Procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n.806/99 del 9.8.1999 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale IV serie speciale n. 72 del 10 settembre 1999.
Verbale n.1
Alle ore 12,00 del giorno 9 marzo 2000 presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi La Tuscia di Viterbo si sono riuniti i seguenti Professori:
Sabino Cassese
Mario Pilade Chiti
Guido Corso
Giandomenico Falcon
Luciano Vandelli
membri della Commissione nominata con D.R. n. 28/2000, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale (IV serie speciale) n. 7 del 25 gennaio 2000.
La Commissione procede immediatamente alla nomina del Presidente nella persona del Prof. Sabino Cassese e del Segretario nella persona del Prof. Luciano Vandelli.
Ciascuno dei membri dichiara di non avere relazioni di parentela ed affinità, entro il 4° grado incluso, con gli altri commissari e con i candidati (articolo 5, comma 2, decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1172), compresi negli elenchi forniti dal Signor Domenico Mocci, responsabile del procedimento, e siglati dal consegnatario, Prof. Sabino Cassese; elenchi di cui la Commissione ha preso visione e che vengono allegati al presente verbale per farne parte integrante.
Ciascuno dei membri dichiara, altresì, che non sussistono le cause di astensione di cui all’articolo 51 c.p.c.
Quindi, presa visione degli atti normativi e regolamentari che disciplinano lo svolgimento delle procedure di valutazione comparativa, la Commissione procede a fissare in dettaglio i criteri di massima per la valutazione dei candidati.
I suddetti criteri, indicati nell’allegato al presente verbale, che forma parte integrante del verbale stesso, saranno consegnati al responsabile del procedimento il quale ne curerà l’affissione all’albo del Rettorato e della Facoltà, nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 2, comma 6, del d.P.R. n. 390 del 1998.
La Commissione, poi, per poter assolvere con maggiore rapidità ed economicità i compiti ad essa assegnati, decide di chiedere al Rettore l’autorizzazione a svolgere le successive sedute presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma. Viene dato mandato al Presidente, Prof. Sabino Cassese, di trasmettere la suddetta richiesta al Rettore.
La Commissione stabilisce di convocarsi nuovamente il giorno 7 giugno 2000, alle ore 13,00, per procedere alla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche nonché alla formulazione dei temi che formeranno oggetto della prova didattica da parte dei concorrenti che non ricoprono la qualifica di professore associato (o che, secondo il parere della Commissione tecnico- consultiva del Murst reso il 21 luglio 1999, siano risultati vincitori di un concorso a posti di associato e abbiano rinunciato alla nomina o abbiano perduto la qualifica).
La Commissione fissa lo svolgimento della prova didattica il giorn0 8 giugno 2000 alle ore 15,00 e a tal fine chiede al Rettore di provvedere alla convocazione dei seguenti candidati interessati : Marco Bracoloni e Luciana Fulciniti.
Inoltre, la Commissione chiede al Rettore di provvedere alla convocazione dei candidati interessati per il giorno 7 giugno 2000 alle ore 14,00 per procedere al sorteggio dei temi sui quali dovrà svolgersi la prova didattica.
Subordinatamente al rilascio dell’autorizzazione del Rettore di cui sopra, la riunione del giorno 7 giugno 2000, le prove didattiche del giorno 8 giugno 2000 si terranno presso i locali dell’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Espletate le prove didattiche, la Commissione concluderà i suoi lavori completando la valutazione comparativa dei candidati.
Delle suddette convocazioni viene data immediata comunicazione al Rettore tramite il responsabile del procedimento.
La seduta si conclude alle ore 14,00.
Viterbo 9 marzo 2000
Letto, approvato e sottoscritto seduta stante
Il presidente
Il segretario
I componenti
Commissione giudicatrice della procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n.806/99 del 9.8.1999 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale IV serie speciale n. 72 del 10 settembre 1999.
Allegato al Verbale n. 1.
Determinazione dei criteri di massima, ai sensi dell’articolo 2, comma 6, d.P.R. n. 390 del 1998.
Dopo ampia ed approfondita discussione, la Commissione, composta dai Proff. Sabino Cassese, Mario Pilade Chiti, Guido Corso, Giandomenico Falcon e Luciano Vandelli, predetermina i seguenti criteri di massima.
Per valutare i lavori scientifici, la commissione si atterrà ai seguenti criteri:
originalità ed innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico;
apporto individuale del candidato analiticamente determinato nei lavori in collaborazione. Saranno presi in considerazione solo i lavori, o le parti di lavoro, che siano sicuramente riconducibili al candidato. Si terrà conto della espressa attribuzione ai vari autori, risultante da indicazioni inequivocabili contenute nella pubblicazione stessa;
congruenza dell’attività scientifica del candidato con le discipline del diritto amministrativo, ovvero con tematiche interdisciplinari che le ricomprendano ;
conoscenza approfondita dei fondamentali istituti del diritto amministrativo e delle più recenti riforme della pubblica amministrazione e, in generale, dell’ordinamento dei poteri pubblici,
rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all’interno della comunità scientifica;
continuità temporale della produzione scientifica, anche in relazione alla evoluzione delle conoscenze nel diritto amministrativo;
nella valutazione delle monografie, si terrà conto, oltre che dei requisiti indicati nei precedenti punti, anche delle capacità di inquadramento sistematico, di discernimento metodologico e di pervenire a risultati originali;
nella valutazione degli scritti diversi da quelli del punto g, che precede, si attribuirà un particolare rilievo anche alla pubblicazione degli stessi nelle principali riviste italiane o straniere del settore, nelle altre riviste giuridiche di importanza quanto meno nazionale, nelle enciclopedie scientifiche (quali l’Enciclopedia del diritto, il Digesto italiano nelle varie edizioni, l’Enciclopedia giuridica Treccani), in opere collettanee di sicura rilevanza scientifica.
Per quanto concerne la valutazione dei titoli, la commissione assegnerà rilievo ai seguenti criteri indicati nell’articolo 2, comma 9, del d.P.R. n. 390 del 1998, assicurando particolare considerazione a quelli tra essi maturati negli ambiti disciplinari compresi nel raggruppamento N10X o in raggruppamenti affini:
l’attività didattica svolta;
i servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca italiani e stranieri;
l’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;
i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca;
l’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;
il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Quanto alla valutazione della prova didattica, si apprezzerà la chiarezza espositiva, il livello di aggiornamento, la capacità di inquadramento sistematico, l’obiettività nella considerazione delle varie tesi, la concludenza delle argomentazioni a sostegno di quella ritenuta più persuasiva.
Viterbo 9 marzo 2000
Letto, approvato e sottoscritto seduta stante
Il presidente
Il segretario
I componenti
Procedura di valutazione comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n. 806/99 del 9.8.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 72 del 10.09.99.
VERBALE N. 2
Alle ore 10, del
giorno 13 di maggio 2000, presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà
di Giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, previa
convocazione per le vie brevi da parte del Presidente della Commissione, si è
riunita la commissione per la procedura di valutazione comparativa ad 1 posto
di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore
scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, indetto dall’Università
La Tuscia di Viterbo, per procedere alla apertura dei plichi trasmessi
dall’Amministrazione, contenenti le domande e i titoli dei candidati.
Sono presenti tutti i componenti della commissione, i
Professori: Sabino Cassese (Presidente); Mario Pilade Chiti; Guido Corso;
Giandomenico Falcon; Luciano Vandelli (segretario).
Il Presidente conferma, preliminarmente, di aver ricevuto il decreto
del Rettore dell’Università della Tuscia del 24 marzo 2000, con il quale viene
rilasciata l’autorizzazione a svolgere le riunioni della commissione presso la
Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma.
La Commissione, poi, stabilisce di procedere nella valutazione dei titoli nel seguente modo.
Nella seduta odierna saranno aperti i plichi trasmessi dall’Amministrazione, contenenti le domande e i titoli dei candidati.
Nella successiva
seduta, già fissata per il successivo 7 giugno 2000, la Commissione acquisirà,
per ciascun candidato, i giudizi individuali di ogni commissario e procederà
alla valutazione collegiale; quindi, passerà al candidato successivo. I
candidati saranno esaminati in ordine alfabetico.
La Commissione
procede quindi all’apertura dei plichi.
La Commissione,
infine, decide di confermare la propria convocazione del 7 giugno 2000,
anticipandone l’orario di inizio alle ore 13.30, per effettuare la valutazione
dei titoli prodotti dai candidati, sulla base dei criteri stabiliti in
precedenza; procedere alla determinazione dei temi oggetto della prova
didattica per i candidati che non rivestano la qualifica di professore
associato e al relativo sorteggio da parte degli stessi candidati,
appositamente convocati.
La seduta si chiude alle ore 13.30.
Il presidente
I commissari
Il segretario
Procedura di valutazione comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n. 806/99 del 9.8.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 72 del 10.09.99.
VERBALE N. 3
Alle ore 13.30 del giorno 7 giugno 2000, presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, si è riunita la commissione per la procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, indetto dall’Università La Tuscia di Viterbo, per effettuare la valutazione dei titoli prodotti dai candidati, sulla base dei criteri stabiliti in precedenza; procedere alla determinazione dei temi oggetto della prova didattica per i candidati che non rivestano la qualifica di professore associato e al relativo sorteggio da parte degli stessi candidati, appositamente convocati.
Sono presenti tutti i componenti della commissione, i Professori: Sabino Cassese (Presidente); Mario Pilade Chiti; Guido Corso; Giandomenico Falcon; Luciano Vandelli (segretario).
Il Presidente, preliminarmente, informa, poi, che, con lettera del 29.5.2000, il candidato Daniele Corletto ha rinunciato a partecipare al concorso.
Secondo quanto concordato nella precedente riunione del 13 maggio 2000, nella valutazione dei titoli la Commissione procederà nel seguente modo: i titoli dei candidati saranno esaminati secondo l’ordine alfabetico; per ciascun candidato si acquisirà il giudizio individuale di ogni commissario e, quindi, la Commissione si pronuncerà collegialmente, passando poi al candidato successivo.
1. Viene esaminata la posizione del candidato Marco Bracoloni. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
2. Viene esaminata la posizione del candidato Alfredo Caracciolo La Grotteria. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
3. Viene esaminata la posizione del candidato Daniele Corletto. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario, ma non alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione, essendosi il candidato ritirato. I giudizi dei singoli Commissari sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
4. Viene esaminata la posizione del candidato Gianfranco D’Alessio. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
5. Viene esaminata la posizione del candidato Paolo Dell’Anno. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
6. Viene esaminata la posizione della candidata Daria De Pretis. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
7. Viene esaminata la posizione della candidata Luciana Fulciniti. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
8. Viene esaminata la posizione della candidata Valeria Mazzarelli. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
9. Viene esaminata la posizione del candidato Fabio Saitta. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
10. Viene esaminata la posizione del candidato Diego Vaiano. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
11. Viene esaminata la posizione del candidato Giulio Vesperini. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
12. Viene esaminata la posizione del candidato Giovanni Battista Virga. Si procede all’acquisizione del giudizio individuale di ciascun Commissario e alla formulazione del giudizio collegiale della Commissione. I giudizi dei singoli Commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
Si passa, poi, alla prova didattica.
Il Presidente accerta che è presente la sola candidata dott.ssa Luciana Fulciniti (patente n. 4099717 G rilasciata l’1.8.91 dalla prefettura di Roma). Conseguentemente, la Commissione ritiene che il candidato dott.Marco Bracoloni, regolarmente convocato per l’effettuazione della prova didattica, ma non presentatosi, si sia inteso ritirare dalla valutazione comparativa.
La Commissione procede, quindi, a determinare i temi sui quali dovrà svolgersi la prova didattica, fissata per il giorno 8 giugno, per i candidati che non rivestano la qualifica di professore associato. Si provvede alla indicazione dei temi che sono i seguenti:
1. Ente pubblico e organismo di diritto pubblico.
2. Il sistema delle fonti nel rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni.
3. Il riparto di giurisdizioni negli orientamenti recenti.
4. I nuovi orientamenti della giustizia amministrativa italiana.
5. La liberalizzazione delle attività private.
Il Presidente e il Segretario della Commissione si recano nella sala dove è presente la candidata. La candidata estrae tre buste e sceglie il seguente tema che formerà oggetto della lezione: “Il riparto di giurisdizioni negli orientamenti recenti”.
La Commissione, poi, legge alla candidata le altre tracce e la convoca per le ore 15 del giorno successivo, presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, per sostenere la prova.
Il candidato, anche se i criteri di valutazione sono già stati resi pubblici, viene messo al corrente delle modalità di valutazione della prova didattica.
La seduta si chiude alle ore 15.30.
Il presidente
I commissari
Il segretario
ALLEGATO A)
Giudizi sui titoli e sulle pubblicazioni
CANDIDATO Marco Bracoloni
Giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Marco Bracoloni
Non presenta alcuna pubblicazione. I suoi soli titoli consistono delle esperienze lavorative presso uffici dell’amministrazione pubblica. Non può essere preso in alcun modo in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Marco Bracoloni
Non presenta titoli didattici e scientifici. Il giudizio è del tutto negativo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Marco
Bracoloni
Si è laureato nel 1997. Nel curriculum dichiara solo di essere iscritto ad un corso di specializzazione in diritto ed economia delle comunità europee e di essere dipendente dell’amministrazione giudiziaria in qualità di operatore Unep. Ovviamente, non può essere preso in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Marco Bracoloni
Il candidato è privo di titoli di rilievo.
Commissario prof. Sabino Cassese
Marco Bracoloni
Si è laureato nel 1997. Non presenta alcun titolo scientifico né didattico. Non può essere preso assolutamente in considerazione per l’idoneità.
Giudizio collegiale:
Marco Bracoloni
Non presenta alcun titolo rilevante ai fini della presente valutazione comparativa.
CANDIDATO Alfredo Caracciolo La Grotteria
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Il candidato -professore associato dal 1995- ha svolto una lunga attività didattica, accompagnata da un'ampia produzione scientifica, avendo pubblicato un numero particolarmente elevato di scritti, su un'ampia serie di aspetti del diritto pubblico e del diritto amministrativo.
Lo studio monografico La ratifica degli atti amministrativi costituisce la seconda edizione (1998) di un lavoro pubblicato per la prima volta nel 1976. Partendo da considerazioni di teoria generale, l'A. esamina anzitutto la ratifica come istituto privatistico (condizione di efficacia negoziale, elemento integrativo di una fattispecie negoziale complessa), ne tratta quindi le (opinabili) analogie con il decreto legge (in ottica precedente alle recenti posizioni della Corte costituzionale), nonché le differenze rispetto ad altri istituti affini del diritto amministrativo (convalida, conferma, approvazione, conversione, sanatoria). L'A. considera la ratifica prevalentemente in riferimento all'ordinamento locale, nel rapporto tra competenze del consiglio e interventi d'urgenza della giunta. Questa scelta metodologica spiega anche le ragioni che hanno indotto ad una seconda edizione del volume, a seguito dei profondi mutamenti che negli ultimi anni hanno interessato l'ambito locale; mutamenti che, del resto, hanno segnato un radicale ridimensionamento del rilievo dell'istituto, nel nuovo contesto dei rapporti tra consiglio e giunta.
Il volume dedicato a La Regione Calabria (Milano 1981) descrive in termini puntuali l’organizzazione e del funzionamento di tale Regione.
Nello studio su La riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988), l'A. esamina i casi di sospensione, interruzione, ripresa del processo amministrativo, riservando una specifica attenzione alla individuazione dei soggetti legittimati ed alla procedura di riassunzione.
Il volume su I trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) affronta un tema di grande novità secondo un metodo tradizionale.
Gli scritti minori (in materia di contenzioso elettorale, espropriazione e, ancora, beni culturali) confermano il notevole impegno del candidato, la correttezza del metodo utilizzato, che peraltro -fortemente legato a schemi dogmatici tradizionali- non presentano elementi di particolare originalità ed innovatività.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Assistente ordinario dal 1973, professore incaricato dal 1976, associato dal 1995 Alfredo Caracciolo La Grotteria presenta un rilevante curriculum didattico, a partire dall'anno accademico 1956/7, nel cui ambito ha insegnato anche la Scienza dell'amministrazione, il Diritto degli enti locali, il Diritto pubblico dell'economia, il Diritto urbanistico, la Giustizia amministrativa, il Diritto minerario. Presenta altresì un rilevante numero di pubblicazioni, dedicate a diversi aspetti del diritto pubblico ed amministrativo, sostanziale e processuale.
La metodologia che l’autore applica nel proprio lavoro si riallaccia alla tradizione dogmatica italiana, come appare in particolare dalla monografia su La ratifica degli atti amministrativi (2 ed. Milano 1998), che procede con intento classificatorio differenziando un fenomeno da quelli che potrebbero apparire simili e contestando tutte le classificazioni altrui, sino a fare emergere per differenza la propria.
La ricostruzione dell’istituto della ratifica (che l’autore limita in sostanza al far proprio un atto adottato da altro organo provvisto dei poteri d’urgenza) è complessivamente corretta, anche se appare fuori fuoco il paragone con il rapporto legge cornice / legge regionale e sembra alquanto artificiosa e dubbia la qualificazione della ratifica come atto “dichiarativo”, con apparente contraddizione rispetto al pur affermato effetto di stabilizzazione dell’efficacia dell’atto ratificato e addirittura alla natura che l’atto di ratifica acquisirebbe di unica fonte dei rapporti che derivano già dall’atto ratificato. Anche la tematica della “retroattività” della ratifica è affrontata in termini non del tutto convincenti, non parendo necessario ricorrervi se l’effetto del provvedimento è quello di stabilizzare gli effetti già prodotti dall’atto ratificato: sicché la relativa affermazione sembra piuttosto un ricordo del diverso istituto della ratifica-convalida.
Benché possa apparire strano che un libro di impianto teorico consideri la ratifica come fatto di principale pertinenza dei Comuni, si tratta di una monografia corretta. Tuttavia un limite consiste nel prendere in pratica ad esclusivo riferimento il contesto italiano, anche se vi compaiono cenni (peraltro generici) al “diritto amministrativo straniero” e in particolare alla Francia e alla Spagna.
Quanto agli altri lavori monografici il saggio su La Regione Calabria (Milano 1981) è parte di una collana di analoghi volumi, uno per ogni Regione. Conformemente allo scopo della collana, si tratta di una analitica illustrazione dell’organizzazione e del funzionamento della Regione, quale risulta essenzialmente dalle norme dello Statuto, oltre che della Costituzione e delle leggi. Ai vari argomenti si collega una diversa problematica giuridica (ad esempio, all’amministrazione regionale i rapporti di delega e avvalimento con gli enti locali) su cui l’autore si sofferma, in termini corretti.
Il lavoro su La riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988), premessa una parte “comparatistica” sul processo civile, descrive in primo luogo i possibili fatti che impongono la sospensione, l’interruzione o comunque la ripresa del processo amministrativo. Gli ultimi due capitoli poi affrontano il tema dei soggetti legittimati e della procedura di riassunzione. Il libro è corretto, pur se l’argomento non ha consentito l’evidenziazione di specifici spunti ideativi o propositivi, se non in relazione a problemi particolari.
Lo studio su I trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) consiste in una trattazione svolta a ridosso delle normative comunitarie e subito prima della legislazione italiana di recepimento (i relativi progetti di legge sono riportati in appendice, insieme alle norme europee). Essa segue ugualmente, nonostante la modernità dei riferimenti normativi, una impostazione di impianto dogmatico tradizionale, sforzandosi di ricondurre gli atti fondamentali a categorie amministrativistiche o negoziali.
Gli altri scritti confermano le caratteristiche già poste in rilievo in relazione alle monografie
Gli studi dell'autore applicano in modo corretto il metodo dogmatico italiano tradizionale, anche se con risultati non sempre convincenti. La recente estensione dell'interesse al diritto comunitario rimane settoriale e non incide sul metodo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Alfredo Caracciolo La Grotteria
La data di laurea non è precisata. E’ assistente ordinario dal 1973 e professore associato dal 1995. Ha svolto intensa attività didattica, mentre non dichiara di aver preso parte a gruppi di ricerca o ad altre iniziative scientifiche, di carattere collettivo.
Presenta un’ampia produzione scientifica, tra cui alcune monografie e rassegne. Il volume sulla ratifica degli atti amministrativi dà correttamente conto dell’evoluzione normativa, giurisprudenziale e scientifica sul tema, senza peraltro apportare contributi personali di rilievo. Lo studio sulla Regione Calabria si incentra sulla prima esperienza di quella Regione, esaminando diligentemente i maggiori problemi giuridici incontrati nella sua fase di avvio. Peraltro non tiene adeguatamente conto della dottrina regionalistica, particolarmente sviluppata all’epoca dello studio. Il volume sulla riassunzione nel processo amministrativo conferma le caratteristiche dell’Autore, quale corretto espositore dello stato di sviluppo del tema trattato, ma privo di spunti originali. Interessante il saggio su i trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario, che dimostra l’interesse per temi nuovi del diritto amministrativo e la capacità di misurarsi con le problematiche comunitarie e comparatistiche.
Gli scritti minori, numerosi, rispecchiano questi caratteristiche. Interessanti gli scritti sull'espropriazione ed i beni culturali.
La produzione presentata dal candidato rivela complessivamente sicura attitudine alla ricerca e acume interpretativo. Rilevante inoltre la varietà dei temi trattati e il riferimento ai dati comparatistici. Tuttavia, mancando contributi di chiara originalità e ricostruzioni sistematiche di temi centrali del diritto amministrativo, il candidato non può essere preso in esame per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Il candidato, professore associato dal 1995, ha al suo attivo una lunga attività didattica abbinata ad una costante operosità scientifica espressa attraverso numerosi scritti minori ed alcuni contributi monografici.
Il saggio sulla ratifica degli atti amministrativi (Milano, 1976; II ed. 1998) contiene la ricostruzione di un istituto che ha oggi perduto in parte attualità a seguito del nuovo assetto dei rapporti tra giunta e consiglio nell’ambito degli enti locali, con la sostanziale soppressione dei poteri di urgenza della giunta. Lo scritto ha un’impostazione tradizionale (natura giuridica, differenza tra ratifica e istituti attivi, effetti della ratifica). L’edizione più recente tiene conto delle innovazioni intervenute nella legislazione sugli EE.LL.
La monografia sulla riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988) ha i limiti che sono in parte intrinseci al tema prescelto. La riassunzione nel processo amministrativo non presenta peculiarità di rilievo rispetto alla riassunzione del processo civile, tema quest’ultimo che è stato abbondantemente esplorato dalla dottrina processual civilistica.
Il volume sui trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) si segnala per la novità del tema anche se l’approccio, come è comprensibile tenuto conto dell’epoca a cui risale la formazione scientifica dell’A., è di tipo tradizionale.
Senza arrecare alla disciplina contributi innovativi, il candidato dimostra una meritoria e tenace continuità di produzione che lo colloca nella fascia dei concorrenti suscettibili di valutazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Alfredo Caracciolo La Grotteria
E’ assistente ordinario dal 1973. E’ poi stato professore incaricato ed è associato dal 1995. Ha svolto ampia e intensa attività scientifica. Il candidato non ha partecipato ad attività di ricerca individuali e collettive, né diretto ricerche.
Ha al suo attivo numerosi scritti. Lo scritto sulla ratifica degli atti amministrativi è una ordinata rassegna di dottrina e giurisprudenza sul tema. La monografia sulla riassunzione del processo amministrativo è una ben articolata, ma non originale trattazione del tema. La breve monografia sui trasferimenti onerosi dei beni culturali è interessante per i profili comparativi e per la novità scientifica del tema, anche se carente per l’analisi degli istituti di base, primo fra tutti quello di bene culturale. Il volume sulla regione Calabria, presenta e riassume, dopo un decennio dall’istituzione, le principali questioni di quell’ente-regione, sotto il profilo giuridico.
Gli scritti minori riguardano in prevalenza problemi dell’espropriazione, del contenzioso elettorale, dei beni culturali.
Nel complesso gli scritti dell’autore consistono in rassegne degli orientamenti sugli argomenti trattati. Rari gli approfondimenti originali.
In conclusione, mentre l’attività didattica è certamente notevole, quella scientifica non è sufficiente perché, pur se ampia e continua, e attenta ai profili comparativi, presenta solo in alcuni casi carattere originale e rigore metodologico e non sempre permette di valutare la conoscenza approfondita degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. Tutto ciò non consente di assicurare l’idoneità del candidato.
giudizio collegiale:
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Diventa assistente ordinario nel 1973; professore incaricato nel 1976; professore associato nel 1995. L’attività didattica del candidato è notevole e spazia in varie materie (scienza dell’amministrazione, diritto degli enti locali, diritto pubblico dell’economia, diritto urbanistico, giustizia amministrativa, diritto minerario). Per quanto riguarda, invece, gli altri titoli, non risultano elementi apprezzabili di giudizio.
Presenta un rilevante numero di pubblicazioni, su una ampia gamma di temi del diritto amministrativo e del diritto pubblico.
Le opere principali sono quattro.
La prima è la monografia sulla ratifica degli atti amministrativi, pubblicata in due diverse edizioni (la prima nel 1976, la seconda nel 1998). Essa costituisce una rassegna ordinata sulla evoluzione della normativa, della giurisprudenza e della scienza sul tema, ma non apporta contributi di particolare originalità. Scarsi sono i riferimenti di diritto comparato. Poco convincenti le soluzioni proposte in ordine ad alcuni fondamentali aspetti dell’istituto.
La seconda monografia verte sulla riassunzione del processo amministrativo. Si tratta di un lavoro ben articolato, ma, al pari del precedente, privo di spunti originali.
Vi è poi un volume sulla regione Calabria, nel quale sono riassunte e presentate le principali questioni concernenti la regione e descritti, puntualmente, l’organizzazione e il funzionamento della stessa. Manca, però, nel lavoro una adeguata considerazione della letteratura regionalistica, pure all’epoca già sviluppata.
Infine, la breve monografia sui trasferimenti onerosi dei beni culturali, presenta un certo interesse, anche per la capacità dell’autore di misurarsi con le problematiche di diritto comunitario e comparato. L’impianto dommatico, però, è di tipo tradizionale. Carente l’analisi degli istituti di base.
Il candidato, inoltre, è autore di una serie di scritti minori, riguardanti, in prevalenza, i problemi dell’espropriazione, del contenzioso, dei beni culturali. In tali scritti, trovano conferma le principali caratteristiche, appena menzionate, della produzione scientifica .
Nel complesso, quindi, la produzione del candidato è ampia e continua e presta adeguata attenzione ai profili comparatistici. Fa applicazione dei metodi dogmatici tradizionali, ma i risultati non sono sempre convincenti. Solo di rado, però, ha carattere originale ed innovativo. Non sempre consente di valutare la conoscenza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo.
CANDIDATO Daniele Corletto
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Daniele Corletto
Presenta una importante attività didattica e una rilevante produzione scientifica, dimostrando - particolarmente nella monografia sulla tutela dei terzi nel processo amministrativo - una piena maturità di studioso.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Daniele Corletto
Assistente di ruolo dal 1980, è attualmente professore associato di diritto amministrativo. Ha un consistente curriculum didattico, con pluralità di esperienze di insegnamento universitario ed extrauniversitario. Presenta altresì un consistente numero di pubblicazioni, che spaziano su vari argomenti del diritto amministrativo, sia nella parte generale, che nei settori applicativi.
Oggetto principale di interesse appare comunque la giustizia amministrativa, nel cui ambito si colloca anche l'importante monografia su La tutela dei terzi nel processo amministrativo (Padova, 1992). Essa si articola in un primo capitolo sulla nozione di terzo e sul principio del contraddittorio, un secondo ampio capitolo sull’istituto della Beiladung nel diritto processuale amministrativo tedesco, un capitolo terzo, finale e ricostruttivo, sui terzi nel processo amministrativo.
In essa l'autore mostra completa padronanza del metodo giuridico, anche nei suoi aspetti comparatistici, mediante lo studio di prima mano della disciplina tedesca e la comparazione con la situazione italiana. Mostra altresì padronanza delle tematiche del processo amministrativo, anche nelle sue implicazioni costituzionali, capacità ricostruttiva e propositiva, preconizzando soluzioni che l'ordinamento italiano accoglierà, mediante l'intervento della Corte costituzionale, negli anni successivi.
Per la qualità dell'analisi e delle proposte costruttive può essere considerato certamente idoneo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Daniele Corletto
Laureato nel 1976, è assistente di ruolo dal 1980. Indica una intensa attività didattica.
Presente una monografia e vari scritti minori. La monografia ha per tema la tutela dei terzi nel processo amministrativo, elaborata in momento in cui l’argomento era ancora poco noto. L’esito è di particolare interesse, per la sistematicità della trattazione unita a contributi originali su varie questioni. Si avverte chiaramente la padronanza della dottrina comparatistica e la influenza dei contributi della dottrina tedesca, particolarmente attiva su queste tematiche.
Gli scritti minori si incentrano su argomenti del processo amministrativo e di diritto urbanistico, e confermano le buone qualità scientifiche del candidato.
Complessivamente, la produzione esaminata dimostra la capacità dell’Autore di analizzare importanti temi del diritto amministrativo con rigore di metodo ed originalità dei risultati. Tuttavia, i lavori si incentrano prevalentemente su temi del processo amministrativo e solo un lavoro ha carattere monografico.
Nell’attesa di nuovi contributi, per i quali il candidato ha sicuramente tutte le capacità, si ritiene di non prenderlo in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Daniele Corletto
Assistente di ruolo dal 1980, professore associato nell’ultima tornata di concorsi nazionali, presenta 14 scritti minori e una monografia sulla tutela dei terzi nel processo amministrativo.
Questo lavoro si segnala per la completezza dell’esposizione, per gli ampi riferimenti comparatistici, per l’attenzione ad un problema che dopo la pubblicazione del volume avrebbe formato oggetto di una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, a seguito della quale è stata introdotta nel nostro ordinamento, con una pronuncia additiva, l’opposizione di terzo nel processo amministrativo.
Pur costituendo un contributo di rilievo nella letteratura sul processo amministrativo, il lavoro, non accompagnato da altre prove monografiche né da una cospicua produzione minore, non consente la collocazione del candidato nella fascia degli idonei.
Commissario Prof. Sabino Cassese
Daniele Corletto
Laureato nel 1976. Assistente di ruolo dal 1980.
Presenta 14 scritti e una monografia. Quest’ultima riguarda la tutela dei terzi nel processo amministrativo e rivela sicura padronanza della materia, con apporti originali. Si segnalano la conoscenza dell’ordinamento tedesco e della relativa letteratura e l’interesse degli spunti sui principi generali del processo (carattere dispositivo o inquisitorio).
Gli scritti minori sono relativi, principalmente, ai problemi urbanistici e al processo amministrativo.
Il candidato ha svolto attività didattica in varie sedi.
L’originalità del suo lavoro principale è certamente da apprezzare, anche se il candidato non presenta altre opere maggiori che possano confermare le sue doti, il rigore di metodo, la conoscenza approfondita degli istituti fondamentali del diritto amministrativo e la capacità di inquadramento sistematico dei problemi.
Pur con questi limiti, può essere preso in considerazione per l’idoneità.
CANDIDATO Gianfranco D’Alessio
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Gianfranco D'Alessio
Professore associato dal 1985, ha svolto rilevante attività didattica nel Diritto amministrativo e in una serie di discipline pubblicistiche, dalle Istituzioni di diritto pubblico al Diritto pubblico dell'economia. Rilevante anche la partecipazione ad attività di ricerca.
L'attività scientifica -avviata dopo la laurea, nel 1974- ha portato alla pubblicazione di circa una quarantina di lavori minori e di due monografie.
La prima monografia (I centri storici. Aspetti giuridici, pubblicato originariamente nel 1979, e ristampato, con modifiche e con prefazione di A. Predieri, nel 1983) costituisce un'attenta analisi della relativa disciplina, sia in riferimento alle leggi generali che a quelle speciali (particolarmente concernenti specifiche situazioni, da Venezia ad Assisi, da Siena ad Ancona). Vengono così ripercorse le vicende dall'unificazione alla fine degli anni '70, passando dai risanamenti-sventramenti dell'800, alla tutela del 1939, dal dibattito e dalla disciplina vincolistica degli anni '60 alle riforme del '77 sull'edificabilità dei suoli e del '78 sull'edificabilità dei suoli. In questo studio l'A. già denota una spiccata sensibilità nei confronti della prassi amministrativa (con attenzione agli atti di pianificazione e alle convenzioni) e alla giurisprudenza. Ne emerge un interessante quadro, che non trascura questioni di fondo sulla nozione di centro storico, e sulle relative forme di intervento.
Il secondo studio monografico (Il buon andamento dei pubblici uffici, 1993) prende le mosse da un ampio e accurato esame della giurisprudenza per una ricostruzione del concetto e delle sue implicazioni puntuali: nella selezione dei pubblici impiegati e dei soggetti preposti a cariche pubbliche, nella posizione dei pubblici dipendenti, nell'organizzazione dei pubblici uffici, nell'azione amministrativa, nei rapporti con gli amministrati. La forte concentrazione sugli orientamenti giurisprudenziali, del resto, è giustificata in relazione alle inadeguatezze e dalle astrattezze desunte dal dibattito dottrinale su una formula considerata "bonne à tout faire"; scetticismi, questi, cui l'A. intende contrapporre una "rilettura" in positivo, nella quale la stessa elasticità del precetto costituzionale diviene una apprezzabile capacità di adattamento alle diverse fattispecie.
In larga misura, i rimanenti studi sono dedicati a temi di organizzazione e pubblico impiego; materie nelle quali l'A. dimostra particolari competenza ed esperienza.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Gianfranco D’Alessio
Gianfranco D’Alessio. attualmente professore associato di diritto amministrativo, presenta un rilevante curriculum didattico, scientifico ed operativo.
Ha insegnato, oltre che il diritto amministrativo, altre materie quali le Istituzioni di diritto pubblico, il diritto pubblico dell’economia, il diritto sindacale italiano e comparato. Ha svolto funzioni direttive di varia natura, ha partecipato a numerose ricerche, coordinandone alcune.
