UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
letterature straniere moderne settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 13.03.2000 alle ore 10.30 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di Lingue e letterature straniere moderne dell’Università degli Studi della Tuscia, si è riunita la Commissione giudicatrice della valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia per il settore scientifico disciplinare L12A.
La commissione, nominata con
D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000,
risulta così composta:
-
Prof.
Raffaele CAVALLUZZI (professore ordinario – Università di Bari)
-
Prof.
Arnaldo DI BENEDETTO (professore ordinario – Università di Torino)
-
Prof.
Nicolò MINEO (professore ordinario – Università di Catania)
-
Prof.
Claudio SENSI (professore ordinario – Università di Torino)
-
Prof. Achille TARTARO (professore ordinario –
Università Roma “La Sapienza”).
La Commissione procede alla
nomina del Presidente nella persona del Prof. Achille Tartaro e del Segretario
nella persona del Prof. Claudio Sensi.
Dall’elenco trasmesso
dall’amministrazione risultano ammessi al concorso n. 5 candidati:
1 CACCIAGLIA Norberto
2 DE CAPRIO Vincenzo
3 DI GRADO Antonio
4 FOTI Francesco
5
MORACE
Aldo Maria.
Ciascun componente la
Commissione dichiara di non avere relazioni di parentela ed affinità entro il
4° grado incluso con gli altri commissari e con i candidati compresi
nell'elenco suddetto.
Dichiara, altresì, che non
sussistono le cause di astensione di cui all'art. 51 c.p.c..
Quindi, presa visione delle
disposizioni che disciplinano lo svolgimento delle procedure di valutazione
comparativa e di quanto stabilito dal bando di concorso, in particolare gli
artt. 1, 5, 6 e 7, procede a fissare in dettaglio i criteri di massima per la
valutazione dei candidati in relazione ai titoli prodotti ed alla prova
didattica qualora vi siano candidati che non rivestono la qualifica di
professore associato.
Tali criteri vengono
riportati in allegato al presente verbale, quale parte integrante dello stesso
e conformemente alle disposizioni di cui al comma 6 dell’art. 2 del D.P.R.
390/98, saranno consegnati, senza indugio, al Responsabile del Procedimento che
ne dovrà assicurare la tempestiva pubblicità affiggendoli all’albo ufficiale di
Ateneo presso il Rettorato e all’albo della Facoltà che ha richiesto il bando.
La Commissione accerta poi
che non rivestono la qualifica di professore associato presso Università
italiane i sottoelencati candidati:
1 FOTI Francesco
2 MORACE Aldo Maria.
Considerato
poi che i lavori potranno proseguire non prima di sette giorni dalla
pubblicazione dei criteri prefissati, la Commissione stabilisce il calendario
delle prossime riunioni al fine di procedere alla valutazione dei titoli dei
candidati: 23 maggio 2000 ore 10.
Per quanto riguarda lo
svolgimento della prova didattica la Commissione stabilisce di convocare i
candidati in ordine alfabetico, secondo il seguente calendario, per procedere
alla scelta del tema oggetto della prova che sarà sostenuta ventiquattro ore
dopo:
1- candidato FOTI Francesco:
il giorno 23 maggio 2000 alle ore 12.00 presso la Presidenza della Facoltà di
Lingue e letterature straniere moderne.
2- candidato MORACE Aldo
Maria: il giorno 23 maggio 2000 alle ore 12.15 presso la Presidenza della
Facoltà di Lingue e letterature straniere moderne.
Il Calendario suddetto verrà
comunicato al competente ufficio per il seguito di competenza.
La Commissione prende atto
che dovrà concludere i lavori entro sei mesi dalla data di pubblicazione nella
G.U. del D.R. di nomina.
La Commissione si riconvoca
per il giorno 23 maggio 2000 alle ore 10.00 presso la Presidenza della Facoltà
di Lingue e letterature straniere moderne.
La seduta è tolta alle ore
13.15.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
- Prof.
______________________________(Presidente)
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________(Segretario)
UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
letterature straniere moderne settore scientifico disciplinare L12A-Letteratura
italiana.
ALLEGATO AL VERBALE N. 1
CRITERI DI MASSIMA ex art. 2
comma 6 D.P.R. 390/98
Dopo ampia ed approfondita
discussione la Commissione giudicatrice della procedura di valutazione comparativa
a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia, nominata con
D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000,
composta dai docenti:
- Prof. Achille TARTARO
(presidente)
- Prof. Raffaele CAVALLUZZI
- Prof. Arnaldo DI BENEDETTO
- Prof. Nicolò MINEO
- Prof. Claudio SENSI
(segretario)
decide di assumere i seguenti criteri di massima:
a)
originalità
e innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico;
b)
apporto individuale del
candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione;
c)
congruenza
della attività del candidato con le discipline ricomprese nel settore
scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura ovvero con
tematiche interdisciplinari che le comprendano;
d)
rilevanza
scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione
all’interno della comunità scientifica;
e)
continuità
temporale della produzione scientifica anche in relazione alla evoluzione delle
conoscenze nello specifico settore scientifico-disciplinare.
Saranno ritenuti titoli da
valutare specificamente nella valutazione comparativa:
a)
l’attività
didattica svolta;
b)
i
servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca italiani e stranieri;
c) l’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;
d)
i
titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad
attività di ricerca;
e)
l’organizzazione,
direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;
f)
il
coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito
nazionale ed internazionale.
Nelle pubblicazioni a più
nomi la Commissione provvederà a enucleare il contributo fornito dal candidato
in ogni singola pubblicazione.
Relativamente alla prova didattica da far eseguire ai candidati che non rivestono la qualifica di professore associato, la Commissione stabilisce quanto segue.
La prova didattica consisterà in una lezione di quarantacinque minuti su un argomento nell’ambito di una disciplina scelta dal candidato tra quelle del settore scientifico-disciplinare.
Tale prova è pubblica e consiste in una lezione su un tema assegnato con ventiquattro ore di anticipo. A tal fine ciascun candidato estrae a sorte tre fra i cinque temi proposti dalla Commissione scegliendo immediatamente quello che formerà oggetto della lezione.
La prova didattica sarà valutata in base all’impostazione, alla chiarezza espositiva ed al livello di aggiornamento dimostrato dai candidati.
Il presente allegato contenente i criteri da seguire per la valutazione dei candidati sarà trasmesso al più presto al Responsabile del Procedimento il quale ne curerà la pubblicità ai sensi dell'art. 2 c. 6 del D.P.R. 390/98.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________
- Prof.
______________________________
- Prof.
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UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n.1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di _Lingue e
Letterature Straniere settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 23 maggio 2000 alle ore 10.00 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi della Tuscia, la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per dare inizio alla valutazione dei titoli prodotti dai candidati sulla base dei criteri stabiliti in precedenza.
La Commissione prende atto
che dopo il suo insediamento non sono pervenute rinunce.
Nella valutazione dei titoli
la Commissione procederà nel seguente modo:
-
i
plichi contenenti i titoli dei candidati saranno esaminati secondo l’ordine
alfabetico;
-
ogni
commissario procederà all’esame dei titoli esprimendo il proprio giudizio e
solo dopo la Commissione si pronuncerà collegialmente, passando poi al
candidato successivo.
La Commissione inizia ad
aprire i plichi trasmessi dall’Amministrazione, contenenti le domande e i
titoli dei candidati. Per quanto attiene specificamente alle pubblicazioni, la
Commissione constata di conoscerle nella massima parte, anche indipendentemente
dal loro invio presso i singoli Commissari.
Il Presidente ricorda che le
pubblicazioni redatte in collaborazione con i membri della Commissione e con i
terzi possono essere valutate solo se rispondenti ai criteri individuati nella
prima riunione.
1 Vengono esaminate le
pubblicazioni del candidato Norberto CACCIAGLIA; da parte di ciascun
commissario, si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini
della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi,
ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione
quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e quello collegiale sono
allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
2 Vengono esaminate le
pubblicazioni del candidato Vincenzo DE CAPRIO; da parte di ciascun
commissario, si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini
della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi,
ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione
quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e quello collegiale sono
allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
3 Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Antonio DI
GRADO; da parte di ciascun commissario, si procede all’esame dei titoli e delle
pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli
stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio
individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
4. Vengono esaminate le
pubblicazioni del candidato Francesco FOTI; da parte di ciascun commissario, si
procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione
dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e quello collegiale sono allegati al presente
verbale quale sua parte integrante (allegato A).
5: Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Aldo Maria
MORACE; da parte di ciascun commissario, si procede all’esame dei titoli e
delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte
degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio
individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
La Commissione si riconvoca
per il giorno23 maggio 2000 alle ore 12.05 presso l’Aula del Consiglio della
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.
La seduta è tolta alle ore
12.00.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
- Prof.
______________________________
- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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ALLEGATO A)
Giudizi sui titoli e sulle
pubblicazioni:
CANDIDATO: Norberto
CACCIAGLIA
giudizi individuali:
Commissario Claudio SENSI
Tra i lavori presentati dal candidato suscitano un certo
interesse quelli dedicati al primo
Cinquecento perugino e a Cesare Caporali: fondati su una salda base di
riferimenti bibliografici e storici, evocano figure e questioni che, tuttavia,
non vengono adeguatamente approfondite a causa di un discorso critico spesso
allentato e desultorio. Tale limite risulta più costrittivo nei saggi
otto-novecenteschi, in cui la fragilità di costruzione, la scarsa funzionalità
dei riferimenti e la modesta incisività della scrittura compromettono la forza
propositiva dell’indagine.
Il complesso delle pubblicazioni, pur indicando varietà di interessi, converge a delineare un quadro globalmente piuttosto scialbo. I titoli documentati dal candidato appaiono sufficienti.
Commissario Raffaele
CAVALLUZZI
Nella non esigua produzione critica del prof. Cacciaglia si
segnalano per capacità di suscitare interesse e per particolare perspicuità gli
studi dedicati alla poesia minore e alle dispute sul volgare del primo
Cinquecento perugino, e al Viaggio di
Parnaso di Cesare Caporali. I
suddetti studi si dimostrano capaci di un valido raccordo con punti fermi della
ricerca e di un coeso metodo d’indagine. Per il resto il candidato, nell’esame
di testi e di autori importanti dell’Otto e Novecento, risulta qualche volta
dispersivo nelle metodologie, ancorché valido nei rilevamenti critici: lo
stesso privilegiamento - che sembra
talora intravvedersi – del rapporto tra letteratura e dimensione religiosa
appare talora incerto nei suoi presupposti teorici e ineguale negli esiti
problematici. Sufficienti sono i titoli più pertinenti presentati.
