PIERRE DI TORO 

FALSO IN BILANCIO, GRUPPI AZIENDALI

E RESPONSABILITA' DEGLI AMMINISTRATORI

CEDAM, 1999

 
 
 I N D I C E

CAPITOLO I
I GRUPPI AZIENDALI
NELLA CULTURA ITALIANA

1. I gruppi d'imprese nel contesto economico nazionale, pag. 1
2. I risvolti critici finanziari e giuridici, pag. 16

CAPITOLO II
IL FALSO NEL BILANCIO CONSOLIDATO E
LA RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO

1. Il bilancio consolidato come "comunicazione sociale" ex art. 2621 del codice civile, pag. 21
2. Il bilancio della controllata e la responsabilità degli amministratori della holding, pag. 34

CAPITOLO III
LA TRASMISSIBILITÀ DEI "FALSI" DAL
BILANCIO D'ESERCIZIO A QUELLO CONSOLIDATO

1. L'approccio organicistico , pag. 39
2. I limiti all'integrazione dei bilanci d'esercizio delle partecipate, pag. 44
3. La capacità decisionale nelle imprese controllate, pag. 54
4. La relazione tra i dati esposti nei documenti contabili di sintesi dei gruppi aziendali, pag. 59
5. Il sistema di controllo amministrativo-contabile nelle partecipate e i principi di revisione, pag. 70
6. La dilatazione delle responsabilità contabili :
6.1. L'automatica estensione agli amministratori della capogruppo delle responsabilità penali per i falsi nei bilanci delle controllate,pag. 78
6.2. L'influenza del livello della partecipazione posseduta e della tecnica di consolidamento adottata , pag. 83

7. "Verità" e tolleranze non ammissibili :
7.1. L'immodificabilità dei valori trasmessi dalle controllate e la "clausola generale" del bilancio, pag. 85
7.2. La mancata correzione dei dati contabili ricevuti dalla capogruppo, pag. 89
7.3. La nota integrativa come documento "sanante" i falsi nello stato patrimoniale e nel conto economico, pag. 96
7.4. Il "falso qualitativo" e la presunta marginalità dei vizi nell'intestazione delle poste contabili, pag. 104
7.5. Il postulato della rilevanza e l'ipotesi di una percentuale di tolleranza del "falso quantitativo", pag. 109
7.6. La pretesa esclusione del "falso in bilancio" se strumentale ad altri reati societari di natura economica, finanziaria o patrimoniale, pag. 134

8. Posizione economico-aziendale e orientamenti giuridici conformi :
8.1. Il bilancio di gruppo come rappresentazione contabile di secondo grado, pag. 143
8.2. Il firmatario del bilancio consolidato e quello del bilancio d'esercizio: diversità di posizione, pag 146
8.3. L'insussistenza dell'obbligo di verifica diretta dei documenti contabili delle controllate, pag. 151
8.4. La trasmissione dei comportamenti fraudolenti mediante la "line" gerarchica intragruppo, pag. 153
8.5. Il livello di competenza e di diligenza richiesto agli amministratori della capogruppo, pag. 156
8.6. L'obbligo di rettifica dei dati falsi ricevuti dalle società partecipate e il ruolo della nota integrativa, pag. 162

CAPITOLO IV
FINALITÀ, RESPONSABILITÀ ED EFFETTI
DELLE DISTORSIONI CONTABILI

1. Portatori d'interessi e frodi in bilancio:
1.1. Gli scopi dell'organo di governo aziendale, pag. 167
1.2. Le tipologie di benefici derivanti dal "falso in bilancio", pag. 174
1.3. I danni per gli stakeholders, pag. 176
1.4. La distorsione della comunicazione, pag. 179

2. Le conseguenze delle irregolarità nel bilancio consolidato:
2.1. Introduzione, pag. 192
2.2. La verifica della non conformità alle norme, pag. 197
2.3. L'intervento della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa nel giudizio di certificazione "con rilievi", pag. 199
2.4. La delibera del Consiglio d'amministrazione della capogruppo come fonte della distorsione contabile, pag. 200
2.5. Il coinvolgimento degli amministratori della holding per "gravi irregolarità", pag. 204
2.6. La connessione tra falsità del bilancio consolidato e bilancio d'esercizio della capogruppo, pag. 208
2.7. L'imputazione delle responsabilità per "falso in bilancio" ai vertici della "società madre" da parte dei vari stakeholders, pag. 229
2.8. Il risarcimento ai portatori d'interessi danneggiati, pag. 235

POSTFAZIONE, pag. 239

BIBLIOGRAFIA - pag. 253

 