Ha pubblicato una nutrita serie di studi, per lo più concentrati sugli aspetti relativi all’organizzazione e al funzionamento della pubblica amministrazione, ma non senza attenzione ad altri aspetti diversi. Tra i maggior segni di questa attenzione va in particolare ricordato il volume su I centri storici. Aspetti giuridici (Milano 1983).
Al filone principale appartiene la monografia su Il buon andamento dei pubblici uffici (Ancona 1993). Essa si propone non tanto come una riflessione di dottrina o sulla dottrina (della quale si ricorda un atteggiamento prevalentemente scettico sull’utilità di una clausola così generale quale quella posta dall’art. 97 Cost.), quanto come una verifica della possibilità di ricavare dalla giurisprudenza costituzionale ed amministrativa delle linee di fondo e dei criteri applicativi. Di tale natura del lavoro si trova traccia e conferma anche nella Tavola dei casi, che rivela l’ampiezza dell’esame in giurisprudenza.
Il lavoro, dopo il capitolo introduttivo, si articola per “aree di utilizzazione” del principio di buon andamento: nella “scelta dei migliori”, nel soddisfacimento delle esigenze dei dipendenti, nell’organizzazione degli uffici e delle competenze nonché, quanto all’attività amministrativa, da una parte nella coerenza, continuità, rapidità ed economicità, dall’altra nella trasparenza, partecipazione e legittimità.
Al termine dell’analisi l’autore si sforza nelle conclusioni di individuare delle direttrici comuni, ed in particolare tre “chiavi di lettura” individuate rispettivamente nella tendenza a riportare il principio di buon andamento a valori ancora più generali quali efficienza, ragionevolezza, adeguatezza, nella tendenza a riportarlo a principi “di diritto comune” agli operatori pubblici e (pare) anche privati, infine nella tendenza ad applicare la nozione ad ambiti propri e specifici dell’organizzazione e attività amministrativa. L’autore è consapevole dello stato ancora magmatico di queste direttrici, di cui egli stesso auspica una ulteriore elaborazione ad opera della giurisprudenza.
D’Alessio, che a quanto risulta dal curriculum ha seguito da vicino ed anche in termini di collaborazione operativa la vicenda della privatizzazione del pubblico impiego e della riforma della dirigenza, sia nei lavori monografici che nei contributi di minore mole mostra una padronanza della parte organizzativa del diritto amministrativo nei suoi vari aspetti (da quello politico-istituzionale a quello garantistico-giurisdizionale) che potrebbe farlo prendere in considerazione per l’idoneità, pur se costituisce limitazione la minore attenzione alla parte generale del diritto amministrativo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
GIANFRANCO D’ALESSIO
Laureato nel 1974, poi professore incaricato è professore associato dal 1985. Indica una intesa attività didattica e una altrettanto intensa partecipazione a ricerche, talvolta con funzioni di coordinamento e direzione.
Presenta varie pubblicazioni minori e due monografie. La prima monografia sul tema dei centri storici affronta in modo completo un argomento all’epoca ancora non sufficientemente trattato dalla dottrina amministrativistica e da altre discipline giuridiche. Peraltro non vi si rinvengono contributi di qualche originalità e non sempre si padroneggiano gli istituti giuridici fondamentali che sono coinvolti. La seconda monografia, sul buon andamento dei pubblici uffici, non risulta un vero saggio sul complesso tema quanto una rassegna di giurisprudenza; con questi limiti, appare interessante.
Il candidato presenta altresì vari volumi da lui curati.
I lavori minori hanno per tema diverse questioni dell’organizzazione amministrativa, del lavoro nelle pubbliche amministrazioni e dei lavori pubblici.
La produzione del candidato rivela una sua spiccata curiosità intellettuale e capacità di cogliere nuove tematiche, specie connesse al processo di riforma delle pubbliche amministrazione. Tuttavia, molte volte l’interesse per gli sviluppi normativi e giurisprudenziali attrae l’attenzione del candidato al punto da impedire una ricostruzione scientifica del tema esaminato. Inoltre, la prospettiva è puramente domestica e non si rinvengono interessi per la comparazione né per il diritto comunitario, pure rilevanti per i temi esaminati.
Per tali motivi, pur apprezzando talune qualità del candidato, questi non appare allo stato considerabile per la idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Gianfranco D’Alessio
Professore incaricato dal 1979 e professore associato dal 1985, presenta due monografie e una quarantina di scritti minori.
Il lavoro sui centri storici (1979, ristampato con modifiche nel 1983) contiene una ricostruzione di una disciplina che solo in parte si ricava da leggi generali (sostanzialmente gli standard sulla zona A) e che è per il resto desumibile da leggi di settore, su singoli centri storici (Ancona, Assisi, Siena, Venezia etc.). I limiti del lavoro coincidono con i limiti del tema che occupa uno spazio ristretto nell’ambito della disciplina urbanistica.
Si segnala maggiormente il secondo lavoro monografico sul buon andamento dei pubblici uffici (Ancona, 1993). Rifiutando un approccio concettualistico, fondato sulla previsione costituzionale dell’art. 97, l’A. opta per una ricostruzione del buon andamento che poggia esclusivamente sull’esperienza giurisprudenziale. Utilizzando giurisprudenza costituzionale, amministrativa, contabile e penale, lo scritto offre una tipologia del buon andamento e delle sue possibili applicazioni che per ricchezza di manifestazioni e possibilità di sviluppi è rimasta ineguagliata nella letteratura amministrativistica italiana.
Anche in considerazione dei numerosi contributi minori ai temi dell’organizzazione e dell’impiego pubblico il candidato merita di essere preso in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Gianfranco D’Alessio
Laureato nel 1974. Professore incaricato dal 1979. Professore associato dal 1985. Ha partecipato, anche in qualità di coordinatore, a numerose ricerche collettive.
Presenta due monografie, una sui centri storici e una sul buon andamento e 40 scritti minori.
La monografia sui centri storici ha carattere di accurata rassegna sul tema, segnalandosi per l’ampiezza dell’esame, ma senza apporti originali.
La monografia sul buon andamento è una interessante ed ordinata analisi della giurisprudenza sul tema.
Gli scritti minori sono in larga misura accurate rassegne e interventi a convegni. Vertono su temi molto diversi, con particolare interesse per le opere pubbliche e i problemi del personale. Vi è compreso anche uno scritto sui lavori pubblici, pubblicato dall’Istituto internazionale di scienze amministrative. Mostrano le notevoli capacità del candidato nell’informarsi ed esporre il diritto positivo, nonché i suoi notevoli interessi e la continuità dell’impegno.
Sia negli scritti maggiori, sia in quelli minori tutti di ottimo impianto e ricchi di analisi legislative e giurisprudenziali, sono assenti profili comparativi e sono pochi gli aspetti di originalità e innovativi. Il candidato conosce i principali istituti del diritto amministrativo, ma i suoi scritti, non sempre pubblicati in serie diffuse all’interno della comunità scientifica, non mostrano capacità di inquadramento sistematico. Né mostrano capacità di fare comparazioni e di analizzare profili storici. Sono, peraltro, apprezzabili la continuità dell’impegno e l’ampiezza degli interessi.
Il candidato non può essere considerato per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Gianfranco D’Alessio
Si è laureato nel 1974; è professore incaricato dal 1979; professore associato dal 1985. Ha svolto una intensa attività didattica in varie sedi, insegnando, oltre che il diritto amministrativo, anche le istituzioni di diritto pubblico, il diritto pubblico dell’economia, il diritto sindacale italiano e comparato. Ha svolto funzioni direttive di varia natura e ha partecipato, anche in funzione di coordinatore o di direttore, a numerose ricerche.
E’ autore di due monografie e di una quarantina di scritti minori. Ha curato, inoltre, la pubblicazione di vari volumi.
Una prima monografia riguarda i centri storici. Essa costituisce una attenta ed interessante analisi della disciplina relativa, con riferimento sia alle leggi generali che alle leggi speciali. Lo scritto denota, inoltre, una attenzione alla prassi amministrativa. Esso, però, non presenta contributi di particolare originalità e mostra una insufficiente padronanza degli istituti giuridici trattati.
La seconda monografia, avente per oggetto il principio del buon andamento dell’azione amministrativa, costituisce una interessante ed ordinata analisi della giurisprudenza in materia.
Gli scritti minori (per lo più rassegne ed interventi a convegni) variano su temi molto diversi: l’organizzazione amministrativa, le opere pubbliche, il personale. Gli scritti in questione denotano una buona capacità di esposizione del diritto positivo, l’ampiezza degli interessi, la continuità dell’impegno scientifico.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato dimostra una spiccata curiosità intellettuale, una continuità di lavoro, una attitudine alla individuazione e alla trattazione delle nuove tematiche, ed in special modo di quelle legate ai processi di riforma amministrativa. Tuttavia, gli scritti, pubblicati talvolta in serie poco diffuse all’interno della comunità scientifica, mostrano qualche inadeguatezza, nell’inquadramento sistematico e scarsa considerazione dei profili storici e comparatistici.
CANDIDATO Paolo Dell’Anno
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Paolo Dell'Anno
E' professore associato dal 1985, avendo svolto e svolgendo una rilevante attività didattica, e di partecipazione e direzione di ricerche. Di notevole ampiezza la produzione scientifica, composta da 85 pubblicazioni, particolarmente dedicate a tematiche di diritto dell'ambiente, dell'urbanistica, dell'energia..
Tra gli studi monografici, all'analisi di questi ultimi profili è particolarmente rivolto il volume Energia e assetto del territorio: profili istituzionali, 1983, estesa rassegna di elementi conoscitivi su vari aspetti della problematica, anche in riferimento alla disciplina di altri ordinamenti.
Di carattere prevalentemente espositivo e didattico si presentano le opere di diritto dell'ambiente (in particolare: La valutazione di impatto ambientale, 1987; Manuale di diritto ambientale, 1995; 2^ ed.1998); mentre l'opera di maggiore impegno scientifico è dedicata ai procedimenti autorizzatori (Contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori, 1989). In questa, l'A. ripercorre l'evoluzione della dottrina, per procedere quindi a ricostruirne le linee di fondo e le tendenze in atto.
Particolarmente in questa opera, così come nel complesso della sua attività, il candidato ha dimostrato un impegno ampio e continuativo, anche se gli aspetti di originalità e innovatività sembrano secondari rispetto a quelli di ricostruzione.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato confermato di Diritto e legislazione urbanistica dal 1985. E’ attualmente docente stabile della Scuola superiore della pubblica amministrazione di Roma, nonché titolare di Diritto urbanistico nell’Università di Roma. Presenta un consistente curriculum didattico, sia universitario che extrauniversitario, con forte specializzazione nella materia dell’ambiente.
Ugualmente specializzato si presenta il curriculum scientifico, nel quale figurano alcuni incarichi di direttore di ricerca e la partecipazione ad altre ricerche. Sempre nel campo dell’ambiente ha anche ricoperto incarichi in organismi scientifici ed altri incarichi di collaborazione istituzionale. La sua attività si rivolge anche alle connessioni internazionali della tutela ambientale.
Anche le molto numerose pubblicazioni sono rivolte in massima parte al settore ambientale, nel quale il prof. Dell’Anno ha acquisito una innegabile ed incontestata specializzazione.
In questo quadro si collocano anche alcuni lavori monografici. Lo studio su Energia e assetto del territorio: profili istituzionali (Padova 1983) costituisce un volume attento all’importanza ed alla attualità delle tematiche dell’energia per lo sviluppo delle società contemporanee e della società italiana in particolare. Esso è ricco ed informato, anche se la trattazione stenta a trovare un baricentro e si svolge in modo quasi indipendente per diversi profili ed aspetti del tema, non tutti esposti in modo ugualmente approfondito (ad esempio, la parte comparatistica è in sostanza una schedatura della situazione dei più rilevanti paesi).
Il lavoro su La valutazione di impatto ambientale. Problemi di inserimento nell’ordinamento italiano (Rimini 1987) raccoglie diversi contributi, di cui quello proprio dell’autore riguarda il procedimento di valutazione di impatto, esposto in forma corretta.
Il Manuale di diritto ambientale (Padova, I ed. 1995, II ed. 1998) costituisce un’opera sistematica, in cui l’autore mette a frutto la propria considerevole esperienza in molti settori applicativi del diritto amministrativo collegati alla problematica ambientale. E’ divisa in una prima parte “orizzontale”, in cui si descrivono le fonti e le istituzioni operanti in materia, le funzioni e i procedimenti in generale, ed in una seconda parte “verticale” in cui si illustra la specifica disciplina settore per settore.
Si distacca, invece, da tale altrimenti assorbente ambito di interessi il Contributo allo studio dei procedimenti autorizzativi (Padova, 1989). Esso rappresenta lo studio più impegnativo, dedicato allo studio di un fondamentale istituto della parte generale del diritto amministrativo. La trattazione segue in sostanza l’evoluzione dottrinale italiana, quindi procede ad analizzare (molto in sintesi) gli istituti autorizzatori in alcune materie, di qui procede all’enunciazione dei “criteri ricostruttivi” per finire con le “tendenze attuali”, in cui l’autore si sofferma sui profili funzionali e strutturali del procedimento autorizzatorio.
Nella parte ricostruttiva, l’autore procede a ridosso dell’impostazione generale di M.S. Giannini, con spunti interessanti, anche se i fondamenti teorici non sono sempre chiari (quale sia, ad esempio, la struttura fine dei “poteri di fatto” su cui verrebbe ad incidere la qualificazione data dalla norma che prevede l’autorizzazione) e le tesi e conclusioni non sempre convincenti (ad esempio, il passaggio dell’autorizzazione dall’area unilaterale a quella della “codecisione”).
In un contesto di operosità largamente positivo – che potrebbe dar fondamento ad una presa in considerazione per l’idoneità – costituiscono peraltro limitazioni l’attenzione solo episodica ai temi fondamentali del diritto amministrativo e l’estrema specializzazione nella tematica ambientale.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato dal 1985. Indica una intensa attività didattica. Indica, altresì, una intensa partecipazione ad attività di ricerca, a livello nazionale e internazionale.
Presenta una vasta produzione “minore” e vari volumi. Tra questi ultimi spicca il Manuale di diritto ambientale, una delle prime trattazioni del tema, che offre spunti interessanti e un efficace schema espositivo. Altri lavori monografici riguardano l’energia, l’assetto del territorio e i vari temi del diritto ambientale. Pur non avendo l’originalità e la sistematicità del manuale citato, dimostrano le buone capacità scientifiche del candidato.
Gli articoli, le note e le rassegne sono, come detto, molto numerosi e caratterizzati da una apprezzabile ricostruzione dei principi e degli istituti sottesi alla mutevole disciplina positiva esaminata. Dimostrano comunque l’interesse del candidato alla sistemazione del diritto positivo, specie nella materia prediletta del diritto ambientale. Inconfutabile la continuità della produzione e rilevante, quando occorra, il richiamo ai dati del diritto comparato.
Pur nei limiti di una produzione eccessivamente incentrata su alcune tematiche e di un metodo che evita una ricostruzione sistematica degli istituti trattati, la operosità e gli apporti specialistici del candidato lo fanno considerare per la idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Paolo Dell’Anno
Professore associato di Diritto e legislazione urbanistica nell’Università dell’Aquila, docente stabile della Scuola Superiore della Pubblica amministrazione (Roma); ha insegnato diritto urbanistico nella Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza” dell’a.a. 1998/99.
Ha partecipato, come direttore o come collaboratore, a numerosi progetti di ricerca, anche internazionali, in materia di ambiente.
Ha una produzione copiosa, che riguarda soprattutto il diritto ambientale, ma anche le fonti di energia, la disciplina delle acque, l’urbanistica. L’espressione conclusiva di una ricerca orientata per decenni sull’ambiente è il grosso manuale di diritto ambientale, (Padova 1995; III ed. 2000) ove la materia è sistemata in modo organico e didatticamente efficace. Riguardano parti di detta materia i volumi precedenti sulla tutela giuridica contro l’inquinamento ambientale (L’Aquila, 1973 e 1982), sulla valutazione di impatto ambientale (Rimini 1987), sull’inquinamento atmosferico (Napoli 1992, in collaborazione con G. Amendola), sulla tutela delle acque (Rimini, 1999).
Un posto a sé, nella produzione dell’A., occupano i volumi sui profili istituzionali dell’energia e assetto del territorio (Padova, 1983), sintesi informata di una disciplina legislativa estremamente frammentaria, e sui procedimenti autorizzatori. Quest’ultimo lavoro (contribuito allo studio dei procedimenti autorizzatori, Padova, 1989) costituisce lo svolgimento delle note tese gianniniane, ma non è privo di spunti originali.
Come studioso tra i più attenti e più qualificati di una disciplina (il diritto dell’ambiente) che fa parte del raggruppamento concorsuale ‘diritto amministrativo’ il Dell’Anno merita di essere ammesso alla valutazione comparativa ai fini della formazione della terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Paolo Dell’Anno
Professore associato dal 1985. Ha svolto intensa attività didattica, prevalentemente in materia urbanistica e ambientale. Ha partecipato a varie attività di ricerca.
Presenta 9 volumi, alcuni dei quali in collaborazione. Alcuni sono vere e proprie monografie. Altri contengono trattazioni espositive e consistono in manuali. Ha al suo attivo anche 76 tra articoli, note, rassegne, interventi a convegni. La trattazione su energia e assetto del territorio è una rassegna degli sviluppi legislativi italiani recenti e una comparazione con gli interventi di altri paesi. Il contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori è, nella prima parte, una analisi delle teorie e della giurisprudenza. Nella seconda sono esposti criteri ricostruttivi e sono analizzate le tendenze recenti. Il manuale di diritto ambientale è una ampia e diffusa esposizione del diritto positivo in materia.
L’attività del candidato è quantitativamente consistente, ma presenta due aspetti negativi: è riferita in larga prevalenza alla materia ambientale (e ai temi strettamente connessi) ed è in larga misura ricostruttiva della legislazione. Per cui la sua produzione è solo in parte limitata originale e innovativa, ne è possibile accertare attraverso di essa la conoscenza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. D’altra parte, va però rilevato che la produzione è continua, che sono presenti aspetti comparatistici e che il candidato ha preso parte a ricerche, ha diretto ricerche ed ha svolto ampia attività didattica.
giudizio collegiale:
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato dal 1985. Ha svolto una intensa attività didattica, prevalentemente in materia urbanistica e ambientale. Sempre nelle stesse materie, ha partecipato a ricerche, ne ha dirette altre, ha ricoperto incarichi in organismi scientifici ed incarichi di collaborazione istituzionale.
Presenta nove volumi, alcuni dei quali in collaborazione. Solo alcuni di essi sono vere e proprie monografie; altri, hanno un carattere prevalentemente espositivo e didattico.
La monografia su energia e assetto del territorio costituisce una rassegna ricca ed informata sugli sviluppi della legislazione italiana e contiene ampi riferimenti anche ad altri ordinamenti.
Il contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori costituisce lo studio più impegnativo, ed è dedicato allo studio di un fondamentale istituto del diritto amministrativo. Esso analizza la letteratura e la giurisprudenza sul tema; propone una ricostruzione della materia; esamina le tendenze più recenti.
Il manuale di diritto ambientale contiene una esposizione ampia e diffusa della disciplina della materia e considera separatamente gli istituti di carattere generale e le singole discipline di settore.
Seguono numerose decine di altri scritti (articoli, note, rassegne e interventi a convegni), i quali confermano le caratteristiche indicate.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato è quantitativamente consistente e continuativa nel tempo; presta attenzione ai profili di diritto comparato. Pur a fronte di una tendenziale attenzione per un solo settore (peraltro importante), la produzione presenta rilevanti motivi di interesse scientifico.
CANDIDATO Daria De Pretis
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Daria De Pretis
Ricercatrice dal 1986, è recentemente risultata vincitrice del concorso per professore associato. Dotata di un consistente curriculum sotto il profilo didattico e della partecipazione ad attività di ricerca, la candidata presenta una rilevante produzione scientifica, con particolare sensibilità per i temi attinenti all'urbanistica, all'ambiente, alle fonti energetiche, ai servizi pubblici.
La sua opera principale, tuttavia, è dedicata ad un argomento di carattere generale (Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica, 1995), ove la ricostruzione della problematica è condotta in una prospettiva originale, consentendo una rilettura del tema anche e particolarmente alla luce della ben distinta elaborazione tedesca. La capacità di organizzare la complessa materia, anche in chiave comparatistica, la coerenza della trattazione, l'originalità di impostazione e di risultati hanno fatto di questa opera un punto di riferimento ormai non prescindibile per chi affronti questi argomenti.
Per questi motivi, la candidata è da considerarsi pienamente idonea.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Daria de Pretis
Presenta un buon curriculum didattico e scientifico ed un consistente numero di pubblicazioni, dedicate a vari aspetti del diritto amministrativo. Si rileva una forte presenza della problematica urbanistica nonché, quanto alla parte generale, della problematica attinente alla discrezionalità.
Proprio a tale problematica è dedicata l’opera maggiore, la monografia su Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica (Padova 1995). Il volume costituisce una approfondita riflessione sulla problematica della c.d. discrezionalità tecnica, condotta mediante un costante parallelo tra il modo in cui essa si è posta nell’esperienza italiana, ed il modo del tutto diverso, e per certi versi contrapposto, in cui la corrispondente problematica si è posta nell’esperienza tedesca.
L’analisi si sofferma dunque in primo luogo sulla tematica degli unbestimmte Rechtsbegriffe, per ricavare dal diretto contatto con la dottrina e giurisprudenza tedesca una originale “estraniazione”, fondata su un arricchimento degli strumenti di indagine, rispetto ai dibattiti italiani, spesso tradotti in formule stereotipe dalla giurisprudenza. Nella seconda parte essa ripercorre invece gli itinerari della dottrina e della giurisprudenza italiana, soffermandosi sulla attrazione esercitata in esse dal tema della discrezionalità, al punto che quella “tecnica” vi è apparsa (pur con tutte le distinzioni e le contrapposizioni) come un particolare tipo del fenomeno maggiore.
La parte ricostruttiva è condotta con argomentazione precisa e rigorosa padronanza del filo concettuale, scartando con decisione ogni ipotesi di riconduzione alla materia “tecnica” delle ragioni del peculiare regime di riserva che talvolta – non sempre – può dirsi caratterizzare le decisioni dell’amministrazione rispetto ad un sindacato giurisdizionale pieno, pur in assenza di un conferimento di vera e propria discrezionalità amministrativa. Tali ragioni vengono invece ricondotte ad una scelta propria del legislatore (ammissibile entro limiti di costituzionalità) circa la responsabilità esclusiva che esso intenda conferire agli organi amministrativi, in ragione delle loro peculiari caratteristiche organizzative. Il potere di valutazione riservato non è dunque una mera conseguenza del carattere impreciso della norma ma, quando realmente esiste, una conseguenza di una precisa attribuzione normativa, giustificata in termini di adeguatezza.
Per la qualità dell’analisi, la padronanza del metodo giuridico sia negli aspetti evolutivi e comparativi che negli aspetti propositivi e costruttivi può dirsi che l’autore abbia conseguito la piena maturità scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Daria De Pretis
Laureata nel 1981 e ricercatore dal 1986. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica e di aver partecipato a vari gruppi di ricerca.
Presenta una monografia e molte opere minori. La monografia esamina il tema della valutazione amministrativa e della discrezionalità tecnica, e mostra la capacità della candidata a misurarsi con istituti fondamentali della materia ed a pervenire a risultati originali. Rilevante anche la piena padronanza della dottrina straniera sull’argomento, specie tedesca, e dei dati comparatistici.
Anche le opere minori confermano le qualità della candidata nel ricostruire i profili giuridici più rilevanti dei temi trattati (servizi pubblici, energia, ambiente, urbanistica, ecc.). Degno di nota per l’accuratezza e l’impostazione l’articolo in lingua tedesca, destinato al pubblico degli studiosi tedeschi, sul diritto italiano dei servizi pubblici.
Complessivamente, la produzione presentata - pur non amplissima - dimostra la vastità degli interessi della candidata e la sua capacità di pervenire a risultati originali anche su temi ampiamente dibattuti.
Per tali motivi la candidata è da ritenere idonea.
Commissario Prof. Guido Corso
Daria De Pretis
Ricercatore di diritto amministrativo dal 1986, professore associato nel medesimo raggruppamento a seguito dell’ultimo concorso nazionale, ha insegnato diritto pubblico e poi istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di sociologia dell’Università di Trento, a decorrere dall’.a.a 1989/90, e successivamente, dal 1994/95, ha tenuto per affidamento l’insegnamento di diritto amministrativo nella Facoltà giuridica della stessa Università.
Presenta oltre una trentina di scritti (articoli, note a sentenza, commenti ad articoli di legge etc. in tema di energia, urbanistica, enti locali, opere pubbliche e servizi pubblici). Carattere monografico ha il lavoro su “Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica”, Padova, 1995, pagg. 416. Partendo da una accurata ricostruzione della dottrina germanica e della dottrina italiana in tema di discrezionalità e di discrezionalità tecnica, l’A. svolge una critica puntuale della nozione di discrezionalità tecnica, prospettando l’esistenza di un ambito, fra la attività discrezionale e l’attività vincolata, che si caratterizza non per il ruolo della tecnica, ma per l’attribuzione alla P.A. di un potere riservato di valutazione, fondato su una duplice legittimazione (organizzatoria e sostanziale).
Per la ricchezza della informazione, anche di tipo comparatistico, la capacità sistematica, e l’originalità del contributo, su un tema così centrale nel diritto amministrativo, la candidata merita di essere presa in considerazione ai fini della formazione della terna degli idonei e della ammissione alla fase di comparazione
Commissario prof. Sabino Cassese
Daria De Pretis
Laureata nel 1981. E’ ricercatore dal 1986. Da circa un anno è professore associato. Dal 1981 ha svolto attività didattica. Numerose le ricerche alle quali ha partecipato.
Presenta 33 titoli, oltre a numerose note redazionali e a scritti in corso di pubblicazione (e, quindi, non valutabili). L’opera principale è quella su valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica. Di questa si apprezzano la completezza con cui è affrontato un tema di portata molto vasta, l’ampio uso della dottrina straniera e l’attenzione per i profili comparatistici. Di particolare interesse anche i profili storici, sia relativi all’ordinamento tedesco, sia relativi a quello italiano, e la sicura padronanza mostrata dalla candidata degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. Originali le conclusioni e i profili ricostruttivi.
Gli scritti di minori dimensioni riguardano problemi dell’ambiente, urbanistici, dell’energia elettrica, dei servizi pubblici, ecc. e dimostrano padronanza delle tecniche e maturità di giudizio. Tra questi ve ne sono alcuni di notevole ampiezza quali quello (in tedesco) sul diritto dei servizi pubblici in Italia, quello (in collaborazione) sull’affidamento di opere pubbliche in concessione, quello sulla legge n. 308/82.
Gli interessi della candidata sono ampi, l’attenzione per la comparazione giuridica sempre presente, il metodo rigoroso.
La candidata ha pubblicato anche uno scritto in tedesco ed ha svolto intensa attività di ricerca.
In conclusione, tenuto conto dell’ampia esperienza didattica e dell’importanza e qualità degli scritti, la candidata è sicuramente idonea.
giudizio collegiale:
Daria De Pretis
Si è laureata nel 1981; è diventata ricercatore nel 1986; da circa un anno è professore associato. Ha una ampia esperienza didattica e ha partecipato a varie ricerche.
Presenta una monografia e molti scritti minori.
La monografia ha per oggetto la valutazione amministrativa e la discrezionalità tecnica. Essa rappresenta una riflessione attenta ed approfondita sulla problematica della discrezionalità tecnica. Si analizzano, in parallelo, lo sviluppo della stessa problematica nell’esperienza italiana e in quella tedesca, ponendo in rilievo le profonde diversità intercorrenti. Il lavoro si segnala per la completezza della trattazione, la piena padronanza della dottrina straniera sull’argomento, specie per quella tedesca, l’attenzione per i profili comparatistici e per quelli storici, l’originalità dell’ impostazione.
Gli scritti minori riguardano l’ambiente, l’urbanistica, l’energia elettrica, i servizi pubblici. Tra questi, si segnalano, anche per l’ampiezza, quello, in lingua tedesca, sul diritto italiano dei servizi pubblici, quello (in collaborazione) sull’affidamento di opere pubbliche in concessione, quello sulla legge n. 308 del 1982. Questi scritti confermano le capacità ricostruttive della candidata, la sua attenzione per l’esperienza degli ordinamenti stranieri, la padronanza degli strumenti fondamentali dell’indagine giuridica.
Nel complesso, la produzione della candidata denota ampiezza di interessi, una costante attenzione per i problemi della comparazione giuridica, rigore metodologico, originalità di impostazione, e, complessivamente, una piena maturità scientifica.
CANDIDATO Luciana Fulciniti
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Luciana Fulciniti
Ha svolto attività didattica. Non risultano, invece, esperienze di ricerca. Presenta qualche lavoro minore (particolarmente: Esportazione di beni culturali e azione di restituzione di beni culturali illecitamente esportati, 1999), una raccolta normativa (Codice delle leggi su gli usi civici e le proprietà collettive, 1989), e due monografie; la prime delle quali (I beni di uso civico, Padova 1990) intende trattare sistematicamente l'istituto, con vastità di intenti, ma limiti di metodo e di riferimenti.
Analogamente, l'impostazione del lavoro L'organizzazione della ricerca scientifica, si presenta caratterizzato dall'ampiezza dell'indagine, ma anche dalla descrittività dei contenuti, che si spingono sino alla minuta disamina di aspetti puntuali e dettagliati dell'organizzazione pubblica della ricerca, senza però offrire una adeguata lettura critica del sistema di enti e centri di ricerca esistenti nel nostro ordinamento, dall'altro.
L'A. parte dalla rilevazione dell'assenza di una definizione, a livello costituzionale, della nozione di ricerca scientifica, e passa quindi all'esame degli art. 9 e 33 della Cost., ripercorrendo l'itinerario della tradizionale pubblicistica in materia. Ne emerge una definizione complessa di ricerca scientifica; considerata sia come diritto sociale, cui corrisponde un preciso obbligo dello Stato, che come diritto di libertà, in un approccio nuovo che consente di affermare la piena compatibilità tra libertà di scienza e promozione della ricerca.
Seguono altre definizioni di ricerca scientifica, basate sull'oggetto, sui contenuti metodologici, sull'interpretazione extragiuridica (tipologie del Rapporto ricerca e sviluppo OCSE), che portano a distinguere tre distinti livelli di ricerca, articolati in ricerca di base, applicata, di sviluppo, i quali ritorneranno più volte nel corso del lavoro come categorie metodologiche. Interessanti sono anche le considerazioni relative alla libertà di scienza come specificazione del più ampio diritto di manifestazione del pensiero ex art. 21, in analogia al quale la ricerca si atteggia sia in senso negativo (libertà dallo Stato) sia in senso positivo (libertà attraverso lo stato)
Tuttavia, esaurito questo spunto iniziale, che pare impostare una valida sistematica per orientarsi nel complesso mondo dell'organizzazione pubblica della ricerca, il lavoro assume caratteristiche più decisamente ricostruttive e descrittive.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Luciana Fulciniti
Luciana Fulciniti presenta un discreto curriculum didattico ed un limitato numero di pubblicazioni, consistenti in una raccolta di atti normativi (Codice delle leggi su gli usi civici e le proprietà collettive, Milano 1989) con il consueto lavoro redazionale, in un contributo su Esportazione di beni culturali e azione di restituzione dei beni culturali illecitamente esportati. L. 30 marzo 1998 n. 88 (in Foro amm., 1999), che costituisce una illustrazione del sistema normativo sul tema derivante dalla normativa comunitaria, dalla normativa internazionalistica e in particolare dalla nuova legge italiana, con discussione valutativa dei punti problematici, e in due opere monografiche.
La prima è uno studio su I beni di uso civico (Padova 1990). Il libro è privo di indice degli autori e di bibliografia generale, mentre c’è un indice analitico. Ha carattere di trattazione sistematica di un istituto generale. E’ svolta in stile concettoso, non di semplice comprensione. Ha carattere di trattazione sistematica, non di elaborazione di una precisa tesi ricostruttiva Lascia alquanto perplessi la partizione tra la Parte I (L’individuazione della situazione soggettiva di uso civico) e la Parte II (La disciplina positiva degli usi civici), dato che anche la parte I ha ad oggetto la disciplina positiva. La contrapposizione sembra essere di più tra la situazione soggettiva vista in termini statici e le vicende. Ma la situazione “soggettiva” non sembra poi veramente tale. Non è completa la considerazione della bibliografia di parte amministrativistica.
Lo scritto su L’organizzazione della ricerca scientifica (Milano 1993) ha carattere dichiaratamente e programmaticamente “descrittivo” di un settore rilevante. Gli aspetti più concettuali stanno all’inizio, nella individuazione della nozione di “ricerca scientifica”, ove però non si raggiungono risultati di particolare peso o novità. Per il resto si tratta di un’ampia illustrazione del settore.
Non risulta la partecipazione a ricerche.
I lavori della candidata presentano qualche aspetto positivo e mostrano capacità di trattazione, ma non pervengono né per ampiezza né per metodo né per risultati ad un livello che possa essere preso in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Luciana Fulciniti
La data di laurea non è indicata. Dal curriculum si ricava che ha svolto non significativa attività universitaria di didattica e di assistenza agli studenti e che non ha esperienze di lavori di ricerca collettiva.
Presenta due monografie, un codice da lei curato ed una breve nota. La monografia sui beni d’uso civico è una corretta rivisitazione di un tema su cui in passato si è cimentata la migliore dottrina. Non perviene a risultati innovativi, anche per la insufficiente considerazione dei profili generali della materia. Il codice delle leggi sugli usi civici dimostra solo il particolare interesse della candidata per questa tematica. La seconda monografia, sull’organizzazione della ricerca scientifica, conferma le caratteristiche della prima monografia citata, ovvero la capacità di pervenire ad una ordinata esposizione del tema, senza però offrire contributi generali. Irrilevante è, ai presenti fini, la nota.
