principali spunti e scopi dello studio il bacino del lago di vico evoluzione storica dell’uso del suolo valutazione quantitativa della perdita di suolo stato trofico del lago di vico pubblicazioni correlate conclusioni webmaster francesco rega |
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SYSTEMS APPROACH TO ENVIRONMENTALLY ACCEPTABLE FARMING RISULTATI DEL PROGETTO CONCLUSIONI
Lo studio dell’evoluzione, negli ultimi 50 anni, dell’uso del suolo, i cui lineamenti essenziali sono stati brevemente
illustrati nelle precedenti sezioni, ha evidenziato per il caso specifico del lago di Vico, una sostanziale coincidenza
tra le problematiche di controllo dell’erosione del suolo e quelle di controllo dell’eutrofizzazione. La prima, in particolare, coinvolge molteplici fattori relativi al territorio agricolo e forestale, tutti coincidenti verso un concetto essenziale: le differenze del paesaggio e la loro influenza sul fenomeno sono tali da provocare rischi ambientali profondamente diversi anche per attività agricole e forestali identiche. Ne consegue la necessità di mettere a punto un sistema informativo territoriale “georeferenziato”, capace di rappresentare l’interazione tra i vari fattori naturali (pendenza, caratteristiche dei suoli ecc.) che influenzano i fenomeni erosivi e le attività agricole e forestali in modo da individuare le zone all’interno del bacino caratterizzate da una diversa criticità nei confronti del problema erosivo e, collegato a questo, del trasporto di fosforo nelle acque del lago. Una conseguenza diretta dei risultati dello studio effettuato è che non è detto che per controllare l’erosione tutti gli agricoltori debbano necessariamente adottare gli indirizzi tecnici che comportano l’utilizzo degli incentivi previsti dai regolamenti comunitari. La stessa analisi dello stato trofico del lago di Vico, d’altro canto, porta a concludere, come si nota nella figura Fonti esterne di P ed obiettivo gestionale (vedi paragrafo Conseguenze dell’analisi effettuata: evoluzione trofica del lago) , che buona parte delle attività agricole possono considerarsi ecocompatibili, mentre sono da ricercare quelle che tali non sono ed entro quali margini possono rientrarvi. Parallelamente alla necessità di individuare le aree critiche all’interno del bacino, lo studio illustrato nelle precedenti sezioni ha consentito di individuare fondamentalmente due categorie di interventi sinergicamente concorrenti al contenimento dell’ erosione e della mobilizzazione dei nutrienti e quindi da affrontarsi in modo solistico, secondo la moderna concezione della pianificazione territoriale: • Interventi di carattere diffuso, “a scala di campo”, indirizzati alla conservazione del suolo e alla regimazione delle acque. Questi si concretizzano essenzialmente nella completa adesione delle coltivazioni del nocciolo al regolamento CEE 2078/92 che prevede l’inerbimento dei noccioleti. • Interventi di carattere strutturale, indirizzati al controllo degli elementi lineari del paesaggio che accentuano il trasporto dei nutrienti o possono esercitare un’azione di filtro. Essi sono: le strade, per la loro influenza sulla rete idrografica naturale ed il drenaggio del deflusso ipodermico, operato soprattutto da alcuni sentieri forestali; la rete idrografica, in stadio evolutivo modesto e, quindi, naturalmente vocata all’erosione; la vegetazione ripariale del lago, zona di transizione fra il bacino emerso ed il corpo idrico, per il suo effetto di filtro dei deflussi superficiali. Conseguenza del menzionato bisogno di integrazione delle due tipologie di interventi, la necessità di una pianificazione del territorio supportata da un elevato contenuto scientifico ma, soprattutto, sufficientemente elastica per poter essere di volta in volta indirizzata dalle sempre più dettagliate conoscenze offerte dal monitoraggio. Se questo è vero in generale, lo è ancor più in un ambiente complesso e particolarmente sensibile quale il bacino del lago di Vico. |