§
4. Verso una definizione specialistica dell'apparato di consultazione
Quando
della Guida esce la seconda edizione, l'accento viene messo con molta
forza sul recupero del linguaggio specialistico, proprio allo scopo di
"razionare" un linguaggio logoro per sovrabbondanza, riconducendolo ai
fatti tecnici, ma con la finalità, quella sì rivelatasi ardua, di coniugare lo
spirito della post-fazione di Cantimori col recupero di una maggiore attinenza
formale e contenutistica all'oggetto:
«Si
intende con bibliografia la tecnica attraverso la quale, registrando ed
analizzando la produzione di libri, la lettura diviene, da occasione
individuale, ricerca organizzata e metodica. Suo oggetto è il libro, e più
precisamente il libro a stampa; interpretazioni recenti tornano e proporre un
suo uso anche per la tradizione manoscritta, ma in questa sede ciò interessa
solo per alcune implicazioni marginali»[17].
Anche
qui il richiamo è a Naudé, ma a un altro Naudé rispetto al consigliere
bibliotecario che abbiamo visto poco sopra; si fa riferimento infatti ad un suo
testo più dichiaratamente politico sotto il velo della definizione tecnica Bibliographia:
«Il
termine bibliografia preesiste largamente alla valenza con cui ne usiamo il
concetto; lo ha tolto dall'universalismo, che lo caratterizzava in origine,
Gabriel Naudé il quale, pubblicando nel 1633 la sua Bibliographia politica
"registrava in un testo continuo la letteratura necessaria allo studio
della politica e, aggiungendo ai titoli note a carattere critico e illustrativo,
riuscì a fornire una guida per lo studio della letteratura politica"[18].
Veniva in questo modo attribuita alla nozione di bibliografia una specificità
che ancor oggi continuiamo a riconoscerle», sia pure non senza una punta di
scetticismo, che forse sentiamo di poter continuare in parte a mantenere,
persino dopo il monumentale tentativo da parte di Serrai di dare alla
bibliografia dignità di scienza autonoma[19]:
«Difficile pensare data la sua apparentemente insopprimibile finalizzazione,
che sia possibile attribuirle valore di scienza».
Di
qui la scelta esplicita di una valenza di modello:
«La
proposta di questa Guida è bibliografica nel pieno senso di tale
nozione; mira, cioè alla formazione di una raccolta di quei "supporti
cartacei" che da mezzo millennio circa l'Europa occidentale è abituata a
vedere, toccare, chiamare libri a stampa, che in tale periodo hanno
mantenuto all'incirca la medesima struttura, e che qui vengono scelti e proposti
in base a varie sfaccettature del messaggio culturale che si vuole
complessivamente trasmettere»[20].
La
novità rappresentata dalla proposta è colta il 7 agosto di quell'anno da un
quotidiano di informazione politica, «Il popolo», organo del partito
dell'allora Democrazia cristiana, che dopo una lunga riflessione sul libro come
soglia intergenerazionale della cultura, conclude proprio con tale
sottolineatura. Leggiamo:
«Marshall
Mac Luhan, nel suo celeberrimo saggio Gli strumenti del comunicare,
racconta lo stupore del principe Modupe, un uomo della civiltà prealfabetica,
alla scoperta del libro: "Il solo spazio affollato nella casa di Padre
Perry erano gli scaffali della libreria. A poco a poco arrivai a capire che i
segni su quelle pagine erano parole intrappolate. Chiunque era in grado
di imparare a decifrare i simboli e a rimettere in libertà le parole
intrappolate inserendole in un discorso... Quando compresi fino in fondo ciò
che questo significava, provai la stessa emozione e lo stesso stupore di quando
avevo visto per la prima volta le scintillanti luci di Konakry. Rabbrividii per
l'intensità del desiderio di imparare anch'io a fare questa cosa
meravigliosa"[21].
