Procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di  seconda  fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

Settore Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria  e Protostoria

 

VERBALE N. 1

 

Il giorno 9 maggio dell’anno 2000, alle ore 9.30 presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si è riunita la Commissione giudicatrice della valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia per il settore scientifico disciplinare L01Y.

La Commissione, nominata con D.R. n. 29/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000, risulta così composta:

 

- Prof. - Prof. Maurizio Tosi (I fascia, Università degli Studi di Bologna);

- Prof. Enrico Atzeni (I fascia, Università degli Studi di Cagliari);

- Prof. ssa Paola Guida (I fascia, Università degli Studi di Udine);

- Prof. ssa Alessandra Manfredini (II fascia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”);

- Prof. ssa Giuseppa Tanda (II fascia, Università degli Studi di Sassari).

 

La Commissione procede alla nomina del Presidente nella persona del Prof. Maurizio Tosi e del Segretario nella persona del Prof. ssa Giuseppa Tanda.

 

Dall’elenco trasmesso dall’amministrazione risultano ammessi al concorso n. 17 candidati:

1 Bergonzi Giovanna;

2 Borgna Elisabetta;

3 Calattini Mauro;

4 Caneva Isabella;

5 Catacchio Negroni Giuseppina;

6 Cipolloni Mirella;

7 Cocchi Daniela Paola;

8 De Guio Armando;

9 Di Fraia Tomaso;

10 Di Gennaro Francesco;

11 Maggi Roberto;

12 Mussi Margherita;

13 Odetti Giuliva;

14 Pacciarelli Marco;

15 Pedrotti Annaluisa;

16 Starnini Elisabetta;

!7 Zifferero Andrea.

 

Ciascun componente la Commissione dichiara di non avere relazioni di parentela ed affinità entro il 4° grado incluso con gli altri commissari e con i candidati compresi nell'elenco suddetto.

Dichiara, altresì, che non sussistono le cause di astensione di cui all'art. 51 c.p.c.

Quindi, presa visione delle disposizioni che disciplinano lo svolgimento delle procedure di valutazione comparativa e di quanto stabilito dal bando di concorso, in particolare gli artt. 1, 5, 6 e 7, procede a fissare in dettaglio i criteri di massima per la valutazione dei candidati in relazione ai titoli prodotti ed alle prove d’esame.

Tali criteri vengono riportati in allegato al presente verbale, quale parte integrante dello stesso e conformemente alle disposizioni di cui al comma 6 dell’art. 2 del D.P.R. 390/98, saranno consegnati, senza indugio, al Responsabile del Procedimento che ne dovrà assicurare la tempestiva pubblicità affiggendoli all’albo ufficiale di Ateneo presso il Rettorato e all’albo della Facoltà che ha richiesto il bando.

Considerato poi che i lavori potranno proseguire non prima di sette giorni dalla pubblicazione dei criteri prefissati, la Commissione stabilisce soltanto la data della prossima riunione al fine di procedere alla valutazione dei titoli dei candidati. La seconda riunione è convocata per il giorno sabato 10 giugno 2000, alle ore 10, presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

La Commissione prende atto che dovrà concludere i lavori entro 6 mesi dalla data di pubblicazione nella G.U. del D.R. di nomina.

La seduta è tolta alle ore 13.00.

Letto approvato e sottoscritto.

 

La Commissione

- Prof. Maurizio Tosi, Presidente

- Prof. Enrico Atzeni

- Prof. ssa Paola Guida

- Prof. ssa Alessandra Manfredini

- Prof. ssa Giuseppa Tanda, Segretario

 


 

Procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di  seconda  fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

Settore Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria  e Protostoria

 

 

ALLEGATO AL VERBALE N. 1

CRITERI DI MASSIMA ex art. 2 comma 6 D.P.R. 390/98

 

Dopo ampia ed approfondita discussione la Commissione giudicatrice della procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia, nominata con D.R. n. 28/2000 del 13.01.2000, pubblicato sulla G.U. n. 7 del 25.01.2000, composta dai docenti:

- Prof. - Prof. Maurizio Tosi (I fascia, Università degli Studi di Bologna)

- Prof. Enrico Atzeni (I fascia, Università degli Studi di Cagliari)

- Prof. ssa Paola Guida (I fascia, Università degli Studi di Udine)

- Prof. ssa Alessandra Manfredini (II fascia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

- Prof. ssa Giuseppa Tanda (II fascia, Università degli Studi di Sassari)

assume i seguenti criteri di massima:

- originalità e innovatività della produzione scientifica, rigore metodologico e qualità dell’esposizione;

- apporto individuale del candidato, specificato o analiticamente determinato nei lavori in collaborazione;

- congruenza dell’attività del candidato con le discipline ricomprese nel settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendano;

- rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all’interno della comunità scientifica;

- continuità temporale della produzione scientifica anche in relazione all’evoluzione delle conoscenze nello specifico settore scientifico-disciplinare.

 

Per i fini di cui sopra la Commissione farà anche ricorso, ove possibile, a parametri riconosciuti in ambito scientifico internazionale.

 

Costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente nelle valutazioni comparative:

- l’attività didattica svolta;

- i servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca italiani e stranieri;

- l’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti publici e privati italiani e stranieri;

- i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca;

- l’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;

- il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

 

Nella valutazione delle pubblicazioni la Commissione enucleerà il contributo fornito dal candidato secondo i seguenti criteri:

- nelle pubblicazioni a più nomi la Commissione provvederà, ove non specificato nel testo, a definire il contributo fornito dal candidato nella pubblicazione in base alla continuità nella produzione scientifica;

- in relazione ai lavori in collaborazione con membri della Commissione si precisa che questi saranno presi in considerazione solo nel caso in cui i singoli contributi siano specificati nel testo

Relativamente alla discussione dei titoli scientifici la Commissione valuterà la capacità del candidato di motivare e giustificare le scelte ed i contenuti degli argomenti di ricerca nonché di orientarsi nel campo dei temi di volta in volta affrontati.

Quanto alla prova didattica la Commissione stabilisce che questa consisterà in una lezione di quarantacinque minuti su un argomento nell’ambito di una disciplina scelta dal candidato tra quelle del settore scientifico-disciplinare.

Il tema della lezione sarà assegnato mediante sorteggio da parte del candidato, immediatamente dopo la prova sulla discussione dei titoli scientifici presentati.

A tal fine ciascun candidato estrae a sorte tre fra i cinque temi proposti dalla Commissione, scegliendo immediatamente quello che formerà oggetto della lezione da svolgersi dopo ventiquattro ore.

La prova didattica sarà valutata in base all’impostazione, alla chiarezza espositiva ed al livello di aggiornamento dimostrato dai candidati.

Le prove suddette sono pubbliche.

Il presente allegato contenente i criteri da seguire per la valutazione dei candidati sarà trasmesso al più presto al Responsabile del Procedimento il quale ne curerà la pubblicità ai sensi dell’art. 2 c. 6 del D.P.R. 390/98.

 

Letto approvato e sottoscritto.

 

La Commissione

- Prof. Maurizio Tosi, Presidente

- Prof. Enrico Atzeni

- Prof. ssa Paola Guida

- Prof. ssa Alessandra Manfredini

- Prof. ssa Giuseppa Tanda, Segretario


 

Procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di  seconda  fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

Settore Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria  e Protostoria

 

VERBALE N. 2

 

Il giorno 10 giugno 2000 alle ore 10.00 presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo per dare inizio alla valutazione dei titoli prodotti dai candidati sulla base dei criteri stabiliti in precedenza.

La Commissione giudicatrice prende atto che dopo il suo insediamento non sono pervenute rinunce al Concorso.

Vengono aperti n. 9 pacchi contenenti i titoli dei candidati, imballati dai competenti Uffici dell’Università della Tuscia e consegnati, in data 5 giugno c. a., al Presidente della Commissione, prof. Maurizio Tosi, che li ha depositati il giorno stesso, alle ore 13.30, presso la sede del Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, via Palestro 63, Roma.

La Commissione verifica che gli imballi consegnati contengono n. 17 pacchi di pubblicazioni, con allegati titoli, elenchi e fogli di consegna.

Risultano presenti i plichi dei sottoelencati candidati:

1 Bergonzi Giovanna;

2 Borgna Elisabetta;

3 Calattini Mauro;

4 Caneva Isabella;

5 Catacchio Negroni Giuseppina;

6 Cipolloni Mirella;

7 Cocchi Daniela Paola;

8 De Guio Armando;

9 Di Fraia Tomaso;

10 Di Gennaro Francesco;

11 Maggi Roberto;

12 Mussi Margherita;

13 Odetti Giuliva;

14 Pacciarelli Marco;

15 Pedrotti Annaluisa;

16 Starnini Elisabetta;

!7 Zifferero Andrea.

Ogni Commissario procede all’esame dei titoli; esprime il proprio giudizio di congruità, candidato per candidato. Tutti i candidati sono ammessi alle prove successive.

Ogni Commissario esamina direttamente i plichi ed il loro contenuto; il Commissario prof.ssa Alessandra Manfredini dichiara di avere 2 pubblicazioni congiunte con il candidato Margherita Mussi e precisamente i nn. 7 e 12 ell’elenco. Nel caso del n. 12 “Paletnologia. Metodi e strumenti per l’analisi delle società preistoriche” la Commissione verifica che le parti per Autore sono chiaramente designate. Nel caso della pubblicazione n. 7 “Origini dell’Uomo”, invece, i contributi non risultano distinguibili e, pertanto, tale pubblicazione non viene sottoposta a giudizio.

I giudizi non vengono conclusi nella presente riunione. La Commissione si riconvoca per i giorni 4-5 settembre p.v. alle ore 9.30 nei locali del medesimo Dipartimento.

Al fine di consentire all’Amministrazione di predisporre nei limiti di tempo previsti dalla Legge le prove d’esame dei candidati, la Commissione decide di effettuare tali prove nei giorni 26-29 settembre p.v. con il seguente ordine di convocazione:

Martedì 26 settembre p.v.: inizio ore 9, candidati 9.00; candidati convocati:

1 Bergonzi Giovanna                                       ore 9.00

2 Borgna Elisabetta                                         ore 9.30

3 Calattini Mauro                                            ore 10.00

4 Caneva Isabella                                            ore 11.00

5 Catacchio Negroni Giuseppina                   ore 11.30

6 Cipolloni Mirella                                           ore 14.30

7 Cocchi Daniela Paola                                   ore 15.00

8 De Guio Armando                                        ore 15.30

9 Di Gennaro Francesco                                 ore 16.00

 

Mercoledì 27 settembre p.v.: prova didattica, candidati convocati:

1 Bergonzi Giovanna                                       ore 9.30

2 Borgna Elisabetta                                         ore 10.30

3 Calattini Mauro                                            ore 11.00

4 Caneva Isabella                                            ore 12.00

5 Catacchio Negroni Giuseppina                   ore 14.30

6 Cipolloni Mirella                                           ore 15.30

7 Cocchi Daniela Paola                                    ore 16.00

8 De Guio Armando                                        ore 17.30

9 Di Gennaro Francesco                                 ore 18.00

 

Giovedì 28 settembre p.v.: inizio ore 9.00, candidati convocati:

 Di Fraia Tomaso                                            ore 9.00

 Maggi Roberto                                               ore 9.30

 Mussi Margherita                                           ore 10.00

 Odetti Giuliva                                     ore 11.00

 Pacciarelli Marco                                           ore 11.30

 Pedrotti Annaluisa                                          ore 12.00

 Starnini Elisabetta                                           ore 12.30

 Zifferero Andrea                                            ore 13.00

 

Venerdì 29 settembre p.v.: inizio ore 9.30, candidati convocati:

Di Fraia Tomaso                                             ore 9.30

 Maggi Roberto                                               ore 10.30

 Mussi Margherita                                           ore 11.30

 Odetti Giuliva                                     ore 12.30

 Pacciarelli Marco                                           ore 14.30

 Pedrotti Annaluisa                                          ore 15.30

 Starnini Elisabetta                                           ore 16.30

 Zifferero Andrea                                            ore 17.30

I candidati avranno a disposizione il proiettore per dia 24 x 36, la lavagna luminosa ed il video-registratore. Dovranno specificare in anticipo eventuali altre richieste di mezzi audiovisivi ed informatici.

 

La seduta è tolta alle ore 13.00.

Letto approvato e sottoscritto.

 

La Commissione

- Prof. Maurizio Tosi, Presidente

- Prof. Enrico Atzeni

- Prof. ssa Paola Guida

- Prof. ssa Alessandra Manfredini

- Prof. ssa Giuseppa Tanda, Segretario


 

 

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELLA TUSCIA

 
0

 

 

 

 

 
 


Procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di  seconda  fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

Settore Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria  e Protostoria

 

 

VERBALE N. 3

 

Il giorno 4 settembre 2000, alle ore 9, presso i locali della Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo

S’inizia l'esame dei titoli presentati dai candidati.

 

1. Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Giovanna Bergonzi da parte di ciascun commissario;  si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

2. Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Elisabetta Borgna da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

3. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Mauro Calattini da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

4. Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Isabella Caneva da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

5. Vengono esaminate le pubblicazioni della  candidata Giuseppina Catacchio Negroni da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e quello collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

6. Vengono esaminate le pubblicazioni della  candidata Mirella Cipolloni da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

7. Non vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Daniela Paola Cocchi  in quanto è pervenuta la sua rinuncia a partecipare alla procedura in corso.

 

Alle ore 19.00 il Presidente aggiorna la seduta al giorno 5 settembre alle ore 9.00 presso lo stesso Museo delle Origini, Università di Roma “La Sapienza”.

Letto approvato e sottoscritto.

 

La Commissione

- Prof. Maurizio Tosi (Presidente)

- Prof. Enrico Atzeni, membro

- Prof. ssa Paola Guida, membro

- Prof. ssa Alessandra Manfredini, membro

- Prof. ssa Giuseppa Tanda (segretaria)

 


 

 

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELLA TUSCIA

 
0

 

 

 

 

 
 


Procedura di valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di  seconda  fascia, indetto con D.R. n. 807/99 del 09.08.99, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale concorsi ed esami, n. 72 del 10.09.99.

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,

Settore Scientifico Disciplinare LO1Y-Preistoria  e Protostoria

 

 

VERBALE N. 3bis

 

Il giorno 5 settembre 2000, alle ore 9, presso i locali della Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Museo delle Origini), la Commissione giudicatrice di cui al verbale n. 1 si è riunita al completo

Continua l'esame dei titoli presentati dai candidati.

 

8. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Armando De Guio da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

9. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Tomaso Di Fraia da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

10. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Francesco di Gennaro da parte di ciascun commissario;  si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

11. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Roberto Maggi da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

12. Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Margherita Mussi da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

13. Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Giuliva Odetti da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

14. Non vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Marco Pacciarelli in quanto è pervenuta la sua rinuncia a partecipare alla procedura in corso.

 

15. Non vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Annaluisa Pedrotti in quanto è pervenuta la sua rinuncia a partecipare alla procedura in corso.

 

16.Vengono esaminate le pubblicazioni della candidata Elisabetta Starnini da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

17. Vengono esaminate le pubblicazioni del candidato Andrea Zifferero da parte di ciascun commissario; si procede all’esame dei titoli e delle pubblicazioni ai fini della formulazione dei singoli giudizi da parte degli stessi commissari; poi, ciascun Commissario formula il proprio giudizio individuale e la Commissione quello collegiale. I giudizi dei singoli commissari e il giudizio collegiale sono allegati al presente verbale quale sua parte integrante (allegato A).

 

 

Terminata la formulazione dei giudizi individuali e collegiali su tutti i candidati, il Presidente aggiorna la seduta al giorno 26 settembre alle ore 8.30 presso il Museo delle Origini, Università di Roma “La Sapienza”, per procedere agli adempimenti relativi alle prove d’esame.

La seduta è tolta alle ore 14.30.

Letto approvato e sottoscritto.

 

La Commissione

- Prof. Maurizio Tosi (Presidente)

- Prof. Enrico Atzeni, membro

- Prof. ssa Paola Guida, membro

- Prof. ssa Alessandra Manfredini, membro

- Prof. ssa Giuseppa Tanda (segretaria)


ALLEGATO A)

Giudizi sui titoli e sulle pubblicazioni:

 

 

1. CANDIDATO: GIOVANNA BERGONZI

 

1. L’attività didattica svolta

Esercitatore (1972-73); ricercatore confermato dal 15-10 1981; supplenza di Protostoria europea (La Sapienza 1992-93); dal 1994-95 al 1998-99 affidamento di Paletnologia presso l’Università di Macerata; nel 1997-98 affidamento di Protostoria europea presso la Scuola Nazionale di Archeologia, Roma “La Sapienza”.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Esercitatore (1972-73); assegnista (1975-77); ricercatore confermato dal 15-10 1981 ad oggi.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Seminar fur Vorgeschichte di Amburgo

Scavi archeologici in 12  siti per lo più del Bronzo e del Ferro, in Italia,  a Narce, Ortucchio, Quattro Fontanili, Palidoro, Broglio di Trebisacce, Frattesina, Alatri ecc.; all’estero, nel Jura.

Ricerche topografiche a Roselle(1972) e a Ginostra-Stromboli (1997)

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

Borse di studio:

Università di Roma (1973-74)

CNR (1974-75)

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Fa parte di un gruppo di lavoro che cura la pubblicazione della necropoli di S. Lucia di Tolmino.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna iniziativa.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario:  Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

            L’attività e la produzione scientifica della candidata si sono concentrate, sin dall’inizio della carriera, nel settore protostorico (con una sola eccezione, lo scavo a Fosso del Cavaliere a Tor Vergata, del neolitico superiore),  prima verso l’Età del Ferro, successivamente anche verso l’Età del Bronzo.

            Vari ma fondamentalmente collegati dall’approccio scientifico scelto appaiono gli ambiti geografici: la Slovenia (S. Lucia di Tolmino), Este,  l’Italia centrale (Roma, Roselle), l’Emilia Romagna,  l’Italia meridionale e  l’Egeo.

            Orientamento comune alle indagini è lo studio, attraverso la tipologia dei materiali archeologici,  degli aspetti sociali ed economici di  comunità del Ferro e del Bronzo in un quadro europeo di riferimento e secondo due differenti ottiche:

- indagini sulle comunità, nelle loro interrelazioni, attraverso la documentazione offerta dalle necropoli,  per una definizione delle loro caratteristiche socio-economiche (nn. 14-16, 22, 32, 34., 37-38);

- l’influsso delle diverse tradizioni disciplinari (anglosassone, italiana e centro-europea) nella metodologia di ricerca (nn. 31, 36).

            I contributi presentati  rivelano rigore metodologico, aspetti originali ed innovativi, alta qualità espositiva, buona diffusione all’interno della comunità scientifica.

            Dal complesso delle attività e delle pubblicazioni, tutte riguardanti il settore scientifico disciplinare a concorso,  emerge la figura di una studiosa solidamente impostata e meritevole di essere presa in alta considerazione ai fini dell’acquisizione dell’idoneità.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

          Gli interessi della candidata sono orientati verso lo studio delle società protostoriche, soprattutto nell’Italia centrale, con estensione all’area adriatica (Emilia-Romagna); i lavori più recenti riguardano anche l’ambito egeo.

          E’ opportuno sottolineare come i suoi studi non si limitino all’analisi tipologica ma, come ad es. nello studio delle necropoli, tendano ad ampliare il discorso, nel tentativo di individuare strutture sociali tramite gli aspetti ideologici.

          Risulta attenta, in molti suoi scritti, all’attuale dibattito metodologico, consapevole dei diversi indirizzi di studio e volta essa stessa alla ricerca di tipologie e classificazioni basate su un’analisi ragionata dei contesti esaminati. Questa consapevolezza si esplica anche nei suoi lavori sulla storia degli studi.

          L’aspetto più interessante della sua attività è quindi rappresentato dall’analisi delle tradizioni di studi, dal loro impatto sugli studi attuali, con un’attenta riconsiderazione dei vari approcci metodologici.

          Anche la sua attività di scavo, non amplissima, e che è stata regolarmente fatta oggetto di pubblicazione, risente di queste rigorose premesse.

          Per quanto riguarda la didattica, la candidata tiene per affidamento il corso di Paletnologia presso l’Università di Macerata a partire dall’inizio degli anni ’90.

          Essa possiede, pertanto, tutti i requisiti per concorrere alla procedura in corso, dimostra piena autonomia di ricerca e va quindi considerata con la massima attenzione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

            La candidata, laureata dal 1971, è stata titolare di varie borse di studio nel corso degli anni ’70; nel 1978 è risultata idonea al concorso per ispettore archeologo; dal 1981 è ricercatrice all’Università di Roma “La Sapienza”. Nello stesso Ateneo ha svolto un’intensa attività didattica, di supporto alla cattedra di Protostoria Europea, disciplina che ha ricoperto per supplenza nell’a.a. 1992-93; dal 1994-95 è supplente di Paletnologia presso l’Università di Macerata.

            Presenta una cinquantina di titoli, di cui una quindicina sono articoli o sezioni di volumi scritti in collaborazione con altri autori a parti non distinte; il n. 24 è il testo inedito di una conferenza.

Fin dai primissimi lavori (la tesi di laurea, èdita poi nel 1981 – n. 14 -, l’articolo n. 1 sul popolamento dell’area intorno a Roselle e la recensione n. 2) appaiono alcune di quelle che saranno le principali cifre della studiosa (solo in parte indotte dalla scuola cui si è formata), ossia da una parte la propensione per il dibattito teorico, i problemi metodologici e la discussione sul concetto e sull’uso di “modelli” in archeologia e in antropologia, anche in relazione con le tradizioni e la storia delle ricerche delle diverse regioni considerate; dall’altra l’attitudine alla tassonomia e all’analisi tipologica, che appare condotta dalla candidata sempre con straordinaria acribia, finezza e sicurezza di metodo, e non è mai fine a se stessa, ma costantemente usata come indispensabile strumento allo scopo di giungere alla ricostruzione storica o alla determinazione della struttura sociale delle comunità.

