Procedura di
valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo
di seconda fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Università degli
Studi della Tuscia, Viterbo
Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali,
Settore
Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria
e Protostoria
Il giorno 9 maggio dell’anno 2000, alle ore 9.30 presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si è riunita la Commissione giudicatrice della valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia per il settore scientifico disciplinare L01Y.
La Commissione, nominata con
D.R. n. 29/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000,
risulta così composta:
- Prof. - Prof. Maurizio Tosi (I fascia, Università degli Studi di
Bologna);
- Prof. Enrico
Atzeni (I fascia, Università degli Studi di Cagliari);
- Prof. ssa
Paola Guida (I fascia, Università degli Studi di Udine);
- Prof. ssa
Alessandra Manfredini (II fascia, Università degli Studi di Roma “La
Sapienza”);
- Prof. ssa Giuseppa
Tanda (II fascia, Università degli Studi di Sassari).
La Commissione procede alla
nomina del Presidente nella persona del Prof. Maurizio
Tosi e del Segretario nella persona del Prof. ssa Giuseppa Tanda.
Dall’elenco trasmesso
dall’amministrazione risultano ammessi al concorso n. 17 candidati:
1 Bergonzi Giovanna;
2 Borgna Elisabetta;
3 Calattini Mauro;
4 Caneva Isabella;
5 Catacchio Negroni
Giuseppina;
6 Cipolloni Mirella;
7 Cocchi Daniela Paola;
8 De Guio Armando;
9 Di Fraia Tomaso;
10 Di Gennaro Francesco;
11 Maggi Roberto;
12 Mussi Margherita;
13 Odetti Giuliva;
14 Pacciarelli Marco;
15 Pedrotti Annaluisa;
16 Starnini Elisabetta;
!7 Zifferero Andrea.
Ciascun componente la
Commissione dichiara di non avere relazioni di parentela ed affinità entro il
4° grado incluso con gli altri commissari e con i candidati compresi
nell'elenco suddetto.
Dichiara, altresì, che non
sussistono le cause di astensione di cui all'art. 51 c.p.c.
Quindi, presa visione delle
disposizioni che disciplinano lo svolgimento delle procedure di valutazione
comparativa e di quanto stabilito dal bando di concorso, in particolare gli
artt. 1, 5, 6 e 7, procede a fissare in dettaglio i criteri di massima per la
valutazione dei candidati in relazione ai titoli prodotti ed alle prove d’esame.
Tali criteri vengono riportati in allegato al presente verbale, quale parte integrante dello stesso e conformemente alle disposizioni di cui al comma 6 dell’art. 2 del D.P.R. 390/98, saranno consegnati, senza indugio, al Responsabile del Procedimento che ne dovrà assicurare la tempestiva pubblicità affiggendoli all’albo ufficiale di Ateneo presso il Rettorato e all’albo della Facoltà che ha richiesto il bando.
Considerato poi che i lavori potranno proseguire non
prima di sette giorni dalla pubblicazione dei criteri prefissati, la
Commissione stabilisce soltanto la data della prossima riunione al fine di
procedere alla valutazione dei titoli dei candidati. La seconda riunione è
convocata per il giorno sabato 10 giugno 2000, alle ore 10, presso il Dipartimento
di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La
Sapienza”.
La Commissione prende atto che dovrà concludere i
lavori entro 6 mesi dalla data di pubblicazione nella G.U. del D.R. di nomina.
La seduta è tolta alle ore
13.00.
Letto approvato e
sottoscritto.
La Commissione
- Prof. Maurizio
Tosi, Presidente
- Prof. Enrico
Atzeni
- Prof. ssa
Paola Guida
- Prof. ssa
Alessandra Manfredini
- Prof. ssa
Giuseppa Tanda, Segretario
Procedura di
valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo
di seconda fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali,
Settore
Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria
e Protostoria
Dopo ampia ed approfondita
discussione la Commissione giudicatrice della procedura di valutazione
comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di seconda
fascia, nominata con D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7
del 25.01.2000, composta dai docenti:
- Prof. - Prof. Maurizio Tosi (I fascia, Università degli Studi di
Bologna)
- Prof. Enrico
Atzeni (I fascia, Università degli Studi di Cagliari)
- Prof. ssa
Paola Guida (I fascia, Università degli Studi di Udine)
- Prof. ssa
Alessandra Manfredini (II fascia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)
- Prof. ssa
Giuseppa Tanda (II fascia, Università degli Studi di Sassari)
assume i seguenti criteri di
massima:
Letto approvato
e sottoscritto.
La Commissione
- Prof. Maurizio
Tosi, Presidente
- Prof. Enrico
Atzeni
- Prof. ssa
Paola Guida
- Prof. ssa
Alessandra Manfredini
- Prof. ssa
Giuseppa Tanda, Segretario
Procedura di
valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo
di seconda fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Università degli
Studi della Tuscia, Viterbo
Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali,
Settore
Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria
e Protostoria
Il giorno 10 giugno 2000 alle ore 10.00 presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per dare inizio alla valutazione dei titoli prodotti dai candidati sulla base dei criteri stabiliti in precedenza.
La Commissione giudicatrice prende atto che dopo il
suo insediamento non sono pervenute rinunce al Concorso.
Vengono aperti n. 9 pacchi contenenti i titoli dei
candidati, imballati dai competenti Uffici dell’Università della Tuscia e
consegnati, in data 5 giugno c. a., al Presidente della Commissione, prof.
Maurizio Tosi, che li ha depositati il giorno stesso, alle ore 13.30, presso la
sede del Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche
dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, via Palestro 63, Roma.
La Commissione verifica che gli imballi consegnati
contengono n. 17 pacchi di pubblicazioni, con allegati titoli, elenchi e fogli
di consegna.
Risultano presenti i plichi dei sottoelencati
candidati:
1 Bergonzi Giovanna;
2 Borgna Elisabetta;
3 Calattini Mauro;
4 Caneva Isabella;
5 Catacchio Negroni
Giuseppina;
6 Cipolloni Mirella;
7 Cocchi Daniela Paola;
8 De Guio Armando;
9 Di Fraia Tomaso;
10 Di Gennaro Francesco;
11 Maggi Roberto;
12 Mussi Margherita;
13 Odetti Giuliva;
14 Pacciarelli Marco;
15 Pedrotti Annaluisa;
16 Starnini Elisabetta;
!7 Zifferero Andrea.
Ogni Commissario procede
all’esame dei titoli; esprime il proprio giudizio di congruità, candidato per
candidato. Tutti i candidati sono ammessi alle prove successive.
Ogni Commissario esamina
direttamente i plichi ed il loro contenuto; il Commissario prof.ssa Alessandra
Manfredini dichiara di avere 2 pubblicazioni congiunte con il candidato
Margherita Mussi e precisamente i nn. 7 e 12 ell’elenco. Nel caso del n. 12
“Paletnologia. Metodi e strumenti per l’analisi delle società preistoriche” la
Commissione verifica che le parti per Autore sono chiaramente designate. Nel
caso della pubblicazione n. 7 “Origini dell’Uomo”, invece, i contributi non
risultano distinguibili e, pertanto, tale pubblicazione non viene sottoposta a
giudizio.
I
giudizi non vengono conclusi nella presente riunione. La Commissione si
riconvoca per i giorni 4-5 settembre p.v. alle ore 9.30 nei locali del medesimo
Dipartimento.
Al fine di consentire
all’Amministrazione di predisporre nei limiti di tempo previsti dalla Legge le
prove d’esame dei candidati, la Commissione decide di effettuare tali prove nei
giorni 26-29 settembre p.v. con il seguente ordine di convocazione:
Martedì 26 settembre p.v.: inizio ore 9, candidati 9.00; candidati
convocati:
1 Bergonzi Giovanna ore 9.00
2 Borgna Elisabetta ore
9.30
3 Calattini Mauro ore 10.00
4 Caneva Isabella ore
11.00
6 Cipolloni Mirella ore
14.30
7 Cocchi Daniela Paola ore 15.00
8 De Guio Armando ore
15.30
9 Di Gennaro Francesco ore 16.00
Mercoledì 27 settembre p.v.: prova didattica, candidati convocati:
1 Bergonzi Giovanna ore 9.30
2 Borgna Elisabetta ore
10.30
3 Calattini Mauro ore
11.00
4 Caneva Isabella ore
12.00
6 Cipolloni Mirella ore
15.30
7 Cocchi Daniela Paola ore
16.00
8 De Guio Armando ore
17.30
9 Di Gennaro Francesco ore 18.00
Giovedì 28 settembre p.v.: inizio ore 9.00, candidati convocati:
Di Fraia Tomaso ore
9.00
Maggi Roberto ore
9.30
Mussi Margherita ore
10.00
Odetti Giuliva ore
11.00
Pacciarelli Marco ore
11.30
Pedrotti Annaluisa ore
12.00
Starnini Elisabetta ore
12.30
Zifferero Andrea ore
13.00
Venerdì 29 settembre p.v.: inizio ore 9.30, candidati convocati:
Di Fraia Tomaso ore
9.30
Maggi Roberto ore
10.30
Mussi Margherita ore
11.30
Odetti Giuliva ore
12.30
Pacciarelli Marco ore
14.30
Pedrotti Annaluisa ore
15.30
Starnini Elisabetta ore
16.30
Zifferero Andrea ore
17.30
I candidati avranno a
disposizione il proiettore per dia 24 x 36, la lavagna luminosa ed il
video-registratore. Dovranno specificare in anticipo eventuali altre richieste
di mezzi audiovisivi ed informatici.
La seduta è tolta alle ore
13.00.
Letto approvato e sottoscritto.
La Commissione
- Prof. Maurizio
Tosi, Presidente
- Prof. Enrico
Atzeni
- Prof. ssa
Paola Guida
- Prof. ssa
Alessandra Manfredini
- Prof. ssa
Giuseppa Tanda, Segretario
UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
0
Procedura di
valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo
di seconda fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Università degli
Studi della Tuscia, Viterbo
Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali,
Settore
Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria
e Protostoria
Il
giorno 4 settembre 2000, alle ore 9, presso i locali della Facoltà di Lettere
dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la
Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo
S’inizia
l'esame dei titoli presentati dai candidati.
1.
Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Giovanna Bergonzi da
parte di ciascun commissario; si
procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione
dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
2.
Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Elisabetta Borgna da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
3.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Mauro Calattini da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula
il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi
dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente
verbale quale sua parte integrante (allegato A).
4.
Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Isabella Caneva da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
5.
Vengono esaminate le pubblicazioni della
candidata Giuseppina Catacchio
Negroni da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e
delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte
degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio
individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
6.
Vengono esaminate le pubblicazioni della
candidata Mirella Cipolloni
da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle
pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli
stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio
individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari
e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte
integrante (allegato A).
7.
Non vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Daniela Paola Cocchi in
quanto è pervenuta la sua rinuncia a partecipare alla procedura in corso.
Alle
ore 19.00 il Presidente aggiorna la seduta al giorno 5 settembre alle ore 9.00
presso lo stesso Museo delle Origini, Università di Roma “La Sapienza”.
Letto
approvato e sottoscritto.
La
Commissione
-
Prof. Maurizio Tosi (Presidente)
-
Prof. Enrico Atzeni, membro
-
Prof. ssa Paola Guida, membro
-
Prof. ssa Alessandra Manfredini, membro
-
Prof. ssa Giuseppa Tanda (segretaria)
UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
0
Procedura di
valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo
di seconda fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.
Università degli
Studi della Tuscia, Viterbo
Facoltà di
Conservazione dei Beni Culturali,
Settore
Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria
e Protostoria
Il
giorno 5 settembre 2000, alle ore 9, presso i locali della Facoltà di Lettere
dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la
Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo
Continua
l'esame dei titoli presentati dai candidati.
8.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Armando De Guio da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
9.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Tomaso Di Fraia da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
10.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Francesco di Gennaro da
parte di ciascun commissario; si
procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione
dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
11.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Roberto Maggi da parte di ciascun commissario; si procede all’esame
dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi
da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio
giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
12.
Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Margherita Mussi da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli
stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio
individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
13.
Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Giuliva Odetti da parte di ciascun commissario; si procede all’esame
dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi
da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio
giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli
commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua
parte integrante (allegato A).
14.
Non vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Marco Pacciarelli in quanto è pervenuta la sua rinuncia a
partecipare alla procedura in corso.
15.
Non vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Annaluisa Pedrotti in quanto è pervenuta la sua rinuncia a
partecipare alla procedura in corso.
16.Vengono
esaminate le pubblicazioni della candidata Elisabetta Starnini da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
17.
Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Andrea Zifferero da parte di ciascun commissario; si procede
all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei
singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario
formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I
giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al
presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).
Terminata
la formulazione dei giudizi individuali e collegiali su tutti i candidati, il
Presidente aggiorna la seduta al giorno 26 settembre alle ore 8.30 presso il
Museo delle Origini, Università di Roma “La Sapienza”, per procedere agli
adempimenti relativi alle prove d’esame.
La
seduta è tolta alle ore 14.30.
Letto
approvato e sottoscritto.
La
Commissione
-
Prof. Maurizio Tosi (Presidente)
-
Prof. Enrico Atzeni, membro
-
Prof. ssa Paola Guida, membro
-
Prof. ssa Alessandra Manfredini, membro
-
Prof. ssa Giuseppa Tanda (segretaria)
ALLEGATO
A)
Giudizi
sui titoli e sulle pubblicazioni:
1.
CANDIDATO: GIOVANNA BERGONZI
1. L’attività didattica svolta
Esercitatore
(1972-73); ricercatore confermato dal 15-10 1981; supplenza di Protostoria
europea (La Sapienza 1992-93); dal 1994-95 al 1998-99 affidamento di
Paletnologia presso l’Università di Macerata; nel 1997-98 affidamento di
Protostoria europea presso la Scuola Nazionale di Archeologia, Roma “La
Sapienza”.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Esercitatore
(1972-73); assegnista (1975-77); ricercatore confermato dal 15-10 1981 ad oggi.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Seminar fur
Vorgeschichte di Amburgo
Scavi
archeologici in 12 siti per lo più del
Bronzo e del Ferro, in Italia, a Narce, Ortucchio, Quattro Fontanili,
Palidoro, Broglio di Trebisacce, Frattesina, Alatri ecc.; all’estero, nel Jura.
Ricerche
topografiche a Roselle(1972) e a Ginostra-Stromboli (1997)
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
Borse di studio:
Università di
Roma (1973-74)
CNR (1974-75)
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Fa parte di un
gruppo di lavoro che cura la pubblicazione della necropoli di S. Lucia di
Tolmino.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna
iniziativa.
giudizi
individuali:
Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda
L’attività e la produzione
scientifica della candidata si sono concentrate, sin dall’inizio della
carriera, nel settore protostorico (con una sola eccezione, lo scavo a Fosso
del Cavaliere a Tor Vergata, del neolitico superiore), prima verso l’Età del Ferro, successivamente
anche verso l’Età del Bronzo.
Vari ma fondamentalmente collegati
dall’approccio scientifico scelto appaiono gli ambiti geografici: la Slovenia
(S. Lucia di Tolmino), Este, l’Italia
centrale (Roma, Roselle), l’Emilia Romagna,
l’Italia meridionale e l’Egeo.
Orientamento comune alle indagini è
lo studio, attraverso la tipologia dei materiali archeologici, degli aspetti sociali ed economici di comunità del Ferro e del Bronzo in un quadro
europeo di riferimento e secondo due differenti ottiche:
- indagini sulle
comunità, nelle loro interrelazioni, attraverso la documentazione offerta dalle
necropoli, per una definizione delle
loro caratteristiche socio-economiche (nn. 14-16, 22, 32, 34., 37-38);
- l’influsso
delle diverse tradizioni disciplinari (anglosassone, italiana e centro-europea)
nella metodologia di ricerca (nn. 31, 36).
I contributi presentati rivelano rigore metodologico, aspetti
originali ed innovativi, alta qualità espositiva, buona diffusione all’interno
della comunità scientifica.
Dal complesso delle attività e delle
pubblicazioni, tutte riguardanti il settore scientifico disciplinare a
concorso, emerge la figura di una
studiosa solidamente impostata e meritevole di essere presa in alta
considerazione ai fini dell’acquisizione dell’idoneità.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Gli
interessi della candidata sono orientati verso lo studio delle società
protostoriche, soprattutto nell’Italia centrale, con estensione all’area
adriatica (Emilia-Romagna); i lavori più recenti riguardano anche l’ambito
egeo.
E’
opportuno sottolineare come i suoi studi non si limitino all’analisi tipologica
ma, come ad es. nello studio delle necropoli, tendano ad ampliare il discorso,
nel tentativo di individuare strutture sociali tramite gli aspetti ideologici.
Risulta
attenta, in molti suoi scritti, all’attuale dibattito metodologico, consapevole
dei diversi indirizzi di studio e volta essa stessa alla ricerca di tipologie e
classificazioni basate su un’analisi ragionata dei contesti esaminati. Questa
consapevolezza si esplica anche nei suoi lavori sulla storia degli studi.
L’aspetto
più interessante della sua attività è quindi rappresentato dall’analisi delle
tradizioni di studi, dal loro impatto sugli studi attuali, con un’attenta
riconsiderazione dei vari approcci metodologici.
Anche
la sua attività di scavo, non amplissima, e che è stata regolarmente fatta oggetto
di pubblicazione, risente di queste rigorose premesse.
Per
quanto riguarda la didattica, la candidata tiene per affidamento il corso di
Paletnologia presso l’Università di Macerata a partire dall’inizio degli anni
’90.
Essa
possiede, pertanto, tutti i requisiti per concorrere alla procedura in corso,
dimostra piena autonomia di ricerca e va quindi considerata con la massima
attenzione ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
La candidata, laureata dal 1971, è
stata titolare di varie borse di studio nel corso degli anni ’70; nel 1978 è
risultata idonea al concorso per ispettore archeologo; dal 1981 è ricercatrice
all’Università di Roma “La Sapienza”. Nello stesso Ateneo ha svolto un’intensa
attività didattica, di supporto alla cattedra di Protostoria Europea,
disciplina che ha ricoperto per supplenza nell’a.a. 1992-93; dal 1994-95 è
supplente di Paletnologia presso l’Università di Macerata.
Presenta una cinquantina di titoli,
di cui una quindicina sono articoli o sezioni di volumi scritti in
collaborazione con altri autori a parti non distinte; il n. 24 è il testo
inedito di una conferenza.
Fin
dai primissimi lavori (la tesi di laurea, èdita poi nel 1981 – n. 14 -,
l’articolo n. 1 sul popolamento dell’area intorno a Roselle e la recensione n.
2) appaiono alcune di quelle che saranno le principali cifre della studiosa
(solo in parte indotte dalla scuola cui si è formata), ossia da una parte la
propensione per il dibattito teorico, i problemi metodologici e la discussione
sul concetto e sull’uso di “modelli” in archeologia e in antropologia, anche in
relazione con le tradizioni e la storia delle ricerche delle diverse regioni
considerate; dall’altra l’attitudine alla tassonomia e all’analisi tipologica,
che appare condotta dalla candidata sempre con straordinaria acribia, finezza e
sicurezza di metodo, e non è mai fine a se stessa, ma costantemente usata come
indispensabile strumento allo scopo di giungere alla ricostruzione storica o
alla determinazione della struttura sociale delle comunità.
La
prima delle due tendenze, evidente in svariati scritti, è evidente ad esempio
nelle collaborazioni con i “Dialoghi di Archeologia” (nn. 20-21 e 30-31).
Significativo a questo proposito anche l’articolo n. 35 sui confini nelle
società protostoriche, ampia rassegna di studi sulla protostoria egea, in cui
la storia della ricerca si allarga alla discussione del concetto di cultura;
particolarmente stimolanti, e illuminanti per delineare la figura della
studiosa, le osservazioni finali sulla necessità dell’integrazione fra diverse
tradizioni di ricerca e sull’importanza delle civiltà egee nel campo della
protostoria europea. Per la dott. Bergonzi la storia degli studi è tutt’altro
che un’attività descrittiva e acritica ma, come essa stessa illustra con
efficacia e lucidità nella recensione n. 48, dev’essere “un’occasione di
ripensamento della formazione degli strumenti concettuali che sono ... alla
base anche degli approcci odierni alla preistoria e all’archeologia”.
Quanto
alla tipologia usata a fini di ricostruzione dell’assetto sociale delle
comunità, una menzione particolare merita il volume n. 15, Necropoli e usi funerari nell’età del ferro, del 1981, sui corredi
funebri di Este e S. Lucia di Tolmino, ricerca di carattere pionieristico che
ha aperto e additato la strada ad una quantità di studi (che poi spesso hanno
fornito materiali per mostre, talora molto importanti, come quella triestina
del 1983 sulla preistoria del Caput Adriae): va rilevato che in quest’opera,
mentre l’analisi dei tipi e le loro associazioni sono frutto di un lavoro di
gruppo comprendente l’elaborazione di alcune tesi di laurea in Protostoria
europea, le sintesi risultano interamente dovute alla dott. Bergonzi, che ha
diretto l’intera attività di ricerca e ha tratto le conclusioni.
Compare
precocemente nella produzione della candidata anche l’interesse per l’àmbito
alpino, tardohallstattiano e celtico, che sarà determinante per il suo
successivo impegno nel campo della protostoria del Veneto e dei territori
altoadriatici. Dal punto di vista cronologico, le competenze della dott.
Bergonzi vanno dall’età del bronzo (con più specifica attenzione per il Bronzo
Finale) alla tarda età del ferro; quanto all’àmbito territoriale, i suoi
interessi si estendono dall’arco alpino all’Italia centrale sia adriatica che
tirrenica, alla Sibaritide, alla Daunia, quindi in pratica comprendono gran
parte dell’Italia protostorica, con ampie aperture verso le cerchie dell’Europa
centrale e occidentale e dell’Egeo. Tra gli svariati argomenti affrontati,
oltre alle analisi dei corredi, dei riti funebri e dell’ideologia funeraria
come mezzi per giungere a ricostruire la struttura delle società antiche, vanno
ancora ricordate le varie ricerche su classi di ceramiche dell’età del bronzo
(specialmente nell’àmbito della sua partecipazione agli scavi di Broglio di
Trebisacce), sulle pratiche di culto (nn. 32 e 37) e sui bronzi protostorici:
su quest’ultimo tema si vedano ad es. l’articolo n. 10, del 1979, in cui la
candidata analizza acutamente ripostigli e singoli esemplari di bronzi della
Toscana marittima, precorrendo anche in questo caso ricerche successive, e la
collaborazione al volume di autori vari n. 12.
