attività di orientamento in collaborazione con
le scuole avvengono di solito attraverso conferenze di docenti
universitari che illustrano le facoltà. Molto scarse sono le
strutture per l'orientamento nelle Facoltà ed a livello centrale del
Rettorato; non sono diffuse modalità stabili di incontro e di
collaborazione tra scuole, università ed altre istituzioni.
Mancano quindi la progettazione e la diffusione di sistemi
territoriali di orientamento e di diffusione delle informazioni, come
frutto non di rigide costruzioni istituzionali, ma dell'interazione
di molteplici soggetti con competenze diverse. Questi soggetti non
sembrano essere chiaramente orientati alla soddisfazione dei bisogni
dei giovani, sulla base delle condivisione dell'importanza del
principio della specializzazione e del coordinamento delle attività
di un'area territoriale o in un bacino di utenza di una
università.
Molti ostacoli si oppongono alla realizzazione di tali sistemi e
sono emersi chiaramente nella riflessione condotta all'interno del
Coordinamento dei Delegati. Solo alcuni sono di natura strutturale
(carenza di fondi e di personale, vincoli normativi, mancanza di
strumenti, ecc.), anche se appaiono i più rilevanti. Devono essere,
tuttavia, considerati molto importanti anche quegli ostacoli che
derivano dalla limitata conoscenza della problematica
dell'orientamento, dalla non adeguata preparazione dei docenti e del
personale e dalla carenza di motivazioni derivanti dalla persistenza
di un'immagine dell'Università e della Pubblica Amministrazione che
non comprende un impegno nell'orientamento, né servizi più flessibili
ed orientati al risultato.
Per questi motivi risulta estremamente necessario che il MURST
ed il MPI s'impegnino nei confronti dell'orientamento, assumendo una
strategia generale che prevede interventi coordinati miranti a creare
condizioni strutturali ed organizzative per le attività di
orientamento analogamente a quanto avviene nei sistema d'istruzione
superiore di altri Paesi europei e nord-americani. Deve essere,
inoltre, particolarmente curata la formazione di nuove competenze che
devono essere possedute dal personale docente e da quello
amministrativo, senza creare necessariamente solo figure
specializzate.
La conoscenza delle strutture per l'orientamento attualmente
esistenti e delle attività effettivamente svolte ricavata
dall'indagine svolta dalla CRUI è risultata molto importante non solo
per valutare la situazione di partenza e le condizioni generali di
una realtà che deve essere modificata. E' stato possibile individuare
esperienze innovative che possono essere utili come modelli. Per
questo motivo il Coordinamento dei Delegati propone di realizzare una
raccolta di materiali e di testimonianze prodotte in relazione alle
esperienze più significative, nella prospettiva della creazione di un
Centro di Documentazione delle attività di orientamento. La
strutturazione progressiva ed il consolidamento della raccolta di
documenti permetterà di mettere a disposizione strumenti ed
esperienze per valutare la diffusione ed il grado d'innovazione delle
attività di orientamento e per avviare nuove iniziative.
Questa attività di acquisizione di informazioni deve inserirsi
in un più ampio processo di auto-conoscenza da parte delle università
e di tutta la Pubblica Amministrazione, mirante a fornire fondamenti
più certi per la progettazione istituzionale e per la verifica delle
attività. E' un processo essenziale, se lo sviluppo dell'autonomia
universitaria deve produrre un aumento della qualità della ricerca e
delle attività didattiche; infatti tale sviluppo deve essere unito ad
una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti gli addetti
rispetto alla progettazione locale di strutture e di fronte ai
risultati delle scelte fatte.
In questa prospettiva si deve tener conto dell'estrema
differenziazione delle situazioni delle Università. La varietà delle
realtà diversificate risulta positiva solo se esse sono comparabili
in un quadro generale che permette il confronto ed il trasferimento
di modelli o di esperienze fra situazioni simili.
E' ferma convinzione dei Delegati all'orientamento che sia
necessario un organico e continuo rapporto tra Università e Scuola,
per garantire la continuità del processo formativo.