La prima delle due tendenze, evidente in svariati scritti, è evidente ad esempio nelle collaborazioni con i “Dialoghi di Archeologia” (nn. 20-21 e 30-31). Significativo a questo proposito anche l’articolo n. 35 sui confini nelle società protostoriche, ampia rassegna di studi sulla protostoria egea, in cui la storia della ricerca si allarga alla discussione del concetto di cultura; particolarmente stimolanti, e illuminanti per delineare la figura della studiosa, le osservazioni finali sulla necessità dell’integrazione fra diverse tradizioni di ricerca e sull’importanza delle civiltà egee nel campo della protostoria europea. Per la dott. Bergonzi la storia degli studi è tutt’altro che un’attività descrittiva e acritica ma, come essa stessa illustra con efficacia e lucidità nella recensione n. 48, dev’essere “un’occasione di ripensamento della formazione degli strumenti concettuali che sono ... alla base anche degli approcci odierni alla preistoria e all’archeologia”.

Quanto alla tipologia usata a fini di ricostruzione dell’assetto sociale delle comunità, una menzione particolare merita il volume n. 15, Necropoli e usi funerari nell’età del ferro, del 1981, sui corredi funebri di Este e S. Lucia di Tolmino, ricerca di carattere pionieristico che ha aperto e additato la strada ad una quantità di studi (che poi spesso hanno fornito materiali per mostre, talora molto importanti, come quella triestina del 1983 sulla preistoria del Caput Adriae): va rilevato che in quest’opera, mentre l’analisi dei tipi e le loro associazioni sono frutto di un lavoro di gruppo comprendente l’elaborazione di alcune tesi di laurea in Protostoria europea, le sintesi risultano interamente dovute alla dott. Bergonzi, che ha diretto l’intera attività di ricerca e ha tratto le conclusioni.

Compare precocemente nella produzione della candidata anche l’interesse per l’àmbito alpino, tardohallstattiano e celtico, che sarà determinante per il suo successivo impegno nel campo della protostoria del Veneto e dei territori altoadriatici. Dal punto di vista cronologico, le competenze della dott. Bergonzi vanno dall’età del bronzo (con più specifica attenzione per il Bronzo Finale) alla tarda età del ferro; quanto all’àmbito territoriale, i suoi interessi si estendono dall’arco alpino all’Italia centrale sia adriatica che tirrenica, alla Sibaritide, alla Daunia, quindi in pratica comprendono gran parte dell’Italia protostorica, con ampie aperture verso le cerchie dell’Europa centrale e occidentale e dell’Egeo. Tra gli svariati argomenti affrontati, oltre alle analisi dei corredi, dei riti funebri e dell’ideologia funeraria come mezzi per giungere a ricostruire la struttura delle società antiche, vanno ancora ricordate le varie ricerche su classi di ceramiche dell’età del bronzo (specialmente nell’àmbito della sua partecipazione agli scavi di Broglio di Trebisacce), sulle pratiche di culto (nn. 32 e 37) e sui bronzi protostorici: su quest’ultimo tema si vedano ad es. l’articolo n. 10, del 1979, in cui la candidata analizza acutamente ripostigli e singoli esemplari di bronzi della Toscana marittima, precorrendo anche in questo caso ricerche successive, e la collaborazione al volume di autori vari n. 12.

Va rilevato che in un buon numero di pubblicazioni, a partire dal n. 14, l’ampio lavoro monografico sull’area a sud-est delle Alpi nel V sec. a.C., tratto dalla tesi di laurea, poi nel n. 27 (circostanziato articolo sui contatti tra le sponde adriatiche nella tarda età del ferro), ma anche nel n. 29 sulla ceramica daunia in alto Adriatico, nel n. 38, ecc., l’autrice collega alcuni dei suoi più importanti campi di ricerca (l’Etruria, il Piceno, l’arco alpino orientale, ecc.), chiarendo connessioni, facendo risaltare differenze e mettendo a fuoco problematiche che prima dei suoi studi erano state ignorate o trattate solo marginalmente.

Lo spirito critico proprio della candidata, estremamente acuto e lucido, evidente nelle recensioni, che consistono spesso in contributi originali, in molti lavori diventa severa autocritica, e si manifesta nell’estremo rigore dell’argomentazione e nella tendenza alla essenzialità; ottima la qualità della scrittura, sempre estremamente densa e decisamente superiore alla media delle pubblicazioni archeologiche italiane. Va inoltre sottolineato che la dott. Bergonzi non è mai ripetitiva, come invece accade a non pochi studiosi del settore umanistico e come si riscontra spesso nelle produzioni di altri candidati.

            Per tutte le caratteristiche sopra rilevate e per la completa rispondenza ai requisiti richiesti si ritiene che la dott. Bergonzi sia degna della più alta ed attenta considerazione ai fini della presente valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof.  Enrico Atzeni

 

Nata a Milano il 30.3.1949, laureata in Lettere a "La Sapienza" di Roma nel 1971, ha di seguito operato in progressione e continuità nelle vesti di esercitatore, borsista, assegnista, supplente di Preistoria e Protostoria. E' dal 1981 ricercatore confermato; dal 1992 ad oggi ricopre per affidamento l'incarico di professore ufficiale nell'insegnamento di Protostoria Europea e di Paletnologia presso le università di Roma e Macerata.

Presenta ai fini valutativi 48 pubblicazioni, ma in 15 di esse, in collaborazione, ben non si distingue l'apporto personale.

Gli interessi della candidata vertono sul Neolitico e le età dei Metalli, per l'intera estensione peninsulare, dall'arco alpino orientale, al centro Italia, alla Daunia, con preminente ricaduta specie nei settori delle età del Bronzo e del Ferro, nei quali matura notevole esperienza attraverso impegnate attività di prospezione e scavo finalizzate all'esplorazione di centri abitati, ripostigli, necropoli.

Danno concreto e incisivo apporto allo studio delle società preistoriche italiane i risultati di molteplici ricerche, tradotte poi in edizioni scientifiche che molto si apprezzano per la chiarezza dell'espressione, l'essenzialità e il rigore metodologico, la sicurezza delle classificazioni e delle analisi tipologiche e stilistiche, l'apertura al dibattito teorico.

Risaltano in particolar modo i contributi documentali e le sintesi offerte dagli scritti su “Corredi funebri e gruppi sociali ad Este e S. Lucia” (in "Necropoli ed usi funerari nell'età del Ferro" del 1981), sui ripostigli di bronzi della Toscana marittima, sulle ceramiche dell'età del Bronzo a Broglio di Trebisacce, ecc.

Il complesso della produzione scientifica presentata depone per il possesso di una piena maturità nell'uso degli strumenti e delle tecniche della ricerca, a cui si associa l'attenzione vigile per il retroterra storico-culturale dei fatti archeologici.

Si delinea la figura di una studiosa seria e preparata che merita la più alta considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Giovanna Bergonzi si è laureata a Roma in Protostoria Europea nel 1971 con una tesi impostata sulla descrizione dei complessi materiali di quinto secolo a.C. nelle Alpi sudorientali con Renato Peroni ed i suoi interessi scientifici sono successivamente rimasti fortemente segnati  da questa prima esperienza che sembra aver determinato tutta la sua attività professionale. Punto di riferimento di tutto il percorso scientifico della candidata nei trenta anni successivi alla laurea sono stati indirizzati allo studio descrittivo di insiemi di materiali soprattutto in associazioni funerarie dell’età del Ferro nell’Italia centro-settentrionale, con preferenza sul versante adriatico, “in gran parte nell’ambito delle attività didattiche della Cattedra di Protostoria Europea” dell’Università di Roma La Sapienza, per la quale ha coordinato il lavoro compilativo degli studenti del Professor Peroni. Una studiosa diligente e fedele, solido anello del sistema gerarchico multigenerazionale creato dal caposcuola romano per trasferire sulla pre-protostoria italiana le metodologie classificatorio-cronometriche della grande tradizione germanica guidata nel secondo dopoguerra da H. Mueller-Karpe. La produzione scientifica della candidata, comunque molto misurata con  36 pubblicazioni (4 in lingua inglese = 10%) sui 48 titoli presentati se si escludono 4 recensioni, una voce di enciclopedia e note brevissime di 1-4 pagine spesso come coautore, è tutta diretta a descrivere materiali per lo più metallici in ottemperanza alla complessa scala di valori significanti elaborata dei suoi maestri per la cultura materiale. Una straordinaria coerenza di produzione che pur nella bassa intensità dell’impegno scrittorio ha tenuta alta la bandiera del più corretto inquadramento descrittivo dell’Italia adriatica tra Daunia ed Alpi Orientali . Gli studenti dell’Università di Macerata dove la candidata insegna dal 1993 “continuativamente fino ad oggi”  ne hanno sicuramente tratto vantaggi considerevoli, protetti da qualunque infezione del morbo anglosassone della modellistica  sociale e dell’analisi critica dei contesti. Anche nei lavori su temi più esposti a scivolamenti sull’elaborazione di concetti socioeconomici, come la ricostruzione di ranghi e gerarchie sociali dai corredi funerari (e.g. nn 15, 16, 22, 45), gli scambi economici (e.g. nn 32, 43, 44, 47), le produzioni specializzate artigianali (e.g. nn 18, 26, 43, 44  ) o l’interferenza culturale (e.g. nn 29, 35) la candidata ha saputo risolvere i quesiti che tanti suoi contemporanei si sono posti con lodevole disimpegno, evitando ogni serio approccio teorico nella ricerca delle risposte, e senza mai deflettere da una sana aderenza ai fatti.

Forse proprio per evitare imbarazzanti quesiti e possibili deragliamenti dai binari del suo percorso metodologico la candidata ha anche ridotto al minimo il suo impegno sul campo, particolarmente a partire dal 1982, anno dopo il quale è registrata nel suo curriculum soltanto una ricognizione di superficie nell’isola di Stromboli.

Se fedeltà ed ubbidienza devono essere titolo di merito non soltanto per soldati ed uomini di chiesa, ma anche nella scienza, allora la candidata merita senz’altro il massimo della considerazione. In caso contrario non si vede proprio perché la Dottoressa Bergonzi debba essere promossa a professore associato.

 

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


 

2. CANDIDATO: ELISABETTA BORGNA

 

 

1. L’attività didattica svolta

1992/93 e 1994/95, contratti integrativi Scuola di specializzazione di Trieste

1996/97, 1997/98, 1998/99, contratto sostitutivo per Archeologia e Antichità egee.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Nessuno.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

1994, ricerche in Grecia, presso la Scuola Archeologica di Atene

1996, soggiorno presso il Romisch-Germanisches Zentralmuseum

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

Borse:

- 1988, Ecole Française de Rome

- 1989-91: MURST per la specializzazione,  a Roma “La Sapienza”

- 1993, borsa di perfezionamento presso Scuola Archeologica di Atene

- 1995, borsa CNR, Lubiana e Vienna

- febbraio-marzo1996, Visiting Scholar Dipartimento di Archeologia, Università di Cambridge

- 1998/99 Ludwig Maximilian Universitat di Monaco di Baviera

- 1998, Dottorato di ricerca, presso l’Università di Roma “La Sapienza” (Festòs, scavi 1955)

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Partecipante progetto studi dei bronzi “Grotta delle Mosche” (Slovenia) in collaborazione con l’Università di Lubiana e con la Soprintendenza Archeologica Friuli-Venezia Giulia

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna attività

 

Altro:

cultore della materia: 1986-87, “Civiltà egee” e “Storia delle Civiltà Preclassiche”, Università di Trieste; 1994-95: Preistoria e Protostoria, Università di Udine

 

 

giudizi individuali:

 

            Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

            La candidata ha presentato 14 pubblicazioni  (tratte da un elenco di 41 lavori) costituite da monografie (nn. 1-3) ed  articoli (nn. 7-8, 10-18),  riguardanti due filoni di ricerca:

- le civiltà egee (nn. 1, 7, 12-14, 17-18);

- la protostoria del Friuli-Venezia Giulia (nn. 2-3, 8, 10-11, 15, da sola; n. 16 in collaborazione).

            Tutti i lavori appaiono ben impostati sul piano metodologico, rigorosamente condotti e di alta qualità espositiva,  per cui la candidata merita di essere presa in considerazione ai fini della presente procedura di valutazione.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

          La candidata si presenta con una personalità internazionale, per le borse di studio ottenute ad Atene, la frequenza di corsi a Monaco e a Cambridge. Conseguentemente, molti dei suoi lavori sono in inglese o in tedesco.

          La candidata presenta, nei suoi lavori, un vasto campo di interessi, anche se in gran parte legati all’Italia nordorientale. Lavori di un certo respiro, pubblicati dall’Accademia dei Lincei, sono quelli su “L’arco e le frecce nel mondo miceneo”, con relativa, ampia indagine su materiale iconografico e letterario, e quello sul “Ripostiglio di Madriolo presso Cividale”, in cui viene edito, per la prima volta in modo completo, un complesso di materiali depositati presso vari musei; al di là della semplice descrizione, vengono prese in considerazione i modi di estrazione e le probabili vie di traffico che attraversavano l’alto Adriatico.

          Anche nel volume “Pozzuolo del Friuli I”, una larga parte è dedicata, a cura della candidata, alla descrizione del materiale rinvenuto ma anche all’analisi funzionale dello stesso e alla sua interpretazione.

          Anche le pubblicazioni minori riflettono un interesse per argomenti vari, in alcuni casi legati ad aspetti particolari del mondo miceneo, in altri alla lettura e interpretazione dell’iconografia.

          Accanto, brevi pubblicazioni sull’archeologia regionale (settori di un catalogo di museo, resoconto di uno scavo a Pordenone, ecc.,) legano la candidata all’ambiente in cui opera.

          Per gli spunti interessanti del suo lavoro, per l’apertura verso problemi di ampio respiro, la candidata può ben essere considerata ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

          La candidata, dopo la laurea (1986), ha studiato con eccezionale applicazione e con impegno costante, conseguendo la specializzazione in Paletnologia presso la Scuola Nazionale di Archeologia dell`Università di Roma “La Sapienza”, il perfezionamento ad Atene, il dottorato di ricerca ancora all’Università di Roma, vincendo varie borse di studio che le hanno permesso altri soggiorni di studio in Italia e all’estero, partecipando a numerosi scavi in Grecia e in Italia e a progetti di ricerca e editoriali, collaborando a periodici ed enciclopedie, ecc. Ha svolto un’intensa attività didattica, presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università di Trieste e presso l’Università di Udine, dove ha ricoperto per tre anni a contratto l’insegnamento di Archeologia egea. Dall’aprile 2000 è ricercatore di Archeologia e antichità egee presso il Corso di laurea in beni culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell`Università di Udine.

            La sua produzione, che si avvicinando alla quarantina di titoli (ne presenta quattordici), comprende quattro monografie - tre presentate -, un volume edito e vari articoli talora molto ampi e sostanziosi (v. quello su Ancile e arma ancilia e quello sui ripostigli micenei); gli argomenti trattati sono relativi alla protostoria egea e alla protostoria italiana, con particolare riguardo per le regioni altoadriatiche fino all’Istria e con costante attenzione per i rapporti con l’Europa centrale e centrorientale.

            Svariate e complesse le problematiche affrontate dalla Borgna, specialmente nell’àmbito dell’età del bronzo ma con ottima conoscenza dell’età del ferro (v. nn. 8, 10, 15), dalle armi micenee (la monografia sull’arco e le frecce, èdita dall’Accademia dei Lincei - n. 1 -, segna una tappa importante nella storia dell’armamento egeo) alla ceramica, sia italiana che egea (terminologia, tipologia, sequenze cronologiche, analisi di tipo funzionale), ai bronzi, usati come indicatori di importanti vie di traffico ma anche colti nei loro valori simbolici. La solidità d’impianto dell’attività di analisi e di classificazione tipologica della candidata si manifesta allo stesso livello nei diversi àmbiti in cui ha condotto le sue ricerche e si coniuga con un’ugualmente robusta capacità di sintesi nelle conclusioni, sempre illuminanti, dei suoi scritti.

            I due lavori a carattere monografico sui “pani a piccone” circolanti nel Bronzo Finale tra le regioni transalpine e l’Italia (n. 2) e sul complesso ceramico del Bronzo Recente di Pozzuolo del Friuli (n. 3) costituiscono ormai dei modelli e dei passaggi obbligati per quanti lavorano sulla protostoria del Nord-Est. Analogamente, nell’àmbito degli studi di protostoria egea la Borgna sta assumendo una posizione di notevole rilievo, riconosciuta anche all’estero, in particolare - nella fase attuale delle sue ricerche - per lo studio dei complessi di ceramica micenea rinvenuti a Creta e per i rapporti intercorsi tra Micenei e Cretesi verso la fine dell’età del bronzo.

            Vanno segnalate la sensibilità e l’attenzione per i problemi metodologici e per le recenti acquisizioni dell’archeologia postprocessuale, specie per quanto concerne lo scambio cerimoniale: in quest’àmbito la candidata esercita con particolare rigore il suo acume critico e consegue alcuni dei suoi risultati più interessanti (v. ad es. nn. 14 e 18). Va infine sottolineata la capacità della candidata di muoversi con pari competenza nei due settori della protostoria italiana e della protostoria egea.

            In considerazione della eccezionale mole di lavoro svolto in un periodo di meno di 15 anni, del modo brillante e originale di affrontare i problemi e di proporre soluzioni, della congruità dei titoli presentati, la candidata appare degna di grande considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario:  Prof.  Enrico Atzeni

 

Nata a Trieste il 15.6.1962, laureata in Lettere a Trieste nel 1986, ha conseguito nel 1991 il diploma di specializzazione in Paletnologia e nel 1998 il Dottorato di Ricerca presso l'università "La Sapienza" di Roma; ha partecipato a scavi in Italia e in Grecia; ha svolto notevole attività didattica a Trieste e Udine, dove per tre anni per contratto  ha insegnato Archeologia Egea.

Presenta ai fini valutativi 14 pubblicazioni, comprendenti 3 monografie, nelle quali rivela una approfondita conoscenza specie della protostoria adriatica, egea ed italiana che viene raffrontata alle coeve fasi europee centrali ed orientali. Si distinguono, per i cospicui apporti conoscitivi e sicuri riferimenti crono-culturali, le classificazioni tipologiche e gli studi comparativi degli armamentari micenei, dei bronzi e delle ceramiche egee; di particolare interesse l'inquadramento dei contesti ceramici micenei nell'isola di Creta, e l'acquisizione degli scambi tra Micenei e Cretesi nel Bronzo finale.

Preziosi ed essenziali contributi sulle fasi del Bronzo recente e finale del Friuli-Venezia Giulia sono offerti dalle monografie relative al complesso di ceramica di Braida Roggia-Pozzuolo (Udine) e alla diffusione dei "pani a piccone" del ripostiglio di Madriolo (Cividale).

Dalla produzione scientifica presentata emerge un profilo di raggiunta maturità, di consapevole affidamento a strumenti di ricerca affinati; pertanto la candidata è meritevole di attenta considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

La dottoressa Elisabetta Borgna presenta 19 titoli a stampa su un elenco complessivo di 31, esclusi dieci contributi minori che la stessa candidata ha separato. Dei diciannove presentati ben quattro sono monografie redatte in solo cinque anni. Anche se non si discostano da una impostazione principalmente descrittiva, sono opere di buona qualità che segnalano la serietà di impegno del candidato particolarmente nell’ambito della sua area di specialità geografica,  il Friuli.

La candidata ha inoltre una buona percezione delle tematiche storiche e culturali più complesse, come emerge dai contributi sulla civiltà micenea presentati per il giudizio (nn 1, 7, 12-14, 17, 18, 20, 22). Apprezzabile tra questi il saggio in elenco con il n. 18, sulla circolazione della ceramica nello scambio cerimoniale nel Tardo Minoico III che rivela una buona conoscenza della letteratura antropologica. E’ evidente che la Dr.ssa Borgna ha saputo utilizzare al meglio conoscenze linguistiche e soggiorni all’estero per crescere intellettualmente ed uscire dalla dimensione locale così cara a tanti suoi colleghi preistorici italiani.  Si tratta, anche a giudicare dai titoli ancora in corso di stampa dell’elenco, di una studiosa molto promettente che merita senz’altro attenzione.

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


 

3. CANDIDATO: MAURO CALATTINI

 

1. L’attività didattica svolta

Università di Siena:

Esercitazioni di antropometria  (corso di Antropologia); di tipologia litica (Paleontologia umana),  di tecniche di scavo archeologico;.

Modulo per il corso di Paleontologia umana e Paletnologia (anni 1993/94; per Paleontologia umana (anni 1995/96, 1996/97-1998/99).

Università di Venezia :

Supplenza di Paletnologia 1992/93.

Università della Tuscia:

Supplenza di preistoria e Protostoria europea (1995/96) e di Ecologia e Archeologia del Paleolitico (1996/97-1998/99).

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Ricercatore dal 2/05/1983.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Attività di scavo con funzioni direttive o condirezione o partecipazione.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

Nessuno.

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Direzione scavi Macchia a Mare (1982), Riparo delle Scalucce (1988 e 89), Grotta delle Mura (1985-1999).

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna.

 

Altri titoli

Supplenza di Antropologia  anni 1993/94 e 1995/96 (Scienze Naturali).

Modulo didattico per il corso di Antropologia  (Scienze Naturali).

Membro Società Toscana Scienze Naturali e I.I. P.P.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

            Il candidato presenta 29  pubblicazioni a stampa, su un elenco di 51, costituite da articoli (16 da solo, 14 in collaborazione con altri, 10 con apporto non definito: i nn. 3-4, 10-11, 14, 19, 21-22, 26 e 33), frutto di un’ininterrotta attività di ricerca dal 1978 ad oggi.

            L’ambito di ricerca prevalente è la Regione Puglia, con  aperture importanti verso l’Italia settentrionale (Alba-Borgo Moretta-Cuneo; Passo del Piccon/Monti Lessini-Verona) e centrale (Colle Val d’Elsa-Siena), nel tentativo di individuare rapporti  culturali.