Va
rilevato che in un buon numero di pubblicazioni, a partire dal n. 14, l’ampio
lavoro monografico sull’area a sud-est delle Alpi nel V sec. a.C., tratto dalla
tesi di laurea, poi nel n. 27 (circostanziato articolo sui contatti tra le
sponde adriatiche nella tarda età del ferro), ma anche nel n. 29 sulla ceramica
daunia in alto Adriatico, nel n. 38, ecc., l’autrice collega alcuni dei suoi
più importanti campi di ricerca (l’Etruria, il Piceno, l’arco alpino orientale,
ecc.), chiarendo connessioni, facendo risaltare differenze e mettendo a fuoco
problematiche che prima dei suoi studi erano state ignorate o trattate solo
marginalmente.
Lo
spirito critico proprio della candidata, estremamente acuto e lucido, evidente
nelle recensioni, che consistono spesso in contributi originali, in molti
lavori diventa severa autocritica, e si manifesta nell’estremo rigore
dell’argomentazione e nella tendenza alla essenzialità; ottima la qualità della
scrittura, sempre estremamente densa e decisamente superiore alla media delle
pubblicazioni archeologiche italiane. Va inoltre sottolineato che la dott.
Bergonzi non è mai ripetitiva, come invece accade a non pochi studiosi del
settore umanistico e come si riscontra spesso nelle produzioni di altri
candidati.
Per tutte le caratteristiche sopra
rilevate e per la completa rispondenza ai requisiti richiesti si ritiene che la
dott. Bergonzi sia degna della più alta ed attenta considerazione ai fini della
presente valutazione comparativa.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nata a Milano il
30.3.1949, laureata in Lettere a "La Sapienza" di Roma nel 1971, ha
di seguito operato in progressione e continuità nelle vesti di esercitatore,
borsista, assegnista, supplente di Preistoria e Protostoria. E' dal 1981
ricercatore confermato; dal 1992 ad oggi ricopre per affidamento l'incarico di
professore ufficiale nell'insegnamento di Protostoria Europea e di Paletnologia
presso le università di Roma e Macerata.
Presenta
ai fini valutativi 48 pubblicazioni, ma in 15 di esse, in collaborazione, ben
non si distingue l'apporto personale.
Gli
interessi della candidata vertono sul Neolitico e le età dei Metalli, per
l'intera estensione peninsulare, dall'arco alpino orientale, al centro Italia,
alla Daunia, con preminente ricaduta specie nei settori delle età del Bronzo e
del Ferro, nei quali matura notevole esperienza attraverso impegnate attività
di prospezione e scavo finalizzate all'esplorazione di centri abitati,
ripostigli, necropoli.
Danno
concreto e incisivo apporto allo studio delle società preistoriche italiane i
risultati di molteplici ricerche, tradotte poi in edizioni scientifiche che
molto si apprezzano per la chiarezza dell'espressione, l'essenzialità e il
rigore metodologico, la sicurezza delle classificazioni e delle analisi
tipologiche e stilistiche, l'apertura al dibattito teorico.
Risaltano
in particolar modo i contributi documentali e le sintesi offerte dagli scritti
su “Corredi funebri e gruppi sociali ad Este e S. Lucia” (in "Necropoli ed
usi funerari nell'età del Ferro" del 1981), sui ripostigli di bronzi della
Toscana marittima, sulle ceramiche dell'età del Bronzo a Broglio di Trebisacce,
ecc.
Il
complesso della produzione scientifica presentata depone per il possesso di una
piena maturità nell'uso degli strumenti e delle tecniche della ricerca, a cui
si associa l'attenzione vigile per il retroterra storico-culturale dei fatti
archeologici.
Si
delinea la figura di una studiosa seria e preparata che merita la più alta
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Giovanna
Bergonzi si è laureata a Roma in Protostoria Europea nel 1971 con una tesi
impostata sulla descrizione dei complessi materiali di quinto secolo a.C. nelle
Alpi sudorientali con Renato Peroni ed i suoi interessi scientifici sono
successivamente rimasti fortemente segnati
da questa prima esperienza che sembra aver determinato tutta la sua
attività professionale. Punto di riferimento di tutto il percorso scientifico
della candidata nei trenta anni successivi alla laurea sono stati indirizzati
allo studio descrittivo di insiemi di materiali soprattutto in associazioni
funerarie dell’età del Ferro nell’Italia centro-settentrionale, con preferenza
sul versante adriatico, “in gran parte nell’ambito delle attività didattiche
della Cattedra di Protostoria Europea” dell’Università di Roma La Sapienza, per
la quale ha coordinato il lavoro compilativo degli studenti del Professor
Peroni. Una studiosa diligente e fedele, solido anello del sistema gerarchico
multigenerazionale creato dal caposcuola romano per trasferire sulla
pre-protostoria italiana le metodologie classificatorio-cronometriche della
grande tradizione germanica guidata nel secondo dopoguerra da H. Mueller-Karpe.
La produzione scientifica della candidata, comunque molto misurata con 36 pubblicazioni (4 in lingua inglese = 10%)
sui 48 titoli presentati se si escludono 4 recensioni, una voce di enciclopedia
e note brevissime di 1-4 pagine spesso come coautore, è tutta diretta a
descrivere materiali per lo più metallici in ottemperanza alla complessa scala
di valori significanti elaborata dei suoi maestri per la cultura materiale. Una
straordinaria coerenza di produzione che pur nella bassa intensità dell’impegno
scrittorio ha tenuta alta la bandiera del più corretto inquadramento
descrittivo dell’Italia adriatica tra Daunia ed Alpi Orientali . Gli studenti
dell’Università di Macerata dove la candidata insegna dal 1993
“continuativamente fino ad oggi” ne
hanno sicuramente tratto vantaggi considerevoli, protetti da qualunque
infezione del morbo anglosassone della modellistica sociale e dell’analisi critica dei contesti. Anche nei lavori su
temi più esposti a scivolamenti sull’elaborazione di concetti socioeconomici,
come la ricostruzione di ranghi e gerarchie sociali dai corredi funerari (e.g.
nn 15, 16, 22, 45), gli scambi economici (e.g. nn 32, 43, 44, 47), le
produzioni specializzate artigianali (e.g. nn 18, 26, 43, 44 ) o l’interferenza culturale (e.g. nn 29,
35) la candidata ha saputo risolvere i quesiti che tanti suoi contemporanei si
sono posti con lodevole disimpegno, evitando ogni serio approccio teorico nella
ricerca delle risposte, e senza mai deflettere da una sana aderenza ai fatti.
Forse proprio
per evitare imbarazzanti quesiti e possibili deragliamenti dai binari del suo
percorso metodologico la candidata ha anche ridotto al minimo il suo impegno
sul campo, particolarmente a partire dal 1982, anno dopo il quale è registrata
nel suo curriculum soltanto una ricognizione di superficie nell’isola di
Stromboli.
Se fedeltà ed
ubbidienza devono essere titolo di merito non soltanto per soldati ed uomini di
chiesa, ma anche nella scienza, allora la candidata merita senz’altro il
massimo della considerazione. In caso contrario non si vede proprio perché la
Dottoressa Bergonzi debba essere promossa a professore associato.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
2.
CANDIDATO: ELISABETTA BORGNA
1. L’attività didattica svolta
1992/93 e
1994/95, contratti integrativi Scuola di specializzazione di Trieste
1996/97,
1997/98, 1998/99, contratto sostitutivo per Archeologia e Antichità egee.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Nessuno.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
1994, ricerche
in Grecia, presso la Scuola Archeologica di Atene
1996, soggiorno
presso il Romisch-Germanisches Zentralmuseum
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
Borse:
- 1988, Ecole
Française de Rome
- 1989-91: MURST
per la specializzazione, a Roma “La
Sapienza”
- 1993, borsa di
perfezionamento presso Scuola Archeologica di Atene
- 1995, borsa
CNR, Lubiana e Vienna
-
febbraio-marzo1996, Visiting Scholar Dipartimento di Archeologia, Università di
Cambridge
- 1998/99 Ludwig
Maximilian Universitat di Monaco di Baviera
- 1998,
Dottorato di ricerca, presso l’Università di Roma “La Sapienza” (Festòs, scavi
1955)
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Partecipante
progetto studi dei bronzi “Grotta delle Mosche” (Slovenia) in collaborazione
con l’Università di Lubiana e con la Soprintendenza Archeologica Friuli-Venezia
Giulia
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna attività
Altro:
cultore della
materia: 1986-87, “Civiltà egee” e “Storia delle Civiltà Preclassiche”,
Università di Trieste; 1994-95: Preistoria e Protostoria, Università di Udine
giudizi
individuali:
Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda
La candidata ha presentato 14
pubblicazioni (tratte da un elenco di
41 lavori) costituite da monografie (nn. 1-3) ed articoli (nn. 7-8, 10-18),
riguardanti due filoni di ricerca:
- le civiltà
egee (nn. 1, 7, 12-14, 17-18);
- la protostoria
del Friuli-Venezia Giulia (nn. 2-3, 8, 10-11, 15, da sola; n. 16 in
collaborazione).
Tutti i lavori appaiono ben
impostati sul piano metodologico, rigorosamente condotti e di alta qualità
espositiva, per cui la candidata merita
di essere presa in considerazione ai fini della presente procedura di
valutazione.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
La
candidata si presenta con una personalità internazionale, per le borse di
studio ottenute ad Atene, la frequenza di corsi a Monaco e a Cambridge.
Conseguentemente, molti dei suoi lavori sono in inglese o in tedesco.
La
candidata presenta, nei suoi lavori, un vasto campo di interessi, anche se in
gran parte legati all’Italia nordorientale. Lavori di un certo respiro,
pubblicati dall’Accademia dei Lincei, sono quelli su “L’arco e le frecce nel
mondo miceneo”, con relativa, ampia indagine su materiale iconografico e
letterario, e quello sul “Ripostiglio di Madriolo presso Cividale”, in cui
viene edito, per la prima volta in modo completo, un complesso di materiali
depositati presso vari musei; al di là della semplice descrizione, vengono
prese in considerazione i modi di estrazione e le probabili vie di traffico che
attraversavano l’alto Adriatico.
Anche
nel volume “Pozzuolo del Friuli I”, una larga parte è dedicata, a cura della
candidata, alla descrizione del materiale rinvenuto ma anche all’analisi
funzionale dello stesso e alla sua interpretazione.
Anche
le pubblicazioni minori riflettono un interesse per argomenti vari, in alcuni
casi legati ad aspetti particolari del mondo miceneo, in altri alla lettura e
interpretazione dell’iconografia.
Accanto,
brevi pubblicazioni sull’archeologia regionale (settori di un catalogo di
museo, resoconto di uno scavo a Pordenone, ecc.,) legano la candidata
all’ambiente in cui opera.
Per
gli spunti interessanti del suo lavoro, per l’apertura verso problemi di ampio
respiro, la candidata può ben essere considerata ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
La
candidata, dopo la laurea (1986), ha studiato con eccezionale applicazione e
con impegno costante, conseguendo la specializzazione in Paletnologia presso la
Scuola Nazionale di Archeologia dell`Università di Roma “La Sapienza”, il
perfezionamento ad Atene, il dottorato di ricerca ancora all’Università di
Roma, vincendo varie borse di studio che le hanno permesso altri soggiorni di
studio in Italia e all’estero, partecipando a numerosi scavi in Grecia e in
Italia e a progetti di ricerca e editoriali, collaborando a periodici ed
enciclopedie, ecc. Ha svolto un’intensa attività didattica, presso la Scuola di
Specializzazione in Archeologia dell’Università di Trieste e presso
l’Università di Udine, dove ha ricoperto per tre anni a contratto
l’insegnamento di Archeologia egea. Dall’aprile 2000 è ricercatore di
Archeologia e antichità egee presso il Corso di laurea in beni culturali della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell`Università di Udine.
La sua produzione, che si
avvicinando alla quarantina di titoli (ne presenta quattordici), comprende
quattro monografie - tre presentate -, un volume edito e vari articoli talora
molto ampi e sostanziosi (v. quello su Ancile
e arma ancilia e quello sui ripostigli micenei); gli argomenti trattati
sono relativi alla protostoria egea e alla protostoria italiana, con
particolare riguardo per le regioni altoadriatiche fino all’Istria e con
costante attenzione per i rapporti con l’Europa centrale e centrorientale.
Svariate e complesse le
problematiche affrontate dalla Borgna, specialmente nell’àmbito dell’età del
bronzo ma con ottima conoscenza dell’età del ferro (v. nn. 8, 10, 15), dalle
armi micenee (la monografia sull’arco e le frecce, èdita dall’Accademia dei
Lincei - n. 1 -, segna una tappa importante nella storia dell’armamento egeo)
alla ceramica, sia italiana che egea (terminologia, tipologia, sequenze
cronologiche, analisi di tipo funzionale), ai bronzi, usati come indicatori di
importanti vie di traffico ma anche colti nei loro valori simbolici. La
solidità d’impianto dell’attività di analisi e di classificazione tipologica
della candidata si manifesta allo stesso livello nei diversi àmbiti in cui ha
condotto le sue ricerche e si coniuga con un’ugualmente robusta capacità di
sintesi nelle conclusioni, sempre illuminanti, dei suoi scritti.
I due lavori a carattere monografico
sui “pani a piccone” circolanti nel Bronzo Finale tra le regioni transalpine e
l’Italia (n. 2) e sul complesso ceramico del Bronzo Recente di Pozzuolo del
Friuli (n. 3) costituiscono ormai dei modelli e dei passaggi obbligati per
quanti lavorano sulla protostoria del Nord-Est. Analogamente, nell’àmbito degli
studi di protostoria egea la Borgna sta assumendo una posizione di notevole
rilievo, riconosciuta anche all’estero, in particolare - nella fase attuale
delle sue ricerche - per lo studio dei complessi di ceramica micenea rinvenuti
a Creta e per i rapporti intercorsi tra Micenei e Cretesi verso la fine
dell’età del bronzo.
Vanno segnalate la sensibilità e
l’attenzione per i problemi metodologici e per le recenti acquisizioni
dell’archeologia postprocessuale, specie per quanto concerne lo scambio
cerimoniale: in quest’àmbito la candidata esercita con particolare rigore il
suo acume critico e consegue alcuni dei suoi risultati più interessanti (v. ad
es. nn. 14 e 18). Va infine sottolineata la capacità della candidata di
muoversi con pari competenza nei due settori della protostoria italiana e della
protostoria egea.
In considerazione della eccezionale
mole di lavoro svolto in un periodo di meno di 15 anni, del modo brillante e
originale di affrontare i problemi e di proporre soluzioni, della congruità dei
titoli presentati, la candidata appare degna di grande considerazione ai fini
del presente concorso.
Commissario: Prof.
Enrico Atzeni
Nata
a Trieste il 15.6.1962, laureata in Lettere a Trieste nel 1986, ha conseguito
nel 1991 il diploma di specializzazione in Paletnologia e nel 1998 il Dottorato
di Ricerca presso l'università "La Sapienza" di Roma; ha partecipato
a scavi in Italia e in Grecia; ha svolto notevole attività didattica a Trieste
e Udine, dove per tre anni per contratto
ha insegnato Archeologia Egea.
Presenta
ai fini valutativi 14 pubblicazioni, comprendenti 3 monografie, nelle quali
rivela una approfondita conoscenza specie della protostoria adriatica, egea ed
italiana che viene raffrontata alle coeve fasi europee centrali ed orientali.
Si distinguono, per i cospicui apporti conoscitivi e sicuri riferimenti
crono-culturali, le classificazioni tipologiche e gli studi comparativi degli
armamentari micenei, dei bronzi e delle ceramiche egee; di particolare
interesse l'inquadramento dei contesti ceramici micenei nell'isola di Creta, e
l'acquisizione degli scambi tra Micenei e Cretesi nel Bronzo finale.
Preziosi
ed essenziali contributi sulle fasi del Bronzo recente e finale del
Friuli-Venezia Giulia sono offerti dalle monografie relative al complesso di
ceramica di Braida Roggia-Pozzuolo (Udine) e alla diffusione dei "pani a
piccone" del ripostiglio di Madriolo (Cividale).
Dalla
produzione scientifica presentata emerge un profilo di raggiunta maturità, di
consapevole affidamento a strumenti di ricerca affinati; pertanto la candidata
è meritevole di attenta considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
La dottoressa Elisabetta Borgna
presenta 19 titoli a stampa su un elenco complessivo di 31, esclusi dieci
contributi minori che la stessa candidata ha separato. Dei diciannove
presentati ben quattro sono monografie redatte in solo cinque anni. Anche se
non si discostano da una impostazione principalmente descrittiva, sono opere di
buona qualità che segnalano la serietà di impegno del candidato particolarmente
nell’ambito della sua area di specialità geografica, il Friuli.
La candidata ha inoltre una buona
percezione delle tematiche storiche e culturali più complesse, come emerge dai
contributi sulla civiltà micenea presentati per il giudizio (nn 1, 7, 12-14,
17, 18, 20, 22). Apprezzabile tra questi il saggio in elenco con il n. 18,
sulla circolazione della ceramica nello scambio cerimoniale nel Tardo Minoico
III che rivela una buona conoscenza della letteratura antropologica. E’
evidente che la Dr.ssa Borgna ha saputo utilizzare al meglio conoscenze
linguistiche e soggiorni all’estero per crescere intellettualmente ed uscire
dalla dimensione locale così cara a tanti suoi colleghi preistorici
italiani. Si tratta, anche a giudicare
dai titoli ancora in corso di stampa dell’elenco, di una studiosa molto
promettente che merita senz’altro attenzione.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
3.
CANDIDATO: MAURO CALATTINI
1. L’attività didattica svolta
Università di Siena:
Esercitazioni di
antropometria (corso di Antropologia);
di tipologia litica (Paleontologia umana),
di tecniche di scavo archeologico;.
Modulo per il
corso di Paleontologia umana e Paletnologia (anni 1993/94; per Paleontologia
umana (anni 1995/96, 1996/97-1998/99).
Università di Venezia :
Supplenza di
Paletnologia 1992/93.
Università della Tuscia:
Supplenza di
preistoria e Protostoria europea (1995/96) e di Ecologia e Archeologia del
Paleolitico (1996/97-1998/99).
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Ricercatore dal
2/05/1983.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Attività di
scavo con funzioni direttive o condirezione o partecipazione.
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
Nessuno.
5. L’organizzazione, direzione e coordinamento
di gruppi di ricerca.
Direzione scavi
Macchia a Mare (1982), Riparo delle Scalucce (1988 e 89), Grotta delle Mura
(1985-1999).
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna.
Altri titoli
Supplenza di
Antropologia anni 1993/94 e 1995/96
(Scienze Naturali).
Modulo didattico
per il corso di Antropologia (Scienze
Naturali).
Membro Società
Toscana Scienze Naturali e I.I. P.P.
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
Il candidato presenta 29 pubblicazioni a stampa, su un elenco di 51,
costituite da articoli (16 da solo, 14 in collaborazione con altri, 10 con
apporto non definito: i nn. 3-4, 10-11, 14, 19, 21-22, 26 e 33), frutto di
un’ininterrotta attività di ricerca dal 1978 ad oggi.
L’ambito di ricerca prevalente è la
Regione Puglia, con aperture importanti
verso l’Italia settentrionale (Alba-Borgo Moretta-Cuneo; Passo del Piccon/Monti
Lessini-Verona) e centrale (Colle Val d’Elsa-Siena), nel tentativo di
individuare rapporti culturali.
La tematica è l’industria litica
studiata in un ampio arco cronologico
posto tra il Paleolitico inferiore e l’Eneolitico.
L’uso
della tipometria e della tipologia (metodi Bordes e Laplace) hanno consentito
al candidato di individuare alcuni
aspetti inediti delle industrie acheuleane del promontorio garganico (nn. 17,
19, 21).
La medesima metodologia applicata ai
materiali rinvenuti a Grotta delle Mura (Monopoli-Bari), nel corso di numerose
campagne di scavo, ha portato alla definizione sia di un aspetto culturale non
osservato in precedenza sia di una sequenza culturale dal Paleolitico medio, al
Superiore, all’Epigravettiano antico e finale, al Mesolitico (nn. 40, 43,
46-47).
Le industrie litiche del Neolitico
dei siti di Vieste (nn. 12-13), Villa Comunale di Foggia (n. 10), Pozzo del
Corriere-Peschici (n. 45), Alba-Borgo Moretta-Cuneo (n. 38 ) e dell’ Eneolitico
di stazioni all’aperto del Gargano area centro-settentrionale (fase di Monte
Grande: nn. 3-4, contributo non definito sul piano individuale), di Molino di Mare (fase di Macchia a Mare: n.
15), Malanotte (fasi di Piano Conte e Laterza: nn. 9) sono studiate con
padronanza di metodo.
I problemi della metodologia di
studio del campignano sono oggetto del lavoro n. 5, che risulta essere un contributo originale ed innovativo.
La produzione scientifica del candidato appare nel
complesso impostata con coerenza e rigore metodologico e con aspetti originali.
Il candidato, pertanto, è degno di qualificazione per acquisire l’idoneità nel Gruppo disciplinare
a concorso.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Il
candidato, ricercatore all’Università di Siena, ha sempre svolto attività
didattica di supporto (seminari ed esercitazioni) presso lo stesso Ateneo. Ha
avuto supplenze di insegnamento a Venezia e Viterbo.
E’
responsabile delle pubblicazioni informatizzate dell’industria litica
denominate “Archivio di tipologia analitica”.
Presenta circa
cinquanta lavori, dei quali quasi la metà in collaborazione con altri autori.
Suo
principale interesse è la produzione litica dell’area garganica, con lo studio,
quasi esclusivamente tipologico, dei materiali: cronologicamente, il suo
interessa spazia dal paleolitico al neo-eneolitico, particolarmente legato
quest’ultimo al fenomeno campignano.