L’attività di studioso del candidato rivela un’indubbia
versatilità, ma anche una mancanza di nuclei forti d’interesse. Si richiede da
lui una maggior capacità di approfondimento critico e storico-culturale. Le sue
ricerche meglio apprezzabili sono quelle di àmbito rinascimentale e perugino.
Solo una parte dei suoi
titoli risultano pertinenti. Quelli da valutare come pertinenti mostrano in lui
esperienza didattica e discrete capacità organizzative.
Commissario Nicolò MINEO
Il candidato Norberto Cacciaglia è in possesso di titoli che
rientrano sostanzialmente nella norma della carriera di uno studioso. Ha svolto
ricerche su vari settori della letteratura italiana, ma soprattutto su autori
dell’Ottocento e del Novecento. Dimostra sensibilità alle tematiche trattate,
attenzione nell’applicazione dei metodi critici e aggiornamento bibliografico.
Nella varietà però non è
dato cogliere momenti ispiratori unificanti, sicché si ha l’impressione di una
sorta di occasionalità. Ciò non toglie che qualche contributo possa essere
degno di attenzione (come gli studi sulla cultura perugina).
Commissario Achille TARTARO
La produzione del prof. Norberto Cacciaglia, associato
presso l’Università per Stranieri di Perugia, rispecchia interessi in
prevalenza divisi fra la cultura linguistico-letteraria del Cinquecento e la
letteratura dell’Otto-Novecento.
Nel primo filone delle sue
indagini si collocano i saggi compresi nel volume Sul primo Cinquecento perugino (1992), relativi a Olimpo da
Sassoferrato, ad Alfano Alfani e ad altri letterati rappresentanti in
quell’area del dibattito linguistico contemporaneo. Al carattere piuttosto
circoscritto dei fenomeni esaminati corrisponde un’adeguata informazione e
un’apprezzabile attenzione filologico-erudita. Altrettanto può dirsi per le
pagine introduttive all’edizione critica del Viaggio di Parnaso di Cesare Caporali (1993), corredata da un
diligente commento.
Assai poco aggiunge alle
nostre conoscenze il libro sul Manzoni (“Si
dovrebbe pensare più a far bene…” 1999), sostanzialmente compilativo e
privo di approfondimenti analitici, anche là dove il discorso del candidato
tocca temi in sé apprezzabili ma meritevoli di opportune verifiche testuali.
I saggi riuniti nel volume La ragione e la fede (1999) ci accertano
di un lettore sicuramente informato ma troppo spesso fermo alla superficie dei
problemi affrontati e degli autori – da Verga a De Roberto a Pirandello, da
Bernari a Quasimodo e a Rebora – presi in esame. E’ quanto si deve ripetere per
gli scritti raccolti nei suoi precedenti Saggi
di letteratura contemporanea (1992), per i quali meritano qualche apprezzamento
le sole pagine dedicate a Svevo e al suo romanzo Senilità. I titoli documentati
possono ritenersi sufficienti.
Giudizio collegiale:
La produzione del prof. Norberto CACCIAGLIA rispecchia
interessi in prevalenza divisi fra la cultura linguistico-letteraria del
Cinquecento e la letteratura dell’Otto-Novecento.
Nel primo filone delle sue
indagini si collocano i saggi compresi nel volume Sul primo Cinquecento perugino (1992), relativi a Olimpo da
Sassoferrato, ad Alfano Alfani e ad altri letterati rappresentanti in
quell’area del dibattito linguistico contemporaneo. Al carattere piuttosto
circoscritto dei fenomeni esaminati corrisponde un’adeguata informazione e
un’apprezzabile attenzione filologico-erudita. Altrettanto può dirsi per le
pagine introduttive all’edizione critica del Viaggio di Parnaso di Cesare Caporali (1993), corredata da un
diligente commento.
Assai poco aggiunge alle
nostre conoscenze il libro sul Manzoni (“Si
dovrebbe pensare più a far bene…” 1999), sostanzialmente compilativo. I
saggi riuniti nel volume La ragione e la
fede (1999) sono troppo spesso fermi alla superficie dei problemi
affrontati.. E’ quanto si deve ripetere per gli scritti raccolti nei suoi
precedenti Saggi di letteratura
contemporanea (1992).
I titoli presentati vanno
giudicati complessivamente in modo positivo.
CANDIDATO: Vincenzo DE
CAPRIO
Il candidato ha concentrato la propria attività di ricerca
su due ambiti principali: il Rinascimento romano e la letteratura di viaggio
fra Sette e Ottocento.
I numerosi saggi su Lorenzo Valla, su momenti e figure
dell’area umanistica romana, sull’interpretazione della tradizione classica,
sugli echi letterari del Sacco di Roma, su Francesco Guicciardini – senza
omettere escursioni critiche verso il Due-Trecento e, simmetricamente, verso il
Seicento romani – documentano una conoscenza approfondita e sedimentata di
complessi nodi culturali, interrogati e chiariti con pacata maieutica.
Importanti, in particolare, la sintesi su
Roma per la Letteratura italiana Einaudi (1988) ed
il volume La tradizione e il trauma. Idee
del Rinascimento romano del 1992. Opportuna la riedizione degli scritti di
Alessandro Ferrajoli su Leone X (1984), importante l’introduzione ai Ricordi di Guicciardini (1990). Da
sottolineare l’equilibrio, la disinvoltura, l’esaustività senza minuzia, la
chiarezza nell’articolazione della ricerca.
Per quanto concerne la letteratura odeporica, la frequentazione prolungata delle relazioni di
viaggio di Giuseppe Acerbi – esponente di quella cultura antiliberale di primo
Ottocento ben indagata in ricerche complementari – ha consentito al candidato
di proporre nel 1996 una riflessione originale su un genere letterario ibrido e
inafferrabile: partendo dalla relazione di viaggio acerbiana, che si configura
come una serie di redazioni diverse e tali da agire retroattivamente sul nucleo
originario, De Caprio ripensa i nodi cruciali concernenti le anomalie teoriche
di questo “genere letterario instabile”. Nell’esporre l’itinerario di questa
ricerca – come pure in un successivo saggio sui taccuini romani di Acerbi – la
scrittura si alleggerisce senza perdere di consistenza, risultando persuasiva e
in pari tempo attraente.
Il complesso dei titoli del candidato documenta un acume e
una maestria che non consentono dubbi
sulla piena maturità scientifica dell’autore. Tutt’altro che secondarie le sue
capacità organizzative.
Commissario Raffaele CAVALLUZZI
Il prof. Vincenzo De Caprio ha rivolto i suoi interessi a un
ventaglio di temi e di motivi che, pur abbracciando nella quasi sua interezza
la storia letteraria nazionale, ha una sua stringata coerenza intorno alla
cultura classicistica : dai cenacoli umanistici romani alla filologia di
Lorenzo Valla, dalla lirica rinascimentale in transizione al barocco al
rapporto fra tradizione e modernità in Giacomo Leopardi, dai libri di viaggio
di Giuseppe Acerbi e Giovanni Battista
Brocchi alla letteratura antiliberale di
certo classicismo della Restaurazione. In questo ambito il contributo
dato agli studi valliani e quello, originalissimo, fornito per la ricostruzione
di un profilo assai intelligente e puntuale dell’Acerbi sono di primissimo
piano, com’è veramente notevole l’approccio ai Ricordi guicciardiniani.
Ci si trova, in definitiva, di fronte a una figura rilevante
di studioso che mostra, ad un tempo, solida maturità di impegno critico e
profonda conoscenza dei meccanismi
letterari nella loro multiforme manifestazione.
Notevoli sono infine i titoli presentati.
Commissario Arnaldo
DI BENEDETTO
Ferrato specialista di letteratura umanistica e
cinquecentesca, suoi campi prediletti di ricerca sono la storia della cultura e
la sociologia del fatto culturale. In tale àmbito, risultano di grande pregio
il ricco volume La tradizione e il
trauma: idee del Rinascimento romano, e il denso e bene informato capitolo Roma incluso nella einaudiana Letteratura italiana, nonché l’edizione dei Ricordi di Francesco Guicciardini. Un
altro suo importante filone di ricerca è costituito dalla cultura della
Restaurazione, ed è validamente esemplificato dagli studi sull’Acerbi,
sull’antitirannismo reazionario, sull’”Attaccabrighe”, su Manzoni. A Giuseppe Acerbi
viaggiatore e al genere della relazione di viaggio ha dedicato un importante
volume: Un genere letterario instabile.
Sulla relazione del viaggio al Capo Nord (1799) di Giuseppe Acerbi. Vincenzo
De Caprio mostra d’essere in tutto degno di nota per l’erudita novità
dell’impostazione dei suoi studi,nonché per la loro maturità di giudizio.
Possiede una
notevole esperienza didattica e organizzativa.
Commissario Nicolò MINEO
La produzione scientifica del candidato Vincenzo De Caprio
si è sviluppata su due principali linee di ricerca, orientate verso il
classicismo quattro-cinquecentesco a Roma e verso le presenze classicistiche
nella cultura ottocentesca, specie presso i letterati di formazione e credo
politico non romantico e non risorgimentale. Centrale in questo quadro è la figura di Giuseppe Acerbi. Negli
interessi dello studioso rientrano anche il filone della memorialistica in
relazione al viaggio e il tema delle rovine di Roma del primo Ottocento. I suoi
studi sono segnati da uno spiccato interesse di ricostruzione storica, dalla
cura filologica e dalla sensibile attenzione ai valori del testo, mentre
costante è la completezza dell’informazione bibliografica.
Risultati di grande interesse egli ha ottenuto nei
contributi dedicati a Lorenzo Valla (”Auctoritas”
e “ratio” nella filologia di Lorenzo Valla, Appunti sul classicismo delle
“Eleganze”.., La rinascita della cultura di Roma: la tradizione latina nelle
“Eleganze”, l’analisi delle Eleganze
curata per la Letteratura italiana Einaudi).