Per questo motivo i docenti universitari e gli insegnanti delle
scuole medie superiori devono collaborare per una qualificazione dei
percorsi didattici; devono inoltre contribuire all'acquisizione da
parte dei giovani di una visione adeguata dell'ambiente universitario
o dell'ambiente di lavoro e del tipo di competenze che sono ritenute
necessarie in entrambi.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario che siano create
strutture adeguate e nuovi modelli organizzativi e che siano formate
ed impiegate persone con competenze qualificate relative
all'orientamento ed alla creazione o alla diffusione delle
informazioni.
Le strutture e le attività in un'azione collettiva intenzionale
e progettata all'interno di una organizzazione complessa sono
ovviamente due dimensioni di un'unica realtà e quindi devono essere
tenute presenti contemporaneamente nel momento in cui viene avviata
la creazione di un sistema di orientamento.
Tuttavia è apparso utile distinguerle analiticamente, non solo
per chiarezza di esposizione, ma soprattutto perchè, nel caso
dell'orientamento, la creazione di strutture organizzate, per essere
funzionale allo svolgimento di attività efficaci, richiede un impegno
particolare nella chiarificazione di princìpi specifici non molto
diffusi nella P.A., ed anzi considerati abitualmente troppo
eterogenei al funzionamento normale dei servizi.
Il primo di questi princìpi consiste nell'affermazione della
necessità di adottare una sequenza che comprende progettazione -
sperimentazione - verifica - istituzionalizzazione dell'attività.
Abbiamo già visto come la progettazione deve essere collegata ad
una conoscenza di realtà e di esperienze diverse, anche se non
rigidamente condizionata da queste. Inoltre la sperimentazione non
deve essere concepita come l'applicazione di un modello
precostituito, ma come un'ulteriore occasione di ideazione di
elementi nuovi. Da ciò deriva il carattere di flessibilità dei
servizi e delle attività, con degli spazi di autonomia anche per i
dipendenti amministrativi ed una crescita di responsabilità per tutti
coloro che sono impegnati nelle attività.
La verifica non può essere "indiretta" e differita nel tempo,
come avviene abitualmente per i processi educativi. Devono essere
individuati meccanismi di controllo dell'efficacia delle attività di
orientamento nei termini delle variazioni positive di realtà quali: i
trasferimenti, il numero degli abbandoni, il numero dei laureati, i
tempi del loro inserimento in una occupazione ed il grado di
soddisfazione nella partecipazione agli studi universitari.
Inoltre il processo di istituzionalizzazione non può
corrispondere all'assunzione delle strutture e delle attività di
orientamento in un sistema universitario come è organizzato
attualmente; esse devono essere componenti e punti cruciali di quella
generale modificazione organizzativa che dovrebbe risultare dalla
realizzazione dell'autonomia. Quindi, il carattere innovativo delle
strutture per l'orientamento deve risultare dal fatto che non possono
essere regolate esclusivamente in base ala normativa generale
esistente.
In corrispondenza le modalità di gestione dei servizi e di
realizzazione delle attività devono fondarsi su un consenso
generalizzato riguardo ad alcuni valori relativi alla funzione
dell'istruzione superiore, all'impegno nella formazione dei giovani,
alla rilevanza dell'orientamento.
Questa sostanziale integrazione è una condizione essenziale per
realizzare un processo unitario di orientamento.
Sulla base di questi princìpi i Delegati all'orientamento
universitario, attraverso una riflessione basata sulle esperienze
fatte fino ad ora nelle diverse università italiane, propongono i
seguenti elementi o modelli che possono contribuire a creare
strutture e sistemi di orientamento, nel rispetto dell'autonomia
delle singole sedi universitarie:
a)
b)
I compiti della Commissione sono:
1) la progettazione delle attività generali di orientamento e di
diffusione delle informazioni in collaborazione con le scuole medie superiori o con altre istituzioni;
2) il coordinamento delle attività realizzate dalle singole
facoltà;
3) la produzione di informazioni;
4) l'acquisizione o la produzione di strumenti per l'orientamento
(video, software di auto-orientamento, bibliografie specializzate,
testi da suggerire agli studenti);
5) la verifica delle attività o delle iniziative realizzate;
6) la proposta di innovazioni nella normativa riguardante l'accesso
all'università e la frequenza
degli studi, per ciò che è di
competenza delle singole università.