Gli
articoli, pur se di indubbio interesse, non superano quasi mai il livello
descrittivo , non raggiungendo quindi un sufficiente grado di elaborazione
Comunque
la continuità dell’impegno scientifico e didattico e la congruenza dei temi
trattati con il settore relativo fanno sì che il candidato possa essere
considerato ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Il candidato, laureato in Scienze
Naturali nel 1977 e ricercatore dal 1983 all’Università di Siena, fin dalla sua
entrata in ruolo ha tenuto esercitazioni e moduli d’insegnamento presso lo
stesso Ateneo e supplenze nelle Università di Siena, Venezia e Viterbo dal
1992-‘93. Nello stesso periodo ha partecipato a vari scavi preistorici e di
alcuni è stato direttore o condirettore. Dal 1983 è responsabile della
pubblicazione dell’Università di Siena intitolata “Archivio di tipologia
analitica”, di cui già aveva curato i volumi 9 e 10 del 1981 e ‘82 (nn. 8 e 9
dell’elenco dei titoli).
Ha pubblicato una cinquantina di
lavori e ne ha presentati circa trenta, dei quali undici in collaborazione con
altri studiosi a parti non distinte. Nei suoi articoli il dott. Calattini,
coerentemente con la sua formazione, si occupa soprattutto di industria litica,
argomento che ha trattato approfonditamente, conducendo analisi di carattere
sia tipologico che tipometrico, in relazione alle diverse fasi del Paleolitico,
del Mesolitico, del Neolitico antico e medio, fino all’Eneolitico. Gli àmbiti
geografici in cui egli conduce le sue ricerche e i suoi studi sono la Puglia (e
segnatamente il promontorio garganico), cui è dedicata la grande maggioranza
dei suoi scritti, e in misura molto minore la Toscana (cfr. n. 11, in
collaborazione con Attilio Galiberti, e nn. 28-30).
Appare rilevante l’indagine
sistematica che egli sta svolgendo, partendo da dati da lui stesso raccolti sul
terreno (ad iniziare dal 1985), nella Grotta delle Mura presso Monopoli, dove
ha lavorato ininterrottamente negli ultimi quindici anni riuscendo a definire
aspetti riferibili al Paleolitico superiore non noti in precedenza.
Significativi sembrano anche i risultati conseguiti in équipe in complessi
all’aperto del Gargano, ricchissimi di litica: questi studi, in parte ancora in
corso, hanno consentito di mettere in luce industrie attribuibili
all’Acheuleano arcaico.
Per la serietà e la continuità
dell’impegno scientifico e didattico, l’apporto originale nel campo degli studi
di litica e per la congruenza dei temi con il settore scientifico-disciplinare
L01Y, il candidato va tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Enrico
Atzeni
Nato
a Colle Val d'Elsa (Siena) il 28.7.1952, si laurea nel 1976/77 nella Facoltà di
Scienze Naturali di Siena, dove dal 1986 è ricercatore confermato presso il
Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti. Ha sviluppato attività
didattiche e supplenze di Paletnologia, Protostoria Europea ed Ecologia e
Archeologia del Paleolitico presso le Università di Siena, Venezia, e della
Tuscia (Viterbo). Ha condotto cospicue attività di ricerca e scavi su tutto
l'arco della preistoria, dal paleolitico inferiore all'eneolitico, con
particolare propensione verso le analisi tipologiche e tipometriche delle
industrie litiche. E' responsabile della collana "Archivio di tipologia
analitica" presso l'Università di Siena.
Porta
a valutazione 50 pubblicazioni, di cui 20 in collaborazione, relative a
indagini paletnologiche effettuate in Piemonte (Neolitico di Alba), in Toscana
(Paleolitico superiore: Grotta del Sambuco-Grosseto), soprattutto in Puglia nel
promontorio del Gargano (Grotta delle Mura), in grotte e stazioni all'aperto,
con risultati ricchi di acquisizioni inedite su complessi litici riconducibili
ad orizzonti dell'Acheuleano arcaico, del paleolitico inferiore, del
mesolitico, del Campignano, del neolitico.
La
produzione scientifica presentata con limpidezza espositiva ed equilibrio di
giudizio, testimonia la continuità e serietà del lavoro di ricerca e il
conseguimento di un buon livello di maturazione. Il candidato merita
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Il candidato è ricercatore
dal 1983 presso la Sezione di Preistoria del Dipartimento di Archeologia
dell’Università di Siena ed afferisce negli interessi scientifici e nelle
metodologie di lavoro alla scuola dei preistorici toscani che in A. Palma di
Cesnola ha il suo caposcuola. Della scuola toscana condivide la grande serietà
di impostazione multidisciplinare e l’approccio sistemico che fa perno sull’evoluzione
formale dello strumento : ottimi gli apparati illustrativi e le architetture
descrittive, assenti per contro le analisi funzionali e la ricerca di modelli
esplicativi dalle scienze sociali. A conferma dei suoi impegni in tale
impostazione Dr. Calattini è infatti anche l’editor di “Archivio di Tipologia
Analitica”.
Notevole
e senz’altro encomiabile la sua attività sul campo, svolta quasi tutta nel Gargano, dove ha coperto tutti i periodi
dei giacimenti preistorici, dal Paleolitico inferiore all’eneolitico. Spicca
per ampiezza di interessi e diversità di interventi la ricerca sulla Grotta
delle Mura, presso Monopoli in provincia di Bari, durata per quasi un decennio
dalla fine degli anni ottanta. Il sito è trattato in 15 contributi sui 48
presentati (nn 18, 24, 27, 31, 32, 34-37, 40-43, 48, 47). Purtroppo si tratta
per lo più di brevi note e manca ancora una presentazione monografica, o
comunque più estesa, che utilizzi l’importante documentazione della Grotta per
un’analisi anche solo descrittiva della transizione mesolitica in una regione
così importante per capire l’inizio del Neolitico in Italia.
Restano comunque apprezzabili nell’opera del candidato la
serietà del’impegno, la competenza tecnica e la continuità del suo lavoro.
giudizio
collegiale:
A
giudizio della Commissione il candidato è studioso e docente di grandi capacità
sebbene non abbia ancora raggiunto una piena maturità.
4.
CANDIDATO: ISABELLA CANEVA
1. L’attività didattica svolta
Università di
Roma “La Sapienza”
1993-1995, supplenza
di Etnografia preistorica dell’Africa;
dal 1994
incarico di Preistoria e Protostoria dell’Asia, Scuola di Specializzazione in
Archeologia Orientale dell’Università di Roma;
Università Ca’ Foscari di Venezia:
dal 1995
incarico di Preistoria del Vicino e Medio Oriente;
membro di giuria
Tesi Dottorato 3° ciclo Université Lumière de Lyon (Francia);
tutor Tesi di Master,
Università di Istanbul.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
1970-74,
borsista
1974-1981, contrattista
dal 1981 ad oggi
ricercatore confermato
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Una cinquantina
di scavi in Italia e all’Estero;
soggiorni di studio in Turchia, Francia, Germania, Svizzera, Gran
Bretagna, Stati Uniti;
in particolare:
Estero:
1968-1970,
soggiorno in Turchia, frequenza corsi di specializzazione e partecipazione
scavi archeologici
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
Nessuno.
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Estero:
dal 1985 ad
oggi: direttrice Missione Ricerche preistoriche in Egitto e Sudan;
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Italia:
responsabile
gruppo ricerche CNR per analisi industrie litiche del Vicino Oriente
dal 1989
condirettrice, in collaborazione con l’Università di Istanbul, progetto scavi Mersin-Yumuktepe-Cilicia e
Cayonu-Anatolia orientale (Diyarbakir);
dal 1999
corresponsabile, con le Università di Istanbul e di Teleilat (Turchia
sud-orientale) ed Hsayyed (Giordania settentrionale);
Altri titoli
Diploma della
Scuola Superiore di Biblioteconomia del Vaticano;
Vincitrice premio
internazionale M. Schiff Giorgini (progetto necropoli meroitica Sudan);
organizzazione
III International “Pre-Pottery Neolithic Chipped Lithic Industries” (Venezia,
2-5 novembre 1998);
organizzazione
Congresso Studi Nubiani (Roma 2000);
membro: vari comitati
(redazione “Origini” ed “Anatolia Antiqua”; Consiglio direttivo International
Society for Nubian Studies, Istituto Italiano Paleontologia Umana, Centro di
Ricerche Sahara Antico, Società italiana di Etnoarcheologia, Société pour
l’Etude des Cultures Prépharaoniques de la Vallée du Nil.
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
La
candidata presenta 30 pubblicazioni a stampa (scelte tra le 101 finora edite),
costituite da 2 monografie (nn.1,7) e
28 articoli (di cui 15 da sola, 13 con altri).
In
questa vasta produzione s’individuano 3 ambiti geografici: il Sudan, l’Egitto,
la Turchia.
La
candidata, dopo un inizio dedicato allo studio del materiale litico del Fayum
(n. 1), concentra le sue ricerche nel sito di Geili nel Sudan (nn. 3-4) e
dell’area centrale sudanese (nn. 10, 14), secondo un approccio
interdisciplinare.Tra gli obiettivi della studiosa è non solo la ricostruzione
dei vari aspetti culturali (nn. 2, 5), tra cui quello funerario (n. 16), ma
anche l’interpretazione dei dati di scavo nel quadro delle interrelazioni
uomo-ambiente, per ricostruire il processo di trasformazione delle comunità del
Mesolitico dall’economia di caccia e raccolta all’economia pastorale di
produzione (nn. 4, 10).
Secondo
il medesimo approccio la candidata contemporaneamente si rivolge con scavi e surveys alle indagini nell’Alta Valle
del Nilo (nn. 6, 11-12, 20-21, 25), arrivando ad individuare analogie di
modello culturale.
Meno
ricca ma non meno rigorosa è la produzione relativa alle ricerche condotte in
Turchia, nei siti di Mersin-Yumuktepe-Cilicia e Cayonu-Anatolia orientale
(Diyarbakir) (nn. 18-19).
Attenta
ai problemi teorici di metodologia (nn. 4, 15, 20, 26) la candidata si distingue per i contributi originali ed
innovativi, meritando un’alta qualificazione per ottenere l’idoneità.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Suo
principale interesse è la preistoria dell’Africa e del Vicino Oriente, come
dimostrano i suoi più importanti lavori, a partire dal volume di Origini
dedicato al sito di Saggai (Sudan). Qui la candidata coordina la pubblicazione
dei risultati di una vasta équipe di collaboratori: sono a sua firma la
presentazione dello scavo, le considerazioni sulla cronologia assoluta, la
classificazione della ceramica. Si nota nella produzione della candidata una
particolare attenzione ai problemi di terminologia e di classificazione dei
materiali archeologici ed emerge inoltre la scrupolosa cura prestata nel
recupero di tutti i dati utili ad una ricostruzione il più completa possibile del
contesto archeologico. L’interesse per le tecniche di decorazione della
ceramica conduce la candidata ad effettuare attività sperimentali per
l’individuazione degli oggetti utilizzati in passato per effettuare i diversi
motivi decorativi.
E’
inoltre editor di un volume
della serie BAR (1988) sul sito di Geili (Sudan), ove giunge a interessanti
conclusioni sugli adattamenti economici di questa comunità: anche in questo
caso coordina un gruppo di specialisti e appare sempre evidente il suo
interesse per la ricostruzione paleoambientale. Stimolanti sono anche le
osservazioni sul divenire delle società e i modelli di sviluppo proposti per le
comunità sudanesi.
Le
ricerche di superficie condotte nella Valle dell’Alto Nilo indicano un
interesse per il territorio e tecniche
di indagine metodologicamente corrette.
Nello
studio dei manufatti, sia per quanto riguarda la ceramica (11), sia per
l’industria litica (23) (27), questi non vengono considerati solo dal punto di
vista tipologico, ma se ne tenta una analisi funzionale, e quindi
un’interpretazione più ampia, con più chiavi di lettura.
Tra i lavori più
recenti interessante è quello relativo alle nuove ricerche sull’importante sito
di Cayonu (Turchia).
La pubblicazione
in lingua inglese riflette l’internazionalità della produzione della candidata,
che partecipa attivamente al dibattito internazionale sui più attuali temi.
Pertanto si
ritiene la candidata degna della più alta considerazione ai fini della presente
procedura.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Laureata
a Roma in Paletnologia nel 1968 con una tesi di argomento egittologico,
borsista e poi contrattista sempre presso l’Università di Roma “La Sapienza”,
quindi ricercatore dal 1981, la dott. Caneva ha svolto un’intensa attività
didattica fin dal 1970, quand’era ancora borsista; poi, dall’anno accademico
1993-94, è stata ininterrottamente supplente di diverse discipline di àmbito
preistorico ed etnografico africano e asiatico presso le Università “La
Sapienza” di Roma e “Ca’ Foscari” di Venezia. Ha organizzato o partecipato
all’organizzazione di numerose mostre. Fin dal 1965 ha partecipato annualmente
a indagini sul terreno, dapprima in Italia - come studente - poi (dal 1972)
sempre tra il Nordafrica e l’Oriente. Quale direttore o condirettore di importanti
progetti di ricerca, ha acquisito una rilevante posizione in àmbito
internazionale; tra l’altro è subentrata, nel 1985, a S. Puglisi nella
direzione della Missione per Ricerche Preistoriche in Egitto e Sudan. Dirige
attualmente imprese di scavo e di ricognizione in Cilicia e in Turchia
orientale, ed è corresponsabile di progetti internazionali di salvataggio di
siti del Neolitico preceramico in Turchia e in Giordania.
Dal
ricchissimo curriculum e dal centinaio di pubblicazioni elencate (per la
presente prova di valutazione comparativa ne ha selezionate 30, in buon numero
redatte in inglese, di cui 13 in collaborazione con altri studiosi, in vari
casi a parti a parti distinte o distinguibili), si inferisce la personalità di
una studiosa preparata, brillante e autorevole, attiva da un trentennio nel
settore dell’archeologia preistorica del Vicino Oriente e del Nordafrica, che
si muove con grande sicurezza in campo internazionale, grazie anche alla
conoscenza di numerose lingue.
Con
la scelta dei suoi scritti la candidata ha voluto evidentemente offrire un
quadro complessivo e compiuto delle sue attività e dei suoi orientamenti
metodologici, a cominciare dal primo lavoro, a carattere monografico, tratto
dalla tesi di laurea (n. 1) - un’acuta e accurata analisi degli attrezzi litici
usati per la produzione di vasi in alabastro in una stazione-officina
protodinastica individuata nel bacino del Fayum -, fino ai risultati delle
indagini più recenti, in cui s’intensifica l’interesse per i progetti
interdisciplinari e per l’applicazione di metodi matematici, per quelli mutuati
dall’etnologia, dalle scienze naturali, ecc. e per i problemi archeometrici.
Gli
ambiti di ricerca meglio rappresentati nella sua produzione sono quelli
sahariano e sudanese: l’attività di scavo e di ricognizione della dott. Caneva,
iniziata nel 1973 a el Geili e poi rivolta a vari altri siti, ha consentito di
chiarire gli sviluppi e le peculiarità della preistoria dell’alta valle del
Nilo e di definirne i rapporti col Sahara; di queste aree risulta delineata con
chiarezza la transizione da una lunghissima facies mesolitica, insolitamente
caratterizzata da insediamenti stabili, uso di recipienti ceramici e da una
integrazione della dieta con una sia pur limitata produzione agricola, ad un
Neolitico pastorale e nomadico.
L’altro
polo primario d’interesse della candidata è l’Anatolia, cui, dopo le prime
esperienze giovanili a Malatya, è tornata alla fine degli anni ‘80 e dove segue
due principali direttrici di ricerca: nella zona dell’alto Tigri (dove ha
svolto sia scavi sia ricognizioni di superficie che le stanno permettendo di
ricostruire un quadro organico dell’uso delle diverse parti del territorio nelle varie fasi) e sulla
complessa sequenza stratigrafica dell’importante sito di Mersin in Cilicia.
Nei
vari àmbiti in cui si muove, gl’interessi della dott. Caneva appaiono orientati
soprattutto al chiarimento dei grandi temi della storia dell’umanità, i
principali processi di trasformazione e i passaggi più critici come la
neolitizzazione, che indaga con mente aperta,
con grande padronanza di metodo e con spiccato senso critico. Fin dai
primi lavori risulta evidente la sua propensione verso l’interdisciplinarità e
l’applicazione delle metodologie più aggiornate.
Che
la candidata abbia raggiunto la piena maturità scientifica stanno a dimostrarlo
il lungo e costante impegno sia scientifico che didattico, l’ampiezza degli
interessi, l’importanza degli studi compiuti, la rilevanza degli obiettivi che
si prefigge, l’originalità dei risultati conseguiti e la posizione di rilievo
acquisita in campo internazionale. Pertanto si ritiene che la dott. Caneva sia
meritevole della più attenta e speciale considerazione ai fini della presente
prova di valutazione comparativa.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nata
a Venezia il 9.8.1945, laureata a Roma "La Sapienza" nel 1968, è dal
1981 ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze Storiche,
Archeologiche e Antropologiche della stessa Università. Svolge intensa attività
didattica e di ricerca. Direttore di importanti progetti internazionali,
nell'Africa del nord e nel Vicino Oriente, è oggi il responsabile della
Missione per Ricerche Preistoriche in Egitto e Sudan. Attualmente è impegnata
in ricognizioni e scavi in Cilicia e Turchia.
Presenta
ai fini valutativi 30 delle sue numerose pubblicazioni, tra le più
significative della sua maturazione in campo scientifico.
Appaiono
particolarmente interessanti le esplorazioni e gli scavi condotti nell'Alto
Nilo, sulle precoci fasi di sedentarizzazione mesolitica e antico-neolitica,
quelli condotti in Turchia, nell'Alto Tigri, e nel villaggio di Mersin in
Cilicia, nei depositi stratigrafici di un denso avvicendamento antropico e
culturale, lungo le linee di una precoce neolitizzazione.
Dal complesso
della sua impegnata e intelligente produzione aperta alle discipline ausiliarie
dell'indagine paletnologica, con ricchezza di originali risultati, emerge la
personalità di un'archeologa e di una studiosa competente e sicura apprezzata
in Italia e all'estero, la quale merita la più alta considerazione ai fini del
presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Laureatasi in Paletnologia a Roma nel
1968, la candidata si è
continuativamente occupata di preistoria dell'Africa nord-orientale e
del Vicino Oriente, svolgendo ricerche sul campo in Sudan, in Egitto ed in
Turchia, oltre che naturalmente in Italia. Altrettanto impegnativa risulta
l’attività didattica su tematiche di Preistoria Africana e del Vicino Oriente,
svolta senza interruzione all'interno dell'Istituto di Paletnologia
dell’Università di Roma "La Sapienza" fino al 1994, e a contratto dal
1995 presso l’Università di Venezia.
La candidata presenta una produzione
di 103 lavori a stampa, tutti di Preistoria dell'Asia e dell'Africa, con un
quadro complessivo di grande respiro, equamente ripartito tra Anatolia ed
Africa Nordorientale. Le linee di ricerca hanno compreso lo studio di entrambe
le fasi di transizione dell'evoluzione preistorica, conduttive dell'economia di
produzione e della società statale rispettivamente. Le ricerche in Anatolia
hanno rappresentato sia una fase formatrice e di confronto della candidata, utilmente preparatorie prima e complementari
dopo alle esperienze svolte dalla candidata nell'area nilotica, fulcro della
sua attività, dove la candidata svolge attività di ricerca dal 1972, e
successivamente, a partire dal 1994, con le ricerche congiunte a Cayonu e con
la ripresa degli scavi di Mersin in Cilicia. Dal 1985 dirige la Missione
Archeologica dell'Università di Roma in Sudan.Le esperienze della candidata si
estendono a tutto l'arco nilotico, dall'Egitto al Sudan
(3-5,8-12,14,16,18-21,26,28-32,34,35), raggiungendo un alto livello di
conoscenza delle dinamiche evolutive nei loro particolarismi regionali.
Non mancano riflessioni sulla controversa
questione delle connessioni con l'area sahariana nell'esame delle ceramiche a decorazione impressa (22,35). Nella
trattazione del materiale così come nello sviluppo creativo di ipotesi a
carattere storico ed antropologico, l'opera della candidata mostra notevole
maturità ed un'ottima capacità di sintesi che non è mai scaduta in una
superficiale "voglia di teoria". Nell'opera di maggiore impegno della
candidata, raccolta di memorie sullo scavo di el-Geili, pubblicata nella serie
B.A.R., è evidente il buon controllo dei dati archeologici e del confronto con
quelli naturalistici, riassunto nel capitolo conclusivo, "The History of a
Nilotic Environment: a Suggested Cultural Model" (pp. 359-77), in cui la candidata con coerenza di ragionamento
riconduce alla fenomenologia culturale
il complesso mosaico dei dati ambientali: un'operazione logico-formale che in
anni recenti, nonostante le buone intenzioni nelle introduzioni di tante opere
di preistorici, raramente riesce.
La
produzione scientifica della candidata riflette quindi non soltanto
un'eccellente continuità di impegno ma anche una rara maturità di esperienze,
riflessa nell'equilibrio nell'interazione tra raccolta di dati e loro
elaborazione in prospettiva teorica.
Vista la
produzione scientifica presentata dalla candidata si conferma un giudizio
altamente positivo
giudizio
collegiale:
A
giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
5.
CANDIDATO: GIUSEPPINA CATACCHIO
NEGRONI
1. L’attività didattica svolta
Università di
Milano
Lettere, Istituti di Storia Antica e
Archeologia
1970-71, addetto
alle esercitazioni alla cattedra di Paletnologia;
1970-81,
seminari, esercitazioni, commissioni d’esame, tesi di laurea;
dal 1981 ad oggi
commissioni d’esame e di laurea, nell’ambito di Archeologia e Topografia
dell’Italia Antica;
Politecnico,
Architettura
1998/1999-
1999/2000, incarico insegnamento di “Metodologia e tecnica della ricerca
archeologica”, e seminari presso la Scuola di Specializzazione in Restauro dei
Monumenti;
Dipartimento
di Informatica
tesi di laurea
Università del Piemonte orientale/Vercelli
Affidamento di
“Scienze Sussidiarie dell’Archeologia”;
Affidamento di
“Preistoria e Protostoria”;
Università di Roma “La Sapienza”
1988 e 1990,
correlatore di tesi
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri
Contratto quadriennale dal 1978 al 1980
Ricercatore
confermato dal 1980 ad oggi
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Segreteria
scientifica Gruppo di lavoro italo-polacco per lo studio dell’ambra;
Membro per
l’Italia della Commissione per lo studio dell’ambra nell’Antichità;
Scavi e ricerche
in Piemonte, Lombardia, Pavia, Toscana, Lazio e Puglia;
Direzione progetti
di ricerca C.N.R., comitato.08, comitato 15 (1997-2000);
Partecipazione a
convegni in Italia e all’estero;
Organizzazione
di Convegni al Museo di Manciano;
Mostre.
