FERENTO

Su un vasto pianoro di trenta ettari in posizione spettacolare tra Montefiascone e i Cimini, a 8 chilometri a nord-est di Viterbo le rovine della città di Ferento sono la testimonianza di una lunga vicenda urbanistica improvvisamente interrotta nel 1172, quando i Viterbesi, dopo ripetuti scontri, entrarno per forza nella città di Ferenti e tutta la robbarno e scarcarno.

L’area è dal 1994 interessata da un cantiere didattico del Dipartimento di Scienze del Mondo Antico che consente l’apprendimento delle tecniche di scavo agli studenti della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali

I pochi resti monumentali oggi visibili, frutto principalmente degli scavi del ventesimo secolo, rappresentano una minima parte di quelli conservati. Essi già forniscono una prima idea dell’importanza del sito, attraversato da una strada basolata (la via Ferentiensis, un asse stradale che dalla via Cassia conduceva alla valle del Tevere): il teatro e le terme, scavate nei primi anni del Novecento e oggi comprese in un parco archeologico aperto ai visitatori, sono indizio di una vasta area pubblica prospiciente il decumano, mentre numerose strutture medievali, molte appena affioranti, sono visibili nei terreni esterni al parco, oggi destinati a pascolo.  

Forse già dal III sec. ma sicuramente dalla fine del II sec. a.C. una fondazione romana si inserì su una sporadica frequentazione precedente; di questa città repubblicana abbiamo scarsissime notizie dalle fonti, mentre un’iscrizione ci informa che in età augusteo-tiberiana vennero edificate le terme e, grazie alla generosità di un privato, Sesto Ortensio Claro, il foro viene completamente ripianificato. A quest’epoca risale anche il teatro, ristrutturato nel II secolo d.C. La prima età imperiale è l’epoca di maggior sviluppo della città, che vide con ogni probabilità la quasi completa urbanizzazione del vasto pianoro. Ferento divenne così il centro egemone di un vasto territorio, sede anche di diocesi dalla fine del V secolo fino almeno a tutto il VI; ed è in quest’epoca che, in un quadro completamente mutato, la città entra in pieno nel conflitto bizantino-longobardo, trovandosi a svolgere una funzione strategica lungo la linea che segnerà il confine tra i due domini. In questo periodo la città viene integralmente rifortificata: una nuova cinta muraria, sfrutta il teatro come edificio di difesa. La città viene ristretta in tal modo ad un ottavo della sua estensione originaria.

Una fase di nuova espansione tra la fine dell’XI secolo ed il seguente, che porta all’urbanizzazione di un ampio tratto del pianoro ad est della cinta altomedievale, è il segno della nuova vitalità del centro urbano che entra in conflitto irreversibile con la vicina Viterbo. Quest’ultima, modesto castrum nell’VIII secolo, è diventata in questi decenni un centro urbano in rapida crescita. Alla cruenta distruzione fanno seguito altre notizie che ci parlano dell’accanimento con cui i Viterbesi cercarono di rendere impossibile la rinascita di qualunque insediamento nell’area dell’antica città. Tracce di frequentazioni regolari indicano che con ogni probabilità questa distruzione non fu totale e che il sito continuò ad essere frequentato per attività estrattive ed agricole.  

I risultati delle prime campagne di scavo in un’area a nord del decumano, proprio di fronte alle terme hanno da subito rivelato tutte le potenzialità del sito. Le complesse sequenze stratigrafiche hanno costituito una palestra ideale per centinaia di studenti che hanno pian piano dipanato il filo della storia consentendo così di leggere con chiarezza una sequenza insediativa esemplare, completando le numerose pagine mancanti della storia della città.

L’attività di scavo coinvolge infatti gli studenti di archeologia che, in numero crescente (ormai più di un centinaio l’anno), eseguono direttamente tutte le operazioni sul terreno sotto la supervisione di coordinatori scelti fra i laureati e gli studenti più esperti. Il grado crescente di responsabilità consente ai più dotati di assumere una progressiva autonomia nell’indagine scientifica. Molti degli archeologi così formati hanno trovato sbocchi professionali come collaboratori delle istituzioni di salvaguardia, sia individualmente, sia attraverso società e cooperative.

Il gruppo degli operatori si è presto allargato, arrivando a comprendere i primi laureati della facoltà. Si è così formata un’équipe collaudata che comincia a dare i primi risultati significativi, recentemente pubblicati in un lavoro collettivo apparso sulla rivista “Archeologia Medievale”.

Questo ha permesso di allargare l’attività che, a partire dal 1999 ha visto l’apertura di nuovi settori di scavo in zone chiave del sito. Con la programmazione di nuovi e più impegnativi interventi di scavo e restauro si va definendo un progetto organico di indagine della città suscettibile nel giro di pochi anni di fornire più precise informazioni sui periodi ancora poco chiari e di meglio delineare l’assetto urbanistico in età romana e medievale.

L’attività poi continua al di fuori delle campagne di scavi con lo studio dei materiali in laboratorio attraverso esercitazioni, seminari, tesi di laurea ed incarichi specifici di ricerca. Una parte dell’attività è anche consacrata alla redazione del diagramma con messa in fase dei contesti scavati, alla digitalizzazione della documentazione grafica ed alla informatizzazione dei dati alfanumerici che sono in corso di archiviazione su in sito internet dedicato.  

I primi risultati dello scavo ancora in corso nei 4 saggi aperti ci hanno mostrato nuovi elementi delle due grandi fasi di vita della città romana: cisterne e domus repubblicane, botteghe ed abitazioni di età imperiale. E’ emerso in tutta la sua altezza conservata (oltre 4 metri) il grande muro a blocchi di 180 cm di spessore che nel VI secolo fortificò l’area occidentale del pianoro. Le case, accompagnate dagli elementi della cultura materiale quali vasi, vetri, elementi del vestiario e dell’arredamento ci hanno delineato un quadro della vita nell’XI e XII secolo. Le tracce dell’attività metallurgica, degli utensili, degli animali da lavoro e dell’alimentazione ci parlano delle attività economiche e artigianali che animarono l’ultima fase della vita di Ferento, che si avviava alla fioritura tipica delle città comunali, bruscamente troncata nel 1172.