            La tematica è l’industria litica studiata in  un ampio arco cronologico posto tra il Paleolitico inferiore e l’Eneolitico.

L’uso della tipometria e della tipologia (metodi Bordes e Laplace) hanno consentito al candidato  di individuare alcuni aspetti inediti delle industrie acheuleane del promontorio garganico (nn. 17, 19, 21).

            La medesima metodologia applicata ai materiali rinvenuti a Grotta delle Mura (Monopoli-Bari), nel corso di numerose campagne di scavo, ha portato alla definizione sia di un aspetto culturale non osservato in precedenza sia di una sequenza culturale dal Paleolitico medio, al Superiore, all’Epigravettiano antico e finale, al Mesolitico (nn. 40, 43, 46-47).

            Le industrie litiche del Neolitico dei siti di Vieste (nn. 12-13), Villa Comunale di Foggia (n. 10), Pozzo del Corriere-Peschici (n. 45), Alba-Borgo Moretta-Cuneo (n. 38 ) e dell’ Eneolitico di stazioni all’aperto del Gargano area centro-settentrionale (fase di Monte Grande: nn. 3-4, contributo non definito sul piano individuale), di  Molino di Mare (fase di Macchia a Mare: n. 15), Malanotte (fasi di Piano Conte e Laterza: nn. 9) sono studiate con padronanza di metodo.

            I problemi della metodologia di studio del campignano sono oggetto del lavoro n. 5, che risulta essere un  contributo originale ed innovativo.

            La produzione  scientifica del candidato appare nel complesso impostata con coerenza e rigore metodologico e con aspetti originali.

            Il candidato, pertanto,  è degno di qualificazione per  acquisire l’idoneità nel Gruppo disciplinare a concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

          Il candidato, ricercatore all’Università di Siena, ha sempre svolto attività didattica di supporto (seminari ed esercitazioni) presso lo stesso Ateneo. Ha avuto supplenze di insegnamento a Venezia e Viterbo.

          E’ responsabile delle pubblicazioni informatizzate dell’industria litica denominate “Archivio di tipologia analitica”.

Presenta circa cinquanta lavori, dei quali quasi la metà in collaborazione con altri autori.

          Suo principale interesse è la produzione litica dell’area garganica, con lo studio, quasi esclusivamente tipologico, dei materiali: cronologicamente, il suo interessa spazia dal paleolitico al neo-eneolitico, particolarmente legato quest’ultimo al fenomeno campignano.

          Gli articoli, pur se di indubbio interesse, non superano quasi mai il livello descrittivo , non raggiungendo quindi un sufficiente grado di elaborazione

          Comunque la continuità dell’impegno scientifico e didattico e la congruenza dei temi trattati con il settore relativo fanno sì che il candidato possa essere considerato ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

            Il candidato, laureato in Scienze Naturali nel 1977 e ricercatore dal 1983 all’Università di Siena, fin dalla sua entrata in ruolo ha tenuto esercitazioni e moduli d’insegnamento presso lo stesso Ateneo e supplenze nelle Università di Siena, Venezia e Viterbo dal 1992-‘93. Nello stesso periodo ha partecipato a vari scavi preistorici e di alcuni è stato direttore o condirettore. Dal 1983 è responsabile della pubblicazione dell’Università di Siena intitolata “Archivio di tipologia analitica”, di cui già aveva curato i volumi 9 e 10 del 1981 e ‘82 (nn. 8 e 9 dell’elenco dei titoli).

            Ha pubblicato una cinquantina di lavori e ne ha presentati circa trenta, dei quali undici in collaborazione con altri studiosi a parti non distinte. Nei suoi articoli il dott. Calattini, coerentemente con la sua formazione, si occupa soprattutto di industria litica, argomento che ha trattato approfonditamente, conducendo analisi di carattere sia tipologico che tipometrico, in relazione alle diverse fasi del Paleolitico, del Mesolitico, del Neolitico antico e medio, fino all’Eneolitico. Gli àmbiti geografici in cui egli conduce le sue ricerche e i suoi studi sono la Puglia (e segnatamente il promontorio garganico), cui è dedicata la grande maggioranza dei suoi scritti, e in misura molto minore la Toscana (cfr. n. 11, in collaborazione con Attilio Galiberti, e nn. 28-30).

            Appare rilevante l’indagine sistematica che egli sta svolgendo, partendo da dati da lui stesso raccolti sul terreno (ad iniziare dal 1985), nella Grotta delle Mura presso Monopoli, dove ha lavorato ininterrottamente negli ultimi quindici anni riuscendo a definire aspetti riferibili al Paleolitico superiore non noti in precedenza. Significativi sembrano anche i risultati conseguiti in équipe in complessi all’aperto del Gargano, ricchissimi di litica: questi studi, in parte ancora in corso, hanno consentito di mettere in luce industrie attribuibili all’Acheuleano arcaico.

            Per la serietà e la continuità dell’impegno scientifico e didattico, l’apporto originale nel campo degli studi di litica e per la congruenza dei temi con il settore scientifico-disciplinare L01Y, il candidato va tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario:  Prof. Enrico Atzeni

 

Nato a Colle Val d'Elsa (Siena) il 28.7.1952, si laurea nel 1976/77 nella Facoltà di Scienze Naturali di Siena, dove dal 1986 è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti. Ha sviluppato attività didattiche e supplenze di Paletnologia, Protostoria Europea ed Ecologia e Archeologia del Paleolitico presso le Università di Siena, Venezia, e della Tuscia (Viterbo). Ha condotto cospicue attività di ricerca e scavi su tutto l'arco della preistoria, dal paleolitico inferiore all'eneolitico, con particolare propensione verso le analisi tipologiche e tipometriche delle industrie litiche. E' responsabile della collana "Archivio di tipologia analitica" presso l'Università di Siena.

Porta a valutazione 50 pubblicazioni, di cui 20 in collaborazione, relative a indagini paletnologiche effettuate in Piemonte (Neolitico di Alba), in Toscana (Paleolitico superiore: Grotta del Sambuco-Grosseto), soprattutto in Puglia nel promontorio del Gargano (Grotta delle Mura), in grotte e stazioni all'aperto, con risultati ricchi di acquisizioni inedite su complessi litici riconducibili ad orizzonti dell'Acheuleano arcaico, del paleolitico inferiore, del mesolitico, del Campignano, del neolitico.

La produzione scientifica presentata con limpidezza espositiva ed equilibrio di giudizio, testimonia la continuità e serietà del lavoro di ricerca e il conseguimento di un buon livello di maturazione. Il candidato merita considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Il candidato è ricercatore dal 1983 presso la Sezione di Preistoria del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena ed afferisce negli interessi scientifici e nelle metodologie di lavoro alla scuola dei preistorici toscani che in A. Palma di Cesnola ha il suo caposcuola. Della scuola toscana condivide la grande serietà di impostazione multidisciplinare e l’approccio sistemico che fa perno sull’evoluzione formale dello strumento : ottimi gli apparati illustrativi e le architetture descrittive, assenti per contro le analisi funzionali e la ricerca di modelli esplicativi dalle scienze sociali. A conferma dei suoi impegni in tale impostazione Dr. Calattini è infatti anche l’editor di “Archivio di Tipologia Analitica”.

            Notevole e senz’altro encomiabile la sua attività sul campo,  svolta quasi tutta nel Gargano, dove ha coperto tutti i periodi dei giacimenti preistorici, dal Paleolitico inferiore all’eneolitico. Spicca per ampiezza di interessi e diversità di interventi la ricerca sulla Grotta delle Mura, presso Monopoli in provincia di Bari, durata per quasi un decennio dalla fine degli anni ottanta. Il sito è trattato in 15 contributi sui 48 presentati (nn 18, 24, 27, 31, 32, 34-37, 40-43, 48, 47). Purtroppo si tratta per lo più di brevi note e manca ancora una presentazione monografica, o comunque più estesa, che utilizzi l’importante documentazione della Grotta per un’analisi anche solo descrittiva della transizione mesolitica in una regione così importante per capire l’inizio del Neolitico in Italia.

            Restano comunque apprezzabili nell’opera del candidato la serietà del’impegno, la competenza tecnica e la continuità del suo lavoro.

 

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione il candidato è studioso e docente di grandi capacità sebbene non abbia ancora raggiunto una piena maturità.


 

4. CANDIDATO: ISABELLA CANEVA

 

1. L’attività didattica svolta

Università di Roma “La Sapienza”

1993-1995, supplenza di Etnografia preistorica dell’Africa;

dal 1994 incarico di Preistoria e Protostoria dell’Asia, Scuola di Specializzazione in Archeologia Orientale dell’Università di Roma;

Università Ca’ Foscari di Venezia:

dal 1995 incarico di Preistoria del Vicino e Medio Oriente;

membro di giuria Tesi Dottorato 3° ciclo Université Lumière de Lyon (Francia);

tutor  Tesi di Master,  Università di Istanbul.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

1970-74, borsista

1974-1981, contrattista

dal 1981 ad oggi ricercatore confermato

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Una cinquantina di scavi in Italia e all’Estero;  soggiorni di studio in Turchia, Francia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti;

in particolare:

Estero:

1968-1970, soggiorno in Turchia, frequenza corsi di specializzazione e partecipazione scavi archeologici

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

Nessuno.

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Estero:

dal 1985 ad oggi: direttrice Missione Ricerche preistoriche in Egitto e Sudan;

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Italia:

responsabile gruppo ricerche CNR per analisi industrie litiche del Vicino Oriente

dal 1989 condirettrice, in collaborazione con l’Università di Istanbul,  progetto scavi Mersin-Yumuktepe-Cilicia e Cayonu-Anatolia orientale (Diyarbakir);

dal 1999 corresponsabile, con le Università di Istanbul e di Teleilat (Turchia sud-orientale) ed Hsayyed (Giordania settentrionale);

 

Altri titoli

Diploma della Scuola Superiore di Biblioteconomia del Vaticano;

Vincitrice premio internazionale M. Schiff Giorgini (progetto necropoli meroitica Sudan);

organizzazione III International “Pre-Pottery Neolithic Chipped Lithic Industries” (Venezia, 2-5 novembre 1998);

organizzazione Congresso Studi Nubiani (Roma 2000);

membro: vari comitati (redazione “Origini” ed “Anatolia Antiqua”; Consiglio direttivo International Society for Nubian Studies, Istituto Italiano Paleontologia Umana, Centro di Ricerche Sahara Antico, Società italiana di Etnoarcheologia, Société pour l’Etude des Cultures Prépharaoniques de la Vallée du Nil.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

La candidata presenta 30 pubblicazioni a stampa (scelte tra le 101 finora edite), costituite da 2 monografie (nn.1,7) e  28 articoli (di cui 15 da sola, 13 con altri).

In questa vasta produzione s’individuano 3 ambiti geografici: il Sudan, l’Egitto, la Turchia.

La candidata, dopo un inizio dedicato allo studio del materiale litico del Fayum (n. 1), concentra le sue ricerche nel sito di Geili nel Sudan (nn. 3-4) e dell’area centrale sudanese (nn. 10, 14), secondo un approccio interdisciplinare.Tra gli obiettivi della studiosa è non solo la ricostruzione dei vari aspetti culturali (nn. 2, 5), tra cui quello funerario (n. 16), ma anche l’interpretazione dei dati di scavo nel quadro delle interrelazioni uomo-ambiente, per ricostruire il processo di trasformazione delle comunità del Mesolitico dall’economia di caccia e raccolta all’economia pastorale di produzione (nn. 4, 10).

Secondo il medesimo approccio la candidata contemporaneamente si rivolge con scavi e surveys alle indagini nell’Alta Valle del Nilo (nn. 6, 11-12, 20-21, 25), arrivando ad individuare analogie di modello culturale.

Meno ricca ma non meno rigorosa è la produzione relativa alle ricerche condotte in Turchia, nei siti di Mersin-Yumuktepe-Cilicia e Cayonu-Anatolia orientale (Diyarbakir) (nn. 18-19).

Attenta ai problemi teorici di metodologia (nn. 4, 15, 20, 26) la candidata  si distingue per i contributi originali ed innovativi, meritando un’alta qualificazione per ottenere l’idoneità.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

Suo principale interesse è la preistoria dell’Africa e del Vicino Oriente, come dimostrano i suoi più importanti lavori, a partire dal volume di Origini dedicato al sito di Saggai (Sudan). Qui la candidata coordina la pubblicazione dei risultati di una vasta équipe di collaboratori: sono a sua firma la presentazione dello scavo, le considerazioni sulla cronologia assoluta, la classificazione della ceramica. Si nota nella produzione della candidata una particolare attenzione ai problemi di terminologia e di classificazione dei materiali archeologici ed emerge inoltre la scrupolosa cura prestata nel recupero di tutti i dati utili ad una ricostruzione il più completa possibile del contesto archeologico. L’interesse per le tecniche di decorazione della ceramica conduce la candidata ad effettuare attività sperimentali per l’individuazione degli oggetti utilizzati in passato per effettuare i diversi motivi decorativi.

E’ inoltre editor di un volume della serie BAR (1988) sul sito di Geili (Sudan), ove giunge a interessanti conclusioni sugli adattamenti economici di questa comunità: anche in questo caso coordina un gruppo di specialisti e appare sempre evidente il suo interesse per la ricostruzione paleoambientale. Stimolanti sono anche le osservazioni sul divenire delle società e i modelli di sviluppo proposti per le comunità sudanesi.

Le ricerche di superficie condotte nella Valle dell’Alto Nilo indicano un interesse per il territorio e  tecniche di indagine metodologicamente corrette.

Nello studio dei manufatti, sia per quanto riguarda la ceramica (11), sia per l’industria litica (23) (27), questi non vengono considerati solo dal punto di vista tipologico, ma se ne tenta una analisi funzionale, e quindi un’interpretazione più ampia, con più chiavi di lettura.

Tra i lavori più recenti interessante è quello relativo alle nuove ricerche sull’importante sito di Cayonu (Turchia).

La pubblicazione in lingua inglese riflette l’internazionalità della produzione della candidata, che partecipa attivamente al dibattito internazionale sui più attuali temi.

Pertanto si ritiene la candidata degna della più alta considerazione ai fini della presente procedura.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

Laureata a Roma in Paletnologia nel 1968 con una tesi di argomento egittologico, borsista e poi contrattista sempre presso l’Università di Roma “La Sapienza”, quindi ricercatore dal 1981, la dott. Caneva ha svolto un’intensa attività didattica fin dal 1970, quand’era ancora borsista; poi, dall’anno accademico 1993-94, è stata ininterrottamente supplente di diverse discipline di àmbito preistorico ed etnografico africano e asiatico presso le Università “La Sapienza” di Roma e “Ca’ Foscari” di Venezia. Ha organizzato o partecipato all’organizzazione di numerose mostre. Fin dal 1965 ha partecipato annualmente a indagini sul terreno, dapprima in Italia - come studente - poi (dal 1972) sempre tra il Nordafrica e l’Oriente. Quale direttore o condirettore di importanti progetti di ricerca, ha acquisito una rilevante posizione in àmbito internazionale; tra l’altro è subentrata, nel 1985, a S. Puglisi nella direzione della Missione per Ricerche Preistoriche in Egitto e Sudan. Dirige attualmente imprese di scavo e di ricognizione in Cilicia e in Turchia orientale, ed è corresponsabile di progetti internazionali di salvataggio di siti del Neolitico preceramico in Turchia e in Giordania.

Dal ricchissimo curriculum e dal centinaio di pubblicazioni elencate (per la presente prova di valutazione comparativa ne ha selezionate 30, in buon numero redatte in inglese, di cui 13 in collaborazione con altri studiosi, in vari casi a parti a parti distinte o distinguibili), si inferisce la personalità di una studiosa preparata, brillante e autorevole, attiva da un trentennio nel settore dell’archeologia preistorica del Vicino Oriente e del Nordafrica, che si muove con grande sicurezza in campo internazionale, grazie anche alla conoscenza di numerose lingue.

Con la scelta dei suoi scritti la candidata ha voluto evidentemente offrire un quadro complessivo e compiuto delle sue attività e dei suoi orientamenti metodologici, a cominciare dal primo lavoro, a carattere monografico, tratto dalla tesi di laurea (n. 1) - un’acuta e accurata analisi degli attrezzi litici usati per la produzione di vasi in alabastro in una stazione-officina protodinastica individuata nel bacino del Fayum -, fino ai risultati delle indagini più recenti, in cui s’intensifica l’interesse per i progetti interdisciplinari e per l’applicazione di metodi matematici, per quelli mutuati dall’etnologia, dalle scienze naturali, ecc. e per i problemi archeometrici.

Gli ambiti di ricerca meglio rappresentati nella sua produzione sono quelli sahariano e sudanese: l’attività di scavo e di ricognizione della dott. Caneva, iniziata nel 1973 a el Geili e poi rivolta a vari altri siti, ha consentito di chiarire gli sviluppi e le peculiarità della preistoria dell’alta valle del Nilo e di definirne i rapporti col Sahara; di queste aree risulta delineata con chiarezza la transizione da una lunghissima facies mesolitica, insolitamente caratterizzata da insediamenti stabili, uso di recipienti ceramici e da una integrazione della dieta con una sia pur limitata produzione agricola, ad un Neolitico pastorale e nomadico.

L’altro polo primario d’interesse della candidata è l’Anatolia, cui, dopo le prime esperienze giovanili a Malatya, è tornata alla fine degli anni ‘80 e dove segue due principali direttrici di ricerca: nella zona dell’alto Tigri (dove ha svolto sia scavi sia ricognizioni di superficie che le stanno permettendo di ricostruire un quadro organico dell’uso delle diverse parti del  territorio nelle varie fasi) e sulla complessa sequenza stratigrafica dell’importante sito di Mersin in Cilicia.

Nei vari àmbiti in cui si muove, gl’interessi della dott. Caneva appaiono orientati soprattutto al chiarimento dei grandi temi della storia dell’umanità, i principali processi di trasformazione e i passaggi più critici come la neolitizzazione, che indaga con mente aperta,  con grande padronanza di metodo e con spiccato senso critico. Fin dai primi lavori risulta evidente la sua propensione verso l’interdisciplinarità e l’applicazione delle metodologie più aggiornate.

Che la candidata abbia raggiunto la piena maturità scientifica stanno a dimostrarlo il lungo e costante impegno sia scientifico che didattico, l’ampiezza degli interessi, l’importanza degli studi compiuti, la rilevanza degli obiettivi che si prefigge, l’originalità dei risultati conseguiti e la posizione di rilievo acquisita in campo internazionale. Pertanto si ritiene che la dott. Caneva sia meritevole della più attenta e speciale considerazione ai fini della presente prova di valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof.  Enrico Atzeni

 

Nata a Venezia il 9.8.1945, laureata a Roma "La Sapienza" nel 1968, è dal 1981 ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche della stessa Università. Svolge intensa attività didattica e di ricerca. Direttore di importanti progetti internazionali, nell'Africa del nord e nel Vicino Oriente, è oggi il responsabile della Missione per Ricerche Preistoriche in Egitto e Sudan. Attualmente è impegnata in ricognizioni e scavi in Cilicia e Turchia.

Presenta ai fini valutativi 30 delle sue numerose pubblicazioni, tra le più significative della sua maturazione in campo scientifico.

Appaiono particolarmente interessanti le esplorazioni e gli scavi condotti nell'Alto Nilo, sulle precoci fasi di sedentarizzazione mesolitica e antico-neolitica, quelli condotti in Turchia, nell'Alto Tigri, e nel villaggio di Mersin in Cilicia, nei depositi stratigrafici di un denso avvicendamento antropico e culturale, lungo le linee di una precoce neolitizzazione.

Dal complesso della sua impegnata e intelligente produzione aperta alle discipline ausiliarie dell'indagine paletnologica, con ricchezza di originali risultati, emerge la personalità di un'archeologa e di una studiosa competente e sicura apprezzata in Italia e all'estero, la quale merita la più alta considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Laureatasi in Paletnologia a Roma nel 1968, la candidata si è  continuativamente occupata di preistoria dell'Africa nord-orientale e del Vicino Oriente, svolgendo ricerche sul campo in Sudan, in Egitto ed in Turchia, oltre che naturalmente in Italia. Altrettanto impegnativa risulta l’attività didattica su tematiche di Preistoria Africana e del Vicino Oriente, svolta senza interruzione all'interno dell'Istituto di Paletnologia dell’Università di Roma "La Sapienza" fino al 1994, e a contratto dal 1995 presso l’Università di Venezia.

            La candidata presenta una produzione di 103 lavori a stampa, tutti di Preistoria dell'Asia e dell'Africa, con un quadro complessivo di grande respiro, equamente ripartito tra Anatolia ed Africa Nordorientale. Le linee di ricerca hanno compreso lo studio di entrambe le fasi di transizione dell'evoluzione preistorica, conduttive dell'economia di produzione e della società statale rispettivamente. Le ricerche in Anatolia hanno rappresentato sia una fase formatrice e di confronto della candidata, utilmente preparatorie prima e complementari dopo alle esperienze svolte dalla candidata nell'area nilotica, fulcro della sua attività, dove la candidata svolge attività di ricerca dal 1972, e successivamente, a partire dal 1994, con le ricerche congiunte a Cayonu e con la ripresa degli scavi di Mersin in Cilicia. Dal 1985 dirige la Missione Archeologica dell'Università di Roma in Sudan.Le esperienze della candidata si estendono a tutto l'arco nilotico, dall'Egitto al Sudan (3-5,8-12,14,16,18-21,26,28-32,34,35), raggiungendo un alto livello di conoscenza delle dinamiche evolutive nei loro particolarismi regionali.