Il
principe Modupe vuole imparare a decodificare i segni contenuti nel libro perché
in tal modo può entrare in comunicazione con gli uomini che l'hanno preceduto e
con quelli che verranno. La conoscenza attraverso il libro diviene trasmissibile
nel tempo e nello spazio e tende ad essere universale: il libro, aggiunge Borges
in Oral, "è un'estensione della memoria e dell'immaginazione... se
leggiamo un libro antico è come se leggessimo tutto il tempo che è trascorso
dal giorno in cui è stato scritto fino a noi"[22].
Per questo il libro non è soltanto utile ma indispensabile.
Ma
da dove cominciare a leggere? Quale il criterio di scelta dei libri? La domanda
può apparire superflua, o addirittura banale, per quanti hanno acquistato
consuetudine con il libro. Ma non è così. Anche per il più scaltrito
bibliofilo non sempre è agevole stabilire quali siano i libri essenziali da
leggere e comunque da conservare in attesa di un'eventuale consultazione. E
questo anche in conseguenza della parcellizzazione del sapere che i tempi
impongono. Si sentiva perciò il bisogno di uno strumento di sussidio elaborato
con metodo interdisciplinare e frutto soprattutto di onestà intellettuale. Un
tentativo di risposta viene ora dalla casa editrice Einaudi con la pubblicazione
di una Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata, a cura
di Paolo Terni, Ida Terni e Piero Innocenti.
L'esperimento
non è del tutto nuovo. Lo stesso Einaudi aveva pubblicato nel 1969 un
precedente "catalogo" (che è servito di base all'attuale) il quale
suscitò non poche polemiche — non mancarono accuse, se la memoria non
c'inganna, di faziosità ideologica. Ciò nonostante la Guida ottenne un
certo successo. La nuova edizione, per esplicita ammissione dei curatori, ha
tenuto conto delle indicazioni e dei consigli emersi ed ha corretto precedenti
errori, pur rimanendo fedele all'impostazione originale.
I
curatori stessi prevedono che alcune delle soluzioni adottate potranno suscitare
qualche critica. E questo è inevitabile se si pensa alla complessità della
materia e alle difficoltà di selezione e di catalogazione. [...][23].
I risultati sono però nel complesso soddisfacenti in quanto i curatori sembrano
aver adottato come prioritario, se non come esclusivo, il criterio della
competenza e della professionalità»[24].
Dopo
l'organo del partito allora di governo, e comunque di maggioranza relativa,
poche settimane dopo anche il maggior quotidiano di informazione economica «Il
Sole 24 ore» (forte di una tradizione di informazione bibliografica critica e
letteraria da sempre solida) interveniva sull'argomento il 30 agosto:
«A
dodici anni di distanza dalla prima edizione, che si fregiò del contributo di
Delio Cantimori, l'editore Einaudi ripresenta la Guida alla formazione di una
biblioteca pubblica e privata, interamente riveduta e aggiornata a cura di
Paolo e Ida Terni e Piero Innocenti.
L'opera
si è avvalsa della collaborazione dei migliori specialisti delle singole
materie per ciascuna delle quali viene presentato, ordinatamente e con una
premessa metodologica, un notevole numero di testi, che sommati riguardano circa
diecimila autori. Si tratta, come si vede, di una selezione imponente; la Guida
fornisce così criteri assai utili per districarsi in un itinerario librario
sempre più complesso e ramificato, che potrà essere sussidiato dai più
moderni strumenti di trasmissione del sapere, ma certo non ridimensionato
sensibilmente, almeno nel prossimo futuro.
Un'operazione
di questo genere si segnala dunque come prezioso servizio alla collettività dei
lettori e degli operatori; tuttavia diventa anche elemento di riflessione
interna all'editoria nel momento in cui questa manifesta segni di incertezza e
difficoltà, come testimonia il drastico calo complessivo delle vendite
librarie. Se le ragioni della crisi sembrano in buona parte da ricercare nella
qualità e quantità della produzione, nonché nelle strategie editoriali, un
catalogo come questo può certamente costituire un terreno di confronto e più
ancora un contributo di chiarezza e di orientamento per il vasto pubblico.