Per la limitatezza della produzione scientifica, per l’assenza di contributi originali e per il mancato utilizzo dei dati storici e comparatistici, la candidata non è da prendere in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Luciana Fulciniti
Ricercatrice con esperienza didattica la candidata presenta due lavori monografici. Il primo dedicato ai beni di uso civico (Padova 1990) non apporta un contributo nuovo a un tema vetusto né contiene specifici riferimenti amministrativistici. L’altro lavoro sull’organizzazione della ricerca scientifica si disperde sugli aspetti più minuti della normativa senza offrire un’adeguata sistemazione dell’apparato pubblico della ricerca. Particolarmente debole è la ricostruzione costituzionale della ricerca scientifica: considerata come oggetto simultaneamente di un diritto di libertà e di un diritto sociale senza che l’A. colga la contraddizione tra queste due qualificazioni. Eterogenea è la parte del lavoro in cui la ricerca viene classificata sulla base di criteri non giuridici.
Nel complesso la candidata presenta una produzione che non le consente di aspirare ad un giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Luciana Fulciniti
Non indica la data di laurea. Ha svolto attività didattica universitaria e di assistenza. Non risulta che abbia partecipato ad attività collettive di ricerca.
Ha curato un codice delle leggi sugli usi civici e le proprietà collettive, scritto una nota sull’esportazione di beni culturali e pubblicato due monografie sui beni d’uso civico e sulla organizzazione della ricerca scientifica. Il volume sugli usi civici esamina un istituto antico, ma senza prestare l’attenzione necessaria alla letteratura classica sul tema. Costituisce una esposizione ordinata, non una rivisitazione originale ed innovativa dell’istituto. Sono assenti riferimenti comparatistici ed, in generale, non è considerata la cospicua letteratura sulla proprietà pubblica. Il volume sulla organizzazione della ricerca scientifica è una mera esposizione della disciplina legislativa.
Considerata l’assenza di originalità della produzione, relativa a due soli settori limitati del diritto amministrativo, le incertezze di inquadramento sistematico, la relativamente scarsa attività didattica della candidata, la mancanza di riferimenti comparatistici e storici, si conclude per la non idoneità.
giudizio collegiale:
Luciana Fulciniti
Non risulta la data di laurea. Ha svolto attività didattiche e di assistenza, non attività di ricerca.
Ha pubblicato due monografie, un codice e una breve nota.
La prima monografia riguarda i beni di uso civico. Il lavoro contiene una esposizione ordinata del tema, ma è privo di soluzioni innovative. Presta scarsa attenzione alla consistente letteratura sui beni pubblici e sono scarsi i riferimenti di tipo comparativo.
La seconda monografia, sulla organizzazione della ricerca scientifica, conferma le caratteristiche della prima, e cioè la capacità di esporre in modo ordinato il tema trattato, senza offrire, però, contributi significativi sul piano della ricostruzione generale e della originalità delle soluzioni.
Il codice raccoglie le leggi sugli usi civici e le proprietà collettive. La nota è del tutto irrilevante.
Nel complesso, quindi, la produzione scientifica è limitata negli oggetti; presenta incertezze di inquadramento sistematico; manca di contributi originali; difetta nell’utilizzo di dati storici e comparatistici.
CANDIDATO Valeria Mazzarelli
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Valeria Mazzarelli
Presenta una lunga e ampia attività didattica. Dal 1990 è professore associato di Diritto urbanistico; ambito disciplinare al quale ha dedicato anche la gran parte della propria produzione scientifica.
Così, a questa disciplina ha dato un contributo significativo la prima monografia (Le convenzioni urbanistiche, 1979), con prefazione di M.S. Giannini. L’opera -frutto di un’ampia ricerca, testimoniata dalla cospicua mole del volume- dedica una rilevante attenzione ai profili storici, ripercorrendo con vastità di impianto l’evoluzione nel tempo dell’istituto, dall’unità d’Italia e fino agli anni ’60-’70; con forte attenzione non solo al diritto vigente, ma anche al diritto vivente (con attenzione al fatto che le convenzioni urbanistiche – di cui la principale figura è rappresentata dalle convenzioni di lottizzazione – si radicano nell’ordinamento positivo solo tra il 1962 e il 1967, ma trovano da sempre spazio nella prassi amministrativa e giudiziale. Rimangono sullo sfondo, invece, i profili di inquadramento teorico dell'istituto, dichiarati dall’A. pressoché irresolubili, mentre puntuale attenzione viene dedicata ad una serie di specifici aspetti.
L'opera manualistica Fondamenti di diritto urbanistico, 1996, (della quale la candidata ha curato l'impianto e alcune parti), pur espressamente rivolgendosi non agli operatori del diritto, bensì alle figure professionali attive nel mondo della progettazione e – a monte – agli studenti delle facoltà tecniche- rivela una notevole capacità espositiva e ricostruttiva. Tra le parti redatte per intero dall’Autrice, vi è anzitutto il cap. 1 (“Il quadro istituzionale”, pagg. 23-70), in cui vengono riprese le nozioni generali del diritto pubblico e amministrativo. Lo sforzo di sintesi e di chiarezza è evidente, e in diversi passaggi pare raggiungere il suo intento, ossia quello di offrire un quadro schematico e comprensibile, a premessa degli approfondimenti ad oggetto urbanistico ed edilizio. Di mano della candidata è anche il cap. 2 (“Modelli codificati di uso del territorio”, pagg. 71-131), ove trova spazio la trattazione, spesso con notevole forza evocativa, di vari argomenti, dall’evoluzione della legislazione urbanistico-edilizia all’inquadramento della disciplina sui beni culturali e sulla tutela della salute.
Dotata indubbiamente di rilevanti capacità e competenze, la candidata presenta, tuttavia, una produzione che (nonostante i lavori minori su Prefetto e prefettura e sulla Motivazione dell'atto amministrativo) può trovare qualche limite nell'accentuata settorializzazione e in qualche assenza di continuità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Valeria Mazzarelli
Laureata in Giurisprudenza a Napoli, è stata professore incaricato e associato a Camerino, ed è dal 1990 professore associato di Diritto urbanistico nell’Università di Roma-La Sapienza. Ha un buon curriculum didattico e operativo, sempre legato ai temi dell’urbanistica e del territorio, ai quali sono dedicate anche le opere maggiori.
In particolare, la ben nota monografia su Le convenzioni urbanistiche (Bologna 1979) costituisce un lavoro molto problematico, e non solo “giuridico” nel senso della dogmatica. La parte più interessante e vitale del volume è una attentissima ricostruzione storica del fenomeno dalla fine dell’ ‘800 alla data del libro, che non a caso occupa i primi cinque capitoli, mentre solo il sesto ed ultimo si chiama a sua volta Le convenzioni urbanistiche. Di fronte al problema teorico della “natura” delle convenzioni l’autore mostra da una parte poca fiducia nella possibilità di risolvere l’alternativa tra provvedimento e negozio, dall’altra poco interesse a farlo, puntando piuttosto su una sorta di “indifferenza dei contenuti” alla qualificazione giuridica del contenitore, indifferenza per vero essa stessa consapevolmente problematica. Un libro sui generis, ma in sostanza ancora vivo a venti anni dalla sua pubblicazione.
Un altro scritto di rilievo è contenuto nei Fondamenti di diritto urbanistico ( Roma 1996). Del volume – destinato principalmente agli studenti e curato per l’intero – V. Mazzarelli ha direttamente scritto la parte prima “Chiavi di lettura”, consistente in un sintetico schizzo delle istituzioni amministrative italiane (Il quadro istituzionale) ed in una sintetica esposizione generale del formarsi e dello sviluppo del diritto urbanistico in senso ampio, comprensivo dei lavori pubblici, beni culturali ed ambiente-paesaggio (Modelli codificati di uso del territorio).
Si tratta di due introduzioni, scritte in stile piano e rivolte per definizione ad un pubblico di “non conoscitori”, che si rivelano comunque pregevoli per la precisione, per la capacità espositiva, per la ricchezza dei riferimenti, per la passione civile con la quale sono scritte.
Le stesse
doti sono mostrate anche nei pochi scritti dedicati a temi diversi da quelli
dell’urbanistica, ed in particolare nelle voci di enciclopedia su Prefetto e
prefettura e sulla Motivazione dell’atto amministrativo.
In questo contesto ampiamente positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – possono costituire un limite l’accentuata settorialità della produzione e una certa discontinuità della produzione scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Valeria Mazzarelli
Non è indicata la data di laurea, né quella dell’associazione. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica.
Presenta una monografia e varie opere minori. La monografia - alquanto risalente - tratta delle convenzioni urbanistiche, e per le sue qualità è divenuta un testo di riferimento sulla materia. Degni in particolare di menzione sono l’efficace uso giuridico delle risultanze della prassi in una materia all’epoca ancora priva di inquadramento teorico, e la capacità di offrire indicazioni per le ulteriori linee di sviluppo del tema.
Gli scritti minori confermano le qualità della candidata, anche in riferimento ai dati storici e comparatistici che sono pienamente padroneggiati.
Trattasi però di una produzione scientifica tendenzialmente monotematica e con una lunga pausa dopo le opere maggiori. Mancano apporti su altri temi rilevanti del diritto amministrativo che possano confermare le doti della candidata, così ben espresse nei suoi lavori.
Commissario Prof. Guido Corso
Valeria Mazzarelli
Professore associato di diritto urbanistico dal 1990, ha al suo attivo una lunga attività didattica.
Di particolare interesse è il contributo monografico sulle convenzioni urbanistiche (Bologna 1979) che si segnala sia per la ricostruzione dei profili giuridici dell’istituto, sia per l’ampia rassegna delle esperienze concrete di convenzione urbanistica dall’unità d’Italia in poi.
L’A. ha cooperato anche all’opera a più voci “Fondamenti di diritto urbanistico”, 1996. Le parti ascrivibili all’A. (cap. I e II) si segnalano per lo sforzo di sintesi e di chiarezza realizzato in funzione di un uditorio che non è solo di giuristi ma è fatto anche di operatori e di studenti delle facoltà tecniche.
Pur discontinua e quasi esclusivamente dedicata al diritto urbanistico la produzione della candidata presenta spunti originali e di interesse scientifico.
Commissario prof. Sabino Cassese
Valeria Mazzarelli
E’ professore associato. Ha svolto ampia e intensa attività didattica in materia urbanistica.
Presenta una monografia e 30 scritti (voci di enciclopedie, articoli, recensioni, note, note a sentenze, interventi a convegni), quasi tutti sulla materia dell’urbanistica.
Tra gli scritti si segnala, in particolare, quello sulle convenzioni urbanistiche nel quale l’autrice metteva in luce, in epoca nella quale il tema era poco conosciuto, gli aspetti principali della negoziazione con l’amministrazione. L’indagine si segnala per la prospettazione storica e per la padronanza dell’uso degli strumenti dell’analisi giuridica di un istituto nato nella pratica e studiato facendo ricorso ai più vari strumenti di ricerca.
Anche negli scritti minori (alcuni dei quali preparatori della monografia citata) la candidata rivela grande cultura e sicura padronanza delle tecniche e metodologie giuridiche. Ciò vale, in particolare, per le parti del volume sui fondamenti di diritto urbanistico da lei scritte. C’è solo da rammaricarsi per il fatto che non abbia svolto un’attività più continua ed ampia, considerato anche l’interesse dei pochi contributi forniti su temi diversi da quello urbanistico (prefetti, motivazione dell’atto amministrativo, tutela dell’ambiente).
In conclusione, per l’originalità ed innovatività della produzione scientifica, per il fatto di aver diretto ricerche e svolto intensa attività di insegnamento, per la conoscenza dei principali istituti giuridici, la rilevanza della collocazione editoriale della principale pubblicazione e la sua diffusione nella comunità scientifica, nonostante l’ambito limitato dei settori studiati e la scarsa continuità della ricerca, la candidata è da prendere in considerazione per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Valeria Mazzarelli
E’ stata professore incaricato. Dal 1990 è professore associato presso l’Università di Roma. Presenta una ampia ed intensa attività didattica, sempre dedicata ai temi dell’urbanistica e del territorio.
Anche la sua produzione scientifica riguarda, quasi esclusivamente, i temi dell’urbanistica.
Presenta una monografia e brevi scritti.
La monografia tratta delle convenzioni urbanistiche. L’opera – divenuta un testo di riferimento della materia- si segnala per una rilevante analisi dei profili storici; la capacità di fare uso della prassi ai fini della ricostruzione dell’istituto; il ricorso ad una varietà di strumenti di ricerca; la padronanza degli strumenti di analisi giuridica.
Gli scritti minori, come già osservato, riguardano per lo più l’urbanistica, con le eccezioni, principalmente, delle voci di enciclopedia sui prefetti e le prefetture e la motivazione dell’atto amministrativo. Si segnalano, poi, gli scritti pubblicati dalla candidata nel volume collettaneo – da lei stessa curato- sui fondamenti del diritto urbanistico: apprezzabili risultano, infatti, la precisione, la semplicità dello stile, la capacità espositiva e la ricchezza di riferimenti.
Nel complesso, la produzione scientifica si segnala per la conoscenza dei principali istituti giuridici, la rilevanza della collocazione editoriale delle principali pubblicazioni e la loro diffusione nella comunità scientifica. Tra i principali limiti, l’accentuata settorialità delle tematiche studiate e la discontinuità nel tempo del lavoro.
CANDIDATO Fabio Saitta
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Fabio Saitta
Professore associato di Diritto amministrativo, è ricercatore dal 1988. Ha svolto attività didattica anche in relazione alle Istituzioni di diritto pubblico. Presenta una produzione scientifica alquanto ampia, con attenzione a profili di diritto sostanziale generale e speciale (dalla sanità all'edilizia ed ai lavori pubblici), così come a quelli processualistici.
A questi ultimi è dedicato il saggio Il giudice dell'ottemperanza, 1991, particolarmente incentrato sui profili relativi alla competenza dei TAR in rapporto a quella del Consiglio di Stato.
Agli aspetti processualistici è poi riservato l'impegno di divesri articoli pubblicati in Diritto processuale amministrativo e in Rivista Corte dei conti, tra il 1994 e il 1997; e il volume L'appello nel processo contabile, vol.I, Profili sistematici, 1999, ove l'A. argomenta con buon impianto dogmatico una configurazione dei giudizi di conto e di responsabilità come giudizi di carattere oggettivo, negando conseguentemente la possibilità di applicare istituti e regole propri del processo civile.
Profili relativi al procedimento amministrativo si pongono invece al centro del volume Contributo allo studio dell'attività amministrativa di esecuzione. La struttura procedimentale, 1995; dove l'A. parte dalla nuova configurazione dei rapporti tra Stato e cittadini -e dunque dalle trasformazioni subite dalle concezioni del principio di legalità, di imperatività, ecc., per riconsiderare l'attività amministrativa di esecuzione, proponendosi di ricondurla ai principi sanciti dalla legge 241 del 1990.
Così, l’attenta ricostruzione del dibattito sviluppato nella dottrina italiana (anche con riferimenti a quelle privatistica e processualistica) conduce ad una interessante rilettura dei caratteri dell’attività di esecuzione, dei suoi rapporti con l’azione amministrativa sostanziale, dei margini di discrezionalità, sino ai profili istruttori ed alla motivazione: in una prospettiva in cui la funzione di composizione degli interessi tende ad essere spostata, in misura significativa, sulla esecuzione.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Fabio Saitta
Laureato nel 1985 e ricercatore dal 1988, Fabio Saitta è attualmente professore associato di diritto amministrativo. Presenta un buon curriculum generale e didattico, avendo in particolare insegnato Istituzioni di diritto pubblico e Diritto e legislazione sanitaria. Presenta altresì un consistente numero di pubblicazioni, rivolte a vari aspetti del diritto amministrativo: e ciò sia in relazione alla parte generale che ai settori applicativi (espropriazione, lavori pubblici, edilizia, sanità, enti locali), sia con riferimento al diritto sostanziale che con riferimento agli aspetti processuali.
Nel volumetto su Il giudice dell’ottemperanza (Milano 1991, pp. 1-54) si affronta il tema del riparto di competenza tra TAR e Consiglio di Stato nei giudizi di ottemperanza, nelle ipotesi in cui il giudizio di appello “integra” in qualche modo la sentenza di primo grado o lo modifica parzialmente. Conclude per la competenza ripartita in caso di riforma parziale in relazione a capi separabili, per l’insufficienza della modifica della motivazione a radicare la competenza diretta del Consiglio di Stato se tale modifica non altera i “contenuti” della decisione.
Il saggio dal titolo Contributo allo studio dell’attività amministrativa di esecuzione, La struttura procedimentale (Napoli,1995) costituisce uno studio sui poteri di esecuzione coattiva delle proprie decisioni da parte dell'amministrazione e sulla struttura dei procedimenti in questo senso esecutivi. Esso è condotto con attenzione alla dottrina italiana, la cui evoluzione viene abilmente ricostruita. Considerato quale punto fermo che la spettanza dei poteri di esecuzione coattiva presuppone una speciale investitura e non corrisponde ad un principio generale, l’autore valorizza sin dove possibile l’autonomia dei processi decisionali esecutivi, i relativi margini di discrezionalità e la possibilità per il privato interessato di riproporre anche in tale fase, entro certi limiti, questioni inerenti all’atto da eseguire. Nella parte finale sono analizzati i profili procedimentali mettendo in rilievo, corrispondentemente all’intento generale, la rilevanza dell’istruttoria e della motivazione. Il libro mostra notevole capacità di analisi e di argomentazione, anche se la proposta ricostruttiva rimane non del tutto a fuoco nei suoi termini specifici, risolvendosi nell’affermazione dell’esigenza di sottoporre i procedimenti esecutivi ai principi generali sul procedimento amministrativo.
Il volume su L’appello nel processo contabile, 1. Profili sistematici (Napoli 1999) tratta in modo sistematico un argomento rilevante nella pratica e trascurato negli studi. Esso si occupa dei processi contabili ai quali l’autore ritiene di potere assegnare carattere “oggettivo”, rimanendone compresi i giudizi di conto e di responsabilità, esclusi invece quelli in materia di pensioni. E proprio il carattere oggettivo di tali giudizi costituisce la chiave che l’autore utilizza per risolvere in senso negativo delicate questioni circa l’applicabilità all’appello contabile delle regole proprie del processo civile, ed in particolare delle preclusioni che le recenti riforme hanno introdotto in materia di proponibilità di nuove eccezioni e di nuove prove. Condotta con padronanza, l’opera costituisce un contributo di rilievo alla definizione degli istituti processuali contabili.
Le stesse doti sono mostrate in altri lavori di ampio respiro, quali le Notazioni in tema di rinnovazione dell’appello amministrativo (in Dir. Proc. Amm. 1994, 754 ss.), lo studio su Il sistema probatorio del processo amministrativo dopo la lege n. 241 del 1990: spunti ricostruttivi (in Dir. proc. Amm. 1996, 1 ss., o su L’annullamento con rinvio al giudice di primo grado nel processo contabile (in Riv. Corte conti 1997, 265 ss ).
In tale quadro generalmente positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – può costituire un limite l’attenzione pressoché esclusiva ai dati dell’esperienza italiana.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Fabio Saitta
Laureato nel 1985, ricercatore dal 1988. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica.
Presenta due monografie e numerose opere minori. La prima monografia è sull’attività amministrativa di esecuzione, corretta ma priva di spunti originali e non sempre espressiva della piena padronanza dei profili generali rilevanti. La seconda monografia è sull’appello nel processo contabile, e rappresenta uno dei primi studi sulla complessa materia. A differenza che nel lavoro precedentemente citato, il contributo dell’Autore è degno di rilievo, tanto per gli apporti originali che per la sistemazione del tema. L’articolo sul giudice dell’ottemperanza ha il carattere di rassegna della materia, con largo uso della giurisprudenza.
Le opere minori confermano le buone doti scientifiche del candidato, anche se si incentrano su alcune tematiche della giustizia amministrativa e tendono ad un’eccessiva analiticità a scapito della ricostruzione generale degli istituti sottesi.
Il giudizio complessivo sulla produzione del candidato e sulla sua attività didattica è sicuramente positivo; ma gli ancora limitati apporti e l’eccesso di concentrazione tematica non consentono, allo stato, di prenderlo in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Fabio Saitta
Ricercatore dal 1988, professore associato nell’ultimo concorso nazionale, supplente in alcuni insegnamenti universitari dal 1992, presenta 25 scritti minori e 2 contributi monografici.
Gli articoli e le note sono essenzialmente dedicati al processo amministrativo anche se non mancano contributi in tema di urbanistica, impiego pubblico, amministrazione locale. Fra tali iscritti spicca il saggio sul giudice dell’ottemperanza ove è presa in considerazione la questione del riparto di competenza fra TAR e Consiglio di Stato nell’ipotesi di riforma della sentenza di 1° grado. Il primo dei due scritti monografici (Contributo allo studio dell’attività amministrativa di esecuzione. La struttura procedimentale, Napoli, 1995, pp. 263) contiene una diligente ricostruzione della dottrina amministrativistica in tema di esecutorietà e autotutela. L’ultimo capitolo è dedicato al procedimento esecutivo. In esso viene proposto l’applicazione all’attività di esecuzione del modello procedimentale previsto dalla L. 241/1990.
Più impegnativo è il secondo contributo (L’appello nel processo contabile, Napoli 1999, pp. 400). Lo scritto colma una lacuna su un tema che le riforme del processo contabile del 1994 e 1996 hanno reso di grande attualità, essendo rimasta ferma la scarna normativa del t.u. delle leggi sulla Corte dei Conti. Anche se non del tutto convincente nella parte teorica, troppo subalterna alla impostazione della dottrina contabilistica (giurisdizione del diritto obiettivo, generico riferimento alla finanza pubblica etc.), il lavoro contiene nell’ultimo capitolo rilevanti chiarimenti su aspetti controversi dell’appello del processo contabile.
Senza segnalarsi per originalità dei contributi il candidato può essere preso in considerazione ai fini di un giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Fabio Saitta
Laureato nel 1985. E’ ricercatore dal 1988. Da circa un anno è professore associato. Dal 1992 ha svolto insegnamenti per incarico o supplenza.
Presenta 31 titoli scientifici, alcuni in corso di pubblicazione (non valutabili). Gli scritti principali sono quello sul giudice dell’ottemperanza, quello sull’attività amministrativa di esecuzione e quello sull’appello nel processo contabile.
Il breve lavoro sul giudice dell’ottemperanza, svolto prendendo in esame più la dottrina che la giurisprudenza, contiene un quadro dei vari orientamenti e una loro valutazione.
La monografia sull’esecuzione è in larga misura una riesposizione delle teorie. La parte ricostruttiva, con la tesi che l’esecuzione debba svolgersi con atti e procedimenti tipizzati, non presenta caratteri di originalità.
La monografia sull’appello contabile è di maggiore interesse, per novità scientifica del tema, l’ampiezza dell’esame, il suo carattere analitico, l’ordine con il quale è analizzata la giurisprudenza.
Gli scritti minori riguardano l’espropriazione, il riparto di giurisdizione, le opere pubbliche, il processo, l’appello, il procedimento, le prove nel processo, ecc. e comprendono in prevalenza note di giurisprudenza e voci di enciclopedia.
Gli interessi del candidato sono ampi, ma ruotano intorno alle problematiche della giustizia. I temi sono affrontati in modo incompleto, specialmente per l’assenza del profilo comparatistico. La seconda monografia, peraltro, presenta qualche caratteristica di originalità e si segnala per il rigore del metodo.
In conclusione, il candidato se per l’attività didattica svolta può essere preso in considerazione, per i limiti della produzione scientifica, per non aver affrontato gli istituti fondamentali del diritto amministrativo, per qualche debolezza nell’inquadramento sistematico, va considerato ancora non idoneo.
giudizio collegiale:
Fabio Saitta
Si è laureato nel 1985. Diventa ricercatore nel 1988. Da circa un anno è professore associato. Dal 1992 ha svolto insegnamenti per incarico e supplenza. Presenta un buon curriculum didattico e ha insegnato anche le istituzioni del diritto pubblico e il diritto e legislazione sanitaria.
Presenta due opere monografiche e una trentina di scritti minori.
La prima monografia ha ad oggetto l’attività amministrativa di esecuzione. Si tratta di una attenta ed interessante ricostruzione della letteratura italiana (compresa quella privatistica e processualistica). Buone le capacità analitiche e argomentative. Minori i tratti di originalità e le capacità ricostruttive.
La seconda monografia ha per oggetto l’appello contabile. Costituisce un lavoro di maggiore interesse rispetto al primo, per la novità del tema, l’ampiezza dell’esame, la costruzione sistematica, l’analisi della giurisprudenza.
Tra gli scritti minori, si segnala il breve lavoro sul giudizio di ottemperanza, nel quale si esaminano e si valutano gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali in materia.
Gli altri scritti (in prevalenza, note giurisprudenziali e voci di enciclopedia) trattano, in prevalenza, gli istituti del processo amministrativo e, per altra parte, quelli di diritto sostanziale, generale e speciale. Essi confermano le qualità del candidato. Tuttavia, tendono ad una eccessiva analiticità, a scapito della ricostruzione generale degli istituti.
Nel complesso, la produzione scientifica dimostra buone qualità scientifiche, pur con debolezze di inquadramento sistematico, limitata attenzione agli istituti fondamentali del diritto amministrativo e carenza di analisi comparativa.
CANDIDATO Diego Vaiano
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Diego Vaiano
Giovane professore associato, il candidato non presenta lavori di carattere minore, avendo concentrato i propri sforzi scientifici in tre studi monografici.
Il primo (La riserva di funzione amministrativa, 1996) opera una ricostruzione storica delle elaborazioni dottrinali e giurisprudenziali sul tema, analizzando le diverse chiavi di lettura relative alla struttura dell'atto ed al livello di competenza all'interno del quale si producono gli effetti giuridici, con particolare riferimento agli orientamenti della Corte Costituzionale. Fortemente proiettata su aspetti costituzionalistici, la monografia riprende la contestazione -sotto il profilo, appunto, della legittimità costituzionale- delle leggi-provvedimento, con attenzione al rapporto, in concreto, "fra le norme speciali di livello legislativo materiale ed i provvedimenti altrettanto singolari ma pertinenti al diverso livello della gestione degli interessi pubblici predefiniti per legge".
Dalla complessità di linguaggio del precedente lavoro, si differenzia sensibilmente la seconda monografia (Interessi pretensivi e funzione amministrativa, 1999), volta a sostenere l'esigenza di introdurre in Italia un'azione di adempimento, per la tutela degli interessi pretensivi; monografia che si presenta come contributo utile e interessante, anche se risente di esigenze di approfondimenti comparatistici e di una stesura non pienamente definita.
Ampiamente dedicata ad una ricognizione delle elaborazioni di dottrina e giurisprudenza, l'opera si concentra in particolare sull'analisi della giurisprudenza in materia di commissario ad acta, utilizzata anche in altro lavoro.
Ancorandosi al principio costituzionale dell'effettività della tutela, l'A. aderisce alla teoria per la quale oggetto della tutela è la situazione giuridica soggettiva. In tale prospettiva, l'A. auspica un maggiore sfruttamento delle potenzialità degli strumenti istruttori già presenti tra i poteri del giudice amministrativo.
Il breve lavoro su Il commissario ad acta nel sistema del giudizio di ottemperanza esamina il tema della riserva di funzione amministrativa rispetto al potere giurisdizionale, con riferimento al tema dei limiti di legittimità nella sostituzione dell'autorità giudiziaria alla pubblica amministrazione in sede di giudizio di ottemperanza.
L'A. propende per la tesi della natura mista dell'attività del commissario ad acta, con conseguenti risvolti sui diversi strumenti di tutela; mentre, in sede di considerazioni finali e ragionando de jure condendo, si propone di procedimentalizzare l'attività del commissario ad acta, rendendolo responsabile della fase istruttoria, ai sensi dell'art. 6, legge 241/1990, riservando al giudice amministrativo la competenza ad adottare il provvedimento finale.
Complessivamente, il candidato presenta spunti interessanti e buone capacità, che peraltro richiedono una maggiore maturazione e sistematicità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Diego Vaiano
Laureato nel 1990, Diego Vaiano è attualmente professore associato di Diritto amministrativo. Accanto ad un curriculum di attività didattiche relativamente breve presenta solo tre pubblicazioni, peraltro tutte di carattere monografico, di cui le ultime due in veste tipografica palesemente provvisoria.
Lo studio su La riserva di funzione amministrativa (Giuffrè, Milano 1996) costituisce un interessante tentativo di riproporre in chiave (anche) amministrativistica i tentativi talvolta fatti in chiave costituzionalistica di contestare la legittimità costituzionale delle leggi-provvedimento.
Nel merito Vaiano ripropone la tesi della riserva di amministrazione, tuttavia non in astratto ma in relazione ai contenuti specifici che la legge viene ad assumere ed al concreto modo di essere degli interessi regolati in via normativa. L’esposizione ha il pregio di unire in modo adeguato (pur entro un linguaggio fortemente concettuale e non sempre chiaro) i profili costituzionalistici con gli aspetti amministrativistici. Il lavoro mostra capacità di analisi e di ricostruzione propositiva. Un limite consiste nell’avere affrontato il problema da un lato in una prospettiva esclusivamente nazionale dall’altro in modo solo “giuridico” e non istituzionale, senza un tentativo di percezione del significato generale del fenomeno della sostituzione del legislatore all’amministrazione.
L’ampio studio su Interessi pretensivi e funzione amministrativa (Centro copie Pioda, Roma, 1999) costituisce una stesura probabilmente provvisoria e presenta una scrittura assai meno “controllata” della monografia sulla riserva di funzione amministrativa. La tecnica della citazione di brani complessi non è sempre corretta (v. ad esempio p. 91, p. 387). Il linguaggio è rapido e diretto, a differenza di quello concettoso della precedente monografia. L’esposizione è sovrabbondante, e la ripartizione in paragrafi alquanto precaria (v. ad esempio p. 352 il passaggio dal 3 al 3.1, a parte il fatto che non ci dovrebbe essere un 3 e basta). Talora frasi si ripetono uguali in diversi punti del testo (v. ad esempio p. 359 e p. 382). Il libro è un lungo e se si vuole appassionato panphlet sulla necessità di trasformare il processo per la tutela degli interessi pretensivi secondo il modello dell’azione di adempimento tedesca, benché nell’esposizione il riferimento a tale azione appaia solo alla fine e con rinvio alla sola “dottrina italiana” del processo tedesco.
Il volumetto su Il commissario ad acta nel sistema del giudizio di ottemperanza (anch’esso Centro copie Pioda, Roma, 1999) affronta il problema dei rapporti tra funzione amministrativa e potere giudiziario dal particolare ed emblematico punto di vista della giurisdizione di merito e della sua principale espressione, il giudizio di ottemperanza. La distinzione tra natura pretensiva o oppositiva dell’interesse porta l’A. a formulare una critica alla tesi della natura giurisdizionale del commissario. Se la sentenza non vincola l’attività del commissario ad acta, questo andrebbe configurato (secondo una tesi peraltro non nuova) quale “unità organizzativa responsabile, in via straordinaria, del procedimento ”, i cui atti andrebbero conseguentemente impugnati in sede di giurisdizione di legittimità. Tuttavia, al fine poi di assicurare anche in tal caso la concentrazione della tutela nel giudizio di ottemperanza, l’A. prospetta la possibilità di demandare all’organo commissariale la sola attività istruttoria preparatoria, rimettendo al giudice la decisione finale. Sicché lo scritto rimane inconclusivo sotto il profilo di una autonoma ricostruzione dei rapporti tra giurisdizione e amministrazione.
I lavori mostrano buona capacità di analisi e di proposta, anche se la fisionomia scientifica dell’autore pare doversi ancora maturare sia in rapporto a una maggiore varietà di generi letterari giuridici, sia in rapporto alla definizione di una più compiuta scelta stilistica ed espressiva, sia talora in rapporto alla attenzione al significato di sistema dei fenomeni considerati.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Diego Vaiano
Laureato nel 1990. Dichiara di aver tenuto attività didattica. Non risulta aver partecipato a gruppi di ricerca.
Presenta un saggio sul commissario ad acta e due monografie, rispettivamente sulla riserva di funzione amministrativa e sugli interessi pretensivi.
Colpisce la peculiarità della produzione, rappresentata quasi esclusivamente da opere monografiche, nonché molto disomogenea pur nella sua limitata dimensione. Inoltre, solo una delle due monografie è edita in una pubblicazione con ampia circolazione nella comunità scientifica, laddove la seconda (sugli interessi pretensivi) non risulta in commercio. Mancano del tutto articoli, note a sentenza, recensioni e le altre normali espressioni dell’operosità scientifica.
La monografia sulla riserva di funzione amministrativa è il miglior lavoro dei tre presentati. Pur se perviene a risultati discutibili e con un taglio metodologico che esclude importanti problematiche, il lavoro dimostra le buone capacità ricostruttive del candidato; specie considerando la difficoltà del tema.
Assai diversi per qualità e stile gli altri due lavori. Quello sugli interessi pretensivi è interessante per l’esame delle problematiche processuali coinvolte, ma non convince nel limitato approfondimento dei molti istituti generali coinvolti e nei risultati. Quello poi sul commissario ad acta non apporta contributi significativi su una tematica su cui in passato si sono cimentati illustri amministrativisti.
La peculiare e limitata produzione scientifica, la mancanza di un chiaro indirizzo di ricerca e una modesta attenzione per i profili comparatistici e storici non consentono di prendere in considerazione il candidato ai fini dell’idoneità
Commissario Prof. Guido Corso
Diego Vaiano
Professore associato di diritto amministrativo, presenta tre lavori monografici (gli ultimi due in edizione provvisoria).
Il primo, sulla riserva di amministrazione, costituisce uno svolgimento con spunti originali della tesi prospettata dal Mario Nigro negli anni sessanta, anche se il quadro d’insieme (la divisione dei poteri nell’ordinamento italiano) non appare adeguatamente delineato.
Il secondo lavoro, sul commissario ad acta nel giudizio di ottemperanza, è concepito dall’A. come uno sviluppo del primo scritto: sicché la riserva di potere amministrativo è esaminata questa volta con riguardo al potere giudiziario (mentre sul primo lavoro è il potere legislativo che viene in rilievo).