Non mancano riflessioni sulla controversa questione delle connessioni con l'area sahariana  nell'esame delle ceramiche a decorazione impressa (22,35). Nella trattazione del materiale così come nello sviluppo creativo di ipotesi a carattere storico ed antropologico, l'opera della candidata mostra notevole maturità ed un'ottima capacità di sintesi che non è mai scaduta in una superficiale "voglia di teoria". Nell'opera di maggiore impegno della candidata, raccolta di memorie sullo scavo di el-Geili, pubblicata nella serie B.A.R., è evidente il buon controllo dei dati archeologici e del confronto con quelli naturalistici, riassunto nel capitolo conclusivo, "The History of a Nilotic Environment: a Suggested Cultural Model"  (pp. 359-77), in cui la candidata con coerenza di ragionamento riconduce  alla fenomenologia culturale il complesso mosaico dei dati ambientali: un'operazione logico-formale che in anni recenti, nonostante le buone intenzioni nelle introduzioni di tante opere di preistorici, raramente riesce.

            La produzione scientifica della candidata riflette quindi non soltanto un'eccellente continuità di impegno ma anche una rara maturità di esperienze, riflessa nell'equilibrio nell'interazione tra raccolta di dati e loro elaborazione in prospettiva teorica.            

            Vista la produzione scientifica presentata dalla candidata si conferma un giudizio altamente positivo

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


 

5. CANDIDATO: GIUSEPPINA CATACCHIO NEGRONI

 

1. L’attività didattica svolta

Università di Milano

Lettere, Istituti di Storia Antica e Archeologia

1970-71, addetto alle esercitazioni alla cattedra di Paletnologia;

1970-81, seminari, esercitazioni, commissioni d’esame, tesi di laurea;

dal 1981 ad oggi commissioni d’esame e di laurea, nell’ambito di Archeologia e Topografia dell’Italia Antica;

            Politecnico, Architettura

1998/1999- 1999/2000, incarico insegnamento di “Metodologia e tecnica della ricerca archeologica”, e seminari presso la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti;

            Dipartimento di Informatica

tesi di laurea

Università del Piemonte orientale/Vercelli

Affidamento di “Scienze Sussidiarie dell’Archeologia”;

Affidamento di “Preistoria e Protostoria”;

Università di Roma “La Sapienza”

1988 e 1990, correlatore di tesi

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri

Contratto quadriennale dal 1978 al 1980

Ricercatore confermato dal 1980 ad oggi

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Segreteria scientifica Gruppo di lavoro italo-polacco per lo studio dell’ambra;

Membro per l’Italia della Commissione per lo studio dell’ambra nell’Antichità;

Scavi e ricerche in Piemonte, Lombardia, Pavia, Toscana, Lazio e Puglia;

Direzione progetti di ricerca C.N.R., comitato.08, comitato 15 (1997-2000);

Partecipazione a convegni in Italia e all’estero;

Organizzazione di Convegni al Museo di Manciano;

Mostre.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

1972, Università di Milano, borsa biennale di addestramento didattico e scientifico;

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Condirezione Progetto italiano “Archeonet”-U. E.

Condirezione Progetto “ImaGIS.I paesaggi dell’Etruria protostorica, C: E.E.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

 

Altri titoli

Seminari Accademia di Belle Arti di Brera

Seminario presso la Scuola per la Valorizzazione dei Beni Culturali, a Botticino (BS)

Membro corpo docente del XVI seminario sulla didattica dei Beni Culturali, Brescia 1995;

Corsi professionali personale direttivo Musei lombardi locali, Regione Lombardia

Membro:          IIPP dal 1972

Società Archeologica Comense dal 1970

Centro di Studi Preistorici ed Archeologici, Varese dal 1970 al 1990

Centro per i Beni Culturali e Ambientali della Lombardia dal 1976 al 1980

Sezione Lombarda dell’Istituto di Studi Liguri dal 1977

Centro per la rilevazione delle testimonianze materiali del popolamento dal 1982

Direttrice scientifica Civico Museo Archeologico di Ischia  di Castro (Viterbo)

Curatrice e direttrice scientifica del Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del Fiume Fiora, Manciano (Grosseto) dal 1977 al 1999

Presidente del Centro Studi di Preistoria e Archeologia di Milano dal 1993

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa  Giuseppa Tanda

 

La candidata presenta 112 titoli a stampa, tutti ricompresi nelle discipline del gruppo a concorso, scelti  su un  totale di 173 lavori, comprendenti articoli, cataloghi, notiziari, Atti di Congressi, guide, frutto di un’attività di ricerca continuativa.

Gli orizzonti culturali prevalenti di riferimento interessano un ampio arco dall’eneolitico all’età del ferro.

Tre sono le tematiche oggetto delle ricerche e della produzione scientifica: l’ambra, la protostoria padana, la preistoria e la protostoria dell’Etruria.

All’ambra sono dedicati 10 articoli (di cui 3 in collaborazione) e 2 cataloghi. Il tema viene trattato con serietà, metodo e con aspetti originali secondo varie linee: l’origine, la diffusione  (nn. 3, 7), la tipologia dei materiali, gli oggetti figurati (nn. 1, 4, 8), l’amberweb (n. 9).

Alla protostoria padana fanno riferimento 15 lavori (3 in collaborazione) comprendenti edizioni di materiali e di scavi, di strutture insediative, di una fornace (n. 25). Problematiche più ampie sono affrontate nei nn. 13 (rapporti fra La Tène A e Golasecca IIIA), 15 (fasi iniziali di Golasecca), 24 (fase antica La Tène); nelle sintesi  dei nn. 18-19, 22-23 (Bronzo finale ed inizio dell’Età del Ferro nell’Italia centro-occidentale e transpadana).

Una grossa mole di lavori e di attività riguarda la preistoria e la protostoria dell’Etruria: 82 titoli (9 in collaborazione), tra cui, accanto ai cataloghi, ai notiziari, alle guide, si enucleano 3 filoni: gli studi su Rinaldone (nn.  67, 74-81, 88, 103, 105 e 108); una puntualizzazione del tardo Bronzo (n. 28), del Bronzo finale  (nn. 68, 82, 89) e del passaggio dal Bronzo al Ferro nella Valle del Fiume Fiora (nn. 64); i contributi agli Atti di 3 incontri di studio a Manciano; l’archeologia ambientale (nn. 106-17, 66, 101, in collaborazione).

Elemento distintivo dell’attività della candidata è il lavoro in équipe con approccio interdisciplinare e l’organizzazione di mostre e convegni.

Aspetti originali ed innovativi si rilevano a proposito delle ricerche  sull’ambra e sulla Valle del Fiume Fiora. Pertanto la candidata merita la qualificazione per ottenere l’idoneità nella procedura in corso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

La candidata ha svolto incarichi didattici presso la Cattedra di Paletnologia dell’Università di Milano e presso il Politecnico. Ha avuto affidamenti di insegnamento presso l’Università del Piemonte orientale (Vercelli)

Gli interessi della candidata spaziano dall’eneolitico all’età del Ferro e gli ambiti geografici considerati sono l’Etruria e l’area padana.

Un argomento da lei ampiamente trattato (in 10 articoli) è l’ambra, nei suoi molteplici aspetti: analisi dei reperti, origine, vie di diffusione.

Nell’analisi della protostoria padana vengono presi in considerazione problemi più ampi, quali quelli relativi all’età del bronzo finale/ferro nell’Italia settentrionale (18,19,22,23).

La maggior parte della sua attività e delle sue pubblicazioni riguardano la preistoria e protostoria della Etruria , in particolare della valle della Fiora, sulle orme delle più antiche ricerche di Rittatore Vonwiller. Lo scavo di “Sorgenti della Nova”, condotto in modo esemplare e ricco di risultati, è stato oggetto di pubblicazioni e di articoli divulgativi (oltre ad un catalogo, relativo alla mostra).

Nell’ambito dell’Etruria ha promosso incontri annuali di studio a Manciano, curando poi sempre la relativa edizione degli Atti. Ha curato e organizzato mostre e convegni, oltre che l’allestimento di musei locali.

La candidata, per la omogeneità e l’originalità della ricerca, merita di partecipare alla idoneità nella procedura in corso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

La dott. Catacchio Negroni ha un curriculum didattico e scientifico di tutto rispetto, che dimostra come la sua presenza nel campo della protostoria italiana sia stata ininterrotta, dal’anno della sua laurea in Paletnologia (1970) ad oggi. Borsista e poi titolare di un contratto quadriennale di ricerca, dal 1980 la candidata è ricercatore presso l’Università di Milano, dove ha svolto anche una intensa attività didattica di supporto a corsi ufficiali. Dal 1998-99 è titolare di insegnamenti presso l’Università del Piemonte Orientale (Vercelli). La Catacchio Negroni ha inoltre esplicato un’eccezionale attività di scavi (da lei diretti a partire dal 1976), di ricognizioni, di organizzazione di progetti di ricerca, convegni, mostre, allestimenti museali, ecc.; le sue iniziative hanno avuto spesso rilevanza internazionale e, in genere, una notevole risonanza scientifica.

La sua bibliografia è in linea col curriculum, contando 173 pubblicazioni; oltre un centinaio quelle presentate al concorso. Va peraltro notato che in vari casi sono numerati singolarmente diversi contributi ad un medesimo volume, pertinenti allo stesso tema o a temi tra loro collegati: così ad es. i nn. dal 29 al 48, che possono compendiarsi in un volume èdito a cura della Catacchio Negroni e in una serie di paragrafi o capitoli, talora molto ampi (v. il n. 32), e di schede di catalogo (i nn. dal 35 al 48) da lei redatte sull’importante sito archeologico di Sorgenti della Nova. La stessa osservazione si può fare per i nn. 50-63 (un volume èdito sul Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del Fiora a Manciano e, nella stessa pubblicazione, una serie di studi specifici su argomenti relativi al territorio considerato), per i nn. 76-81, 84-88, 89-98, ecc. Pur con questa osservazione preliminare, rimane all’attivo della candidata un’imponente serie di pubblicazioni su svariate problematiche, che la allinea tra gli studiosi più produttivi e dotati del più ampio spettro di interessi tra quanti sono oggi attivi nell’àmbito della protostoria italiana.

Non più di quindici titoli sono redatti con altri studiosi; le collaborazioni si intensificano negli articoli più recenti, in cui risulta accentuato l’interesse (già del resto presente nella precedente produzione) per le ricerche interdisciplinari, per l’uso di metodologie proprie delle discipline scientifiche e di sistemi informatici applicati all’archeologia.

Alla candidata va dunque riconosciuta una grande capacità di lavoro, che si è esplicata soprattutto nelle ricerche sulla problematica dell’ambra, sulla protostoria lombarda (dove essa spazia dalle varie fasi del Golasecca all’epoca La Tène), sulla preistoria e protostoria dell’Etruria, settore in cui la Catacchio Negroni ha profuso e sta tuttora profondendo una straordinaria quantità di energie: ben note sono in particolare le sue indagini sul territorio della valle del Fiora e sul sito di Sorgenti della Nova.

Il risvolto negativo dell’ampia produttività della Catacchio Negroni è costituito dallo scarso rigore osservabile talvolta nell’argomentazione, ad esempio dall’uso alquanto disinvolto, metodologicamente discutibile e poco proficuo, dei dati delle fonti letterarie (evidente sia nei primi che nei più recenti lavori relativi alla problematica dell’ambra). Una certa tendenza alla approssimazione, forse imputabile alla fretta, è rivelata da alcuni errori materiali in cui talora la candidata incorre quando parla di argomenti a lei scarsamente noti. Va rilevato che le debolezze dei suoi primi lavori si riscontrano ugualmente nei più recenti.

Tuttavia per la quantità di lavoro svolto, del tutto congruente con le discipline del settore, per la serietà e per la continuità dell’impegno la candidata va certamente tenuta in considerazione ai fini della presente valutazione comparativa.

 

 

Commissario Prof. Enrico Atzeni

 

Nata a Milano il 1.3.1941, laureata in Lettere a Milano nel 1970, borsista, contrattista, ricercatore confermato dal 1980, ha svolto con continuità intensissima attività didattica e di ricerca. E' per affidamento professore ufficiale nell'insegnamento di "Metodologia e tecnica della ricerca archeologica", "Scienze sussidiarie dell'archeologia", "Preistoria e Protostoria", presso diverse sedi universitarie nazionali e in ambiti internazionali: segretaria scientifica del gruppo di lavoro italo-polacco per le "Scienze applicate all'archeologia ed alla tutela del patrimonio artistico", membro per l'Italia della Commissione per lo studio della problematica dell'ambra nell'Antichità (UISPP). Ha diretto numerosi scavi in Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Puglia, riguardanti giacimenti e necropoli dello stadio culturale dei metalli.

Delle 173 pubblicazioni prodotte ne presenta, ai fini del concorso, 112, 15 delle quali in collaborazione. La sua produzione scientifica riguarda in particolar modo la problematica dell'ambra, del suo commercio, della sua tipologia, esposta in numerose pubblicazioni nelle quali si colgono interessanti interpretazioni. La candidata si è altresì occupata di problemi inerenti le culture di Protogolasecca, di Golasecca e di La Tène, dando indubbiamente un contributo importante per la conoscenza delle loro caratteristiche e della loro integrazione. Delle numerose campagne di scavo effettuate ha fornito relazioni di buon livello: valga l'esempio della campagne alle Sorgenti della Nova (in provincia di Viterbo), cui hanno fatto seguito la grande, omonima mostra da lei organizzata e le varie edizioni del relativo catalogo.

Nel campo della metodologia è interessante il lavoro "Produzioni del sapere archeologico", di pretta impostazione storica.

Emerge dunque la figura di una studiosa seria e ben preparata, per cui la candidata merita piena considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Laureatasi in lettere nel 1970 e ricercatrice a vario titolo dal 1975 la candidata ha svolto importanti ricerche su una pluralità di temi di ricerca fra loro diversi: la problematica dell'ambra in età protostorica e il suo commercio fra il Baltico e l'Italia, la protostoria dell'Italia nord-occidentale, con particolare riferimento alla civiltà di Golasecca e alla civiltà gallica della seconda età del Ferro, l'età del Rame in area tosco-laziale, il Bronzo Finale in Etruria. Il primo filone di ricerca è stato condotto nel corso degli anni '70 in collaborazione con G. Donato nell'ambito di protocolli di scambio con gli Istituti di ricerca della Polonia e di un progetto che è culminato con la redazione del volume Studi e ricerche sulla problematica dell'ambra (Roma 1975). E' apprezzabile in tutta la sua produzione l'approccio interdisciplinare che ha coniugato l'indagine archeologica, lo studio delle fonti antiche e le analisi archeometriche per le determinazioni di provenienza. Come nota negativa è da evidenziare come molti dei lavori condotti su questo tema sono inutilmente ripetitivi. Emergono purtroppo anche alcune ingenuità metodologiche, quando si accenna all'esistenza durante la Protostoria, ad esempio nel Canton Ticino, di "centri di mercato" dell'ambra, il che sembra annullare tanti anni di dibattito teorico sull’economia pre-industriale nato intorno ai saggi di K. Polanyi ancora negli anni cinquanta e sessanta

Il secondo importante filone di ricerche concerne la preistoria e protostoria dell'Etruria e si concentra in particolare sulla media-alta valle del fiume Fiora, dove da più di vent'anni la candidata opera con scavi, mostre e convegni. A questo proposito devono essere segnalati la mostra "Sorgenti della Nova", corredata di catalogo scientifico, il coordinamento scientifico per l'allestimento nel 1988 del museo di Preistoria e Protostoria della valle del fiume Fiora, l'allestimento nel 1994 del museo civico archeologico di Manciano e l'organizzazione degli incontri di studi di Preistoria e Protostoria in Etruria con la pubblicazione dei relativi Atti. La personalità della candidata si caratterizza certamente per spiccate capacità organizzative.

L'intensa attività di ricerca condotta in Etruria ha consentito alla candidata di mettere in luce alcuni aspetti importanti e poco conosciuti dell'Eneolitico, e più in particolare della cultura di Rinaldone, nell'area medio-tirrenica, e inoltre struttura e tessuto abitativo dell'insediamento del Bronzo Finale di Sorgenti della Nova.

La vastità di interessi e la preparazione della candidata sono particolarmente evidenti anche per quanto riguarda le sue indagini sui traffici e gli scambi che legarono l'area medio-tirrrenica ad altre regioni del Mediterraneo. Si deve inoltre alla candidata ed alle sue notevoli capacità organizzative l'inquadramento storico della cultura eneolitica di Rinaldone al di là delle impostazioni ancora pionieristiche lasciate dalla precedente generazione di studiosi.

In considerazione delle capacità scientifiche, della vastità di interessi e del suo impegno, la candidata può essere considerata una personalità di rilievo nell'attuale panorama della preistoria italiana.

Purtroppo i risultati di tanto lavoro sono stati alquanto discordanti. All'estensione degli interessi di ricerca della candidata non corrisponde sempre un'adeguata capacità di approfondimento critico. Affiora una sorta di scompenso tra gli obbiettivi perseguiti, di ampio respiro e molto pretenziosi, e i risultati concretamente conseguiti, che si segnalano per l'insufficiente spessore delle sintesi storiche e archeologiche.

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


6. CANDIDATO: MIRELLA CIPOLLONI

 

1. L’attività didattica svolta

Università di Roma

1966 assistente volontario alla cattedra di Paletnologia;

1966-70, assistenza agli studenti;

Seminari e cicli di lezione interni, come contrattista e ricercatore confermato;

1994-95, insegnamento di Paletnologia  presso la I Scuola di Specializzazione di Roma “La Sapienza”;

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Università di Roma

1968, borsista MPI, Università di Roma

1974-1981, contrattista quadriennale

1981 ad oggi ricercatore confermato.

Università di Urbino

dal 1994-95 supplente di paletnologia.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Partecipazione scavi e Congressi in Italia e all’Estero;

Direzione scavi (Rendina dal 1970 al 1976 e Toppo Daguzzo dal 1970 al 1998 ecc. ) nella Basilicata;

1966-’70, collaboratrice al Laboratorio di Paletnologia.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

1970, perfezionamento in Archeologia preistorica, Scuola Nazionale di Archeologia di Roma

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Nessuna.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna iniziativa.

 

Altri titoli

1979, seminario L.  285/77 Soprintendenza della Basilicata

membro comitato Rivista “Origini”, “Rivista di Scienze Preistoriche”, Rivista di “Scienze dell’Antichità-Storia e Antropologia”;

Membro IIPP

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

La candidata presenta 100 pubblicazioni a stampa (2 in bozze) comprendenti 58 articoli (2 in collaborazione; di uno, il  n. 25, non è determinato l’apporto  individuale), sintesi di alta divulgazione, brevi comunicazioni a congressi, posters, schede, notiziari, voci di dizionario archeologico, guide.

Questa varia produzione documenta un’attività ininterrotta di ricerca rivolta alle problematiche di un ampio arco cronologico dal Neolitico al Ferro iniziale della Basilicata e dell’Italia meridionale, avendo come riferimento soprattutto due scavi fondamentali per la Preistoria e la Protostoria della Basilicata, il villaggio di Rendina (Neolitico) ed il sito di Toppo Daguzzo (Eneolitico/inizi dell’Età del Ferro/Età medievale).

L’approccio scientifico scelto non si ferma  alla semplice raccolta, classificazione e datazione dei materiali (che vengono fatte egregiamente); è teso, anche, alla ricostruzione dell’ambiente, dell’economia e  della società; alla definizione culturale della neolitizzazione della Basilicata e dell’Italia meridionale (nn. 38-49) e dei rapporti con i Balcani (n. 16); all’individuazione delle interrelazioni esistenti durante l’Età del Bronzo tra le comunità locali ed i Micenei e  tra le due sponde adriatiche.

L’analisi territoriale è una tematica che viene affrontata con ampiezza di vedute e senso critico, avendo come quadro di riferimento la preistoria europea (n.  17, “Le comunità neolitiche della Valle dell’Ofanto: proposta  di una lettura di un’analisi territoriale”; n. 43, “Siti e territori: orientamenti e prospettive dell’analisi spaziale negli studi sul Neolitico europeo).

Il tentativo di individuare un modello teorico d’interpretazione dei dati è alla base del’articolo n. 29  “Dinamiche culturali di sviluppo culturale e analisi archeologica”, che peraltro testimonia l’apertura verso le problematiche teoriche in generale (n. 47).

La candidata si distingue per rigore metodologico e qualità dell’esposizione, per attività e contributi originali, innovativi, congruenti con le discipline del gruppo disciplinare a concorso e ben diffusi nella comunità scientifica.

Pertanto merita la più alta qualificazione per l’idoneità nel gruppo disciplinare a concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

Gli interessi della candidata spaziano cronologicamente dal neolitico all’età del Bronzo: i suoi scavi, esemplarmente condotti, hanno portato a scoperte importantissime nella preistoria dell’Italia meridionale (sito fortificato eneolitico e tombe monumentali di Toppo Daguzzo). La sua ricerca sul campo si avvale di metodologie attuali, sia nell’indagine territoriale, sia nella comprensione dei modi di popolamento attraverso ricerche di superficie rigorosamente impostate.

Nelle sue pubblicazioni si nota sempre, fin dai primi lavori, una tendenza a superare il dato archeologico, nel tentativo di ricostruire l’aspetto economico-sociale dei gruppi in studio, in un’ampia prospettiva di lettura dei dati e di ricostruzione, basata, a volte, sull’uso di appropriati modelli.

I suoi progetti di ricerca (“Neolitizzazione della Valle dell’Ofanto” e “Il megalitismo nella penisola salentina”) confermano una visione ampia della ricerca archeologica, integrata e supportata da adeguati e coordinati contributi delle discipline naturalistiche.

Anche il suo volume “Dolmen”, pur se divulgativo nell’impostazione, mostra comunque un rigore documentario e una presentazione dei problemi ben impostata.

La sua attività didattica è stata costante nel tempo, dapprima nell’ambito dell’Istituto di Paletnologia dell’Università di Roma, in seguito con un incarico, a partire dal 1995, presso l’Università degli Studi di Urbino.

