BASHO MATSUO:
Da secoli Basho è il poeta più amato dai giapponesei, in primo luogo perchè in lui avvertono tutta l'anima dellla loro cultura tradizionale, ma soprattutto perchè fece coincidere la poesia con l'itinerario quotidiano dell'esistenza. Portò lo haiku il più vicino possibile alla vita e liberandolo da ogni ricercatezza stilistica. Dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli fece notare:'Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine'.
Nel poeta Basho l'intera natura è chiamata ad esprimersi: l'acqua, le rocce, i fiori, il sole, le nuvole e le stelle, gli animali, le piante, il mare e il vento e insieme a tutto ciò, il dolore e la gioia dell'uomo. Tutto è Kami, divinità, e al cospetto del divino il poeta si colloca, anima e corpo in un'unità inscindibile, nella condizione estatica della contemplazione. Basho fu un mistico, umile e povero, d'una povertà francescana. L'amicizia e la poesia furono le grandi passioni della sua vita. A quarant'anni intraprese un pellegrinaggio attraverso il paese. In viaggio portava un cappello largo fatto di stecche di bambù e paglia intrecciata, abiti di carta dura come usavano allora i poveri, e sandali di paglia di riso. Aveva una bisaccia appesa al collo con dentro rotoli di carta, i pennelli e la pietra rettangolare dell'inchiostro di china, un bastone, il rosario buddhista, un gong e un piccolo flauto. Qualsiasi giapponese l'avrebbe scambiato per un monaco questuante.
Leggiamo nei suoi scritti:'Da giovane desideravo diventare un grande ufficiale, con larghi margini di esistenza, ma insieme spasimavo per la vita di un monastero buddhista, una vita di meditazione. In realtà ho vissuto un esistenza di dolore, al vento e sotto le nubi piovasche; e ho tormentato il cervello per cantare fiori e uccelli. Da quando mi sono deciso per questo, benchè non dotatoda natura di doni speciali, non ho pensato che all'arte del poetare'
Basho fu generoso e amabile con i suoi discepoli, dai quali era ricambiato con autentica pietà filiale. Volle sempre vivere in povertà, contento di quella sua condizione anche se spesso doveva essere soccorso dall'elemosina dei suoi amici, nobili o poveri che fossero. Fu particolarmente vicino a coloro che soffrivano, insegnando loro ad accenttare, comunque, la vita.
A coloro che volevano dedicarsi alla poesia raccomandava quattro cose: Wa, la pace, l'armonia con tutti gli esseri, animati e inanimati; Kei, il rispetto profondo; Sei, il corpo e lo spirito liberi dal desiderio di possesso; Jaku, la tranquillità e il distacco affettivo dalle creature per un'indispensabile calma interiore. A partire da questa ascesi si può giungere ad uno stato di estasi che solo la contemplazione della vera bellezza può suscitare. E' a quel punto che lo haiku scaturisce.
Nel settembre 1694, a Osaka dov'era nato lo haiku, Basho morì. Dalle regioni vicine amici, ammiratori e discepoli accorsero a vedere per l'ultima volta un poeta che era vissuto come un santo.
Prima che morisse, gli era stato chiesto di dettare la sua poesia funebre, com'era uso per i letterati in punto di morte. Rispose:'La poesia di ieri è la poesia funebre di oggi. La poesia di oggi sarà la poesia funebre di domani. Tutte le poesie che ho composto durante la mia vita sono , ciascuna, la mia poesia funebre.
ALCUNE SUE POESIE:
Antico stagno!
salta dentro una rana-
Il suono d'acqua.
Potessi vedere
dischiuso nei fiori
il volto di Dio
Sul ramo spoglio
un corvo che si posa
Sera d'autunno.