Inoltre è fortemente auspicabile la creazione, a livello
centrale, di un Ufficio (o Sezione, o Ripartizione, o Servizio) per
le attività di orientamento, cioè una struttura specifica con
personale amministrativo in possesso di competenze specialistiche per
quanto riguarda il rapporto con le scuole medie superiori e con Enti
che hanno l'orientamento come competenza istituzionale.
Un'altra struttura collegata con la precedente o parte della
stessa unità, specialmente in università di piccole dimensioni, è
costituita dal Centro Informazioni. Questo centro deve curare la
raccolta di dati sulle caratteristiche dei corsi di laurea e di
conoscenze sul funzionamento dell'università. Deve soprattutto
trasformare questi dati (normative, frequenze, tabelle statistiche,
ecc.) in informazioni utilizzabili da parte dei giovani e in
strumenti dei processi di orientamento. Infine, deve diffondere
queste informazioni direttamente agli studenti tramite opportuni
"sportelli" o fornendoli ad altre istituzioni, come le scuole o gli
Enti locali.
L'attività di questo Centro informazioni è particolarmente
rilevante per gli studenti che non risiedono nella provincia o nella
regione sede dell'Università e quindi non possono partecipare alle
attività di orientamento che questa realizza assieme alle scuole. Per
tali studenti è necessario creare strumenti informativi molto
efficaci, utilizzabili nelle scuole da cui provengono o
individualmente prima della scelta; inoltre è necessario realizzare
iniziative che permettano una prima verifica della validità della
scelta prima dell'inizio degli studi universitari ed un positivo
inserimento nel nuovo ambiente.
I Delegati sono bene coscienti delle difficoltà attuali che
possono ostacolare la creazione ed il funzionamento delle strutture
proposte. Per cominciare a superare gli ostacoli più rilevanti (la
non disponibilità dei docenti, la carenza di personale e la mancanza
di fondi) si propone la realizzazione graduale di alcune iniziative,
il cui ampliamento successivo sia fondato sulla verifica positiva
della loro efficacia. Tre passi iniziali possono essere i
seguenti:
1) l'organizzazione di dibattiti e di riflessioni comuni con i
docenti all'interno delle singole facoltà, usando occasioni
ufficiali come i Consigli di Facoltà ed i Consigli di Corso di
laurea; dovrebbero emergere la rilevanza del tema dell'orientamento
e l'impegno che esso richiede in base alle leggi vigenti per una
piena realizzazione del ruolo docente;
2) la realizzazione di forme particolari di aggiornamento del
personale specificamente dedicato alle attività di orientamento,
con l'obiettivo di favorire l'acquisizione di nuove conoscenze ed
una sua partecipazione più attiva nella progettazione di servizi e
di attività possibili;
3) la creazione di una voce di bilancio riguardante in modo
specifico le attività di orientamento. E' utile, in questa
prospettiva, effettuare una rilevazione delle eventuali spese che
riguardano attualmente attività di orientamento, in modo da poterle
accorpare.
c)
1) i Collegi dei docenti (o il Preside) hanno designato un
Referente per le attività di orientamento, che non ha l'esonero
totale dall'insegnamento. Attraverso l'uso di alcune opportunità o
incentivi (il semi-esonero, le ore a disposizione, la retribuzione
di ore aggiuntive, ecc.), il Referente stimola e coordina le
attività di una scuola e soprattutto garantisce i collegamenti con
istituzioni esterne, tra le quali l'Università;
2) il Collegio dei docenti all'inizio dell'anno scolastico approva
un progetto di orientamento che riguarda la sperimentazione
didattica con valenze orientative, attività specifiche di
orientamento ed i rapporti con altre istituzioni. Da questo
progetto derivano impegni per i singoli docenti della Scuola e
richieste di sostegno o di collaborazione all'università;
3) in alcune scuole è stato designato un responsabile per la
raccolta di informazioni generali sulle università più vicine, sul
mercato del lavoro e sulle professioni, e soprattutto le
indicazioni sulle modalità per acquisire conoscenze più
approfondite sulle stesse realtà.
