principali spunti e scopi dello studio il bacino del lago di vico evoluzione storica dell’uso del suolo valutazione quantitativa della perdita di suolo stato trofico del lago di vico pubblicazioni correlate conclusioni webmaster francesco rega |
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SYSTEMS APPROACH TO ENVIRONMENTALLY ACCEPTABLE FARMING RISULTATI DEL PROGETTO IL BACINO DEL LAGO DI VICO
Caratteristiche morfologiche ed idrologiche del Lago di Vico Le principali caratteristiche morfologiche del lago sono state ricavate dalla recente carta tecnica regionale (1990) e, per questo, risultano diverse da quelle, riportate tra parentesi, ricavate da Barbanti et al. (1971), sia per la diversa scala, che per il maggiore livello odierno del lago: · quota s.l.m.m. decisamente elevata: 510 m (quello di Vico ha la maggior quota tra i grandi laghi italiani); · area A: 12,93 km2 (12,08 km2 ); · perimetro L: 18,14 km (16,9 km); · indice di circolarità (0.282 L/ÖA): 1,42 (1,37); · profondità media: 21,54 m, da verificare a seguito dei risultati del nuovo rilievo batimetrico; · profondità massima: 48,5 m. Per quanto riguarda i dati relativi al bacino imbrifero, risulta interessante il valore elevato del rapporto tra bacino emerso e specchio idrico. La situazione pluviometrica è un altro aspetto che caratterizza il bacino. Questa è assai differenziata rispetto agli altri laghi del bacino del Tevere, infatti tale parametro meteorologico aumenta con l’altitudine. Dall’analisi dei dati relativi a Ronciglione, la stazione pluviometrica più vicina al lago, per il periodo 1919-1964, emerge un totale annuo medio di piogge di 1406 mm, decisamente superiore ai circa 1000 mm del bacino del Tevere, cui l’area in esame appartiene. Nell’ultimo periodo, però, (1965-91), si registra un deciso calo di detto valore medio che è sceso a 1104 mm (corrispondenti ad una riduzione del 22%) e lunghi periodi siccitosi dal 1985 al 1991, come mostra la figura che segue. Andamento delle piogge per la stazione di Ronciglione (periodo 1965-1991).
Le differenze tra Ronciglione e le altre stazioni riguardano principalmente il semestre autunno-inverno, mentre nelle altre stagioni i valori non sono dissimili, cosa che accresce l’aggressività delle piogge in questa zona. Dal punto di vista del regime pluviometrico, esso può dirsi transizionale, si colloca, cioè, tra il tipo sublitoraneo appenninico ed il tipo marittimo. Data la mancanza di un picco secondario primaverile, tutte le precipitazioni tendono a concentrarsi nel semestre autunno-invernale, con un massimo a novembre (Barbanti et al., 1971), confermato anche nell’ultimo ventennio, sebbene nettamente più siccitoso. Le caratteristiche pluviometriche presentano comunque notevole complessità per l’effetto del vicino Mare Tirreno (a ovest) e del Monte Cimino, pochi km a nord est del lago. A ciò si sovrappone una variabilità interna altrettanto complessa, legata alle forti pendenze ed alla circolarità del bacino, che induce notevoli variazioni di esposizione. Il tempo teorico di ricambio delle acque lacustri di Vico si stima di 17 anni (Barbanti et al., 1971), valore elevato dovuto ad una vivacità idrologica alquanto modesta, da mettere in relazione con la genesi stessa di questo bacino che, occupando la sommità di un edificio vulcanico, possiede un areale contribuente di superficie limitata se confrontata con il volume delle acque raccolte nella cuvetta lacustre. Manca, inoltre, un immissario. Il lago, come tutti quelli di clima temperato, è soggetto alla stratificazione termica delle acque, con la temperatura estiva dello strato più superficiale nettamente superiore di quella degli strati profondi (vedi figura sottostante). Stratificazione termica del lago di Vico. Dati del primo rilievo di Barbanti et al., confermati da quelli recenti di Franzoi
Per la minore densità, l’acqua di maggiore temperatura tende a ristagnare in superficie, cosa che impedisce gli scambi di nutrienti ed ossigeno tra la parte superiore del corpo idrico, quella che ha la possibilità di acquisire ossigeno dall’atmosfera, ed il resto della massa d’acqua. In inverno, invece, si verifica un’inversione della stratificazione termica, tale che la temperatura della parte superiore dell’acqua scende a valori più bassi di quella degli strati inferiori, cosa che induce il rimescolamento del corpo idrico e, quindi, la situazione di omeotermia. Inquadramento geografico, lineamenti geologici e morfologia del reticolo idrografico Elementi pedologici Paesaggio naturale e paesaggio culturale del lago di Vico |