Sulla
scorta della Classificazione Decimale Dewey (CDD), opportunamente ritoccata,
viene presentato il meglio in tutte le discipline del sapere, dalle opere
generali alla filosofia e alle scienze sociali, dalla linguistica alla
letteratura, dalle scienze in genere all'arte, alla musica alla storia e alla
geografia.
La
parte relativa all'economia, curata da Federico Caffè[25],
presenta oltre 250 titoli sotto le seguenti voci: dizionari e atlanti, classici
dell'economia, storia dell'analisi e del pensiero economico, teoria economica,
storia economica, economia italiana. Si tratta di un insieme organico di
suggerimenti che raccolgono, in una visione pluralistica, le opere definibili
classiche — dai fisiocratici a Smith e Ricardo, da Marx ai neoclassici, da
Keynes ai post-keynesiani, con particolare attenzione ai classici italiani quali
Ferrara, Pantaleoni, Einaudi, Bresciani, Turone e Del Vecchio — senza peraltro
trascurare le più recenti novità di cui è presente una buona selezione.
Interessanti spunti i cultori dell'economia possono anche rintracciarli nelle
sezioni Statistica, Demografia e Sociologia.
Indubbiamente
non si può trovare tutto e ciascun lettore avrebbe certo qualcosa da aggiungere
o da pretendere; dall'altra parte, come viene anticipato nell'introduzione le
bibliografie non si dividono in complete (che non esistono) e incomplete, ma in
fatte bene e fatte male. Questa einaudiana è indubbiamente ben fatta e
meritevole di essere annoverata tra gli strumenti indispensabili della ricerca»[26].
Con
questo si dava la stura ai punti di vista che dall'analisi settoriale ambivano a
risalire al giudizio generale. Insiste Tullio De Mauro sul quotidiano
dell'allora Pci:
«Bisognerebbe,
diceva Pasolini, poter disporre di un "osservatorio linguistico" in
grado di dirci, a ogni momento, "che lingua fa" (come quelli
meteorologici dicono "che tempo fa". Pasolini traduceva in formula
efficace e brillante un'idea che nella nostra cultura trovava in un'unica,
autorevole tradizione: Vico, Ascoli, Croce, Gramsci. Non sono nomi alla moda tra
i nostri professori e pubblicisti; al momento è più conveniente citare
"la lezione delle Annales" per dire la medesima cosa, che è poi ciò
che più interessa.
E
la cosa è che la lingua o, meglio, la complessiva condizione linguistica d'una
comunità è un indicatore decisivo e sicuro della situazione
politico-culturale. A patto che dicendo "politico" non si pensi
soltanto al gioco di correnti interne ai partiti che si dicono politici, e
dicendo "culturale" non si pensi soltanto a professori di belle
lettere. Ecco allora alcuni libri che ci aiutano a capire. [...][27]
un libro che dovrà figurare senz'altro in un secondo prezioso strumento del
quale corremmo qui parlare: la Guida alla formazione di una biblioteca pubblica
e privata. Catalogo bibliografico e discografia [...][28]
Lo studio dei Lepschy merita davvero di essere presente tra gli altri
"titoli che dovrebbero figurare in ogni biblioteca pubblica" e che per
il "lettore privato" dovrebbero fare da "indicazioni e stimoli
per completare o rivedere il proprio personale panorama di libri".
Poiché
ci auguriamo che ciò accada in una seconda sollecita edizione, e poiché il
libro dei Terni e di Innocenti è destinato a far testo, segnaliamo una piccola
svista: Giulio C. Lepschy va sciolto in Giulio Ciro e non nel certo più
solenne, ma non esatto Giulio Cesare, come fa la pur accuratissima bibliografia
einaudiana.