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
1972, Università
di Milano, borsa biennale di addestramento didattico e scientifico;
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Condirezione
Progetto italiano “Archeonet”-U. E.
Condirezione
Progetto “ImaGIS.I paesaggi dell’Etruria protostorica, C: E.E.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Altri titoli
Seminari
Accademia di Belle Arti di Brera
Seminario presso
la Scuola per la Valorizzazione dei Beni Culturali, a Botticino (BS)
Membro corpo
docente del XVI seminario sulla didattica dei Beni Culturali, Brescia 1995;
Corsi
professionali personale direttivo Musei lombardi locali, Regione Lombardia
Membro: IIPP dal 1972
Centro di Studi
Preistorici ed Archeologici, Varese dal 1970 al 1990
Centro per i
Beni Culturali e Ambientali della Lombardia dal 1976 al 1980
Sezione
Lombarda dell’Istituto di Studi Liguri dal 1977
Centro per la
rilevazione delle testimonianze materiali del popolamento dal 1982
Direttrice
scientifica Civico Museo Archeologico di Ischia di Castro (Viterbo)
Curatrice e
direttrice scientifica del Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del
Fiume Fiora, Manciano (Grosseto) dal 1977 al 1999
Presidente del
Centro Studi di Preistoria e Archeologia di Milano dal 1993
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
La
candidata presenta 112 titoli a stampa, tutti ricompresi nelle discipline del
gruppo a concorso, scelti su un totale di 173 lavori, comprendenti articoli,
cataloghi, notiziari, Atti di Congressi, guide, frutto di un’attività di
ricerca continuativa.
Gli
orizzonti culturali prevalenti di riferimento interessano un ampio arco
dall’eneolitico all’età del ferro.
Tre
sono le tematiche oggetto delle ricerche e della produzione scientifica:
l’ambra, la protostoria padana, la preistoria e la protostoria dell’Etruria.
All’ambra
sono dedicati 10 articoli (di cui 3 in collaborazione) e 2 cataloghi. Il tema
viene trattato con serietà, metodo e con aspetti originali secondo varie linee:
l’origine, la diffusione (nn. 3, 7), la
tipologia dei materiali, gli oggetti figurati (nn. 1, 4, 8), l’amberweb (n. 9).
Alla protostoria
padana fanno riferimento 15 lavori (3 in collaborazione) comprendenti edizioni
di materiali e di scavi, di strutture insediative, di una fornace (n. 25).
Problematiche più ampie sono affrontate nei nn. 13 (rapporti fra La Tène A e
Golasecca IIIA), 15 (fasi iniziali di Golasecca), 24 (fase antica La Tène); nelle
sintesi dei nn. 18-19, 22-23 (Bronzo
finale ed inizio dell’Età del Ferro nell’Italia centro-occidentale e
transpadana).
Una grossa mole
di lavori e di attività riguarda la preistoria e la protostoria dell’Etruria:
82 titoli (9 in collaborazione), tra cui, accanto ai cataloghi, ai notiziari,
alle guide, si enucleano 3 filoni: gli studi su Rinaldone (nn. 67, 74-81, 88, 103, 105 e 108); una
puntualizzazione del tardo Bronzo (n. 28), del Bronzo finale (nn. 68, 82, 89) e del passaggio dal Bronzo
al Ferro nella Valle del Fiume Fiora (nn. 64); i contributi agli Atti di 3
incontri di studio a Manciano; l’archeologia ambientale (nn. 106-17, 66, 101,
in collaborazione).
Elemento
distintivo dell’attività della candidata è il lavoro in équipe con approccio interdisciplinare e l’organizzazione di
mostre e convegni.
Aspetti
originali ed innovativi si rilevano a proposito delle ricerche sull’ambra e sulla Valle del Fiume Fiora.
Pertanto la candidata merita la qualificazione per ottenere l’idoneità nella
procedura in corso.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
La candidata ha
svolto incarichi didattici presso la Cattedra di Paletnologia dell’Università
di Milano e presso il Politecnico. Ha avuto affidamenti di insegnamento presso
l’Università del Piemonte orientale (Vercelli)
Gli interessi
della candidata spaziano dall’eneolitico all’età del Ferro e gli ambiti
geografici considerati sono l’Etruria e l’area padana.
Un argomento da
lei ampiamente trattato (in 10 articoli) è l’ambra, nei suoi molteplici aspetti:
analisi dei reperti, origine, vie di diffusione.
Nell’analisi
della protostoria padana vengono presi in considerazione problemi più ampi,
quali quelli relativi all’età del bronzo finale/ferro nell’Italia
settentrionale (18,19,22,23).
La maggior parte
della sua attività e delle sue pubblicazioni riguardano la preistoria e
protostoria della Etruria , in particolare della valle della Fiora, sulle orme
delle più antiche ricerche di Rittatore Vonwiller. Lo scavo di “Sorgenti della
Nova”, condotto in modo esemplare e ricco di risultati, è stato oggetto di
pubblicazioni e di articoli divulgativi (oltre ad un catalogo, relativo alla
mostra).
Nell’ambito
dell’Etruria ha promosso incontri annuali di studio a Manciano, curando poi
sempre la relativa edizione degli Atti. Ha curato e organizzato mostre e
convegni, oltre che l’allestimento di musei locali.
La candidata,
per la omogeneità e l’originalità della ricerca, merita di partecipare alla
idoneità nella procedura in corso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
La
dott. Catacchio Negroni ha un curriculum didattico e scientifico di tutto
rispetto, che dimostra come la sua presenza nel campo della protostoria
italiana sia stata ininterrotta, dal’anno della sua laurea in Paletnologia
(1970) ad oggi. Borsista e poi titolare di un contratto quadriennale di
ricerca, dal 1980 la candidata è ricercatore presso l’Università di Milano,
dove ha svolto anche una intensa attività didattica di supporto a corsi
ufficiali. Dal 1998-99 è titolare di insegnamenti presso l’Università del
Piemonte Orientale (Vercelli). La Catacchio Negroni ha inoltre esplicato
un’eccezionale attività di scavi (da lei diretti a partire dal 1976), di
ricognizioni, di organizzazione di progetti di ricerca, convegni, mostre,
allestimenti museali, ecc.; le sue iniziative hanno avuto spesso rilevanza
internazionale e, in genere, una notevole risonanza scientifica.
La
sua bibliografia è in linea col curriculum, contando 173 pubblicazioni; oltre
un centinaio quelle presentate al concorso. Va peraltro notato che in vari casi
sono numerati singolarmente diversi contributi ad un medesimo volume,
pertinenti allo stesso tema o a temi tra loro collegati: così ad es. i nn. dal
29 al 48, che possono compendiarsi in un volume èdito a cura della Catacchio
Negroni e in una serie di paragrafi o capitoli, talora molto ampi (v. il n.
32), e di schede di catalogo (i nn. dal 35 al 48) da lei redatte
sull’importante sito archeologico di Sorgenti della Nova. La stessa
osservazione si può fare per i nn. 50-63 (un volume èdito sul Museo di
Preistoria e Protostoria della Valle del Fiora a Manciano e, nella stessa
pubblicazione, una serie di studi specifici su argomenti relativi al territorio
considerato), per i nn. 76-81, 84-88, 89-98, ecc. Pur con questa osservazione
preliminare, rimane all’attivo della candidata un’imponente serie di
pubblicazioni su svariate problematiche, che la allinea tra gli studiosi più
produttivi e dotati del più ampio spettro di interessi tra quanti sono oggi
attivi nell’àmbito della protostoria italiana.
Non
più di quindici titoli sono redatti con altri studiosi; le collaborazioni si
intensificano negli articoli più recenti, in cui risulta accentuato l’interesse
(già del resto presente nella precedente produzione) per le ricerche
interdisciplinari, per l’uso di metodologie proprie delle discipline
scientifiche e di sistemi informatici applicati all’archeologia.
Alla
candidata va dunque riconosciuta una grande capacità di lavoro, che si è
esplicata soprattutto nelle ricerche sulla problematica dell’ambra, sulla
protostoria lombarda (dove essa spazia dalle varie fasi del Golasecca all’epoca
La Tène), sulla preistoria e protostoria dell’Etruria, settore in cui la
Catacchio Negroni ha profuso e sta tuttora profondendo una straordinaria
quantità di energie: ben note sono in particolare le sue indagini sul
territorio della valle del Fiora e sul sito di Sorgenti della Nova.
Il
risvolto negativo dell’ampia produttività della Catacchio Negroni è costituito
dallo scarso rigore osservabile talvolta nell’argomentazione, ad esempio
dall’uso alquanto disinvolto, metodologicamente discutibile e poco proficuo,
dei dati delle fonti letterarie (evidente sia nei primi che nei più recenti
lavori relativi alla problematica dell’ambra). Una certa tendenza alla
approssimazione, forse imputabile alla fretta, è rivelata da alcuni errori
materiali in cui talora la candidata incorre quando parla di argomenti a lei
scarsamente noti. Va rilevato che le debolezze dei suoi primi lavori si
riscontrano ugualmente nei più recenti.
Tuttavia
per la quantità di lavoro svolto, del tutto congruente con le discipline del
settore, per la serietà e per la continuità dell’impegno la candidata va
certamente tenuta in considerazione ai fini della presente valutazione
comparativa.
Commissario
Prof. Enrico Atzeni
Nata a Milano il
1.3.1941, laureata in Lettere a Milano nel 1970, borsista, contrattista,
ricercatore confermato dal 1980, ha svolto con continuità intensissima attività
didattica e di ricerca. E' per affidamento professore ufficiale nell'insegnamento
di "Metodologia e tecnica della ricerca archeologica", "Scienze
sussidiarie dell'archeologia", "Preistoria e Protostoria",
presso diverse sedi universitarie nazionali e in ambiti internazionali:
segretaria scientifica del gruppo di lavoro italo-polacco per le "Scienze
applicate all'archeologia ed alla tutela del patrimonio artistico", membro
per l'Italia della Commissione per lo studio della problematica dell'ambra
nell'Antichità (UISPP). Ha diretto numerosi scavi in Piemonte, Lombardia, Toscana,
Lazio, Puglia, riguardanti giacimenti e necropoli dello stadio culturale dei
metalli.
Delle
173 pubblicazioni prodotte ne presenta, ai fini del concorso, 112, 15 delle
quali in collaborazione. La sua produzione scientifica riguarda in particolar
modo la problematica dell'ambra, del suo commercio, della sua tipologia,
esposta in numerose pubblicazioni nelle quali si colgono interessanti
interpretazioni. La candidata si è altresì occupata di problemi inerenti le
culture di Protogolasecca, di Golasecca e di La Tène, dando indubbiamente un
contributo importante per la conoscenza delle loro caratteristiche e della loro
integrazione. Delle numerose campagne di scavo effettuate ha fornito relazioni
di buon livello: valga l'esempio della campagne alle Sorgenti della Nova (in
provincia di Viterbo), cui hanno fatto seguito la grande, omonima mostra da lei
organizzata e le varie edizioni del relativo catalogo.
Nel
campo della metodologia è interessante il lavoro "Produzioni del sapere
archeologico", di pretta impostazione storica.
Emerge dunque la
figura di una studiosa seria e ben preparata, per cui la candidata merita piena
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Laureatasi in
lettere nel 1970 e ricercatrice a vario titolo dal 1975 la candidata ha svolto
importanti ricerche su una pluralità di temi di ricerca fra loro diversi: la
problematica dell'ambra in età protostorica e il suo commercio fra il Baltico e
l'Italia, la protostoria dell'Italia nord-occidentale, con particolare riferimento
alla civiltà di Golasecca e alla civiltà gallica della seconda età del Ferro,
l'età del Rame in area tosco-laziale, il Bronzo Finale in Etruria. Il primo
filone di ricerca è stato condotto nel corso degli anni '70 in collaborazione
con G. Donato nell'ambito di protocolli di scambio con gli Istituti di ricerca
della Polonia e di un progetto che è culminato con la redazione del volume Studi e ricerche sulla problematica
dell'ambra (Roma 1975). E' apprezzabile in tutta la sua produzione
l'approccio interdisciplinare che ha coniugato l'indagine archeologica, lo
studio delle fonti antiche e le analisi archeometriche per le determinazioni di
provenienza. Come nota negativa è da evidenziare come molti dei lavori condotti
su questo tema sono inutilmente ripetitivi. Emergono purtroppo anche alcune
ingenuità metodologiche, quando si accenna all'esistenza durante la
Protostoria, ad esempio nel Canton Ticino, di "centri di mercato"
dell'ambra, il che sembra annullare tanti anni di dibattito teorico sull’economia
pre-industriale nato intorno ai saggi di K. Polanyi ancora negli anni cinquanta
e sessanta
Il secondo importante filone
di ricerche concerne la preistoria e protostoria dell'Etruria e si concentra in
particolare sulla media-alta valle del fiume Fiora, dove da più di vent'anni la
candidata opera con scavi, mostre e convegni. A questo proposito devono essere
segnalati la mostra "Sorgenti della Nova", corredata di catalogo
scientifico, il coordinamento scientifico per l'allestimento nel 1988 del museo
di Preistoria e Protostoria della valle del fiume Fiora, l'allestimento nel
1994 del museo civico archeologico di Manciano e l'organizzazione degli
incontri di studi di Preistoria e Protostoria in Etruria con la pubblicazione
dei relativi Atti. La personalità della candidata si caratterizza certamente
per spiccate capacità organizzative.
L'intensa attività di ricerca condotta in Etruria ha consentito alla candidata di mettere in luce alcuni aspetti importanti e poco conosciuti dell'Eneolitico, e più in particolare della cultura di Rinaldone, nell'area medio-tirrenica, e inoltre struttura e tessuto abitativo dell'insediamento del Bronzo Finale di Sorgenti della Nova.
La vastità di
interessi e la preparazione della candidata sono particolarmente evidenti anche
per quanto riguarda le sue indagini sui traffici e gli scambi che legarono
l'area medio-tirrrenica ad altre regioni del Mediterraneo. Si deve inoltre alla
candidata ed alle sue notevoli capacità organizzative l'inquadramento storico
della cultura eneolitica di Rinaldone al di là delle impostazioni ancora
pionieristiche lasciate dalla precedente generazione di studiosi.
In considerazione delle capacità
scientifiche, della vastità di interessi e del suo impegno, la candidata può
essere considerata una personalità di rilievo nell'attuale panorama della
preistoria italiana.
Purtroppo i risultati di tanto lavoro
sono stati alquanto discordanti. All'estensione degli interessi di ricerca
della candidata non corrisponde sempre un'adeguata capacità di approfondimento
critico. Affiora una sorta di scompenso tra gli obbiettivi perseguiti, di ampio
respiro e molto pretenziosi, e i risultati concretamente conseguiti, che si
segnalano per l'insufficiente spessore delle sintesi storiche e archeologiche.
giudizio
collegiale:
A
giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
6. CANDIDATO: MIRELLA CIPOLLONI
1. L’attività didattica svolta
Università di Roma
1966 assistente
volontario alla cattedra di Paletnologia;
1966-70,
assistenza agli studenti;
Seminari e cicli
di lezione interni, come contrattista e ricercatore confermato;
1994-95,
insegnamento di Paletnologia presso la
I Scuola di Specializzazione di Roma “La Sapienza”;
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Università di Roma
1968, borsista
MPI, Università di Roma
1974-1981,
contrattista quadriennale
1981 ad oggi
ricercatore confermato.
Università di Urbino
dal 1994-95
supplente di paletnologia.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Partecipazione
scavi e Congressi in Italia e all’Estero;
Direzione scavi
(Rendina dal 1970 al 1976 e Toppo Daguzzo dal 1970 al 1998 ecc. ) nella
Basilicata;
1966-’70,
collaboratrice al Laboratorio di Paletnologia.
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
1970,
perfezionamento in Archeologia preistorica, Scuola Nazionale di Archeologia di
Roma
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Nessuna.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna iniziativa.
Altri titoli
1979, seminario
L. 285/77 Soprintendenza della
Basilicata
membro comitato
Rivista “Origini”, “Rivista di Scienze Preistoriche”, Rivista di “Scienze
dell’Antichità-Storia e Antropologia”;
Membro IIPP
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
La
candidata presenta 100 pubblicazioni a stampa (2 in bozze) comprendenti 58 articoli
(2 in collaborazione; di uno, il n. 25,
non è determinato l’apporto
individuale), sintesi di alta divulgazione, brevi comunicazioni a
congressi, posters, schede,
notiziari, voci di dizionario archeologico, guide.
Questa
varia produzione documenta un’attività ininterrotta di ricerca rivolta alle
problematiche di un ampio arco cronologico dal Neolitico al Ferro iniziale
della Basilicata e dell’Italia meridionale, avendo come riferimento soprattutto
due scavi fondamentali per la Preistoria e la Protostoria della Basilicata, il
villaggio di Rendina (Neolitico) ed il sito di Toppo Daguzzo (Eneolitico/inizi
dell’Età del Ferro/Età medievale).
L’approccio
scientifico scelto non si ferma alla
semplice raccolta, classificazione e datazione dei materiali (che vengono fatte
egregiamente); è teso, anche, alla ricostruzione dell’ambiente, dell’economia
e della società; alla definizione
culturale della neolitizzazione della Basilicata e dell’Italia meridionale (nn.
38-49) e dei rapporti con i Balcani (n. 16); all’individuazione delle
interrelazioni esistenti durante l’Età del Bronzo tra le comunità locali ed i
Micenei e tra le due sponde adriatiche.
L’analisi
territoriale è una tematica che viene affrontata con ampiezza di vedute e senso
critico, avendo come quadro di riferimento la preistoria europea (n. 17, “Le comunità neolitiche della Valle
dell’Ofanto: proposta di una lettura di
un’analisi territoriale”; n. 43, “Siti e territori: orientamenti e prospettive
dell’analisi spaziale negli studi sul Neolitico europeo).
Il
tentativo di individuare un modello teorico d’interpretazione dei dati è alla
base del’articolo n. 29 “Dinamiche
culturali di sviluppo culturale e analisi archeologica”, che peraltro
testimonia l’apertura verso le problematiche teoriche in generale (n. 47).
La
candidata si distingue per rigore metodologico e qualità dell’esposizione, per
attività e contributi originali, innovativi, congruenti con le discipline del
gruppo disciplinare a concorso e ben diffusi nella comunità scientifica.
Pertanto
merita la più alta qualificazione per l’idoneità nel gruppo disciplinare a
concorso.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Gli interessi
della candidata spaziano cronologicamente dal neolitico all’età del Bronzo: i
suoi scavi, esemplarmente condotti, hanno portato a scoperte importantissime
nella preistoria dell’Italia meridionale (sito fortificato eneolitico e tombe
monumentali di Toppo Daguzzo). La sua ricerca sul campo si avvale di
metodologie attuali, sia nell’indagine territoriale, sia nella comprensione dei
modi di popolamento attraverso ricerche di superficie rigorosamente impostate.
Nelle sue
pubblicazioni si nota sempre, fin dai primi lavori, una tendenza a superare il
dato archeologico, nel tentativo di ricostruire l’aspetto economico-sociale dei
gruppi in studio, in un’ampia prospettiva di lettura dei dati e di
ricostruzione, basata, a volte, sull’uso di appropriati modelli.
I suoi progetti
di ricerca (“Neolitizzazione della Valle dell’Ofanto” e “Il megalitismo nella
penisola salentina”) confermano una visione ampia della ricerca archeologica,
integrata e supportata da adeguati e coordinati contributi delle discipline
naturalistiche.
Anche il suo
volume “Dolmen”, pur se divulgativo nell’impostazione, mostra comunque un
rigore documentario e una presentazione dei problemi ben impostata.
La sua attività
didattica è stata costante nel tempo, dapprima nell’ambito dell’Istituto di
Paletnologia dell’Università di Roma, in seguito con un incarico, a partire dal
1995, presso l’Università degli Studi di Urbino.
Il giudizio
pertanto è estremamente positivo, soprattutto per quanto riguarda la maturità
raggiunta nella considerazione e nel tentativo di risoluzione dei grandi
problemi metodologici della preistoria. La candidata appare meritevole della
più grande attenzione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof.ssa Paola
Guida
Laureata
in Paletnologia nel 1966, perfezionata nel 1970, borsista e contrattista, poi
ricercatrice nell’Università di Roma “La Sapienza” dal 1981, la dott. Cipolloni
è attiva da oltre trent’anni nel panorama degli studi italiani di preistoria,
nel quale ha una posizione di notevole rilievo, ed è apprezzata e largamente
citata anche in campo internazionale; ha svolto un’intensa attività didattica,
in Paletnologia e in Metodologia della ricerca archeologica; dal 1994-95 ad
oggi è stata supplente di Paletnologia a Urbino. A partire dal 1970 ha diretto
annuali campagne di scavo in varie località; si è occupata di riordini e di
allestimenti museali.
Presenta
un elenco di circa un centinaio di titoli a stampa, per lo più a firma unica;
nei non molti lavori in collaborazione l’apporto della candidata è in genere
chiaramente specificato (fanno eccezione i nn. 25, 48-49, 77 e 100
dell’elenco). Una quindicina di contributi è costituita da sintetiche notizie
di scavi e da riassunti di relazioni presentati a congressi; i nn. 24, 42, 79 e
87 sono testi divulgativi. Brevi ma sostanziose le voci redatte per il Dizionario di preistoria (nn. 51-75);
molto rilevanti ed efficaci le recenti sintesi redatte per l’Atlas du Néolithique Européen (nn.