Le strutture presentate finora sono state prese in
considerazione per le possibili attività di orientamento che
riguardano la creazione, durante il periodo scolastico, di capacità
dei giovani per auto-orientarsi, per realizzare una scelta matura ed
efficace e per partecipare adeguatamente all'ambiente di studio o di
lavoro scelto. Queste attività vedono impegnata prima di tutto la
scuola, mentre le attività relative all'accesso all'istruzione
superiore ed alle professioni qualificate richiedono anche un impegno
forte dell'Università; tuttavia nella prospettiva della più ampia
collaborazione nella diffusione delle informazioni e per la
continuità dei processi formativi di orientamento i Delegati hanno
formulato alcune considerazioni generali ed hanno raccolto modelli di
attività che nelle varie sedi sono apparsi più efficaci.
Le attività devono essere incrementate e realizzate in base a
princìpi nuovi; quelle attualmente esistenti sono affidate spesso
alla buona volontà o alle "doti naturali" di alcuni insegnanti.
Nella Scuola, come all'Università, esiste inoltre una convinzione
diffusa che le attività di orientamento siano aggiuntive e non
rientrino fra i doveri degli insegnanti; mentre per superare le
difficoltà che oggi esistono nella formazione di un'identità
derivante dal mutamento sociale e culturale, s'impone alla Scuola di
garantire la formazione delle capacità funzionali
all'apprendimento.
Ciò crea degli ostacoli alla Scuola, per la carenza di strumenti
e per la necessità d'integrare con competenze nuove la preparazione
degli insegnanti. Tuttavia, in base alle esperienze conosciute,
appare possibile e ampiamente auspicabile l'avvio della
sperimentazione di molteplici attività nelle Scuole e la loro
progressiva istituzionalizzazione. Nello stesso tempo è
indispensabile una riflessione che definisca obiettivi da raggiungere
e strumenti da utilizzare.
Nella realizzazione di attività di orientamento sembra opportuno
che le scuole abbiano un'ampia autonomia in base alla quale sia
possibile una variabilità di configurazioni organizzative locali e di
attività; tuttavia risulta necessario un impegno degli organi
centrali del MPI per promuovere sperimentazioni significative, per
sostenere le attività dei Provveditorati e per coordinare le varie
esperienze.
Le attività di orientamento che possono essere realizzate dalle
scuole sono suddivisibili nei seguenti gruppi:
a)
b)
c)
d)
Per quanto riguarda l'orientamento
universitario attività possibili sono le seguenti:
Le attività di orientamento, come si è visto, implicano stretti
rapporti fra scuole ed università. Per riaffermare l'importanza di
questi rapporti e renderli possibili, è utile esprimere in modo più
esplicito gli obiettivi concreti e le modalità organizzative che essi
possono avere:
1. Le università hanno la responsabilità di fornire alle scuole
informazioni esatte e conoscenze adeguate delle caratteristiche
dell'ambiente e degli studi universitari.
2. Devono, inoltre, indicare il sapere di base e le capacità
richieste per partecipare a tali studi; ciò può orientare la
ridefinizione dei programmi scolastici.
3. Su richiesta delle scuole, le università possono fornire un
sostegno all'attività didattica attraverso varie forme di
aggiornamento o di qualificazione degli insegnanti.
4. Le scuole medie superiori possono fornire indicazioni utili
sulle caratteristiche dei giovani ed in particolare sulle loro
motivazioni e sui loro atteggiamenti.
5. Inoltre le scuole possono mettere a disposizione esperienze e
metodologie didattiche per l'apprendimento dei contenuti di
base.
Per raggiungere questi obiettivi e quindi progettare e
realizzare in comune attività di orientamento e di diffusione delle
informazioni sono necessarie modalità organizzative di coordinamento
fra Scuola ed Università. In questo caso è difficile proporre
indicazioni che siano rilevanti in modo univoco; infatti tali
modalità dipendono dalle dimensioni delle università e soprattutto
dall'ampiezza dei bacini di utenza che ad esse si riferiscono.
In realtà di piccole o medie dimensioni è auspicabile che siano
organizzati incontri periodici tra la Commissione Orientamento
formata dai rappresentanti dei corsi di laurea e da studenti e la
Commissione Orientamento composta da un rappresentante (il Referente
indicato in precedenza) per ogni Scuola. In questi incontri possono
essere progettate e verificate le attività "ordinarie" di
orientamento, oppure possono essere decisi progetti particolari,
relativi a ricerche sulla condizione giovanile, ad attività di
formazione degli insegnanti, a momenti di riflessione comune, come
convegni o conferenze. Inoltre possono essere progettati in comune e
realizzati strumenti per l'orientamento, come software, video e
pubblicazioni.