Con prevalente interesse allo sfondo storico e alla realtà culturale ha
studiato gli intellettuali romani del maturo e tardo Cinquecento, anche in
rapporto al loro modo di collocarsi e di vedersi nella società (Intellettuali e mercato del lavoro nella
Roma medicea, L’area umanistica romana, Sulle autoproiezioni dell’Umanesimo
curiale…, Alcune linee della lirica romana). Importanti approdi, secondo
questa linea, sono gli studi sul Bembo, caratterizzati anche da interessi
linguistici (Dal latino al volgare: Bembo
e la ricostituzione della norma)
e le aperture in direzione guicciardiniana, tra i quali si impone
all’attenzione l’introduzione alla sua edizione dei Ricordi. Cura editoriale De Caprio ha prestato anche ai saggi di
Alessandro Ferrajoli. Una apprezzabile sintesi complessiva della letteratura
cinquecentesca di ambito romano è certamente il capitolo Roma della Letteratura
italiana Einaudi. Opera centrale, sicuro punto di riferimento per gli
studiosi, va considerato però il volume La
tradizione e il trauma. Idee del Rinascimento romano, del 1992. Composta di
vari saggi, ha tuttavia un’ispirazione unitaria, tutta volta a comprendere lo
spirito della Roma culturale cinquecentesca.
Per quanto riguarda la seconda delle linee di ricerca del
candidato, si riscontrano gli stessi orientamenti di metodo e la stessa istanza
conoscitiva. Sicuri raggiungimenti sono i contributi leopardiani e manzoniani e
quelli relativi al tema delle rovine e a quello del viaggio come pure le
ricostruzioni operate nel settore dell’intellettualità antiliberale, di cui si
segnalano Note sull’antitirannismo
reazionario del primo Ottocento, “l’Attaccabrighe”: ideologia conservatrice e
classicismo semza classici, Il classicismo del “Giornale arcadico” di fronte
alla letteratura moderna). Attenta
e innovativa la prospettiva da lui aperta sull’opera di un personaggio certo
non centrale come lo scienziato Giovanni Battista Brocchi, collaboratore della
“Biblioteca italiana”.
Sul piano della
ricostruzione e reinterpretazione di figure di rilievo al loro tempo, ma poi
trascurate dalla storiografia letteraria, raggiungimenti di assoluto valore
sono quelli relativi all’Acerbi, ottenuti in un lungo arco di tempo: Dai “Travels” al “Viaggio al capo Nord” di
Giuseppe Acerbi, Pittoresco e sublime
nei diari di viaggio di Giuseppe Acerbi, Giuseppe Acerbi a Roma. Diario di un
viaggiatore diventato turista, Un genere letterario instabile. Sulla relazione
del viaggio al Capo Nord di Giuseppe Acerbi. Lo studioso dimostra in questi studi solida conoscenza delle problematiche
relative alla narrazione memorialistica e diaristica, possesso degli strumenti
filologici e capacità interpretative sul terreno dei livelli profondi del
discorso letterario. Il personaggio studiato emerge a tutto tondo e riacquista
un suo posto nella tradizione letteraria italiana.
La figura di studioso e di intellettuale di De Caprio appare
pertanto di sicuro rilievo e degna di ogni attenzione, anche per la sua
notevole attività di scambi culturali e di organizzazione di ricerche.
Commissario Achille TARTARO
La produzione scientifica
del prof. Vincenzo De Caprio, professore associato (dal 1989) nella
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università della Tuscia, si è
sviluppata su due principali linee di ricerca: con riguardo, la prima, al
classicismo quattrocentesco e cinquecentesco in area soprattutto romana;
relativa, la seconda, alla sua ripresa nell’Ottocento presso gli intellettuali
italiani di tendenza filoaustriaca e antiliberale. A questi ultimi, e alla figura in particolare di Giuseppe Acerbi,
si collega l’ulteriore interesse del candidato per la memorialistica di viaggio
fra l’illuminismo e il romanticismo,nonché per il tema delle rovine nella
cultura a Roma del periodo della restaurazione.
Attenzione filologica e intelligenza storica, unitamente a
una sensibile consapevolezza della complessità dei testi, sono i punti fermi
del suo metodo d’indagine, applicato con risultati meritevoli di grande
apprezzamento. A partire dai contributi dedicati a Lorenzo Valla (“Auctoritas” e “ratio” nella filologia di L.
Valla, Appunti sul classicismo delle “Eleganze”.., La rinascita della cultura
di Roma: la tradizione latina nelle “Eleganze”…ecc.; ma va segnalato anche
il denso profilo del capolavoro valliano compilato per la “Letteratura-Einaudi”).
L’apertura storiografica delle sue ricerche, anche minute, è testimoniata da
una serie di studi che investono la condizione socio-culturale degli
intellettuali romani del pieno Cinquecento (Intellettuali
e mercato del lavoro nella Roma medicea,
L’area umanistica romana), anche in rapporto a temi e comcetti volti
a idealizzarne l’immagine reale (Sulle
autoproiezioni dell’Umanesimo curiale…). In tale prospettiva ricadono,
inoltre, con evidente pertinenza i saggi del De Caprio sui codici linguistici e
di genere della letteratura coeva (Dal
latino al volgare: Bembo e la ricostituzione della norma, Alcune linee della
lirica romana); come del resto i sondaggi guicciardiniani, culminati nell’impegnata introduzione che apre la sua
edizione dei Ricordi. Al centro di questi studi è il volume La tradizione e il trauma. Idee del
Rinascimento romano (pubblicato nel 1992). I saggi che lo compongono si
stringono in un insieme unitario, bene illustrato nelle dense pagine di
apertura; e il disegno storico che ne risulta, alla luce di una consapevolezza
anche teorica dei fenomeni presi in esame, può ritenersi un apporto del tutto
originale alle nostre conoscenze sulla cultura e letteratura curiale
cinquecentesca: un tema al cui approfondimento giova l’utile ristampa da parte
del De Caprio dei saggi di Alessandro Ferrajoli ( Il ruolo della corte di Leone X); e che trova anche in altri suoi
scritti ( soprattutto nel capitolo Roma
della “Letteratura-Einaudi”) un’articolata trattazione.
Il parallelo interesse del candidato verso la cultura
letteraria dell’Ottocento si è tradotto in contributi puntuali: d’argomento
leopardiano e manzoniano; e relativi, sul versante del classicismo
amtiliberale, a miti ed esperienze sintomatiche del contemporaneo clima
ideologico-politico (Note
sull’antitirannismo reazionario delprimo Ottocento, “L’Accattabrighe”:
ideologia conservatrice e classicismo senza classici, Il classicismo del
“Giornale Arcadico” di fronte alla letteratura moderna). Ritroviamo qui i
caratteri già sopra evidenziati del lavoro del De Caprio; ma è specialmente
negli scritti da lui dedicati al tema del viaggio e delle rovine che torniamo a
riscontrare le sue sicure qualità filologiche e storico-critiche. Il recupero
sul terreno documentario dell’0opera di Giovanni Battista Brocchi, scienziato
in collegamento conn la “Biblioteca italiana”, torna ad attestare la sua
curiosità verso i momenti amche anche minori e inediti del fenomeno
considerato; mentre la più forte e nota personalità dell’Acerbi si fa oggetto
di un’0investigazione strenuamente condotta. Dal primo approccio d’insieme ( Dai “Travels” al “Viaggio al Capo Nord” di
Giuseppe Acerbi) ai successivi accertamenti ( Pittoresco e sublime nei diari di viaggio di Giuseppe Acerbi, GiuseppeAcerbi a Roma. Diario di un viaggiatore
diventato turista), la scrittura diaristica acerbiana si fa oggetto di una
fruttuosa investigfazione, dei cui risultati dà conto il volume Un genere letterario instabile. Sulla
relazione del viaggio al Capo Nord di Giuseppe Acerbi (1996): dove spicca
una riflessione critica nutrita di erudizione e di filologia, minuziosamente
attenta alle vicende editoriali del testo studiato, ma non meno alla sua
dimensione ideologica e tecnico-artistica, per ciò che attiene in particolare
ai modelli tradizionali del genere e alla loro ricodificazione nella nuova
temperie culturale.
Pienamente soddisfacenti i titoli documantati in relazione
all’attività didattica e alle incombenze di organizzazione culturale.
Giudizio collegiale
La produzione scientifica
del prof. Vincenzo De Caprio si
è sviluppata su due principali linee di ricerca: con riguardo, la prima, al
classicismo quattrocentesco e cinquecentesco in area soprattutto romana;
relativa, la seconda, alla sua ripresa nell’Ottocento presso gli intellettuali
italiani di tendenza filoaustriaca e antiliberale.. A questi ultimi, e alla
figura in particolare di Giuseppe Acerbi, si collega l’ulteriore interesse del
candidato per la memorialistica di viaggio fra l’illuminismo e il
romanticismo,nonché per il tema delle rovine nella cultura a Roma del periodo
della restaurazione.
Attenzione filologica e intelligenza storica, unitamente a
una sensibile consapevolezza della complessità dei testi, sono i punti fermi
del suo metodo d’indagine, applicato con risultati meritevoli di grande
apprezzamento, a partire dai contributi dedicati a Lorenzo Valla. L’apertura
storiografica delle sue ricerche, anche minute, è testimoniata da una serie di
studi che investono la condizione socio-culturale degli intellettuali romani
del pieno Cinquecento. In tale
prospettiva ricadono, inoltre, con evidente pertinenza i saggi del De Caprio
sui codici linguistici e di genere della letteratura coeva , come del resto i
sondaggi guicciardiniani, culminati
nell’impegnata introduzione che apre la sua edizione dei Ricordi.
Al centro di questi studi è il volume La tradizione e il trauma. Idee del Rinascimento romano. I saggi
che lo compongono si stringono in un insieme unitario, bene illustrato nelle
dense pagine di apertura; e il disegno storico che ne risulta, alla luce di una
consapevolezza anche teorica dei fenomeni presi in esame, può ritenersi un
apporto del tutto originale alle nostre conoscenze sulla cultura e letteratura
curiale cinquecentesca: un tema al cui approfondimento giova l’utile ristampa
da parte del De Caprio dei saggi di Alessandro Ferrajoli , e che trova anche in altri suoi scritti un’articolata trattazione.
