§ 2. Criterî del lavoro

 

Per raccogliere il materiale bibliografico e di discussione che qui presentiamo al § 6, abbiamo seguìto i seguenti criterî:

 

― è stata controllata la bibliografia in calce al saggio specifico di Gianna Del Bono, uscito nel 1992 nella serie «Enciclopedia Tascabile» dell'Aib[5];

― è stata controllata, verificata e integrata la bibliografia sul reference in biblioteca precedente al 1994, raccolta da Carla Leonardi in appendice ad un suo lavoro del 1995;

― sono state controllate le principali occorrenze dei termini reference e "consultazione" nei titoli della letteratura professionale comparsa durante il decennio 1989-1999[6].

 

Le due serie sono state fuse in unica sequenza cronologica che fa parte integrante di questo saggio. Ci ha guidato anche l'idea collaterale di vedere come nasce e come evolve un particolare concetto di consultazione, il cosiddetto reference, all'interno della nostra letteratura professionale, che si è fatta sempre più specificamente e minuziosamente attenta col passare degli anni. In particolare, ciò è accaduto via via che il progressivo attuarsi delle deleghe e subdeleghe politiche e amministrative, collegate all'ordinamento regionale, portava, dai Settanta ― gli anni sì costituenti, come diciamo più sotto, del decentramento, ma anche gli anni del terrorismo di piazza e istituzionale ― ai Novanta e poi 2000: con la loro dialettica fra neofederalismo, neocentralismo e sopratutto fra taglio ed espansione delle risorse economiche finalizzate all'investimento culturale e in particolare bibliotecario. Dentro questa parabola, la cui traiettoria discendente non sapremmo ipotizzare, ma vorremmo auspicare si trasformasse in una sinusoide, e magari nella fase della curva in salita, ha trovato spazio un rilevante incremento, negli anni, di personale addetto alle biblioteche, il quale è venuto formando una massa di opinione, e, talvolta, anche di manovra, non indifferente. Oggi i convegni bibliotecarî, come ha dimostrato l'affollatissima giornata pistoiese, o quelle che il 26, 27, 28 novembre 2001 hanno visto svolgersi il convegno internazionale sulle risorse elettroniche nella università degli studî di Roma, sono molto frequentati, il che nel 1981 si andava profilando, ma non era né scontato, né delineato compiutamente.

Bisognerebbe forse premettere che, in un certo senso, una esigenza di consultazione rapida ha sempre accompagnato la raccolta e l'uso di documenti scrittorî, fossero essi librarî o, e forse soprattutto, documentarî. È noto anche, ed è diventato senso comune dopo l'alta divulgazione che ne ha data Alberto Manguel (1997)[7], che una ricerca del genere sconfinerebbe dall'àmbito della storia della biblioteca, per coinvolgere l'uso anche di fonti iconografiche e letterarie[8]. Giusto per fare una citazione, appunto, letteraria, non si può non ricordare come Naudé, aprendo il capitolo IX, quello conclusivo, della sua opera Advis pour dresser une bibliothèque, del 1627, dice per definire la biblioteca ciò che Seneca dice della natura: scias illam spectari voluisse, non tantum aspici, "vuol essere esaminata con attenzione, non soltanto guardata"[9]. Poco sopra queste conclusioni, all'interno del capitolo IV, che cerca di rispondere alla domanda Di che qualità e tipo devono essere i libri che si mettono dentro una raccolta libraria, Naudé era stato brutale:

 

«[...] non dimenticare tutte le opere dei principali eresiarchi o fautori di religioni nuove e diverse dalla nostra [...] ritengo non ci sia niente di stravagante o di pericoloso ad avere in una biblioteca [...] tutte le opere dei più sapienti e famosi eretici»[10].

 

Ben sappiamo come sarebbe imprudente sopravvalutare la portata di queste parole, e ben conosciamo la crudele indifferenza con cui Naudé seppe esprimersi, in altra circostanza, a proposito del massacro degli Ugonotti nella notte di san Bartolomeo. Ma quelle parole, una volta dette, sono rimaste a fissare il criterio della ricerca della verità in biblioteca, e del resto il paradigma dell'indagatore rivoluzionario della verità, il quale non esita di fronte al Terrore per imporla, è ben noto anch'esso alla successiva vicenda europea, da Robespierre a Trotski. Qui dobbiamo limitarci 1) a verificare come la partizione lettura-consultazione abbia trovato cittadinanza nell'attuale modello italiano di organizzazione bibliotecaria; 2) come, all'interno di questa partizione, la seconda parte del binomio, la consultazione appunto, sia venuta prendendo contorni, prima e dopo il 1981, piuttosto diversi.