La
bibliografia figura come "nuova edizione" dell'opera omonima
pubblicata nel 1969, con una famosa prefazione di Delio Cantimori. Si tratta in
realtà di un'opera interamente nuova. Non solo essa aggiorna e integra
l'anteriore Guida con materiali pubblicati in questi undici, intensi anni di
profondo rinnovamento della cultura intellettuale italiana, con interi settori
disciplinari che nella vecchia non potevano nemmeno esser presenti. Ma accentua
il taglio di proposta aperta, di stimolo, rispetto a una qualche perentoria e
aristocratica chiusura del catalogo di Cantimori. Speriamo che questo strumento,
cui Paolo Terni e gli altri lavoravano da anni, giovi al manipolo di coloro che
si preoccupano del buono stato delle nostre 23 mila biblioteche. [...][29]
Chi va nelle biblioteche? Chi prende in prestito libri? Perché? A tali domande
rispondono le inchieste e le analisi sintetizzate da Rovati. Tra i tanti, solo
un dato. Ancora una volta l'analisi oggettiva rivela, nel libro di Rovati, che
percentualmente e in cifre assolute i lettori più attenti sono ragazzi sotto i
14 anni e giovani sotto i 15. Riusciranno gli orecchianti a non ripetere più lo
stupido luogo comune "i giovani non leggono, ai miei tempi invece sì"?»[30].
Passando
per un'intervista a Paolo Terni, uno dei curatori della Guida una
settimana dopo, arriviamo all'articolo che abbiamo già ricordato all'inizio, di
Branca, che saluta la nuova edizione del repertorio sottolineando il cambiamento
di modellistica, indicato essenzialmente nel professionismo bibliotecario del
modo di operare. Branca recepisce uno per uno i seguenti fattori:
1.
le fonti; l'avere cioè usato come piattaforma di selezione il materiale
registrato dalla Bibliografia nazionale italiana durante gli anni
intercorsi fra il 1970 e il 1979, integrato del materiale segnalato nella prima
edizione, avendone però scartato tutto ciò che era stato superato dagli eventi
disciplinari o che la naturale fisiologia dell'aggiornamento
editoriale-commerciale (ristampe o nuove dizioni delle stesse opere) aveva
egualmente superato; con questo si erano incrociate in modo adeguato ampiezza
e selettività, ancora da integrare con un criterio di motivazione
scientifica che garantisse contro le lacune BNI. Di qui l'uso di
esperti di settore, altamente raccomandabile per qualunque operazione
bibliografica che ha introdotto fonti secondarie quali cataloghi editoriali,
repertori bibliografici specifici, liste di aggiornamento disciplinari[31].
2.
L'uso più sistematico di una classificazione più rigorosa, che ha portato
all'utilizzo della CDD «rispettandola nelle sue linee generali (i dieci tronchi
primari), mantenendo però ampia libertà di manovra sia nel disegno di quelle
sub-partizioni[32]
dove massi-|[xxix]mo è stato il fluire dei criteri operativi delle scienze
rispetto al quadro generale entro cui fu concepita la CDD, sia nella
corrispondenza fra simboli e sub-partizioni»[33].
3.
La maggiore attenzione ad una strategia di copertura, ottimizzando
l'aspetto di quello che viene definito un «far da sé» bibliografico, pensoso
anche di come esso sarà giudicato in futuro, quando non sarà più che una
testimonianza, non necessariamente la più forte, delle tante stratificazioni
del passato, «ancor vivente però nella scelta dei libri e dunque non ne sarà
più giudicato con indulgenza l'impegno ma con severità il risultato»[34].
Ma
leggiamolo per esteso:
«Una
svolta fra cultura e politica, il cambiamento, se non ribaltamento, avvenuto fra
'68 e '80 nella nostra cultura, nella stessa cultura cosiddetta progressista, è
ormai chiaro e noto. Di tale mutamento un tratto sorprendente e convincente è
offerto ora da quella che solo in apparenza è la più sterilizzata delle
scienze, la bibliografia. Basti sfogliare, l'una accanto all'altra, le due
edizioni, del '69 e dell'81, della Guida alla formazione di una biblioteca
pubblica e privata stampata dal nostro più avvertito e sensibile editore del
dopoguerra, Giulio Einaudi.