Il parallelo interesse del candidato verso la cultura
letteraria dell’Ottocento si è tradotto in contributi puntuali: d’argomento
leopardiano e manzoniano; e relativi, sul versante del classicismo
amtiliberale, a miti ed esperienze sintomatiche del contemporaneo clima
ideologico-politico. Ritroviamo qui i caratteri già sopra evidenziati del
lavoro del De Caprio; ma è specialmente negli scritti da lui dedicati al tema
del viaggio e delle rovine che torniamo a riscontrare le sue sicure qualità filologiche
e storico-critiche. Il recupero sul terreno documentario dell’0opera di
Giovanni Battista Brocchi, scienziato in collegamento conn la “Biblioteca
italiana”, torna ad attestare la sua curiosità verso i momenti amche anche
minori e inediti del fenomeno considerato; mentre la più forte e nota
personalità dell’Acerbi si fa oggetto di un’0investigazione strenuamente
condotta. Dal primo approccio d’insieme ( Dai
“Travels” al “Viaggio al Capo Nord” di Giuseppe Acerbi) ai successivi
accertamenti la scrittura diaristica
acerbiana si fa oggetto di una fruttuosa investigfazione, dei cui risultati dà
conto il volume Un genere letterario
instabile. Sulla relazione del viaggio al Capo Nord di Giuseppe Acerbi (1996).
Pienamente soddisfacenti i titoli documantati in relazione
all’attività didattica e alle incombenze di organizzazione culturale.
CANDIDATO: Antonio DI
GRADO
Giudizi individuali
Commissario. Claudio SENSI
I titoli presentati dal candidato mostrano una non comune
versatilità, associata a finezza di pensiero, acutezza critica, eleganza
espressiva.
Da una lettura penetrante del Momus albertiano (1986) alle notevoli Congetture su Daniello Bartoli
e al saggio su Domenico Tempio
(1978 e 1997); dal consistente volume su Vittorini (Il silenzio delle Madri, 1980) alla lunga frequentazione di
Federico De Roberto infine approdata ad una monografia solida, appassionata,
profonda (1998); dalla partecipe e attenta ricognizione del “mito isolano”
nell’Isola di carta (1982) fino agli
studi originali su Leonardo Sciascia si dispiega un itinerario critico inquieto
e fecondo, limpido e propositivo.
Le pubblicazioni del candidato, che comprendono pure
pregevoli edizioni di testi, ne testimomiano la piena maturità critica.
Notevole la sua attività di organizzatore culturale.
Commissario Raffaele
CAVALLUZZI
Il prof. Antonio Di Grado fa già registrare dei punti forti
della sua ampia attività di ricerca nell’introduzione a una pregevole edizione
del Momus di L.B. Alberti, nei sondaggi penetranti dedicati
all’intrigante “camaleontismo” di Daniello Bartoli (ma anche al suo
pre-heideggeriano, gesuitico “essere-per-la-morte”), nella costruzione di un
dinamico profilo unitario del poeta libertino del Settecento Domenico Tempio:
qui si manifestano finezza e capacità di ponderati giudizi storico-critici di
vera rilevanza. Ma la parte più viva e francamente appassionante del suo lavoro
– senza che tuttavia si perdano mai complessità e problematicità – è
rappresentata dalle indagini e dai contributi riservati in misura privilegiata
alla letteratura dell’Otto-Novecento,
con particolare e convincente riferimento agli autori siciliani (in primo luogo
De Roberto e Sciascia, ma anche F. Lanza, Rosso di San Secondo, Vittorini,
Brancati ecc.). Quello che colpisce nel lavoro di Di Grado è soprattutto,
comunque, la capacità di collegare con misura ed effetto, al tempo stesso, le
più prestigiose vicende della narrativa e del teatro isolano alla grande
cultura italiana ed europea contemporanea. Ne risulta un lavoro di grande
pregio e di notevole esperienza di un intellettuale meridionale che sa fare i
conti con rigore e con forza con temi nevralgici dell’indagine e
dell’approfondimento critico.
Pienamente sufficienti i titoli didattici e veramente
notevole la sua attività di organizzatore culturale.
Commissario Arnaldo DI BENEDETTO
Un importante –ma non esclusivo – settore di studio evidente
negli scritti di Antonio Di Grado è quello della letteratura siciliana otto- e
novecentesca, dai grandi veristi catanesi (con particolare attenzione a De
Roberto) a Borgese, a Rosso di San Secondo, a Brancati, a Vittorini, a Fiore, a
Sciascia. A tali scrittori Di Grado ha
dedicato saggi e volumi positivamente entrati nell’àmbito del dibattito su di
essi. Un altro oggetto d’interesse è il settecentesco Domenico Tempio. Di Grado
ha inoltre scrupolosamente curato l’edizione di testi di Federico De Roberto (Giustizia) e Rosso di San Secondo (La mia esistenza d’acquario). Nel volumetto Il gesuita e la morte, dedicato al tema della morte nell’opera di
Daniello Bartoli, mostra ampiezza e originalità di conoscenze. E’ interessante
la sua proposta d’identificare un “Espressionismo” italiano, all’incirca
equivalente nei suoi connotati a quello tedesco, e un’italiana “Neue Sachlichkeit”.
Confermano la ricchezza dei suoi interessi e la sua maturità di studioso i
volumi più recenti: L’isola di cart;, Dissimulazioni: Alberti,
Bartoli, Tempio; La vita, le carte, i turbamenti di Federico
De Roberto, “Quale in lui stesso
alfine l’eternità lo muta…”.
Possiede una notevole
esperienza didattica e organizzativa.
Commissario Nicolò MINEO
Il profilo intellettuale, l’ampiezza e la profondità della
ricerca, la maturità critica e il curriculum didattico e organizzativo del
candidato Antonio Di Grado ne fanno una
figura di studioso di sicuro rilievo. Professore associato di Storia della
critica letteraria nella Facoltà di Lettere dell’Ateneo catanese, per quasi un
ventennio egli ha fatto di quest’insegnamento un sicuro punto di riferimento. Per l’università catanese, per il Comune e
per il Teatro Stabile di Catania, per la Fondazione Sciascia di Racalmuto, ha
ideato e diretto numerose iniziative di studio e di dibattito.
Quanto alla produzione scientifica, Di Grado esordisce con
una monografia vittoriniana (1980) che, coniugando la storia della cultura con
la critica simbolica e strutturale, s’inserisce positivamente nel dibattito
critico sullo scrittore – e organizzatore di cultura – siciliano. Intanto, appare al suo orizzonte De Roberto,
un autore che egli studierà e approfondirà negli anni mediante numerosi
contributi, dall’edizione (1975) d’un testo teatrale inedito al volumetto del
1982 su Federico De Roberto e la “scuola
antropologica”, intelligente spaccato del dibattito intellettuale di fine
secolo tra positivismo e “culture della crisi”, e da una più recente edizione
di racconti inediti al riassuntivo ed esaustivo volume del 1998 La vita, le carte, i turbamenti di Federico
De Roberto, gentiluomo, definitiva sistemazione critica, ricca di scoperte
filologiche e biografiche, della fisionomia intellettuale e letteraria dello
scrittore verista. Da questo bel libro emergono non soltanto un background di remote motivazioni
psichiche e d’intricati nodi problematici, anche per il tramite d’una sistematica
e feconda esplorazione degli inediti ( carteggi, memorie, prove d’autore), ma
pure la storia di un’ardua ed esemplare ricerca intellettuale fra Otto e
Novecento, e dunque d’una fenomenologia della transizione, come quella
perseguita dal De Roberto saggista, pubblicista e critico. In essa campeggiano,
così come nei romanzi e nelle novelle, i feticci del sesso e del potere, la cui
demistificazione è comune, nell’ambito d’una produzione fino ad oggi ritenuta
dispersiva e contraddittoria, allo scrittore e al critico, all’autore dei Viceré e all’erotologo mondano.
Di numerose altre figure della letteratura otto-novecentesca
si è occupato Di Grado: da Verga al suo maestro Antonino Abate,
dall’espressionismo (in primo luogo Rosso di San Secondo, di cui ha pure curato
e prefato l’edizione d’un romanzo) al futurismo, dalla letteratura “fascista”
ai siciliani Borgese, Lanza, Brancati, Fiore, Castelli, da Lucio Piccolo a
Guido Morselli, a Bufalino, a Consolo.
Di queste ricerche fanno fede i volumi L’isola di carta. Incanti e inganni di un mito (soprattutto la
seconda edizione del 1996), Angelo Fiore.
La figura e l’opera (1988), Scritture
della crisi. Espressionismo e altro Novecento (1988) e Il mondo offeso di Francesco Lanza (1990).
Di Grado occupa poi un posto di rilievo nella storia della
critica su Sciascia, riconosciutogli dallo stesso scrittore, che lo volle alla
direzione della Fondazione a lui dedicata. Lo dimostrano la monografia dell’86,
completata nel ’92, e i saggi recentemente raccolti in volume (“Quale in lui stesso alfine l’eternità lo
muta”) a dieci anni dalla morte di Sciascia.
Ma oltre la contemporaneitàò, Di Grado ha dedicato proficui
sondaggi ad epoche ed autori più remoti.
Uno di questi autori è Domenico Tempio, poeta “libertino” del Settecento,
finalmente valutato nella sua prorompente ed eversiva modernità, tanto in
relazione alla sua opera complessiva quanto alla “epopea sottoproletaria” del
poema La Carestia, da acquisire tra i
capolavori della poesia dialettale sette-ottocentesca. E poi c’è il Quattrocento inquieto del Momus
di Leon Battista Alberti. Di Grado ha contribuito all’edizione critica e
scrittoun bel saggio in cui il singolare trattato albertiano è letto come un
esempio del versante “notturno” dell’Umanesimo civile, come un romanzo
allegorico nel filone lucianeo e, infine, come un documento della transizione
dall’orizzonte mercantile a quello cortigiano. Prezioso è pure il contributo
sul Seicento, cioè il saggio Il gesuita e
la morte. Congetture su Daniello Bartoli, nel quale – a partire dall’Uomo al punto per giungere alla
monumentale Istoria della Compagnia di Gesù - Di Grado insegue il filo tematico d’un
“essere-per-la-morte” che si snoda dall’edificazione all’agiografia, dalla
contemplazione della morte alla narrazione del martirio.
Quella di Di Grado, in definitiva, è una produzione ampia e
copiosa, innovativa e di assoluto rilievo critico e intellettuale: la maturità
dello studioso e del docente vi è inequivocabilmente testimoniata.