Nelle realtà con mega-Atenei o con bacini di utenza che
comprendono centinaia di scuole, questo modello organizzativo non è
realizzabile. In questi casi le strade possibili appaiono due e
possono essere percorse entrambe; da un lato il territorio di
riferimento può essere suddiviso in zone (che corrispondono ai
Distretti), ciascuna delle quali esprime un rappresentante che si
collega con la Commissione Orientamento dell'Università. Dall'altro
lato, attraverso le Regioni o gli IRRSAE possono essere create
strutture intermedie, nelle quali la Commissione Orientamento
dell'università s'incontra con rappresentanti di gruppi di scuole.
I rapporti fra università e scuole si devono inserire in una
rete molto più vasta di collegamenti fra istituzioni presenti in una
società locale (Regioni, Province, Comuni, IRRSAE, Provveditorato,
Distretti Scolastici e Associazioni di categoria) con particolare
riferimento alla creazione ed alla diffusione delle informazioni, ma
anche per progettare iniziative comuni di orientamento professionale.
L'obiettivo primario deve essere quello di costituire un sistema
territoriale di attività di orientamento fondato sulla
specializzazione delle singole istituzioni, derivante dalle
competenze attribuite dalla legge, e su un'integrazione funzionale,
basata sul riconoscimento delle unità del processo di maturazione e
di acquisizione di competenze professionali da parte dei giovani.
In questa prospettiva esistono alcune esperienze in varie sedi
universitarie che possono costituire modelli per nuove realtà, anche
se ogni situazione ha caratteri specifici. Una prima indicazione
riguarda la creazione di Centri di prima informazione, dove i giovani
possono trovare riunite notizie generali su iniziative culturali e
relative al tempo libero, sul lavoro e sull'istruzione superiore o
sui servizi del diritto allo studio; questi centri dovrebbero essere
progettati e gestiti insieme da tutti gli enti che costituiscono un
sistema territoriale. Dopo una prima fase d'informazione, che è
peraltro molto importante, i giovani possono essere indirizzati verso
altri uffici dove possono acquisire indicazioni più approfondite;
simili strutture possono contribuire a modificare l'atteggiamento
diffuso nei confronti della progettazione del futuro e della
realizzazione delle scelte.
Un secondo esempio è costituito dalla collaborazione fra
Provincia, Regione, Associazioni di Categoria, Scuole ed Università
per la diffusione delle informazioni sugli ambienti di lavoro, sui
profili professionali e, qualora sia possibile, sulle tendenze del
mercato.
Esistono attualmente molteplici strumenti per realizzare varie
forme di collaborazione, dai protocolli d'intesa alle convenzioni-
quadro ed a quelle per specifiche iniziative. E' necessario tuttavia
che sia diffusa fra tutte le istituzioni presenti in un'area la
coscienza della rilevanza dei problemi dell'orientamento e sia
condivisa la motivazione ad un impegno collettivo per la formazione
dei giovani.
E' necessario sottolineare infine che la collaborazione attuata
a livello territoriale deve essere inserita in una rete nazionale che
permetta il coordinamento delle diverse iniziative e deve essere
sostenuta da una struttura centrale di raccolta, elaborazione e
diffusione delle informazioni e delle metodologie orientative.
Negli ultimi 20 anni l'utenza dell'Università italiana è
fortemente cambiata. Una serie di iniziative legislative e
l'aumentata affluenza degli studenti hanno radicalmente cambiato le
modalità e le caratteristiche dell'accesso all'Università. Questo
processo, avviatosi con i primi anni '70, ha conosciuto un'ulteriore
accelerazione nell'ultimo periodo, con una nuova forte crescita degli
studenti, che dal 1986 al 1994 sono aumentati da un milione ad un
1.6000.000 iscritti. Ormai quattro giovani su dieci si iscrivono
all'Università. A questi si aggiunge una nuova utenza, per ora
limitata come numero, ma qualitativamente significativa,
rappresentata dagli iscritti ai Corsi di diploma.
