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GIORNATA
DI STUDIO
Quali
e-book per la didattica e la ricerca?
Gli e-book
sono davvero dei libri?
Otto
tesi su cosa i libri elettronici non dovrebbero
essere
di Gino
Roncaglia
Il
testo che segue aprirà il dibattito sugli e-book nell'ambito
del forum Divenire rete del portale Web di MediaMente.
E' proposto in questa sede come possibile contributo alla discussione
nell'ambito della tavola rotonda.
Il
termine 'libro' è - lo sappiamo bene - un termine ricco di
significati e dalla connotazione assai ampia. In particolare, possiamo
usarlo per parlare dell'oggetto fisico che funge da supporto dell'informazione
("questo libro ha una pessima rilegatura"), o per parlare
dell'oggetto informazionale, del testo ("questo libro mi ha
commosso fino alle lacrime").
Si
tratta di due significati in parte distinti, ma generazioni di studi
e interventi sul tema della 'cultura del libro' ci hanno insegnato
a non considerarli così indipendenti come potrebbe sembrare.
Da un lato, infatti, nel parlare di un tipo di oggetto forniamo
in realtà spesso informazioni anche sull'altro. Nel dire
"questo libro ha 736 pagine" mi riferisco al supporto
materiale (o forse, più esattamente, a un concetto intermedio,
quello di 'edizione', che potrebbe a sua volta essere fatto corrispondere
o a una classe di oggetti fisici dotati di specifiche proprietà
comuni o a un oggetto astratto), ma fornisco, attraverso una serie
di ragionevoli assunzioni sulla quantità di testo contenuta
in media in una 'normale' pagina di libro, informazioni che riguardano
anche il testo ("è un libro piuttosto lungo").
Dall'altro, certe caratteristiche strutturali dei testi sono strettamente
legate alle caratteristiche del tipo di supporto fisico che sarà
usato per leggerli e ai suoi meccanismi di produzione materiale:
opere come l'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert non sarebbero
state concepibili non solo senza certi specifici cambiamenti nella
composizione, nelle competenze e nelle aspettative del pubblico
dei lettori, ma anche senza la disponibilità di specifiche
tecnologie di stampa.
Quando
parliamo di 'leggere un libro', ci riferiamo a entrambi i significati
sopra ricordati: leggere un testo, e leggerlo su un supporto di
un certo tipo. Un supporto che di norma ha dimensioni fisiche abbastanza
standard, che compriamo in libreria, conserviamo negli scaffali
della nostra biblioteca, leggiamo magari in poltrona o a letto prima
di addormentarci, possiamo portare con noi in viaggio, possiamo
prestare o regalare a un amico, e possiamo riprendere in mano a
distanza di anni per rileggere un passo o controllare una citazione,
magari riscoprendo le note a margine che avevamo aggiunto, a matita,
all'epoca della prima lettura. Questo spazio di possibilità
fa parte della connotazione che attribuiamo abitualmente al termine
'libro'.
Non
occorre troppa fatica per osservare che quando parliamo di testi
elettronici e di documenti elettronici parliamo (o abbiamo finora
parlato) di qualcosa di diverso. Il testo elettronico della Divina
Commedia non è un libro: permette di compiere operazioni
diverse da quelle possibili attraverso un libro a stampa - operazioni
spesso preziose per l'analisi e la miglior comprensione del testo
- ma, almeno fino alla diffusione dei primi lettori per e-book,
non permetteva di compiere (o non permetteva di compiere in maniera
semplice) operazioni che fanno parte delle abitudini quotidiane
di generazioni di lettori, come leggere a letto. Non stupisce dunque
che uno degli argomenti più usati (e abusati) nella disputa
ininterrotta fra sostenitori della testualità stampata e
sostenitori della testualità elettronica sia quello della
scomodità del supporto: "chi leggerebbe un libro sullo
schermo di un computer?". E non a caso molti profeti della
'nuova testualità' cadono miseramente sul più semplice
banco di prova, affrettandosi a stampare su carta i risultati più
interessanti delle loro navigazioni in rete.
Il
libro elettronico, o e-book, nasce per modificare questa situazione,
e avvicinare l'esperienza di lettura di un testo elettronico a quella
di un testo su carta. Non a caso anche il termine 'e-book' può
riferirsi sia all'oggetto fisico, il 'lettore' di libri elettronici
(strumento dall'aspetto assai diverso da quello dei computer ai
quale siamo abituati, e che dovrebbe avere il peso, le dimensioni
e la portabilità di un normale libro a stampa) sia all'oggetto
informazionale, il testo elettronico che viene conservato nella
memoria del 'lettore' e visualizzato sul suo schermo.
Si
tratta di una sfida che può essere vinta? Gli e-book sono
davvero in grado di insidiare l'editoria cartacea sul terreno che
le è proprio, offrendo - prima ancora delle mirabolanti possibilità
di archiviazione, manipolazione e integrazione multimediale del
testo - uno strumento che possa essere letto comodamente, senza
far rimpiangere il libro su carta? I libri elettronici, insomma,
possono essere davvero dei libri?