Il terzo lavoro su interessi pretensivi e processo amministrativo (1999) contiene una critica efficace dell’approccio dottrinale e giurisprudenziale in qualche modo rassegnato alla necessità che l’interesse pretensivo sia tutelato solo nella forma aleatoria dell’annullamento dell’atto di diniego (o del silenzio-rifiuto) e non nella forma della soddisfazione della pretesa al rilascio del provvedimento favorevole: pretesa che viene in qualche considerazione solo nel giudizio di ottemperanza, con indiscutibile aggravio per il privato dei costi della tutela giurisdizionale.
A giudizio dell’A. esistono le condizioni perché la protezione “sostanziale” dell’interesse pretensivo sia anticipata al giudizio di cognizione davanti al giudizio amministrativo: fermo restando il principio per cui è la tutela processuale che va adeguata alla natura delle situazioni giuridiche soggettive (fra le quali gli interessi pretensivi occupano un posto di rilievo) e non viceversa.
A tale conclusione l’A. perviene attraverso una ricognizione della giurisprudenza in tema di interesse a ricorrere, motivi di ricorso e oggetto del giudizio, poteri istruttori del G.A. e contenuto ‘ordinatorio’ della decisione.
L’ultimo dei tre lavori, pur del tutto lacunoso sotto il profilo comparatistico (manca il riferimento all’azione di adempimento nel processo amministrativo germanico), evidenzia una buona padronanza delle categorie fondamentali del processo amministrativo.
Il candidato non presenta scritti minori (articoli, note a sentenza etc.). Si tratta, a giudizio dello scrivente, di una palese lacuna del processo di formazione scientifica. Pur con questi limiti, il candidato può essere valutato ai fini del giudizio di idoneità
Commissario prof. Sabino Cassese
Diego Vaiano
Laureato nel 1990. Ha tenuto corsi integrativi ed ha svolto funzioni di insegnante aggiunto alla Scuola di polizia tributaria. Da circa un anno è professore associato. Non ha partecipato ad attività di ricerca.
Presenta solo due monografie e un breve scritto sul commissario “ad acta”. La monografia sulla riserva di funzione amministrativa affronta un tema difficile in modo discutibile, perché considera la possibilità di una riserva solo nei confronti del legislatore. Inoltre, il tema è svolto senza adeguato approfondimento del problema dei poteri del Parlamento.
La monografia sugli interessi pretensivi è un interessante tentativo di ricostruire i caratteri del processo amministrativo che ha ad oggetto interessi pretensivi. In esso mancano i profili comparativi che sarebbero stati necessari per un approfondimento del tema.
Il breve scritto sui commissari “ad acta” esamina il fondamento della funzione sostitutiva. Anche in questo caso, non vi sono analisi comparative.
Il candidato non presenta alcun articolo, né note a sentenze, rassegne, recensioni.
Nel complesso la sua produzione è incompleta sia perchè ha affrontato solo un ordine tematico, sia perché si è limitato ai tre lavori indicati, sia perché non mostra di avere una sufficiente preparazione comparativa.
In conclusione, il candidato, per aver svolto una attività didattica minima e per la produzione scientifica incompleta, nella quale i profili di originalità e innovatività non sono ancora chiari, per l’assenza di scritti minori su altri temi, per qualche debolezza nell’inquadramento sistematico degli istituti e la scarsa attenzione per i profili storici e comparativi, per non aver svolto, né diretto, ricerche, non può essere considerato idoneo.
giudizio collegiale:
Diego Vaiano
Si è laureato nel 1990. E’ da circa un anno professore associato. Il curriculum di attività didattiche è relativamente breve. Non risulta aver partecipato ad attività di ricerca o ad altre iniziative scientifiche e didattiche.
Non presenta lavori di carattere minore, ma solo tre studi di carattere monografico.
La prima monografia, l’unica delle tre ad avere una diffusione nella comunità scientifica, riguarda la riserva di funzione amministrativa. Essa contiene una ricostruzione storica degli orientamenti della dottrina e della giurisprudenza sul tema. I profili costituzionalistici sono combinati con quelli amministrativistici. Discreta la capacità di analisi e quella propositiva. Tuttavia, il lavoro non approfondisce in modo adeguato alcuni importanti aspetti della tematica trattata; affronta il problema in una prospettiva esclusivamente nazionale; non accorda rilevanza sufficiente ai profili istituzionali della tematica; adopera un linguaggio non sempre chiaro.
La monografia sugli interessi pretensivi costituisce un tentativo interessante di ricostruire i caratteri del processo amministrativo che ha ad oggetto gli interessi in questione. Non risultano convincenti, però, vari aspetti: lo scarso approfondimento dei molti istituti generali coinvolti; la mancata considerazione dei profili comparatistici; l’esposizione sovrabbondante.
Il breve saggio sui commissari ad acta esamina il fondamento della funzione sostitutiva. Anche qui è carente l’analisi comparativa; mancano contributi originali su una tematica, sulla quale pure si è concentrata in passato l’attenzione di una parte importante della scienza amministrativa; difetta una autonoma ricostruzione dei rapporti tra la giurisdizione e l’amministrazione.
Nel complesso, il candidato mostra una buona capacità di analisi. Ma la sua produzione è limitata ed incompleta, anche per la scarsa attenzione mostrata ai profili comparatistici e a quelli storici e per la poca varietà dei temi studiati.
CANDIDATO Giulio Vesperini
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Giulio Vesperini
E’ professore associato dal 1992. Ha svolto e svolge una rilevante attività didattica, estesa dalle Istituzioni di diritto pubblico al Diritto degli enti locali e alla Legislazione dei beni culturali. Ha partecipato –anche in veste di direttore- a varie ricerche.
La produzione scientifica si presenta di non consuete qualità e ampiezza, ricomprendendo diversi studi monografici e una cinquantina di articoli e contributi di dimensione talora notevole.
Così, già una notevole maturità di impostazione è dimostrata dalla prima monografia, su La Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Contributo allo studio delle funzioni regolative, 1993, dove le tematiche specifiche -trattate anche con attenta analisi delle esperienze di altri, significativi ordinamenti- divengono occasione per una considerazione del ruolo delle istituzioni nei confronti del mercato, sulle funzioni di regolazione, sulle autorità indipendenti. venendo affrontate con apporti originali, attenti agli aspetti teorici così come alla evoluzione sostanziale dei fenomeni.
La medesima, duplice capacità di analisi trova conferma nell'ampio studio in due volumi I poteri locali (1999). Nel primo vengono trattati i profili storici, il sistema di governo, i principi che riguardano le funzioni. Il secondo costituisce un approfondimento in relazione a queste ultime, analizzate per grandi settori, tendendo a cogliere le tendenze di fondo che vanno ispirando, materia per materia, gli assetti prescelti e le tendenze dell'ordinamento. Complessivamente, emerge da questa opera una ricostruzione organica e acuta dei tratti essenziali e delle linee evolutive del nostro governo locale, spesso osservato con sguardo sottilmente critico e con capacità di cogliere acutamente le contraddizioni, così come le potenzialità delle istituzioni locali.
Ancora, la non comune abilità nell'utilizzare e nel mescolare tecniche comparatistiche, l'attenzione ai profili storici, le discipline politologiche, gli stesse dati quantitativi, emergono con evidenza nei rimanenti studi, su argomenti assai variegati.
In sintesi, dunque, il candidato ha dimostrato ampiezza e varietà di interessi (anche di stampo comparatistico), originalità di impostazione, capacità di coniugare un corretto metodo giuridico con sensibilità connesse ad altre discipline (muovendosi con sicurezza anche nella letteratura politologica od organizzativistica).
Per questi motivi, risulta pienamente idoneo.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Giulio Vesperini
Giulio Vesperini, attualmente professore associato di Istituzioni di diritto pubblico, presenta un rilevante curriculum didattico, scientifico ed operativo. Ha insegnato, oltre che le Istituzioni di diritto pubblico (di cui è stato docente incaricato in diverse sedi), il Diritto degli enti locali e la Legislazione dei beni culturali. Ha svolto funzioni direttive di varia natura, ha partecipato a numerose ricerche, coordinandone alcune. Ha pubblicato oltre cento tra volumi, saggi, articoli, interventi, note di varia natura. Da essi emerge la figura di un amministrativista moderno, che ha ormai compiutamente superato la tradizionale barriera nazionale. Non alieno dalla teoria (come appare in particolare dalla monografia su La Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Contributo allo studio delle funzioni regolative, Padova 1993), è soprattutto interessato allo studio del contatto e delle interrelazioni tra diritto e realtà istituzionale, ed in questo quadro tra continuità ed innovazione.
Il già ricordato lavoro sulla Consob costituisce un approfondito studio delle funzioni che le sono proprie. Tuttavia, nella prospettiva dell’autore, l’indagine sulle funzioni dell’istituzione è essa stessa solo un momento significativo ed esemplificativo di una ricerca ed una riflessione sulle “funzioni regolative” che di recente anche nell’esperienza italiana sono state attribuite alle autorità c.d. indipendenti. L’analisi è condotta con vasta informazione anche sulle maggiori esperienze di altri ordinamenti, ed approda a risultati di individuazione della specifica funzione regolativa che si possono considerare significativi.
In particolare nella monografia in due volumi su I poteri locali (I, Donzelli, Roma 1999; II. Donzelli, Roma 1999, edizione provvisoria) l’autore dipinge con mano sicura un disegno accurato, che trova nel primo volume la trattazione degli aspetti storici e, quanto all’attuale ordinamento dei poteri locali, la descrizione del sistema di governo e dei principi relativi alle funzioni. La parte storica si distingue per la capacità di trattare insieme, tenendo conto delle interrelazioni, una molteplicità di punti di vista, che spaziano dalle vicende istituzionali generali, allo sviluppo delle normative, ai profili finanziari alle costruzioni della teoria giuridica, ricostruendo così un’immagine sfaccettata e complessa dei diversi momenti di svolgimento della vicenda dei poteri locali. Anche nell’analisi del sistema di governo si rivela il peculiare atteggiamento metodologico dell’autore, che da un lato rimane, anche nell’orizzonte dell’analisi attuale, marcatamente diacronico, teso a rilevare i mutamenti tra un “prima” dell’intervento riformatore e l’intervento e l’attuazione di questo; mentre dall’altro lato rifiuta ogni isolamento del fenomeno giuridico in se stesso, per concentrarsi invece sulla giunzione tra la norma giuridica e la sua realizzazione nella realtà istituzionale data. Il metodo “realistico” seguito nelle prime due parti dello studio sembra dover trovare minore applicazione nella parte dedicata alle funzioni, che appaiono maggiormente dominate dalla loro distribuzione normativa. Ma anche qui l’autore riesce a costruire “modelli interpretativi” delle diverse normative correlate alle funzioni, mettendone in rilievo campi di applicazione e non di rado la contraddittorietà; ed in ogni modo il metodo preferito riprende poi piede nelle conclusioni, ove si esaminano insieme i fattori reali e le potenzialità giuridiche delle nuove discipline, tornando a quella giunzione tra diritto e realtà che costituisce uno degli aspetti più significativi della ricerca dell’autore.
Anche nella rimanente parte della sua vasta produzione scientifica Vesperini si conferma attento osservatore e a volte partecipe della vicenda istituzionale, applicando in termini concreti una metodologia policentrica, aperta ai contributi dell’analisi storica, politologica e comparatistica, con attenzione all’uso di criteri anche quantitativi nella conoscenza delle istituzioni. Da segnalare altresì la capacità di lavoro in collaborazione con altri e di guida scientifica di opera collettive. Per le capacità di analisi e per i risultati raggiunti in applicazione del metodo realistico può dirsi che il candidato abbia raggiunto la piena maturità scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Giulio Vesperini
Laureato nel 1984; dottore di ricerca e ricercatore nel 1989; professore associato dal 1992. Dichiara di aver svolto ampia attività didattica. Ha partecipato a numerosi gruppi di ricerca, talvolta con compiti di direzione o di coordinamento.
Presenta una produzione scientifica assai vasta, composta da due monografie, alcuni lunghi saggi e decine di opere minori. Vanno sottolineate la continuità nella produzione scientifica, l’ampiezza degli interessi e la partecipazione ad iniziative di ricerca ed editoriali.
La monografia sulla Consob e l’informazione del mercato mobiliare affronta un tema originale, al confine con altre discipline giuridiche e pertanto necessitante della padronanza tanto del diritto amministrativo quanto di vari altri settori del diritto. I risultati sono di rilievo, così come positiva è la capacità ricostruttiva di un settore normativo al contempo nuovo ed atipico.
La seconda monografia, articolata in due tomi (il secondo in edizione provvisoria), sui poteri locali conferma le doti scientifiche del candidato. Il tema è questa volta un classico del diritto amministrativo e, in genere, del diritto pubblico; egualmente il lavoro perviene a risultati originali, anche grazie alla padronanza dei dati storici e comparatistici.
Il candidato presenta anche vari volumi a sua cura e con personali contributi (su la carta dei servizi pubblici, i governi del maggioritario, ecc.).
Tutta la molteplice produzione minore è ulteriore dimostrazione delle qualità del candidato, che dimostra particolare attitudine a sistemare scientificamente tematiche del diritto pubblico dell’economia e della riforma amministrativa.
Complessivamente, l’ampia mole della produzione scientifica, la sua qualità tanto per gli aspetti ricostruttivi quanto per i risultati originali cui perviene, la partecipazione del candidato alla vita scientifica, comprovata dalla direzione di ricerche e di iniziative editoriali, evidenziano che il candidato è sicuramente da considerare idoneo.
Commissario Prof. Guido Corso
Giulio Vesperini
Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Economia dell’Università Tuscia di Viterbo, ha insegnato nella stessa facoltà, per supplenza o per affidamento, diritto degli enti locali, legislazione dei beni culturali, diritto dell’ambiente e (dal 1996/1997) diritto amministrativo.
Ha partecipato, come direttore o come collaboratore, a numerosi progetti di ricerca, anche a carattere internazionale.
Oltre ad una cinquantina di saggi, rassegne, note a sentenze e scritti minori, ha curato, anche come co-editor, alcuni volumi collettanei cui ha partecipato con propri contributi (v. specialmente, I governi del maggioritario, Roma 1998; Le autorità indipendenti, Viterbo 1998; L’Italia da semplificare, Bologna 1998).
Carattere più spiccatamente monografico hanno i due lavori sulla Consob (La Consob e l’informazione del mercato mobiliare, Padova 1993) e sui poteri locali (1999). Nel primo dei due scritti, dopo una ricostruzione dei poteri della Consob, l’A. propone nella parte conclusiva una teoria generale della regolazione dei mercati nella quale è essenziale il ruolo di un’autorità che arbitra il conflitto fra interessi individuali e interessi collettivi, comunque non pubblici.
Il lavoro sui poteri locali, diviso in due volumi (il secondo dei quali ancora in edizione provvisoria), contiene una ricostruzione compiuta del sistema degli enti locali, considerato nei tre profili della storia, delle organizzazione e delle funzioni. Si distingue, in particolare, rispetto a precedenti contributi, anche rilevanti nella materia, la parte relativa al sistema di governo locale e alla sua profonda trasformazione a seguito della introduzione dell’elezione diretta del sindaco.
Gli scritti minori attestano una attenzione costante alle innovazioni del sistema amministrativo intervenute nell’ultimo decennio (delle partecipazioni statali al credito, dalla politica industriale alle privatizzazione, dalle autorità indipendenti ai servizi pubblici locali, al procedimento amministrativo etc.).
Per la grande operosità, la ricchezza di interessi, la capacità di ricostruzione di plessi rilevanti del sistema amministrativo, il candidato merita ampiamente di essere ammesso alla fase successiva di comparazione ai fini della formazione della terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Giulio Vesperini
Laureato nel 1984. Dottore di ricerca e ricercatore dal 1989. Professore associato dal 1992. Ha svolto ampia e intensa attività didattica. Numerose le ricerche alle quali ha partecipato e quelle che ha diretto.
Presenta due monografie principali e 50 altri scritti, di cui alcuni di notevole ampiezza. La monografia sull’informazione del mercato mobiliare affrontava per la prima volta e con notevoli apporti originali il tema degli interventi statali in funzione di interessi collettivi, mostrando il funzionamento di un modello nuovo di rapporto pubblico-privato.
Le capacità di analisi del diritto positivo e di inquadramento sistematico delle problematiche giuridiche del candidato sono state confermate dall’opera in due tomi sui poteri locali, che contiene una rivisitazione dell’intera materia, con costante attenzione sia al dato positivo sia ai profili comparati.
Gli scritti minori consistono in contributi spesso di notevole ampiezza, che vanno dalle imprese pubbliche alla disciplina dell’industria, alle autorità indipendenti, alle privatizzazioni, al procedimento, all’attività normativa del governo.
Il candidato si segnala per originalità e innovatività della produzione, relativa a larghi settori del diritto amministrativo, per la conoscenza approfondita degli istituti tradizionali e più recenti, per la rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni, per la continuità temporale della produzione, per l’intensa attività di ricerca e di direzione di ricerca.
L’ampiezza degli interessi, la padronanza dei metodi di analisi giuridica, l’attenzione per i profili comparati, insieme con l’ampia esperienza didattica, fanno considerare il candidato sicuramente idoneo.
giudizio collegiale:
Giulio Vesperini
Si è laureato nel 1984. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 1989 e, nello stesso anno, è diventato ricercatore. E’ professore associato dal 1992.
Ha svolto una ampia attività didattica, in varie sedi, e ha insegnato, oltre il diritto amministrativo, anche le istituzioni di diritto pubblico, il diritto degli enti locali e la legislazione dei beni culturali.
Ha partecipato – anche in veste di direttore o di coordinatore- a numerose ricerche ed iniziative editoriali e ha svolto anche incarichi di collaborazione istituzionale.
Presenta due monografie principali e una cinquantina di scritti minori, di dimensione talvolta consistente.
La prima monografia ha per oggetto la Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Il lavoro affronta un tema originale al confine con altre discipline giuridiche, quello degli interventi pubblici in funzione di interessi collettivi e mostra il funzionamento di un nuovo modello di rapporti tra il pubblico e il privato. L’analisi mostra una padronanza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo; originalità delle soluzioni; la capacità di utilizzare gli strumenti di altre discipline giuridiche; una vasta informazione anche sulla esperienza di altri ordinamenti; rigore metodologico; maturità di impostazione.
La seconda monografia ha per oggetto uno dei temi classici del diritto amministrativo, quello dei poteri locali. Essa si articola in due tomi (il secondo in edizione provvisoria). Il lavoro conferma le qualità scientifiche del candidato: l’originalità dell’impostazione; la capacità di unire l’analisi del diritto positivo con l’inquadramento sistematico delle problematiche trattate; la padronanza dei dati storici e di quelli comparativi; l’integrazione tra l’analisi giuridica e quella del contesto istituzionale complessivo; la conoscenza e la buona utilizzazione delle discipline politologiche e di quelle sociologiche.
Il candidato presenta, inoltre, vari volumi, a sua cura, e con contributi personali (sulla carta dei servizi pubblici, i governi del maggioritario, ecc.).
Presenta, inoltre, una serie di scritti minori su temi molto vari, che riguardano le imprese pubbliche, la disciplina dell’industria, le privatizzazioni, il procedimento amministrativo, ecc. Anche in questa parte della produzione scientifica, il candidato si conferma attento osservatore delle vicende istituzionali; applica una metodologia, aperta ai contributi dell’analisi storica, politologica e comparatistica; svolge una efficace indagine sui processi di riforma della pubblica amministrazione.
Nel complesso, quindi, la produzione scientifica si connota per la continuità temporale; l’ampiezza e la varietà degli interessi; la padronanza dei metodi di analisi giuridica; la capacità di inquadramento sistematico; l’attenzione per i profili storici e comparatistici; la combinazione tra la scienza giuridica e le altre discipline; l’attenzione per i processi di riforma delle amministrazioni; la rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni.
CANDIDATO Giovanni Battista Virga
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Giovanni Virga
Professore associato di Diritto amministrativo dal 1995. Ha svolto una intensa attività didattica, mentre solo di rado ha partecipato a ricerche collettive. La sua produzione scientifica ricomprende, oltre ad un certo numero di articoli e note a sentenza, tre studi monografici.
Il primo, relativo a Le modificazioni soggettive nell'appalto di opere pubbliche, 1990, esamina partitamente i casi di mutamenti soggettivi che concernono l'appaltatore, dalla cessione e dal subappalto, dal fallimento alla morte o alla incapacità sopravvenuta, dall'associazione di altre imprese alle modifiche degli assetti aziendali e societari. Sulla base di questa analisi, l'A. tende a ricostruire complessivamente un quadro unitario, che si richiama fortemente alla disciplina dell'appalto di diritto privato.
Lo studio dedicato al tema Attività istruttoria e processo amministrativo, 1990, intende esaminare la cd. “istruttoria primaria”, ovvero (nell'accezione seguita dall'A.) il complesso di attività posta in essere dal ricorrente per acquisire gli elementi costitutivi su cui fondare la propria affermazione nell’ambito del processo amministrativo.
In questo contesto, vengono esaminate le tematiche relative all'onere della prova, al diritto all’informazione amministrativa e all'accesso, al deposito dell’atto impugnato, alle ordinanze di acquisizione.
Nell'ultima parte si concentrano le considerazioni personali, particolarmente attente alle implicazioni pratiche degli istituti trattati.
La monografia più recente (La partecipazione al procedimento amministrativo, 1998) muove da un quadro dei principi di partecipazione e di contraddittorio -elementi fondamentali della metamorfosi dell'amministrazione- per esaminare distintamente la figura dei c.d. "interventori necessari", da quella degli "interventori eventuali", passando quindi alla trattazione dei vari profili della comunicazione di avvio del procedimento, delle modalità di partecipazione, del diritto di accesso endoprocedimentale. La parte ricostruttiva, quindi, riprende la configurazione degli interessi partecipativi quali interessi legittimi, collocandoli in rapporto alla distinzione tra interessi legittimi sostanziali e formali, per coglierne concrete implicazioni. La prospettiva adottata risulta vivacemente critica: in parte nei confronti delle disposizioni adottate dal legislatore, ma soprattutto nei confronti degli interpreti (e, particolarmente, di alcuni orientamenti giurisprudenziali) che tendono a restringere (od a "smantellare" progressivamente) la portata innovativa della legge 241/90.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Giovanni Virga
Giovanni Virga è dal 1995 professore associato di Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Ha un rilevante curriculum, soprattutto didattico, e diverse pubblicazioni scientifiche, consistenti in tre trattazioni monografiche e alcuni contributi, note a sentenza e interventi su tematiche varie, per lo più incentrate sui problemi della tutela procedimentale e giurisdizionale degli interessi, mentre la partecipazione a gruppi di ricerca si rivela occasionale.
La prima monografia, dedicata a Le modificazioni soggettive nell’appalto di opera pubbliche (Milano 1990) ripercorre in primo luogo le varie ipotesi nelle quali può dirsi mutare l’elemento soggettivo del contratto di appalto, in relazione all’appaltatore, mentre nulla si dice sulla rilevanza o irrilevanza di ipotetici possibili mutamenti dal lato del committente (probabilmente perché rari nella pratica). L’esame inizia con le ipotesi di volontaria cessione e di subappalto, continua con le involontarie ipotesi del fallimento, della morte e sopravvenuta incapacità, ritorna ad ipotesi volontarie come l’associazione di altre imprese e il mutamento di quote di lavori tra imprese già associate, per terminare con le ipotesi di modifica dell’assetto aziendale e societario dell’appaltatore. Il capitolo finale riguarda i profili ricostruttivi, che peraltro rimangono problematici e frammentari, e non mettono in luce alcun criterio o principio ispiratore di possibili soluzioni. Anche l’insistito parallelo tra appalto di diritto privato e appalto pubblico rimane descrittivo e non sembra contribuire all’elaborazione di una chiara teoria. Manca una bibliografia generale o un indice degli autori citati.
La monografia su Attività istruttoria primaria e processo amministrativo (Milano 1991) costituisce un lavoro ricco di spunti interessanti. Tuttavia, esso è in una certa misura squilibrato nel contenuto, comprendendo la trattazione di argomenti che non sono armonicamente inseriti nella trattazione complessiva: è il caso del diritto di accesso la cui esposizione eccede la funzione strumentale (nella prospettiva dell’autore) all’istruttoria primaria. E’ aperto alle esperienze di altri processi, ma manca una vera comparazione dell’esperienza di altri processi amministrativi, fondata sulla conoscenza della relativa letteratura e prassi. La trattazione è più centrata sugli aspetti pratici della costruzione di un processo funzionale che su veri e propri elementi di teoria giuridica.
Il lavoro su La partecipazione al procedimento amministrativo (Milano 1998) presenta in un primo momento un impianto trattatistico. Dopo l’enunciazione dei principi partecipativi e del loro significato, segue l’andamento delle previsioni della l. n. 241 del 1990 in tema di partecipazione, soffermandosi in particolare sugli interventori che vengono definiti (riprendendo la terminologia del diritto processuale) “necessari” e su quelli eventuali, sulle cause che esonerano dal dovere di comunicazione dell’avvio del procedimento, per poi esaminare (dopo un capitolo sui rapporti tra la nuova legge e le precedenti discipline, che curiosamente inframmezza l’esposizione) le modalità della partecipazione e le conseguenze delle omissioni e irregolarità nella comunicazione dell’avvio, per concludere questa parte con l’esame del diritto di accesso “endoprocedimentale”.
La parte più interessante del volume è tuttavia rappresentata dai profili ricostruttivi, nei quali l’autore cerca di aggregare una parte consistente dei problemi connessi alla partecipazione, soprattutto in termini di tutela, intorno all’asse della distinzione tra interessi legittimi c.d. formali o strumentali da una parte, interessi legittimi sostanziali o finali, con esiti suggestivi anche se il fondamento teorico della distinzione rimane da approfondire.
In questo quadro positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – possono considerarsi limitazioni il riferimento ad una bibliografia quasi esclusivamente italiana anche nella trattazione di aspetti comparatistici, una certa propensione alla sottolineatura di spunti suggestivi più che all’approfondimento e talvolta un’organizzazione non ineccepibile nella sistematica e nell’ordine espositivo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Giovanni Battista Virga
Laureato nel 1977; professore associato dal 1995. Dichiara di aver svolto ampia attività didattica. Scarsa, invece, la partecipazione a ricerche.
Presenta alcuni lavori minori e tre brevi monografie. La prima di queste tratta delle modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche. Il tema, pur specialistico, poteva essere affrontato utilizzando la rilevante dottrina dei contratti, di diritto comune e di diritto amministrativo; l’Autore ha invece preferito un taglio molto giurisprudenziale e di diritto positivo, interessante ai fini operativi. La seconda monografia riguarda l’attività istruttoria primaria ed il processo amministrativo. L’argomento viene esaminato in modo sistematico e corretto, con appropriati riferimenti dottrinari e giurisprudenziali; ma non si rinvengono apporti originali di rilievo. La terza monografia, infine, è dedicata alla partecipazione nel procedimento amministrativo. Il tema è tra i più classici ed ha avuto nuovo sviluppo dopo la legge 241. A differenza che due primi lavori monografici, si avverte qua il tentativo di una ricostruzione sistematica della materia; ma proprio questa parte risulta alla fine la più debole, laddove i capitoli di descrizione del dato normativo e giurisprudenziale appaiono corretti e completi.
Le opere minori non apportano molto di più alle risultanze delle monografie citate, dato che prevalentemente esaminano parti delle tematiche ivi affrontate. Confermano nel complesso le qualità del candidato quale osservatore attento delle evoluzioni giurisprudenziali e normative.
Complessivamente, la produzione scientifica del candidato non risulta particolarmente significativa, anche per il limitato utilizzo dei dati storici e comparativi pur molto rilevanti in alcune delle tematiche trattate. E di conseguenza il candidato non può essere preso in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Giovanni Battista Virga
Professore associato nel raggruppamento Diritto amministrativo, insegna diritto amministrativo nella Facoltà giuridica dell’Università di Palermo, polo staccato di Trapani.
Ha diretto per anni la rivista Giurisprudenza amministrativa siciliana e dirige oggi una rivista di attualità amministrativa edita in via informatica.
Oltre a vari scritti minori, dedicati soprattutto al processo amministrativo, presenta tre lavori monografici.
Il primo in ordine di tempo, dedicato alle modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche (Milano 1990), prende in considerazione, con approccio essenzialmente esegetico, le ipotesi di cessione dell’appalto, subappalto, fallimento dell’imprenditore nonché i problemi relativi alle associazioni temporanee di imprese.
Nel secondo lavoro (Attività istruttoria primaria e processo amministrativo, Milano 1991) l’A. affronta il tema della c.d. istruttoria primaria nel processo amministrativo, ossia l’istruttoria compiuta dal ricorrente anche prima del processo per raccogliere gli elementi costitutivi della pretesa all’accoglimento delle domande.
Il terzo lavoro (La partecipazione al procedimento amministrativo, Milano 1998) ricostruisce lo stato della giurisprudenza e della dottrina sulle corrispondenti disposizioni della L. 241/90. Nell’ultima parte l’A. tenta una sistemazione delle pretese partecipative nell’ambito degli interessi legittimi ai quali sono dedicate alcune considerazioni d’ordine generale (in rapporto, soprattutto, alla distinzione fra interessi formali e interessi sostanziali).
I lavori, concentrati in un arco di tempo relativamente breve, sorretti da una buona informazione e da adeguata capacità sistematica e scritti in forma scorrevole, collocano il candidato nella cerchia degli aspiranti all’inserimento nella terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Giovanni Battista Virga
Laureato nel 1977. Dal 1995 è professore associato. Ha svolto ampia e intensa attività di insegnamento.
Presenta tre brevi monografie e otto tra articoli e note. La monografia sulle modificazioni soggettive nell’appalto di opere si concentra su un tema rilevante per la pratica ed ha carattere in prevalenza espositivo. Più ampio il tema della successiva monografia, relativa all’attività istruttoria e al processo amministrativo. Il candidato dimostra una ottima conoscenza della letteratura e una buona capacità di articolazione della problematica. Gli apporti originali, concentrati nel capitolo sui profili ricostruttivi, sono, peraltro, limitati. Il terzo breve volume sulla partecipazione al procedimento amministrativo si concentra sulle norme generali, tralasciando sia le norme speciali sulla partecipazione, sia la letteratura sul tema degli anni ’70 e ’80.
Gli scritti minori ruotano in prevalenza sulle tematiche delle monografie menzionate.
L’attività scientifica, pur ampia, presenta solo in parte carattere di originalità ed innovatività. Se l’autore conosce i principali istituti del diritto amministrativo, le sue conoscenze sono limitate agli aspetti più recenti. Sono assenti i profili comparatistici e storici.
Solo di rado, il candidato ha partecipato ad attività di ricerca collettive.
In conclusione, per l’attività didattica svolta e per i contributi (parzialmente) originali, il candidato è da prendere in considerazione per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Giovanni Battista Virga
Si è laureato nel 1977. E’ professore associato dal 1995. Ha svolto una ampia attività di insegnamento. Solo occasionalmente ha partecipato ad attività di ricerca collettive.
La sua produzione scientifica comprende tre monografie e un certo numero di articoli e di sentenze.
La prima monografia riguarda le modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche. E’ una opera di carattere prevalentemente espositivo. Il taglio è prevalentemente giurisprudenziale e di diritto positivo, mentre scarsa attenzione riceve la dottrina dei contratti, di diritto comune e di diritto amministrativo.
La seconda monografia riguarda l’attività istruttoria e il processo amministrativo. Costituisce un lavoro ricco di spunti interessanti e denota una ottima conoscenza della letteratura e una buona capacità di articolare la problematica. Gli apporti originali, tuttavia, sono limitati.
Vi è poi un terzo breve lavoro sulla partecipazione al procedimento amministrativo. Esso si concentra sulle norme generali, ma tralascia quelle speciali. Compie una buona descrizione della normativa e della giurisprudenza amministrativa, ma è insufficiente l’analisi della letteratura. Appronta una ricostruzione sistematica della materia, ma con esiti non completamente soddisfacenti.
Gli scritti minori esaminano, in prevalenza, le tematiche affrontate nelle monografie. Essi confermano le qualità del candidato, di osservatore attento della evoluzione giurisprudenziale e normativa.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato, pure ampia, presenta solo in parte carattere di originalità e di innovatività. Vi è una considerazione limitata dei profili storici e di quelli comparatistici. Denota una conoscenza dei principali istituti del diritto amministrativo, anche se talvolta concentrata ai profili più recenti.
Procedura di valutazione
comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli
ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà
di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n. 806/99 del 9.8.99,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 72 del 10.09.99.
VERBALE N. 4
Alle ore 15, del giorno 8 giugno 2000, presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, si è riunita la commissione per la procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, indetto dall’Università La Tuscia di Viterbo, per procedere alla prova didattica per i candidati che non rivestano la qualifica di professore associato.
Sono
presenti tutti i componenti della commissione, i Professori: Sabino Cassese
(Presidente); Mario Pilade Chiti; Guido Corso; Giandomenico Falcon; Luciano
Vandelli (segretario).
Viene introdotta la candidata dott.ssa Luciana Fulciniti, la quale svolge una dissertazione sul tema “Il riparto di giurisdizioni negli orientamenti recenti”, secondo la scelta compiuta nella giornata del 7 giugno 2000.
Conclusa, dopo 30 minuti, l’esposizione, i commissari procedono alla valutazione della prova.
Il
prof. Vandelli esprime la seguente valutazione: la candidata ha tracciato un
quadro adeguato all’argomento, pur con qualche inesattezza.
Il prof. Falcon esprime la seguente valutazione: la candidata ha dato un quadro sintetico dello stato del riparto, pur senza approfondimenti in dottrina e comparazioni.
Il prof. Corso esprime la seguente valutazione: la candidata ha esposto in modo sufficiente, anche se elementare, il tema assegnato.
Il prof. Chiti esprime la seguente valutazione: la candidata ha trattato il tema in modo frammentario ma sufficiente.