Commissario Achille
TARTARO
Il prof. Antonio Di Grado, professore associato (dal 1983)
presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, è autore di studi
rivolti in prevalenza alla letteratura italiana fra i secoli XIX e XX; ma i
suoi interessi comprendono anche temi quattrocenteschi e sei-settecenteschi,
legati in particolare alle figure di Leon Battista Alberti, Daniello Bartoli e
Domenico Tempio.
I saggi raccolti nel volume Dissimulazioni (1997) gravitano intorno all’atteggiamento
calcolatamente ambiguo, e anzi “camaleontesco”, che il Di Grado individua nel Momus, nel mimetismo del più dotato
degli scrittori gesuiti, nell’opera infine – incline al gusto di un deformante
espressionismo – del meno noto poeta dialettale catanese autore de La Carestia, oltre che di una multiforme
produzione di liriche e poemetti.
All’originalità e coerenza del punto di vista corrisponde la saldezza
delle argomentazioni critiche: alla luce di un’informazione padroneggiata e
soprattutto sulla scorta di aggiornati strumenti anche teorici, del cui impiego
s’innerva una lettura sempre bene aderente ai testi esaminati.
L’attenzione alla “scrittura”, e dunque al laboratorio degli
scrittori, va indicata come una sigla caratterizzante delle ricerche del Di
Grado; con risultati particolarmente apprezzabili per ciò che concerne le sue
indagini in area otto-novecentesca. A
partire da Federico De Roberto. Del suo dramma Giustizia il candidato si è fatto editore, chiarendone le ragioni
in alcune ben documentate pagine introduttive; altrettanto acute risultano le
osservazioni della postfazione che chiude la pubblicazione del racconto inedito
Adriana; così come scrupolosamente
informata è la ricostruzione del dibattito leopardiano di fine Ottocento e
della posizione assunta al suo interno dal grande narratore (Federico De Roberto e la “scuola
antropologica”). Ma è nell’ampia monografia La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo (1998) che la strenua frequentazione delle
opere derobertiane consente al Di Grado di fissare con sicurezza le direttrici
di un’esaustiva biografia letteraria. Dove i percorsi esistenziali e
psicologici dell’autore dei Viceré,
illustrati col supporto di un materiale spesso inedito, s’intrecciano con
quelli dell’intellettuale e dell’artista; e dove la ricostruzione della vicenda
umana coincide con l’identificazione del processo genetico che presiede, di
volta in volta, all’esperienza della letteratura.
Il tenace interesse del candidato verso la letteratura
siciliana moderna, espresso nella serie degli interventi riuniti nel volume L’isola di carta (1996), equivale a una
scelta di campo che non si tarda a scoprire immune da chiusure provinciali,
animata com’è da una cultura storico-critica di portata nazionale ed europea,
attenta alle contraddizioni del Novecento e ai miti di quel secolo. E’ quanto emerge nel libro su Elio Vittorini
(Il silenzio delle Madri, 1980),
nell’intreccio qui dell’analisi ideologico-tematica con quella delle strutture
narrative; nonché negli scritti su Angelo Fiore, su Francesco Lanza e su Leonardo
Sciascia: oggetto, quest’ultimo, di alcuni penetranti saggi dove il rigore
dello studioso si accompagna al più immediato consenso del lettore partecipe
(Leonardo Sciascia, “Quale lui stesso al fine l’eternità lo muta”: 1992, 1999).
Nella prospettiva della “tradizione dei siciliani”, nei
termini sopra indicati, rientrano gli insistenti sondaggi del Di Grado che,
nell’ambito delle sue ricerche principali, coinvolgono altre eminenti figure:
da Vitaliano Brancati a Rosso di San Secondo, da Tomasi di Lampedusa a Lucio
Piccolo, a Vincenzo Consolo, a Gesualdo Bufalino; mentre i nodi della più
generale condizione novecentesca, già presi in esame nella dimensione di
un’emblematica tensione espressionistica ( Scritture
della crisi, 1988), restano fertilmente al centro della sua ricca
riflessione interpretativa.
Pienamente
soddisfacente l’attività didattico-culturale documentata nei titoli presentati.
Giudizio
collegiale
Il prof. Antonio Di Grado è autore di studi rivolti in
prevalenza alla letteratura italiana fra i secoli XIX e XX; ma i suoi interessi
comprendono anche temi quattrocenteschi e sei-settecenteschi, legati in
particolare alle figure di Leon Battista Alberti, Daniello Bartoli e Domenico
Tempio.
I saggi raccolti nel volume Dissimulazioni (1997) gravitano intorno all’atteggiamento
calcolatamente ambiguo, e anzi “camaleontesco”, che il Di Grado individua nel Momus, in Bartoli e nell’opera del meno noto poeta dialettale
catanese autore de La Carestia.
All’originalità e coerenza del punto di vista corrisponde la saldezza delle
argomentazioni critiche: alla luce di un’informazione padroneggiata e
soprattutto sulla scorta di aggiornati strumenti anche teorici.
L’attenzione alla “scrittura”, e dunque al laboratorio degli
scrittori, va indicata come una sigla caratterizzante delle ricerche del Di
Grado; con risultati particolarmente apprezzabili per ciò che concerne le sue
indagini in area otto-novecentesca. A
partire da Federico De Roberto. E’ nell’ampia monografia La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo (1998) che la strenua frequentazione delle
opere derobertiane consente al Di Grado di fissare con sicurezza le direttrici
di un’esaustiva biografia letteraria. Dove i percorsi esistenziali e
psicologici dell’autore dei Viceré,
illustrati col supporto di un materiale spesso inedito, s’intrecciano con
quelli dell’intellettuale e dell’artista..
Il tenace interesse del candidato verso la letteratura
siciliana moderna, espresso nella serie degli interventi riuniti nel volume L’isola di carta (1996), è animata da
una cultura storico-critica di portata nazionale ed europea, attenta alle
contraddizioni del Novecento e ai miti di quel secolo. E’ quanto emerge nel libro su Elio Vittorini
(Il silenzio delle Madri, 1980),
nonché negli scritti su Angelo Fiore, su Francesco Lanza e su Leonardo
Sciascia: oggetto, quest’ultimo, di alcuni penetranti saggi dove il rigore
dello studioso si accompagna al più immediato consenso del lettore partecipe
(Leonardo Sciascia, “Quale lui stesso al fine l’eternità lo muta”: 1992, 1999).
Nella prospettiva della “tradizione dei siciliani”, nei termini
sopra indicati, rientrano gli insistenti sondaggi del Di Grado che, nell’ambito
delle sue ricerche principali, coinvolgono altre eminenti figure: da Vitaliano
Brancati a Rosso di San Secondo, da Tomasi di Lampedusa a Lucio Piccolo, a
Vincenzo Consolo, a Gesualdo Bufalino; mentre i nodi della più generale
condizione novecentesca restano fertilmente al centro della sua ricca
riflessione interpretativa.
Pienamente
soddisfacente l’attività didattico-culturale documentata nei titoli presentati.
CANDIDATO Francesco FOTI
Giudizi individuali
Commissario Claudio SENSI
Il candidato presenta due opere che non si possono
considerare basate su ricerche originali. L’ampio trattato La critica letteraria organizza sì in modo soddisfacente la
materia, ma si adegua stancamente alla mera successione cronologica senza
proporre linee di interpretazione innovative. Si può considerare alla stregua
di un repertorio, con riserve sostanziali sulla parte che concerne il secondo
Novecento.
Il volume sul “pensiero debole” pare soggiacere ai medesimi
limiti, risultando inoltre eccentrico rispetto alle discipline del
raggruppamento L12A.
Modesta e discontinua l’attività didattica universitaria.
Commissario Raffaele CAVALLUZZI
Il lavoro presentato
dal prof. Francesco Foti, che
consiste in una storia della critica letteraria italiana e in un volumetto
sulla Problematica del pensiero debole,
è nel suo impianto costantemente compilativo, senza che riesca mai ad emergere
nitidamente un punto di vista unitario
e una discussione nel merito dei temi assai impegnativi affrontati. La stessa
presentazione dei protagonisti del cosiddetto “pensiero debole” è quanto mai
succintamente descrittiva, in assenza perfino di una sufficiente cornice
storica di riferimento.
Assai marginale l’attività didattica universitaria.
Commissario Arnaldo
DI BENEDETTO
Il candidato mostra, nei tre volumi dedicati alla Critica letteraria, capacità divulgative
e compilative. Non supera tali limiti nell’altra pubblicazione, riguardante il
“pensiero debole” e poco pertinente.
Di scarso rilievo l’attività didattica entro l’ambito
universitario.
Commissario Nicolò MINEO
Il candidato Francesco Foti nei rapporti col mondo
dell’università non è andato oltre il carattere volontario delle prestazioni.
Le sue ricerche sono soprattutto volte alla storia della
critica, nel cui ambito si cimenta in ampie sistemazioni. Il metodo seguito e
la prospettiva culturale appaiono marginali. Qualche valido spunto non trova
organico svolgimento.
Commissario Achille TARTARO
L’attività scientifica del prof. Francesco Foti è
testimoniata da tre volumi dedicati alla critica letteraria nel suo svolgimento
dal Medioevo al Novecento (1980-84), nonché dal volume Problematica del pensiero debole (1990).
Un impegno eminentemente compilatorio caratterizza la prima
opera del candidato, utile ai fini di un generale orientamento, ma fin troppo
sommaria e schematica nella descrizione delle tendenze critiche più
recenti. Sulla linea di un’esposizione
soprattutto informativa torna a muoversi la sua seconda trattazione, costruita
in prevalenza attorno ai momenti nodali del cosiddetto “pensiero debole”, in
relazione alle posizioni dei suoi maggiori esponenti, e sul tracciato di
un’essenziale bibliografia.
Marginale l’attività didattica universitaria.
Giudizio collegiale
L’attività scientifica del
prof. Francesco Foti è testimoniata da tre volumi dedicati alla critica
letteraria nel suo svolgimento dal Medioevo al Novecento (1980-84), nonché dal
volume Problematica del pensiero debole (1990).
Un impegno eminentemente compilatorio caratterizza la prima
opera del candidato, utile, se mai, ai fini di un generale orientamento. Sulla
linea di un’esposizione soprattutto informativa torna a muoversi la sua seconda
trattazione, costruita in prevalenza attorno ai momenti nodali del cosiddetto
“pensiero debole”.
Marginale l’attività didattica universitaria.