PREFAZIONE

Nell'ultimo decennio del XX secolo, i bilanci aziendali, a lungo strumento per soli addetti ai lavori, hanno visto crescere e diffondere rapidamente la loro popolarità, come oggetto delle notizie quotidianamente portate dai mass-media all'attenzione di un'ampia collettività.
L'esperto in materia ha però avuto tutt'altro che da rallegrarsi.
L'incremento della notorietà dei documenti annuali dediti alla sintesi contabile della gestione aziendale ha trovato, infatti, forte stimolo prevalentemente dall'abbinamento al termine "bilancio" di un carattere negativo, coinvolgente la curiosità popolare: il "falso".
In tal modo il bilancio aziendale ha sì finalmente esplicato la più volte auspicata valenza di mezzo di comunicazione delle situazioni aziendali presso un vasto pubblico, ma soprattutto per trasmettere le patologie della gestione economico-finanziaria e delle relazioni intrattenute dalla singola impresa con i suoi interlocutori.
Il correlato fiorire di studi in materia di "falso in bilancio" è allora stata logica conseguenza dell'attualità dell'argomento nelle aule giudiziarie, dove l'approfondimento analitico e le diversificate interpretazioni delle norme necessitano del supporto speculativo di aziendalisti e giuristi, esperti del tema.
Le elaborazioni dottrinali proposte hanno però sovente glissato su due aspetti.
Il primo consiste nella circostanza che le "deviazioni" in parola si verificano in un ambiente economico, quale quello italiano, che presenta, fra le tante, una caratteristica marcata e decisamente non trascurabile riguardo all'oggetto del presente discorso: lo scenario produttivo è intriso della presenza di gruppi aziendali.
Nell'ambito di questi, il tema della distorsione contabile assume peculiarità economico-aziendali, psicologiche e giuridiche, che non ne consentono una compiuta trattazione qualora si astragga la singola impresa dal complesso delle relazioni partecipative che ne condizionano e ne inducono i comportamenti gestionali.
Emerge, allora, la necessità di dedicare l'indagine alla circolazione dei dati e delle informazioni contabili all'interno dei gruppi aziendali.
Diviene imprescindibile, altresì, dedicarsi al documento che riassume le condizioni del complesso delle "unità coordinate nella molteplicità": il bilancio consolidato.
Coerentemente, occorre rivolgere l'attenzione sulle responsabilità di quanti hanno la conduzione ultima del sistema delle imprese considerate: gli amministratori della holding redigenti il "conto annuale di gruppo".
Ulteriore limite alle riflessioni frequentemente sviluppate sulle irregolarità contabili è stato, senza dubbio, quello di trattare l'argomento secondo un'ottica monodisciplinare: di volta in volta, o quella economico-aziendale o, in alternativa, quella giuridica.
Se la scelta di attenersi ai confini del proprio ambiente disciplinare può essere sovente giustificata dalla coscienza dei propri limiti formativi, occorre riconoscere, tuttavia, che vi sono ambiti di studio nei quali il limitare l'indagine a una sola prospettiva determina spesso inconsapevolmente, pur nella coerenza intrinseca di quanto affermato, la semplice inapplicabilità delle conclusioni raggiunte.
Il che avviene, soprattutto, alla luce dell'inevitabile calarsi dei risultati in un contesto inconciliabile, ove si sovrappongono e prevalgono logicamente approcci di stampo diverso, fondati, sovente a ragione, su consolidate tesi alternative elaborate secondo discipline e analisi dalla differente matrice scientifica.
In tal senso, il presente lavoro, dalla chiara impostazione economico-aziendale, non può sottrarsi al commento sulla vastissima e avanzata riflessione giuridica sul "falso in bilancio" (soprattutto, come già introdotto, su quello consolidato).
Il volume vuole compiere, in tal modo, un passo verso una "prospettiva integrata", seppur conservando chiaramente l'originaria prospettiva che gli è propria: quella dell'aziendalista.
A riguardo, nell'ambito delle pagine che seguono emergerà più volte una tradizionale differenza di fondo: mentre il piano del diritto concerne prevalentemente la correttezza dei comportamenti soggettivi e dei relativi fini che animano le condotte delle persone firmatarie dei bilanci ai vertici aziendali, la dimensione della scienza contabile afferisce invece, in via prioritaria, alle condizioni oggettive di formazione e regolarità dei documenti di sintesi annuale.
Come sarà evidente, tuttavia, seguendo ottiche e logiche rigidamente economico-aziendali è possibile contribuire in misura penetrante anche alle disamine giuridiche sulla responsabilità penale o civile, edificate su coscienza e intenzioni delle opinabili scelte amministrative.
Il contesto degli studi aziendali conosce, in effetti, la sfera delle informazioni e dei processi cognitivi fondati sui dati contabili, utili alla comprensione giuridica del formarsi delle volontà degli amministratori aziendali e delle soggettive decisioni gestionali assunte dai medesimi.
D'altra parte, lo spirito del "ragioniere" potrà trarre indirizzo e guida dalle scoperte del giurista, così da focalizzare la "ricerca contabile" sui gruppi aziendali e sul "falso in bilancio" verso nodi critici attuali che coinvolgono concretamente e talora drammaticamente le imprese del nostro Paese.

Prof. Pierre Di Toro

 
   
  

 

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