La
prima edizione usciva nel pieno dell'ubriacatura cntestaoria e marxista. Nella
Torino einaudiana e bobbiana si sbaraccavano e si bruciavano i libri delle
biblioteche, danzandovi attorno una nuova carmagnola. L'ondata investiva anche
l'editoria, con il feticismo per o vari libretti rossi o non rossi, per i
manualetti eversivi,per i romanzi-testimonianza.
La
guida era nata dalle civiche esperienze nella formazione, dal '63 in poi, della
Biblioteca Einaudi di Dogliani. Era preparata da un gruppo di esperti fortemente
ideologizzati e ragionata da un maestro come Delio Cantimori in un'ampia
introduzione, pubblicata però postuma e senza che egli avesse potuto vedere il
libro.
Era
tutta sulla cresta di quell'ondata contestatrice, della sua faziosità e delle
sue scelte e delle sue esclusioni.
Le
reazioni della cultura più seria e impegnata furono subito aperte e dure in un
dibattito, di grande risonanza grazie soprattutto agli insulti – per opposte
ragioni – dell'estrema sinistra e dell'estrema destra, organizzato da
Barbiellini Amidei all'Istituto accademico di Roma il 23 e 24 ottobre, sotto la
presidenza di Eugenio Montale.
Proprio
Montale parlò di "scelta... arbitraria"; Bo reagì alla "ragione
di certe scelte e di certe esclusioni... di proposte su criteri quasi del tutto
superati". In effetti, come si domandò chi ora scrive, perché "uno
degli editori cui più deve la cultura italiana di questi ultimi anni"
voleva presentare in forma di obiettivo sussidio bibliografico indicazioni
chiaramente ispirate a interessi ideologici o editoriali, che avrebbero potuto
essere affermati legittimamente in forma esplicita? La bibliografia diveniva così
un cavallo di Troia per la più pesante propaganda, uno dei più subdoli
persuasori occulti.
Nella
storiografia filosofica non c'era posto per Gentile, né in quella letteraria
per il Croce della Letteratura della nuova Italia; il panorama dei nostri
scrittori contemporanei ignorava autori come Marinetti e Papini e Prezzolini,
Soldati e Pomilio, Giotti e Valeri, Lisi e Barolini. E nell'introduzione si
parlava, come cinquant'anni fa, di scienza filologica come "una delle più
sottili e acrobatiche e ciarliere che ci siano" e sembrava la si
legittimasse concludendo col "rammentare quanta importanza nel discorso di
Palmiro Togliatti su Antonio Gramsci venga attribuita alla severa tradizione
filologica dell'università torinese".
Il
contrattacco di Einaudi, presente a quel dibattito, fu allora forte ma
civilissimo. Proclamò "ormai famosa e bellissima" la
"Guida", ma "imperfetta e forse anche faziosa". E poi in una
lettera franca e amichevole a me: "Qualcuno di quei nomi di scrittori è
stato deliberatamente 'omesso', qualche altro soltanto 'dimenticato'... lei ha
aperto la via a una lettura della "Guida" quasi esclusivamente
centrata sulla letteratura (ma che potevo fare di diverso io, povero letterato,
cosciente dei miei limiti?). Se per faziosità lei intende il rifiuto di un vago
obiettivismo... fazioso lo sono di certo".
Non
si trattava però di volere una cultura neutra e anodina, ma di esigere che la
bibliografia – tanto più quella offerta come esemplare per la formazione di
biblioteche – riflettesse l'autentica situazione del sapere e non pesanti
parzialità e impostazioni ideologiche o partitiche. L'editore concludeva
onestamente: "Forse più avanti si potrà riesaminare la questione da
questo angolo visuale... cercherò di eliminare gli errori, ma solo per
precisare meglio le 'scelte' ".