CANDIDATO Aldo Maria
MORACE
Giudizi individuali
Commissario Claudio SENSI
Il candidato presenta una serie di saggi che toccano
dapprima (Spettrografie narrative,
1984) autori del Novecento, per indugiare quindi, a lungo e con frutto, sulla
letteratura romantica ( Il raggio
rifranto, 1990). Si segnalano nel secondo volume: le acquisizioni critiche
e l’apertura comparatistica degli studi su Berchet traduttore di Goldsmith,
sull’importanza dello scottiano Waverley
per Manzoni, sulla novella romantica (in specie calabrese). Emergono i
risultati di un lavoro originale e metodologicamente aggiornato. La
frequentazione otto-novecentesca ha generato interessanti risultati negli studi
(anche filologici) su Capuana e su Alvaro, non senza nuovi approfondimenti
sulla novella romantica (in Letture
critiche, 1999). Più recente l’interesse per Tasso, documentato da un
saggio sulla riscrittura della tragedia e da un contributo su immagini
ottocentesche del poeta. Ben condotto, vivace, esauriente e di buona
leggibilità il ritratto critico approfondito del romanziere settecentesco
Antonio Piazza (1999).
I titoli del candidato mostrano curiosità intellettuale,
mano sicura nella ricerca, maturità di pensiero. Non secondarie le sue capacità
organizzative.
Commissario Raffaele
CAVALLUZZI
La ricerca del dott. Morace segue uno sviluppo complesso e
ricco di suggestioni, dal Rinascimento alla poesia del Novecento. Per questo,
particolarmente notevoli sono gli studi tassiani (da quello dedicato
all’analisi assai convincente della riscrittura che portò dal Galealto al Re Torrismondo, a quello diretto alla ricostruzione di alcuni
motivi cruciali della mitografia tassiana elaborati dal Romanticismo) e la
monografia di rilevante valore su Un
romanziere del Settecento. Antonio Piazza. Sul Romanticismo (per il quale
si veda Il raggio rifranto del 1990),
sulla narrativa di fine Ottocento e sulla poesia e narrativa novecentesca (o
magari su singoli, emblematici autori come Capuana e Alvaro), il dott. Morace
si mostra poi singolarmente attrezzato nella metodologia e nell’ermeneutica
critica, dimostrando grande intelligenza e sicura maturità in un lavoro che sa
sempre sollecitare – e quindi affrontare – anche le problematiche più impervie
con perspicacia e ferma determinazione.
I titoli presentati sono perlopiù pertinenti e di pieno
valore.
Commissario Arnaldo
DI BENEDETTO
Caratteristica di Aldo Maria Morace è l’ampiezza e la
solidità della veduta storica unita alla scrupolosa erudizione e all'acribia
filologica su cui fonda le sue ricerche. Ciò gli consente di pervenire a
risultati nuovi e consistenti, sia che affronti aspetti decisivi della cultura
romantica in Italia, sia che si volga al Tasso, ad Antonio Piazza, a Luigi
Capuana, o a Corrado Alvaro, a Consolo, e ad altri autori del Novecento. I suoi
volumi Spettrografie narrative, Il raggio
rifranto, Letture critiche, Un romanziere del Settecento: Antonio Piazza, e
numerosi saggi sparsi, danno la misura della sua maturità di studioso.
Possiede esperienza didattica e interessanti capacità
organizzative.
Commissario Nicolò
MINEO
La produzione scientifica del candidato Aldo Maria Morace è
orientata intorno ad alcuni nuclei privilegiati che sono costituiti dal Tasso,
dal romanzo settecentesco, dalla novella romantica, dalle indagini capuaniane e
da quelle sulla poesia e sulla narrativa del Novecento.
Nei suoi contributi appare rilevante l’interesse precipuo
per la ricostruzione storicizzante del dibattito critico, che emerge anche in
quelli di impianto contemporaneistico o di taglio più caratterizzato in
direzione dell’analisi formale del testo. Ed ancora più scoperto e produttivo
si dimostra questo itinerario metodologico nei saggi ottocenteschi, soprattutto
quelli capuaniani, che sulla scorta di testi inediti e dispersi indagano con
acribia aspetti sinora poco studiati della polimorfica attività dello scrittore
mineolo, ed in particolare la fase sperimentale della sua produzione in versi,
dai Semiritmi alle Istantanee (di cui viene data un’esemplare
edizione critica).
Si impone all’attenzione il volume Il raggio rifranto. Se varie sono le linee portanti del libro,
omogenei sono il metodo e l’interesse di ricerca. Nella monografia berchettiana
viene tracciata un’organica storia della prima fase dell’opera del poeta,
sinora etichettata come classicistica, giungendo, attraverso una capillare
indagine sulle traduzioni da Gray e da Goldsmith e sugli scritti anteriori alla
Lettera semiseria, a ridelineare
l’intera protostoria del Berchet.Viene così prospettato uno svolgimento
graduale della conversione romantica, anche sulla scorta del suo primo scritto
in prosa, ritrovato e riedito dopo quasi due secoli, che è esso stesso un
importante documento di teoria e di poetica letteraria e che anticipa le tesi
della Lettera semiseria. Nello stesso libro emerge poi la ricchezza
delle implicazioni modernamente comparatistiche nell’indagine sul rapporto
Scott-Manzoni, finalizzata a mettere in luce con rigore filologico un
trascurato modello scottiano, Waverley.
Vi sono inoltre ripercorsi e storiograficamente scanditi il carattere, le
implicazioni teoriche e le articolazioni evolutive della novella romantica in
Italia. E, sempre in questo ambito, il saggio monografico sulla novella
romantica in Calabria delinea un disegno autonomamente compiuto a
caratterizzazione regionalistica.
Altra linea di rilevante interesse critico e metodologico
nella produzione scientifica di Morace è data dalle indagini sulle riscritture,
che costituiscono l’asse fondamentale din Letture
critiche. Vengono portate alla luce
le struttura profonde del Re Torrismondo mediante l’analisi delle varianti del
rifacimento operato dal Tasso sul corpo della redazione non finita. Altrettanto
persuasive appaiono le indagini sui mutamenti redazionali in Mauro e in Alvaro,
sul quale ultimo confluiscono una serie imponente di contributi e di note.
I risultati più maturi, metodologicamente coerenti e
storiograficamente innovativi, sono però da indicare nella monografia su
Antonio Piazza, che per la prima volta esamina l’intera produzione narrativa
del romanziere. La verifica delle coordinate culturali e la documentazione
dello spaccato realistico dei vizi e dei costumi sociali giungono ad una
oculata focalizzazione del ruolo esercitato da Piazza nel mutare del gusto e
nell’affermarsi della nyuova sensibilità, sulla spinta di suggestioni che gli
provenivano da Rousseau e da Richardson, da Young e da Gray.
Ai volumi si affianmca
una varia e numericamente consistente poroduzione di saggi sparsi, che
documentano l’ampio spettro di tematiche, di autori e di secoli sui quali il
candidato ha lavorato con continuità
temporale e con validità di risultati.
Il Morace appare pertanto studioso maturo e degno di ogni
considerazione.
Commissario Achille TARTARO
Gli interessi del dott. Aldo Maria Morace, ricercatore (dal
1991) presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina,
si sono soprattutto indirizzati alla letteratura italiana dell’Ottocento e del
Novecento, estendendosi all’area cinquecentesca (Tasso) e settecentesca (
Antonio Piazza).
Il Morace ha rivolto la sua attenzione a temi poco studiati,
ancorché significativi e ricchi di implicazioni culturali. Fra i saggi raccolti
nel volume Il raggio rifranto (1990)
l’ampio studio dedicato alle traduzioni di Giovanni Berchet concorre a meglio
disegnare l’itinerario percorso dallo scrittore negli anni che precedono la Lettera semiseria. Dopo aver affrontate
le spinose questioni attributive che riguardano quell’aspetto dell’attività
berchettiana, egli chiarisce le ragioni sottese alle versioni del Bard
di Thomas Gray e del Vicar of Wakefield
di Oliver Goldsmith. L’indagine si allarga convenientemente alle teorie
settecentesche (cesarottiane, e non soltanto) sull’arte del tradurre,
avvalendosi per la traduzione da Goldsmith del Commiato del traduttore, un documento rinvenuto e utilizzato dal
candidato: con risultati notevoli soprattutto là dove il confronto col testo
originale getta luce sul processo formativo della lingua berchettiana. Nello stesso
volume, sollecitato da un’indicazione di Corrado Alvaro, da altri
autorevolmente confermata, il Morace ritorna sul rapporto Manzoni-Scott,
confermando l’ipotesi di una probabile influenza nei Promessi sposi del Waverley;
alla luce di una serie di accertamenti condotti con ricchezza di dati, sulla
base ad un persuasivo esame dei contatti strutturali del capolavoro manzoniano
con la fonte inglese.La storia della novella romantica, compresa la sua
presenza- periferica e tuttavia massiccia – in area calabrese, suggella il
volume del candidato, che ne descrive gli sviluppi tematico-formali, fra Sette
e Ottocento, con adeguata attenzione al genere e alle sue codificazioni.
Sul filo di una sempre concreta capacità analitica si
muovono anche i saggi riuniti nel volume Letture
critiche (1999). L’esame qui del rifacimento della tragedia tassiana, dalla
prima stesura alla redazione definitiva, conferma l’interesse del Morace per il
momento genetico dei testi presi in considerazione e perviene a conclusioni
largamente condivisibili; così come per molti aspetti chiarificatrice risulta
la sua articolata descrizione dell’immagine del Tasso, quale si disegna attraverso la mitizzazione romantica nelle
narrazioni poetiche dell’Ottocento. La
carriera letteraria di un non trascurabile “minore”, Bartolomeo Sestini, si fa
inoltre ogg3etto di un’equilibrata definizione psicologica e artistica; mentre,
ritrovando una tematica che gli è cara, il candidato ritorna sulla figura di
Domenico Mauro, con ricchezza di osservazioni sul terreno tecnico-stilistico,
mettendo a confronto le due edizioni dell’Errico.
Il riesame della personalità di Antonio Piazza (Un romanziere del Settecento, 1999)
costituisce un valido contributo del Morace alle nostre conoscenze sulla
letteratura narrativa del pieno e tardo Settecento. Scrittore multiforme e prolifico, il Piazza è seguito dal
candidato in relazione alla sua attività intera, di poligrafo e di appassionato
del teatro (segnatamente goldoniano) oltre che di romanziere e infine di autore
drammatico, con speciale attenzione verso I
zingani e Il romito: oggetto, questi
romanzi come del resto gli altri successivamente analizzati, di un’accurata
messa a fuoco, col supporto di una strumentazione critica in grado di coglierne
i risvolti storici e di gusto, le nervature culturali impresse frequentemente
da suggestioni europee, francesi e inglesi.