Il giudizio pertanto è estremamente positivo, soprattutto per quanto riguarda la maturità raggiunta nella considerazione e nel tentativo di risoluzione dei grandi problemi metodologici della preistoria. La candidata appare meritevole della più grande attenzione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

Laureata in Paletnologia nel 1966, perfezionata nel 1970, borsista e contrattista, poi ricercatrice nell’Università di Roma “La Sapienza” dal 1981, la dott. Cipolloni è attiva da oltre trent’anni nel panorama degli studi italiani di preistoria, nel quale ha una posizione di notevole rilievo, ed è apprezzata e largamente citata anche in campo internazionale; ha svolto un’intensa attività didattica, in Paletnologia e in Metodologia della ricerca archeologica; dal 1994-95 ad oggi è stata supplente di Paletnologia a Urbino. A partire dal 1970 ha diretto annuali campagne di scavo in varie località; si è occupata di riordini e di allestimenti museali.

Presenta un elenco di circa un centinaio di titoli a stampa, per lo più a firma unica; nei non molti lavori in collaborazione l’apporto della candidata è in genere chiaramente specificato (fanno eccezione i nn. 25, 48-49, 77 e 100 dell’elenco). Una quindicina di contributi è costituita da sintetiche notizie di scavi e da riassunti di relazioni presentati a congressi; i nn. 24, 42, 79 e 87 sono testi divulgativi. Brevi ma sostanziose le voci redatte per il Dizionario di preistoria (nn. 51-75); molto rilevanti ed efficaci le recenti sintesi redatte per l’Atlas du Néolithique Européen (nn. 90-98) e per l’Enciclopedia Treccani (v. specialmente il n. 102). Il resto della produzione è costituita da relazioni di scavo - tra cui quella indicata col n. 19 è una vera e propria monografia sui risultati delle indagini da lei dirette nel villaggio neolitico di Rendina -, da studi critici talora molto ampi su temi particolari e su problematiche di largo interesse, e da un volume di divulgazione ad alto livello sui monumenti megalitici d’Europa (n. 46).

Negli anni ‘70 la candidata mostra di aderire, in maniera moderata e sempre con grande equilibrio, alla nuova impostazione data alle problematiche archeologiche dagli esponenti della New Archaeology, e ciò si traduce in una particolare attenzione verso la ricostruzione dell’ambiente antico in tutti i suoi aspetti, la paleoeconomia, l’organizzazione sociale delle comunità, l’archeologia spaziale, ecc., e nell’applicazione di paradigmi antropologici.

La produzione della dott. Cipolloni dimostra una considerevole ampiezza d’interessi nell’àmbito della tarda preistoria e della protostoria italiana, soprattutto in senso cronologico (tutti i periodi dal Neolitico all’età del ferro vi sono rappresentati). Quanto all’estensione geografica, la candidata si è occupata in ispecial modo di Italia meridionale, con particolare attenzione verso Puglia e Basilicata, ma ha trattato anche in diverse occasioni argomenti relativi alla Sardegna e all’Italia centrale (tra i suoi primi interessi vi è stato ad esempio il Tardo Bronzo della Vetta del Monte di Cetona - v. n. 3 -, su cui è tornata in epoca recente - nn. 44 e 45).

Il volume sui dolmen (n. 46) e gli ampi confronti che di volta in volta istituisce nei suoi scritti dimostrano inoltre le vaste conoscenze della dott. Cipolloni nel campo della preistoria europea (con particolare riguardo per i territori della penisola balcanica). I problemi di maggiore impegno da lei affrontati sono quelli relativi alla neolitizzazione, all’Eneolitico, al Bronzo Finale e al passaggio Bronzo-Ferro in Italia centrale e meridionale.

Dai lavori della candidata risultano costantemente e chiaramente la sua propensione verso i problemi metodologici, l’uso dei più aggiornati modelli interpretativi e l’importanza attribuita alla tecnica dello scavo stratigrafico e all’applicazione di metodologie proprie dell’àmbito delle scienze fisiche e naturali.

Il punto di forza della sua attività è costituito dalle pluriennali ricerche di scavo che la dott. Cipolloni ha avuto la possibilità di condurre nelle due importantissime località di Rendina e Toppo Daguzzo nella valle dell’Ofanto, situate in posizione chiave tra i versanti adriatico e tirrenico della Penisola. Su questi due siti, sviluppatisi in fasi differenti, s’impernia la parte più significativa della sua produzione - numerosi i contributi analitici ma anche le proposte di sintesi -, che al chiarimento delle modalità di occupazione della valle dell’Ofanto nei diversi periodi ha dedicato una straordinaria quantità di energie, sperimentandovi diversi tipi di metodologie, sempre però con discernimento, prudenza e consapevolezza dei limiti imposti dallo stato non sempre soddisfacente della documentazione, senza mai aderire ad un modello in modo totalizzante ed esclusivo (v. ad esempio il n. 35 sulle pratiche agricole che potevano venir adottate nel Neolitico Antico).

Non va infine trascurato l’apporto fornito dalla candidata nell’àmbito dell’analisi e dell’interpretazione dei dati funerari, testimoniato da vari suoi scritti, ma soprattutto evidente in due dei suoi articoli più importanti, e cioè nell’esemplare pubblicazione della tomba 3 di Toppo Daguzzo (n. 30) e nel lavoro su Manifestazioni funerarie e struttura sociale (n. 39), pionieristico per la protostoria dell’Italia sudorientale.

Dal quadro complessivo emerge la figura di una studiosa perfettamente rispondente ai requisiti del concorso, che ha lavorato con continuità e con rigore, e ha conseguito piena maturità scientifica e completa padronanza degli strumenti metodologici, raggiungendo risultati originali che hanno segnato un considerevole progresso nella conoscenza della preistoria italiana; si ritiene pertanto che la dott. Cipolloni sia degna della massima attenzione ai fini della presente prova di valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof.  Enrico Atzeni

 

Nata a Roma il 16.7.1940, laureata in Paletnologia a "La Sapienza" di Roma nel 1966, ha conseguito il perfezionamento in Archeologia, borse di studio, contratti. E' ricercatore confermato nella stessa Università dal 1981, e da allora svolge continua e intensa attività didattica (cicli di lezioni teorico-pratiche sulle metodologie di ricerca e le tecniche di scavo, seminari, insegnamenti di Paletnologia per la Scuola di Specializzazione in Archeologia, estesi anche all'Università di Urbino con corsi monografici sul Neolitico e sull'età del Rame in Europa); l'attività di ricerca la impegna da anni ininterrottamente nella direzione scientifica di numerose campagne di scavo.

Presenta ai fini valutativi 100 pubblicazioni (in alcuni lavori di gruppo il suo apporto appare ben enucleato) dalle quali chiaramente si evince una più sentita propensione per le problematiche della neolitizzazione italiana ed europea, ma anche per l'attento studio della protostoria nella progressione dell'età dei Metalli, nell'ottica della New Archaeology, verso il recupero produttivo e organizzativo socio-economico e ambientale.

Di notevole impegno l'edizione delle indagini effettuate nel villaggio neolitico di Rendina e nell'insediamento eneolitico di Toppo Daguzzo nella valle dell'Ofanto. Condotto con approfondimento e puntuali inquadramenti storico-culturali l'importante volume dedicato a "Dolmen. Architetture preistoriche in Europa" nel 1990. Esemplari gli studi sui rituali funerari desunti dall'accurato recupero delle tombe di Toppo Daguzzo (risalenti al Bronzo medio della Basilicata).

Emerge la figura di una studiosa non comune, dotata di notevoli capacità di analisi e sintesi e costanza nella ricerca, e di rigorosa competenza metodologica, che ha portato concreti contributi allo studio della paletnologia, talché ella va tenuta nella massima considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Tutto il lavoro della candidata testimonia di un impegno molto continuativo nella divulgazione scientifica. L’attività di ricerca sul campo della candidata si è svolta quasi esclusivamente nella valle dell'Ofanto, l'asse principale degli interscambi economici e culturali attraverso l'Italia meridionale. Pienamente cosciente del grande potenziale di questo territorio per lo studio dell'evoluzione sociale e politica della penisola, la candidata ha concentrato i suoi sforzi in due siti chiave, Rendina e Toppo Daguzzo. Il principale impegno è stato per lo studio dei compositi panorami culturali, relativi alle transizioni dal Neolitico all'Eneolitico nel sito di Rendina e dalla media età del Bronzo alla prima età del Ferro nel sito di Toppo Daguzzo.

Il buon rigore metodologico applicato in entrambi i progetti su un arco di tempo di circa vent'anni ha consentito risultati egregi che hanno senz'altro contribuito a capire questa regione nodale dell'Italia meridionale. La capacità di proiettare sul piano metodologico e storico i risultati del lavoro sul campo compensa la relativa ristrettezza geografica del campo di ricerca della candidata. Non giova purtroppo al profilo scientifico della candidata la scarsità di analisi approfondite dei materiali, considerato che uno dei principali vantaggi della continuità di ricerca in pochi luoghi è la disponibilità di consistenti collezioni di sostegno alle proposte teoriche. Soltanto la pubblicazione n. 30, la tomba 3 di Toppo Daguzzo, può essere considerata una pubblicazione esaustiva dei materiali e per altro dimostra le capacità in questo senso della candidata. Gli scavi delle tombe di Toppo Daguzzo hanno indirizzato l'elaborazione della candidata verso l'analisi dei corredi e dei riti funerari per la ricostruzione sistematica della struttura sociale.

Si tratta di una delle poche elaborazioni fatte della preistoria italiana in termini di analisi mortuaria ed è auspicabile che la candidata possa accompagnarla presto con la pubblicazione dei dati primari. Molto apprezzabile la pubblicazione n. 45 sull'organizzazione funzionale degli spazi interni dove la candidata dimostra una buona preparazione su una delle tematiche più discusse nell'archeologia analitica contemporanea. In generale la candidata appare come una studiosa di rigore, ben informata sui procedimenti di interpretazione più avanzati, che riesce a proiettare i dati di scavo oltre i confini ristretti del descrittivismo culturale.

Il volume Dolmen. Architetture preistoriche in Europa (Roma, 1990) testimonia inoltre di un positivo impegno per la divulgazione al più alto livello.

In conclusione la candidata merita la più alta considerazione per il posto a concorso.

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


 

7. CANDIDATO: DANIELA PAOLA COCCHI

 

La candidata ha rinunciato a partecipare alla procedura in corso.


 

8. CANDIDATO: ARMANDO DE GUIO

 

TITOLI

 

1. L’attività didattica svolta

dall’A.A. 1992-1993 ad oggi, affidamento dell’insegnamento di “Metodologia e Tecnica degli Scavi” nel Corso di laurea in Lettere e nella Scuola di Specializzazione in Archeologia

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Università di Padova

Ricercatore confermato dal 1980 ad oggi

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

1983-1990: Visiting Research Assistant (VRA) e Visiting Research Fellow (VRF)in Gran Bretagna (Università di Lancaster, di Londra)

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.

Frequenza AA. 1975-76, 1976-77, 1977-78 Scuola Speciale per Archeologi Preistorici, Classici e Medievalisti, Università di Pisa.

Borse: 1986, Accademia dei Lincei

1989, C.N.R../N.A.T.O

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Progetto Alto-Medio Polesine/Basso Veronese;

Progetto Altipiano;

Progetto Berici (Vicenza);

Progetto Fylde-Lancashire;

Progetto Archeometallurgia.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

1998-2001, Programma Socrates per l’Università di Nottinghan

 

Altri titoli

Presidente del Consiglio direttivo del “Centro Internazionale di Sudi di Archeologia di Superficie”

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

Il candidato  presenta 91 pubblicazioni, relative alle discipline del gruppo a concorso, di cui 74 articoli (39 in collaborazione.

L’orizzonte culturale delle ricerche è la Preistoria recente, dal Neolitico fino all’Età del Ferro. 

Gli ambiti gegrafici riguardano l’Italia nord-orientale.

Dopo un primo approccio abbastanza “tradizionale” con le problematiche archeologiche  (nn. 1-2, edizione di complessi e di materiali), l’interesse del candidato si focalizza essenzialmente sugli aspetti teorici, con l’approfondimento delle linee di dibattito teorico su metodologie e linee di sviluppo della ricerca, con particolare riferimento ad Autori di ambito anglosassone.

Vanta una ricca produzione in lingua inglese di testi a carattere prevalentemente scientifico e metodologico anche su importanti riviste del settore.

Numerose ed interamente di carattere teoretico-metodologico sono le tematiche: dall’adozione di procedure informatiche già note (nn. 20, 88-89, 27, 41,63) all’elaborazione di programmi originali (nn. 26, 36-37, 49-50, 55, 63) relativi all’archeologia del paesaggio (nn. 55, 65), all’“archeologia dei confini” (nn. 82-87), all’archeologia mineraria (n. 64), all’etnoarcheologia (n. 62, 87).

L’attività e la produzione scientifica del candidato sono connotate da originalità, innovazione e rigore metodologico.

Pertanto lo si ritiene degno di alta  qualificazione  per l’idoneità nella procedura a concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

Il candidato, che nel corso della sua attività ha soggiornato all’estero dove ha svolto anche attività didattica, presenta circa 100 pubblicazioni, molte delle quali in inglese. Seguace della New Archeology, ne segue con entusiasmo i metodi: i suoi programmi di ricerca e i suoi lavori si basano su approfondite ricerche sul territorio, su tecniche di survey e di campionamento, su analisi quantitative.

In molti lavori, circa una quarantina, scritti a più nomi,  non è distinto l’apporto individuale.

Importante la sua attività come Direttore del Centro Internazionale di Studi di Archeologia di Superficie, che opera nel territorio veneto.

L’attività del candidato è costante e si esplica in vari campi di indagine, ma il linguaggio da lui prescelto è spesso oscuro e involuto, a discapito di una immediata comprensione  (v. ad es. anche il suo grosso contributo sul Bronzo finale veneto).

Restando validi il suo impegno continuo nella ricerca e la piena corrispondenza con i contenuti della disciplina in concorso, il candidato va tenuto presente ai fini del concorso stesso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

Laureato in Lettere all’Università di Padova nel 1974, assegnista nello stesso anno e quindi ricercatore dal 1980, il candidato ha vinto varie borse di studio e concorsi che gli hanno consentito soggiorni di studio all’estero, anche come docente; dal 1992-93 tiene per affidamento l’insegnamento di Metodologia e tecnica degli scavi sia per il corso di laurea che per la Scuola di specializzazione dell’Università di Padova.

In questo venticinquennio di attività, il candidato ha lavorato nel campo della protostoria, o, più esattamente, come egli stesso tiene a precisare, della preistoria recente, dato che i suoi interessi vanno dal Neolitico in poi, e sono in genere imperniati su problematiche riguardanti l’Italia nordorientale, e più specificamente il Veneto; in quest’àmbito egli si è poi occupato soprattutto di metodologie che ha poi applicato operativamente sul campo, nei numerosi scavi e surveys da lui organizzati.

Dopo un periodo di alcuni anni in cui i suoi studi hanno seguito un’impostazione di tipo tradizionale - a questa fase appartengono l’ottimo articolo n. 1, su una tomba di Montebello Vicentino ed alcuni altri lavori sul territorio vicentino -, a partire dai primi anni ‘80 il candidato ha abbracciato toto corde i metodi e le problematiche della archeologia teorica, dedicandosi principalmente a indagini basate su procedure analitico-quantitative e all’elaborazione di metodologie per lo scavo e la ricognizione di superficie. L’esperienza maturata gli ha permesso di fondare e di dirigere autorevolmente il Centro Internazionale di Studi di archeologia di superficie, attivo in Veneto da quasi un decennio, al cui interno organizza ricerche ed elabora programmi, tra cui particolarmente importante il progetto pilota italo-britannico sull’Alto-Medio Polesine e sulla Bassa veronese (già da lui ideato e promosso nel 1984).

Presenta poco meno di un centinaio di pubblicazioni, molte delle quali in inglese; di esse i nn. 3 e 10 sono rassegne bibliografiche e una quindicina sono brevi notiziari; quasi quaranta sono inoltre gli articoli scritti in collaborazione con altri studiosi, in genere a parti non distinte; spesso poi si tratta di lavori di autori vari di cui il dott. De Guio ha curato la redazione (v. le relazioni preliminari dei diversi programmi da lui diretti).

Gli interessi del dott. De Guio sono dunque specificamente imperniati sull’applicazione di procedure analitico-quantitative nel lavoro sul campo (ad es. al fine di verificare strategie locazionali), sull’uso di moderne metodologie d’indagine dall’alto (Remote Sensing, ecc.) e al livello del suolo, sulla tecnica di scavo e su problemi di sedimentologia archeologica, con conseguenti implicazioni nel campo dell’etnoarcheologia, dell’archeologia del paesaggio e dei “paesaggi di potere”, ecc.

L’attività del dott. De Guio, svolta con costanza e in un continuo sforzo di rinnovamento, presenta indubbi tratti di originalità nel panorama della protostoria italiana e della metodologia della ricerca archeologica, purtroppo però, nella sua appassionata adesione ad alcune delle principali tendenze che hanno occupato il campo dell’archeologia, specialmente anglosassone, negli ultimi trent’anni, il candidato ha formalizzato e adottato un linguaggio oscuro e involuto, ricco di neologismi poco comprensibili, che fa velo, talora in maniera difficilmente superabile, ad una sostanza che pure si intravede al di sotto del gergo pieno di tecnicismi che gli è ormai divenuto abituale. Si vedano, ad es., tra i titoli più recenti, la voce “archeologia del potere” (n. 92), che pure avrebbe dovuto avere fini divulgativi e didattici, in corso di stampa sul Dizionario di Archeologia della Laterza, e il grosso contributo sul Bronzo Finale nel Veneto (n. 94), da cui molto ci si sarebbe aspettato a chiarimento delle problematiche relative al tema, ma che, al di là dell’elencazione dei tipi (purtroppo privi di illustrazioni), per i motivi sopra esposti finisce con l’essere scarsamente utilizzabile.

Comunque, per il suo assiduo impegno nella ricerca protostorica e per la congruenza della sua attività con le discipline del settore L01Y e con le tematiche connesse, il candidato va senz’altro tenuto presente ai fini del concorso.

 

 

Commissario: Prof.  Enrico Atzeni

 

Nato a Bonifacio (VR) il 18.4.1950, laureato nel 1974 presso l'istituto di Archeologia dell'Università di Padova, è ricercatore confermato dal 1980, professore ufficiale per affidamento dell'insegnamento di "Metodologia e tecnica degli scavi", sempre nell'ateneo padovano, dal 1992.

Presenta 100 pubblicazioni, di cui 40 in collaborazione, con apporti personali non sempre ben distinti.

La sua produzione muove dal Neolitico ma verte essenzialmente su temi di protostoria dell'Italia settentrionale, precipuamente del Veneto. Studi e ricerche, condotti sulle linee della New Archaeology, rivelano encomiabile sforzo innovativo nel rigore metodologico e nelle tecniche di prospezione e scavo, in particolar modo volte all'accertamento e all'acquisizione delle strategie insediative.

Nel complesso i suo lavori risultano consistenti e per molti versi di interessante contributo. Il candidato, che appare molto impegnato e dotato di capacità analitiche e critiche e di un buon impianto scientifico, è degno d'essere preso in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Nel panorama della preistoria italiana Armando De Guio rappresenta un importante punto di riferimento per quanti si interessano agli aspetti critici della disciplina, sia sul versante pratico-applicativo sia su quello teorico e dei rapporti con le scienze sociali. Ricercatore dal 1980 ha svolto tutta la sua attività scientifica e didattica a Padova e nel Veneto meridionale, la grande pianura del basso Po, dal delta all’altopiano di Asiago attraverso tutta la serie scalare delle alture che la chiudono da nord. Comunque questa sua “limitazione” è solo geografica, perché il candidato non si è certo chiuso come la maggior parte dei suoi contemporanei in squallidi domini provinciali, ma al contrario con un impegno straordinario e non indifferente sforzo morale ha portato le tematiche del suo territorio al centro del dibattito internazionale. Ne fanno fede le innumerevoli collaborazioni con importanti gruppi di ricerca inglesi e statunitensi, che sono venuti a lavorare al suo fianco nelle pianure veronesi, non certo attraenti per bellezze ambientali o cospicuità di resti archeologici. Per questo oggi De Guio è uno dei pochi archeologi, meno di dieci, italiani attivi e stimati nel “mainstream” internazionale. In un pluriverso di provincie gelosamente autonome come l’Italia dei preistorici questo suo impegno nel dibattito teorico è stato indubbiamente penalizzante.

Partito da questioni d’ordine strettamente metodologico sui processi formativi del record archeologico, in linea con i principali colleghi patavini, De Guio si è spinto successivamente nel corso degli anni ottanta e novanta su tematiche sempre più vaste, prima lungo tutto lo spettro dell’analisi locazionale, da quella dei contesti intrasito  fino al territorio nel suo insieme, sia come “landscape archaeology” sia come simulazione a livello supra-regionale dei cosiddetti paesaggi di potere. Con un linguaggio anche innovativo De Guio ci presenta il territorio come un fenomeno storicamente unitario, dove paesaggio sociale e paesaggio naturale sono indivisibili. L’adeguamento delle procedure d’indagine a questa pur astratta concezione è l’opera straordinaria del candidato in un ventennio di lavoro, spinto fino all’adeguamento formale e concettuale di una lingua come l’italiano notoriamente restia a farsi gergo scientifico. Ma quello che rende ancora più valida l’opera di De Guio nell’ambito dell’archeologia teorica è stata la produzione non soltanto di testi, ma quella di programmi informatici, procedure ed algoritmi originali per una compiuta analisi dei suoi dati di campo. Non si è trattato solo di enunciare ma anche di sperimentare procedure e proposizioni fino a proporne la replicabilità.

Da qui il passo all’impegno nell’etnoarcheologia degli ultimi anni è stato un logico sviluppo di crescita. Altrettanto conseguente il lavoro svolto per l’allestimento di parchi storici a tema sul passato anche recente, come “l’archeologia della guerra” o la “archeologia delle comunicazioni” che stanno proponendo una nuovo ruolo per la professionalità degli archeologi, coinvolti nella ricerca delle identità etniche e sociali.

A nostro giudizio il Candidato merita pertanto la più alta considerazione.

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione il candidato è studioso e docente pienamente maturo.