90-98) e per l’Enciclopedia Treccani
(v. specialmente il n. 102). Il resto della produzione è costituita da
relazioni di scavo - tra cui quella indicata col n. 19 è una vera e propria
monografia sui risultati delle indagini da lei dirette nel villaggio neolitico
di Rendina -, da studi critici talora molto ampi su temi particolari e su
problematiche di largo interesse, e da un volume di divulgazione ad alto
livello sui monumenti megalitici d’Europa (n. 46).
Negli
anni ‘70 la candidata mostra di aderire, in maniera moderata e sempre con
grande equilibrio, alla nuova impostazione data alle problematiche
archeologiche dagli esponenti della New Archaeology, e ciò si traduce in una
particolare attenzione verso la ricostruzione dell’ambiente antico in tutti i
suoi aspetti, la paleoeconomia, l’organizzazione sociale delle comunità,
l’archeologia spaziale, ecc., e nell’applicazione di paradigmi antropologici.
La
produzione della dott. Cipolloni dimostra una considerevole ampiezza
d’interessi nell’àmbito della tarda preistoria e della protostoria italiana,
soprattutto in senso cronologico (tutti i periodi dal Neolitico all’età del
ferro vi sono rappresentati). Quanto all’estensione geografica, la candidata si
è occupata in ispecial modo di Italia meridionale, con particolare attenzione
verso Puglia e Basilicata, ma ha trattato anche in diverse occasioni argomenti
relativi alla Sardegna e all’Italia centrale (tra i suoi primi interessi vi è
stato ad esempio il Tardo Bronzo della Vetta del Monte di Cetona - v. n. 3 -,
su cui è tornata in epoca recente - nn. 44 e 45).
Il
volume sui dolmen (n. 46) e gli ampi confronti che di volta in volta istituisce
nei suoi scritti dimostrano inoltre le vaste conoscenze della dott. Cipolloni
nel campo della preistoria europea (con particolare riguardo per i territori
della penisola balcanica). I problemi di maggiore impegno da lei affrontati
sono quelli relativi alla neolitizzazione, all’Eneolitico, al Bronzo Finale e
al passaggio Bronzo-Ferro in Italia centrale e meridionale.
Dai
lavori della candidata risultano costantemente e chiaramente la sua propensione
verso i problemi metodologici, l’uso dei più aggiornati modelli interpretativi
e l’importanza attribuita alla tecnica dello scavo stratigrafico e
all’applicazione di metodologie proprie dell’àmbito delle scienze fisiche e
naturali.
Il
punto di forza della sua attività è costituito dalle pluriennali ricerche di
scavo che la dott. Cipolloni ha avuto la possibilità di condurre nelle due
importantissime località di Rendina e Toppo Daguzzo nella valle dell’Ofanto,
situate in posizione chiave tra i versanti adriatico e tirrenico della
Penisola. Su questi due siti, sviluppatisi in fasi differenti, s’impernia la
parte più significativa della sua produzione - numerosi i contributi analitici
ma anche le proposte di sintesi -, che al chiarimento delle modalità di
occupazione della valle dell’Ofanto nei diversi periodi ha dedicato una
straordinaria quantità di energie, sperimentandovi diversi tipi di metodologie,
sempre però con discernimento, prudenza e consapevolezza dei limiti imposti
dallo stato non sempre soddisfacente della documentazione, senza mai aderire ad
un modello in modo totalizzante ed esclusivo (v. ad esempio il n. 35 sulle
pratiche agricole che potevano venir adottate nel Neolitico Antico).
Non
va infine trascurato l’apporto fornito dalla candidata nell’àmbito dell’analisi
e dell’interpretazione dei dati funerari, testimoniato da vari suoi scritti, ma
soprattutto evidente in due dei suoi articoli più importanti, e cioè
nell’esemplare pubblicazione della tomba 3 di Toppo Daguzzo (n. 30) e nel
lavoro su Manifestazioni funerarie e
struttura sociale (n. 39), pionieristico per la protostoria dell’Italia
sudorientale.
Dal
quadro complessivo emerge la figura di una studiosa perfettamente rispondente
ai requisiti del concorso, che ha lavorato con continuità e con rigore, e ha
conseguito piena maturità scientifica e completa padronanza degli strumenti
metodologici, raggiungendo risultati originali che hanno segnato un
considerevole progresso nella conoscenza della preistoria italiana; si ritiene
pertanto che la dott. Cipolloni sia degna della massima attenzione ai fini
della presente prova di valutazione comparativa.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nata
a Roma il 16.7.1940, laureata in Paletnologia a "La Sapienza" di Roma
nel 1966, ha conseguito il perfezionamento in Archeologia, borse di studio,
contratti. E' ricercatore confermato nella stessa Università dal 1981, e da
allora svolge continua e intensa attività didattica (cicli di lezioni
teorico-pratiche sulle metodologie di ricerca e le tecniche di scavo, seminari,
insegnamenti di Paletnologia per la Scuola di Specializzazione in Archeologia,
estesi anche all'Università di Urbino con corsi monografici sul Neolitico e
sull'età del Rame in Europa); l'attività di ricerca la impegna da anni
ininterrottamente nella direzione scientifica di numerose campagne di scavo.
Presenta
ai fini valutativi 100 pubblicazioni (in alcuni lavori di gruppo il suo apporto
appare ben enucleato) dalle quali chiaramente si evince una più sentita
propensione per le problematiche della neolitizzazione italiana ed europea, ma
anche per l'attento studio della protostoria nella progressione dell'età dei
Metalli, nell'ottica della New Archaeology, verso il recupero produttivo e
organizzativo socio-economico e ambientale.
Di notevole
impegno l'edizione delle indagini effettuate nel villaggio neolitico di Rendina
e nell'insediamento eneolitico di Toppo Daguzzo nella valle dell'Ofanto.
Condotto con approfondimento e puntuali inquadramenti storico-culturali
l'importante volume dedicato a "Dolmen. Architetture preistoriche in
Europa" nel 1990. Esemplari gli studi sui rituali funerari desunti
dall'accurato recupero delle tombe di Toppo Daguzzo (risalenti al Bronzo medio
della Basilicata).
Emerge
la figura di una studiosa non comune, dotata di notevoli capacità di analisi e
sintesi e costanza nella ricerca, e di rigorosa competenza metodologica, che ha
portato concreti contributi allo studio della paletnologia, talché ella va
tenuta nella massima considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Tutto il lavoro
della candidata testimonia di un impegno molto continuativo nella divulgazione
scientifica. L’attività di ricerca sul campo della candidata si è svolta quasi
esclusivamente nella valle dell'Ofanto, l'asse principale degli interscambi
economici e culturali attraverso l'Italia meridionale. Pienamente cosciente del
grande potenziale di questo territorio per lo studio dell'evoluzione sociale e
politica della penisola, la candidata ha concentrato i suoi sforzi in due siti
chiave, Rendina e Toppo Daguzzo. Il principale impegno è stato per lo studio
dei compositi panorami culturali, relativi alle transizioni dal Neolitico
all'Eneolitico nel sito di Rendina e dalla media età del Bronzo alla prima età
del Ferro nel sito di Toppo Daguzzo.
Il buon rigore
metodologico applicato in entrambi i progetti su un arco di tempo di circa
vent'anni ha consentito risultati egregi che hanno senz'altro contribuito a
capire questa regione nodale dell'Italia meridionale. La capacità di proiettare
sul piano metodologico e storico i risultati del lavoro sul campo compensa la
relativa ristrettezza geografica del campo di ricerca della candidata. Non
giova purtroppo al profilo scientifico della candidata la scarsità di analisi
approfondite dei materiali, considerato che uno dei principali vantaggi della
continuità di ricerca in pochi luoghi è la disponibilità di consistenti collezioni
di sostegno alle proposte teoriche. Soltanto la pubblicazione n. 30, la tomba 3
di Toppo Daguzzo, può essere considerata una pubblicazione esaustiva dei
materiali e per altro dimostra le capacità in questo senso della candidata. Gli
scavi delle tombe di Toppo Daguzzo hanno indirizzato l'elaborazione della
candidata verso l'analisi dei corredi e dei riti funerari per la ricostruzione
sistematica della struttura sociale.
Si tratta di una delle poche
elaborazioni fatte della preistoria italiana in termini di analisi mortuaria ed
è auspicabile che la candidata possa accompagnarla presto con la pubblicazione
dei dati primari. Molto apprezzabile la pubblicazione n. 45 sull'organizzazione
funzionale degli spazi interni dove la candidata dimostra una buona preparazione
su una delle tematiche più discusse nell'archeologia analitica contemporanea.
In generale la candidata appare come una studiosa di rigore, ben informata sui
procedimenti di interpretazione più avanzati, che riesce a proiettare i dati di
scavo oltre i confini ristretti del descrittivismo culturale.
Il volume Dolmen. Architetture preistoriche in Europa (Roma, 1990) testimonia
inoltre di un positivo impegno per la divulgazione al più alto livello.
In conclusione la candidata merita la
più alta considerazione per il posto a concorso.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
7.
CANDIDATO: DANIELA PAOLA COCCHI
8.
CANDIDATO: ARMANDO DE GUIO
TITOLI
1. L’attività didattica svolta
dall’A.A.
1992-1993 ad oggi, affidamento dell’insegnamento di “Metodologia e Tecnica
degli Scavi” nel Corso di laurea in Lettere e nella Scuola di Specializzazione
in Archeologia
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Università di Padova
Ricercatore
confermato dal 1980 ad oggi
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
1983-1990: Visiting
Research Assistant (VRA) e Visiting Research Fellow (VRF)in Gran
Bretagna (Università di Lancaster, di Londra)
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.
Frequenza AA.
1975-76, 1976-77, 1977-78 Scuola Speciale per Archeologi Preistorici, Classici
e Medievalisti, Università di Pisa.
Borse: 1986, Accademia dei Lincei
1989,
C.N.R../N.A.T.O
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Progetto
Alto-Medio Polesine/Basso Veronese;
Progetto
Altipiano;
Progetto Berici
(Vicenza);
Progetto
Fylde-Lancashire;
Progetto
Archeometallurgia.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
1998-2001,
Programma Socrates per l’Università di Nottinghan
Altri titoli
Presidente del
Consiglio direttivo del “Centro Internazionale di Sudi di Archeologia di
Superficie”
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
Il
candidato presenta 91 pubblicazioni,
relative alle discipline del gruppo a concorso, di cui 74 articoli (39 in
collaborazione.
L’orizzonte
culturale delle ricerche è la Preistoria recente, dal Neolitico fino all’Età
del Ferro.
Gli
ambiti gegrafici riguardano l’Italia nord-orientale.
Dopo
un primo approccio abbastanza “tradizionale” con le problematiche
archeologiche (nn. 1-2, edizione di
complessi e di materiali), l’interesse del candidato si focalizza
essenzialmente sugli aspetti teorici, con l’approfondimento delle linee di
dibattito teorico su metodologie e linee di sviluppo della ricerca, con
particolare riferimento ad Autori di ambito anglosassone.
Vanta
una ricca produzione in lingua inglese di testi a carattere prevalentemente
scientifico e metodologico anche su importanti riviste del settore.
Numerose
ed interamente di carattere teoretico-metodologico sono le tematiche:
dall’adozione di procedure informatiche già note (nn. 20, 88-89, 27, 41,63)
all’elaborazione di programmi originali (nn. 26, 36-37, 49-50, 55, 63) relativi
all’archeologia del paesaggio (nn. 55, 65), all’“archeologia dei confini” (nn.
82-87), all’archeologia mineraria (n. 64), all’etnoarcheologia (n. 62, 87).
L’attività
e la produzione scientifica del candidato sono connotate da originalità,
innovazione e rigore metodologico.
Pertanto lo si
ritiene degno di alta
qualificazione per l’idoneità
nella procedura a concorso.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Il
candidato, che nel corso della sua attività ha soggiornato all’estero dove ha
svolto anche attività didattica, presenta circa 100 pubblicazioni, molte delle
quali in inglese. Seguace della New Archeology, ne segue con entusiasmo i
metodi: i suoi programmi di ricerca e i suoi lavori si basano su approfondite
ricerche sul territorio, su tecniche di survey e di campionamento, su analisi
quantitative.
In molti
lavori, circa una quarantina, scritti a più nomi, non è distinto l’apporto individuale.
Importante
la sua attività come Direttore del Centro Internazionale di Studi di
Archeologia di Superficie, che opera nel territorio veneto.
L’attività
del candidato è costante e si esplica in vari campi di indagine, ma il
linguaggio da lui prescelto è spesso oscuro e involuto, a discapito di una
immediata comprensione (v. ad es. anche
il suo grosso contributo sul Bronzo finale veneto).
Restando
validi il suo impegno continuo nella ricerca e la piena corrispondenza con i
contenuti della disciplina in concorso, il candidato va tenuto presente ai fini
del concorso stesso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Laureato
in Lettere all’Università di Padova nel 1974, assegnista nello stesso anno e
quindi ricercatore dal 1980, il candidato ha vinto varie borse di studio e
concorsi che gli hanno consentito soggiorni di studio all’estero, anche come
docente; dal 1992-93 tiene per affidamento l’insegnamento di Metodologia e
tecnica degli scavi sia per il corso di laurea che per la Scuola di
specializzazione dell’Università di Padova.
In
questo venticinquennio di attività, il candidato ha lavorato nel campo della
protostoria, o, più esattamente, come egli stesso tiene a precisare, della
preistoria recente, dato che i suoi interessi vanno dal Neolitico in poi, e
sono in genere imperniati su problematiche riguardanti l’Italia nordorientale,
e più specificamente il Veneto; in quest’àmbito egli si è poi occupato
soprattutto di metodologie che ha poi applicato operativamente sul campo, nei
numerosi scavi e surveys da lui
organizzati.
Dopo
un periodo di alcuni anni in cui i suoi studi hanno seguito un’impostazione di
tipo tradizionale - a questa fase appartengono l’ottimo articolo n. 1, su una
tomba di Montebello Vicentino ed alcuni altri lavori sul territorio vicentino
-, a partire dai primi anni ‘80 il candidato ha abbracciato toto corde i metodi e le problematiche
della archeologia teorica, dedicandosi principalmente a indagini basate su
procedure analitico-quantitative e all’elaborazione di metodologie per lo scavo
e la ricognizione di superficie. L’esperienza maturata gli ha permesso di
fondare e di dirigere autorevolmente il Centro Internazionale di Studi di
archeologia di superficie, attivo in Veneto da quasi un decennio, al cui
interno organizza ricerche ed elabora programmi, tra cui particolarmente
importante il progetto pilota italo-britannico sull’Alto-Medio Polesine e sulla
Bassa veronese (già da lui ideato e promosso nel 1984).
Presenta
poco meno di un centinaio di pubblicazioni, molte delle quali in inglese; di
esse i nn. 3 e 10 sono rassegne bibliografiche e una quindicina sono brevi
notiziari; quasi quaranta sono inoltre gli articoli scritti in collaborazione
con altri studiosi, in genere a parti non distinte; spesso poi si tratta di
lavori di autori vari di cui il dott. De Guio ha curato la redazione (v. le
relazioni preliminari dei diversi programmi da lui diretti).
Gli
interessi del dott. De Guio sono dunque specificamente imperniati
sull’applicazione di procedure analitico-quantitative nel lavoro sul campo (ad
es. al fine di verificare strategie locazionali), sull’uso di moderne
metodologie d’indagine dall’alto (Remote Sensing, ecc.) e al livello del suolo,
sulla tecnica di scavo e su problemi di sedimentologia archeologica, con
conseguenti implicazioni nel campo dell’etnoarcheologia, dell’archeologia del
paesaggio e dei “paesaggi di potere”, ecc.
L’attività
del dott. De Guio, svolta con costanza e in un continuo sforzo di rinnovamento,
presenta indubbi tratti di originalità nel panorama della protostoria italiana
e della metodologia della ricerca archeologica, purtroppo però, nella sua
appassionata adesione ad alcune delle principali tendenze che hanno occupato il
campo dell’archeologia, specialmente anglosassone, negli ultimi trent’anni, il
candidato ha formalizzato e adottato un linguaggio oscuro e involuto, ricco di
neologismi poco comprensibili, che fa velo, talora in maniera difficilmente
superabile, ad una sostanza che pure si intravede al di sotto del gergo pieno
di tecnicismi che gli è ormai divenuto abituale. Si vedano, ad es., tra i
titoli più recenti, la voce “archeologia del potere” (n. 92), che pure avrebbe
dovuto avere fini divulgativi e didattici, in corso di stampa sul Dizionario di
Archeologia della Laterza, e il grosso contributo sul Bronzo Finale nel Veneto
(n. 94), da cui molto ci si sarebbe aspettato a chiarimento delle problematiche
relative al tema, ma che, al di là dell’elencazione dei tipi (purtroppo privi
di illustrazioni), per i motivi sopra esposti finisce con l’essere scarsamente
utilizzabile.
Comunque,
per il suo assiduo impegno nella ricerca protostorica e per la congruenza della
sua attività con le discipline del settore L01Y e con le tematiche connesse, il
candidato va senz’altro tenuto presente ai fini del concorso.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nato a Bonifacio
(VR) il 18.4.1950, laureato nel 1974 presso l'istituto di Archeologia
dell'Università di Padova, è ricercatore confermato dal 1980, professore
ufficiale per affidamento dell'insegnamento di "Metodologia e tecnica
degli scavi", sempre nell'ateneo padovano, dal 1992.
Presenta
100 pubblicazioni, di cui 40 in collaborazione, con apporti personali non sempre
ben distinti.
La
sua produzione muove dal Neolitico ma verte essenzialmente su temi di
protostoria dell'Italia settentrionale, precipuamente del Veneto. Studi e
ricerche, condotti sulle linee della New Archaeology, rivelano encomiabile
sforzo innovativo nel rigore metodologico e nelle tecniche di prospezione e
scavo, in particolar modo volte all'accertamento e all'acquisizione delle
strategie insediative.
Nel
complesso i suo lavori risultano consistenti e per molti versi di interessante
contributo. Il candidato, che appare molto impegnato e dotato di capacità
analitiche e critiche e di un buon impianto scientifico, è degno d'essere preso
in considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Nel panorama
della preistoria italiana Armando De Guio rappresenta un importante punto di
riferimento per quanti si interessano agli aspetti critici della disciplina,
sia sul versante pratico-applicativo sia su quello teorico e dei rapporti con
le scienze sociali. Ricercatore dal 1980 ha svolto tutta la sua attività
scientifica e didattica a Padova e nel Veneto meridionale, la grande pianura
del basso Po, dal delta all’altopiano di Asiago attraverso tutta la serie
scalare delle alture che la chiudono da nord. Comunque questa sua “limitazione”
è solo geografica, perché il candidato non si è certo chiuso come la maggior
parte dei suoi contemporanei in squallidi domini provinciali, ma al contrario
con un impegno straordinario e non indifferente sforzo morale ha portato le
tematiche del suo territorio al centro del dibattito internazionale. Ne fanno
fede le innumerevoli collaborazioni con importanti gruppi di ricerca inglesi e
statunitensi, che sono venuti a lavorare al suo fianco nelle pianure veronesi,
non certo attraenti per bellezze ambientali o cospicuità di resti archeologici.
Per questo oggi De Guio è uno dei pochi archeologi, meno di dieci, italiani
attivi e stimati nel “mainstream” internazionale. In un pluriverso di provincie
gelosamente autonome come l’Italia dei preistorici questo suo impegno nel
dibattito teorico è stato indubbiamente penalizzante.
Partito da
questioni d’ordine strettamente metodologico sui processi formativi del record
archeologico, in linea con i principali colleghi patavini, De Guio si è spinto
successivamente nel corso degli anni ottanta e novanta su tematiche sempre più
vaste, prima lungo tutto lo spettro dell’analisi locazionale, da quella dei
contesti intrasito fino al territorio
nel suo insieme, sia come “landscape archaeology” sia come simulazione a
livello supra-regionale dei cosiddetti paesaggi di potere. Con un linguaggio
anche innovativo De Guio ci presenta il territorio come un fenomeno
storicamente unitario, dove paesaggio sociale e paesaggio naturale sono
indivisibili. L’adeguamento delle procedure d’indagine a questa pur astratta
concezione è l’opera straordinaria del candidato in un ventennio di lavoro,
spinto fino all’adeguamento formale e concettuale di una lingua come l’italiano
notoriamente restia a farsi gergo scientifico. Ma quello che rende ancora più
valida l’opera di De Guio nell’ambito dell’archeologia teorica è stata la
produzione non soltanto di testi, ma quella di programmi informatici, procedure
ed algoritmi originali per una compiuta analisi dei suoi dati di campo. Non si
è trattato solo di enunciare ma anche di sperimentare procedure e proposizioni
fino a proporne la replicabilità.
Da qui il
passo all’impegno nell’etnoarcheologia degli ultimi anni è stato un logico
sviluppo di crescita. Altrettanto conseguente il lavoro svolto per l’allestimento
di parchi storici a tema sul passato anche recente, come “l’archeologia della
guerra” o la “archeologia delle comunicazioni” che stanno proponendo una nuovo
ruolo per la professionalità degli archeologi, coinvolti nella ricerca delle
identità etniche e sociali.
A nostro
giudizio il Candidato merita pertanto la più alta considerazione.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione il candidato è studioso e docente pienamente maturo.
9.
CANDIDATO:TOMASO DI FRAIA
1. L’attività didattica svolta
Esercitazioni di
scavo per conto dell’Università di Pisa
Ha seguito 1
tesi di laurea ed 1 tesi della Scuola di Specializzazione
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Nessuno.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Collaborazione
continuativa con l’Università di Pisa; partecipazione e direzione di scavi
archeologici.
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.
Borsa
trimestrale della Repubblica d’Egitto, anno 1970-71
Dottorato in
Archeologia preistoria nel 1987.
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Nessuna.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna.
Membro IIPP
Cultore di
Paletnologia dal 1994 (Corso in BB. CC.)
Docente
ordinario nei Licei.
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda.
Il
candidato presenta 18 titoli a stampa (1 in bozze), di cui 16 articoli, 1 recensione.
