Universitŕ degli studi della Tuscia di Viterbo - Facoltŕ di Agraria -
D.A.F.
Dipartimento di tecnologie, ingegneria e scienze dell' Ambiente e delle Foreste
VALORIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEGLI ASSORTIMENTI DI CASTAGNO

VALORIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEGLI ASSORTIMENTI DI CASTAGNO (Castanea sativa Mill.) REGIONALE CON PROVENIENZE DIVERSE:
IMPLICAZIONI TECNOLOGICHE E ECONOMICO-COMMERCIALI

PROGETTO PRAL FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO

Il legno di castagno occupa un ruolo di primaria importanza nella storia, nelle tradizioni della nostra regione e per l'economia forestale.
Specie dall'origine medio-orientale, ha trovato nel periodo Romano grande impulso alla coltivazione vista la sua versatilità produttiva. Le pregevoli caratteristiche tecnologiche hanno favorito un rilevante impiego come è testimoniato dalla presenza in manufatti storico artistici di rilevante prestigio nell'area laziale (per fare qualche esempio: Santa Maria Maggiore a Roma, San Clemente, Santa Croce in Gerusalemme, S. Maria in Trastevere a Roma, il Teatro Unione a Viterbo e il Palazzo Doria Pamphili a San Martino al Cimino (VT). Tutt'oggi esso si contraddistingue per una notevole versatilitĂ  di impieghi che vanno dalle strutture portanti, ai mobili, agli infissi, agli oggetti in genere di uso domestico, trovando una interessante nicchia nella ristrutturazione di edifici storici.
Nonostante le premesse di ordine storico e culturale, con il passare dei secoli si è assistito ad un depauperamento delle potenzialitĂ  di impiego della specie per ragioni di ordine selvicolturale, tecnologico e socio-economico. In particolare la frammentazione della proprietà, l'insorgenza di nuove avversità fitopatologiche, hanno comportato lo sviluppo del ceduo che permette di ottenere assortimenti privi di rilevanti difetti tecnologici in tempi ragionevolmente brevi. Il difetto del legno della “cipollatura”, ha ulteriormente disincentivato i regimi selvicolturali con turni di lungo periodo che costituiscono un fattore di rischio per avere dei prodotti di elevata qualità. Date le caratteristiche socio-economiche la produzione di paleria ad uso agricolo ha costituito lo sbocco di mercato prevalente e conseguentemente il governo a ceduo ha rappresentato la forma di gestione per gran parte dei boschi castanili regionali. Intorno agli anni '80, l'interesse per le produzioni di castagno si è significativamente ridotto conseguentemente al minor impiego generale della materia prima legno, nonché dell'affermarsi sui mercati tradizionali dei prodotti succedanei.
Recentemente, tuttavia, si è assistito ad una inversione di tendenza. Infatti la crescita culturale, la sensibilitĂ  alle tematiche ambientali e la ricerca della “naturalità” dei beni, dei servizi e degli ambienti di vita quotidiana hanno favorito una rivalutazione del legno ed un interesse crescente circa le sue potenzialitĂ  di impiego. La domanda del legno di castagno si è andata qualificandosi, riacquistando vecchie nicchie di mercato connesse agli usi tradizionali, nonché trovando nuovi contesti di collocazione e possibilità di impiego nella produzione di nuovi manufatti in legno ed a base di legno. Allo stato attuale delle ricerche il castagno laziale appare comunque non utilizzato al meglio delle proprie potenzialità. Esistono, infatti, alcune problematiche che sono particolarmente sentite nel legno di provenienza locale e che vengono considerate pregiudizievoli ad un impiego più diffuso e per prodotti di maggior pregio. Si tratta in particolare dell'insorgenza della cipollatura sulla quale è dimostrato influiscono in maniera determinante le modalitĂ  di accrescimento fortemente condizionate dalle attivitĂ  selvicolturali.
Da questi presupposti nasce l'idea del progetto finanziato dalla Regione Lazio. Il castagno rappresenta una risorsa economica particolarmente importante con un contributo annuo intorno a 500.000 m3/anno. La Regione Lazio, a sua volta, contribuisce per circa il 20% a questa produzione, distinguendosi per essere una delle realtà più produttive. I bacini principali di produzione sono quello dei Castelli Romani, dei Monti Cimini e Sabbatini, nonché altre realtà minori.
OBIETTIVI

Obiettivo del progetto è quello di valutare le caratteristiche tecnologiche del legno di castagno delle provenienze Monti Cimini, Bracciano e Velletri. L'obiettivo è quello di:
Proporre impieghi alternativi per la specie ed eventuale rivalutazione degli impieghi tradizionali;
Definire strategie, a livello produttivo, che consentano di ottenere prodotti a maggiore valore aggiunto;
Fornire indicazioni tecniche, economiche e selvicolturali per il recupero di aree boschive castanili in stato di degrado e di abbandono.

I risultati attesi sono:
Divulgazione alla collettività di nuove metodologie di impiego della risorsa castagno;
Censimento nell'area laziale della produzione degli assortimenti, classificazione dimensionale e denominazione commerciale;
Caratterizzazione estetica e tecnologica degli assortimenti (caratteristiche fisico-meccaniche del legno);
Possibilità di impiego anche delle produzioni minori di castagno, dei residui e degli scarti di lavorazione;
Individuazione dei parametri sensibili rispetto ai gusti del consumatore che incidono sulle scelte per il consumo del legname di castagno e campo di oscillazione dei loro valori;
Indicazione di nuovi sbocchi di mercato di prodotti a maggior valore aggiunto;
Predisposizione di sistemi selvicolturali di gestione sostenibile anche ai fini della messa a punto di sistemi di ecocertificazione .

Il progetto di ricerca sarà svolto da due unità operative, quali:
UO DAF per gli aspetti di Tecnologia del legno. Responsabile Scientifico, nonché Coordinatrice del progetto la Prof.ssa Manuela Romagnoli. Collaborano alla ricerca il Dott. Rodolfo Picchio (ricercatore) ed altri ricercatori e assegnisti di ricerca (contatto Prof. Manuela Romagnoli mroma@unitus.it)
UO DECOS per gli aspetti di Economico-Estimativi. Responsabile scientifico Prof. Francesco Ribaldo. Collaborano alla ricerca Dott. Francesco Carbone (ricercatore) ed altri assegnisti di ricerca (contatto Prof. Francesco Ribaudo ribaudo@unitus.it)