L'aumento dell'utenza e soprattutto la sua diversa composizione
qualitativa costituiscono una sfida impegnativa per l'Università. Non
si iscrivono più solamente gli studenti socialmente e culturalmente
selezionati che arrivavano all'Università fino a 20-30 anni fa', ma
accedono giovani che spesso hanno alle spalle un debole background
culturale, ed un curriculum scolastico non finalizzato al
proseguimento degli studi; si tratta dunque di studenti che trovano
difficoltà nell'inserirsi in un insegnamento di tipo universitario.
Queste difficoltà vengono ulteriormente accentuate dalla situazione
di stallo causata dalla mancata approvazione della legge di riforma
dell'istruzione secondaria, che rende difficoltoso l'avvio di un
serio sistema di orientamento all'interno della Scuola e la
definizione di più stretti collegamenti con l'Università per rendere
più agevole il passaggio tra i due sistemi. Proprio questa distanza
tra la preparazione di partenza, gli standards richiesti ed il
rapporto con gli studenti è in parte all'origine del fenomeno
dell'abbandono (che comunque, è opportuno ricordarlo, ha anche altre
componenti).
Tutto questo richiede che si instauri un rapporto nuovo tra
studenti, docenti e strutture universitarie. Vanno individuate forme
stabili di supporto che garantiscano maggiore assistenza agli
studenti durante il percorso universitario, dal momento della scelta
della Facoltà fino al completamento del corso di studi. Vanno
perseguite forme nuove di didattica, in grado di assicurare una
proficua frequenza dei corsi e di favorire un apprendimento effettivo
da parte degli studenti. Entrambe queste forme d'innovazione vanno
fondate su adeguate conoscenze delle caratteristiche degli studenti
da ottenere attraverso vati strumenti di accertamento.
Rispetto a quest'esigenza la normativa, ed in particolare la
legge 341/90 sugli ordinamenti didattici, ha previsto che le
strutture universitarie, e la docenza in primo luogo, svolgano una
funzione più attiva per favorire la frequenza efficace degli
studenti; occorre pertanto accelerare l'attuazione di tale legge, in
particolar modo per quanto riguarda l'attività di tutorato.
Allo scopo d'individuare le attività che caratterizzano il
tutorato, appare opportuno definire preliminarmente quali possono
essere i bisogni degli studenti.
Si presentano dunque alcuni esempi di esigenze comuni:
L'attività di tutorato universitario, già richiamata nella legge
382/80, è stata introdotta in modo puntuale dall'art. 13 della legge
341/90 sugli ordinamenti didattici:
"1. Entro un anno dalla data di entrata
in vigore della presente legge ciascuna
Università provvede ad istituire con
regolamento il tutorato, sotto la
responsabilità dei consigli delle strutture
didattiche.
2. Il tutorato è finalizzato ad
orientare ed assistere gli studenti lungo
tutto il corso degli studi, a renderli
attivamente partecipi del processo formativo,
a rimuovere gli ostacoli ad una proficua
frequenza dei corsi, anche attraverso
iniziative rapportate alle necessità, alle
attitudini ed alle esigenze dei
singoli.
3. I servizi di tutorato collaborano
con gli organismi di sostegno al diritto allo
studio e con le rappresentanze degli
studenti, concorrendo alle complessive
esigenze di formazione culturale degli
studenti e alla loro compiuta partecipazione
alle attività universitarie."
Sulla base delle disposizioni di legge, e dei bisogni degli
studenti precedentemente evidenziati, si può definire la seguente
articolazione delle funzioni del tutorato, in relazione ai diversi
momenti della vita universitaria:
Fase di accoglienza
La fase dell'accoglienza inizia nel momento in cui lo studente
decide di accedere ad un determinato corso di laurea o di diploma, e
si conclude non prima dei sei mesi dopo la data d'inizio delle
lezioni.
Il termine "accesso" va inteso però in senso non burocratico.
L'accesso è la fase successiva al processo di scelta del corso di
laurea o di diploma. Tuttavia non sempre il processo di scelta è
lineare e definitivo, e comunque deve essere verificato, per cui lo
studente che accede all'Università ha bisogno di un'assistenza su
entrambi i fronti del tutorato e dell'orientamento.