Dopo
un iniziale interesse per il Neolitico (nn. 1-2, 6), il candidato si dedica,
con un approccio interdisciplinare,
allo studio dell’età del Bronzo antico (n. 9) ma soprattutto medio e
finale (nn.5, 7-8, 10, 13, 15-17, 19, 25, 28-30), cercando di cogliere i
processi di trasformazione economica, sociale e culturale di queste fasi della
protostoria abruzzese.
Nel
complesso della produzione scientifica si individuano edizioni di scavi (1-2,
7, 10, 28-29), revisioni di materiali
(nn. 7, 11, 15), studi di particolari e complesse problematiche, come quella
dell’olivicoltura, con speciale attenzione per gli aspetti della produzione,
della diffusione e del consumo dell’olio durante l’età del Bronzo (13).
Il
candidato dimostra padronanza di metodo, senso critico nella trattazione dei
problemi, precisione nella definizione delle tematiche, buona qualità
espositiva, per cui non tarderà a raggiungere una piena qualificazione per
ottenere l’idoneità nel gruppo disciplinare a concorso.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Il
candidato presenta una serie di articoli relativi a scavi da lui condotti,
soprattutto in Abruzzo, riferibili a periodi compresi tra il neolitico e l’età
del Bronzo: i lavori, circa una decina, sono impostati in modo tradizionale,
con larga parte destinata alla classificazione dei manufatti, litici e
ceramici.
In
un volume, edito a due nomi con Renata Grifoni, sulla Grotta di Sant’Angelo di
Teramo, il candidato è autore di una parte autonoma, relativa ai livelli
eneolitici e del Bronzo; nelle considerazioni finali (pp.190-224) i reperti
della grotta vengono inseriti, attraverso puntuali confronti, nel contesto più
ampio dell’età dei metalli dell’Italia centrale.
Nel
complesso la produzione del candidato non rivela particolari caratteri di
originalità, né sembra essere quantitativamente rilevante; nondimeno contiene
spunti interessanti, tali da giustificare l’ammissione alla procedura in atto.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Il
prof. Tomaso Di Fraia è dottore di ricerca in archeologia preistorica dal 1987
e cultore di Paletnologia presso l’Università di Pisa dal 1994. La sua
collaborazione con l’Università è peraltro iniziata ben prima (quasi trent’anni
fa), ed è continuata quasi ininterrotta, contestualmente alla sua attività di
docente di ruolo nei licei. Il Di Fraia ha partecipato ad alcuni scavi
dell’Università di Pisa, e vari altri ne ha organizzati e diretti
personalmente; tra questi ultimi, appare rilevante l’indagine, protrattasi per
numerose campagne, in un insediamento del Bronzo Finale, Fonte Tasca, presso
Archi, in provincia di Chieti.
Ha
al suo attivo una trentina di pubblicazioni, tra cui un volume di cui è stato
curatore e autore insieme con R. Grifoni Cremonesi (n. 29), la tesi di
dottorato e una decina di lavori di carattere didattico-divulgativo su svariati
argomenti (non presentati). La quindicina di titoli che il candidato ha
selezionato per il presente concorso comprende, un sostanzioso contributo di
carattere monografico (n. 11) nel volume èdito con la Grifoni Cremonesi, una
piccola guida sul sito dell’età del bronzo di Torre de’ Passeri presso Pescara
(n. 28), redatta in collaborazione, e una serie di articoli su insediamenti
neolitici e su vari problemi relativi all’età del bronzo, dall’antica alla
finale. L’interesse del candidato - imperniato sul territorio abruzzese - è
attratto da alcune problematiche, ricorrenti nella sua produzione, quali quella
della presenza in un dato contesto di materiali ceramici molto più arcaici
rispetto al contesto stesso e quella delle origini protostoriche della cultura
dell’olivo. Sul primo dei due argomenti, la proposta d’interpretazione del Di
Fraia, di una “conservazione selettiva intenzionale”, lascia piuttosto
perplessi, sia per la debolezza dell’argomentazione sia perché sembra che non
vi si tenga conto della grande quantità di processi postdeposizionali che un
contesto archeologico può aver subìto.
E’
un peccato inoltre che dopo tante campagne di scavo (una dozzina) condotte a
Fonte Tasca negli anni ‘70 e ‘80 il candidato abbia finora dedicato a questo
sito solo uno studio preliminare (n. 10), anche questo non completamente
soddisfacente, dal punto di vista sia dello scavo e della sua interpretazione
sia dell’analisi tipologica e della illustrazione dei manufatti, che per lo più
sono fotografati e solo in pochi casi riprodotti graficamente (queste carenze
si riscontrano anche in altre pubblicazioni: si veda, ad esempio, il n. 8, sui
ritrovamenti del Colle del Telegrafo presso Pescara).
In
conclusione, benché non vi sia dubbio che la produzione del Di Fraia sia
congruente col settore scientifico-disciplinare cui si riferisce il bando del
concorso e che in essa non manchino spunti originali, tuttavia solo con qualche
riserva si ritiene che il candidato possa essere preso in considerazione ai
fini della presente prova di valutazione comparativa.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nato
a La Maddalena il 13.8.1945, laureato in Lettere a Pisa nel 1968, ha conseguito
nel 1987 il Dottorato di ricerca in archeologia preistorica nell'Università di
Pisa. Docente ordinario nei licei, ha collaborato con l'Università di Pisa in
scavi e ricerche concernenti il Neolitico e l'età dei Metalli, in particolar
modo orientandosi verso lo studio degli sviluppi socio-economici e culturali
delle fasi del Bronzo abruzzesi. Affronta problematiche relative alle origini e
alla diffusione dell'olivicoltura.
Interessanti
tra le campagne di scavo quelle di Fonte Tasca (presso Archi-Chieti) relative a
un contesto del Tardo Bronzo.
Si
apprezza l'impegno, l'esperienza e la puntualità espositiva del candidato, ma
la sua produzione pertinente la protostoria appare ancora limitata. Tuttavia va
preso in considerazione nel presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Si tratta di
uno studioso con interessi tematici precisamente indirizzati sull’età del
Bronzo nell’area medioadriatica. A lui si devono alcune importanti ricerche sul
campo a partire dal 1970, particolarmente in giacimenti abruzzesi, per
l’Università di Pisa. Purtroppo il Dr Di Fraia lavora a tempo pieno per la
scuola ed ha dovuto limitare il suo impegno sul campo, anche se si deve
riconoscere che la produzione ha mantenuto la continuità negli anni.
Di particolare rilievo nel suo curriculum di attività gli
scavi di Torre dei Passeri (Bronzo Medio), Fonte Tasca (Bronzo Tardo e Finale)
e Badia di Schiavi (Bronzo Recente). Ha pubblicato inoltre con R. Grifoni
Cremonesi lo studio monografico di Grotta Sant’Angelo presso Civitella del
Tronto (Teramo) con apprezzabili notazioni sui luoghi di culto in grotta dal
Neolitico all’età del Bronzo.
A parte lo
studio puntuale dei materiali provenienti dai suoi scavi, il Candidato ha portato a termine lo studio e la revisione
critica di materiali da altri scavi, quali la Grotta del Male (Aquila) e Romita
di Asciano (Pisa).
Interessanti i
contributi nn. 12, 13, 20 sulle origini della olivocultura mediterranea in cui
ha dato prova di poter spaziare con buona sintesi sia su fonti storiche ed
epigrafiche complesse sia sui dati archeologici e paleobotanici. Con migliori
dati a sua disposizione il Dr. Di Fraia avrebbe potuto senz’altro dare risposte
di ampio respiro a questo importante problema.
Il candidato è senz’altro uno studioso di
valore che merita rispetto per il lavoro svolto.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione il candidato non ha raggiunto la piena maturità di docente e
studioso.
10.
CANDIDATO: FRANCESCO DI GENNARO
1. L’attività didattica svolta
1979-’80,
1980-’81, 1995-’96, collaborazione con
la cattedra di Protostoria dell’Università La Sapienza di Roma (Prof. Peroni)
con esercitazioni e con la conduzione di seminari;
dal 1998, corsi
di tirocinio, I Scuola di Specializzazione in Archeologia;
correlatore di
25 tesi di laurea in Protostoria europea, Etruscologia e antichità Italiche,
Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana;
1981-’82, guida
escursioni e insediamenti protostorici, corso di Paletnologia;
1983,
seminario, cattedra di Etruscologia e
antichità italiche II;
dal 1994
collaboratore alla cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte;
Seminario, corso
di Archeologia.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Dal 1978
dipendente del Ministero per i Beni e le Attività culturali;
Dal 1982
funzionario del medesimo Ministero.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Dal 1975 schede reperti e monumenti
presso le Soprintendenze Archeologiche per l’Etruria meridionale, di Roma;
delle province di Napoli e Caserta;
collaborazione
con le stesse Soprintendenze e con le Soprintendenze del Lazio, della Toscana,
dell’Umbria, dell’Abruzzo;
dal 1977 fa
parte gruppo di lavoro sugli insediamenti preistorici di Vivara (Procida);
dal 1979
collaboratore ricerche cattedra di Prostostoria europea (Università “La
Sapienza” di Roma);
Partecipazione a progetti di ricerca con
Istituzioni di ambito nazionale e straniero (CNR, British School at Rome,
Istituto Svedese);
Partecipazione come relatore
a numerosi Convegni scientifici sia in Italia (in alcuni casi come membro del
comitato promotore) che all’estero; scavi a partire
dal 1975 ad Allumiere, Santa Marinella, Vivara; dal 1982 dirige e coordina gli
scavi dei centri protostorici ed arcaici di Crustumerium
e Fidenae ed altri siti;
dal 1992 redazione Carta Archeologica
territorio nord-orientale Comune di Roma;
membro della “Commissione per lo studio
dei siti con documenti micenei in Italia” del C.N.R.
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
1987, Dottore di
ricerca in Archeologia (Preistoria);
1994/’95 diploma
di Specializzazione presso la Scuola Nazionale di Archeologia di Roma “La
Sapienza”;
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Nessuna
iniziativa.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuna iniziativa.
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
Il candidato
presenta 47 pubblicazioni costituite da una monografia (A), da 38 articoli,
interventi a discussioni in congressi, “voci” di Enciclopedia.
Questa
produzione scientifica, risultato di un’attività ininterrotta e consequenziale
nel tempo, riflette gli interessi di una
ricerca sviluppata continuativamente ed incentrata in prevalenza sugli
aspetti del popolamento del territorio e dello sviluppo dell’insediamento in
ambito preistorico e protostorico.
In questo
settore il candidato ha fornito un contributo rilevante con una serie di lavori
oggi considerati riferimento standard per lo studio dello sviluppo insediativo
pre e protostorico nell’Italia centrale (nn. A, 3, 8, 9, 13, 42).
Il candidato
riesce ad evidenziare gli aspetti fondamentali delle problematiche, giungendo a formulare risposte convincenti
e a volte decisive. Dimostra notevole
conoscenza dei materiali e dei contesti
archeologici con particolare riferimento alle fasi finali dell’età del
Bronzo e all’ambito territoriale della Tuscia. In questa regione, infatti,
dall’inizio della sua attività scientifica, il candidato ha condotto intense e
ininterrotte ricerche, permettendo l’acquisizione
di un gran numero di dati utili per la comprensione delle scansioni
cronologiche e culturali della regione (nn. 18, 22, 40, 42-43, 45).
Tra le
pubblicazioni si rileva l’importanza
per gli studi sul settore della monografia A) e dei nn. 3, 8 e 13.
Il primo lavoro costituì una novità.
Fino all’uscita di questo volume, infatti,
i dati sugli insediamenti protostorici dell’Etruria meridionale erano
stati sempre trattati e presentati in maniera del tutto episodica e disorganica.
Ciò, insieme al fatto che i rarissimi tentativi di sintesi erano stati
inficiati dalla sporadica e scarsa conoscenza diretta dei luoghi da parte degli
autori, determinava l’impossibilità di rilevare ricorrenze e significative
linee di sviluppo storico.
Il candidato ha per la prima volta
presentato e analizzato sistematicamente i dati riguardanti gli insediamenti
del Bronzo Finale e della Prima età del Ferro dell’Etruria meridionale, con
particolare riguardo alla morfologia dei luoghi di abitato. Di tutti i siti, da
lui visitati direttamente, sono presentate carte topografiche.
La riflessione sul contesto
geografico e topografico dei luoghi in cui si era scavato, ma anche di quelli
in cui erano venuti alla luce materiali di superficie, ha avuto come risultato
la definitiva e documentata ricostruzione degli aspetti diacronici e
territoriali della vicenda formativa dell’insediamento nell’area più
significativa della nascente “nazione” etrusca. Il lavoro, per quanto non
recentissimo, può essere tuttora considerato un caposaldo della nuova fase
degli studi protostorici dell’Italia centrale.
Nel contributo n. B/3 il candidato
analizza i dati disponibili non solo dal “tradizionale” punto di vista della
tipologia dei manufatti, e dunque della cronologia, ma dal punto di vista del
rapporto tra gruppi e territorio nei diversi momenti.Viene per la prima volta
evidenziato il ruolo particolare di quelle formazioni orografiche dotate di una
“area difesa”, su cui l’insediamento attestato dalla media età del bronzo prosegue
fino al Bronzo Finale; egli rileva inoltre significative divergenze locali
relative alle scelte insediative.
Nel lavoro n.
B/13 egli accerta in Etruria meridionale un processo di selezione e
concentrazione dell’insediamento durato per tutto l’arco dell’età del bronzo e
della prima età del ferro. Gli abitati diminuiscono gradualmente di numero ma
diventano sempre più stabili grazie al prevalere, nel corso della lenta
selezione, di quelli ubicati in luoghi più favorevoli, ovvero rispondenti a
criteri di dominanza e di ampiezza dell’area disponibile. L’esigenza di occupare aree a contorno naturalmente o
artificialmente difeso è tale da
porre in secondo piano il comodo e diretto accesso alle risorse.
La produzione
scientifica dello studioso presenta aspetti innovativi, rigore metodologico ed alta qualità
espositiva.
Pertanto, vista
la maturità del candidato, lo si ritiene degno di alta qualificazione ai fini
della presente valutazione comparativa.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
Il candidato ha
conseguito il diploma di specializzazione ed ha compiuto un dottorato di
ricerca presso l’Università degli studi di Roma.
Presenta una
serie di pubblicazioni relative soprattutto all’età del Bronzo nel Lazio: esse
riflettono l’intensa attività di ricerca sul territorio dell’Etruria
meridionale e la perfetta conoscenza dei luoghi, anche se questo, a volte,
appare come il suo limite. Accanto, alcuni articoli affrontano tematiche più
ampie (8, 9, 19, 22, 25), inserendo i problemi locali nel più ampio panorama
dell’Italia centrale.
Il suo volume
“Forme di insediamento¼” rappresenta un
catalogo delle presenze preistoriche (dal Bronzo finale al Ferro), nel Lazio
settentrionale, con una sistematica schedatura del materiale sia oggetto di
pubblicazione, sia frutto di ricerche di superficie. Le conclusioni di un
lavoro così accurato meriterebbero di essere più ampie, con la presentazione di
suggerimenti sui modi di occupazione del territorio, anche se le tecniche di
survey sono chiaramente esplicitate e rigorosamente applicate (22). Importanti
gli studi sui contesti funerari (18,45). La sua attività di scavo a Vivara ha
portato alla sua compartecipazione nella relativa pubblicazione
Risulta inoltre
un’intensa attività di divulgazione con conferenze e relazioni in ambito locale
(musei, ecc.), spesso legata ad una parallela, significativa sensibilità per
problemi di salvaguardia e tutela.
Il candidato va
quindi tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Il dott. Di Gennaro, laureato nel
1979 presso l'Università di Roma "La Sapienza", dipendente del
Ministero dei Beni culturali dal 1978, dal 1982 è ispettore nella
Soprintendenza Archeologica di Roma. Divenuto dottore di ricerca nel 1987, poi
specializzato presso la Scuola Archeologica di Roma, ha svolto attività
didattica tenendo corsi integrativi ed esercitazioni nello stesso Ateneo e in
altre Università. Ha partecipato a vari, importanti progetti di ricerca, tra
cui l'esplorazione dell'isola flegrea di Vivara. Nella sua qualità di
funzionario della Soprintendenza ha condotto numerosi scavi e surveys e si è
distinto per i suoi studi sul territorio relativamente all'età protostorica,
campo nel quale ha dato un apporto di alto livello per i tratti innovativi che
hanno caratterizzato fin dai primi anni di attività la sua impostazione
metodologica ed ha conseguito risultati molto significativi, largamente
riconosciuti in àmbito scientifico.
Ha al suo attivo oltre cento
articoli scientifici ed una monografia; dall'elenco generale dei suoi lavori ha
selezionato per il presente concorso 47 pubblicazioni, di cui dieci in
collaborazione con altri autori, a parti non distinte. I nn. B10-12, 14, 28 e
41 sono brevi interventi in discussioni; con la lettera C è indicata la premessa
ad un lavoro su materiale numismatico rinvenuto dalla Soprintendenza
Archeologica nel territorio suburbano di Roma. Dei rimanenti trenta contributi
il più cospicuo è il volume (A), frutto della rielaborazione della tesi di
laurea discussa all'Università di Roma, sulle forme d'insediamento nell'àmbito
territoriale compreso tra il Tevere e il Fiora tra Bronzo Finale e iniziale età
del ferro, la cui individuazione, in mancanza di dati di scavo sufficienti, è
largamente fondata su raccolte di materiale di superficie. Si tratta di un
accurato e pionieristico lavoro di analisi e di classificazione di dati che
negli anni successivi, col procedere delle ricerche, il di Gennaro ha avuto più
volte occasione di integrare.
I suoi articoli su insediamento e
territorio sono in massima parte incentrati sulle problematiche relative agli
àmbiti etrusco meridionale e laziale nel corso della protostoria (età del
bronzo e passaggio Bronzo-Ferro, quando da siti sparsi di dimensioni
medio-piccole si passa alle grandi concentrazioni protourbane), che vengono
spesso utilmente confrontate con quelle di altre regioni dell'Italia
centromeridionale. Gli studi del di Gennaro, sempre corredati da documentazioni
ineccepibili, denotano una conoscenza capillare del territorio considerato, il
cui sviluppo storico-culturale non ha confronti in Italia. In anni e anni di
ricerche territoriali tra Lazio ed Etruria il dott. di Gennaro ha inoltre
sottoposto le metodologie ad un vaglio accurato, scegliendo di volta in volta
quelle più idonee agli scopi da lui perseguiti, ed ha affinato
considerevolmente le tecniche del survey (per una chiara esposizione dei metodi
applicati cfr. l'articolo n. 22, sostanzioso e ricco di dati aggiornati).
Nell'ampio contributo a carattere
monografico n. 42, che ha come centro d'interesse il territorio della Tolfa, e
in altri articoli recenti (cfr. ad es. il n. 43) egli mostra poi di aver
ampliato l'àmbito cronologico delle sue ricerche risalendo fino al Neolitico.
Non meno apprezzabili degli studi sul territorio sono le analisi di contesti
funerari e di strutture tombali (nn. 18 e 45). Va infine segnalata la
particolare sensibilità del candidato per i problemi di salvaguardia e di
tutela dei beni archeologici (cfr. ad es. il n. 41).
Per la continuità dell'impegno, il rigore
scientifico, il carattere di novità delle sue ricerche e la loro rilevanza, il
candidato va tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nato
a Roma il 18.08.1953. Ispettore nella Soprintendenza Archeologica di Roma dal
1982. Dottore di ricerca dal 1987, ha conseguito la specializzazione in
Archeologia presso "La Sapienza" di Roma, dove ha poi a lungo tenuto
esercitazioni di preistoria e corsi monografici. Considerevole l'intensa
attività di ricerca sviluppata, orientata con rigore metodologico e con apporti
di incisivo contributo allo studio delle tipologie insediative delle fasi
culturali protostoriche.
Presenta
ai fini valutativi 47 pubblicazioni, una decina delle quali in collaborazione a
parti ben distinte.
Notevole
l'impegno profuso nel volume su "Forme di insediamento tra Tevere e Fiora
dal Bronzo Finale al principio dell'età del Ferro", del 1986. Non meno
pregevoli gli scritti che danno chiara e puntuale documentazione delle attività
di ricerca, condotte sia sul terreno degli scavi sia in quello
dell'esplorazione di superficie, della catalogazione e della edizione di
"Corpus" sistematici con aperture agli orizzonti socio-culturali (ad
esempio i rituali e l'ideologia funeraria).
Per
i contributi significativi prodotti sia sul terreno analitico sia su quello di
alcuni panorami di sintesi il candidato ben merita considerazione ai fini del
presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Dall’esplorazione
del territorio alla revisione dei processi storici di formazione della civiltà:
questo in sintesi l’opera di Francesco di Gennaro in circa vent’anni di lavoro
sul campo come fantaccino dell’archeologia protostorica italiana, non nelle
facili e gloriose spedizioni nei deserti d’Arabia o nelle pianure d’Asia
Centrale dove chi scrive ha costruito la sua carriera, ma su uno dei fronti
dell’incubo di questa guerra senza fine contro speculatori e cretini per
recuperare la storia dell’umanità dai resti archeologici: le soprintendenze
laziali. D’altra parte queste sono le Somme e la Marna dell’archeologia
italiana e non solo : se non recuperiamo quello che sta a monte della nascita
di Roma come città e come fenomeno dell’umanità, sarà poi inutile vincere in
regioni lontane per salvare Samarcanda o Mohenjodaro.
Ecco il senso
più generale del lavoro di di Gennaro. Uscito come altri della sua generazione
alla metà degli anni settanta dal grembo dei Gruppi Archeologi Romani, egli
nasce attentissimo a quello che c’è sul terreno. Già da studente si proietta in
un’interminabile esplorazione dei siti laziali nell’Etruria Meridionale, dal
mare alle dorsali centrali. Per capire le “forme dell’insediamento” di Gennaro
esplora una per una le emergenze dei più tardi insediamenti etruschi
recuperando i lembi lacerati dei depositi precedenti, poi analizzati con
dettaglio minuzioso e mai pedante in quanto i resti indicatori della storia di
quei centri dal Bronzo antico o prima. Tutto questo con ostinazione ed
intuizione, sempre in rotta con “maestri” e “soprintendenti”, portando alla
luce dietro le chiacchiere di innumerevoli convegni, i termini di continuità e
discontinuità degli abitati che crearono l’humus di Roma repubblicana. Pochi
come lui hanno dimostrato che con metodo sperimentale diretto ed immediato gli
archeologi arrivano dove le altre scienze dell’antichità non possono.