 


 

9. CANDIDATO:TOMASO DI FRAIA

 

1. L’attività didattica svolta

Esercitazioni di scavo per conto dell’Università di Pisa

Ha seguito 1 tesi di laurea ed 1 tesi della Scuola di Specializzazione

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Nessuno.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Collaborazione continuativa con l’Università di Pisa; partecipazione e direzione di scavi archeologici.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.

Borsa trimestrale della Repubblica d’Egitto, anno 1970-71

Dottorato in Archeologia preistoria nel 1987.

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Nessuna.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna.

 

Altri titoli

Membro IIPP

Cultore di Paletnologia dal 1994 (Corso in BB. CC.)

Docente ordinario nei Licei.

 

 

giudizi individuali:

 

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda.

 

Il candidato presenta 18 titoli a stampa (1 in bozze), di cui  16 articoli, 1 recensione.

Dopo un iniziale interesse per il Neolitico (nn. 1-2, 6), il candidato si dedica, con un approccio interdisciplinare,  allo studio dell’età del Bronzo antico (n. 9) ma soprattutto medio e finale (nn.5, 7-8, 10, 13, 15-17, 19, 25, 28-30), cercando di cogliere i processi di trasformazione economica, sociale e culturale di queste fasi della protostoria abruzzese.

Nel complesso della produzione scientifica si individuano edizioni di scavi (1-2, 7, 10,  28-29), revisioni di materiali (nn. 7, 11, 15), studi di particolari e complesse problematiche, come quella dell’olivicoltura, con speciale attenzione per gli aspetti della produzione, della diffusione e del consumo dell’olio durante l’età del Bronzo (13).

Il candidato dimostra padronanza di metodo, senso critico nella trattazione dei problemi, precisione nella definizione delle tematiche, buona qualità espositiva, per cui non tarderà a raggiungere una piena qualificazione per ottenere l’idoneità nel gruppo disciplinare a concorso.

 

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

Il candidato presenta una serie di articoli relativi a scavi da lui condotti, soprattutto in Abruzzo, riferibili a periodi compresi tra il neolitico e l’età del Bronzo: i lavori, circa una decina, sono impostati in modo tradizionale, con larga parte destinata alla classificazione dei manufatti, litici e ceramici.

In un volume, edito a due nomi con Renata Grifoni, sulla Grotta di Sant’Angelo di Teramo, il candidato è autore di una parte autonoma, relativa ai livelli eneolitici e del Bronzo; nelle considerazioni finali (pp.190-224) i reperti della grotta vengono inseriti, attraverso puntuali confronti, nel contesto più ampio dell’età dei metalli dell’Italia centrale.

Nel complesso la produzione del candidato non rivela particolari caratteri di originalità, né sembra essere quantitativamente rilevante; nondimeno contiene spunti interessanti, tali da giustificare l’ammissione alla procedura in atto.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

Il prof. Tomaso Di Fraia è dottore di ricerca in archeologia preistorica dal 1987 e cultore di Paletnologia presso l’Università di Pisa dal 1994. La sua collaborazione con l’Università è peraltro iniziata ben prima (quasi trent’anni fa), ed è continuata quasi ininterrotta, contestualmente alla sua attività di docente di ruolo nei licei. Il Di Fraia ha partecipato ad alcuni scavi dell’Università di Pisa, e vari altri ne ha organizzati e diretti personalmente; tra questi ultimi, appare rilevante l’indagine, protrattasi per numerose campagne, in un insediamento del Bronzo Finale, Fonte Tasca, presso Archi, in provincia di Chieti.

Ha al suo attivo una trentina di pubblicazioni, tra cui un volume di cui è stato curatore e autore insieme con R. Grifoni Cremonesi (n. 29), la tesi di dottorato e una decina di lavori di carattere didattico-divulgativo su svariati argomenti (non presentati). La quindicina di titoli che il candidato ha selezionato per il presente concorso comprende, un sostanzioso contributo di carattere monografico (n. 11) nel volume èdito con la Grifoni Cremonesi, una piccola guida sul sito dell’età del bronzo di Torre de’ Passeri presso Pescara (n. 28), redatta in collaborazione, e una serie di articoli su insediamenti neolitici e su vari problemi relativi all’età del bronzo, dall’antica alla finale. L’interesse del candidato - imperniato sul territorio abruzzese - è attratto da alcune problematiche, ricorrenti nella sua produzione, quali quella della presenza in un dato contesto di materiali ceramici molto più arcaici rispetto al contesto stesso e quella delle origini protostoriche della cultura dell’olivo. Sul primo dei due argomenti, la proposta d’interpretazione del Di Fraia, di una “conservazione selettiva intenzionale”, lascia piuttosto perplessi, sia per la debolezza dell’argomentazione sia perché sembra che non vi si tenga conto della grande quantità di processi postdeposizionali che un contesto archeologico può aver subìto.

E’ un peccato inoltre che dopo tante campagne di scavo (una dozzina) condotte a Fonte Tasca negli anni ‘70 e ‘80 il candidato abbia finora dedicato a questo sito solo uno studio preliminare (n. 10), anche questo non completamente soddisfacente, dal punto di vista sia dello scavo e della sua interpretazione sia dell’analisi tipologica e della illustrazione dei manufatti, che per lo più sono fotografati e solo in pochi casi riprodotti graficamente (queste carenze si riscontrano anche in altre pubblicazioni: si veda, ad esempio, il n. 8, sui ritrovamenti del Colle del Telegrafo presso Pescara).

In conclusione, benché non vi sia dubbio che la produzione del Di Fraia sia congruente col settore scientifico-disciplinare cui si riferisce il bando del concorso e che in essa non manchino spunti originali, tuttavia solo con qualche riserva si ritiene che il candidato possa essere preso in considerazione ai fini della presente prova di valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof. Enrico Atzeni

 

Nato a La Maddalena il 13.8.1945, laureato in Lettere a Pisa nel 1968, ha conseguito nel 1987 il Dottorato di ricerca in archeologia preistorica nell'Università di Pisa. Docente ordinario nei licei, ha collaborato con l'Università di Pisa in scavi e ricerche concernenti il Neolitico e l'età dei Metalli, in particolar modo orientandosi verso lo studio degli sviluppi socio-economici e culturali delle fasi del Bronzo abruzzesi. Affronta problematiche relative alle origini e alla diffusione dell'olivicoltura.

Interessanti tra le campagne di scavo quelle di Fonte Tasca (presso Archi-Chieti) relative a un contesto del Tardo Bronzo.

Si apprezza l'impegno, l'esperienza e la puntualità espositiva del candidato, ma la sua produzione pertinente la protostoria appare ancora limitata. Tuttavia va preso in considerazione nel presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Si tratta di uno studioso con interessi tematici precisamente indirizzati sull’età del Bronzo nell’area medioadriatica. A lui si devono alcune importanti ricerche sul campo a partire dal 1970, particolarmente in giacimenti abruzzesi, per l’Università di Pisa. Purtroppo il Dr Di Fraia lavora a tempo pieno per la scuola ed ha dovuto limitare il suo impegno sul campo, anche se si deve riconoscere che la produzione ha mantenuto la continuità negli anni.

            Di particolare rilievo nel suo curriculum di attività gli scavi di Torre dei Passeri (Bronzo Medio), Fonte Tasca (Bronzo Tardo e Finale) e Badia di Schiavi (Bronzo Recente). Ha pubblicato inoltre con R. Grifoni Cremonesi lo studio monografico di Grotta Sant’Angelo presso Civitella del Tronto (Teramo) con apprezzabili notazioni sui luoghi di culto in grotta dal Neolitico all’età del Bronzo.

A parte lo studio puntuale dei materiali provenienti dai suoi scavi, il Candidato ha  portato a termine lo studio e la revisione critica di materiali da altri scavi, quali la Grotta del Male (Aquila) e Romita di Asciano (Pisa).

Interessanti i contributi nn. 12, 13, 20 sulle origini della olivocultura mediterranea in cui ha dato prova di poter spaziare con buona sintesi sia su fonti storiche ed epigrafiche complesse sia sui dati archeologici e paleobotanici. Con migliori dati a sua disposizione il Dr. Di Fraia avrebbe potuto senz’altro dare risposte di ampio respiro a questo importante problema.

 Il candidato è senz’altro uno studioso di valore che merita rispetto per il lavoro svolto.

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione il candidato non ha raggiunto la piena maturità di docente e studioso.


 

10. CANDIDATO: FRANCESCO DI GENNARO

 

1. L’attività didattica svolta

 Università di Roma”La Sapienza”:

1979-’80, 1980-’81, 1995-’96,  collaborazione con la cattedra di Protostoria dell’Università La Sapienza di Roma (Prof. Peroni) con esercitazioni e con la conduzione di seminari;

dal 1998, corsi di tirocinio, I Scuola di Specializzazione in Archeologia;

correlatore di 25 tesi di laurea in Protostoria europea, Etruscologia e antichità Italiche, Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana;

1981-’82, guida escursioni e insediamenti protostorici, corso di Paletnologia;

1983, seminario,  cattedra di Etruscologia e antichità italiche II;

dal 1994 collaboratore alla cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte;

Università di Verona:

Seminario, corso di Archeologia.

Università di Firenze:

Corso di tirocinio, Scuola di Perfezionamento in Archeologia.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

 

Dal 1978 dipendente del Ministero per i Beni e le Attività culturali;

Dal 1982 funzionario del medesimo Ministero.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Dal 1975 schede reperti e monumenti presso le Soprintendenze Archeologiche per l’Etruria meridionale, di Roma; delle province di Napoli e Caserta;

collaborazione con le stesse Soprintendenze e con le Soprintendenze del Lazio, della Toscana, dell’Umbria, dell’Abruzzo;

dal 1977 fa parte gruppo di lavoro sugli insediamenti preistorici di Vivara (Procida);

dal 1979 collaboratore ricerche cattedra di Prostostoria europea (Università “La Sapienza” di Roma);

Partecipazione a progetti di ricerca con Istituzioni di ambito nazionale e straniero (CNR, British School at Rome, Istituto Svedese);

Partecipazione come relatore a numerosi Convegni scientifici sia in Italia (in alcuni casi come membro del comitato promotore) che all’estero; scavi a partire dal 1975 ad Allumiere, Santa Marinella, Vivara; dal 1982 dirige e coordina gli scavi dei centri protostorici ed arcaici di Crustumerium e Fidenae ed altri siti;

dal 1992 redazione Carta Archeologica territorio nord-orientale Comune di Roma;

membro della “Commissione per lo studio dei siti con documenti micenei in Italia” del C.N.R.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

1987, Dottore di ricerca in Archeologia (Preistoria);

1994/’95 diploma di Specializzazione presso la Scuola Nazionale di Archeologia di Roma “La Sapienza”;

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Nessuna iniziativa.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna iniziativa.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

Il candidato presenta 47 pubblicazioni costituite da una monografia (A), da 38 articoli, interventi a discussioni in congressi, “voci” di Enciclopedia.

Questa produzione scientifica, risultato di un’attività ininterrotta e consequenziale nel tempo, riflette gli interessi di una  ricerca sviluppata continuativamente ed incentrata in prevalenza sugli aspetti del popolamento del territorio e dello sviluppo dell’insediamento in ambito preistorico e protostorico.

In questo settore il candidato ha fornito un contributo rilevante con una serie di lavori oggi considerati riferimento standard per lo studio dello sviluppo insediativo pre e protostorico nell’Italia centrale (nn. A, 3, 8, 9, 13, 42).

Il candidato riesce ad evidenziare gli aspetti fondamentali delle problematiche,  giungendo a formulare risposte convincenti e  a volte decisive. Dimostra notevole conoscenza dei materiali e dei contesti  archeologici con particolare riferimento alle fasi finali dell’età del Bronzo e all’ambito territoriale della Tuscia. In questa regione, infatti, dall’inizio della sua attività scientifica, il candidato ha condotto intense e ininterrotte ricerche, permettendo l’acquisizione di un gran numero di dati utili per la comprensione delle scansioni cronologiche e culturali della regione (nn. 18, 22, 40, 42-43, 45).

Tra le pubblicazioni si  rileva l’importanza per gli studi sul settore della monografia A) e dei nn. 3, 8 e 13.

            Il primo lavoro costituì una novità. Fino all’uscita di questo volume, infatti,  i dati sugli insediamenti protostorici dell’Etruria meridionale erano stati sempre trattati e presentati in maniera del tutto episodica e disorganica. Ciò, insieme al fatto che i rarissimi tentativi di sintesi erano stati inficiati dalla sporadica e scarsa conoscenza diretta dei luoghi da parte degli autori, determinava l’impossibilità di rilevare ricorrenze e significative linee di sviluppo storico.

            Il candidato ha per la prima volta presentato e analizzato sistematicamente i dati riguardanti gli insediamenti del Bronzo Finale e della Prima età del Ferro dell’Etruria meridionale, con particolare riguardo alla morfologia dei luoghi di abitato. Di tutti i siti, da lui visitati direttamente, sono presentate carte topografiche.

            La riflessione sul contesto geografico e topografico dei luoghi in cui si era scavato, ma anche di quelli in cui erano venuti alla luce materiali di superficie, ha avuto come risultato la definitiva e documentata ricostruzione degli aspetti diacronici e territoriali della vicenda formativa dell’insediamento nell’area più significativa della nascente “nazione” etrusca. Il lavoro, per quanto non recentissimo, può essere tuttora considerato un caposaldo della nuova fase degli studi protostorici dell’Italia centrale.

            Nel contributo n. B/3 il candidato analizza i dati disponibili non solo dal “tradizionale” punto di vista della tipologia dei manufatti, e dunque della cronologia, ma dal punto di vista del rapporto tra gruppi e territorio nei diversi momenti.Viene per la prima volta evidenziato il ruolo particolare di quelle formazioni orografiche dotate di una “area difesa”, su cui l’insediamento attestato dalla media età del bronzo prosegue fino al Bronzo Finale; egli rileva inoltre significative divergenze locali relative alle scelte insediative.

Nel lavoro n. B/13 egli accerta in Etruria meridionale un processo di selezione e concentrazione dell’insediamento durato per tutto l’arco dell’età del bronzo e della prima età del ferro. Gli abitati diminuiscono gradualmente di numero ma diventano sempre più stabili grazie al prevalere, nel corso della lenta selezione, di quelli ubicati in luoghi più favorevoli, ovvero rispondenti a criteri di dominanza e di ampiezza dell’area disponibile. L’esigenza di occupare aree a contorno naturalmente o artificialmente difeso è tale da porre in secondo piano il comodo e diretto accesso alle risorse.

La produzione scientifica dello studioso presenta aspetti innovativi,  rigore metodologico ed alta qualità espositiva.

Pertanto, vista la maturità del candidato, lo si ritiene degno di alta qualificazione ai fini della presente valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

Il candidato ha conseguito il diploma di specializzazione ed ha compiuto un dottorato di ricerca presso l’Università degli studi di Roma.

Presenta una serie di pubblicazioni relative soprattutto all’età del Bronzo nel Lazio: esse riflettono l’intensa attività di ricerca sul territorio dell’Etruria meridionale e la perfetta conoscenza dei luoghi, anche se questo, a volte, appare come il suo limite. Accanto, alcuni articoli affrontano tematiche più ampie (8, 9, 19, 22, 25), inserendo i problemi locali nel più ampio panorama dell’Italia centrale.

Il suo volume “Forme di insediamento¼” rappresenta un catalogo delle presenze preistoriche (dal Bronzo finale al Ferro), nel Lazio settentrionale, con una sistematica schedatura del materiale sia oggetto di pubblicazione, sia frutto di ricerche di superficie. Le conclusioni di un lavoro così accurato meriterebbero di essere più ampie, con la presentazione di suggerimenti sui modi di occupazione del territorio, anche se le tecniche di survey sono chiaramente esplicitate e rigorosamente applicate (22). Importanti gli studi sui contesti funerari (18,45). La sua attività di scavo a Vivara ha portato alla sua compartecipazione nella relativa pubblicazione

Risulta inoltre un’intensa attività di divulgazione con conferenze e relazioni in ambito locale (musei, ecc.), spesso legata ad una parallela, significativa sensibilità per problemi di salvaguardia e tutela.

Il candidato va quindi tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

            Il dott. Di Gennaro, laureato nel 1979 presso l'Università di Roma "La Sapienza", dipendente del Ministero dei Beni culturali dal 1978, dal 1982 è ispettore nella Soprintendenza Archeologica di Roma. Divenuto dottore di ricerca nel 1987, poi specializzato presso la Scuola Archeologica di Roma, ha svolto attività didattica tenendo corsi integrativi ed esercitazioni nello stesso Ateneo e in altre Università. Ha partecipato a vari, importanti progetti di ricerca, tra cui l'esplorazione dell'isola flegrea di Vivara. Nella sua qualità di funzionario della Soprintendenza ha condotto numerosi scavi e surveys e si è distinto per i suoi studi sul territorio relativamente all'età protostorica, campo nel quale ha dato un apporto di alto livello per i tratti innovativi che hanno caratterizzato fin dai primi anni di attività la sua impostazione metodologica ed ha conseguito risultati molto significativi, largamente riconosciuti in àmbito scientifico.

            Ha al suo attivo oltre cento articoli scientifici ed una monografia; dall'elenco generale dei suoi lavori ha selezionato per il presente concorso 47 pubblicazioni, di cui dieci in collaborazione con altri autori, a parti non distinte. I nn. B10-12, 14, 28 e 41 sono brevi interventi in discussioni; con la lettera C è indicata la premessa ad un lavoro su materiale numismatico rinvenuto dalla Soprintendenza Archeologica nel territorio suburbano di Roma. Dei rimanenti trenta contributi il più cospicuo è il volume (A), frutto della rielaborazione della tesi di laurea discussa all'Università di Roma, sulle forme d'insediamento nell'àmbito territoriale compreso tra il Tevere e il Fiora tra Bronzo Finale e iniziale età del ferro, la cui individuazione, in mancanza di dati di scavo sufficienti, è largamente fondata su raccolte di materiale di superficie. Si tratta di un accurato e pionieristico lavoro di analisi e di classificazione di dati che negli anni successivi, col procedere delle ricerche, il di Gennaro ha avuto più volte occasione di integrare.

            I suoi articoli su insediamento e territorio sono in massima parte incentrati sulle problematiche relative agli àmbiti etrusco meridionale e laziale nel corso della protostoria (età del bronzo e passaggio Bronzo-Ferro, quando da siti sparsi di dimensioni medio-piccole si passa alle grandi concentrazioni protourbane), che vengono spesso utilmente confrontate con quelle di altre regioni dell'Italia centromeridionale. Gli studi del di Gennaro, sempre corredati da documentazioni ineccepibili, denotano una conoscenza capillare del territorio considerato, il cui sviluppo storico-culturale non ha confronti in Italia. In anni e anni di ricerche territoriali tra Lazio ed Etruria il dott. di Gennaro ha inoltre sottoposto le metodologie ad un vaglio accurato, scegliendo di volta in volta quelle più idonee agli scopi da lui perseguiti, ed ha affinato considerevolmente le tecniche del survey (per una chiara esposizione dei metodi applicati cfr. l'articolo n. 22, sostanzioso e ricco di dati aggiornati).

            Nell'ampio contributo a carattere monografico n. 42, che ha come centro d'interesse il territorio della Tolfa, e in altri articoli recenti (cfr. ad es. il n. 43) egli mostra poi di aver ampliato l'àmbito cronologico delle sue ricerche risalendo fino al Neolitico. Non meno apprezzabili degli studi sul territorio sono le analisi di contesti funerari e di strutture tombali (nn. 18 e 45). Va infine segnalata la particolare sensibilità del candidato per i problemi di salvaguardia e di tutela dei beni archeologici (cfr. ad es. il n. 41).

            Per la continuità dell'impegno, il rigore scientifico, il carattere di novità delle sue ricerche e la loro rilevanza, il candidato va tenuto in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.  Enrico Atzeni

 

Nato a Roma il 18.08.1953. Ispettore nella Soprintendenza Archeologica di Roma dal 1982. Dottore di ricerca dal 1987, ha conseguito la specializzazione in Archeologia presso "La Sapienza" di Roma, dove ha poi a lungo tenuto esercitazioni di preistoria e corsi monografici. Considerevole l'intensa attività di ricerca sviluppata, orientata con rigore metodologico e con apporti di incisivo contributo allo studio delle tipologie insediative delle fasi culturali protostoriche.

Presenta ai fini valutativi 47 pubblicazioni, una decina delle quali in collaborazione a parti ben distinte.

Notevole l'impegno profuso nel volume su "Forme di insediamento tra Tevere e Fiora dal Bronzo Finale al principio dell'età del Ferro", del 1986. Non meno pregevoli gli scritti che danno chiara e puntuale documentazione delle attività di ricerca, condotte sia sul terreno degli scavi sia in quello dell'esplorazione di superficie, della catalogazione e della edizione di "Corpus" sistematici con aperture agli orizzonti socio-culturali (ad esempio i rituali e l'ideologia funeraria).

Per i contributi significativi prodotti sia sul terreno analitico sia su quello di alcuni panorami di sintesi il candidato ben merita considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Dall’esplorazione del territorio alla revisione dei processi storici di formazione della civiltà: questo in sintesi l’opera di Francesco di Gennaro in circa vent’anni di lavoro sul campo come fantaccino dell’archeologia protostorica italiana, non nelle facili e gloriose spedizioni nei deserti d’Arabia o nelle pianure d’Asia Centrale dove chi scrive ha costruito la sua carriera, ma su uno dei fronti dell’incubo di questa guerra senza fine contro speculatori e cretini per recuperare la storia dell’umanità dai resti archeologici: le soprintendenze laziali. D’altra parte queste sono le Somme e la Marna dell’archeologia italiana e non solo : se non recuperiamo quello che sta a monte della nascita di Roma come città e come fenomeno dell’umanità, sarà poi inutile vincere in regioni lontane per salvare Samarcanda o Mohenjodaro.