Giulio
Einaudi ha ora mantenuto la promessa, sensibilissimo anche al nuovo "angolo
visuale" più aperto e pluralistico affermatosi in questo decennio nella
nostra cultura. Sostituita a quella ideologica una introduzione chiara e tecnica
di Piero Innocenti – con Paolo e Ida Terni ha curato la nuova edizione [...[35]]
– la "Guida" appare redatta da autorevoli studiosi in massima parte
marxisti ma anche appartenenti alle ideologie più diverse, cattoliche e
liberali. Gentile, Papini, Prezzolini, Lisi e gli altri "dimenticati"
hanno trovato un loro posto: la religione, umiliata nella prima edizione come
sottosezione dell'antropologia ("La religione... credo che non sia
eliminabile" aveva detto Montale), ha una sua solida e ampia autonomia;
nelle letterature è stato dato rilievo a varie fra cui le africane, le antiche
e dedicato un capitolo alla fantascienza.
Arricchimenti
e aggiornamenti molti e autorevolissimi, dunque, anche se non mancano scelte
discutibili e errori ahimé fatali in opere simili (p. es. i due Barbaro
confusi, Marco Polo citato in traduzione e i "Trionfi" in edizione non
completa). Quello che conta veramente è l'imporsi, ora, di una cultura più
aperta e universale, al servizio della verità e della scienza.
Nella
"Premessa" Paolo Terni dichiara esplicitamente che le indicazioni
"non debbono in alcun modo essere lette come il disegno più o meno
esplicito di una nuova struttura dell'albero della scienza". La faziosità
è stata sostituita dalla "rabbia di vedere tanti libri resi sordi e muti
per la paura di lasciarli parlare".
Grazie,
caro Einaudi e caro Terni, dell'onestà e del coraggio dimostrati nel rifare
questa "Guida", grazie anche di quella rabbia: un'ira davvero santa»[36].
All'articolo
di Branca rispondeva l'Editore, da Torino, il giorno stesso:
«Caro
Branca, Ho letto con molta attenzione, e ovviamente con molto piacere, il
discorso da lei dedicato sul "Corriere" di oggi alla nuova e vecchia Guida
alla formazione di una biblioteca.
Ogni
discorso del genere è difficile almeno quanto la fatica di compilare l'opera
presa in esame: e che in sé dovrebbe mirare, pur nella sua forzata selettività,
a tracciare un disegno culturale preciso in un preciso momento storico. L'asetticità
filologica non può non essere relativa al suo tempo, pur mirando ad una
completezza organica, certo ancora non interamente raggiunta in questa nuova
edizione.
Quello
che in ogni caso mi pare conti è che il lavoro sia riuscito ad essere non un
mero strumento bibliografico ma, ancora una volta, una "guida"
intellettuale rispondente alla nuova richiesta di cultura, con impegno e
responsabilità di scelte. D'altronde non sono pochi a chiedersi se il chiassoso
dibattito sessantottesco non abbia provocato quella decantazione dei valori che
oggi consente di guardare con obbiettivo distacco ad autori e discipline allora
lasciati in ombra; Le vie della Storia, come quelle del Signore, sono infinite.
Mi
creda, con viva gratitudine ed amicizia (Giulio Einaudi)»[37].
Potrà
essere interessante inserire qui, a commento di come l'analisi di Branca
cogliesse anche i filoni sotterranei non solo quelli più espliciti, la bozza di
quella che avrebbe dovuto essere l'introduzione alle Opere generali, molto
diversa rispetto alla piega che le cose hanno poi preso:
OPERE
GENERALI (000)
Indice
della classe 000. Opere generali
1.
Informazione e cibernetica
2.
Il piacere della lettura
3.
Storia del libro
4.
Bibliografie
5.
Biblioteconomia e biblioteche
6.
Archivistica
7.
Enciclopedie e dizionarî
8.