Il prof. Cassese esprime la seguente valutazione: la candidata si è dilungata nelle premesse ed ha toccato troppo rapidamente e con qualche errore il tema assegnato.
La Commissione
esprime la seguente valutazione collegiale: la candidata ha trattato il tema
assegnato in modo sufficiente, ma senza approfondimenti significativi, specie
sotto il profilo dell’esame della dottrina e degli altri ordinamenti.
La Commissione decide di convocarsi nuovamente il 20 luglio, alle ore 11, nell’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma, per procedere alla valutazione comparativa dei candidati e ai relativi giudizi di idoneità.
La seduta si chiude alle ore 16.30.
Il presidente
I commissari
Il segretario
Procedura di valutazione comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n. 806/99 del 9.8.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 72 del 10.09.99.
VERBALE N. 5
Alle ore 11.30, del giorno 20 luglio 2000, presso l’Istituto di diritto pubblico della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, si è riunita la commissione per la procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, indetto dall’Università La Tuscia di Viterbo, per procedere alla valutazione comparativa dei candidati.
Sono presenti tutti i componenti della commissione, i Professori: Sabino Cassese (Presidente); Mario Pilade Chiti; Guido Corso; Giandomenico Falcon; Luciano Vandelli (segretario).
Il presidente informa la commissione di aver ricevuto copia di lettera del 16 luglio 2000 della candidata Valeria Mazzarelli diretta all’Università della Tuscia di rinuncia alla partecipazione al presente concorso.
La Commissione prende atto della rinuncia della candidata Mazzarelli e inizia l’esame collegiale attraverso la comparazione dei giudizi individuali e collegiali espressi sui candidati; la comparazione avviene sui titoli, sui lavori scientifici inviati e sulla prova didattica svolta per coloro che sono stati chiamati a svolgerla.
La Commissione procede, alla luce dei criteri definiti nella prima riunione e sulla base delle valutazioni individuali e collegiali, alla comparazione dei candidati :
a. quanto ad originalità ed innovatività della produzione e rigore scientifico, si segnalano particolarmente i candidati De Pretis e Vesperini ;
b. quanto a congruenza dell’attività del candidato con le discipline del diritto amministrativo, si segnalano Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Fulciniti, Saitta, Vaiano, Vesperini e Virga ;
c. quanto a conoscenza dei fondamentali istituti del diritto amministrativo e delle più recenti riforme, si segnalano in particolare D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Vesperini ;
d. quanto alla rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione, si segnalano in particolare Dell’Anno, De Pretis, Vesperini, Virga ;
e. quanto a continuità della produzione scientifica, si segnalano in particolare Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Saitta, Vesperini ;
f. quanto alla capacità di inquadramento sistematico anche con riferimento agli aspetti comparatistici e storici, si segnalano in particolare De Pretis e Vesperini ;
g. quanto alla pubblicazione nelle principali riviste italiane e straniere, si segnalano in particolare Dell’Anno, De Pretis e Vesperini ;
h. quanto all’attività didattica e ai servizi prestati in Università ed enti si segnalano Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Fulciniti, Saitta, Vesperini, Virga ;
i. quanto all’attività di ricerca e alla fruizione di borse di studio, si segnalano in particolare D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Vesperini ;
j. quanto all’organizzazione e al coordinamento di ricerche, Dell’Anno e Vesperini.
Terminata la valutazione complessiva dei candidati, il Presidente invita la Commissione ad esprimere il proprio voto che dà il seguente risultato:
Candidato Alfredo Caracciolo La Grotteria: voti zero ;
Candidato Gianfranco D’Alessio: voti zero ;
Candidato Paolo Dell’Anno: voti tre ;
Candidato Daria De Pretis: voti cinque ;
Candidato Luciana Fulciniti: voti zero ;
Candidato Fabio Saitta: voti uno ;
Candidato Diego Vaiano: voti zero ;
Candidato Giulio Vesperini: voti cinque ;
Candidato Giovanni Battista Virga: voti uno.
Sulla base dei voti ottenuti, sono dichiarati idonei i seguenti candidati:
Giulio Vesperini
Daria De Pretis
Paolo Dell’Anno.
Il Presidente, dato atto di quanto sopra, invita la Commissione a redigere collegialmente, in duplice copia, la “relazione riassuntiva” controllando gli allegati che ne fanno parte integrante; la “relazione riassuntiva” viene, infine, riletta dal Presidente ed approvata senza riserva alcuna dai Commissari, che la sottoscrivono.
La Commissione rimette gli atti relativi alla presente procedura concorsuale all’Amministrazione per gli adempimenti di competenza.
La seduta si chiude alle ore 18.
Il presidente
I commissari
Il segretario
Procedura di valutazione comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo, fascia degli ordinari, settore scientifico disciplinare N10X DIRITTO AMMINISTRATIVO, Facoltà di Economia, Università di Viterbo, indetto con D.R. n. 806/99 del 9.8.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 72 del 10.09.99.
ALLEGATO AL VERBALE
FINALE
La Commissione, nominata con D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000, composta dai professori:
Prof. Sabino Cassese PRESIDENTE
Prof. Mario Pilade Chiti
Prof. Guido Corso
Prof. Giandomenico Falcon
Prof. Luciano Vandelli SEGRETARIO
si è riunita, per la prima riunione, presso la facoltà di Economia dell’Università della Tuscia e, a partire dalla seconda riunione, presso l’Istituto di diritto pubblico della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, nei seguenti giorni ed orari:
I riunione: giorno 9 marzo 2000 dalle ore 12.00 alle ore 14.00;
II riunione: giorno 13 maggio, dalle ore10 alle ore 13.30 ;
III riunione: giorno 7 giugno 2000 dalle ore 13.30 alle ore 15.30;
IV riunione: giorno 8 giugno 2000 dalle ore 15.00 alle ore 16.30;
V riunione: giorno 20 luglio 2000 dalle ore 11.30 alle ore 18.30.
La Commissione ha tenuto complessivamente n. 5 riunioni iniziando i lavori il 9 marzo 2000 e concludendoli il 20 luglio 2000.
Nella prima riunione, dopo l’insediamento, si è proceduto alla nomina del Presidente, nella persona del Prof. Sabino Cassese, e del Segretario, nella persona del Prof. Luciano Vandelli.
Successivamente, previa visione dell’elenco dei candidati forniti dal responsabile del procedimento, signor Domenico Mocci, siglati dal consegnatario prof. Sabino Cassese, ciascun commissario ha reso le dichiarazioni richieste dalla legge circa l’insussistenza di relazioni di parentela e di cause di astensione.
La Commissione, quindi, ha fissato i criteri di massima per la valutazione dei candidati. I criteri sono stati consegnati al responsabile del procedimento, per gli adempimenti richiesti dalla legge.
La Commissione, poi, ha dato mandato al Presidente di chiedere al Rettore di svolgere le riunioni successive presso l’Istituto di diritto pubblico della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma.
La Commissione, infine, ha stabilito le date delle successive riunioni per poter procedere all’apertura dei plichi e alla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche e alla formulazione dei temi per la prova didattica da parte dei concorrenti che non ricoprono la qualifica di professore associato. Inoltre, la Commissione ha chiesto al Rettore di procedere alla convocazione dei due candidati interessati alla prova didattica, i dottori Marco Bracoloni e Luciana Fulciniti.
Nella seconda riunione, svoltasi, come le successive, presso l’Istituto di diritto pubblico della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma a seguito del decreto rettorale di autorizzazione del 24 marzo 2000, e convocata per le vie brevi dal Presidente, si è proceduto all’apertura dei plichi trasmessi dall’Amministrazione contenenti le domande e i titoli dei candidati e alla determinazione dell’ordine dei successivi lavori della Commissione.
Nella terza riunione, la Commissione, preliminarmente, ha preso atto della rinuncia a partecipare al concorso del candidato Prof. Daniele Corletto.
Successivamente, ha proceduto alla valutazione dei titoli presentati dai candidati. Sono stati acquisiti i giudizi individuali e formulati quelli collegiali. Questi vengono di seguito riportati ai sensi dell’articolo 5, d.P.R. n. 390/1998.
Giudizi sui titoli e sulle pubblicazioni
CANDIDATO Marco Bracoloni
Giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Marco Bracoloni
Non presenta alcuna pubblicazione. I suoi soli titoli consistono delle esperienze lavorative presso uffici dell’amministrazione pubblica. Non può essere preso in alcun modo in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Marco Bracoloni
Non presenta titoli didattici e scientifici. Il giudizio è del tutto negativo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Marco
Bracoloni
Si è laureato nel 1997. Nel curriculum dichiara solo di essere iscritto ad un corso di specializzazione in diritto ed economia delle comunità europee e di essere dipendente dell’amministrazione giudiziaria in qualità di operatore Unep. Ovviamente, non può essere preso in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Marco Bracoloni
Il candidato è privo di titoli di rilievo.
Commissario prof. Sabino Cassese
Marco Bracoloni
Si è laureato nel 1997. Non presenta alcun titolo scientifico né didattico. Non può essere preso assolutamente in considerazione per l’idoneità.
Giudizio collegiale:
Marco Bracoloni
Non presenta alcun titolo rilevante ai fini della presente valutazione comparativa.
CANDIDATO Alfredo Caracciolo La Grotteria
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Il candidato -professore associato dal 1995- ha svolto una lunga attività didattica, accompagnata da un'ampia produzione scientifica, avendo pubblicato un numero particolarmente elevato di scritti, su un'ampia serie di aspetti del diritto pubblico e del diritto amministrativo.
Lo studio monografico La ratifica degli atti amministrativi costituisce la seconda edizione (1998) di un lavoro pubblicato per la prima volta nel 1976. Partendo da considerazioni di teoria generale, l'A. esamina anzitutto la ratifica come istituto privatistico (condizione di efficacia negoziale, elemento integrativo di una fattispecie negoziale complessa), ne tratta quindi le (opinabili) analogie con il decreto legge (in ottica precedente alle recenti posizioni della Corte costituzionale), nonché le differenze rispetto ad altri istituti affini del diritto amministrativo (convalida, conferma, approvazione, conversione, sanatoria). L'A. considera la ratifica prevalentemente in riferimento all'ordinamento locale, nel rapporto tra competenze del consiglio e interventi d'urgenza della giunta. Questa scelta metodologica spiega anche le ragioni che hanno indotto ad una seconda edizione del volume, a seguito dei profondi mutamenti che negli ultimi anni hanno interessato l'ambito locale; mutamenti che, del resto, hanno segnato un radicale ridimensionamento del rilievo dell'istituto, nel nuovo contesto dei rapporti tra consiglio e giunta.
Il volume dedicato a La Regione Calabria (Milano 1981) descrive in termini puntuali l’organizzazione e del funzionamento di tale Regione.
Nello studio su La riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988), l'A. esamina i casi di sospensione, interruzione, ripresa del processo amministrativo, riservando una specifica attenzione alla individuazione dei soggetti legittimati ed alla procedura di riassunzione.
Il volume su I trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) affronta un tema di grande novità secondo un metodo tradizionale.
Gli scritti minori (in materia di contenzioso elettorale, espropriazione e, ancora, beni culturali) confermano il notevole impegno del candidato, la correttezza del metodo utilizzato, che peraltro -fortemente legato a schemi dogmatici tradizionali- non presentano elementi di particolare originalità ed innovatività.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Assistente ordinario dal 1973, professore incaricato dal 1976, associato dal 1995 Alfredo Caracciolo La Grotteria presenta un rilevante curriculum didattico, a partire dall'anno accademico 1956/7, nel cui ambito ha insegnato anche la Scienza dell'amministrazione, il Diritto degli enti locali, il Diritto pubblico dell'economia, il Diritto urbanistico, la Giustizia amministrativa, il Diritto minerario. Presenta altresì un rilevante numero di pubblicazioni, dedicate a diversi aspetti del diritto pubblico ed amministrativo, sostanziale e processuale.
La metodologia che l’autore applica nel proprio lavoro si riallaccia alla tradizione dogmatica italiana, come appare in particolare dalla monografia su La ratifica degli atti amministrativi (2 ed. Milano 1998), che procede con intento classificatorio differenziando un fenomeno da quelli che potrebbero apparire simili e contestando tutte le classificazioni altrui, sino a fare emergere per differenza la propria.
La ricostruzione dell’istituto della ratifica (che l’autore limita in sostanza al far proprio un atto adottato da altro organo provvisto dei poteri d’urgenza) è complessivamente corretta, anche se appare fuori fuoco il paragone con il rapporto legge cornice / legge regionale e sembra alquanto artificiosa e dubbia la qualificazione della ratifica come atto “dichiarativo”, con apparente contraddizione rispetto al pur affermato effetto di stabilizzazione dell’efficacia dell’atto ratificato e addirittura alla natura che l’atto di ratifica acquisirebbe di unica fonte dei rapporti che derivano già dall’atto ratificato. Anche la tematica della “retroattività” della ratifica è affrontata in termini non del tutto convincenti, non parendo necessario ricorrervi se l’effetto del provvedimento è quello di stabilizzare gli effetti già prodotti dall’atto ratificato: sicché la relativa affermazione sembra piuttosto un ricordo del diverso istituto della ratifica-convalida.
Benché possa apparire strano che un libro di impianto teorico consideri la ratifica come fatto di principale pertinenza dei Comuni, si tratta di una monografia corretta. Tuttavia un limite consiste nel prendere in pratica ad esclusivo riferimento il contesto italiano, anche se vi compaiono cenni (peraltro generici) al “diritto amministrativo straniero” e in particolare alla Francia e alla Spagna.
Quanto agli altri lavori monografici il saggio su La Regione Calabria (Milano 1981) è parte di una collana di analoghi volumi, uno per ogni Regione. Conformemente allo scopo della collana, si tratta di una analitica illustrazione dell’organizzazione e del funzionamento della Regione, quale risulta essenzialmente dalle norme dello Statuto, oltre che della Costituzione e delle leggi. Ai vari argomenti si collega una diversa problematica giuridica (ad esempio, all’amministrazione regionale i rapporti di delega e avvalimento con gli enti locali) su cui l’autore si sofferma, in termini corretti.
Il lavoro su La riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988), premessa una parte “comparatistica” sul processo civile, descrive in primo luogo i possibili fatti che impongono la sospensione, l’interruzione o comunque la ripresa del processo amministrativo. Gli ultimi due capitoli poi affrontano il tema dei soggetti legittimati e della procedura di riassunzione. Il libro è corretto, pur se l’argomento non ha consentito l’evidenziazione di specifici spunti ideativi o propositivi, se non in relazione a problemi particolari.
Lo studio su I trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) consiste in una trattazione svolta a ridosso delle normative comunitarie e subito prima della legislazione italiana di recepimento (i relativi progetti di legge sono riportati in appendice, insieme alle norme europee). Essa segue ugualmente, nonostante la modernità dei riferimenti normativi, una impostazione di impianto dogmatico tradizionale, sforzandosi di ricondurre gli atti fondamentali a categorie amministrativistiche o negoziali.
Gli altri scritti confermano le caratteristiche già poste in rilievo in relazione alle monografie
Gli studi dell'autore applicano in modo corretto il metodo dogmatico italiano tradizionale, anche se con risultati non sempre convincenti. La recente estensione dell'interesse al diritto comunitario rimane settoriale e non incide sul metodo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Alfredo Caracciolo La Grotteria
La data di laurea non è precisata. E’ assistente ordinario dal 1973 e professore associato dal 1995. Ha svolto intensa attività didattica, mentre non dichiara di aver preso parte a gruppi di ricerca o ad altre iniziative scientifiche, di carattere collettivo.
Presenta un’ampia produzione scientifica, tra cui alcune monografie e rassegne. Il volume sulla ratifica degli atti amministrativi dà correttamente conto dell’evoluzione normativa, giurisprudenziale e scientifica sul tema, senza peraltro apportare contributi personali di rilievo. Lo studio sulla Regione Calabria si incentra sulla prima esperienza di quella Regione, esaminando diligentemente i maggiori problemi giuridici incontrati nella sua fase di avvio. Peraltro non tiene adeguatamente conto della dottrina regionalistica, particolarmente sviluppata all’epoca dello studio. Il volume sulla riassunzione nel processo amministrativo conferma le caratteristiche dell’Autore, quale corretto espositore dello stato di sviluppo del tema trattato, ma privo di spunti originali. Interessante il saggio su i trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario, che dimostra l’interesse per temi nuovi del diritto amministrativo e la capacità di misurarsi con le problematiche comunitarie e comparatistiche.
Gli scritti minori, numerosi, rispecchiano questi caratteristiche. Interessanti gli scritti sull'espropriazione ed i beni culturali.
La produzione presentata dal candidato rivela complessivamente sicura attitudine alla ricerca e acume interpretativo. Rilevante inoltre la varietà dei temi trattati e il riferimento ai dati comparatistici. Tuttavia, mancando contributi di chiara originalità e ricostruzioni sistematiche di temi centrali del diritto amministrativo, il candidato non può essere preso in esame per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Il candidato, professore associato dal 1995, ha al suo attivo una lunga attività didattica abbinata ad una costante operosità scientifica espressa attraverso numerosi scritti minori ed alcuni contributi monografici.
Il saggio sulla ratifica degli atti amministrativi (Milano, 1976; II ed. 1998) contiene la ricostruzione di un istituto che ha oggi perduto in parte attualità a seguito del nuovo assetto dei rapporti tra giunta e consiglio nell’ambito degli enti locali, con la sostanziale soppressione dei poteri di urgenza della giunta. Lo scritto ha un’impostazione tradizionale (natura giuridica, differenza tra ratifica e istituti attivi, effetti della ratifica). L’edizione più recente tiene conto delle innovazioni intervenute nella legislazione sugli EE.LL.
La monografia sulla riassunzione del processo amministrativo (Milano 1988) ha i limiti che sono in parte intrinseci al tema prescelto. La riassunzione nel processo amministrativo non presenta peculiarità di rilievo rispetto alla riassunzione del processo civile, tema quest’ultimo che è stato abbondantemente esplorato dalla dottrina processual civilistica.
Il volume sui trasferimenti onerosi dei beni culturali nell’ordinamento italiano e comunitario (Milano 1998) si segnala per la novità del tema anche se l’approccio, come è comprensibile tenuto conto dell’epoca a cui risale la formazione scientifica dell’A., è di tipo tradizionale.
Senza arrecare alla disciplina contributi innovativi, il candidato dimostra una meritoria e tenace continuità di produzione che lo colloca nella fascia dei concorrenti suscettibili di valutazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Alfredo Caracciolo La Grotteria
E’ assistente ordinario dal 1973. E’ poi stato professore incaricato ed è associato dal 1995. Ha svolto ampia e intensa attività scientifica. Il candidato non ha partecipato ad attività di ricerca individuali e collettive, né diretto ricerche.
Ha al suo attivo numerosi scritti. Lo scritto sulla ratifica degli atti amministrativi è una ordinata rassegna di dottrina e giurisprudenza sul tema. La monografia sulla riassunzione del processo amministrativo è una ben articolata, ma non originale trattazione del tema. La breve monografia sui trasferimenti onerosi dei beni culturali è interessante per i profili comparativi e per la novità scientifica del tema, anche se carente per l’analisi degli istituti di base, primo fra tutti quello di bene culturale. Il volume sulla regione Calabria, presenta e riassume, dopo un decennio dall’istituzione, le principali questioni di quell’ente-regione, sotto il profilo giuridico.
Gli scritti minori riguardano in prevalenza problemi dell’espropriazione, del contenzioso elettorale, dei beni culturali.
Nel complesso gli scritti dell’autore consistono in rassegne degli orientamenti sugli argomenti trattati. Rari gli approfondimenti originali.
In conclusione, mentre l’attività didattica è certamente notevole, quella scientifica non è sufficiente perché, pur se ampia e continua, e attenta ai profili comparativi, presenta solo in alcuni casi carattere originale e rigore metodologico e non sempre permette di valutare la conoscenza approfondita degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. Tutto ciò non consente di assicurare l’idoneità del candidato.
giudizio collegiale:
Alfredo Caracciolo La Grotteria
Diventa assistente ordinario nel 1973; professore incaricato nel 1976; professore associato nel 1995. L’attività didattica del candidato è notevole e spazia in varie materie (scienza dell’amministrazione, diritto degli enti locali, diritto pubblico dell’economia, diritto urbanistico, giustizia amministrativa, diritto minerario). Per quanto riguarda, invece, gli altri titoli, non risultano elementi apprezzabili di giudizio.
Presenta un rilevante numero di pubblicazioni, su una ampia gamma di temi del diritto amministrativo e del diritto pubblico.
Le opere principali sono quattro.
La prima è la monografia sulla ratifica degli atti amministrativi, pubblicata in due diverse edizioni (la prima nel 1976, la seconda nel 1998). Essa costituisce una rassegna ordinata sulla evoluzione della normativa, della giurisprudenza e della scienza sul tema, ma non apporta contributi di particolare originalità. Scarsi sono i riferimenti di diritto comparato. Poco convincenti le soluzioni proposte in ordine ad alcuni fondamentali aspetti dell’istituto.
La seconda monografia verte sulla riassunzione del processo amministrativo. Si tratta di un lavoro ben articolato, ma, al pari del precedente, privo di spunti originali.
Vi è poi un volume sulla regione Calabria, nel quale sono riassunte e presentate le principali questioni concernenti la regione e descritti, puntualmente, l’organizzazione e il funzionamento della stessa. Manca, però, nel lavoro una adeguata considerazione della letteratura regionalistica, pure all’epoca già sviluppata.
Infine, la breve monografia sui trasferimenti onerosi dei beni culturali, presenta un certo interesse, anche per la capacità dell’autore di misurarsi con le problematiche di diritto comunitario e comparato. L’impianto dommatico, però, è di tipo tradizionale. Carente l’analisi degli istituti di base.
Il candidato, inoltre, è autore di una serie di scritti minori, riguardanti, in prevalenza, i problemi dell’espropriazione, del contenzioso, dei beni culturali. In tali scritti, trovano conferma le principali caratteristiche, appena menzionate, della produzione scientifica .
Nel complesso, quindi, la produzione del candidato è ampia e continua e presta adeguata attenzione ai profili comparatistici. Fa applicazione dei metodi dogmatici tradizionali, ma i risultati non sono sempre convincenti. Solo di rado, però, ha carattere originale ed innovativo. Non sempre consente di valutare la conoscenza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo.
CANDIDATO Daniele Corletto
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Daniele Corletto
Presenta una importante attività didattica e una rilevante produzione scientifica, dimostrando - particolarmente nella monografia sulla tutela dei terzi nel processo amministrativo - una piena maturità di studioso.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Daniele Corletto
Assistente di ruolo dal 1980, è attualmente professore associato di diritto amministrativo. Ha un consistente curriculum didattico, con pluralità di esperienze di insegnamento universitario ed extrauniversitario. Presenta altresì un consistente numero di pubblicazioni, che spaziano su vari argomenti del diritto amministrativo, sia nella parte generale, che nei settori applicativi.
Oggetto principale di interesse appare comunque la giustizia amministrativa, nel cui ambito si colloca anche l'importante monografia su La tutela dei terzi nel processo amministrativo (Padova, 1992). Essa si articola in un primo capitolo sulla nozione di terzo e sul principio del contraddittorio, un secondo ampio capitolo sull’istituto della Beiladung nel diritto processuale amministrativo tedesco, un capitolo terzo, finale e ricostruttivo, sui terzi nel processo amministrativo.
In essa l'autore mostra completa padronanza del metodo giuridico, anche nei suoi aspetti comparatistici, mediante lo studio di prima mano della disciplina tedesca e la comparazione con la situazione italiana. Mostra altresì padronanza delle tematiche del processo amministrativo, anche nelle sue implicazioni costituzionali, capacità ricostruttiva e propositiva, preconizzando soluzioni che l'ordinamento italiano accoglierà, mediante l'intervento della Corte costituzionale, negli anni successivi.
Per la qualità dell'analisi e delle proposte costruttive può essere considerato certamente idoneo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Daniele Corletto
Laureato nel 1976, è assistente di ruolo dal 1980. Indica una intensa attività didattica.
Presente una monografia e vari scritti minori. La monografia ha per tema la tutela dei terzi nel processo amministrativo, elaborata in momento in cui l’argomento era ancora poco noto. L’esito è di particolare interesse, per la sistematicità della trattazione unita a contributi originali su varie questioni. Si avverte chiaramente la padronanza della dottrina comparatistica e la influenza dei contributi della dottrina tedesca, particolarmente attiva su queste tematiche.
Gli scritti minori si incentrano su argomenti del processo amministrativo e di diritto urbanistico, e confermano le buone qualità scientifiche del candidato.
Complessivamente, la produzione esaminata dimostra la capacità dell’Autore di analizzare importanti temi del diritto amministrativo con rigore di metodo ed originalità dei risultati. Tuttavia, i lavori si incentrano prevalentemente su temi del processo amministrativo e solo un lavoro ha carattere monografico.
Nell’attesa di nuovi contributi, per i quali il candidato ha sicuramente tutte le capacità, si ritiene di non prenderlo in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Daniele Corletto
Assistente di ruolo dal 1980, professore associato nell’ultima tornata di concorsi nazionali, presenta 14 scritti minori e una monografia sulla tutela dei terzi nel processo amministrativo.
Questo lavoro si segnala per la completezza dell’esposizione, per gli ampi riferimenti comparatistici, per l’attenzione ad un problema che dopo la pubblicazione del volume avrebbe formato oggetto di una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, a seguito della quale è stata introdotta nel nostro ordinamento, con una pronuncia additiva, l’opposizione di terzo nel processo amministrativo.
Pur costituendo un contributo di rilievo nella letteratura sul processo amministrativo, il lavoro, non accompagnato da altre prove monografiche né da una cospicua produzione minore, non consente la collocazione del candidato nella fascia degli idonei.
Commissario Prof. Sabino Cassese
Daniele Corletto
Laureato nel 1976. Assistente di ruolo dal 1980.
Presenta 14 scritti e una monografia. Quest’ultima riguarda la tutela dei terzi nel processo amministrativo e rivela sicura padronanza della materia, con apporti originali. Si segnalano la conoscenza dell’ordinamento tedesco e della relativa letteratura e l’interesse degli spunti sui principi generali del processo (carattere dispositivo o inquisitorio).
Gli scritti minori sono relativi, principalmente, ai problemi urbanistici e al processo amministrativo.
Il candidato ha svolto attività didattica in varie sedi.
L’originalità del suo lavoro principale è certamente da apprezzare, anche se il candidato non presenta altre opere maggiori che possano confermare le sue doti, il rigore di metodo, la conoscenza approfondita degli istituti fondamentali del diritto amministrativo e la capacità di inquadramento sistematico dei problemi.
Pur con questi limiti, può essere preso in considerazione per l’idoneità.
CANDIDATO Gianfranco D’Alessio
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Gianfranco D'Alessio
Professore associato dal 1985, ha svolto rilevante attività didattica nel Diritto amministrativo e in una serie di discipline pubblicistiche, dalle Istituzioni di diritto pubblico al Diritto pubblico dell'economia. Rilevante anche la partecipazione ad attività di ricerca.
L'attività scientifica -avviata dopo la laurea, nel 1974- ha portato alla pubblicazione di circa una quarantina di lavori minori e di due monografie.
La prima monografia (I centri storici. Aspetti giuridici, pubblicato originariamente nel 1979, e ristampato, con modifiche e con prefazione di A. Predieri, nel 1983) costituisce un'attenta analisi della relativa disciplina, sia in riferimento alle leggi generali che a quelle speciali (particolarmente concernenti specifiche situazioni, da Venezia ad Assisi, da Siena ad Ancona). Vengono così ripercorse le vicende dall'unificazione alla fine degli anni '70, passando dai risanamenti-sventramenti dell'800, alla tutela del 1939, dal dibattito e dalla disciplina vincolistica degli anni '60 alle riforme del '77 sull'edificabilità dei suoli e del '78 sull'edificabilità dei suoli. In questo studio l'A. già denota una spiccata sensibilità nei confronti della prassi amministrativa (con attenzione agli atti di pianificazione e alle convenzioni) e alla giurisprudenza. Ne emerge un interessante quadro, che non trascura questioni di fondo sulla nozione di centro storico, e sulle relative forme di intervento.
Il secondo studio monografico (Il buon andamento dei pubblici uffici, 1993) prende le mosse da un ampio e accurato esame della giurisprudenza per una ricostruzione del concetto e delle sue implicazioni puntuali: nella selezione dei pubblici impiegati e dei soggetti preposti a cariche pubbliche, nella posizione dei pubblici dipendenti, nell'organizzazione dei pubblici uffici, nell'azione amministrativa, nei rapporti con gli amministrati. La forte concentrazione sugli orientamenti giurisprudenziali, del resto, è giustificata in relazione alle inadeguatezze e dalle astrattezze desunte dal dibattito dottrinale su una formula considerata "bonne à tout faire"; scetticismi, questi, cui l'A. intende contrapporre una "rilettura" in positivo, nella quale la stessa elasticità del precetto costituzionale diviene una apprezzabile capacità di adattamento alle diverse fattispecie.
In larga misura, i rimanenti studi sono dedicati a temi di organizzazione e pubblico impiego; materie nelle quali l'A. dimostra particolari competenza ed esperienza.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Gianfranco D’Alessio
Gianfranco D’Alessio. attualmente professore associato di diritto amministrativo, presenta un rilevante curriculum didattico, scientifico ed operativo.
Ha insegnato, oltre che il diritto amministrativo, altre materie quali le Istituzioni di diritto pubblico, il diritto pubblico dell’economia, il diritto sindacale italiano e comparato. Ha svolto funzioni direttive di varia natura, ha partecipato a numerose ricerche, coordinandone alcune.
Ha pubblicato una nutrita serie di studi, per lo più concentrati sugli aspetti relativi all’organizzazione e al funzionamento della pubblica amministrazione, ma non senza attenzione ad altri aspetti diversi. Tra i maggior segni di questa attenzione va in particolare ricordato il volume su I centri storici. Aspetti giuridici (Milano 1983).
Al filone principale appartiene la monografia su Il buon andamento dei pubblici uffici (Ancona 1993). Essa si propone non tanto come una riflessione di dottrina o sulla dottrina (della quale si ricorda un atteggiamento prevalentemente scettico sull’utilità di una clausola così generale quale quella posta dall’art. 97 Cost.), quanto come una verifica della possibilità di ricavare dalla giurisprudenza costituzionale ed amministrativa delle linee di fondo e dei criteri applicativi. Di tale natura del lavoro si trova traccia e conferma anche nella Tavola dei casi, che rivela l’ampiezza dell’esame in giurisprudenza.
Il lavoro, dopo il capitolo introduttivo, si articola per “aree di utilizzazione” del principio di buon andamento: nella “scelta dei migliori”, nel soddisfacimento delle esigenze dei dipendenti, nell’organizzazione degli uffici e delle competenze nonché, quanto all’attività amministrativa, da una parte nella coerenza, continuità, rapidità ed economicità, dall’altra nella trasparenza, partecipazione e legittimità.
Al termine dell’analisi l’autore si sforza nelle conclusioni di individuare delle direttrici comuni, ed in particolare tre “chiavi di lettura” individuate rispettivamente nella tendenza a riportare il principio di buon andamento a valori ancora più generali quali efficienza, ragionevolezza, adeguatezza, nella tendenza a riportarlo a principi “di diritto comune” agli operatori pubblici e (pare) anche privati, infine nella tendenza ad applicare la nozione ad ambiti propri e specifici dell’organizzazione e attività amministrativa. L’autore è consapevole dello stato ancora magmatico di queste direttrici, di cui egli stesso auspica una ulteriore elaborazione ad opera della giurisprudenza.
D’Alessio, che a quanto risulta dal curriculum ha seguito da vicino ed anche in termini di collaborazione operativa la vicenda della privatizzazione del pubblico impiego e della riforma della dirigenza, sia nei lavori monografici che nei contributi di minore mole mostra una padronanza della parte organizzativa del diritto amministrativo nei suoi vari aspetti (da quello politico-istituzionale a quello garantistico-giurisdizionale) che potrebbe farlo prendere in considerazione per l’idoneità, pur se costituisce limitazione la minore attenzione alla parte generale del diritto amministrativo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
GIANFRANCO D’ALESSIO
Laureato nel 1974, poi professore incaricato è professore associato dal 1985. Indica una intesa attività didattica e una altrettanto intensa partecipazione a ricerche, talvolta con funzioni di coordinamento e direzione.
Presenta varie pubblicazioni minori e due monografie. La prima monografia sul tema dei centri storici affronta in modo completo un argomento all’epoca ancora non sufficientemente trattato dalla dottrina amministrativistica e da altre discipline giuridiche. Peraltro non vi si rinvengono contributi di qualche originalità e non sempre si padroneggiano gli istituti giuridici fondamentali che sono coinvolti. La seconda monografia, sul buon andamento dei pubblici uffici, non risulta un vero saggio sul complesso tema quanto una rassegna di giurisprudenza; con questi limiti, appare interessante.
Il candidato presenta altresì vari volumi da lui curati.
I lavori minori hanno per tema diverse questioni dell’organizzazione amministrativa, del lavoro nelle pubbliche amministrazioni e dei lavori pubblici.
La produzione del candidato rivela una sua spiccata curiosità intellettuale e capacità di cogliere nuove tematiche, specie connesse al processo di riforma delle pubbliche amministrazione. Tuttavia, molte volte l’interesse per gli sviluppi normativi e giurisprudenziali attrae l’attenzione del candidato al punto da impedire una ricostruzione scientifica del tema esaminato. Inoltre, la prospettiva è puramente domestica e non si rinvengono interessi per la comparazione né per il diritto comunitario, pure rilevanti per i temi esaminati.
Per tali motivi, pur apprezzando talune qualità del candidato, questi non appare allo stato considerabile per la idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Gianfranco D’Alessio
Professore incaricato dal 1979 e professore associato dal 1985, presenta due monografie e una quarantina di scritti minori.