A confermare l’inclinazione del Morace per la ricerca
filologico-storica e insieme per
l’accertamento stilistico concorrono gli interventi, a partire dagli anni ’80,
sulla figura di Luigi Capuana: va segnalato quello intorno all’atteggiamento
dello scrittore verso il colonialismo crispino; ma altrettanto degno di nota è
il più recente, dedicato alla poesia capuaniana (“Le istantanee” di Capuana).
Uno dei poli duo lavoro è infine costituito dalla
letteratura del Novecento, e particolarmente da quella della seconda metà del
secolo. I saggi di Spettrografie
narrative (1984) sono il frutto di un’impegnata lettura critica, estesa da
Silvio D’Arzo a Vincenzo Consolo, da Michele Prisco a Giuseppe Bonaviri e a
Luca Desiato. Ma uno speciale apprezzamento va riservato all’attento studio che
il candidato ha dedicato al primo romanzo di Corrado Alvaro, L’uomo nel labirinto.
Soddisfacenti i titoli sull’attività
didattica.
Giudizio collegiale
Gli interessi del dott. Aldo Maria Morace si sono
soprattutto indirizzati alla letteratura italiana dell’Ottocento e del
Novecento, estendendosi all’area cinquecentesca (Tasso) e settecentesca (
Antonio Piazza).
Il Morace ha rivolto la sua attenzione a temi poco studiati,
ancorché significativi e ricchi di implicazioni culturali. Fra i saggi raccolti
nel volume Il raggio rifranto (1990)
l’ampio studio dedicato alle traduzioni di Giovanni Berchet concorre a meglio
disegnare l’itinerario percorso dallo scrittore negli anni che precedono la Lettera semiseria. Nello stesso volume,
il Morace ritorna sul rapporto Manzoni-Scott, confermando l’ipotesi di una
probabile influenza nei Promessi sposi
del Waverley. La storia della novella
romantica, compresa la sua presenza- periferica e tuttavia massiccia – in area
calabrese, suggella il volume del candidato, che ne descrive gli sviluppi
tematico-formali, fra Sette e Ottocento, con adeguata attenzione al genere e
alle sue codificazioni.
Sul filo di una sempre concreta capacità analitica si
muovono anche i saggi riuniti nel volume Letture
critiche (1999). L’esame qui del rifacimento della tragedia tassiana, dalla
prima stesura alla redazione definitiva, conferma l’interesse del Morace per il
momento genetico dei testi presi in considerazione e perviene a conclusioni
largamente condivisibili; così come per molti aspetti chiarificatrice risulta
la sua articolata descrizione dell’immagine del Tasso, quale si disegna attraverso la mitizzazione romantica nelle
narrazioni poetiche dell’Ottocento. La
carriera letteraria di un non trascurabile “minore”, Bartolomeo Sestini, si fa
inoltre ogg3etto di un’equilibrata definizione psicologica e artistica; mentre,
ritrovando una tematica che gli è cara, il candidato ritorna sulla figura di
Domenico Mauro, con ricchezza di osservazioni sul terreno tecnico-stilistico,
mettendo a confronto le due edizioni dell’Errico.
Il riesame della personalità di Antonio Piazza (Un romanziere del Settecento, 1999)
costituisce un valido contributo del Morace alle nostre conoscenze sulla
letteratura narrativa del pieno e tardo Settecento. Scrittore multiforme e prolifico, il Piazza è seguito dal
candidato in relazione alla sua attività intera, di poligrafo e di appassionato
del teatro (segnatamente goldoniano) oltre che di romanziere e infine di autore
drammatico.
A confermare l’inclinazione del Morace per la ricerca
filologico-storica e insieme per
l’accertamento stilistico concorrono gli interventi, a partire dagli anni ’80,
sulla figura di Luigi Capuana.
Uno dei poli del suo lavoro è infine costituito dalla
letteratura del Novecento, e particolarmente da quella della seconda metà del
secolo. I saggi di Spettrografie
narrative (1984) sono il frutto di un’impegnata lettura critica, estesa da
Silvio D’Arzo a Vincenzo Consolo, da Michele Prisco a Giuseppe Bonaviri e a
Luca Desiato. Ma uno speciale apprezzamento va riservato all’attento studio che
il candidato ha dedicato al primo romanzo di Corrado Alvaro, L’uomo nel labirinto
Del tutto soddisfacenti i titolki sull’attività didattica.
Tutti i giudizi
collegiali sono stati assunti all’unanimità.
La Commissione
- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99 , pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 23 maggio 2000
alle ore 12.05 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere dell’Università degli Studi della Tuscia, la Commissione
giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per procedere agli
adempimenti relativi alla prova didattica dei candidati che non rivestono la
qualifica di professore associato.
I candidati sono stati
convocati secondo il seguente calendario:
candidato FOTI Francesco il
giorno 23.05.2000 alle ore 12.00 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di
Lingue e Letterature Straniere
candidato MORACE Aldo Maria il
giorno 23.05.2000 alle ore 12.00 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di
Lingue e Letterature Straniere.
Per ogni candidato, sulla
base della disciplina prescelta, la commissione predispone n. 5 temi che
vengono chiusi ognuno in una busta sigillata e firmata sui lembi di chiusura
dai componenti della commissione.
All’ora stabilita la
Commissione constata l’assenza del candidato FOTI Francesco. Previo
accertamento dell’identità personale e con le modalità di cui al verbale n. 1
secondo quanto stabilito dall’art. 6 del bando, invita il candidato MORACE Aldo
Maria a scegliere l’argomento della prova didattica.
Il candidato dopo aver
scelto tre buste tra le cinque proposte dalla Commissione sceglie quella
contenente il tema che sarà oggetto della prova didattica.
Il tema risulta essere il
seguente: Commenti il candidato un canto
a sua scelta della “Divina Commedia”, individuandone le linee fondamentali.
La Commissione legge poi al
candidato le altre tracce e lo convoca per le ore 12.30 del giorno successivo,
presso l’Aula del Consiglio, per sostenere la prova.
Il candidato, anche se i
criteri di valutazione sono già stati resi pubblici, viene messo al corrente
delle modalità di valutazione della prova didattica.
La Commissione si riconvoca
per il giorno 24.05.2000 alle ore 12.30 presso l’Aula del Consiglio della
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.
La seduta è tolta alle ore 13.00
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
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- Prof. ______________________________
- Prof.
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- Prof.
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UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99 , pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 24 maggio 2000 alle ore 12.30 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi della Tuscia, la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per procedere allo svolgimento della prova didattica, secondo quanto stabilito in precedenza.
Il candidato MORACE Aldo
Maria, all’orario stabilito tiene la lezione.
Al termine della lezione,
ciascun commissario esprime il proprio giudizio e la Commissione quello
collegiale.
I giudizi dei singoli commissari
e quello della Commissione sono allegati al presente verbale quale parte
integrante (allegato B).
La Commissione si riconvoca
per il giorno 24 maggio 2000 alle ore 14.30 presso l’Aula del Consiglio per
procedere alla valutazione comparativa dei candidati.
La seduta è tolta alle ore 14.00.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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ALLEGATO B)
Giudizi sulla prova
didattica dei candidati:
CANDIDATO: Aldo
Maria MORACE
giudizi individuali:
Commissario Claudio SENSI
La
prova è soddisfacente sia per l’impostazione della lezione, sia per la chiarezza
espositiva e per l’aggiornamento bibliografico.
Commissario Raffaele CAVALLUZZI
Il candidato ha sostenuto la prova in modo assai positivo,
dimostrando sicurezza nell’impostazione della lezione nonché chiarezza nell’esposizione
ed esauriente aggiornamento bibliografico.
Commissario Arnaldo DI
BENEDETTO
Il candidato ha dimostrato di sapere bene impostare la lezione
e di saperla svolgere con grande chiarezza e sufficiente informazione bibliografica.
Commissario Nicolò MINEO
L’impostazione della lezione è decisamente buona,
altrettanto buona la chiarezza espositiva del candidato nonché la sua
informazione sulla bibliografia del canto.
Commissario Achille TARTARO
Davvero soddisfacente per organicità d’impostazione,
particolarmente apprezzabile l’esposizione, chiara e ricca, del tutto
sufficiente l’aggiornamento bibliografico.
giudizio collegiale:
CANDIDATO:
Aldo Maria MORACE
La
prova didattica del candidato è giudicata pienamente soddisfacente per l’impostazione,
pienamente soddisfacente altresì per la chiarezza dell’esposizione e la
compiutezza dell’aggiornamento bibliografico.
UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99 , pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 24 maggio 2000
alle ore 14.30 presso l’Aula del Consiglio della Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere dell’Università degli Studi della Tuscia, la Commissione
giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per procedere alla
valutazione comparativa dei candidati.
A tal fine la Commissione
inizia l'esame collegiale attraverso la comparazione dei giudizi individuali e
collegiali espressi sui candidati (sempre considerati in ordine alfabetico); la
comparazione avviene sui titoli, sui lavori scientifici inviati e sulla prova
didattica svolta dal dott. Aldo Maria Morace, l’unico che, tenuto a svolgerla,
si è presentato a sostenerla.
La Commissione sulla base
delle valutazioni collegiali sopra indicate esprime i giudizi complessivi sui
candidati. I giudizi complessivi formulati dalla Commissione sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato C).
Terminata la valutazione
complessiva dei candidati, il Presidente invita la Commissione ad esprimere un
giudizio di idoneità individuale.
Si procede alla votazione
con i seguenti risultati:
Candidato Norberto
CACCIAGLIA: nessun commissario vota a favore;
Candidato Vincenzo DE
CAPRIO: votano a favore i commissari: Achille TARTARO Presidente, Nicolò MINEO,
Arnaldo DI BENEDETTO, Raffaele CAVALLUZZI, Claudio SENSI Segretario;
Candidato Antonio DI GRADO:
votano a favore i commissari: Achille TARTARO Presidente, Nicolò MINEO, Arnaldo
DI BENEDETTO, Raffaele CAVALLUZZI, Claudio SENSI Segretario;
Candidato Aldo Maria MORACE:
votano a favore i commissari: Achille TARTARO Presidente, Nicolò MINEO, Arnaldo
DI BENEDETTO, Raffaele CAVALLUZZI, Claudio SENSI Segretario;
La commissione, ai sensi
delle vigenti disposizioni e conformemente all’art 7 del bando, con deliberazione
assunta unanimemente, dichiara i nominativi dei 3 idonei.