Ecco il senso più generale del lavoro di di Gennaro. Uscito come altri della sua generazione alla metà degli anni settanta dal grembo dei Gruppi Archeologi Romani, egli nasce attentissimo a quello che c’è sul terreno. Già da studente si proietta in un’interminabile esplorazione dei siti laziali nell’Etruria Meridionale, dal mare alle dorsali centrali. Per capire le “forme dell’insediamento” di Gennaro esplora una per una le emergenze dei più tardi insediamenti etruschi recuperando i lembi lacerati dei depositi precedenti, poi analizzati con dettaglio minuzioso e mai pedante in quanto i resti indicatori della storia di quei centri dal Bronzo antico o prima. Tutto questo con ostinazione ed intuizione, sempre in rotta con “maestri” e “soprintendenti”, portando alla luce dietro le chiacchiere di innumerevoli convegni, i termini di continuità e discontinuità degli abitati che crearono l’humus di Roma repubblicana. Pochi come lui hanno dimostrato che con metodo sperimentale diretto ed immediato gli archeologi arrivano dove le altre scienze dell’antichità non possono.

Tutto questo è distribuito in circa 100 lavori a stampa, tra cui spicca la monografia “Forme di insediamento tra Tevere e Fiora” dal Bronzo finale all’inizio dell’età del Ferro” (1986), dove sono indicate più in breve le metodologie delle lunghe ricerche, poi dettagliate in 29, 33, 37. Poi i risultati pratici del suo lavoro si convogliano in decine di piccole note, interventi e presentazioni analitiche che puntualizzano le infinite situazioni attraverso la ricchissima documentazione del Lazio pre-protostorico.

D’altra parte nonostante le difficoltà pratiche impostegli dallae posizioni subalterne all’interno delle soprintendenze, l’arco di studi del candidato non si è limitato al Lazio, ma ha spaziato su molti ambiti della preistoria italiana, in particolare dalle Eolie a Vivara per affrontare le complesse tematiche dei contatti micenei nell’ Italia tirrenica determinanti per capire i processi di catalizzazione alla fine dell’età del Bronzo.

In conclusione, e senza mezzi termini, se qualcuno oggi meriterebbe di insegnare in base alla propria esperienza e conoscenza a future generazioni di studenti di archeologia in Italia, questi è senz’altro Francesco di Gennaro.

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione il candidato è studioso e docente pienamente maturo.

 


11. CANDIDATO: ROBERTO MAGGI

 

1. L’attività didattica svolta

Estero

1988: correlatore Dottorato di ricerca presso il City of London Polytechnic;

1996 e 1999: correlatore Dottorato di ricerca Holloway College, Università di Londra;

Italia

1994: correlatore 2 tesi Specializzazione in Archeologia, Università di Pisa;

1994: seminario sul Mesolitico Corso di Paletnologia (prof. G. Leonardi), Università di Genova;

1995: seminario corso di Paletnologia Scuola di perfezionamento Università di Firenze;

1998: seminario Istituto di Botanica Università di Genova.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Dal 1975 al 1978 collaboratore esterno Laboratorio di Paletnologia Università di Genova.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Italia

Attività scientifica connessa con l’espletamento delle funzioni di ispettore e direttore archeologo presso la Soprintendenza di Genova e di direttore del Museo archeologico di Chiavari: direzione e conduzione di scavi e ricerche archeologiche;

Estero

1977 membro della Missione archeologica in Libia;

Dal 1983 al 1989 membro della Missione archeologica nell’Oman.

1979, partecipazione scavo in Irlanda del Nord (Queen’s University, Belfast).

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

Nessuno

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Dal 1988 al 1995 coordinamento  vari studi (faune, suoli, datazioni ecc.) condotti da ricercatori italiani e stranieri:

1996, condirezione dello studio “Laboratori di Archeologia Montana”;

Provincia La Spezia e Comunità Montana dell’Alta Val di Vara.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuno.

 

Altri titoli

Dal 1980 Ispettore archeologo presso la Soprintendenza Archeologica della Liguria;

Dal 1983 Direttore archeologo presso la medesima Soprintendenza;

Seminari e didattica in corsi non universitari;

Membro:  I.I.P.P. dal 1975

                        Istituto di Archeologia della Daunia

                        Società Toscana di Scienze Naturali

                        Prehistoric Society, London

                        Société Préhistorique Française

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

Il candidato presenta 145 pubblicazioni, di cui una cinquantina da solo, il resto in collaborazione con altri Autori.

La frequenza del lavoro in équipe, mentre da un lato qualifica positivamente il candidato, dall’altro molto spesso non consente di determinarne  analiticamente l’ apporto individuale.

La produzione è assai varia e comprende articoli (numerose sono le edizioni di scavi), cataloghi,  recensioni, lavori divulgativi.

L’arco cronologico-culturale dell’attività scientifica si presenta molto ampio, comincia con il Mesolitico (nn. 27  da solo, nn. 8, 10, 25, 31, 87)), continua con il Neolitico (nn. 1-3, 13, 54, 100 da solo e nn. 33-34 con altri), con l’Eneolitico (nn. 6, 39, 124-126, 129-131, 133-134  da solo, nn. 24, 51, 115-122, 134-135 con altri), con l’Età del Bronzo  (nn. 4, 11, 16-18, 57, 111 da solo, nn. 7, 26, 49, 73-75, 80), finisce con l’Età del Ferro (nn. 80, 114).

L’ambito geografico delle ricerche, dopo un contributo interessante sulla Sicilia (n. 1),  si è prevalentemente concentrato sulla Liguria, con aperture verso l’Italia settentrionale, durante l’età del Bronzo (n. 99).

La metodologia recepisce pienamente la tendenza all’uso di strumenti archeometrici non solo nell’edizione degli scavi ma anche nella trattazione di alcune tematiche, ad esempio l’archeometallurgia (nn. 88-89, 93-94, 114, 137-140), in cui si affrontano, in équipe, gli aspetti relativi alle attività minerarie e metallurgiche in Liguria, come l’individuazione delle fonti minerarie di approvvigionamento, degli strumenti per lo sfruttamento, la cronologia, le leghe, la determinazione dei componenti  mediante analisi chimiche e spettroscopiche, l’origine ecc.

Numerosi sono gli altri  filoni tematici, a testimonianza dell’ampiezza della base culturale del candidato, anche se i molteplici interessi rendono, talvolta, difficile l’approfondimento delle problematiche.

Tra questi filoni si segnala quelle dell’archeologia del territorio (nn. 16, 85, 132 e 143 da solo, 72, 97, con altri), per una ricostruzione del paleoambiente, teatro delle vicende umane e, in particolare, dei fenomeni artistici e, pertanto, per una conoscenza integrata del territorio; delle ricerche sull’industria litica (scheggiata e levigata: nn. 66-67, 70-71, 81 con altri, 69-70, 122, ) e sulle materie prime (nn. 58, 92 con altri).

Significativo è il contributo dato con l’organizzazione (assieme ad altri) e conseguente edizione degli Atti della Tavola Rotonda Internazionale “L’Archeologia della pastorizia nell’Europa meridionale” (1989, ed. 1991).

Parimenti significativo ed importante il contributo dato all’edizione dei materiali non editi delle Arene Candide (n. 110).

Infine si ricorda l’attività di ricerca all’estero, nell’Oman (nn. 19, 29, 52, 55, 63).

Dall’attività e dalla produzione scientifica del candidato, che sono ricomprese nelle discipline del gruppo a concorso, emerge la figura di uno studioso dagli interessi scientifici molteplici, serio e metodologicamente ben impostato, che si qualifica positivamente per ottenere l’idoneità.

 

 

Commissario: Prof. ssa Alessandra Manfredini

 

L’attività del candidato, svolta presso la Soprintendenza archeologica della Liguria, non si limita alla pubblicazione degli scavi istituzionalmente svolti, ma anche, nell’ambito di convegni e congressi internazionali, si occupa di temi di più ampio respiro.

La quasi totalità dei lavori riguarda la Liguria, anche per quel che concerne una programmata attività di tutela e di intervento sul territorio (pubbl. 77,78, 84).

Interessato all’aspetto economico ed ambientale delle società preistoriche è, insieme a Nisbet e Barker, editor di un importante volume “Archeologia della pastorizia in Europa meridionale” e di un volume “Archeologia dell’Appennino ligure”, all’interno del quale compaiono n.11 suoi contributi.

Un suo interesse precipuo è rappresentato dalle miniere, delle quali ha studiato i modi di estrazione e di produzione. Particolarmente attento agli studi interdisciplinari, ha coordinato in numerose occasioni tali studi, come coordinatore di ricerche bioarcheologiche.

Attività divulgativa è rappresentata da alcuni lavori, tra i quali il volume “Dal diaspro al bronzo”, catalogo di una mostra.

Importante è la sua posizione di editor (e di collaboratore) nel volume “Arene Candide:a functional and environmental assessment of the Holocene sequence”, un complesso lavoro nel quale, accanto agli studi più dichiaratamente archeologici, si affiancano ricerche di specialisti di altre discipline, nel recupero e nell’interpretazione di un vecchio scavo esemplarmente condotto.

Il candidato è dunque meritevole di partecipare all’idoneità del concorso in atto.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

            Laureato in Paletnologia all’Università di Genova nel 1975, ispettore per la preistoria nella Soprintendenza Archeologica della Liguria dal 1980 e direttore del Museo Archeologico per la Preistoria e la Protostoria del Tigullio (Chiavari), il dott. Maggi ha svolto nell’ultimo venticinquennio una intensa attività di ricerca, esplicatasi in scavi (soprattutto in Liguria, ma anche, saltuariamente, all’estero, in varie località), campagne di ricerche di superficie, prospezioni, organizzazione di mostre e allestimenti di esposizioni museali, percorsi attrezzati, ecc. Ha altresì collaborato con diversi atenei svolgendo una considerevole attività didattica.

          La bibliografia di Roberto Maggi comprende poco meno di 150 titoli, che per quasi due terzi è costituita da contributi a più mani nei quali raramente è possibile distinguere l’apporto specifico dei singoli autori; un notevole numero di pubblicazioni consiste inoltre in brevi o brevissime note (talora di non più di una o due pagine) e in testi divulgativi, seppure di alto livello; sette numeri (12, 62, 74, 78, 110, 122, 136) corrispondono a volumi èditi a cura del candidato.

            La produzione del dott. Maggi denota una apprezzabile ampiezza d’interessi, il che è ben spiegabile trattandosi di un funzionario della Soprintendenza, costretto a misurarsi con una quantità di emergenze di ogni genere, e ad affrontare, all’occorrenza, anche problemi che non rientrerebbero nelle sue competenze di studioso di preistoria (si veda, ad esempio, l’articolo n. 6 su un ripostiglio di cuspidi di freccia bassomedievali, databili tra il XIII e il XIV secolo). Il campo in cui il candidato è più attivo è ovviamente la preistoria della Liguria - soprattutto dal Neolitico all’età del bronzo -, dove ha lavorato su insediamenti di altura (particolarmente rilevante l’attività svolta sul castellaro di Uscio), grotte (da menzionare in particolare la ripresa delle indagini nella grotta delle Arene Candide, su cui ha anche curato l’edizione di un volume, comprendente vari suoi contributi), zone di approvvigionamento di diversi tipi di materie prime, ecc. Egli ha anche partecipato per vari anni alla missione archeologica dell’ISMEO in Oman.

            Tra gli interessi del candidato vi sono problemi di litica, di approvvigionamento (di selce, steatite, rame, argille, ecc.); aspetti tecnologici della ceramica e di altri manufatti; tecniche di survey; applicazione di metodologie scientifiche di vario genere; problemi di conservazione e di tutela.

            Dal complesso dell’attività scientifica e dall’esame del curriculum, emerge la personalità di un archeologo attivo e preparato, con numerose sfaccettature, che tuttavia, finora, non ha prodotto lavori di vasto respiro, verosimilmente anche perché costretto dalla sua funzione a confrontarsi quotidianamente con esigenze amministrative e organizzative. Si ritiene comunque che il candidato debba essere preso in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

 

Commissario: Prof. Enrico Atzeni

 

Nato a Lavagna (GE) il 30.9.1947, laureato all'Università di Genova nel 1975, ha frequentato i corsi di Perfezionamento in Archeologia, di aggiornamento per la "Conservazione delle zone archeologiche all'aperto", di Paletnologia, di Tutela dell'ambiente. Dal 1980 è Ispettore archeologo per la Preistoria nella Soprintendenza Archeologica della Liguria; dal 1983 è Direttore archeologo del Museo preistorico di Chiavari. Ha svolto attività didattiche presso università italiane (corsi, seminari a Genova, Pisa, Firenze) e inglesi (Londra e Nottingham). Tra le intense attività di ricerca, sviluppate in un quarto di secolo, si distinguono le estese ricognizioni di superficie e gli scavi condotti specie in Liguria, ma anche all'estero (missione archeologica dell'ISMEO nel Sultanato di Oman).

            Presenta ai fini valutativi 146 pubblicazioni, ma quasi un centinaio sono lavori di gruppo da cui difficilmente si evince il personale contributo.

            I suoi interessi vertono soprattutto sulla preistoria della Liguria, con particolare riferimento alle fasi neolitiche, eneolitiche e del Bronzo, con indagini di rilievo in grotte (soprattutto alle Arene Candide), in stazioni all'aperto sui Castellari.

Il candidato, che è fortemente impegnato e coinvolto nei problemi di salvaguardia e tutela, rivela buone capacità critiche e conoscenza dei materiali d'industria litica e ceramica; rende attente classificazioni tipologiche e tecnologiche e le affronta con sicurezza e padronanza delle più aggiornate tecnologie scientifiche.

Emerge la figura di uno studioso serio e interessante, meritevole di considerazione ai fini del presente concorso.           

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

Il Dr. Roberto Maggi è un funzionario della Soprintendenza Archeologica della Liguria, all’interno della quale ha svolto la quasi totalità della sua attività di studioso e di curatore. Fa eccezione la sua partecipazione alla Missione Archeologica Italiana in Oman nel 1983-86, al seguito di Paolo Biagi, dove ha condotto una serie di scavi e studi sulle industrie litiche del Medio Olocene (nn 52, 55, 61, 63).

 Il candidato presenta complessivamente 145 lavori, molti in collaborazione su diversi aspetti ed ambienti geografici della preistoria ligure. La preparazione specifica e l’interesse principale è per le industri litiche dall’Epipaleolitico all’età dei metalli. Non pochi i contributi in inglese, a riprova di un sua notevole apertura internazionale. Come funzionario e come promotore di importanti iniziative scientifiche e culturali, il candidato ha dato prova di ottime capacità professionali, in particolare con il volume sulle Arene Candide e quello sull’archeologia dell’Appennino Ligure, la zona su cui ha assunto indubbie competenze per le molteplici attività sul campo dalla sua base nel Museo di Chiavari. 

Sono apprezzabili inoltre i suoi interessi ed i relativi contributi sull’archeologia delle miniere e delle produzioni collegate di pietre e metalli, molti dei quali in collaborazione con importanti studiosi stranieri in questo settore (R. Tykot, M. Pearce) solo di recente valorizzato in Italia. Anche nelle ricerche paleobotaniche, in collaborazione con Renato Nisbet, il Dr Maggi prodotto importanti contributi che valorizzano il particolare contesto della preistoria ligure nel versante montano.

In conclusione il candidato è senz’altro uno studioso apprezzabile, che comanda uno spettro molto vasto nell’arco pluridisciplinare della preistoria. Senz’altro lo possiamo considerare un leader nell’ambito regionale della preistoria ligure. Pertanto il Dr R.Maggi è degno della massima considerazione per il buon lavoro svolto finora.

 

 

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione il  candidato è studioso e docente di grandi capacità sebbene non abbia ancora raggiunto una piena maturità.

 


 

12. CANDIDATO: MARGHERITA MUSSI

 

1.      L’attività didattica svolta

Università “La Sapienza”, Roma

!973-‘75, esercitatrice di Ecologia preistorica;

1974, seminario Paletnologia;

1977-’81, assistente incaricato presso Paletnologia;

Seminari, moduli, cicli di lezioni, commissioni d’esame, tesi di laurea:

dal 1976-‘77 al 1983-‘84 , dal 1997-‘98 al 1998-‘99 presso Paletnologia;

dal 1984-‘85 al 1996-‘97 e nel 1998-‘99  presso Ecologia preistorica e Archeologia del Paleolitico;

1974-’75, supplenza al corso di Ecologia preistorica;

1994-’95, supplenza al corso di Paletnologia;

Università di Sassari

Dal 1997-’98 al 2000 supplenza di Paletnologia
Estero
Co-Directeur de thèse, Université de Paris I-Panthéon Sorbonne

dal 24/02/93 al 3/03/1993 seminario presso l’Institut d’Art et d’Archéologie de l’Université di Paris I, Panthéon-Sorbonne.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Marzo-aprile 1982, presso la Facoltà di Geologia dell’Università Nazionale Somala;

Dal 1981 ricercatore confermato presso l’università “La Sapienza” di Roma;

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Attività all’Estero

Soggiorni

1971, 1973, Laboratoire de Géologie du Quaternaire et Préhistoire, Università di Bordeaux (France);

1975-76, Institute of Archaeology, London University;

Scavi e ricerche : in Francia (1967 a Soumont-St-Quentin; 1973 a Pennon), 1973 nel Libano (‘Ksa ‘Aqil);

1995, membro per l’Italia del Coordination Commitee del Network “The Palaeolithic occupation of Europe”;

corrispondente INQUA

studio di collezioni in Italia e all’Estero

partecipazione a congressi in Italia e all’Estero;

attività di scavo e ricerca in Italia: ricognizioni nel Lazio e nell’Abruzzo

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate  ad attività di ricerca.

1975-’76, Diploma Scuola Nazionale di Archeologia, Roma;

Borse di studio: 1974-’77, C.N.R. presso l’Istituto di Paletnologia di Roma “La Sapienza”;

1982, Istituto Italiano  per l’Africa, Somalia;

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Estero

1982, ricerche nella Valle del Giuba (Somalia meridionale), con ricognizioni e scavi  in siti di Hilo Ari;

1985 ricognizioni e scavi in siti di Buur Meadow, Buur Ad, Buur Matacno Nord;

Responsabile accordo Roma”La Sapienza”-University of Alberta-Edmonton, Canada.

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuno.

 

Altri titoli

Mostre: “Origini dell’Uomo”, Museo delle Origini, Roma “La Sapienza” (in collaborazione);

partecipazione “Scavi e ricerche Archeologiche dell’Università di Roma “La Sapienza”;

Membro I. I. P. P. dal 1984;

Membro Comitato di redazione “Origini”.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: Prof.ssa Giuseppa Tanda

 

La candidata presenta 66 pubblicazioni, ricomprese nelle discipline del settore disciplinare a concorso, costituite da 65 articoli (32 da sola, 33 con altri, di alcune, i nn. 5, 14-15, 28, 34, 39, 43 l’apporto individuale è determinato) e da voci di dizionario (n. 27).

Gli ambiti geografici relativi all’attività ed alla conseguente produzione scientifica sono vari ed ampi: la Somalia (nn. 1-2, 8, 10, 24, 21, 25-26, 32, 46), la Palestina (n. 3), l’Afghanistan (6), il Vicino Oriente (n.6), l’Egitto (nn. 11), il Lazio, in Italia (nn.14), infine l’Italia (8).

Gli orizzonti culturali sono il Paleolitico, il Mesolitico.

Lo studio delle industrie litiche, che è preminente, com’è ovvio, segue un approccio metodologico coerente ed in linea con alcune tendenze della ricerca francese nel settore.

Tra i vari filoni si segnalano quello sull’arte mobiliare, sui rituali funerari, sulle problematiche teoriche.

I contributi sull’arte comprendono lavori sulle statuine (nn. 249, 54, 57, 59, 61), sui ciottoli incisi (nn. 38, 43-44), sulle materie prime utilizzate (nn. 31, 40, 49), sull’interpretazione antropologica (n. 41).

Il problema della “Venere di Savignano” (nn. 49, 54) viene riproposto nei suoi aspetti storici e nelle sue caratteristiche morfologiche e tecnologiche, in un quadro comparativo culturale e cronologico che porta la candidata all’ipotesi che la figurina possa essere attribuita al Gravettiano ed al gruppo di statuine conosciute come “Veneri” e presenti nell’Eurasia.

Nello stesso filone rientrano la “Dame Rouge” di Mauern (n. 59), la “Venere” di Tolentino (n. 61), le figurine dei Balzi Rossi (n. 57), rivisitate e studiate con rigore scientifico e attenzione agli aspetti di ricostruzione storica ed antropologica, in un ampio quadro culturale europeo.

L’ampiezza del quadro culturale di riferimento risultava anche in precedenza, nel contributo n. 28, sul Gravettiano ed Epigravettiano dell’Italia e nel poderoso lavoro di sintesi “Il Paleolitico e il Mesolitico in Italia” (n. 42).

I ciottoli incisi sono anch’essi rivistati secondo il medesimo approccio morfologico-tecnologico (nn. 38, 44).

Particolare cura la candidata dedica ai problemi al materiale nel quale sono scolpite le statuine, la steatite (nn. 31, 40, 49).

La produzione sui rituali funerari del Paleolitico e del Mesolitico (nn. 16-17, 20, 23, 33, 48) fa riferimento ad una messa a punto metodologica per passare ad riesame critico di quanto finora edito. All’esame dell’attività e della produzione scientifica la candidata si rivela una studiosa attenta e critica, metodologicamente ben impostata, con apporti originali e ben inserita nella comità scientifica internazionale. Pertanto si ritiene che sia qualificata per ottenere l’idoneità.

 

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

La candidata ha conseguito il diploma della Scuola di Specializzazione e ha svolto attività didattica sia con seminari e correlazione di tesi, sia con supplenze di corsi tenuti sia presso l’Università la Sapienza di Roma, sia presso l’Università di Sassari.

I suoi interessi, legati soprattutto al Paleolitico, spaziano geograficamente dall’Africa (soprattutto Somalia), all’Italia (soprattutto area pontina, dove la dott. Mussi ha svolto campagne di scavo in grotta).