Tutto questo è
distribuito in circa 100 lavori a stampa, tra cui spicca la monografia “Forme
di insediamento tra Tevere e Fiora” dal Bronzo finale all’inizio dell’età del
Ferro” (1986), dove sono indicate più in breve le metodologie delle lunghe
ricerche, poi dettagliate in 29, 33, 37. Poi i risultati pratici del suo lavoro
si convogliano in decine di piccole note, interventi e presentazioni analitiche
che puntualizzano le infinite situazioni attraverso la ricchissima
documentazione del Lazio pre-protostorico.
D’altra parte
nonostante le difficoltà pratiche impostegli dallae posizioni subalterne
all’interno delle soprintendenze, l’arco di studi del candidato non si è
limitato al Lazio, ma ha spaziato su molti ambiti della preistoria italiana, in
particolare dalle Eolie a Vivara per affrontare le complesse tematiche dei
contatti micenei nell’ Italia tirrenica determinanti per capire i processi di
catalizzazione alla fine dell’età del Bronzo.
In conclusione,
e senza mezzi termini, se qualcuno oggi meriterebbe di insegnare in base alla
propria esperienza e conoscenza a future generazioni di studenti di archeologia
in Italia, questi è senz’altro Francesco di Gennaro.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione il candidato è studioso e docente pienamente maturo.
11. CANDIDATO: ROBERTO MAGGI
1. L’attività didattica svolta
Estero
1988:
correlatore Dottorato di ricerca presso il City
of London Polytechnic;
1996 e 1999:
correlatore Dottorato di ricerca Holloway
College, Università di Londra;
Italia
1994:
correlatore 2 tesi Specializzazione in Archeologia, Università di Pisa;
1994: seminario
sul Mesolitico Corso di Paletnologia (prof. G. Leonardi), Università di Genova;
1995: seminario
corso di Paletnologia Scuola di perfezionamento Università di Firenze;
1998: seminario
Istituto di Botanica Università di Genova.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli
Enti di ricerca italiani e stranieri.
Dal 1975 al 1978
collaboratore esterno Laboratorio di Paletnologia Università di Genova.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta,
presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.
Italia
Attività
scientifica connessa con l’espletamento delle funzioni di ispettore e direttore
archeologo presso la Soprintendenza di Genova e di direttore del Museo
archeologico di Chiavari: direzione e conduzione di scavi e ricerche
archeologiche;
Estero
1977 membro
della Missione archeologica in Libia;
Dal 1983 al 1989
membro della Missione archeologica nell’Oman.
1979, partecipazione
scavo in Irlanda del Nord (Queen’s University, Belfast).
4. I titoli di dottore di ricerca e la
fruizione di borse di studio finalizzate
ad attività di ricerca.
5. L’organizzazione, direzione e
coordinamento di gruppi di ricerca.
Dal 1988 al 1995 coordinamento vari studi (faune, suoli, datazioni ecc.)
condotti da ricercatori italiani e stranieri:
1996,
condirezione dello studio “Laboratori di Archeologia Montana”;
Provincia La
Spezia e Comunità Montana dell’Alta Val di Vara.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Nessuno.
Altri titoli
Dal 1980
Ispettore archeologo presso la Soprintendenza Archeologica della Liguria;
Dal 1983
Direttore archeologo presso la medesima Soprintendenza;
Seminari e
didattica in corsi non universitari;
Membro: I.I.P.P. dal 1975
Istituto di Archeologia
della Daunia
Società Toscana di
Scienze Naturali
Prehistoric Society,
London
Société Préhistorique
Française
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
Il
candidato presenta 145 pubblicazioni, di cui una cinquantina da solo, il resto
in collaborazione con altri Autori.
La
frequenza del lavoro in équipe,
mentre da un lato qualifica positivamente il candidato, dall’altro molto spesso
non consente di determinarne
analiticamente l’ apporto individuale.
La
produzione è assai varia e comprende articoli (numerose sono le edizioni di
scavi), cataloghi, recensioni, lavori
divulgativi.
L’arco
cronologico-culturale dell’attività scientifica si presenta molto ampio,
comincia con il Mesolitico (nn. 27 da
solo, nn. 8, 10, 25, 31, 87)), continua con il Neolitico (nn. 1-3, 13, 54, 100
da solo e nn. 33-34 con altri), con l’Eneolitico (nn. 6, 39, 124-126, 129-131,
133-134 da solo, nn. 24, 51, 115-122,
134-135 con altri), con l’Età del Bronzo
(nn. 4, 11, 16-18, 57, 111 da solo, nn. 7, 26, 49, 73-75, 80), finisce
con l’Età del Ferro (nn. 80, 114).
L’ambito
geografico delle ricerche, dopo un contributo interessante sulla Sicilia (n.
1), si è prevalentemente concentrato
sulla Liguria, con aperture verso l’Italia settentrionale, durante l’età del
Bronzo (n. 99).
La
metodologia recepisce pienamente la tendenza all’uso di strumenti archeometrici
non solo nell’edizione degli scavi ma anche nella trattazione di alcune
tematiche, ad esempio l’archeometallurgia (nn. 88-89, 93-94, 114, 137-140), in
cui si affrontano, in équipe, gli
aspetti relativi alle attività minerarie e metallurgiche in Liguria, come
l’individuazione delle fonti minerarie di approvvigionamento, degli strumenti
per lo sfruttamento, la cronologia, le leghe, la determinazione dei
componenti mediante analisi chimiche e
spettroscopiche, l’origine ecc.
Numerosi
sono gli altri filoni tematici, a
testimonianza dell’ampiezza della base culturale del candidato, anche se i
molteplici interessi rendono, talvolta, difficile l’approfondimento delle
problematiche.
Tra
questi filoni si segnala quelle dell’archeologia del territorio (nn. 16, 85,
132 e 143 da solo, 72, 97, con altri), per una ricostruzione del paleoambiente,
teatro delle vicende umane e, in particolare, dei fenomeni artistici e,
pertanto, per una conoscenza integrata del territorio; delle ricerche
sull’industria litica (scheggiata e levigata: nn. 66-67, 70-71, 81 con altri,
69-70, 122, ) e sulle materie prime (nn. 58, 92 con altri).
Significativo
è il contributo dato con l’organizzazione (assieme ad altri) e conseguente
edizione degli Atti della Tavola Rotonda Internazionale “L’Archeologia della
pastorizia nell’Europa meridionale” (1989, ed. 1991).
Parimenti
significativo ed importante il contributo dato all’edizione dei materiali non
editi delle Arene Candide (n. 110).
Infine si
ricorda l’attività di ricerca all’estero, nell’Oman (nn. 19, 29, 52, 55, 63).
Dall’attività
e dalla produzione scientifica del candidato, che sono ricomprese nelle
discipline del gruppo a concorso, emerge la figura di uno studioso dagli
interessi scientifici molteplici, serio e metodologicamente ben impostato, che
si qualifica positivamente per ottenere l’idoneità.
Commissario:
Prof. ssa Alessandra Manfredini
L’attività del
candidato, svolta presso la Soprintendenza archeologica della Liguria, non si
limita alla pubblicazione degli scavi istituzionalmente svolti, ma anche,
nell’ambito di convegni e congressi internazionali, si occupa di temi di più
ampio respiro.
La quasi
totalità dei lavori riguarda la Liguria, anche per quel che concerne una
programmata attività di tutela e di intervento sul territorio (pubbl. 77,78,
84).
Interessato
all’aspetto economico ed ambientale delle società preistoriche è, insieme a
Nisbet e Barker, editor di un importante volume “Archeologia della pastorizia
in Europa meridionale” e di un volume “Archeologia dell’Appennino ligure”,
all’interno del quale compaiono n.11 suoi contributi.
Un suo interesse
precipuo è rappresentato dalle miniere, delle quali ha studiato i modi di
estrazione e di produzione. Particolarmente attento agli studi
interdisciplinari, ha coordinato in numerose occasioni tali studi, come
coordinatore di ricerche bioarcheologiche.
Attività
divulgativa è rappresentata da alcuni lavori, tra i quali il volume “Dal
diaspro al bronzo”, catalogo di una mostra.
Importante è la
sua posizione di editor (e di collaboratore) nel volume “Arene Candide:a
functional and environmental assessment of the Holocene sequence”, un complesso
lavoro nel quale, accanto agli studi più dichiaratamente archeologici, si
affiancano ricerche di specialisti di altre discipline, nel recupero e
nell’interpretazione di un vecchio scavo esemplarmente condotto.
Il candidato è
dunque meritevole di partecipare all’idoneità del concorso in atto.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Laureato in Paletnologia
all’Università di Genova nel 1975, ispettore per la preistoria nella
Soprintendenza Archeologica della Liguria dal 1980 e direttore del Museo
Archeologico per la Preistoria e la Protostoria del Tigullio (Chiavari), il
dott. Maggi ha svolto nell’ultimo venticinquennio una intensa attività di
ricerca, esplicatasi in scavi (soprattutto in Liguria, ma anche,
saltuariamente, all’estero, in varie località), campagne di ricerche di
superficie, prospezioni, organizzazione di mostre e allestimenti di esposizioni
museali, percorsi attrezzati, ecc. Ha altresì collaborato con diversi atenei
svolgendo una considerevole attività didattica.
La
bibliografia di Roberto Maggi comprende poco meno di 150 titoli, che per quasi
due terzi è costituita da contributi a più mani nei quali raramente è possibile
distinguere l’apporto specifico dei singoli autori; un notevole numero di
pubblicazioni consiste inoltre in brevi o brevissime note (talora di non più di
una o due pagine) e in testi divulgativi, seppure di alto livello; sette numeri
(12, 62, 74, 78, 110, 122, 136) corrispondono a volumi èditi a cura del candidato.
La produzione del dott. Maggi denota
una apprezzabile ampiezza d’interessi, il che è ben spiegabile trattandosi di
un funzionario della Soprintendenza, costretto a misurarsi con una quantità di
emergenze di ogni genere, e ad affrontare, all’occorrenza, anche problemi che
non rientrerebbero nelle sue competenze di studioso di preistoria (si veda, ad
esempio, l’articolo n. 6 su un ripostiglio di cuspidi di freccia
bassomedievali, databili tra il XIII e il XIV secolo). Il campo in cui il
candidato è più attivo è ovviamente la preistoria della Liguria - soprattutto
dal Neolitico all’età del bronzo -, dove ha lavorato su insediamenti di altura
(particolarmente rilevante l’attività svolta sul castellaro di Uscio), grotte
(da menzionare in particolare la ripresa delle indagini nella grotta delle
Arene Candide, su cui ha anche curato l’edizione di un volume, comprendente
vari suoi contributi), zone di approvvigionamento di diversi tipi di materie
prime, ecc. Egli ha anche partecipato per vari anni alla missione archeologica
dell’ISMEO in Oman.
Tra gli interessi del candidato vi
sono problemi di litica, di approvvigionamento (di selce, steatite, rame,
argille, ecc.); aspetti tecnologici della ceramica e di altri manufatti;
tecniche di survey; applicazione di metodologie scientifiche di vario genere;
problemi di conservazione e di tutela.
Dal complesso dell’attività
scientifica e dall’esame del curriculum, emerge la personalità di un archeologo
attivo e preparato, con numerose sfaccettature, che tuttavia, finora, non ha
prodotto lavori di vasto respiro, verosimilmente anche perché costretto dalla
sua funzione a confrontarsi quotidianamente con esigenze amministrative e
organizzative. Si ritiene comunque che il candidato debba essere preso in
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nato
a Lavagna (GE) il 30.9.1947, laureato all'Università di Genova nel 1975, ha
frequentato i corsi di Perfezionamento in Archeologia, di aggiornamento per la
"Conservazione delle zone archeologiche all'aperto", di Paletnologia,
di Tutela dell'ambiente. Dal 1980 è Ispettore archeologo per la Preistoria
nella Soprintendenza Archeologica della Liguria; dal 1983 è Direttore
archeologo del Museo preistorico di Chiavari. Ha svolto attività didattiche presso
università italiane (corsi, seminari a Genova, Pisa, Firenze) e inglesi (Londra
e Nottingham). Tra le intense attività di ricerca, sviluppate in un quarto di
secolo, si distinguono le estese ricognizioni di superficie e gli scavi
condotti specie in Liguria, ma anche all'estero (missione archeologica
dell'ISMEO nel Sultanato di Oman).
Presenta ai fini valutativi 146
pubblicazioni, ma quasi un centinaio sono lavori di gruppo da cui difficilmente
si evince il personale contributo.
I suoi interessi vertono soprattutto
sulla preistoria della Liguria, con particolare riferimento alle fasi
neolitiche, eneolitiche e del Bronzo, con indagini di rilievo in grotte
(soprattutto alle Arene Candide), in stazioni all'aperto sui Castellari.
Il
candidato, che è fortemente impegnato e coinvolto nei problemi di salvaguardia
e tutela, rivela buone capacità critiche e conoscenza dei materiali d'industria
litica e ceramica; rende attente classificazioni tipologiche e tecnologiche e
le affronta con sicurezza e padronanza delle più aggiornate tecnologie
scientifiche.
Emerge
la figura di uno studioso serio e interessante, meritevole di considerazione ai
fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Il Dr. Roberto
Maggi è un funzionario della Soprintendenza Archeologica della Liguria,
all’interno della quale ha svolto la quasi totalità della sua attività di
studioso e di curatore. Fa eccezione la sua partecipazione alla Missione
Archeologica Italiana in Oman nel 1983-86, al seguito di Paolo Biagi, dove ha
condotto una serie di scavi e studi sulle industrie litiche del Medio Olocene
(nn 52, 55, 61, 63).
Il candidato presenta complessivamente 145
lavori, molti in collaborazione su diversi aspetti ed ambienti geografici della
preistoria ligure. La preparazione specifica e l’interesse principale è per le
industri litiche dall’Epipaleolitico all’età dei metalli. Non pochi i
contributi in inglese, a riprova di un sua notevole apertura internazionale.
Come funzionario e come promotore di importanti iniziative scientifiche e
culturali, il candidato ha dato prova di ottime capacità professionali, in
particolare con il volume sulle Arene Candide e quello sull’archeologia
dell’Appennino Ligure, la zona su cui ha assunto indubbie competenze per le
molteplici attività sul campo dalla sua base nel Museo di Chiavari.
Sono
apprezzabili inoltre i suoi interessi ed i relativi contributi sull’archeologia
delle miniere e delle produzioni collegate di pietre e metalli, molti dei quali
in collaborazione con importanti studiosi stranieri in questo settore (R.
Tykot, M. Pearce) solo di recente valorizzato in Italia. Anche nelle ricerche
paleobotaniche, in collaborazione con Renato Nisbet, il Dr Maggi prodotto
importanti contributi che valorizzano il particolare contesto della preistoria
ligure nel versante montano.
In conclusione
il candidato è senz’altro uno studioso apprezzabile, che comanda uno spettro
molto vasto nell’arco pluridisciplinare della preistoria. Senz’altro lo
possiamo considerare un leader nell’ambito regionale della preistoria ligure.
Pertanto il Dr R.Maggi è degno della massima considerazione per il buon lavoro
svolto finora.
giudizio
collegiale:
A
giudizio della Commissione il candidato
è studioso e docente di grandi capacità sebbene non abbia ancora raggiunto una
piena maturità.
12.
CANDIDATO: MARGHERITA MUSSI
1.
L’attività
didattica svolta
!973-‘75,
esercitatrice di Ecologia preistorica;
1974, seminario
Paletnologia;
1977-’81,
assistente incaricato presso Paletnologia;
dal 1976-‘77 al
1983-‘84 , dal 1997-‘98 al 1998-‘99 presso Paletnologia;
dal 1984-‘85 al
1996-‘97 e nel 1998-‘99 presso Ecologia
preistorica e Archeologia del Paleolitico;
1974-’75,
supplenza al corso di Ecologia preistorica;
1994-’95,
supplenza al corso di Paletnologia;
dal 24/02/93 al
3/03/1993 seminario presso l’Institut d’Art et d’Archéologie de l’Université di
Paris I, Panthéon-Sorbonne.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca
italiani e stranieri.
Marzo-aprile
1982, presso la Facoltà di Geologia dell’Università Nazionale Somala;
Dal 1981 ricercatore confermato presso
l’università “La Sapienza” di Roma;
3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti
pubblici e privati italiani e stranieri.
1971, 1973, Laboratoire de Géologie du
Quaternaire et Préhistoire, Università di Bordeaux (France);
1975-76,
Institute of Archaeology, London University;
Scavi e ricerche : in Francia (1967 a
Soumont-St-Quentin; 1973 a Pennon), 1973 nel Libano (‘Ksa ‘Aqil);
1995, membro per
l’Italia del Coordination Commitee del Network “The Palaeolithic occupation of
Europe”;
corrispondente
INQUA
partecipazione a
congressi in Italia e all’Estero;
attività di
scavo e ricerca in Italia: ricognizioni nel Lazio e nell’Abruzzo
4. I titoli di dottore
di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.
1975-’76,
Diploma Scuola Nazionale di Archeologia, Roma;
Borse di studio: 1974-’77, C.N.R. presso
l’Istituto di Paletnologia di Roma “La Sapienza”;
1982, Istituto
Italiano per l’Africa, Somalia;
5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di
ricerca.
1982, ricerche
nella Valle del Giuba (Somalia meridionale), con ricognizioni e scavi in siti di Hilo Ari;
1985
ricognizioni e scavi in siti di Buur Meadow, Buur Ad, Buur Matacno Nord;
Responsabile
accordo Roma”La Sapienza”-University of Alberta-Edmonton, Canada.
6. Il coordinamento di iniziative in campo
didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.
Altri
titoli
Mostre: “Origini dell’Uomo”, Museo delle
Origini, Roma “La Sapienza” (in collaborazione);
partecipazione
“Scavi e ricerche Archeologiche dell’Università di Roma “La Sapienza”;
Membro I. I. P.
P. dal 1984;
Membro Comitato
di redazione “Origini”.
giudizi
individuali:
Commissario:
Prof.ssa Giuseppa Tanda
La
candidata presenta 66 pubblicazioni, ricomprese nelle discipline del settore
disciplinare a concorso, costituite da 65 articoli (32 da sola, 33 con altri,
di alcune, i nn. 5, 14-15, 28, 34, 39, 43 l’apporto individuale è determinato)
e da voci di dizionario (n. 27).
Gli
ambiti geografici relativi all’attività ed alla conseguente produzione
scientifica sono vari ed ampi: la Somalia (nn. 1-2, 8, 10, 24, 21, 25-26, 32,
46), la Palestina (n. 3), l’Afghanistan (6), il Vicino Oriente (n.6), l’Egitto
(nn. 11), il Lazio, in Italia (nn.14), infine l’Italia (8).
Gli
orizzonti culturali sono il Paleolitico, il Mesolitico.
Lo
studio delle industrie litiche, che è preminente, com’è ovvio, segue un
approccio metodologico coerente ed in linea con alcune tendenze della ricerca
francese nel settore.
Tra
i vari filoni si segnalano quello sull’arte mobiliare, sui rituali funerari,
sulle problematiche teoriche.
I
contributi sull’arte comprendono lavori sulle statuine (nn. 249, 54, 57, 59,
61), sui ciottoli incisi (nn. 38, 43-44), sulle materie prime utilizzate (nn.
31, 40, 49), sull’interpretazione antropologica (n. 41).
Il
problema della “Venere di Savignano” (nn. 49, 54) viene riproposto nei suoi
aspetti storici e nelle sue caratteristiche morfologiche e tecnologiche, in un
quadro comparativo culturale e cronologico che porta la candidata all’ipotesi
che la figurina possa essere attribuita al Gravettiano ed al gruppo di statuine
conosciute come “Veneri” e presenti nell’Eurasia.
Nello
stesso filone rientrano la “Dame Rouge” di Mauern (n. 59), la “Venere” di
Tolentino (n. 61), le figurine dei Balzi Rossi (n. 57), rivisitate e studiate
con rigore scientifico e attenzione agli aspetti di ricostruzione storica ed
antropologica, in un ampio quadro culturale europeo.
L’ampiezza del
quadro culturale di riferimento risultava anche in precedenza, nel contributo
n. 28, sul Gravettiano ed Epigravettiano dell’Italia e nel poderoso lavoro di
sintesi “Il Paleolitico e il Mesolitico in Italia” (n. 42).
I
ciottoli incisi sono anch’essi rivistati secondo il medesimo approccio
morfologico-tecnologico (nn. 38, 44).
Particolare
cura la candidata dedica ai problemi al materiale nel quale sono scolpite le
statuine, la steatite (nn. 31, 40, 49).
La
produzione sui rituali funerari del Paleolitico e del Mesolitico (nn. 16-17,
20, 23, 33, 48) fa riferimento ad una messa a punto metodologica per passare ad
riesame critico di quanto finora edito. All’esame dell’attività e della
produzione scientifica la candidata si rivela una studiosa attenta e critica,
metodologicamente ben impostata, con apporti originali e ben inserita nella
comità scientifica internazionale. Pertanto si ritiene che sia qualificata per
ottenere l’idoneità.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
La
candidata ha conseguito il diploma della Scuola di Specializzazione e ha svolto
attività didattica sia con seminari e correlazione di tesi, sia con supplenze
di corsi tenuti sia presso l’Università la Sapienza di Roma, sia presso
l’Università di Sassari.
I
suoi interessi, legati soprattutto al Paleolitico, spaziano geograficamente
dall’Africa (soprattutto Somalia), all’Italia (soprattutto area pontina, dove
la dott. Mussi ha svolto campagne di scavo in grotta).
Al di là delle brevi relazioni di scavo, vi sono
interessanti tentativi di sintesi, di saggistica, che superano il semplice dato
archeologico: così l’articolo sull’insorgenza dell’agricoltura nel Vicino
Oriente (9), e quelli relativi all’interpretazione “sociale” delle sepolture
paleolitiche o alla simbologia riguardante la produzione artistica (20, 23, 41,
48, 65). In questa stessa ottica vengono riprese in esame e sottoposte a
lettura attuale vecchie collezioni o oggetti (38, 49, 59).