Si tratta dunque di una fase nella quale il confine tra le due
funzioni, tutorato ed orientamento, è molto sottile. Inoltre, è una
fase estremamente delicata: è noto, infatti, come il 50% di tutti gli
abbandoni avviene proprio durante il primo anno d'iscrizione. E'
dunque estremamente importante che l'Università organizzi in questa
fase delle attività che siano in grado di sostenere uno dei passaggi
più delicati della carriera formativa di un giovane.
Per quanto riguarda l'informazione, i servizi di tutorato da
offrire in questa fase possono essere i seguenti:
Si deve far risaltare, innanzitutto, che la legge 341 parla di
tutorato e mai di tutori; introduce dunque una funzione, che
deve essere espletata all'interno dell'Università da diversi
soggetti attraverso un sistema di servizi. Questa necessità
emerge anche dall'ampiezza della gamma dei servizi offerti, che
richiede l'intervento di diversi soggetti.
All'interno di questa pluralità di apporti, va richiamato però
il ruolo centrale dei professori e dei ricercatori
universitari.
Un primo riferimento all'obbligo, per i professori e per i
ricercatori universitari, di svolgere attività di tutorato è
contenuto nella legge 382/80.
L'art. 10 ("Doveri didattici dei professori") recita infatti:
"Le attività didattiche comprendono sia lo
svolgimento dell'insegnamento nelle varie forme
previste, sia lo svolgimento, nell'ambito di
appositi servizi predisposti dalle Facoltà, di
compiti di orientamento per gli studenti, con
particolare riferimento alla predisposizione dei
piani di studio, ai fini anche delle opportune
modifiche ed integrazioni sulla base dei
risultati conseguiti dagli studenti stessi e
delle loro meglio individuate attitudini e
sopravvenute esigenze".
Per quanto riguarda invece i ricercatori universitari l'art. 32
della stessa legge ("Compiti dei ricercatori universitari") così
afferma:
"I ricercatori universitari contribuiscono
allo sviluppo della ricerca scientifica
universitaria e assolvono a compiti didattici
integrativi dei corsi d'insegnamento ufficiali.
Tra tali compiti sono comprese le esercitazioni,
la collaborazione con gli studenti nelle ricerche
attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione
alla sperimentazione di nuove modalità
d'insegnamento ed alle connesse attività
tutoriali".
Successivamente l'art. 12 della legge 341/90 ribadisce che è
"compito fondamentale dei professori e dei ricercatori guidare il
processo di formazione culturale dello studente secondo quanto
previsto dal sistema di tutorato di cui all'art. 13". Tale
dispositivo rinforza e concretizza il profilo didattico del docente
universitario, come soggetto responsabile anche dell'efficacia
dell'attività formativa.
La responsabilità primaria relativa all'impianto metodologico e
organizzativo, alla verifica di funzionalità ed efficacia compete
invece ai singoli Consigli delle strutture didattiche: i
Consigli dovrebbero agire dunque in piena autonomia, fatto salvo il
rispetto di eventuali linee generali dettate dal Regolamento
didattico di Ateneo; poichè le attività di tutorato integrano per
certi aspetti quelle di orientamento, sarebbe opportuno prevedere
collegamenti sia metodologici che organizzativi tra gli apparati ai
quali sono attribuite le due funzioni. E' opportuno che i Consigli
delle strutture didattiche contribuiscano, mediante l'individuazione
delle esigenze specifiche e delle soluzioni elaborate
perifericamente, alla definizione delle soluzioni che saranno
previste nel Regolamento didattico di Ateneo (in particolare nel
Regolamento di tutorato) e delle linee generali di intervento in
materia, effettivamente unificanti a livello di Ateneo. E' altresì
opportuno che il tutorato sia inserito tra le voci delle
programmazione didattica formulata annualmente dai consigli delle
strutture didattiche.