Periodici
8.1
Repertorî
8.2
Storia
La
prima sezione del catalogo, Opere generali, si alimenta del raggruppamento 000
della Classificazione decimale Dewey, fatto proprio dalla Bibliografia
nazionale italiana (mensile pubblicata dal 1957 dalla Biblioteca nazionale
centrale di Firenze, registra la produzione libraria italiana ed ha valore
normativo in materia di schedatura a classificazione dei libri), e qui
accettata. Sono stati operati solo alcuni rimaneggiamenti, tali da sottolineare
chiavi di lettura interne alla prima sezione o inerenti alle altre nove che nel
catalogo la seguono in sequenza non meccanica. Le Opere generali vorrebbero
infatti definire il territorio bibliografico, al di là delle discipline, che
consenta una formalizzazione dei metodi di approccio ad esse a prescindere dal
loro contenuto. La metodologia bibliografica risponde solo alla domanda come?,
mentre a soddisfare al che cosa? sono delegati i singoli statuti
disciplinari.
La
sezione si presenta divisa come segue:
1.
Informazione e cibernetica
Ci
si interroga qui sulla qualità dell'informazione, di cui si vede nella conoscenza
lo sviluppo successivo; ulteriormente, si presuppone da parte della filosofia la
capacità di sviluppare a sua volta un giudizio sulla possibilità e finalità
dell'attività conoscitiva. Di qui la presenza in questa sede della cibernetica,
sviluppata per altro nella sezione di Scienze alla sottosezione
specifica.
2.
Il piacere della lettura
I
molti e non sempre disinteressati dubbi sollevati anche di recente sulla fine o
meno della "galassia Gutenberg" (sul regresso, cioè, della civiltà
del libro in favore di altri mezzi di comunicazione) rendono necessario di
risottolineare proprio nel libro il senso e lo scopo di questo catalogo.
Trovare nella lettura il piacere pone il problema del rapporto fra
coscienza ed espressione di sé nel sistema dei segni scritti (sincronicità
dell'accostamento al testo), ma anche quello del modo in cui tale esigenza si
colloca entro una vicenda che ha una storia e che da essa è condizionata
(insorgenza della diacronia).
3.
Storia del libro
È
una sottosezione che ospita i sussidi atti a dare spessore diacronico
agl'interrogativi sollecitati dalla precedente. Il modo di produzione della
carta stampata attraversa oggi una rivoluzione tecnologica (la pellicola che si
sostituisce al piombo) in presenza della quale sottolineare la continuità fra
papiro e monotype può avere anche esiti di disperata bibliofilia (cioè di
culto esteriore del libro in quanto oggetto), ma parte dal senso non
passatistico della convinzione in una unità che supera le fratture.
4.
Bibliografie
Le
presenze gerarchiche in una disciplina come la bibliografia non sono
eliminabili, dal momento che sua competenza è per definizione la specificità
(una bibliografia è tale in quanto sceglie all'interno della totalità dei
materiali a stampa quanto può rispondere agl'interessi del lettore); la
bibliografia difende inoltre contro la banalizzazione derivante dalla facile
comunicazione.
È
impossibile, in questa sede, dare conto di tutta la complessa stratificazione
della materia, che si divide in bibliografia generale e bibliografie speciali a
seconda degli argomenti trattati; e ancora — sotto il profilo dei criterî di
selettività — in bibliografie nazionali, regionali, per periodi storici, etc.
Qui si è cercato ovviamente di trattare un panorama che interessi l'Italia, per
suggerire la base su cui si fonderà l'incremento degli acquisti di una
biblioteca. Non si è toccato il tema delle bibliografie speciali: discontinuo
per la sua dipendenza dai contenuti disciplinari, il panorama di queste è molto
disomogeneo nella situazione italiana. In tanto in quanto esistano, potrà
esserne data indicazione nelle note introduttive a ciascuna delle sezioni
seguenti.
5.