Particolarmente
importante è l’edizione di un volume “Il paleolitico e il mesolitico in Italia”
nel quale vengono ripresi vecchi e nuovi dati sull’argomento, in una
significativa sintesi generale
La
sua presenza sistematica a congressi e convegni in Italia e all’estero dimostra
la partecipazione ad un dibattito internazionale, confermata dalla sua
posizione in accordi di cooperazione scientifica con istituzioni estere.
La
candidata appare dunque particolarmente preparata e perfettamente idonea a
partecipare alla presente prova di valutazione comparativa.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
La
dott. Mussi, laureata nel 1972 e
diplomata nel 1975-76 presso la Scuola Archeologica di Roma, ha usufruito di
borse di studio per soggiorni all’estero ed è attualmente ricercatrice presso
l’Università di Roma “La Sapienza”. Ha compiuto all’estero parte dei suoi studi
ed ha partecipato a numerose campagne di scavo, assumendo poi anche la
direzione di progetti di ricerca sul campo. Ha svolto attività didattica presso
la stessa Università di Roma (seminari, esercitazioni, cicli di lezioni,
correlazioni di tesi), tenendo supplenze a Roma nel 1994-95 e nel 1994-95, a
Sassari dal 1997-98 al 1999-2000.
Pienamente
inserita nell’àmbito della comunità scientifica nazionale e internazionale,
presenta 66 titoli a stampa, molti dei quali in francese e inglese, tra cui
pochissime sono le notizie di poche pagine (nn. 8, 10, 18, 21, 23); dei vari
lavori in collaborazione, una ventina sono a parti non distinte. Nel 1981 con
altre studiose ha tradotto, rielaborato e integrato per il Museo delle Origini
il catalogo di una mostra sullo sviluppo dell’uomo dai primati fino all’uomo
moderno; nel 1984 ha collaborato sostanziosamente alla stesura di un noto
manuale di paletnologia (n. 12); il resto della sua produzione è costituito da
una quarantina di articoli e da un imponente volume monografico sulla
preistoria italiana (42).
E’
attiva nel campo delle scienze preistoriche dal 1973, quando esordisce con
alcuni studi sulla Somalia, da cui già aveva tratto argomento per la sua tesi
di laurea e che poi continuerà ad essere uno dei suoi campi d’indagine (i suoi
scavi nella media valle del Giuba hanno individuato l’esistenza di una nicchia
ecologica utilizzata, allo stadio mesolitico, tra 10.000 e 5.000 anni fa). Ben
presto però la dott. Mussi si è rivolta anche ad altri àmbiti extraeuropei,
trattando della cultura natufiana, che confronta con quella di gruppi attuali
di cacciatori-raccoglitori, e dei primi tentativi di economia produttiva (nn. 3
e 9) e di problemi di preistoria dell’Afghanistan (n. 6), e, soprattutto, alla
preistoria italiana, che ha approfonditamente studiato e indagato sul campo,
conducendo scavi in varie località dell’Italia tirrenica, nella conca del
Fucino e sull’Appennino abruzzese, ed estendendo via via il suo interesse -
specialmente nei lavori più recenti - alle problematiche preistoriche di tutto il Paese.
Le
competenze della dott. Mussi vanno dal Paleolitico inferiore al Mesolitico,
fino a toccare, come si è detto, lo stadio dell’economia produttiva; in questo
vastissimo àmbito, la candidata si è concentrata specialmente sul Paleolitico
medio e superiore, di cui ha trattato con autorevolezza e originalità tutti gli
argomenti - problemi cronologici, industrie, faune, manifestazioni artistiche,
sepolture e rituali funerari, ecc. -. Si è occupata approfonditamente di
tipologia, tipometria e tecnologia litica ed ha affrontato tra l’altro problemi
di antropologia fisica e di paleopatologia, temi su cui ha scritto vari
articoli in collaborazione con specialisti, italiani e stranieri.
Dopo
il primo, importante, lavoro di carattere manualistico, redatto nel 1984 in
collaborazione con altri autori a parti distinte (n. 12), la dott. Mussi ha
affrontato l’impegno poderoso della redazione del volume sul Paleolitico e
Mesolitico in Italia (n. 42), decimo della serie “Popoli e civiltà dell’Italia
antica”, destinato a sostituire l’analoga opera del Radmilli, di quasi
vent’anni precedente. In questo libro essa delinea lo sviluppo della preistoria
italiana dalla prima apparizione dell’uomo sino alla fine della glaciazione di
Würm, fornendone un quadro estremamente ricco, aggiornato e documentatissimo,
che fa precedere da un’introduzione sulle origini africane dell’uomo e sulle
tappe della sua espansione in Europa. Qui, come in altri suoi lavori, la
candidata riesce in un’impresa tutt’altro che facile: quella cioè di coniugare
il rigore e la completezza necessari ad una trattazione scientifica di
carattere monografico con la chiarezza dell’esposizione, che rendono possibile
un uso anche didattico del volume. Tra i meriti che le vanno riconosciuti vi è
la qualità sempre molto elevata della scrittura, tratto tutt’altro che comune
nella produzione archeologica dell’Italia di oggi.
Per
il complesso delle sue attività, la continuità dell’impegno scientifico, il
carattere innovativo delle ricerche, la serietà e la competenza, ampiamente
apprezzate anche in campo internazionale, la dott. Mussi merita alta
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario:
Prof. Enrico Atzeni
Nata
a Treviso il 31.08.1948. Laureata nel 1972 nella Facoltà di Lettere di Roma
"La Sapienza", dove attualmente è ricercatore confermato presso il
Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e Antropologiche.
Ha
tenuto per supplenza corsi di Ecologia preistorica e di Paletnologia presso le
Università di Roma e Sassari.
Ha
svolto intensa attività didattica.
Presenta
32 lavori originali, compresa la monografia n. 42, altri 18 in distinta
collaborazione con altri autori.
La
sua produzione scientifica verte prevalentemente sul Paleolitico Medio e
Superiore della penisola italiana (Lazio, Abruzzo). Intense le sue attività sul
campo: ha organizzato e diretto scavi in Africa, nella Somalia, lungo la valle
del Giuba, e in Italia (Ortucchio, L'Aquila).
Lavori
di sintesi ha pubblicato sul Paleolitico e sul Mesolitico italiano,
prediligendo il settore dell'arte mobiliare e quello delle statuine muliebri
(nn. 49, 54, 59, 61), dove si distinguono gli studi sulle "Veneri" di
Savignano e di Tolentino, supportati
dalle analisi diffrattometriche.
Diversi
suoi lavori prendono in considerazione i rituali funerari paleolitici (nn. 23,
48). Ben condotti e validi lavori di sintesi e divulgazione presenta col
capitolo 9 del Manuale "Paletnologia. Metodi e strumenti per le analisi
delle società preistoriche" N.I.S., Roma 1984, e con la grossa monografia
su "Il Paleolitico e il Mesolitico", vol. X della collana
"Popoli e civiltà dell'Italia antica", 1992. Dedica alcuni articoli
al Natufiano della Palestina (n. 3) e agli inizi dell'agricoltura nel Vicino
Oriente e in Egitto.
La
produzione è pregevole e condotta con padronanza e senso critico; la candidata
appare ben degna di essere presa in considerazione ai fini del presente
concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
La candidata ha svolto una rilevante
attività scientifica e didattica, focalizzata sulle complesse fasi di
trasformazione dell'economia dal Paleolitico superiore al Neolitico.
Encomiabile appare in particolare il suo impegno ad esplorare il difficile tema
delle culture a cavallo della grande transizione dell'Olocene antico in diverse
regioni del mondo con un record archeologico spesso molto limitato e
controverso, come l’Afghanistan, anche se in definitiva l'opera risulta nel suo
complesso poco incisiva nei risultati.
In base
ai lavori a stampa presentati la dottoressa Mussi ha comunque indirizzato il
suo lavoro preminentemente alla preistoria italiana : su un totale di 37
titoli, dieci lavori trattano infatti di preistoria africana (1,2,
9,11-13,22,24,27, 32 e 33), uno di preistoria del Levante (3) ed un altro di
preistoria dell'Asia Media (6). Di questi dodici lavori soltanto quattro hanno
poi respiro di saggio scientifico (1-3 e 6), tutti precedenti al 1980 ed
apparentemente collegati ad una fase iniziale della sua attività di ricerca.
Gli altri lavori di preistoria asiatica ed africana si limitano a brevissime
note di fine campagna (9,12,22,24 e 33) e di storia degli studi (27) o a
proposte di sintesi ancora ad uno stadio embrionale di trattamento dei dati
(11,13 e 32).
Purtroppo
proprio il più importante programma di ricerca svolto sul campo dalla
candidata, la ricognizione della valle del Giuba nella Somalia meridionale, in
corso dal 1982 sotto la sua direzione scientifica, non ha trovato espressione
nelle pubblicazioni. Oltre alle poche pagine di scarna presentazione (otto
sommando le pubblicazioni nn. 9,12,22 e 24), soltanto il breve saggio
"Uomo e ambiente nella media valle del Giuba durante l'Olocene
antico" ( Biogeografia XIV, 1988:
521-35) mostra un sia pur minimo impegno d'interpretazione dei dati. Più
interessante e conclusivo il lavoro di sintesi svolto negli ultimi 15 anni sul
paleolitico e la più antica preistoria d’Italia, con una serie di monografie
che consentono di apprezzare la sua preparazione.
Nell'insieme la produzione è di buona qualità e notevole
nell’impegno, anche se discontinua e solo parzialmente portata a termine. Il
giudizio sulle capacità di ricerca e sull’attività didattica della candidata è
comunque positivo.
giudizio
collegiale:
A giudizio della
Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.
13.
CANDIDATO: GIULIVA ODETTI
1. L’attività didattica svolta
Università di Genova
Dal 1972-’73 al
1973-74, esercitazioni pratiche;
dal 1974 al
1980 contratto quadriennale;
dal 1980 ad oggi
ricercatore confermato;
correlatrice
tesi di laurea negli anni 1973-’74, 1976, 1978-‘79, 1990-’ 91, 1998;
coordinamento
seminari Paletnologia, anni 1974, 75,
76, 77;
esercitazioni a complemento del corso di Paletnologia,
anni 1978- 81, 1992;
1984-85,
85-86, ciclo lezioni al corso di Paletnologia;
dal 1993-94 al
1999-2000 affidamento di “Preistoria e Protostoria europea”.
2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca
italiani e stranieri.
Dal 1972-’73 al
1973-74, esercitazioni pratiche;
dal 1974 al
1980 contratto quadriennale;
dal 1980 ad oggi
ricercatore confermato.
3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti
pubblici e privati italiani e stranieri.
Partecipazione e
direzione di numerosi scavi;
partecipazione
congressi in Italia e all’estero.
4. I titoli di dottore
di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di
ricerca.
1976, Diploma di
perfezionamento Scuola di Archeologia e Storia dell’Arte Antica
5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di
ricerca.
Nessuna
6. Il coordinamento di
iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed
internazionale.
Nessuna.
Altri titoli
1979, Incarico
corso regionale restauro.
giudizi
individuali:
Commissario:
prof.ssa Giuseppa Tanda
La
candidata presenta 72 pubblicazioni, ricomprese nelle discipline del settore a
concorso, costituite soprattutto da articoli (38 da sola, 8 con altri, di una
l’apporto individuale è determinato), da notiziari, schede, abstracts, lavori divulgativi.
Sono
due gli ambiti geografici della sua attività scientifica: le Puglie (nn. 2,
23), ma soprattutto la Liguria, che la candidata conosce ampiamente, come
dimostrato dal lavoro n. 45, “Bibliografia preistorica della Liguria” .
Gli
orizzonti cronologici riguardano soprattutto il Neolitico (30 lavori, nn. 1-9,
11, 13, 23, 25-27, 30-33, 40, 46-47, 49-50, 55, 64,70-72), successivamente
l’Eneolitico (16, nn. 14-15, 17-18,
34-39, 41, 54, 59-62), infine
l’Età del Bronzo (14, nn. 16, 21 44, 51-53, 56-58, 63, 65-69).
Il
Neolitico ligure viene studiato sotto vari aspetti: dall’articolazione nelle
sue fasi, all’individuazione delle componenti
materiali delle ceramiche impresse (n. 32), alla definizione della
ceramica graffita del cosiddetto stile della Pollera (12), alla
puntualizzazzione della cultura del
Vaso a Bocca quadrata. La candidata non si limita a precisare ed illustrare
le caratteristiche tipologiche, ma si pone il problema delle relazioni
della ceramica impressa (n. 32) con il Midi e degli influssi dello chasseano in
Liguria (n. 33). Altro problema trattato è quello delle relazioni del neolitico medio ligure con il Piemonte
(n. 64)
Le
indagini sull’Eneolitico (revisione dei materiali editi ed interpretazione dei
nuovi dati ) hanno consentito di fornire un quadro più chiaro del III millennio
a. C. ligure, articolantesi in tre fasi (sub-neolitico o Lagozza, sub-lagozza
con influenze provenzali e campaniforme: n. 17).
Del campaniforme
vengono poste in luce manifestazioni peculiari connesse alla presenza di una particolare forma
sepolcrale, una tomba a tumulo (n. 61-62).
L’articolazione
dell’Età del Bronzo ligure appare
meglio documentata sia nelle nelle sue
fasi (antica, media, recente e
finale) sia negli aspetti materiali (nn. 16, 21, 44), sia in quelli insediamentali (grotte e siti all’aperto: nn.
52-53, 63, 66).
Gran
parte della produzione riguarda le grotte, indagate non solo sul profilo
culturale ma anche su quello prettamente speleologico. Tra queste la Grotta
Pollera, oggetto di 7 lavori apprezzabili (nn. 1, 3, 9, 11, 13, 46, 68). Di
questa grotta vengono ricostruite la storia delle ricerche e degli scavi e la
sequenza culturale dal Neolitico antico all’Età del Ferro, attraverso il
Neolitico medio, superiore (Lagozza e Sublagozza), l’Eneolitico, l’età del
Bronzo (antica, media e tarda). La candidata utilizza lo strumento della
tipologia ed i confronti con le Arene Candide per il Neolitico, mentre per le
età successive fa riferimento a materiali archeologici provenienti da contesti
datati della Penisola italiana.
Questa
sequenza, è stata confermata ma anche arricchita dai risultati degli scavi
effettuati da S. Tinè in collaborazione con la candidata medesima. Gli scavi,
infatti, hanno rivelato un’evoluzione più ampia delle ceramiche impresse, la
presenza dello stile Pollera e della seconda fase della cultura del Vaso a
Bocca Quadrata (n. 46).
La
Pollera, pertanto, si presenta come
contesto stratigrafico complementare alle Arene Candide.
La
candidata si pone anche il problema della genesi delle culture neolitiche
liguri, individuando relazioni con il
cardiale del Midi e dell’area tirrenica per le ceramiche impresse, con le
culture meridionali per lo stile Pollera, con l’area padana per il Neolitico
Medio.
La
conoscenza dello strumento tipologico è anche ribadita dal lavoro n. 23, che tratta della tipologia della ceramica di
Passo di Corvo.
Dal
complesso dell’attività e della produzione scientifica emerge una figura di
studiosa preparata e dotata di
metodologia rigorosa, che ha fornito contributi utili per il progresso della preistoria della Liguria e
qualificata per ottenere l’idoneità.
Commissario:
Prof.ssa Alessandra Manfredini
La
maggior parte delle pubblicazioni della candidata consiste in brevi lavori di
3-4 pagine su specifici materiali o in rapporti sintetici su particolari
aspetti della preistoria ligure (a volte semplici notiziari).
Nell’ambito
della preistoria locale, ha pubblicato lavori divulgativi (per i gruppi
archeologici o per mostre locali) e piccoli libretti didattici (I primi
agricoltori…, Pietra Ligure e la Val Maremola).
Ha
collaborato alla riedizione del 1975 della Guida
della Preistoria Italiana.
Numerosi sono i lavori, in varie sedi, sulla Grotta
Pollera, che la candidata pubblica, anche alla luce della riedizione di vecchi
scavi, occupandosi soprattutto dei livelli neolitici.
Ha
collaborato a lungo con le ricerche di S. Tinè a Passo di Corvo, in Puglia,
scrivendo una serie di piccoli contributi sui villaggi trincerati.
Una
bibliografia ragionata sulla preistoria della Liguria rappresenta un’opera
meritoria, perché il materiale è stato schedato sia per località, sia per
autori, mentre ancora in bozze è un interessante contributo rappresentato dalla
pubblicazione sistematica di alcuni livelli delle Arene Candide, parte di un
lavoro coordinato da S. Tinè.
In
conclusione, la candidata è meritevole di essere ammessa al giudizio di
idoneità del presente concorso.
Commissario:
Prof.ssa Paola Guida
Laureata
nel 1972, ha svolto una lunga attività di ricerca e collaborazione didattica
presso l’Università di Genova, esplicatasi da una parte in partecipazione e, da
un certo momento in poi, direzione di scavi e survey, dall’altra in
correlazioni di tesi, esercitazioni, seminari, ecc., fino a quando, nell’a.a.
1993-94, ha ottenuto l’affidamento del corso di Preistoria e Protostoria
Europea per il corso di laurea in Beni Culturali, poi rinnovatole fino al
‘98-‘99; nel 1999-2000 ha avuto l’affidamento di Protostoria Europea per il
corso di perfezionamento in Archeologia Classica.
Della
settantina di titoli presentati, quasi una metà è costituita da brevi notizie o
riassunti di comunicazioni, in qualche caso di meno di una pagina, frutto
talora della collaborazione con altri studiosi, da noterelle divulgative in pubblicazioni
locali d’interesse speleologico e da sintetiche schede.
Dei
rimanenti lavori, uno consiste in una dispensa, inedita (n. 12); il n. 45 è
un’utile bibliografia della preistoria ligure, introdotta da una storia degli
studi; il n. 59 è un volume monografico, redatto con intenti eminentemente
divulgativi, sulla preistoria di Pietra Ligure e della Val Maremola; il resto è
costituito da articoli che testimoniano l’assidua e significativa attività
svolta dalla candidata soprattutto nel campo della preistoria della Liguria, ma
anche, sia pure saltuariamente, della Sicilia (n. 5) e della Puglia, cui sono
dedicati i nn. 2 e 23: tra questi ultimi merita particolare segnalazione il
contributo n. 23, che presenta un’accurata analisi cronotipologica della ceramica
di Passo di Corvo, esemplare nel suo genere. Negli articoli sulla Liguria sono
illustrate le ricerche svolte in grotte con depositi stratificati, tra cui la
grotta Pollera, di grande importanza storica (le cui sequenze neolitiche
vengono messe a confronto soprattutto con quelle corrispondenti delle Arene
Candide), la grotta Cornarea, in uso nel Bronzo Recente-Finale, le grotte della
Val Maremola, ecc.
Tra
i lavori più recenti vi sono alcune schede sulla tarda preistoria ligure (nn.
65-69) èdite nel catalogo di una mostra dal titolo “Dal diaspro al bronzo”.
Dal
curriculum e dal complesso della produzione scientifica della dott. Odetti
emerge la figura di una studiosa seria ed impegnata con continuità e con
appassionata dedizione, non sempre molto aggiornata metodologicamente (come
traspare ad esempio da alcune relazioni dei suoi scavi in grotta), capace
tuttavia di travalicare i limiti della preistoria della Liguria e di affrontare
temi di qualche maggior respiro. Pertanto si ritiene che la candidata possa
essere tenuta in considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario Prof. Enrico
Atzeni
Nata a Genova il 24.4.1947, laureata
a Genova nel 1972, ricercatore confermato dal 1982, è impegnata in ininterrotte
attività didattiche e di ricerca presso l'Ateneo genovese con seminari ed
esercitazioni: dal 1993 ad oggi tiene per affidamento i corsi di Preistoria e
Protostoria Europea, dal 1999 quello di Protostoria Europea per il
perfezionamento in Archeologia Classica.
Presenta ai fini valutativi circa 70
pubblicazioni. Le più significative e di maggior contributo, su un ampio
ventaglio culturale preistorico e protostorico, riguardano in Liguria le
attente indagini stratigrafiche e gli studi della Grotta Pollera, delle Arene
Candide, del Val Maremola, di Cornarea, con livelli del Tardo Bronzo.
Interessanti e puntuali le classificazioni tipologiche e cronologiche degli
elementi di cultura materiale di Passo di Corvo, in Puglia. Di pregio e grande
utilità la monografia (59) relativa alla definizione e alla divulgazione della
preistoria di Pietra Ligure e di Val Maremola.
Emergono le capacità di
inquadramento dei materiali dal punto di vista della classificazione, della
cronologia e della tipologia oltre che dell'analisi, per cui la candidata è da
considerarsi una studiosa seria, impegnata e di buon livello, meritevole di
considerazione ai fini del presente concorso.
Commissario: Prof. Maurizio Tosi
Il campo di attività della candidata è il neolitico della
Liguria e del Tavoliere foggiano. Oltre alle molteplici attività sul campo la
candidata ha lavorato sui materiali dei vecchi scavi della Pollera e su quelli
di S. Tinè alle Arene Candide. In questo specifico settore il contributo più
significativo è lo studio della tipologia delle ceramiche di Passo di Corvo nel
volume di S. Tinè, Passo di Corvo e la
civiltà neolitica del Tavoliere, Genova 1983. Attualmente svolge attività
di ricerca in molte grotte e grotticelle della Liguria di Ponente, di cui ha
studiato materiali che spaziano dal neolitico all'età del rame ed all'età del
Bronzo e conduce scavi e ricognizioni nella zona di Finale Ligure con
particolare riferimento all'età del Bronzo.
Anche se il
profilo complessivo della candidata appare alquanto limitato, il giudizio
conclusivo è positivo.
giudizio
collegiale:
La
candidata è studiosa e docente di grandi capacità sebbene non abbia ancora
raggiunto una piena maturità.
14. CANDIDATO: MARCO PACCIARELLI
15. CANDIDATO: ANNALUISA PEDROTTI
16. CANDIDATO: ELISABETTA STARNINI