UNIONE EUROPEA

UNIVERSITÀ DELLA TUSCIA

AgriBMPWater

principali spunti e scopi dello studio

il bacino del lago di vico

evoluzione storica dell’uso del suolo

valutazione quantitativa della perdita di suolo

stato trofico del lago di vico

pubblicazioni correlate

conclusioni

webmaster
francesco rega
SYSTEMS APPROACH TO ENVIRONMENTALLY ACCEPTABLE FARMING
RISULTATI DEL PROGETTO

IL BACINO DEL LAGO DI VICO

Paesaggio naturale e paesaggio culturale del lago di Vico

Il paesaggio culturale, quello influenzato dall’uomo, può essere considerato come un grande sistema “socio-ecologico” che, nel caso del lago di Vico, è caratterizzato da alcuni importanti fattori, come:

una ben definita unità fisica;
un’attività antropica di impatto ambientale non trascurabile;
un notevole valore paesaggistico;
la suscettività dell’ambiente a certe attività dell’uomo.

In tale ottica, la caldera del lago di Vico rappresenta un’area di particolare interesse per la coesistenza di elementi con elevato valore naturalistico (che nel 1982 hanno portato all’istituzione della omonima Riserva Naturale Regionale), con attività antropiche quali l’agricoltura e la pastorizia (Simmi, 1992) e con la fruibilità turistica.
Nel lago di Vico sono presenti situazioni ecologiche molto diverse tra loro ma condensate in un’area territoriale ristretta e, pertanto, a contatto l’una con l’altra. Questa è forse la caratteristica più importante di questo territorio (Fanfani et al., 1977; Pratesi e Tassi, 1977; Groppali et al., 1981; Relini, 1983; Pavan, 1985, riferito da Simmi, 1992).
Percorrendo il bacino dal lago allo spartiacque, si incontrano paesaggi molto vari e di notevole pregio ambientale. La vegetazione palustre delle Pantanacce, per struttura, composizione e ricchezza floristica, presenta aspetti quasi del tutto naturali (Blasi et al., 1989). La successione tipica prevede:

una zona, dove predomina una vegetazione di idrofite radicate flottanti o sommerse quali Potamogeton spp (brasca, erba tinca, lattuga ranina), Najas sp (ranocchina), Myriophyllum spicatum (millefoglio d’acqua), ed altre ancora.

una zona presidiata da vegetazione di eliofite palustri in acqua (canneto) con Phragmites australis (canna palustre), Schoenoplectus lacustris (lisca lacustre), Typha angustifolia (lisca a foglie strette), Sparganium erectum (coltellaccio maggiore) ed altre;


una zona che è stata definita un mosaico di vegetazione mesoigrofila (Blasi et al., 1989), caratterizzata dall’alternarsi di giuncheti, prati inondati e cespuglieti, il cui rapporto con l’acqua del lago è influenzato dalle variazioni del livello dello stesso che si verificano durante il corso dell’anno;

Il canneto e le idrofite radicate sono anche gli elementi costitutivi delle zone umide dislocate lungo il versante orientale del lago di Vico. L’importanza di queste zone tipicamente collocate all’interfaccia acqua-suolo risiede nell’aspetto “naturalistico” in quanto offrono riparo all’avifauna acquatica presente nella Riserva Naturale (lo Svasso maggiore, ad esempio, (Podices cristatus), simbolo del lago, nidifica ed è presente tutto l’anno in queste zone) e sono tra i più importanti elementi di biodiversità. Le zone umide svolgono, inoltre, un’azione fitodepurativa nei confronti delle sostanze che dall’ecosistema terrestre pervengono alle acque del lago, sia disciolte che adsorbite alle particelle terrose.

Allontanandosi dal lago e risalendo verso Monte Fogliano si incontrano i prati-pascoli naturali, i seminativi ed i coltivi a nocciolo, seguiti dai castagneti da frutto. Nelle zone a maggiore altitudine è possibile riconoscere diverse tipologie forestali, ascrivibili all’orizzonte submontano ed a quello montano inferiore (Blasi et al., 1989).
Così, nella fascia compresa tra i 530 m ed i 600 m s.l.m., la cerreta è il tipo forestale arealmente più diffuso, mentre sui versanti interni della caldera è più frequente la faggeta, che tende a divenire monospecifica salendo in quota. Elemento di particolare interesse è la faggeta “depressa” del Monte Venere, per la presenza di individui secolari molto al di sotto del limite altitudinale tipico di questa specie dell’Appennino centrale.
Tale ricchezza vegetale è da correlare con il clima subumido, che all’interno della caldera accentua il carattere suboceanico, e con la presenza degli andisuoli le cui principali caratteristiche, descritte nella sezione sulla pedologia, consentono una buona disponibilità idrica anche nei mesi estivi.
Il lago di Vico costituisce un esempio di territorio che, seppur influenzato secolarmente dalla presenza dell’uomo, ha mantenuto un elevato valore naturalistico e paesaggistico, cosa che ne fa un importante punto di riferimento turistico. Una stima delle presenze in tal senso riporta circa 33000 unità (Carbone, 1991).


Inquadramento geografico, lineamenti geologici e morfologia del reticolo idrografico
Caratteristiche morfologiche ed idrologiche del Lago di Vico
Elementi pedologici