La
risposta a queste domande - evidentemente centrali per capire se
e quale futuro abbiano gli e-book - sarà a mio avviso, sul
lungo periodo, positiva. Ma nell'immediato la situazione è
assai più complessa. Non tanto, si badi, per un problema
tecnologico: i primi 'lettori' per e-book sono pieni di difetti
e ancora piuttosto primitivi (come ci si può aspettare da
oggetti di prima generazione), ma indicano chiaramente che il cammino
è percorribile. Il problema è altrove. Ferratissimi
sul piano delle tecnologie e dei modelli di business, i protagonisti
del settore sembrano talvolta aver dedicato minor attenzione alle
caratteristiche del libro come oggetto culturale. Proprio questa
carenza, temo, getta alcune ombre sul futuro immediato del libro
elettronico, e rischia di condannare al fallimento i primi sforzi
in quest'ambito.
Proverò
a esporre i miei dubbi proponendo otto tesi, che riassumono cosa
secondo me i libri elettronici non dovrebbero essere.
- Il
libro elettronico NON è un formato alternativo per visualizzare
del testo sullo schermo di un computer tradizionale. Né
il computer da tavolo né i normali computer portatili
possono competere col libro a stampa in quanto a facilità
d'uso e portabilità. I libri elettronici - se vogliamo
che abbiano un futuro - devono poter essere letti utilizzando
strumenti che per dimensioni, peso, portabilità siano
più vicini al libro che al computer. Chiamare (come troppo
spesso si tende a fare, anche da parte dei protagonisti del
settore) 'libri elettronici' testi destinati a essere visualizzati
attraverso programmi disponibili solo per i computer tradizionali
confonde le idee ai lettori, conferma i pregiudizi contro l'effettiva
usabilità degli e-book, e in definitiva danneggia il
settore.
- Il
libro elettronico NON nasce per essere stampato. Se leggendo
un testo su un dispositivo informatico sento il bisogno di stamparlo,
vuol dire che non sto leggendo un libro elettronico, o almeno
non sto leggendo un libro elettronico 'riuscito'. Corollario:
i formati di visualizzazione per e-book sono (dovrebbero essere)
cosa diversa dai formati per l'impaginazione e la stampa (su
carta) di documenti elettronici.
- Il
libro elettronico NON deve essere un oggetto 'volatile', che
rischia di scomparire ogni volta che devo cambiare dispositivo
di lettura o sistema operativo. I libri sono oggetti persistenti:
quando compro un libro mi aspetto di poterlo conservare nella
mia biblioteca per anni ed anni. Si buttano giornali e riviste,
dopo averli letti, ma di solito non si buttano i libri. L'uso
di meccanismi di protezione che rendono illeggibile il libro
elettronico dopo un certo numero di cambiamenti nel dispositivo
di lettura o di reinstallazioni del relativo software è
incompatibile con queste abitudini, e scoraggia il lettore dall'investire
soldi nella costruzione di una propria biblioteca. In definitiva,
dunque, anche questa impostazione danneggia le prospettive di
sviluppo del settore.
- Corollario:
i meccanismi di tipo 'pay per view' possono funzionare per film,
giornali, riviste (in generale, per informazione 'di flusso'),
ma NON per i libri. Non a caso, nel caso degli stessi film noleggiamo
le videocassette che desideriamo vedere una volta, ma acquistiamo
quelle che amiamo di più.
- Il
libro elettronico NON deve basarsi su formati chiusi e proprietari.
L'esperienza del Web insegna che l'uso di standard pubblici
ed aperti è la migliore garanzia per la diffusione e
l'affermazione di un medium elettronico. Nel caso degli e-book,
gli standard aperti sono quelli proposti dall'Open E-book Forum
(formato OEB). Occorre dunque che i programmi di lettura offrano
la possibilità di importare e, per le opere non protette,
di esportare direttamente il testo elettronico da e verso tali
formati.
- Il
libro elettronico NON deve essere un oggetto chiuso neanche
dal punto di vista della fruizione: deve poter essere commentato,
annotato, prestato, regalato proprio come è possibile
fare nel caso dei libri su carta, sfruttando anzi le maggiori
possibilità di circolazione e condivisione dell'informazione
messe a disposizione dalle nuove tecnologie. E' tecnicamente
possibile garantire la salvaguardia dei diritti di autori ed
editori senza bisogno di impedire queste operazioni, che sono
del resto fondamentali per aiutare la diffusione dei libri.
- Il
libro elettronico NON deve essere pensato come strumento destinato
unicamente alla lettura di informazioni testuali: deve essere
possibile, come già accade nel caso dei libri a stampa,
l'inserimento di illustrazioni, tabelle, formule scientifiche
e matematiche, e deve essere inoltre possibile - se l'autore
ritiene opportuno farne uso - l'inserimento di contenuti multimediali
come suoni e video.
- Il
libro elettronico NON deve orientarsi unicamente verso la visualizzazione
o la lettura di testi lineari, così come NON deve orientarsi
programmaticamente verso la visualizzazione o la lettura di
ipertesti: deve essere aperto a entrambe le possibilità,
permettendo all'autore di strutturare il proprio testo nel modo
da lui considerato più conveniente.
Se
le ultime due tesi, che riguardano la potenza espressiva degli e-book,
sembrano abbastanza condivise, le prime sei - almeno a giudicare
dalla situazione attuale - sembrano esserlo solo in minima parte.
Sarebbe interessante sapere, dai protagonisti del settore, quali
di queste condizioni ritengano effettivamente condivisibili e quali
no, e le ragioni delle loro scelte.
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