Il lavoro sui centri storici (1979, ristampato con modifiche nel 1983) contiene una ricostruzione di una disciplina che solo in parte si ricava da leggi generali (sostanzialmente gli standard sulla zona A) e che è per il resto desumibile da leggi di settore, su singoli centri storici (Ancona, Assisi, Siena, Venezia etc.). I limiti del lavoro coincidono con i limiti del tema che occupa uno spazio ristretto nell’ambito della disciplina urbanistica.
Si segnala maggiormente il secondo lavoro monografico sul buon andamento dei pubblici uffici (Ancona, 1993). Rifiutando un approccio concettualistico, fondato sulla previsione costituzionale dell’art. 97, l’A. opta per una ricostruzione del buon andamento che poggia esclusivamente sull’esperienza giurisprudenziale. Utilizzando giurisprudenza costituzionale, amministrativa, contabile e penale, lo scritto offre una tipologia del buon andamento e delle sue possibili applicazioni che per ricchezza di manifestazioni e possibilità di sviluppi è rimasta ineguagliata nella letteratura amministrativistica italiana.
Anche in considerazione dei numerosi contributi minori ai temi dell’organizzazione e dell’impiego pubblico il candidato merita di essere preso in considerazione ai fini del giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Gianfranco D’Alessio
Laureato nel 1974. Professore incaricato dal 1979. Professore associato dal 1985. Ha partecipato, anche in qualità di coordinatore, a numerose ricerche collettive.
Presenta due monografie, una sui centri storici e una sul buon andamento e 40 scritti minori.
La monografia sui centri storici ha carattere di accurata rassegna sul tema, segnalandosi per l’ampiezza dell’esame, ma senza apporti originali.
La monografia sul buon andamento è una interessante ed ordinata analisi della giurisprudenza sul tema.
Gli scritti minori sono in larga misura accurate rassegne e interventi a convegni. Vertono su temi molto diversi, con particolare interesse per le opere pubbliche e i problemi del personale. Vi è compreso anche uno scritto sui lavori pubblici, pubblicato dall’Istituto internazionale di scienze amministrative. Mostrano le notevoli capacità del candidato nell’informarsi ed esporre il diritto positivo, nonché i suoi notevoli interessi e la continuità dell’impegno.
Sia negli scritti maggiori, sia in quelli minori tutti di ottimo impianto e ricchi di analisi legislative e giurisprudenziali, sono assenti profili comparativi e sono pochi gli aspetti di originalità e innovativi. Il candidato conosce i principali istituti del diritto amministrativo, ma i suoi scritti, non sempre pubblicati in serie diffuse all’interno della comunità scientifica, non mostrano capacità di inquadramento sistematico. Né mostrano capacità di fare comparazioni e di analizzare profili storici. Sono, peraltro, apprezzabili la continuità dell’impegno e l’ampiezza degli interessi.
Il candidato non può essere considerato per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Gianfranco D’Alessio
Si è laureato nel 1974; è professore incaricato dal 1979; professore associato dal 1985. Ha svolto una intensa attività didattica in varie sedi, insegnando, oltre che il diritto amministrativo, anche le istituzioni di diritto pubblico, il diritto pubblico dell’economia, il diritto sindacale italiano e comparato. Ha svolto funzioni direttive di varia natura e ha partecipato, anche in funzione di coordinatore o di direttore, a numerose ricerche.
E’ autore di due monografie e di una quarantina di scritti minori. Ha curato, inoltre, la pubblicazione di vari volumi.
Una prima monografia riguarda i centri storici. Essa costituisce una attenta ed interessante analisi della disciplina relativa, con riferimento sia alle leggi generali che alle leggi speciali. Lo scritto denota, inoltre, una attenzione alla prassi amministrativa. Esso, però, non presenta contributi di particolare originalità e mostra una insufficiente padronanza degli istituti giuridici trattati.
La seconda monografia, avente per oggetto il principio del buon andamento dell’azione amministrativa, costituisce una interessante ed ordinata analisi della giurisprudenza in materia.
Gli scritti minori (per lo più rassegne ed interventi a convegni) variano su temi molto diversi: l’organizzazione amministrativa, le opere pubbliche, il personale. Gli scritti in questione denotano una buona capacità di esposizione del diritto positivo, l’ampiezza degli interessi, la continuità dell’impegno scientifico.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato dimostra una spiccata curiosità intellettuale, una continuità di lavoro, una attitudine alla individuazione e alla trattazione delle nuove tematiche, ed in special modo di quelle legate ai processi di riforma amministrativa. Tuttavia, gli scritti, pubblicati talvolta in serie poco diffuse all’interno della comunità scientifica, mostrano qualche inadeguatezza, nell’inquadramento sistematico e scarsa considerazione dei profili storici e comparatistici.
CANDIDATO Paolo Dell’Anno
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Paolo Dell'Anno
E' professore associato dal 1985, avendo svolto e svolgendo una rilevante attività didattica, e di partecipazione e direzione di ricerche. Di notevole ampiezza la produzione scientifica, composta da 85 pubblicazioni, particolarmente dedicate a tematiche di diritto dell'ambiente, dell'urbanistica, dell'energia..
Tra gli studi monografici, all'analisi di questi ultimi profili è particolarmente rivolto il volume Energia e assetto del territorio: profili istituzionali, 1983, estesa rassegna di elementi conoscitivi su vari aspetti della problematica, anche in riferimento alla disciplina di altri ordinamenti.
Di carattere prevalentemente espositivo e didattico si presentano le opere di diritto dell'ambiente (in particolare: La valutazione di impatto ambientale, 1987; Manuale di diritto ambientale, 1995; 2^ ed.1998); mentre l'opera di maggiore impegno scientifico è dedicata ai procedimenti autorizzatori (Contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori, 1989). In questa, l'A. ripercorre l'evoluzione della dottrina, per procedere quindi a ricostruirne le linee di fondo e le tendenze in atto.
Particolarmente in questa opera, così come nel complesso della sua attività, il candidato ha dimostrato un impegno ampio e continuativo, anche se gli aspetti di originalità e innovatività sembrano secondari rispetto a quelli di ricostruzione.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato confermato di Diritto e legislazione urbanistica dal 1985. E’ attualmente docente stabile della Scuola superiore della pubblica amministrazione di Roma, nonché titolare di Diritto urbanistico nell’Università di Roma. Presenta un consistente curriculum didattico, sia universitario che extrauniversitario, con forte specializzazione nella materia dell’ambiente.
Ugualmente specializzato si presenta il curriculum scientifico, nel quale figurano alcuni incarichi di direttore di ricerca e la partecipazione ad altre ricerche. Sempre nel campo dell’ambiente ha anche ricoperto incarichi in organismi scientifici ed altri incarichi di collaborazione istituzionale. La sua attività si rivolge anche alle connessioni internazionali della tutela ambientale.
Anche le molto numerose pubblicazioni sono rivolte in massima parte al settore ambientale, nel quale il prof. Dell’Anno ha acquisito una innegabile ed incontestata specializzazione.
In questo quadro si collocano anche alcuni lavori monografici. Lo studio su Energia e assetto del territorio: profili istituzionali (Padova 1983) costituisce un volume attento all’importanza ed alla attualità delle tematiche dell’energia per lo sviluppo delle società contemporanee e della società italiana in particolare. Esso è ricco ed informato, anche se la trattazione stenta a trovare un baricentro e si svolge in modo quasi indipendente per diversi profili ed aspetti del tema, non tutti esposti in modo ugualmente approfondito (ad esempio, la parte comparatistica è in sostanza una schedatura della situazione dei più rilevanti paesi).
Il lavoro su La valutazione di impatto ambientale. Problemi di inserimento nell’ordinamento italiano (Rimini 1987) raccoglie diversi contributi, di cui quello proprio dell’autore riguarda il procedimento di valutazione di impatto, esposto in forma corretta.
Il Manuale di diritto ambientale (Padova, I ed. 1995, II ed. 1998) costituisce un’opera sistematica, in cui l’autore mette a frutto la propria considerevole esperienza in molti settori applicativi del diritto amministrativo collegati alla problematica ambientale. E’ divisa in una prima parte “orizzontale”, in cui si descrivono le fonti e le istituzioni operanti in materia, le funzioni e i procedimenti in generale, ed in una seconda parte “verticale” in cui si illustra la specifica disciplina settore per settore.
Si distacca, invece, da tale altrimenti assorbente ambito di interessi il Contributo allo studio dei procedimenti autorizzativi (Padova, 1989). Esso rappresenta lo studio più impegnativo, dedicato allo studio di un fondamentale istituto della parte generale del diritto amministrativo. La trattazione segue in sostanza l’evoluzione dottrinale italiana, quindi procede ad analizzare (molto in sintesi) gli istituti autorizzatori in alcune materie, di qui procede all’enunciazione dei “criteri ricostruttivi” per finire con le “tendenze attuali”, in cui l’autore si sofferma sui profili funzionali e strutturali del procedimento autorizzatorio.
Nella parte ricostruttiva, l’autore procede a ridosso dell’impostazione generale di M.S. Giannini, con spunti interessanti, anche se i fondamenti teorici non sono sempre chiari (quale sia, ad esempio, la struttura fine dei “poteri di fatto” su cui verrebbe ad incidere la qualificazione data dalla norma che prevede l’autorizzazione) e le tesi e conclusioni non sempre convincenti (ad esempio, il passaggio dell’autorizzazione dall’area unilaterale a quella della “codecisione”).
In un contesto di operosità largamente positivo – che potrebbe dar fondamento ad una presa in considerazione per l’idoneità – costituiscono peraltro limitazioni l’attenzione solo episodica ai temi fondamentali del diritto amministrativo e l’estrema specializzazione nella tematica ambientale.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato dal 1985. Indica una intensa attività didattica. Indica, altresì, una intensa partecipazione ad attività di ricerca, a livello nazionale e internazionale.
Presenta una vasta produzione “minore” e vari volumi. Tra questi ultimi spicca il Manuale di diritto ambientale, una delle prime trattazioni del tema, che offre spunti interessanti e un efficace schema espositivo. Altri lavori monografici riguardano l’energia, l’assetto del territorio e i vari temi del diritto ambientale. Pur non avendo l’originalità e la sistematicità del manuale citato, dimostrano le buone capacità scientifiche del candidato.
Gli articoli, le note e le rassegne sono, come detto, molto numerosi e caratterizzati da una apprezzabile ricostruzione dei principi e degli istituti sottesi alla mutevole disciplina positiva esaminata. Dimostrano comunque l’interesse del candidato alla sistemazione del diritto positivo, specie nella materia prediletta del diritto ambientale. Inconfutabile la continuità della produzione e rilevante, quando occorra, il richiamo ai dati del diritto comparato.
Pur nei limiti di una produzione eccessivamente incentrata su alcune tematiche e di un metodo che evita una ricostruzione sistematica degli istituti trattati, la operosità e gli apporti specialistici del candidato lo fanno considerare per la idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Paolo Dell’Anno
Professore associato di Diritto e legislazione urbanistica nell’Università dell’Aquila, docente stabile della Scuola Superiore della Pubblica amministrazione (Roma); ha insegnato diritto urbanistico nella Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza” dell’a.a. 1998/99.
Ha partecipato, come direttore o come collaboratore, a numerosi progetti di ricerca, anche internazionali, in materia di ambiente.
Ha una produzione copiosa, che riguarda soprattutto il diritto ambientale, ma anche le fonti di energia, la disciplina delle acque, l’urbanistica. L’espressione conclusiva di una ricerca orientata per decenni sull’ambiente è il grosso manuale di diritto ambientale, (Padova 1995; III ed. 2000) ove la materia è sistemata in modo organico e didatticamente efficace. Riguardano parti di detta materia i volumi precedenti sulla tutela giuridica contro l’inquinamento ambientale (L’Aquila, 1973 e 1982), sulla valutazione di impatto ambientale (Rimini 1987), sull’inquinamento atmosferico (Napoli 1992, in collaborazione con G. Amendola), sulla tutela delle acque (Rimini, 1999).
Un posto a sé, nella produzione dell’A., occupano i volumi sui profili istituzionali dell’energia e assetto del territorio (Padova, 1983), sintesi informata di una disciplina legislativa estremamente frammentaria, e sui procedimenti autorizzatori. Quest’ultimo lavoro (contribuito allo studio dei procedimenti autorizzatori, Padova, 1989) costituisce lo svolgimento delle note tese gianniniane, ma non è privo di spunti originali.
Come studioso tra i più attenti e più qualificati di una disciplina (il diritto dell’ambiente) che fa parte del raggruppamento concorsuale ‘diritto amministrativo’ il Dell’Anno merita di essere ammesso alla valutazione comparativa ai fini della formazione della terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Paolo Dell’Anno
Professore associato dal 1985. Ha svolto intensa attività didattica, prevalentemente in materia urbanistica e ambientale. Ha partecipato a varie attività di ricerca.
Presenta 9 volumi, alcuni dei quali in collaborazione. Alcuni sono vere e proprie monografie. Altri contengono trattazioni espositive e consistono in manuali. Ha al suo attivo anche 76 tra articoli, note, rassegne, interventi a convegni. La trattazione su energia e assetto del territorio è una rassegna degli sviluppi legislativi italiani recenti e una comparazione con gli interventi di altri paesi. Il contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori è, nella prima parte, una analisi delle teorie e della giurisprudenza. Nella seconda sono esposti criteri ricostruttivi e sono analizzate le tendenze recenti. Il manuale di diritto ambientale è una ampia e diffusa esposizione del diritto positivo in materia.
L’attività del candidato è quantitativamente consistente, ma presenta due aspetti negativi: è riferita in larga prevalenza alla materia ambientale (e ai temi strettamente connessi) ed è in larga misura ricostruttiva della legislazione. Per cui la sua produzione è solo in parte limitata originale e innovativa, ne è possibile accertare attraverso di essa la conoscenza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. D’altra parte, va però rilevato che la produzione è continua, che sono presenti aspetti comparatistici e che il candidato ha preso parte a ricerche, ha diretto ricerche ed ha svolto ampia attività didattica.
giudizio collegiale:
Paolo Dell’Anno
E’ professore associato dal 1985. Ha svolto una intensa attività didattica, prevalentemente in materia urbanistica e ambientale. Sempre nelle stesse materie, ha partecipato a ricerche, ne ha dirette altre, ha ricoperto incarichi in organismi scientifici ed incarichi di collaborazione istituzionale.
Presenta nove volumi, alcuni dei quali in collaborazione. Solo alcuni di essi sono vere e proprie monografie; altri, hanno un carattere prevalentemente espositivo e didattico.
La monografia su energia e assetto del territorio costituisce una rassegna ricca ed informata sugli sviluppi della legislazione italiana e contiene ampi riferimenti anche ad altri ordinamenti.
Il contributo allo studio dei procedimenti autorizzatori costituisce lo studio più impegnativo, ed è dedicato allo studio di un fondamentale istituto del diritto amministrativo. Esso analizza la letteratura e la giurisprudenza sul tema; propone una ricostruzione della materia; esamina le tendenze più recenti.
Il manuale di diritto ambientale contiene una esposizione ampia e diffusa della disciplina della materia e considera separatamente gli istituti di carattere generale e le singole discipline di settore.
Seguono numerose decine di altri scritti (articoli, note, rassegne e interventi a convegni), i quali confermano le caratteristiche indicate.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato è quantitativamente consistente e continuativa nel tempo; presta attenzione ai profili di diritto comparato. Pur a fronte di una tendenziale attenzione per un solo settore (peraltro importante), la produzione presenta rilevanti motivi di interesse scientifico.
CANDIDATO Daria De Pretis
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Daria De Pretis
Ricercatrice dal 1986, è recentemente risultata vincitrice del concorso per professore associato. Dotata di un consistente curriculum sotto il profilo didattico e della partecipazione ad attività di ricerca, la candidata presenta una rilevante produzione scientifica, con particolare sensibilità per i temi attinenti all'urbanistica, all'ambiente, alle fonti energetiche, ai servizi pubblici.
La sua opera principale, tuttavia, è dedicata ad un argomento di carattere generale (Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica, 1995), ove la ricostruzione della problematica è condotta in una prospettiva originale, consentendo una rilettura del tema anche e particolarmente alla luce della ben distinta elaborazione tedesca. La capacità di organizzare la complessa materia, anche in chiave comparatistica, la coerenza della trattazione, l'originalità di impostazione e di risultati hanno fatto di questa opera un punto di riferimento ormai non prescindibile per chi affronti questi argomenti.
Per questi motivi, la candidata è da considerarsi pienamente idonea.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Daria de Pretis
Presenta un buon curriculum didattico e scientifico ed un consistente numero di pubblicazioni, dedicate a vari aspetti del diritto amministrativo. Si rileva una forte presenza della problematica urbanistica nonché, quanto alla parte generale, della problematica attinente alla discrezionalità.
Proprio a tale problematica è dedicata l’opera maggiore, la monografia su Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica (Padova 1995). Il volume costituisce una approfondita riflessione sulla problematica della c.d. discrezionalità tecnica, condotta mediante un costante parallelo tra il modo in cui essa si è posta nell’esperienza italiana, ed il modo del tutto diverso, e per certi versi contrapposto, in cui la corrispondente problematica si è posta nell’esperienza tedesca.
L’analisi si sofferma dunque in primo luogo sulla tematica degli unbestimmte Rechtsbegriffe, per ricavare dal diretto contatto con la dottrina e giurisprudenza tedesca una originale “estraniazione”, fondata su un arricchimento degli strumenti di indagine, rispetto ai dibattiti italiani, spesso tradotti in formule stereotipe dalla giurisprudenza. Nella seconda parte essa ripercorre invece gli itinerari della dottrina e della giurisprudenza italiana, soffermandosi sulla attrazione esercitata in esse dal tema della discrezionalità, al punto che quella “tecnica” vi è apparsa (pur con tutte le distinzioni e le contrapposizioni) come un particolare tipo del fenomeno maggiore.
La parte ricostruttiva è condotta con argomentazione precisa e rigorosa padronanza del filo concettuale, scartando con decisione ogni ipotesi di riconduzione alla materia “tecnica” delle ragioni del peculiare regime di riserva che talvolta – non sempre – può dirsi caratterizzare le decisioni dell’amministrazione rispetto ad un sindacato giurisdizionale pieno, pur in assenza di un conferimento di vera e propria discrezionalità amministrativa. Tali ragioni vengono invece ricondotte ad una scelta propria del legislatore (ammissibile entro limiti di costituzionalità) circa la responsabilità esclusiva che esso intenda conferire agli organi amministrativi, in ragione delle loro peculiari caratteristiche organizzative. Il potere di valutazione riservato non è dunque una mera conseguenza del carattere impreciso della norma ma, quando realmente esiste, una conseguenza di una precisa attribuzione normativa, giustificata in termini di adeguatezza.
Per la qualità dell’analisi, la padronanza del metodo giuridico sia negli aspetti evolutivi e comparativi che negli aspetti propositivi e costruttivi può dirsi che l’autore abbia conseguito la piena maturità scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Daria De Pretis
Laureata nel 1981 e ricercatore dal 1986. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica e di aver partecipato a vari gruppi di ricerca.
Presenta una monografia e molte opere minori. La monografia esamina il tema della valutazione amministrativa e della discrezionalità tecnica, e mostra la capacità della candidata a misurarsi con istituti fondamentali della materia ed a pervenire a risultati originali. Rilevante anche la piena padronanza della dottrina straniera sull’argomento, specie tedesca, e dei dati comparatistici.
Anche le opere minori confermano le qualità della candidata nel ricostruire i profili giuridici più rilevanti dei temi trattati (servizi pubblici, energia, ambiente, urbanistica, ecc.). Degno di nota per l’accuratezza e l’impostazione l’articolo in lingua tedesca, destinato al pubblico degli studiosi tedeschi, sul diritto italiano dei servizi pubblici.
Complessivamente, la produzione presentata - pur non amplissima - dimostra la vastità degli interessi della candidata e la sua capacità di pervenire a risultati originali anche su temi ampiamente dibattuti.
Per tali motivi la candidata è da ritenere idonea.
Commissario Prof. Guido Corso
Daria De Pretis
Ricercatore di diritto amministrativo dal 1986, professore associato nel medesimo raggruppamento a seguito dell’ultimo concorso nazionale, ha insegnato diritto pubblico e poi istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di sociologia dell’Università di Trento, a decorrere dall’.a.a 1989/90, e successivamente, dal 1994/95, ha tenuto per affidamento l’insegnamento di diritto amministrativo nella Facoltà giuridica della stessa Università.
Presenta oltre una trentina di scritti (articoli, note a sentenza, commenti ad articoli di legge etc. in tema di energia, urbanistica, enti locali, opere pubbliche e servizi pubblici). Carattere monografico ha il lavoro su “Valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica”, Padova, 1995, pagg. 416. Partendo da una accurata ricostruzione della dottrina germanica e della dottrina italiana in tema di discrezionalità e di discrezionalità tecnica, l’A. svolge una critica puntuale della nozione di discrezionalità tecnica, prospettando l’esistenza di un ambito, fra la attività discrezionale e l’attività vincolata, che si caratterizza non per il ruolo della tecnica, ma per l’attribuzione alla P.A. di un potere riservato di valutazione, fondato su una duplice legittimazione (organizzatoria e sostanziale).
Per la ricchezza della informazione, anche di tipo comparatistico, la capacità sistematica, e l’originalità del contributo, su un tema così centrale nel diritto amministrativo, la candidata merita di essere presa in considerazione ai fini della formazione della terna degli idonei e della ammissione alla fase di comparazione
Commissario prof. Sabino Cassese
Daria De Pretis
Laureata nel 1981. E’ ricercatore dal 1986. Da circa un anno è professore associato. Dal 1981 ha svolto attività didattica. Numerose le ricerche alle quali ha partecipato.
Presenta 33 titoli, oltre a numerose note redazionali e a scritti in corso di pubblicazione (e, quindi, non valutabili). L’opera principale è quella su valutazione amministrativa e discrezionalità tecnica. Di questa si apprezzano la completezza con cui è affrontato un tema di portata molto vasta, l’ampio uso della dottrina straniera e l’attenzione per i profili comparatistici. Di particolare interesse anche i profili storici, sia relativi all’ordinamento tedesco, sia relativi a quello italiano, e la sicura padronanza mostrata dalla candidata degli istituti fondamentali del diritto amministrativo. Originali le conclusioni e i profili ricostruttivi.
Gli scritti di minori dimensioni riguardano problemi dell’ambiente, urbanistici, dell’energia elettrica, dei servizi pubblici, ecc. e dimostrano padronanza delle tecniche e maturità di giudizio. Tra questi ve ne sono alcuni di notevole ampiezza quali quello (in tedesco) sul diritto dei servizi pubblici in Italia, quello (in collaborazione) sull’affidamento di opere pubbliche in concessione, quello sulla legge n. 308/82.
Gli interessi della candidata sono ampi, l’attenzione per la comparazione giuridica sempre presente, il metodo rigoroso.
La candidata ha pubblicato anche uno scritto in tedesco ed ha svolto intensa attività di ricerca.
In conclusione, tenuto conto dell’ampia esperienza didattica e dell’importanza e qualità degli scritti, la candidata è sicuramente idonea.
giudizio collegiale:
Daria De Pretis
Si è laureata nel 1981; è diventata ricercatore nel 1986; da circa un anno è professore associato. Ha una ampia esperienza didattica e ha partecipato a varie ricerche.
Presenta una monografia e molti scritti minori.
La monografia ha per oggetto la valutazione amministrativa e la discrezionalità tecnica. Essa rappresenta una riflessione attenta ed approfondita sulla problematica della discrezionalità tecnica. Si analizzano, in parallelo, lo sviluppo della stessa problematica nell’esperienza italiana e in quella tedesca, ponendo in rilievo le profonde diversità intercorrenti. Il lavoro si segnala per la completezza della trattazione, la piena padronanza della dottrina straniera sull’argomento, specie per quella tedesca, l’attenzione per i profili comparatistici e per quelli storici, l’originalità dell’ impostazione.
Gli scritti minori riguardano l’ambiente, l’urbanistica, l’energia elettrica, i servizi pubblici. Tra questi, si segnalano, anche per l’ampiezza, quello, in lingua tedesca, sul diritto italiano dei servizi pubblici, quello (in collaborazione) sull’affidamento di opere pubbliche in concessione, quello sulla legge n. 308 del 1982. Questi scritti confermano le capacità ricostruttive della candidata, la sua attenzione per l’esperienza degli ordinamenti stranieri, la padronanza degli strumenti fondamentali dell’indagine giuridica.
Nel complesso, la produzione della candidata denota ampiezza di interessi, una costante attenzione per i problemi della comparazione giuridica, rigore metodologico, originalità di impostazione, e, complessivamente, una piena maturità scientifica.
CANDIDATO Luciana Fulciniti
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Luciana Fulciniti
Ha svolto attività didattica. Non risultano, invece, esperienze di ricerca. Presenta qualche lavoro minore (particolarmente: Esportazione di beni culturali e azione di restituzione di beni culturali illecitamente esportati, 1999), una raccolta normativa (Codice delle leggi su gli usi civici e le proprietà collettive, 1989), e due monografie; la prime delle quali (I beni di uso civico, Padova 1990) intende trattare sistematicamente l'istituto, con vastità di intenti, ma limiti di metodo e di riferimenti.
Analogamente, l'impostazione del lavoro L'organizzazione della ricerca scientifica, si presenta caratterizzato dall'ampiezza dell'indagine, ma anche dalla descrittività dei contenuti, che si spingono sino alla minuta disamina di aspetti puntuali e dettagliati dell'organizzazione pubblica della ricerca, senza però offrire una adeguata lettura critica del sistema di enti e centri di ricerca esistenti nel nostro ordinamento, dall'altro.
L'A. parte dalla rilevazione dell'assenza di una definizione, a livello costituzionale, della nozione di ricerca scientifica, e passa quindi all'esame degli art. 9 e 33 della Cost., ripercorrendo l'itinerario della tradizionale pubblicistica in materia. Ne emerge una definizione complessa di ricerca scientifica; considerata sia come diritto sociale, cui corrisponde un preciso obbligo dello Stato, che come diritto di libertà, in un approccio nuovo che consente di affermare la piena compatibilità tra libertà di scienza e promozione della ricerca.
Seguono altre definizioni di ricerca scientifica, basate sull'oggetto, sui contenuti metodologici, sull'interpretazione extragiuridica (tipologie del Rapporto ricerca e sviluppo OCSE), che portano a distinguere tre distinti livelli di ricerca, articolati in ricerca di base, applicata, di sviluppo, i quali ritorneranno più volte nel corso del lavoro come categorie metodologiche. Interessanti sono anche le considerazioni relative alla libertà di scienza come specificazione del più ampio diritto di manifestazione del pensiero ex art. 21, in analogia al quale la ricerca si atteggia sia in senso negativo (libertà dallo Stato) sia in senso positivo (libertà attraverso lo stato)
Tuttavia, esaurito questo spunto iniziale, che pare impostare una valida sistematica per orientarsi nel complesso mondo dell'organizzazione pubblica della ricerca, il lavoro assume caratteristiche più decisamente ricostruttive e descrittive.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Luciana Fulciniti
Luciana Fulciniti presenta un discreto curriculum didattico ed un limitato numero di pubblicazioni, consistenti in una raccolta di atti normativi (Codice delle leggi su gli usi civici e le proprietà collettive, Milano 1989) con il consueto lavoro redazionale, in un contributo su Esportazione di beni culturali e azione di restituzione dei beni culturali illecitamente esportati. L. 30 marzo 1998 n. 88 (in Foro amm., 1999), che costituisce una illustrazione del sistema normativo sul tema derivante dalla normativa comunitaria, dalla normativa internazionalistica e in particolare dalla nuova legge italiana, con discussione valutativa dei punti problematici, e in due opere monografiche.
La prima è uno studio su I beni di uso civico (Padova 1990). Il libro è privo di indice degli autori e di bibliografia generale, mentre c’è un indice analitico. Ha carattere di trattazione sistematica di un istituto generale. E’ svolta in stile concettoso, non di semplice comprensione. Ha carattere di trattazione sistematica, non di elaborazione di una precisa tesi ricostruttiva Lascia alquanto perplessi la partizione tra la Parte I (L’individuazione della situazione soggettiva di uso civico) e la Parte II (La disciplina positiva degli usi civici), dato che anche la parte I ha ad oggetto la disciplina positiva. La contrapposizione sembra essere di più tra la situazione soggettiva vista in termini statici e le vicende. Ma la situazione “soggettiva” non sembra poi veramente tale. Non è completa la considerazione della bibliografia di parte amministrativistica.
Lo scritto su L’organizzazione della ricerca scientifica (Milano 1993) ha carattere dichiaratamente e programmaticamente “descrittivo” di un settore rilevante. Gli aspetti più concettuali stanno all’inizio, nella individuazione della nozione di “ricerca scientifica”, ove però non si raggiungono risultati di particolare peso o novità. Per il resto si tratta di un’ampia illustrazione del settore.
Non risulta la partecipazione a ricerche.
I lavori della candidata presentano qualche aspetto positivo e mostrano capacità di trattazione, ma non pervengono né per ampiezza né per metodo né per risultati ad un livello che possa essere preso in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Luciana Fulciniti
La data di laurea non è indicata. Dal curriculum si ricava che ha svolto non significativa attività universitaria di didattica e di assistenza agli studenti e che non ha esperienze di lavori di ricerca collettiva.
Presenta due monografie, un codice da lei curato ed una breve nota. La monografia sui beni d’uso civico è una corretta rivisitazione di un tema su cui in passato si è cimentata la migliore dottrina. Non perviene a risultati innovativi, anche per la insufficiente considerazione dei profili generali della materia. Il codice delle leggi sugli usi civici dimostra solo il particolare interesse della candidata per questa tematica. La seconda monografia, sull’organizzazione della ricerca scientifica, conferma le caratteristiche della prima monografia citata, ovvero la capacità di pervenire ad una ordinata esposizione del tema, senza però offrire contributi generali. Irrilevante è, ai presenti fini, la nota.
Per la limitatezza della produzione scientifica, per l’assenza di contributi originali e per il mancato utilizzo dei dati storici e comparatistici, la candidata non è da prendere in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Luciana Fulciniti
Ricercatrice con esperienza didattica la candidata presenta due lavori monografici. Il primo dedicato ai beni di uso civico (Padova 1990) non apporta un contributo nuovo a un tema vetusto né contiene specifici riferimenti amministrativistici. L’altro lavoro sull’organizzazione della ricerca scientifica si disperde sugli aspetti più minuti della normativa senza offrire un’adeguata sistemazione dell’apparato pubblico della ricerca. Particolarmente debole è la ricostruzione costituzionale della ricerca scientifica: considerata come oggetto simultaneamente di un diritto di libertà e di un diritto sociale senza che l’A. colga la contraddizione tra queste due qualificazioni. Eterogenea è la parte del lavoro in cui la ricerca viene classificata sulla base di criteri non giuridici.
Nel complesso la candidata presenta una produzione che non le consente di aspirare ad un giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Luciana Fulciniti
Non indica la data di laurea. Ha svolto attività didattica universitaria e di assistenza. Non risulta che abbia partecipato ad attività collettive di ricerca.
Ha curato un codice delle leggi sugli usi civici e le proprietà collettive, scritto una nota sull’esportazione di beni culturali e pubblicato due monografie sui beni d’uso civico e sulla organizzazione della ricerca scientifica. Il volume sugli usi civici esamina un istituto antico, ma senza prestare l’attenzione necessaria alla letteratura classica sul tema. Costituisce una esposizione ordinata, non una rivisitazione originale ed innovativa dell’istituto. Sono assenti riferimenti comparatistici ed, in generale, non è considerata la cospicua letteratura sulla proprietà pubblica. Il volume sulla organizzazione della ricerca scientifica è una mera esposizione della disciplina legislativa.
Considerata l’assenza di originalità della produzione, relativa a due soli settori limitati del diritto amministrativo, le incertezze di inquadramento sistematico, la relativamente scarsa attività didattica della candidata, la mancanza di riferimenti comparatistici e storici, si conclude per la non idoneità.
giudizio collegiale:
Luciana Fulciniti
Non risulta la data di laurea. Ha svolto attività didattiche e di assistenza, non attività di ricerca.
Ha pubblicato due monografie, un codice e una breve nota.
La prima monografia riguarda i beni di uso civico. Il lavoro contiene una esposizione ordinata del tema, ma è privo di soluzioni innovative. Presta scarsa attenzione alla consistente letteratura sui beni pubblici e sono scarsi i riferimenti di tipo comparativo.
La seconda monografia, sulla organizzazione della ricerca scientifica, conferma le caratteristiche della prima, e cioè la capacità di esporre in modo ordinato il tema trattato, senza offrire, però, contributi significativi sul piano della ricostruzione generale e della originalità delle soluzioni.
Il codice raccoglie le leggi sugli usi civici e le proprietà collettive. La nota è del tutto irrilevante.
Nel complesso, quindi, la produzione scientifica è limitata negli oggetti; presenta incertezze di inquadramento sistematico; manca di contributi originali; difetta nell’utilizzo di dati storici e comparatistici.
CANDIDATO Valeria Mazzarelli
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Valeria Mazzarelli
Presenta una lunga e ampia attività didattica. Dal 1990 è professore associato di Diritto urbanistico; ambito disciplinare al quale ha dedicato anche la gran parte della propria produzione scientifica.
Così, a questa disciplina ha dato un contributo significativo la prima monografia (Le convenzioni urbanistiche, 1979), con prefazione di M.S. Giannini. L’opera -frutto di un’ampia ricerca, testimoniata dalla cospicua mole del volume- dedica una rilevante attenzione ai profili storici, ripercorrendo con vastità di impianto l’evoluzione nel tempo dell’istituto, dall’unità d’Italia e fino agli anni ’60-’70; con forte attenzione non solo al diritto vigente, ma anche al diritto vivente (con attenzione al fatto che le convenzioni urbanistiche – di cui la principale figura è rappresentata dalle convenzioni di lottizzazione – si radicano nell’ordinamento positivo solo tra il 1962 e il 1967, ma trovano da sempre spazio nella prassi amministrativa e giudiziale. Rimangono sullo sfondo, invece, i profili di inquadramento teorico dell'istituto, dichiarati dall’A. pressoché irresolubili, mentre puntuale attenzione viene dedicata ad una serie di specifici aspetti.