Al di là delle brevi relazioni di scavo, vi sono interessanti tentativi di sintesi, di saggistica, che superano il semplice dato archeologico: così l’articolo sull’insorgenza dell’agricoltura nel Vicino Oriente (9), e quelli relativi all’interpretazione “sociale” delle sepolture paleolitiche o alla simbologia riguardante la produzione artistica (20, 23, 41, 48, 65). In questa stessa ottica vengono riprese in esame e sottoposte a lettura attuale vecchie collezioni o oggetti (38, 49, 59).

Particolarmente importante è l’edizione di un volume “Il paleolitico e il mesolitico in Italia” nel quale vengono ripresi vecchi e nuovi dati sull’argomento, in una significativa sintesi generale

La sua presenza sistematica a congressi e convegni in Italia e all’estero dimostra la partecipazione ad un dibattito internazionale, confermata dalla sua posizione in accordi di cooperazione scientifica con istituzioni estere.

La candidata appare dunque particolarmente preparata e perfettamente idonea a partecipare alla presente prova di valutazione comparativa.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

La dott. Mussi, laureata  nel 1972 e diplomata nel 1975-76 presso la Scuola Archeologica di Roma, ha usufruito di borse di studio per soggiorni all’estero ed è attualmente ricercatrice presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Ha compiuto all’estero parte dei suoi studi ed ha partecipato a numerose campagne di scavo, assumendo poi anche la direzione di progetti di ricerca sul campo. Ha svolto attività didattica presso la stessa Università di Roma (seminari, esercitazioni, cicli di lezioni, correlazioni di tesi), tenendo supplenze a Roma nel 1994-95 e nel 1994-95, a Sassari dal 1997-98 al 1999-2000.

Pienamente inserita nell’àmbito della comunità scientifica nazionale e internazionale, presenta 66 titoli a stampa, molti dei quali in francese e inglese, tra cui pochissime sono le notizie di poche pagine (nn. 8, 10, 18, 21, 23); dei vari lavori in collaborazione, una ventina sono a parti non distinte. Nel 1981 con altre studiose ha tradotto, rielaborato e integrato per il Museo delle Origini il catalogo di una mostra sullo sviluppo dell’uomo dai primati fino all’uomo moderno; nel 1984 ha collaborato sostanziosamente alla stesura di un noto manuale di paletnologia (n. 12); il resto della sua produzione è costituito da una quarantina di articoli e da un imponente volume monografico sulla preistoria italiana (42).

E’ attiva nel campo delle scienze preistoriche dal 1973, quando esordisce con alcuni studi sulla Somalia, da cui già aveva tratto argomento per la sua tesi di laurea e che poi continuerà ad essere uno dei suoi campi d’indagine (i suoi scavi nella media valle del Giuba hanno individuato l’esistenza di una nicchia ecologica utilizzata, allo stadio mesolitico, tra 10.000 e 5.000 anni fa). Ben presto però la dott. Mussi si è rivolta anche ad altri àmbiti extraeuropei, trattando della cultura natufiana, che confronta con quella di gruppi attuali di cacciatori-raccoglitori, e dei primi tentativi di economia produttiva (nn. 3 e 9) e di problemi di preistoria dell’Afghanistan (n. 6), e, soprattutto, alla preistoria italiana, che ha approfonditamente studiato e indagato sul campo, conducendo scavi in varie località dell’Italia tirrenica, nella conca del Fucino e sull’Appennino abruzzese, ed estendendo via via il suo interesse - specialmente nei lavori più recenti - alle problematiche preistoriche di  tutto il Paese.

Le competenze della dott. Mussi vanno dal Paleolitico inferiore al Mesolitico, fino a toccare, come si è detto, lo stadio dell’economia produttiva; in questo vastissimo àmbito, la candidata si è concentrata specialmente sul Paleolitico medio e superiore, di cui ha trattato con autorevolezza e originalità tutti gli argomenti - problemi cronologici, industrie, faune, manifestazioni artistiche, sepolture e rituali funerari, ecc. -. Si è occupata approfonditamente di tipologia, tipometria e tecnologia litica ed ha affrontato tra l’altro problemi di antropologia fisica e di paleopatologia, temi su cui ha scritto vari articoli in collaborazione con specialisti, italiani e stranieri.

Dopo il primo, importante, lavoro di carattere manualistico, redatto nel 1984 in collaborazione con altri autori a parti distinte (n. 12), la dott. Mussi ha affrontato l’impegno poderoso della redazione del volume sul Paleolitico e Mesolitico in Italia (n. 42), decimo della serie “Popoli e civiltà dell’Italia antica”, destinato a sostituire l’analoga opera del Radmilli, di quasi vent’anni precedente. In questo libro essa delinea lo sviluppo della preistoria italiana dalla prima apparizione dell’uomo sino alla fine della glaciazione di Würm, fornendone un quadro estremamente ricco, aggiornato e documentatissimo, che fa precedere da un’introduzione sulle origini africane dell’uomo e sulle tappe della sua espansione in Europa. Qui, come in altri suoi lavori, la candidata riesce in un’impresa tutt’altro che facile: quella cioè di coniugare il rigore e la completezza necessari ad una trattazione scientifica di carattere monografico con la chiarezza dell’esposizione, che rendono possibile un uso anche didattico del volume. Tra i meriti che le vanno riconosciuti vi è la qualità sempre molto elevata della scrittura, tratto tutt’altro che comune nella produzione archeologica dell’Italia di oggi.

Per il complesso delle sue attività, la continuità dell’impegno scientifico, il carattere innovativo delle ricerche, la serietà e la competenza, ampiamente apprezzate anche in campo internazionale, la dott. Mussi merita alta considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Enrico Atzeni

 

Nata a Treviso il 31.08.1948. Laureata nel 1972 nella Facoltà di Lettere di Roma "La Sapienza", dove attualmente è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e Antropologiche.

Ha tenuto per supplenza corsi di Ecologia preistorica e di Paletnologia presso le Università di Roma e Sassari.

Ha svolto intensa attività didattica.

Presenta 32 lavori originali, compresa la monografia n. 42, altri 18 in distinta collaborazione con altri autori.

La sua produzione scientifica verte prevalentemente sul Paleolitico Medio e Superiore della penisola italiana (Lazio, Abruzzo). Intense le sue attività sul campo: ha organizzato e diretto scavi in Africa, nella Somalia, lungo la valle del Giuba, e in Italia (Ortucchio, L'Aquila).

Lavori di sintesi ha pubblicato sul Paleolitico e sul Mesolitico italiano, prediligendo il settore dell'arte mobiliare e quello delle statuine muliebri (nn. 49, 54, 59, 61), dove si distinguono gli studi sulle "Veneri" di Savignano e di  Tolentino, supportati dalle analisi diffrattometriche.

Diversi suoi lavori prendono in considerazione i rituali funerari paleolitici (nn. 23, 48). Ben condotti e validi lavori di sintesi e divulgazione presenta col capitolo 9 del Manuale "Paletnologia. Metodi e strumenti per le analisi delle società preistoriche" N.I.S., Roma 1984, e con la grossa monografia su "Il Paleolitico e il Mesolitico", vol. X della collana "Popoli e civiltà dell'Italia antica", 1992. Dedica alcuni articoli al Natufiano della Palestina (n. 3) e agli inizi dell'agricoltura nel Vicino Oriente e in Egitto.

La produzione è pregevole e condotta con padronanza e senso critico; la candidata appare ben degna di essere presa in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

La candidata ha svolto una rilevante attività scientifica e didattica, focalizzata sulle complesse fasi di trasformazione dell'economia dal Paleolitico superiore al Neolitico. Encomiabile appare in particolare il suo impegno ad esplorare il difficile tema delle culture a cavallo della grande transizione dell'Olocene antico in diverse regioni del mondo con un record archeologico spesso molto limitato e controverso, come l’Afghanistan, anche se in definitiva l'opera risulta nel suo complesso poco incisiva nei risultati.

            In base ai lavori a stampa presentati la dottoressa Mussi ha comunque indirizzato il suo lavoro preminentemente alla preistoria italiana : su un totale di 37 titoli, dieci lavori trattano infatti di preistoria africana (1,2, 9,11-13,22,24,27, 32 e 33), uno di preistoria del Levante (3) ed un altro di preistoria dell'Asia Media (6). Di questi dodici lavori soltanto quattro hanno poi respiro di saggio scientifico (1-3 e 6), tutti precedenti al 1980 ed apparentemente collegati ad una fase iniziale della sua attività di ricerca. Gli altri lavori di preistoria asiatica ed africana si limitano a brevissime note di fine campagna (9,12,22,24 e 33) e di storia degli studi (27) o a proposte di sintesi ancora ad uno stadio embrionale di trattamento dei dati (11,13 e 32).

            Purtroppo proprio il più importante programma di ricerca svolto sul campo dalla candidata, la ricognizione della valle del Giuba nella Somalia meridionale, in corso dal 1982 sotto la sua direzione scientifica, non ha trovato espressione nelle pubblicazioni. Oltre alle poche pagine di scarna presentazione (otto sommando le pubblicazioni nn. 9,12,22 e 24), soltanto il breve saggio "Uomo e ambiente nella media valle del Giuba durante l'Olocene antico" ( Biogeografia  XIV, 1988: 521-35) mostra un sia pur minimo impegno d'interpretazione dei dati. Più interessante e conclusivo il lavoro di sintesi svolto negli ultimi 15 anni sul paleolitico e la più antica preistoria d’Italia, con una serie di monografie che consentono di apprezzare la sua preparazione.

 Nell'insieme la produzione è di buona qualità e notevole nell’impegno, anche se discontinua e solo parzialmente portata a termine. Il giudizio sulle capacità di ricerca e sull’attività didattica della candidata è comunque positivo.

 

giudizio collegiale:

A giudizio della Commissione la candidata è studiosa e docente pienamente matura.

 


 

13. CANDIDATO: GIULIVA ODETTI

 

1. L’attività didattica svolta

Università di Genova

Dal 1972-’73 al 1973-74, esercitazioni pratiche;

dal 1974 al 1980  contratto quadriennale;

dal 1980 ad oggi ricercatore confermato;

correlatrice tesi di laurea negli anni 1973-’74, 1976, 1978-‘79, 1990-’ 91, 1998;

coordinamento seminari Paletnologia,  anni 1974, 75, 76, 77;

esercitazioni  a complemento del corso di Paletnologia, anni 1978- 81, 1992;

1984-85, 85-86,  ciclo lezioni al  corso di Paletnologia;

dal 1993-94 al 1999-2000 affidamento di “Preistoria e Protostoria europea”.

 

2. I servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri.

Dal 1972-’73 al 1973-74, esercitazioni pratiche;

dal 1974 al 1980  contratto quadriennale;

dal 1980 ad oggi ricercatore confermato.

 

3. L’attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri.

Partecipazione e direzione di numerosi scavi;

partecipazione congressi in Italia e all’estero.

 

4. I titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca.

1976, Diploma di perfezionamento Scuola di Archeologia e Storia dell’Arte Antica

 

5. L’organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca.

Nessuna

 

6. Il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale.

Nessuna.

 

Altri titoli

1979, Incarico corso regionale restauro.

 

 

giudizi individuali:

 

Commissario: prof.ssa Giuseppa Tanda

 

La candidata presenta 72 pubblicazioni, ricomprese nelle discipline del settore a concorso, costituite soprattutto da articoli (38 da sola, 8 con altri, di una l’apporto individuale è determinato), da notiziari, schede, abstracts, lavori divulgativi.

Sono due gli ambiti geografici della sua attività scientifica: le Puglie (nn. 2, 23), ma soprattutto la Liguria, che la candidata conosce ampiamente, come dimostrato dal lavoro n. 45, “Bibliografia preistorica della Liguria” .

Gli orizzonti cronologici riguardano soprattutto il Neolitico (30 lavori, nn. 1-9, 11, 13, 23, 25-27, 30-33, 40, 46-47, 49-50, 55, 64,70-72), successivamente l’Eneolitico (16, nn. 14-15, 17-18,  34-39, 41, 54, 59-62),  infine l’Età del Bronzo (14, nn. 16, 21 44, 51-53, 56-58, 63, 65-69).

Il Neolitico ligure viene studiato sotto vari aspetti: dall’articolazione nelle sue fasi, all’individuazione delle componenti  materiali delle ceramiche impresse (n. 32), alla definizione della ceramica graffita del cosiddetto stile della Pollera (12), alla puntualizzazzione  della cultura del Vaso a Bocca quadrata. La candidata non si limita  a precisare ed illustrare  le caratteristiche tipologiche, ma si pone il problema delle relazioni della ceramica impressa (n. 32) con il Midi e degli influssi dello chasseano in Liguria (n. 33). Altro problema trattato è quello delle relazioni  del neolitico medio ligure con il Piemonte (n. 64)

Le indagini sull’Eneolitico (revisione dei materiali editi ed interpretazione dei nuovi dati ) hanno consentito di fornire un quadro più chiaro del III millennio a. C. ligure, articolantesi in tre fasi (sub-neolitico o Lagozza, sub-lagozza con influenze provenzali e campaniforme: n. 17).

Del campaniforme vengono poste in luce manifestazioni peculiari connesse  alla presenza di una particolare forma sepolcrale, una tomba a tumulo (n. 61-62).

L’articolazione dell’Età del Bronzo ligure appare  meglio documentata sia nelle nelle sue  fasi (antica, media, recente  e finale) sia negli aspetti materiali (nn. 16, 21, 44),  sia in quelli insediamentali (grotte e siti all’aperto: nn. 52-53, 63, 66).

Gran parte della produzione riguarda le grotte, indagate non solo sul profilo culturale ma anche su quello prettamente speleologico. Tra queste la Grotta Pollera, oggetto di 7 lavori apprezzabili (nn. 1, 3, 9, 11, 13, 46, 68). Di questa grotta vengono ricostruite la storia delle ricerche e degli scavi e la sequenza culturale dal Neolitico antico all’Età del Ferro, attraverso il Neolitico medio, superiore (Lagozza e Sublagozza), l’Eneolitico, l’età del Bronzo (antica, media e tarda). La candidata utilizza lo strumento della tipologia ed i confronti con le Arene Candide per il Neolitico, mentre per le età successive fa riferimento a materiali archeologici provenienti da contesti datati della Penisola italiana.

Questa sequenza, è stata confermata ma anche arricchita dai risultati degli scavi effettuati da S. Tinè in collaborazione con la candidata medesima. Gli scavi, infatti, hanno rivelato un’evoluzione più ampia delle ceramiche impresse, la presenza dello stile Pollera e della seconda fase della cultura del Vaso a Bocca Quadrata (n. 46).

La Pollera, pertanto, si presenta  come contesto stratigrafico complementare alle Arene Candide.

La candidata si pone anche il problema della genesi delle culture neolitiche liguri, individuando  relazioni con il cardiale del Midi e dell’area tirrenica per le ceramiche impresse, con le culture meridionali per lo stile Pollera, con l’area padana per il Neolitico Medio.

La conoscenza dello strumento tipologico è anche ribadita dal lavoro n. 23,  che tratta della tipologia della ceramica di Passo di Corvo.

Dal complesso dell’attività e della produzione scientifica emerge una figura di studiosa  preparata e dotata di metodologia rigorosa, che ha fornito contributi  utili per il progresso della preistoria della Liguria  e  qualificata per ottenere l’idoneità.

 

 

Commissario: Prof.ssa Alessandra Manfredini

 

La maggior parte delle pubblicazioni della candidata consiste in brevi lavori di 3-4 pagine su specifici materiali o in rapporti sintetici su particolari aspetti della preistoria ligure (a volte semplici notiziari).

Nell’ambito della preistoria locale, ha pubblicato lavori divulgativi (per i gruppi archeologici o per mostre locali) e piccoli libretti didattici (I primi agricoltori…, Pietra Ligure e la Val Maremola).

Ha collaborato alla riedizione del 1975 della Guida della Preistoria Italiana.

Numerosi sono i lavori, in varie sedi, sulla Grotta Pollera, che la candidata pubblica, anche alla luce della riedizione di vecchi scavi, occupandosi soprattutto dei livelli neolitici.

Ha collaborato a lungo con le ricerche di S. Tinè a Passo di Corvo, in Puglia, scrivendo una serie di piccoli contributi sui villaggi trincerati.

Una bibliografia ragionata sulla preistoria della Liguria rappresenta un’opera meritoria, perché il materiale è stato schedato sia per località, sia per autori, mentre ancora in bozze è un interessante contributo rappresentato dalla pubblicazione sistematica di alcuni livelli delle Arene Candide, parte di un lavoro coordinato da S. Tinè.

In conclusione, la candidata è meritevole di essere ammessa al giudizio di idoneità del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof.ssa Paola Guida

 

Laureata nel 1972, ha svolto una lunga attività di ricerca e collaborazione didattica presso l’Università di Genova, esplicatasi da una parte in partecipazione e, da un certo momento in poi, direzione di scavi e survey, dall’altra in correlazioni di tesi, esercitazioni, seminari, ecc., fino a quando, nell’a.a. 1993-94, ha ottenuto l’affidamento del corso di Preistoria e Protostoria Europea per il corso di laurea in Beni Culturali, poi rinnovatole fino al ‘98-‘99; nel 1999-2000 ha avuto l’affidamento di Protostoria Europea per il corso di perfezionamento in Archeologia Classica.

Della settantina di titoli presentati, quasi una metà è costituita da brevi notizie o riassunti di comunicazioni, in qualche caso di meno di una pagina, frutto talora della collaborazione con altri studiosi, da noterelle divulgative in pubblicazioni locali d’interesse speleologico e da sintetiche schede.

Dei rimanenti lavori, uno consiste in una dispensa, inedita (n. 12); il n. 45 è un’utile bibliografia della preistoria ligure, introdotta da una storia degli studi; il n. 59 è un volume monografico, redatto con intenti eminentemente divulgativi, sulla preistoria di Pietra Ligure e della Val Maremola; il resto è costituito da articoli che testimoniano l’assidua e significativa attività svolta dalla candidata soprattutto nel campo della preistoria della Liguria, ma anche, sia pure saltuariamente, della Sicilia (n. 5) e della Puglia, cui sono dedicati i nn. 2 e 23: tra questi ultimi merita particolare segnalazione il contributo n. 23, che presenta un’accurata analisi cronotipologica della ceramica di Passo di Corvo, esemplare nel suo genere. Negli articoli sulla Liguria sono illustrate le ricerche svolte in grotte con depositi stratificati, tra cui la grotta Pollera, di grande importanza storica (le cui sequenze neolitiche vengono messe a confronto soprattutto con quelle corrispondenti delle Arene Candide), la grotta Cornarea, in uso nel Bronzo Recente-Finale, le grotte della Val Maremola, ecc.

Tra i lavori più recenti vi sono alcune schede sulla tarda preistoria ligure (nn. 65-69) èdite nel catalogo di una mostra dal titolo “Dal diaspro al bronzo”.

Dal curriculum e dal complesso della produzione scientifica della dott. Odetti emerge la figura di una studiosa seria ed impegnata con continuità e con appassionata dedizione, non sempre molto aggiornata metodologicamente (come traspare ad esempio da alcune relazioni dei suoi scavi in grotta), capace tuttavia di travalicare i limiti della preistoria della Liguria e di affrontare temi di qualche maggior respiro. Pertanto si ritiene che la candidata possa essere tenuta in considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario  Prof. Enrico Atzeni

 

            Nata a Genova il 24.4.1947, laureata a Genova nel 1972, ricercatore confermato dal 1982, è impegnata in ininterrotte attività didattiche e di ricerca presso l'Ateneo genovese con seminari ed esercitazioni: dal 1993 ad oggi tiene per affidamento i corsi di Preistoria e Protostoria Europea, dal 1999 quello di Protostoria Europea per il perfezionamento in Archeologia Classica.

            Presenta ai fini valutativi circa 70 pubblicazioni. Le più significative e di maggior contributo, su un ampio ventaglio culturale preistorico e protostorico, riguardano in Liguria le attente indagini stratigrafiche e gli studi della Grotta Pollera, delle Arene Candide, del Val Maremola, di Cornarea, con livelli del Tardo Bronzo. Interessanti e puntuali le classificazioni tipologiche e cronologiche degli elementi di cultura materiale di Passo di Corvo, in Puglia. Di pregio e grande utilità la monografia (59) relativa alla definizione e alla divulgazione della preistoria di Pietra Ligure e di Val Maremola.

            Emergono le capacità di inquadramento dei materiali dal punto di vista della classificazione, della cronologia e della tipologia oltre che dell'analisi, per cui la candidata è da considerarsi una studiosa seria, impegnata e di buon livello, meritevole di considerazione ai fini del presente concorso.

 

 

Commissario: Prof. Maurizio Tosi

 

            Il campo di attività della candidata è il neolitico della Liguria e del Tavoliere foggiano. Oltre alle molteplici attività sul campo la candidata ha lavorato sui materiali dei vecchi scavi della Pollera e su quelli di S. Tinè alle Arene Candide. In questo specifico settore il contributo più significativo è lo studio della tipologia delle ceramiche di Passo di Corvo nel volume di S. Tinè, Passo di Corvo e la civiltà neolitica del Tavoliere, Genova 1983. Attualmente svolge attività di ricerca in molte grotte e grotticelle della Liguria di Ponente, di cui ha studiato materiali che spaziano dal neolitico all'età del rame ed all'età del Bronzo e conduce scavi e ricognizioni nella zona di Finale Ligure con particolare riferimento all'età del Bronzo.

Anche se il profilo complessivo della candidata appare alquanto limitato, il giudizio conclusivo è positivo.

 

 

giudizio collegiale:

La candidata è studiosa e docente di grandi capacità sebbene non abbia ancora raggiunto una piena maturità.

 


 

14.  CANDIDATO: MARCO PACCIARELLI

 

Il  candidato ha rinunciato a partecipare alla procedura in corso.

 


 

15.  CANDIDATO: ANNALUISA PEDROTTI

 

La candidata ha rinunciato a partecipare alla procedura in corso.

 


 

16.  CANDIDATO: ELISABETTA STARNINI