Sulla base dei voti ottenuti, sono dichiarati idonei all’unanimità i seguenti candidati, in ordine alfabetico:
·
Vincenzo DE CAPRIO
·
Antonio DI GRADO
·
Aldo Maria MORACE.
La Commissione si aggiorna
alle ore 10.00 del 25 maggio 2000.
La seduta è tolta alle ore
18.00.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof. ______________________________
- Prof.
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ALLEGATO C)
Giudizi complessivi finali
della Commissione:
candidato: Norberto CACCIAGLIA
La Commissione giudica sufficienti l’attività didattica, i
servizi prestati negli Atenei e la funzione di coordinamento locale del
progetto nazionale sulla lingua dell’emigrazione, constatando positivamente la
coerenza dell’interesse del candidato su questo tema; un interesse comprovato
dal soggiorno di studio a Monaco di Baviera. Giudica positivamente l’attività
di organizzazione di due convegni nazionali, uno su Verga e uno su Svevo.
La Commissione giudica la produzione scientifica non sempre
sufficiente per originalità e innovatività, sufficiente per rigore
metodologico. Giudica congruente l’attività del candidato con le discipline
ricomprese nel settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica sufficiente la
rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e la
loro diffusione all’interno della comunità scientifica. Valuta sufficiente la
continuità temporale della produzione scientifica, anche in relazione
all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
candidato: Vincenzo DE CAPRIO
La Commissione
giudica sufficiente l’attività didattica e giudica assai importanti i servizi
prestati presso Atenei italiani e stranieri ed enti di ricerca, nonché la
fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca. Giudica
positivamente la sua attività di coordinamento di gruppi di ricerca, anche col
finanziamento del C.N.R., e di organizzazione di convegni sia in Italia che
all’estero.
La Commissione
giudica eccellente la produzione scientifica per originalità, per innovatività
e per rigore metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese
nel settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica altresì eccellenti la
rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni, la
loro diffusione all’interno della comunità scientifica e la continuità
temporale, anche in relazione all’evoluzione delle conoscenze nello specifico
settore scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
Candidato: Antonio DI
GRADO
La Commissione giudica più
che sufficiente l’attività didattica. Giudica positivamente la sua attività di
direzione scientifica della Fondazione Sciascia e di organizzazione culturale
all’interno del Teatro Stabile di Catania. Giudica positivamente la sua
attività di organizzazione del Convegno nazionale su Brancati.
La Commissione
giudica ottima la produzione scientifica per originalità, innovatività e rigore
metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese nel settore
scientifico-disciplinare L12A. Giudica altresì ottime la rilevanza scientifica
della collocazione editoriale delle pubblicazioni, la loro diffusione
all’interno della comunità scientifica e la continuità temporale, anche in
relazione all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
Candidato: Aldo Maria MORACE
La Commissione giudica
sufficiente l’attività didattica. Valuta positivamente la sua attività di
responsabile locale della ricerca nazionale sullo “Scrittoio del Tasso”.
La Commissione
giudica ottima la produzione scientifica per originalità e innovatività e
rigore metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese nel
settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica di assoluto rilievo la
collocazione editoriale delle pubblicazioni, la loro diffusione all’interno
della comunità scientifica e la loro continuità temporale, anche in relazione
all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio
è stato espresso all’unanimità.
UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia,
indetto con D.R. n. 806/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -
IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere settore scientifico disciplinare L12A.
Il giorno 25 maggio 2000 alle ore 10.00 presso l’Aula del Consiglio
della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere del’Università degli Studi
della Tuscia, la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si riunisce al
completo.
Il Presidente, dato atto delle precedenti operazioni relative alla
procedura di valutazione comparativa, invita la Commissione a redigere
collegialmente, in duplice copia, la “relazione riassuntiva” controllando gli
allegati che ne fanno parte integrante.
La “relazione riassuntiva” , qui allegata, viene,
infine, riletta dal Presidente ed approvata senza riserva alcuna dai
Commissari, che la sottoscrivono.
La Commissione rimette gli atti relativi alla
presente procedura concorsuale all’Amministrazione per gli adempimenti di
competenza.
La
seduta è tolta alle ore 12.15.
Letto approvato e
sottoscritto seduta stante.
La Commissione
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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ALLEGATO AL
VERBALE FINALE
La commissione, nominata con
D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000,
composta dai professori:
- Prof. Achille TARTARO Presidente
- Prof. Nicolò MINEO
- Prof. Arnaldo DI BENEDETTO
- Prof. Raffaele CAVALLUZZI
- Prof. Claudio SENSI Segretario
si è riunita presso i locali della Facoltà di Lingue
e Letterature Straniere dell’Università degli Studi della Tuscia nei seguenti
giorni ed orari:
I riunione: giorno
13.03.2000 dalle ore 10.30 alle ore 13.15
II riunione: giorno 23.05.2000
dalle ore 10.00 alle ore 12.00;
III riunione: giorno 23.03.2000
dalle ore 12.05 alle ore 13.00;
IV riunione: giorno
24.05.2000 dalle ore 12.30 alle ore 14.00;
V riunione: giorno
24.05.2000dalle ore 14.30 alle ore 18.00;
VI riunione: giorno
25.05.2000 dalle ore 10.00 alle ore
12.15.
La Commissione ha tenuto
complessivamente n. sei riunioni iniziando i lavori il 13.03.2000 e
concludendoli il 25.05.2000.
1. Nella prima riunione si è
presa visione delle disposizioni che disciplinano lo svolgimento delle
procedure di valutazione comparativa e di quanto stabilito dal bando di
concorso; si sono fissati i criteri di massima per la valutazione dei candidati;
si è decisa la data di convocazione dei candidati che devono sostenere la prova
didattica.
2.
Nella seconda riunione vengono valutati i titoli e le pubblicazioni
dei candidati.
3.
Nella terza riunione viene assegnato il tema della prova didattica all’unico
candidato presentatosi.
4.
Nella quarta riunione viene espletata e valutata la prova didattica.
5.
Nella quinta riunione vengono redatti i giudizi comparativi collegiali
e dichiarati gli idonei. Nel corso della riunione sono stati espressi i
seguenti giudizi collegiali:
candidato: Norberto CACCIAGLIA
La Commissione giudica sufficienti l’attività didattica, i
servizi prestati negli Atenei e la funzione di coordinamento locale del
progetto nazionale sulla lingua dell’emigrazione, constatando positivamente la
coerenza dell’interesse del candidato su questo tema; un interesse comprovato
dal soggiorno di studio a Monaco di Baviera. Giudica positivamente l’attività
di organizzazione di due convegni nazionali, uno su Verga e uno su Svevo.
La Commissione giudica la produzione scientifica non sempre
sufficiente per originalità e innovatività, sufficiente per rigore
metodologico. Giudica congruente l’attività del candidato con le discipline
ricomprese nel settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica sufficiente la
rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e la
loro diffusione all’interno della comunità scientifica. Valuta sufficiente la
continuità temporale della produzione scientifica, anche in relazione
all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
candidato: Vincenzo DE CAPRIO
La Commissione
giudica sufficiente l’attività didattica e giudica assai importanti i servizi
prestati presso Atenei italiani e stranieri ed enti di ricerca, nonché la
fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca. Giudica
positivamente la sua attività di coordinamento di gruppi di ricerca, anche col
finanziamento del C.N.R., e di organizzazione di convegni sia in Italia che
all’estero.
La Commissione
giudica eccellente la produzione scientifica per originalità, per innovatività
e per rigore metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese
nel settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica altresì eccellenti la
rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni, la
loro diffusione all’interno della comunità scientifica e la continuità
temporale, anche in relazione all’evoluzione delle conoscenze nello specifico
settore scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
Candidato: Antonio DI
GRADO
La Commissione giudica più
che sufficiente l’attività didattica. Giudica positivamente la sua attività di
direzione scientifica della Fondazione Sciascia e di organizzazione culturale
all’interno del Teatro Stabile di Catania. Giudica positivamente la sua
attività di organizzazione del Convegno nazionale su Brancati.
La Commissione
giudica ottima la produzione scientifica per originalità, innovatività e rigore
metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese nel settore
scientifico-disciplinare L12A. Giudica altresì ottime la rilevanza scientifica
della collocazione editoriale delle pubblicazioni, la loro diffusione
all’interno della comunità scientifica e la continuità temporale, anche in
relazione all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio è stato espresso all’unanimità.
Candidato: Aldo Maria MORACE
La Commissione giudica
sufficiente l’attività didattica. Valuta positivamente la sua attività di
responsabile locale della ricerca nazionale sullo “Scrittoio del Tasso”.
La Commissione
giudica ottima la produzione scientifica per originalità e innovatività e
rigore metodologico. Constata la congruenza con le discipline ricomprese nel
settore scientifico-disciplinare L12A. Giudica di assoluto rilievo la
collocazione editoriale delle pubblicazioni, la loro diffusione all’interno
della comunità scientifica e la loro continuità temporale, anche in relazione
all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore
scientifico-disciplinare.
Il suddetto giudizio
è stato espresso all’unanimità.
6.
Nella sesta riunione viene redatta la presente relazione e si chiude la
procedura.
Il Prof. Achille TARTARO Presidente della
Commissione si impegna a consegnare al Responsabile del Procedimento:
·
due
copie complete dei verbali delle singole riunioni;
·
due
copie dei giudizi collegiali conclusivi espressi su ciascun candidato (cd.
medaglione);
·
due
copie della relazione riassuntiva dei lavori svolti;
·
un
floppy disk contenente gli atti stessi (il floppy disk è essenziale poiché per
la effettiva conclusione della procedura concorsuale è necessario che gli atti
siano pubblicati per via telematica ai sensi dell'art. 5 comma 1 del D.P.R.
390/98).
Tutto il materiale
concorsuale viene sistemato in un plico chiuso e firmato da tutti i componenti
la Commissione sui lembi di chiusura.
Letto approvato e
sottoscritto seduta stante.
La Commissione
- Prof.
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- Prof.
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- Prof.
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- Prof. ______________________________
- Prof.
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