L'opera manualistica Fondamenti di diritto urbanistico, 1996, (della quale la candidata ha curato l'impianto e alcune parti), pur espressamente rivolgendosi non agli operatori del diritto, bensì alle figure professionali attive nel mondo della progettazione e – a monte – agli studenti delle facoltà tecniche- rivela una notevole capacità espositiva e ricostruttiva. Tra le parti redatte per intero dall’Autrice, vi è anzitutto il cap. 1 (“Il quadro istituzionale”, pagg. 23-70), in cui vengono riprese le nozioni generali del diritto pubblico e amministrativo. Lo sforzo di sintesi e di chiarezza è evidente, e in diversi passaggi pare raggiungere il suo intento, ossia quello di offrire un quadro schematico e comprensibile, a premessa degli approfondimenti ad oggetto urbanistico ed edilizio. Di mano della candidata è anche il cap. 2 (“Modelli codificati di uso del territorio”, pagg. 71-131), ove trova spazio la trattazione, spesso con notevole forza evocativa, di vari argomenti, dall’evoluzione della legislazione urbanistico-edilizia all’inquadramento della disciplina sui beni culturali e sulla tutela della salute.
Dotata indubbiamente di rilevanti capacità e competenze, la candidata presenta, tuttavia, una produzione che (nonostante i lavori minori su Prefetto e prefettura e sulla Motivazione dell'atto amministrativo) può trovare qualche limite nell'accentuata settorializzazione e in qualche assenza di continuità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Valeria Mazzarelli
Laureata in Giurisprudenza a Napoli, è stata professore incaricato e associato a Camerino, ed è dal 1990 professore associato di Diritto urbanistico nell’Università di Roma-La Sapienza. Ha un buon curriculum didattico e operativo, sempre legato ai temi dell’urbanistica e del territorio, ai quali sono dedicate anche le opere maggiori.
In particolare, la ben nota monografia su Le convenzioni urbanistiche (Bologna 1979) costituisce un lavoro molto problematico, e non solo “giuridico” nel senso della dogmatica. La parte più interessante e vitale del volume è una attentissima ricostruzione storica del fenomeno dalla fine dell’ ‘800 alla data del libro, che non a caso occupa i primi cinque capitoli, mentre solo il sesto ed ultimo si chiama a sua volta Le convenzioni urbanistiche. Di fronte al problema teorico della “natura” delle convenzioni l’autore mostra da una parte poca fiducia nella possibilità di risolvere l’alternativa tra provvedimento e negozio, dall’altra poco interesse a farlo, puntando piuttosto su una sorta di “indifferenza dei contenuti” alla qualificazione giuridica del contenitore, indifferenza per vero essa stessa consapevolmente problematica. Un libro sui generis, ma in sostanza ancora vivo a venti anni dalla sua pubblicazione.
Un altro scritto di rilievo è contenuto nei Fondamenti di diritto urbanistico ( Roma 1996). Del volume – destinato principalmente agli studenti e curato per l’intero – V. Mazzarelli ha direttamente scritto la parte prima “Chiavi di lettura”, consistente in un sintetico schizzo delle istituzioni amministrative italiane (Il quadro istituzionale) ed in una sintetica esposizione generale del formarsi e dello sviluppo del diritto urbanistico in senso ampio, comprensivo dei lavori pubblici, beni culturali ed ambiente-paesaggio (Modelli codificati di uso del territorio).
Si tratta di due introduzioni, scritte in stile piano e rivolte per definizione ad un pubblico di “non conoscitori”, che si rivelano comunque pregevoli per la precisione, per la capacità espositiva, per la ricchezza dei riferimenti, per la passione civile con la quale sono scritte.
Le stesse
doti sono mostrate anche nei pochi scritti dedicati a temi diversi da quelli
dell’urbanistica, ed in particolare nelle voci di enciclopedia su Prefetto e
prefettura e sulla Motivazione dell’atto amministrativo.
In questo contesto ampiamente positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – possono costituire un limite l’accentuata settorialità della produzione e una certa discontinuità della produzione scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Valeria Mazzarelli
Non è indicata la data di laurea, né quella dell’associazione. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica.
Presenta una monografia e varie opere minori. La monografia - alquanto risalente - tratta delle convenzioni urbanistiche, e per le sue qualità è divenuta un testo di riferimento sulla materia. Degni in particolare di menzione sono l’efficace uso giuridico delle risultanze della prassi in una materia all’epoca ancora priva di inquadramento teorico, e la capacità di offrire indicazioni per le ulteriori linee di sviluppo del tema.
Gli scritti minori confermano le qualità della candidata, anche in riferimento ai dati storici e comparatistici che sono pienamente padroneggiati.
Trattasi però di una produzione scientifica tendenzialmente monotematica e con una lunga pausa dopo le opere maggiori. Mancano apporti su altri temi rilevanti del diritto amministrativo che possano confermare le doti della candidata, così ben espresse nei suoi lavori.
Commissario Prof. Guido Corso
Valeria Mazzarelli
Professore associato di diritto urbanistico dal 1990, ha al suo attivo una lunga attività didattica.
Di particolare interesse è il contributo monografico sulle convenzioni urbanistiche (Bologna 1979) che si segnala sia per la ricostruzione dei profili giuridici dell’istituto, sia per l’ampia rassegna delle esperienze concrete di convenzione urbanistica dall’unità d’Italia in poi.
L’A. ha cooperato anche all’opera a più voci “Fondamenti di diritto urbanistico”, 1996. Le parti ascrivibili all’A. (cap. I e II) si segnalano per lo sforzo di sintesi e di chiarezza realizzato in funzione di un uditorio che non è solo di giuristi ma è fatto anche di operatori e di studenti delle facoltà tecniche.
Pur discontinua e quasi esclusivamente dedicata al diritto urbanistico la produzione della candidata presenta spunti originali e di interesse scientifico.
Commissario prof. Sabino Cassese
Valeria Mazzarelli
E’ professore associato. Ha svolto ampia e intensa attività didattica in materia urbanistica.
Presenta una monografia e 30 scritti (voci di enciclopedie, articoli, recensioni, note, note a sentenze, interventi a convegni), quasi tutti sulla materia dell’urbanistica.
Tra gli scritti si segnala, in particolare, quello sulle convenzioni urbanistiche nel quale l’autrice metteva in luce, in epoca nella quale il tema era poco conosciuto, gli aspetti principali della negoziazione con l’amministrazione. L’indagine si segnala per la prospettazione storica e per la padronanza dell’uso degli strumenti dell’analisi giuridica di un istituto nato nella pratica e studiato facendo ricorso ai più vari strumenti di ricerca.
Anche negli scritti minori (alcuni dei quali preparatori della monografia citata) la candidata rivela grande cultura e sicura padronanza delle tecniche e metodologie giuridiche. Ciò vale, in particolare, per le parti del volume sui fondamenti di diritto urbanistico da lei scritte. C’è solo da rammaricarsi per il fatto che non abbia svolto un’attività più continua ed ampia, considerato anche l’interesse dei pochi contributi forniti su temi diversi da quello urbanistico (prefetti, motivazione dell’atto amministrativo, tutela dell’ambiente).
In conclusione, per l’originalità ed innovatività della produzione scientifica, per il fatto di aver diretto ricerche e svolto intensa attività di insegnamento, per la conoscenza dei principali istituti giuridici, la rilevanza della collocazione editoriale della principale pubblicazione e la sua diffusione nella comunità scientifica, nonostante l’ambito limitato dei settori studiati e la scarsa continuità della ricerca, la candidata è da prendere in considerazione per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Valeria Mazzarelli
E’ stata professore incaricato. Dal 1990 è professore associato presso l’Università di Roma. Presenta una ampia ed intensa attività didattica, sempre dedicata ai temi dell’urbanistica e del territorio.
Anche la sua produzione scientifica riguarda, quasi esclusivamente, i temi dell’urbanistica.
Presenta una monografia e brevi scritti.
La monografia tratta delle convenzioni urbanistiche. L’opera – divenuta un testo di riferimento della materia- si segnala per una rilevante analisi dei profili storici; la capacità di fare uso della prassi ai fini della ricostruzione dell’istituto; il ricorso ad una varietà di strumenti di ricerca; la padronanza degli strumenti di analisi giuridica.
Gli scritti minori, come già osservato, riguardano per lo più l’urbanistica, con le eccezioni, principalmente, delle voci di enciclopedia sui prefetti e le prefetture e la motivazione dell’atto amministrativo. Si segnalano, poi, gli scritti pubblicati dalla candidata nel volume collettaneo – da lei stessa curato- sui fondamenti del diritto urbanistico: apprezzabili risultano, infatti, la precisione, la semplicità dello stile, la capacità espositiva e la ricchezza di riferimenti.
Nel complesso, la produzione scientifica si segnala per la conoscenza dei principali istituti giuridici, la rilevanza della collocazione editoriale delle principali pubblicazioni e la loro diffusione nella comunità scientifica. Tra i principali limiti, l’accentuata settorialità delle tematiche studiate e la discontinuità nel tempo del lavoro.
CANDIDATO Fabio Saitta
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Fabio Saitta
Professore associato di Diritto amministrativo, è ricercatore dal 1988. Ha svolto attività didattica anche in relazione alle Istituzioni di diritto pubblico. Presenta una produzione scientifica alquanto ampia, con attenzione a profili di diritto sostanziale generale e speciale (dalla sanità all'edilizia ed ai lavori pubblici), così come a quelli processualistici.
A questi ultimi è dedicato il saggio Il giudice dell'ottemperanza, 1991, particolarmente incentrato sui profili relativi alla competenza dei TAR in rapporto a quella del Consiglio di Stato.
Agli aspetti processualistici è poi riservato l'impegno di divesri articoli pubblicati in Diritto processuale amministrativo e in Rivista Corte dei conti, tra il 1994 e il 1997; e il volume L'appello nel processo contabile, vol.I, Profili sistematici, 1999, ove l'A. argomenta con buon impianto dogmatico una configurazione dei giudizi di conto e di responsabilità come giudizi di carattere oggettivo, negando conseguentemente la possibilità di applicare istituti e regole propri del processo civile.
Profili relativi al procedimento amministrativo si pongono invece al centro del volume Contributo allo studio dell'attività amministrativa di esecuzione. La struttura procedimentale, 1995; dove l'A. parte dalla nuova configurazione dei rapporti tra Stato e cittadini -e dunque dalle trasformazioni subite dalle concezioni del principio di legalità, di imperatività, ecc., per riconsiderare l'attività amministrativa di esecuzione, proponendosi di ricondurla ai principi sanciti dalla legge 241 del 1990.
Così, l’attenta ricostruzione del dibattito sviluppato nella dottrina italiana (anche con riferimenti a quelle privatistica e processualistica) conduce ad una interessante rilettura dei caratteri dell’attività di esecuzione, dei suoi rapporti con l’azione amministrativa sostanziale, dei margini di discrezionalità, sino ai profili istruttori ed alla motivazione: in una prospettiva in cui la funzione di composizione degli interessi tende ad essere spostata, in misura significativa, sulla esecuzione.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Fabio Saitta
Laureato nel 1985 e ricercatore dal 1988, Fabio Saitta è attualmente professore associato di diritto amministrativo. Presenta un buon curriculum generale e didattico, avendo in particolare insegnato Istituzioni di diritto pubblico e Diritto e legislazione sanitaria. Presenta altresì un consistente numero di pubblicazioni, rivolte a vari aspetti del diritto amministrativo: e ciò sia in relazione alla parte generale che ai settori applicativi (espropriazione, lavori pubblici, edilizia, sanità, enti locali), sia con riferimento al diritto sostanziale che con riferimento agli aspetti processuali.
Nel volumetto su Il giudice dell’ottemperanza (Milano 1991, pp. 1-54) si affronta il tema del riparto di competenza tra TAR e Consiglio di Stato nei giudizi di ottemperanza, nelle ipotesi in cui il giudizio di appello “integra” in qualche modo la sentenza di primo grado o lo modifica parzialmente. Conclude per la competenza ripartita in caso di riforma parziale in relazione a capi separabili, per l’insufficienza della modifica della motivazione a radicare la competenza diretta del Consiglio di Stato se tale modifica non altera i “contenuti” della decisione.
Il saggio dal titolo Contributo allo studio dell’attività amministrativa di esecuzione, La struttura procedimentale (Napoli,1995) costituisce uno studio sui poteri di esecuzione coattiva delle proprie decisioni da parte dell'amministrazione e sulla struttura dei procedimenti in questo senso esecutivi. Esso è condotto con attenzione alla dottrina italiana, la cui evoluzione viene abilmente ricostruita. Considerato quale punto fermo che la spettanza dei poteri di esecuzione coattiva presuppone una speciale investitura e non corrisponde ad un principio generale, l’autore valorizza sin dove possibile l’autonomia dei processi decisionali esecutivi, i relativi margini di discrezionalità e la possibilità per il privato interessato di riproporre anche in tale fase, entro certi limiti, questioni inerenti all’atto da eseguire. Nella parte finale sono analizzati i profili procedimentali mettendo in rilievo, corrispondentemente all’intento generale, la rilevanza dell’istruttoria e della motivazione. Il libro mostra notevole capacità di analisi e di argomentazione, anche se la proposta ricostruttiva rimane non del tutto a fuoco nei suoi termini specifici, risolvendosi nell’affermazione dell’esigenza di sottoporre i procedimenti esecutivi ai principi generali sul procedimento amministrativo.
Il volume su L’appello nel processo contabile, 1. Profili sistematici (Napoli 1999) tratta in modo sistematico un argomento rilevante nella pratica e trascurato negli studi. Esso si occupa dei processi contabili ai quali l’autore ritiene di potere assegnare carattere “oggettivo”, rimanendone compresi i giudizi di conto e di responsabilità, esclusi invece quelli in materia di pensioni. E proprio il carattere oggettivo di tali giudizi costituisce la chiave che l’autore utilizza per risolvere in senso negativo delicate questioni circa l’applicabilità all’appello contabile delle regole proprie del processo civile, ed in particolare delle preclusioni che le recenti riforme hanno introdotto in materia di proponibilità di nuove eccezioni e di nuove prove. Condotta con padronanza, l’opera costituisce un contributo di rilievo alla definizione degli istituti processuali contabili.
Le stesse doti sono mostrate in altri lavori di ampio respiro, quali le Notazioni in tema di rinnovazione dell’appello amministrativo (in Dir. Proc. Amm. 1994, 754 ss.), lo studio su Il sistema probatorio del processo amministrativo dopo la lege n. 241 del 1990: spunti ricostruttivi (in Dir. proc. Amm. 1996, 1 ss., o su L’annullamento con rinvio al giudice di primo grado nel processo contabile (in Riv. Corte conti 1997, 265 ss ).
In tale quadro generalmente positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – può costituire un limite l’attenzione pressoché esclusiva ai dati dell’esperienza italiana.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Fabio Saitta
Laureato nel 1985, ricercatore dal 1988. Dichiara di aver svolto intensa attività didattica.
Presenta due monografie e numerose opere minori. La prima monografia è sull’attività amministrativa di esecuzione, corretta ma priva di spunti originali e non sempre espressiva della piena padronanza dei profili generali rilevanti. La seconda monografia è sull’appello nel processo contabile, e rappresenta uno dei primi studi sulla complessa materia. A differenza che nel lavoro precedentemente citato, il contributo dell’Autore è degno di rilievo, tanto per gli apporti originali che per la sistemazione del tema. L’articolo sul giudice dell’ottemperanza ha il carattere di rassegna della materia, con largo uso della giurisprudenza.
Le opere minori confermano le buone doti scientifiche del candidato, anche se si incentrano su alcune tematiche della giustizia amministrativa e tendono ad un’eccessiva analiticità a scapito della ricostruzione generale degli istituti sottesi.
Il giudizio complessivo sulla produzione del candidato e sulla sua attività didattica è sicuramente positivo; ma gli ancora limitati apporti e l’eccesso di concentrazione tematica non consentono, allo stato, di prenderlo in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Fabio Saitta
Ricercatore dal 1988, professore associato nell’ultimo concorso nazionale, supplente in alcuni insegnamenti universitari dal 1992, presenta 25 scritti minori e 2 contributi monografici.
Gli articoli e le note sono essenzialmente dedicati al processo amministrativo anche se non mancano contributi in tema di urbanistica, impiego pubblico, amministrazione locale. Fra tali iscritti spicca il saggio sul giudice dell’ottemperanza ove è presa in considerazione la questione del riparto di competenza fra TAR e Consiglio di Stato nell’ipotesi di riforma della sentenza di 1° grado. Il primo dei due scritti monografici (Contributo allo studio dell’attività amministrativa di esecuzione. La struttura procedimentale, Napoli, 1995, pp. 263) contiene una diligente ricostruzione della dottrina amministrativistica in tema di esecutorietà e autotutela. L’ultimo capitolo è dedicato al procedimento esecutivo. In esso viene proposto l’applicazione all’attività di esecuzione del modello procedimentale previsto dalla L. 241/1990.
Più impegnativo è il secondo contributo (L’appello nel processo contabile, Napoli 1999, pp. 400). Lo scritto colma una lacuna su un tema che le riforme del processo contabile del 1994 e 1996 hanno reso di grande attualità, essendo rimasta ferma la scarna normativa del t.u. delle leggi sulla Corte dei Conti. Anche se non del tutto convincente nella parte teorica, troppo subalterna alla impostazione della dottrina contabilistica (giurisdizione del diritto obiettivo, generico riferimento alla finanza pubblica etc.), il lavoro contiene nell’ultimo capitolo rilevanti chiarimenti su aspetti controversi dell’appello del processo contabile.
Senza segnalarsi per originalità dei contributi il candidato può essere preso in considerazione ai fini di un giudizio di idoneità.
Commissario prof. Sabino Cassese
Fabio Saitta
Laureato nel 1985. E’ ricercatore dal 1988. Da circa un anno è professore associato. Dal 1992 ha svolto insegnamenti per incarico o supplenza.
Presenta 31 titoli scientifici, alcuni in corso di pubblicazione (non valutabili). Gli scritti principali sono quello sul giudice dell’ottemperanza, quello sull’attività amministrativa di esecuzione e quello sull’appello nel processo contabile.
Il breve lavoro sul giudice dell’ottemperanza, svolto prendendo in esame più la dottrina che la giurisprudenza, contiene un quadro dei vari orientamenti e una loro valutazione.
La monografia sull’esecuzione è in larga misura una riesposizione delle teorie. La parte ricostruttiva, con la tesi che l’esecuzione debba svolgersi con atti e procedimenti tipizzati, non presenta caratteri di originalità.
La monografia sull’appello contabile è di maggiore interesse, per novità scientifica del tema, l’ampiezza dell’esame, il suo carattere analitico, l’ordine con il quale è analizzata la giurisprudenza.
Gli scritti minori riguardano l’espropriazione, il riparto di giurisdizione, le opere pubbliche, il processo, l’appello, il procedimento, le prove nel processo, ecc. e comprendono in prevalenza note di giurisprudenza e voci di enciclopedia.
Gli interessi del candidato sono ampi, ma ruotano intorno alle problematiche della giustizia. I temi sono affrontati in modo incompleto, specialmente per l’assenza del profilo comparatistico. La seconda monografia, peraltro, presenta qualche caratteristica di originalità e si segnala per il rigore del metodo.
In conclusione, il candidato se per l’attività didattica svolta può essere preso in considerazione, per i limiti della produzione scientifica, per non aver affrontato gli istituti fondamentali del diritto amministrativo, per qualche debolezza nell’inquadramento sistematico, va considerato ancora non idoneo.
giudizio collegiale:
Fabio Saitta
Si è laureato nel 1985. Diventa ricercatore nel 1988. Da circa un anno è professore associato. Dal 1992 ha svolto insegnamenti per incarico e supplenza. Presenta un buon curriculum didattico e ha insegnato anche le istituzioni del diritto pubblico e il diritto e legislazione sanitaria.
Presenta due opere monografiche e una trentina di scritti minori.
La prima monografia ha ad oggetto l’attività amministrativa di esecuzione. Si tratta di una attenta ed interessante ricostruzione della letteratura italiana (compresa quella privatistica e processualistica). Buone le capacità analitiche e argomentative. Minori i tratti di originalità e le capacità ricostruttive.
La seconda monografia ha per oggetto l’appello contabile. Costituisce un lavoro di maggiore interesse rispetto al primo, per la novità del tema, l’ampiezza dell’esame, la costruzione sistematica, l’analisi della giurisprudenza.
Tra gli scritti minori, si segnala il breve lavoro sul giudizio di ottemperanza, nel quale si esaminano e si valutano gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali in materia.
Gli altri scritti (in prevalenza, note giurisprudenziali e voci di enciclopedia) trattano, in prevalenza, gli istituti del processo amministrativo e, per altra parte, quelli di diritto sostanziale, generale e speciale. Essi confermano le qualità del candidato. Tuttavia, tendono ad una eccessiva analiticità, a scapito della ricostruzione generale degli istituti.
Nel complesso, la produzione scientifica dimostra buone qualità scientifiche, pur con debolezze di inquadramento sistematico, limitata attenzione agli istituti fondamentali del diritto amministrativo e carenza di analisi comparativa.
CANDIDATO Diego Vaiano
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Diego Vaiano
Giovane professore associato, il candidato non presenta lavori di carattere minore, avendo concentrato i propri sforzi scientifici in tre studi monografici.
Il primo (La riserva di funzione amministrativa, 1996) opera una ricostruzione storica delle elaborazioni dottrinali e giurisprudenziali sul tema, analizzando le diverse chiavi di lettura relative alla struttura dell'atto ed al livello di competenza all'interno del quale si producono gli effetti giuridici, con particolare riferimento agli orientamenti della Corte Costituzionale. Fortemente proiettata su aspetti costituzionalistici, la monografia riprende la contestazione -sotto il profilo, appunto, della legittimità costituzionale- delle leggi-provvedimento, con attenzione al rapporto, in concreto, "fra le norme speciali di livello legislativo materiale ed i provvedimenti altrettanto singolari ma pertinenti al diverso livello della gestione degli interessi pubblici predefiniti per legge".
Dalla complessità di linguaggio del precedente lavoro, si differenzia sensibilmente la seconda monografia (Interessi pretensivi e funzione amministrativa, 1999), volta a sostenere l'esigenza di introdurre in Italia un'azione di adempimento, per la tutela degli interessi pretensivi; monografia che si presenta come contributo utile e interessante, anche se risente di esigenze di approfondimenti comparatistici e di una stesura non pienamente definita.
Ampiamente dedicata ad una ricognizione delle elaborazioni di dottrina e giurisprudenza, l'opera si concentra in particolare sull'analisi della giurisprudenza in materia di commissario ad acta, utilizzata anche in altro lavoro.
Ancorandosi al principio costituzionale dell'effettività della tutela, l'A. aderisce alla teoria per la quale oggetto della tutela è la situazione giuridica soggettiva. In tale prospettiva, l'A. auspica un maggiore sfruttamento delle potenzialità degli strumenti istruttori già presenti tra i poteri del giudice amministrativo.
Il breve lavoro su Il commissario ad acta nel sistema del giudizio di ottemperanza esamina il tema della riserva di funzione amministrativa rispetto al potere giurisdizionale, con riferimento al tema dei limiti di legittimità nella sostituzione dell'autorità giudiziaria alla pubblica amministrazione in sede di giudizio di ottemperanza.
L'A. propende per la tesi della natura mista dell'attività del commissario ad acta, con conseguenti risvolti sui diversi strumenti di tutela; mentre, in sede di considerazioni finali e ragionando de jure condendo, si propone di procedimentalizzare l'attività del commissario ad acta, rendendolo responsabile della fase istruttoria, ai sensi dell'art. 6, legge 241/1990, riservando al giudice amministrativo la competenza ad adottare il provvedimento finale.
Complessivamente, il candidato presenta spunti interessanti e buone capacità, che peraltro richiedono una maggiore maturazione e sistematicità.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Diego Vaiano
Laureato nel 1990, Diego Vaiano è attualmente professore associato di Diritto amministrativo. Accanto ad un curriculum di attività didattiche relativamente breve presenta solo tre pubblicazioni, peraltro tutte di carattere monografico, di cui le ultime due in veste tipografica palesemente provvisoria.
Lo studio su La riserva di funzione amministrativa (Giuffrè, Milano 1996) costituisce un interessante tentativo di riproporre in chiave (anche) amministrativistica i tentativi talvolta fatti in chiave costituzionalistica di contestare la legittimità costituzionale delle leggi-provvedimento.
Nel merito Vaiano ripropone la tesi della riserva di amministrazione, tuttavia non in astratto ma in relazione ai contenuti specifici che la legge viene ad assumere ed al concreto modo di essere degli interessi regolati in via normativa. L’esposizione ha il pregio di unire in modo adeguato (pur entro un linguaggio fortemente concettuale e non sempre chiaro) i profili costituzionalistici con gli aspetti amministrativistici. Il lavoro mostra capacità di analisi e di ricostruzione propositiva. Un limite consiste nell’avere affrontato il problema da un lato in una prospettiva esclusivamente nazionale dall’altro in modo solo “giuridico” e non istituzionale, senza un tentativo di percezione del significato generale del fenomeno della sostituzione del legislatore all’amministrazione.
L’ampio studio su Interessi pretensivi e funzione amministrativa (Centro copie Pioda, Roma, 1999) costituisce una stesura probabilmente provvisoria e presenta una scrittura assai meno “controllata” della monografia sulla riserva di funzione amministrativa. La tecnica della citazione di brani complessi non è sempre corretta (v. ad esempio p. 91, p. 387). Il linguaggio è rapido e diretto, a differenza di quello concettoso della precedente monografia. L’esposizione è sovrabbondante, e la ripartizione in paragrafi alquanto precaria (v. ad esempio p. 352 il passaggio dal 3 al 3.1, a parte il fatto che non ci dovrebbe essere un 3 e basta). Talora frasi si ripetono uguali in diversi punti del testo (v. ad esempio p. 359 e p. 382). Il libro è un lungo e se si vuole appassionato panphlet sulla necessità di trasformare il processo per la tutela degli interessi pretensivi secondo il modello dell’azione di adempimento tedesca, benché nell’esposizione il riferimento a tale azione appaia solo alla fine e con rinvio alla sola “dottrina italiana” del processo tedesco.
Il volumetto su Il commissario ad acta nel sistema del giudizio di ottemperanza (anch’esso Centro copie Pioda, Roma, 1999) affronta il problema dei rapporti tra funzione amministrativa e potere giudiziario dal particolare ed emblematico punto di vista della giurisdizione di merito e della sua principale espressione, il giudizio di ottemperanza. La distinzione tra natura pretensiva o oppositiva dell’interesse porta l’A. a formulare una critica alla tesi della natura giurisdizionale del commissario. Se la sentenza non vincola l’attività del commissario ad acta, questo andrebbe configurato (secondo una tesi peraltro non nuova) quale “unità organizzativa responsabile, in via straordinaria, del procedimento ”, i cui atti andrebbero conseguentemente impugnati in sede di giurisdizione di legittimità. Tuttavia, al fine poi di assicurare anche in tal caso la concentrazione della tutela nel giudizio di ottemperanza, l’A. prospetta la possibilità di demandare all’organo commissariale la sola attività istruttoria preparatoria, rimettendo al giudice la decisione finale. Sicché lo scritto rimane inconclusivo sotto il profilo di una autonoma ricostruzione dei rapporti tra giurisdizione e amministrazione.
I lavori mostrano buona capacità di analisi e di proposta, anche se la fisionomia scientifica dell’autore pare doversi ancora maturare sia in rapporto a una maggiore varietà di generi letterari giuridici, sia in rapporto alla definizione di una più compiuta scelta stilistica ed espressiva, sia talora in rapporto alla attenzione al significato di sistema dei fenomeni considerati.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Diego Vaiano
Laureato nel 1990. Dichiara di aver tenuto attività didattica. Non risulta aver partecipato a gruppi di ricerca.
Presenta un saggio sul commissario ad acta e due monografie, rispettivamente sulla riserva di funzione amministrativa e sugli interessi pretensivi.
Colpisce la peculiarità della produzione, rappresentata quasi esclusivamente da opere monografiche, nonché molto disomogenea pur nella sua limitata dimensione. Inoltre, solo una delle due monografie è edita in una pubblicazione con ampia circolazione nella comunità scientifica, laddove la seconda (sugli interessi pretensivi) non risulta in commercio. Mancano del tutto articoli, note a sentenza, recensioni e le altre normali espressioni dell’operosità scientifica.
La monografia sulla riserva di funzione amministrativa è il miglior lavoro dei tre presentati. Pur se perviene a risultati discutibili e con un taglio metodologico che esclude importanti problematiche, il lavoro dimostra le buone capacità ricostruttive del candidato; specie considerando la difficoltà del tema.
Assai diversi per qualità e stile gli altri due lavori. Quello sugli interessi pretensivi è interessante per l’esame delle problematiche processuali coinvolte, ma non convince nel limitato approfondimento dei molti istituti generali coinvolti e nei risultati. Quello poi sul commissario ad acta non apporta contributi significativi su una tematica su cui in passato si sono cimentati illustri amministrativisti.
La peculiare e limitata produzione scientifica, la mancanza di un chiaro indirizzo di ricerca e una modesta attenzione per i profili comparatistici e storici non consentono di prendere in considerazione il candidato ai fini dell’idoneità
Commissario Prof. Guido Corso
Diego Vaiano
Professore associato di diritto amministrativo, presenta tre lavori monografici (gli ultimi due in edizione provvisoria).
Il primo, sulla riserva di amministrazione, costituisce uno svolgimento con spunti originali della tesi prospettata dal Mario Nigro negli anni sessanta, anche se il quadro d’insieme (la divisione dei poteri nell’ordinamento italiano) non appare adeguatamente delineato.
Il secondo lavoro, sul commissario ad acta nel giudizio di ottemperanza, è concepito dall’A. come uno sviluppo del primo scritto: sicché la riserva di potere amministrativo è esaminata questa volta con riguardo al potere giudiziario (mentre sul primo lavoro è il potere legislativo che viene in rilievo).
Il terzo lavoro su interessi pretensivi e processo amministrativo (1999) contiene una critica efficace dell’approccio dottrinale e giurisprudenziale in qualche modo rassegnato alla necessità che l’interesse pretensivo sia tutelato solo nella forma aleatoria dell’annullamento dell’atto di diniego (o del silenzio-rifiuto) e non nella forma della soddisfazione della pretesa al rilascio del provvedimento favorevole: pretesa che viene in qualche considerazione solo nel giudizio di ottemperanza, con indiscutibile aggravio per il privato dei costi della tutela giurisdizionale.
A giudizio dell’A. esistono le condizioni perché la protezione “sostanziale” dell’interesse pretensivo sia anticipata al giudizio di cognizione davanti al giudizio amministrativo: fermo restando il principio per cui è la tutela processuale che va adeguata alla natura delle situazioni giuridiche soggettive (fra le quali gli interessi pretensivi occupano un posto di rilievo) e non viceversa.
A tale conclusione l’A. perviene attraverso una ricognizione della giurisprudenza in tema di interesse a ricorrere, motivi di ricorso e oggetto del giudizio, poteri istruttori del G.A. e contenuto ‘ordinatorio’ della decisione.
L’ultimo dei tre lavori, pur del tutto lacunoso sotto il profilo comparatistico (manca il riferimento all’azione di adempimento nel processo amministrativo germanico), evidenzia una buona padronanza delle categorie fondamentali del processo amministrativo.
Il candidato non presenta scritti minori (articoli, note a sentenza etc.). Si tratta, a giudizio dello scrivente, di una palese lacuna del processo di formazione scientifica. Pur con questi limiti, il candidato può essere valutato ai fini del giudizio di idoneità
Commissario prof. Sabino Cassese
Diego Vaiano
Laureato nel 1990. Ha tenuto corsi integrativi ed ha svolto funzioni di insegnante aggiunto alla Scuola di polizia tributaria. Da circa un anno è professore associato. Non ha partecipato ad attività di ricerca.
Presenta solo due monografie e un breve scritto sul commissario “ad acta”. La monografia sulla riserva di funzione amministrativa affronta un tema difficile in modo discutibile, perché considera la possibilità di una riserva solo nei confronti del legislatore. Inoltre, il tema è svolto senza adeguato approfondimento del problema dei poteri del Parlamento.
La monografia sugli interessi pretensivi è un interessante tentativo di ricostruire i caratteri del processo amministrativo che ha ad oggetto interessi pretensivi. In esso mancano i profili comparativi che sarebbero stati necessari per un approfondimento del tema.
Il breve scritto sui commissari “ad acta” esamina il fondamento della funzione sostitutiva. Anche in questo caso, non vi sono analisi comparative.
Il candidato non presenta alcun articolo, né note a sentenze, rassegne, recensioni.
Nel complesso la sua produzione è incompleta sia perchè ha affrontato solo un ordine tematico, sia perché si è limitato ai tre lavori indicati, sia perché non mostra di avere una sufficiente preparazione comparativa.
In conclusione, il candidato, per aver svolto una attività didattica minima e per la produzione scientifica incompleta, nella quale i profili di originalità e innovatività non sono ancora chiari, per l’assenza di scritti minori su altri temi, per qualche debolezza nell’inquadramento sistematico degli istituti e la scarsa attenzione per i profili storici e comparativi, per non aver svolto, né diretto, ricerche, non può essere considerato idoneo.
giudizio collegiale:
Diego Vaiano
Si è laureato nel 1990. E’ da circa un anno professore associato. Il curriculum di attività didattiche è relativamente breve. Non risulta aver partecipato ad attività di ricerca o ad altre iniziative scientifiche e didattiche.
Non presenta lavori di carattere minore, ma solo tre studi di carattere monografico.
La prima monografia, l’unica delle tre ad avere una diffusione nella comunità scientifica, riguarda la riserva di funzione amministrativa. Essa contiene una ricostruzione storica degli orientamenti della dottrina e della giurisprudenza sul tema. I profili costituzionalistici sono combinati con quelli amministrativistici. Discreta la capacità di analisi e quella propositiva. Tuttavia, il lavoro non approfondisce in modo adeguato alcuni importanti aspetti della tematica trattata; affronta il problema in una prospettiva esclusivamente nazionale; non accorda rilevanza sufficiente ai profili istituzionali della tematica; adopera un linguaggio non sempre chiaro.