Biblioteconomia e biblioteche
Anche
per questa valgono alcune delle considerazioni fatte a proposito della
sottosezione precedente. In questa sede può bastare una scelta limitata di
testi di biblioteconomia teorica e applicata ad un itinerario fra le biblioteche
italiane come storicamente e materialmente sono. La prima parte viene trattata
riferendosi ai problemi in questo momento in discussione e informando sul
prontuario di regole in vigore per le operazioni principali di una corretta
gestione di biblioteca; la seconda, deve contenersi all'angolatura nazionale,
fra repertorî generali e tematiche di attualità viva o prossima (la lettura
pubblica, la lettura nella scuola, etc.). La disciplina è molto cresciuta in
questi anni; è necessaria in ogni caso una lettura incrociata di questi titoli
con le sezioni di Filosofia e di Scienze.
6.
Archivistica
Complementare
alla precedente (ma complementare anche alle sottosezioni Paleografia e
Diplomatica della sezione 400, Filologia e Linguistica) l'Archivistica viene
proposta qui in forma sommaria come suggerimento di un buon manuale disciplinare
integrato da testi che aprano alla problematica dei due grandi settori della
documentazione corrente, quello pubblico istituzionale e quello, non meno
importante, dei corpi societarî privati. Due scritti extraprofessionali di un
paleografo che si fa archivista e di un archivista che si fa storico concludono
l'elenco, formulando l'ipotesi ambiziosa di correlazioni più ampie fra le ex
"scienze ausiliarie" (come una volta venivano chiamate) e i nuclei
vitali della ricerca scientifica. Ma gli esempî potrebbero moltiplicarsi.
7.
Enciclopedie e dizionarî
L'esigenza
che muove (quando è serio) l'enciclopedismo consiste nel trattare
sinteticamente, ma non per questo in modo volgare, una problematica
complessa.Qui si è cercato di delineare, nella sottosezione dedicata alle
Enciclopedie e dizionarî, una struttura di base che dal punto di vista della
forma bibliografica avrebbe potuto essere ampiamenti integrata di titoli così
di discipline scientifiche come di umanistiche, che viceversa sono andati nelle
maglie rispettive della classificazione disciplinare, in quanto è stata
considerata preminente la specificità del contenuto rispetto alla forma del
loro essere trattazioni enciclopediche. Così, in particolare, è avvenuto per
la storia dell'arte e della musica (per cui v. la sezione 700), così in parte
per le scienze (v. le sezioni 500 e 600).
8.
Periodici
Manca
uno studio della funzione dell'informazione periodica: manca spesso anche sotto
il profilo del reperimento professionale una conoscenza particolareggiata della
sua storia; manca, di conseguenza, persino una definizione adeguata ed
internazionalmente accettata, dal punto di vista bibliografico, del concetto di
periodico. Se ne intuisce il valore in quanto strumento della organizzazione
politica ed intellettuale alto-borghese dell'Ottocento; se ne intuisce,
analogamente, la funzionalità politica nella storia in cui è dominante il
problema dell'organizzazione collettiva del consenso. Si tratta di un filone di
considerazioni il cui terminus non ante quem è sicuramente il Balzac
della favolosa Parigi anni Trenta dell'Ottocento; ma su versante simmetrico
altro non abbiamo che i fantasmi presaghi del Fahrenheit di Bradbury,
magari tradotti nelle pallide immagini di Truffaut. Se questi, esasperati da una
quotidianità ormai incombente, sono gli elementi a partire dai quali sembra
possa profilarsi anche una ricomposizione, essa è senz'altro non vicina. Si
valuti allora come drastica ma necessitata la scelta di non dare in questa sede
nessuna indicazione di singoli periodici, limitandosi ad una partizione della
sottosezione fra repertorî e storia della stampa periodica. La biblioteca
privata troverà negli orientamenti del suo titolare lo spazio della sua
emeroteca, o delle sue opzioni scientifiche; la biblioteca pubblica saprà
trovarlo nel suo àmbito istituzionale, nella sua competenza territoriale, nella
pressione di richieste dei suoi lettori.