Più specificamente si propone di istituire a livello di
struttura didattica una Commissione per il tutorato, composta da
professori, ricercatori, responsabili dei servizi amministrativi e
rappresentanze studentesche, con i seguenti compiti:
Le attività di orientamento e di tutorato non sono finalizzate solo alla scelta dei percorsi d'istruzione superiore ed alla partecipazione alla vita universitaria ma favoriscono anche l'ingresso nella condizione di lavoro professionale e/o la continuazione degli studi attraverso molteplici forme di specializzazione oggi disponibili. E' ovvio che non si tratta di un'attività mirante a realizzare il collocamento di coloro che acquisiscono titoli universitari; questa funzione, molto importante in un mercato del lavoro non stabile, deve essere svolta da agenzie che ne hanno la competenza istituzionale. Si tratta, invece, di stabilire un maggiore rapporto con gli ambienti esterni per integrare opportunamente i curricula sul piano dei contenuti e delle attività, prevedendo anche occasioni di confronto diretto con situazioni professionali, al fine di:
E' necessario ribadire con chiarezza che tali attività non
devono mirare direttamente ad assicurare un lavoro per coloro che
acquisiscono un titolo di studio universitario, ma piuttosto a
potenziare la capacità dei diplomati e dei laureati di auto-
orientarsi nella realtà e nella ricerca di un lavoro, in alcuni casi
"inventando" ruoli professionali o reinterpretando quelli
esistenti. Tuttavia, poiché tali processi sono molto complessi ed
ostacolati attualmente dalla imprevedibilità del mutamento dei
mercati del lavoro e dalla continua innovazione tecnologica, è
necessario fornire un sostegno agli studenti creando occasioni che
costituiscano per loro ulteriori occasioni per esperienze formative,
condotte in ambito nazionale ed internazionale.
Le attività possibili sono di tre tipi ed hanno fra loro
molteplici connessioni funzionali:
E' sempre più importante che i processi di formazione e d'istruzione superiore non si concludano con il diploma o con la laurea. In effetti ormai tutta la vita professionale necessita di un continuo aggiornamento che modifica il ruolo di lavoro e talvolta anche il significato che questo assume per gli individui. Dopo la laurea, tuttavia, è necessario l'approfondimento di alcune competenze ancora di tipo generale (ad esempio la conoscenza delle lingue e l'uso del personal computer) ed altre specialistiche, molte delle quali sono attualmente acquisibili solo all'estero. Negli ultimi anni sono molto aumentate le opportunità di formazione ulteriore per laureati, anche per l'offerta delle strutture private. In questa situazione è essenziale un'adeguata informazione su tali opportunità, sia per far conoscere la loro esistenza, sia per una valutazione di quelle migliori; questo servizio può essere offerto dalle Università attraverso le seguenti attività:
Le attività indicate nei punti precedenti, in quanto parte del
complessivo impegno dell'Ateneo in materia di orientamento, devono
essere ideate, progettate e realizzate dalle Commissioni Orientamento
o da servizi che sono espressione delle strutture didattiche o di
Ateneo.
Le funzioni e le modalità di composizione di tali organi sono
state indicate nei precedenti documenti su tale tematica elaborati
nell'ambito della Conferenza dei Rettori e riportati nei capitoli
precedenti.
L'articolato presentato in queste pagine nasce dall'attività del
gruppo di lavoro dei delegati rettorali per le attività di tutorato
ed orientamento.
Essa si propone di fornire alle università che ancora non lo
abbiano predisposto uno schema di riferimento per definire, nella
loro autonomia, il regolamento di Ateneo sul tutorato previsto
dalla L. 341/90.
Le indicazioni sui contenuti e sulle modalità organizzative sono
volutamente di carattere generale, per lasciare agli atenei ed ai
successivi regolamenti predisposti dalle strutture didattiche la
possibilità di prevedere eventuali modifiche e le ulteriori
specificazioni sulla base della situazione e delle necessità
locali.
Un maggiore dettaglio su obiettivi, strutture e contenuti
dell'attività di tutorato si può trovare nel cap. 2 del presente
documento.
La presente pubblicazione è frutto del lavoro della Commissione dei
Delegati all'Orientamento ed al Tutorato delle Università della
Conferenza dei Rettori, coordinata dal Prof. Andrea Messeri
dell'Università degli Studi di Siena e dal Dott. Giorgio Allulli
della CRUI.
Le pubblicazioni sono disponibili presso la Conferenza dei Rettori,
Via Salaria n. 113, 00198 Roma (Tel. 06/84.12.162-84.12.018) che, a
richiesta, invierà copia del volume con il solo rimborso delle spese
di spedizione.
La CRUI desidera ringraziare, oltre i coordinatori, i delegati delle Università che hanno collaborato:
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