La monografia sugli interessi pretensivi costituisce un tentativo interessante di ricostruire i caratteri del processo amministrativo che ha ad oggetto gli interessi in questione. Non risultano convincenti, però, vari aspetti: lo scarso approfondimento dei molti istituti generali coinvolti; la mancata considerazione dei profili comparatistici; l’esposizione sovrabbondante.
Il breve saggio sui commissari ad acta esamina il fondamento della funzione sostitutiva. Anche qui è carente l’analisi comparativa; mancano contributi originali su una tematica, sulla quale pure si è concentrata in passato l’attenzione di una parte importante della scienza amministrativa; difetta una autonoma ricostruzione dei rapporti tra la giurisdizione e l’amministrazione.
Nel complesso, il candidato mostra una buona capacità di analisi. Ma la sua produzione è limitata ed incompleta, anche per la scarsa attenzione mostrata ai profili comparatistici e a quelli storici e per la poca varietà dei temi studiati.
CANDIDATO Giulio Vesperini
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Giulio Vesperini
E’ professore associato dal 1992. Ha svolto e svolge una rilevante attività didattica, estesa dalle Istituzioni di diritto pubblico al Diritto degli enti locali e alla Legislazione dei beni culturali. Ha partecipato –anche in veste di direttore- a varie ricerche.
La produzione scientifica si presenta di non consuete qualità e ampiezza, ricomprendendo diversi studi monografici e una cinquantina di articoli e contributi di dimensione talora notevole.
Così, già una notevole maturità di impostazione è dimostrata dalla prima monografia, su La Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Contributo allo studio delle funzioni regolative, 1993, dove le tematiche specifiche -trattate anche con attenta analisi delle esperienze di altri, significativi ordinamenti- divengono occasione per una considerazione del ruolo delle istituzioni nei confronti del mercato, sulle funzioni di regolazione, sulle autorità indipendenti. venendo affrontate con apporti originali, attenti agli aspetti teorici così come alla evoluzione sostanziale dei fenomeni.
La medesima, duplice capacità di analisi trova conferma nell'ampio studio in due volumi I poteri locali (1999). Nel primo vengono trattati i profili storici, il sistema di governo, i principi che riguardano le funzioni. Il secondo costituisce un approfondimento in relazione a queste ultime, analizzate per grandi settori, tendendo a cogliere le tendenze di fondo che vanno ispirando, materia per materia, gli assetti prescelti e le tendenze dell'ordinamento. Complessivamente, emerge da questa opera una ricostruzione organica e acuta dei tratti essenziali e delle linee evolutive del nostro governo locale, spesso osservato con sguardo sottilmente critico e con capacità di cogliere acutamente le contraddizioni, così come le potenzialità delle istituzioni locali.
Ancora, la non comune abilità nell'utilizzare e nel mescolare tecniche comparatistiche, l'attenzione ai profili storici, le discipline politologiche, gli stesse dati quantitativi, emergono con evidenza nei rimanenti studi, su argomenti assai variegati.
In sintesi, dunque, il candidato ha dimostrato ampiezza e varietà di interessi (anche di stampo comparatistico), originalità di impostazione, capacità di coniugare un corretto metodo giuridico con sensibilità connesse ad altre discipline (muovendosi con sicurezza anche nella letteratura politologica od organizzativistica).
Per questi motivi, risulta pienamente idoneo.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Giulio Vesperini
Giulio Vesperini, attualmente professore associato di Istituzioni di diritto pubblico, presenta un rilevante curriculum didattico, scientifico ed operativo. Ha insegnato, oltre che le Istituzioni di diritto pubblico (di cui è stato docente incaricato in diverse sedi), il Diritto degli enti locali e la Legislazione dei beni culturali. Ha svolto funzioni direttive di varia natura, ha partecipato a numerose ricerche, coordinandone alcune. Ha pubblicato oltre cento tra volumi, saggi, articoli, interventi, note di varia natura. Da essi emerge la figura di un amministrativista moderno, che ha ormai compiutamente superato la tradizionale barriera nazionale. Non alieno dalla teoria (come appare in particolare dalla monografia su La Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Contributo allo studio delle funzioni regolative, Padova 1993), è soprattutto interessato allo studio del contatto e delle interrelazioni tra diritto e realtà istituzionale, ed in questo quadro tra continuità ed innovazione.
Il già ricordato lavoro sulla Consob costituisce un approfondito studio delle funzioni che le sono proprie. Tuttavia, nella prospettiva dell’autore, l’indagine sulle funzioni dell’istituzione è essa stessa solo un momento significativo ed esemplificativo di una ricerca ed una riflessione sulle “funzioni regolative” che di recente anche nell’esperienza italiana sono state attribuite alle autorità c.d. indipendenti. L’analisi è condotta con vasta informazione anche sulle maggiori esperienze di altri ordinamenti, ed approda a risultati di individuazione della specifica funzione regolativa che si possono considerare significativi.
In particolare nella monografia in due volumi su I poteri locali (I, Donzelli, Roma 1999; II. Donzelli, Roma 1999, edizione provvisoria) l’autore dipinge con mano sicura un disegno accurato, che trova nel primo volume la trattazione degli aspetti storici e, quanto all’attuale ordinamento dei poteri locali, la descrizione del sistema di governo e dei principi relativi alle funzioni. La parte storica si distingue per la capacità di trattare insieme, tenendo conto delle interrelazioni, una molteplicità di punti di vista, che spaziano dalle vicende istituzionali generali, allo sviluppo delle normative, ai profili finanziari alle costruzioni della teoria giuridica, ricostruendo così un’immagine sfaccettata e complessa dei diversi momenti di svolgimento della vicenda dei poteri locali. Anche nell’analisi del sistema di governo si rivela il peculiare atteggiamento metodologico dell’autore, che da un lato rimane, anche nell’orizzonte dell’analisi attuale, marcatamente diacronico, teso a rilevare i mutamenti tra un “prima” dell’intervento riformatore e l’intervento e l’attuazione di questo; mentre dall’altro lato rifiuta ogni isolamento del fenomeno giuridico in se stesso, per concentrarsi invece sulla giunzione tra la norma giuridica e la sua realizzazione nella realtà istituzionale data. Il metodo “realistico” seguito nelle prime due parti dello studio sembra dover trovare minore applicazione nella parte dedicata alle funzioni, che appaiono maggiormente dominate dalla loro distribuzione normativa. Ma anche qui l’autore riesce a costruire “modelli interpretativi” delle diverse normative correlate alle funzioni, mettendone in rilievo campi di applicazione e non di rado la contraddittorietà; ed in ogni modo il metodo preferito riprende poi piede nelle conclusioni, ove si esaminano insieme i fattori reali e le potenzialità giuridiche delle nuove discipline, tornando a quella giunzione tra diritto e realtà che costituisce uno degli aspetti più significativi della ricerca dell’autore.
Anche nella rimanente parte della sua vasta produzione scientifica Vesperini si conferma attento osservatore e a volte partecipe della vicenda istituzionale, applicando in termini concreti una metodologia policentrica, aperta ai contributi dell’analisi storica, politologica e comparatistica, con attenzione all’uso di criteri anche quantitativi nella conoscenza delle istituzioni. Da segnalare altresì la capacità di lavoro in collaborazione con altri e di guida scientifica di opera collettive. Per le capacità di analisi e per i risultati raggiunti in applicazione del metodo realistico può dirsi che il candidato abbia raggiunto la piena maturità scientifica.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Giulio Vesperini
Laureato nel 1984; dottore di ricerca e ricercatore nel 1989; professore associato dal 1992. Dichiara di aver svolto ampia attività didattica. Ha partecipato a numerosi gruppi di ricerca, talvolta con compiti di direzione o di coordinamento.
Presenta una produzione scientifica assai vasta, composta da due monografie, alcuni lunghi saggi e decine di opere minori. Vanno sottolineate la continuità nella produzione scientifica, l’ampiezza degli interessi e la partecipazione ad iniziative di ricerca ed editoriali.
La monografia sulla Consob e l’informazione del mercato mobiliare affronta un tema originale, al confine con altre discipline giuridiche e pertanto necessitante della padronanza tanto del diritto amministrativo quanto di vari altri settori del diritto. I risultati sono di rilievo, così come positiva è la capacità ricostruttiva di un settore normativo al contempo nuovo ed atipico.
La seconda monografia, articolata in due tomi (il secondo in edizione provvisoria), sui poteri locali conferma le doti scientifiche del candidato. Il tema è questa volta un classico del diritto amministrativo e, in genere, del diritto pubblico; egualmente il lavoro perviene a risultati originali, anche grazie alla padronanza dei dati storici e comparatistici.
Il candidato presenta anche vari volumi a sua cura e con personali contributi (su la carta dei servizi pubblici, i governi del maggioritario, ecc.).
Tutta la molteplice produzione minore è ulteriore dimostrazione delle qualità del candidato, che dimostra particolare attitudine a sistemare scientificamente tematiche del diritto pubblico dell’economia e della riforma amministrativa.
Complessivamente, l’ampia mole della produzione scientifica, la sua qualità tanto per gli aspetti ricostruttivi quanto per i risultati originali cui perviene, la partecipazione del candidato alla vita scientifica, comprovata dalla direzione di ricerche e di iniziative editoriali, evidenziano che il candidato è sicuramente da considerare idoneo.
Commissario Prof. Guido Corso
Giulio Vesperini
Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Economia dell’Università Tuscia di Viterbo, ha insegnato nella stessa facoltà, per supplenza o per affidamento, diritto degli enti locali, legislazione dei beni culturali, diritto dell’ambiente e (dal 1996/1997) diritto amministrativo.
Ha partecipato, come direttore o come collaboratore, a numerosi progetti di ricerca, anche a carattere internazionale.
Oltre ad una cinquantina di saggi, rassegne, note a sentenze e scritti minori, ha curato, anche come co-editor, alcuni volumi collettanei cui ha partecipato con propri contributi (v. specialmente, I governi del maggioritario, Roma 1998; Le autorità indipendenti, Viterbo 1998; L’Italia da semplificare, Bologna 1998).
Carattere più spiccatamente monografico hanno i due lavori sulla Consob (La Consob e l’informazione del mercato mobiliare, Padova 1993) e sui poteri locali (1999). Nel primo dei due scritti, dopo una ricostruzione dei poteri della Consob, l’A. propone nella parte conclusiva una teoria generale della regolazione dei mercati nella quale è essenziale il ruolo di un’autorità che arbitra il conflitto fra interessi individuali e interessi collettivi, comunque non pubblici.
Il lavoro sui poteri locali, diviso in due volumi (il secondo dei quali ancora in edizione provvisoria), contiene una ricostruzione compiuta del sistema degli enti locali, considerato nei tre profili della storia, delle organizzazione e delle funzioni. Si distingue, in particolare, rispetto a precedenti contributi, anche rilevanti nella materia, la parte relativa al sistema di governo locale e alla sua profonda trasformazione a seguito della introduzione dell’elezione diretta del sindaco.
Gli scritti minori attestano una attenzione costante alle innovazioni del sistema amministrativo intervenute nell’ultimo decennio (delle partecipazioni statali al credito, dalla politica industriale alle privatizzazione, dalle autorità indipendenti ai servizi pubblici locali, al procedimento amministrativo etc.).
Per la grande operosità, la ricchezza di interessi, la capacità di ricostruzione di plessi rilevanti del sistema amministrativo, il candidato merita ampiamente di essere ammesso alla fase successiva di comparazione ai fini della formazione della terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Giulio Vesperini
Laureato nel 1984. Dottore di ricerca e ricercatore dal 1989. Professore associato dal 1992. Ha svolto ampia e intensa attività didattica. Numerose le ricerche alle quali ha partecipato e quelle che ha diretto.
Presenta due monografie principali e 50 altri scritti, di cui alcuni di notevole ampiezza. La monografia sull’informazione del mercato mobiliare affrontava per la prima volta e con notevoli apporti originali il tema degli interventi statali in funzione di interessi collettivi, mostrando il funzionamento di un modello nuovo di rapporto pubblico-privato.
Le capacità di analisi del diritto positivo e di inquadramento sistematico delle problematiche giuridiche del candidato sono state confermate dall’opera in due tomi sui poteri locali, che contiene una rivisitazione dell’intera materia, con costante attenzione sia al dato positivo sia ai profili comparati.
Gli scritti minori consistono in contributi spesso di notevole ampiezza, che vanno dalle imprese pubbliche alla disciplina dell’industria, alle autorità indipendenti, alle privatizzazioni, al procedimento, all’attività normativa del governo.
Il candidato si segnala per originalità e innovatività della produzione, relativa a larghi settori del diritto amministrativo, per la conoscenza approfondita degli istituti tradizionali e più recenti, per la rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni, per la continuità temporale della produzione, per l’intensa attività di ricerca e di direzione di ricerca.
L’ampiezza degli interessi, la padronanza dei metodi di analisi giuridica, l’attenzione per i profili comparati, insieme con l’ampia esperienza didattica, fanno considerare il candidato sicuramente idoneo.
giudizio collegiale:
Giulio Vesperini
Si è laureato nel 1984. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 1989 e, nello stesso anno, è diventato ricercatore. E’ professore associato dal 1992.
Ha svolto una ampia attività didattica, in varie sedi, e ha insegnato, oltre il diritto amministrativo, anche le istituzioni di diritto pubblico, il diritto degli enti locali e la legislazione dei beni culturali.
Ha partecipato – anche in veste di direttore o di coordinatore- a numerose ricerche ed iniziative editoriali e ha svolto anche incarichi di collaborazione istituzionale.
Presenta due monografie principali e una cinquantina di scritti minori, di dimensione talvolta consistente.
La prima monografia ha per oggetto la Consob e l’informazione del mercato mobiliare. Il lavoro affronta un tema originale al confine con altre discipline giuridiche, quello degli interventi pubblici in funzione di interessi collettivi e mostra il funzionamento di un nuovo modello di rapporti tra il pubblico e il privato. L’analisi mostra una padronanza degli istituti fondamentali del diritto amministrativo; originalità delle soluzioni; la capacità di utilizzare gli strumenti di altre discipline giuridiche; una vasta informazione anche sulla esperienza di altri ordinamenti; rigore metodologico; maturità di impostazione.
La seconda monografia ha per oggetto uno dei temi classici del diritto amministrativo, quello dei poteri locali. Essa si articola in due tomi (il secondo in edizione provvisoria). Il lavoro conferma le qualità scientifiche del candidato: l’originalità dell’impostazione; la capacità di unire l’analisi del diritto positivo con l’inquadramento sistematico delle problematiche trattate; la padronanza dei dati storici e di quelli comparativi; l’integrazione tra l’analisi giuridica e quella del contesto istituzionale complessivo; la conoscenza e la buona utilizzazione delle discipline politologiche e di quelle sociologiche.
Il candidato presenta, inoltre, vari volumi, a sua cura, e con contributi personali (sulla carta dei servizi pubblici, i governi del maggioritario, ecc.).
Presenta, inoltre, una serie di scritti minori su temi molto vari, che riguardano le imprese pubbliche, la disciplina dell’industria, le privatizzazioni, il procedimento amministrativo, ecc. Anche in questa parte della produzione scientifica, il candidato si conferma attento osservatore delle vicende istituzionali; applica una metodologia, aperta ai contributi dell’analisi storica, politologica e comparatistica; svolge una efficace indagine sui processi di riforma della pubblica amministrazione.
Nel complesso, quindi, la produzione scientifica si connota per la continuità temporale; l’ampiezza e la varietà degli interessi; la padronanza dei metodi di analisi giuridica; la capacità di inquadramento sistematico; l’attenzione per i profili storici e comparatistici; la combinazione tra la scienza giuridica e le altre discipline; l’attenzione per i processi di riforma delle amministrazioni; la rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni.
CANDIDATO Giovanni Battista Virga
giudizi individuali:
Commissario Prof. Luciano Vandelli
Giovanni Virga
Professore associato di Diritto amministrativo dal 1995. Ha svolto una intensa attività didattica, mentre solo di rado ha partecipato a ricerche collettive. La sua produzione scientifica ricomprende, oltre ad un certo numero di articoli e note a sentenza, tre studi monografici.
Il primo, relativo a Le modificazioni soggettive nell'appalto di opere pubbliche, 1990, esamina partitamente i casi di mutamenti soggettivi che concernono l'appaltatore, dalla cessione e dal subappalto, dal fallimento alla morte o alla incapacità sopravvenuta, dall'associazione di altre imprese alle modifiche degli assetti aziendali e societari. Sulla base di questa analisi, l'A. tende a ricostruire complessivamente un quadro unitario, che si richiama fortemente alla disciplina dell'appalto di diritto privato.
Lo studio dedicato al tema Attività istruttoria e processo amministrativo, 1990, intende esaminare la cd. “istruttoria primaria”, ovvero (nell'accezione seguita dall'A.) il complesso di attività posta in essere dal ricorrente per acquisire gli elementi costitutivi su cui fondare la propria affermazione nell’ambito del processo amministrativo.
In questo contesto, vengono esaminate le tematiche relative all'onere della prova, al diritto all’informazione amministrativa e all'accesso, al deposito dell’atto impugnato, alle ordinanze di acquisizione.
Nell'ultima parte si concentrano le considerazioni personali, particolarmente attente alle implicazioni pratiche degli istituti trattati.
La monografia più recente (La partecipazione al procedimento amministrativo, 1998) muove da un quadro dei principi di partecipazione e di contraddittorio -elementi fondamentali della metamorfosi dell'amministrazione- per esaminare distintamente la figura dei c.d. "interventori necessari", da quella degli "interventori eventuali", passando quindi alla trattazione dei vari profili della comunicazione di avvio del procedimento, delle modalità di partecipazione, del diritto di accesso endoprocedimentale. La parte ricostruttiva, quindi, riprende la configurazione degli interessi partecipativi quali interessi legittimi, collocandoli in rapporto alla distinzione tra interessi legittimi sostanziali e formali, per coglierne concrete implicazioni. La prospettiva adottata risulta vivacemente critica: in parte nei confronti delle disposizioni adottate dal legislatore, ma soprattutto nei confronti degli interpreti (e, particolarmente, di alcuni orientamenti giurisprudenziali) che tendono a restringere (od a "smantellare" progressivamente) la portata innovativa della legge 241/90.
Commissario Prof. Giandomenico Falcon
Giovanni Virga
Giovanni Virga è dal 1995 professore associato di Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Ha un rilevante curriculum, soprattutto didattico, e diverse pubblicazioni scientifiche, consistenti in tre trattazioni monografiche e alcuni contributi, note a sentenza e interventi su tematiche varie, per lo più incentrate sui problemi della tutela procedimentale e giurisdizionale degli interessi, mentre la partecipazione a gruppi di ricerca si rivela occasionale.
La prima monografia, dedicata a Le modificazioni soggettive nell’appalto di opera pubbliche (Milano 1990) ripercorre in primo luogo le varie ipotesi nelle quali può dirsi mutare l’elemento soggettivo del contratto di appalto, in relazione all’appaltatore, mentre nulla si dice sulla rilevanza o irrilevanza di ipotetici possibili mutamenti dal lato del committente (probabilmente perché rari nella pratica). L’esame inizia con le ipotesi di volontaria cessione e di subappalto, continua con le involontarie ipotesi del fallimento, della morte e sopravvenuta incapacità, ritorna ad ipotesi volontarie come l’associazione di altre imprese e il mutamento di quote di lavori tra imprese già associate, per terminare con le ipotesi di modifica dell’assetto aziendale e societario dell’appaltatore. Il capitolo finale riguarda i profili ricostruttivi, che peraltro rimangono problematici e frammentari, e non mettono in luce alcun criterio o principio ispiratore di possibili soluzioni. Anche l’insistito parallelo tra appalto di diritto privato e appalto pubblico rimane descrittivo e non sembra contribuire all’elaborazione di una chiara teoria. Manca una bibliografia generale o un indice degli autori citati.
La monografia su Attività istruttoria primaria e processo amministrativo (Milano 1991) costituisce un lavoro ricco di spunti interessanti. Tuttavia, esso è in una certa misura squilibrato nel contenuto, comprendendo la trattazione di argomenti che non sono armonicamente inseriti nella trattazione complessiva: è il caso del diritto di accesso la cui esposizione eccede la funzione strumentale (nella prospettiva dell’autore) all’istruttoria primaria. E’ aperto alle esperienze di altri processi, ma manca una vera comparazione dell’esperienza di altri processi amministrativi, fondata sulla conoscenza della relativa letteratura e prassi. La trattazione è più centrata sugli aspetti pratici della costruzione di un processo funzionale che su veri e propri elementi di teoria giuridica.
Il lavoro su La partecipazione al procedimento amministrativo (Milano 1998) presenta in un primo momento un impianto trattatistico. Dopo l’enunciazione dei principi partecipativi e del loro significato, segue l’andamento delle previsioni della l. n. 241 del 1990 in tema di partecipazione, soffermandosi in particolare sugli interventori che vengono definiti (riprendendo la terminologia del diritto processuale) “necessari” e su quelli eventuali, sulle cause che esonerano dal dovere di comunicazione dell’avvio del procedimento, per poi esaminare (dopo un capitolo sui rapporti tra la nuova legge e le precedenti discipline, che curiosamente inframmezza l’esposizione) le modalità della partecipazione e le conseguenze delle omissioni e irregolarità nella comunicazione dell’avvio, per concludere questa parte con l’esame del diritto di accesso “endoprocedimentale”.
La parte più interessante del volume è tuttavia rappresentata dai profili ricostruttivi, nei quali l’autore cerca di aggregare una parte consistente dei problemi connessi alla partecipazione, soprattutto in termini di tutela, intorno all’asse della distinzione tra interessi legittimi c.d. formali o strumentali da una parte, interessi legittimi sostanziali o finali, con esiti suggestivi anche se il fondamento teorico della distinzione rimane da approfondire.
In questo quadro positivo – che potrebbe giustificare una presa in considerazione per l’idoneità – possono considerarsi limitazioni il riferimento ad una bibliografia quasi esclusivamente italiana anche nella trattazione di aspetti comparatistici, una certa propensione alla sottolineatura di spunti suggestivi più che all’approfondimento e talvolta un’organizzazione non ineccepibile nella sistematica e nell’ordine espositivo.
Commissario Prof. Mario Pilade Chiti
Giovanni Battista Virga
Laureato nel 1977; professore associato dal 1995. Dichiara di aver svolto ampia attività didattica. Scarsa, invece, la partecipazione a ricerche.
Presenta alcuni lavori minori e tre brevi monografie. La prima di queste tratta delle modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche. Il tema, pur specialistico, poteva essere affrontato utilizzando la rilevante dottrina dei contratti, di diritto comune e di diritto amministrativo; l’Autore ha invece preferito un taglio molto giurisprudenziale e di diritto positivo, interessante ai fini operativi. La seconda monografia riguarda l’attività istruttoria primaria ed il processo amministrativo. L’argomento viene esaminato in modo sistematico e corretto, con appropriati riferimenti dottrinari e giurisprudenziali; ma non si rinvengono apporti originali di rilievo. La terza monografia, infine, è dedicata alla partecipazione nel procedimento amministrativo. Il tema è tra i più classici ed ha avuto nuovo sviluppo dopo la legge 241. A differenza che due primi lavori monografici, si avverte qua il tentativo di una ricostruzione sistematica della materia; ma proprio questa parte risulta alla fine la più debole, laddove i capitoli di descrizione del dato normativo e giurisprudenziale appaiono corretti e completi.
Le opere minori non apportano molto di più alle risultanze delle monografie citate, dato che prevalentemente esaminano parti delle tematiche ivi affrontate. Confermano nel complesso le qualità del candidato quale osservatore attento delle evoluzioni giurisprudenziali e normative.
Complessivamente, la produzione scientifica del candidato non risulta particolarmente significativa, anche per il limitato utilizzo dei dati storici e comparativi pur molto rilevanti in alcune delle tematiche trattate. E di conseguenza il candidato non può essere preso in considerazione per l’idoneità.
Commissario Prof. Guido Corso
Giovanni Battista Virga
Professore associato nel raggruppamento Diritto amministrativo, insegna diritto amministrativo nella Facoltà giuridica dell’Università di Palermo, polo staccato di Trapani.
Ha diretto per anni la rivista Giurisprudenza amministrativa siciliana e dirige oggi una rivista di attualità amministrativa edita in via informatica.
Oltre a vari scritti minori, dedicati soprattutto al processo amministrativo, presenta tre lavori monografici.
Il primo in ordine di tempo, dedicato alle modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche (Milano 1990), prende in considerazione, con approccio essenzialmente esegetico, le ipotesi di cessione dell’appalto, subappalto, fallimento dell’imprenditore nonché i problemi relativi alle associazioni temporanee di imprese.
Nel secondo lavoro (Attività istruttoria primaria e processo amministrativo, Milano 1991) l’A. affronta il tema della c.d. istruttoria primaria nel processo amministrativo, ossia l’istruttoria compiuta dal ricorrente anche prima del processo per raccogliere gli elementi costitutivi della pretesa all’accoglimento delle domande.
Il terzo lavoro (La partecipazione al procedimento amministrativo, Milano 1998) ricostruisce lo stato della giurisprudenza e della dottrina sulle corrispondenti disposizioni della L. 241/90. Nell’ultima parte l’A. tenta una sistemazione delle pretese partecipative nell’ambito degli interessi legittimi ai quali sono dedicate alcune considerazioni d’ordine generale (in rapporto, soprattutto, alla distinzione fra interessi formali e interessi sostanziali).
I lavori, concentrati in un arco di tempo relativamente breve, sorretti da una buona informazione e da adeguata capacità sistematica e scritti in forma scorrevole, collocano il candidato nella cerchia degli aspiranti all’inserimento nella terna degli idonei.
Commissario prof. Sabino Cassese
Giovanni Battista Virga
Laureato nel 1977. Dal 1995 è professore associato. Ha svolto ampia e intensa attività di insegnamento.
Presenta tre brevi monografie e otto tra articoli e note. La monografia sulle modificazioni soggettive nell’appalto di opere si concentra su un tema rilevante per la pratica ed ha carattere in prevalenza espositivo. Più ampio il tema della successiva monografia, relativa all’attività istruttoria e al processo amministrativo. Il candidato dimostra una ottima conoscenza della letteratura e una buona capacità di articolazione della problematica. Gli apporti originali, concentrati nel capitolo sui profili ricostruttivi, sono, peraltro, limitati. Il terzo breve volume sulla partecipazione al procedimento amministrativo si concentra sulle norme generali, tralasciando sia le norme speciali sulla partecipazione, sia la letteratura sul tema degli anni ’70 e ’80.
Gli scritti minori ruotano in prevalenza sulle tematiche delle monografie menzionate.
L’attività scientifica, pur ampia, presenta solo in parte carattere di originalità ed innovatività. Se l’autore conosce i principali istituti del diritto amministrativo, le sue conoscenze sono limitate agli aspetti più recenti. Sono assenti i profili comparatistici e storici.
Solo di rado, il candidato ha partecipato ad attività di ricerca collettive.
In conclusione, per l’attività didattica svolta e per i contributi (parzialmente) originali, il candidato è da prendere in considerazione per l’idoneità.
giudizio collegiale:
Giovanni Battista Virga
Si è laureato nel 1977. E’ professore associato dal 1995. Ha svolto una ampia attività di insegnamento. Solo occasionalmente ha partecipato ad attività di ricerca collettive.
La sua produzione scientifica comprende tre monografie e un certo numero di articoli e di sentenze.
La prima monografia riguarda le modificazioni soggettive nell’appalto di opere pubbliche. E’ una opera di carattere prevalentemente espositivo. Il taglio è prevalentemente giurisprudenziale e di diritto positivo, mentre scarsa attenzione riceve la dottrina dei contratti, di diritto comune e di diritto amministrativo.
La seconda monografia riguarda l’attività istruttoria e il processo amministrativo. Costituisce un lavoro ricco di spunti interessanti e denota una ottima conoscenza della letteratura e una buona capacità di articolare la problematica. Gli apporti originali, tuttavia, sono limitati.
Vi è poi un terzo breve lavoro sulla partecipazione al procedimento amministrativo. Esso si concentra sulle norme generali, ma tralascia quelle speciali. Compie una buona descrizione della normativa e della giurisprudenza amministrativa, ma è insufficiente l’analisi della letteratura. Appronta una ricostruzione sistematica della materia, ma con esiti non completamente soddisfacenti.
Gli scritti minori esaminano, in prevalenza, le tematiche affrontate nelle monografie. Essi confermano le qualità del candidato, di osservatore attento della evoluzione giurisprudenziale e normativa.
Nel complesso, la produzione scientifica del candidato, pure ampia, presenta solo in parte carattere di originalità e di innovatività. Vi è una considerazione limitata dei profili storici e di quelli comparatistici. Denota una conoscenza dei principali istituti del diritto amministrativo, anche se talvolta concentrata ai profili più recenti.
Terminati i giudizi individuali e collettivi, la Commissione procede alla determinazione dei temi per la effettuazione delle prove didattiche.
Accerta che è presente la sola dottoressa Fulciniti ed invita la stessa a procedere al sorteggio di tre delle cinque tracce indicate dalla Commissione e a scegliere tra queste quella sulla quale svolgere la prova didattica. Ritiene che il dott. Bracoloni, il quale regolarmente convocato, non si è presentato a sostenere la prova didattica, abbia inteso ritirarsi dalla valutazione comparativa.
Nella quarta riunione, la dottoressa Fulciniti, svolge la prova didattica sul tema “Il riparto di giurisdizioni negli orientamenti recenti”.
Conclusa l’esposizione, i commissari procedono alla valutazione della prova. Si riportano di seguito i giudizi individuali dei singoli commissari e quello collegiale della Commissione.
“Il prof. Vandelli esprime la seguente valutazione : la candidata ha tracciato un quadro adeguato all’argomento, pur con qualche inesattezza.
Il prof. Falcon esprime la seguente valutazione : la candidata ha esposto in modo sufficiente, anche se elementare, il tema assegnato.
Il prof. Chiti esprime la seguente valutazione : la candidata ha trattato il tema in modo frammentario ma sufficiente.
Il prof. Cassese esprime la seguente valutazione : la candidata si è dilungata nelle premesse ed ha toccato troppo rapidamente e con qualche errore il tema assegnato.
La Commissione esprime la seguente valutazione collegiale : la candidata ha trattato il tema assegnato in modo sufficiente, ma senza approfondimenti significativi, specie sotto il profilo dell’esame della dottrina e degli altri ordinamenti.
Nella quinta riunione, la Commissione prende atto della rinuncia della candidata Mazzarelli e procede alla luce dei criteri definiti nella prima riunione e sulla base delle valutazioni individuali e collegiali, alla comparazione dei candidati :
a. quanto ad originalità ed innovatività della produzione e rigore scientifico, si segnalano particolarmente i candidati De Pretis e Vesperini ;
b. quanto a congruenza dell’attività del candidato con le discipline del diritto amministrativo, si segnalano Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Fulciniti, Saitta, Vaiano, Vesperini e Virga ;
c. quanto a conoscenza dei fondamentali istituti del diritto amministrativo e delle più recenti riforme, si segnalano in particolare D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Vesperini ;
d. quanto alla rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione, si segnalano in particolare Dell’Anno, De Pretis, Vesperini, Virga ;
e. quanto a continuità della produzione scientifica, si segnalano in particolare Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Saitta, Vesperini ;
f. quanto alla capacità di inquadramento sistematico anche con riferimento agli aspetti comparatistici e storici, si segnalano in particolare De Pretis e Vesperini ;
g. quanto alla pubblicazione nelle principali riviste italiane e straniere, si segnalano in particolare Dell’Anno, De Pretis e Vesperini ;
h. quanto all’attività didattica e ai servizi prestati in Università ed enti si segnalano Caracciolo La Grotteria, D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Fulciniti, Saitta, Vesperini, Virga ;
i. quanto all’attività di ricerca e alla fruizione di borse di studio, si segnalano in particolare D’Alessio, Dell’Anno, De Pretis, Vesperini ;
j. quanto all’organizzazione e al coordinamento di ricerche, Dell’Anno e Vesperini.
Terminata la valutazione complessiva dei candidati, il Presidente invita la Commissione ad esprimere il proprio voto che dà il seguente risultato:
Candidato Alfredo Caracciolo La Grotteria: voti zero ;
Candidato Gianfranco D’Alessio: voti zero ;
Candidato Paolo Dell’Anno: voti tre ;
Candidato Daria De Pretis: voti cinque ;
Candidato Luciana Fulciniti: voti zero ;
Candidato Fabio Saitta: voti uno ;
Candidato Diego Vaiano: voti zero ;
Candidato Giulio Vesperini: voti cinque ;
Candidato Giovanni Battista Virga: voti uno.
Sulla base dei voti ottenuti, sono dichiarati idonei i seguenti candidati:
Giulio Vesperini
Daria De Pretis
Paolo Dell’Anno.
Il Presidente, dato atto di quanto sopra, invita la Commissione a redigere collegialmente, in duplice copia, la “relazione riassuntiva” controllando gli allegati che ne fanno parte integrante; la “relazione riassuntiva” viene, infine, riletta dal Presidente ed approvata senza riserva alcuna dai Commissari, che la sottoscrivono.
La Commissione rimette gli atti relativi alla presente procedura concorsuale all’Amministrazione per gli adempimenti di competenza.
Il Prof. Sabino Cassese, presidente della presente Commissione, si impegna a consegnare al Responsabile del Procedimento:
· due copie complete dei verbali delle singole riunioni;
· due copie della relazione riassuntiva dei lavori svolti;
· un floppy disk contenente gli atti stessi.
Tutto il materiale concorsuale viene sistemato in un plico chiuso e firmato dal presidente.
Letto approvato e sottoscritto seduta stante.
La Commissione
Prof. Sabino Cassese
Prof. Mario Pilade Chiti
Prof. Guido Corso
Prof. Giandomenico Falcon
Prof. Luciano Vandelli